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Gli USA aggrediscono perché crolla il mondo unipolare
“Cuba rimane in tempo di pace e concentrata sui suoi problemi. Non cerca la guerra, ma non è nemmeno indifesa. Prepararsi alla difesa è un diritto e un dovere costituzionale per qualsiasi Paese, ma manipolare l’opinione pubblica e trasformare ‘preparazione’ e ‘revisione e approvazione dei piani’ in ‘dichiarazione dello stato di guerra’ […] L'articolo Gli USA aggrediscono perché crolla il mondo unipolare su Contropiano.
Cuba, Discorso del 16 gennaio di Díaz-Chanel Bermúdez in omaggio ai 32 cubani caduti durante aggressione USA in Venezuela
Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Chanel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione dell’omaggio postumo ai 32 combattenti caduti in combattimento in Venezuela, presso la Tribuna Antimperialista José Martí, il 16 gennaio 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”. Riprendiamo da trascrizione stenografica dell’intero discorso pubblicata da Granma.   Onore e gloria ai nostri eroi caduti! (Esclamazioni di: “Onore e gloria!”) Membri della famiglia; Compagni d’armi e amici dei nostri combattenti; Connazionali: Il 3 gennaio 2026, nell’ora più buia del mattino, mentre il suo nobile popolo dormiva, il Venezuela fu attaccato a tradimento su ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ancora una volta, nella sua patria, la lungimirante affermazione di Bolívar secondo cui “gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a tormentare l’America con miserie in nome della libertà” venne confermata, così come l’avvertimento di Ernesto Che Guevara secondo cui “non ci si può fidare dell’imperialismo, nemmeno un po’, per niente”. Attentati e rapimenti sono stati la risposta degli Stati Uniti alle dichiarazioni del presidente venezuelano, che poche ore prima si era mostrato disposto a parlare di qualsiasi argomento. Fu una mattinata difficile per Cuba, poiché giunsero le prime notizie del perfido attacco contro diversi stati del paese fratello, dove centinaia di collaboratori cubani stavano svolgendo missioni. Sono trascorse ore molto amare, tra indignazione e impotenza, dopo aver appreso che il presidente Nicolás Maduro Moros e sua moglie Cilia Flores erano stati rapiti. Quelli di noi che hanno nella propria famiglia i coraggiosi combattenti della Sicurezza Personale e conoscono la loro volontà spartana di difendere le vite sotto la loro custodia, sapevano, prima che fosse confermato, che si sarebbero comportati come titani anche nella loro ultima battaglia (Applausi). «Solo passando sul mio cadavere potranno prendere o assassinare il Presidente», aveva dichiarato più di una volta il primo colonnello Humberto Alfonso Roca, capo del piccolo gruppo di cubani che quella mattina protessero a costo della propria vita la coppia presidenziale (applausi). Loro, insieme ai combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie caduti anch’essi sotto i bombardamenti degli aggressori, incarnano nei loro ammirevoli precedenti di servizio tutte le qualità che contraddistinguono gli eroi, gli eroi cubani!   (Applausi.) Hanno così trasceso i confini nazionali per diventare paradigmi della storia delle lotte per un’America unita, un sogno ancora irrealizzato da Bolívar e Martí. I resti sacri dei nostri 32 compatrioti sono tornati a casa ieri, come eterni soldati dell’integrazione che ci dobbiamo. Sono l’unica misura possibile del coraggio e del carattere dei cubani, fedeli a una fratellanza forgiata fin dai tempi di Bolívar, celebrata da Martí e già leggendaria per lo stretto rapporto tra Fidel e Chávez, leader dell’integrazione regionale, che in pochi anni hanno portato alfabetizzazione, restituito la vista e servizi medici ed educativi a milioni di venezuelani e di altri abitanti della nostra America Latina e dei Caraibi. (Applausi) I promotori dell’attacco e del sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, ricorrendo ai metodi più abominevoli del fascismo, hanno tessuto una fitta nube di menzogne e diffamazioni contro i leader bolivariani prima di scagliarsi codardamente contro il Venezuela. Ignorando apertamente i limiti del diritto internazionale, che fino a quel giorno garantiva un minimo di convivenza civile tra le nazioni, l’attuale amministrazione statunitense ha aperto le porte a un’era di barbarie, saccheggio e neofascismo, senza tener conto di tutto ciò che questo potrebbe significare in termini di ulteriore guerra, distruzione e morte. La notizia dell’attacco ci ha colpito duramente. Per oltre 25 anni, Cuba e Venezuela hanno condiviso ideali e sforzi a favore di un mondo migliore, impegnati a raggiungere la piena giustizia attraverso il socialismo, ma ogni Paese con i propri metodi e realtà diverse. Solo chi non conosce il valore dell’amicizia, della solidarietà e della cooperazione che si instaurano tra i popoli può confondere il rapporto tra cubani e venezuelani con una mera transazione commerciale o un volgare scambio di prodotti e servizi. Soprattutto, cubani e venezuelani sono fratelli! (Applausi.) Donare il nostro sangue e perfino la nostra vita per una nazione sorella potrebbe sorprendere altri, ma non i cubani. I funzionari statunitensi hanno riconosciuto con stupore, ma anche con palese ammirazione, il coraggio di questo pugno di uomini che, con un netto svantaggio in termini di forze e potenza di fuoco, hanno opposto una feroce resistenza ai rapitori, ferendo persino diversi membri del loro personale e, per quanto ne sappiamo oggi, mettendo parzialmente fuori uso uno dei loro mezzi di trasporto. Per quanto insistano nel glorificare i loro soldati mimetizzati con elmetti e giubbotti antiproiettile, visori notturni, iperprotetti da aerei, elicotteri e sciami di droni, in mezzo a blackout intenzionali, l’assalto dei terroristi del Delta non è stata una passeggiata che hanno venduto al mondo. Un giorno conosceremo tutta la verità, ma nemmeno Trump è riuscito a negare che diversi aggressori siano rimasti feriti. I nostri coraggiosi combattenti, armati con armi convenzionali e senza altri mezzi se non il morale e la lealtà alla missione che stavano portando a termine, hanno combattuto fino alla morte e hanno abbattuto i loro avversari! (Applausi.) Nessuno di loro era un superuomo; erano soldati onorevoli, formati alla scuola etica di Fidel e Raúl, nel patriottismo, nell’antimperialismo e nell’unità; eredi degli ideali di Antonio Maceo, che ha immortalato Baraguá con il suo virile rifiuto di negoziare una pace senza libertà, e di Juan Almeida, che ha gridato sotto una pioggia di proiettili, in mezzo a un remoto campo di canna da zucchero: “Qui nessuno si arrende!” (Applausi.) L’attuale imperatore della Casa Bianca e il suo famigerato Segretario di Stato non hanno smesso di minacciarci. “Non credo che si possa esercitare molta più pressione”, ha detto Trump, in un tacito riconoscimento dei livelli estremi a cui si è arrivati con l’embargo imposto a Cuba per oltre sei decenni. “Entrare e distruggere il luogo” è ciò che, secondo la loro visione imperialista, resta loro da fare per sottometterci. Questa frase grottesca, che ha suscitato profonda indignazione nel popolo cubano, non può che essere interpretata come un’incitamento a un massacro spietato da parte di un Paese che non ha mai fomentato l’odio verso un altro. Il patriottismo cubano fu espresso molto presto da Martí in Abdala: «L’amore, madre, per la patria / Non è l’amore ridicolo per la terra, / Né per l’erba che calpestiamo; / È l’odio invincibile per coloro che l’opprimono, / È l’eterno risentimento verso coloro che l’aggrediscono» (Applausi). Il popolo cubano non è antimperialista per definizione. L’imperialismo ci ha resi antimperialisti. Ma non solo Cuba, il mondo diventerà sempre più antimperialista a causa di questo attacco a tutte le norme internazionali, di questo affronto all’intelligenza e alla dignità umana, di questo atto di arroganza criminale con cui uno Stato sovrano viene attaccato da un impero che disprezza il resto del mondo. Tutte le vittorie del popolo cubano sono legate alla forza della sua unità. Ogni volta che le forze patriottiche si sono divise, abbiamo perso. Ogni volta che si sono unite, abbiamo trionfato. I nemici della nazione lo sanno bene, ed è per questo che cercano di rompere questa unità. Le loro minacce attuali ci ricordano quelle di quasi tutte le amministrazioni statunitensi controllate dai cosiddetti falchi, fautori della guerra. I falchi di oggi sanno che la strategia di difesa rivoluzionaria nota come Guerra Popolare è nata in risposta alle peggiori minacce provenienti da altri falchi? Sanno quanto i loro predecessori guerrafondai abbiano investito nell'”era post-Castro”, dopo aver fallito in tutti i tentativi di distruggere una leadership indistruttibile? Negli ultimi giorni, i giovani hanno condiviso sui social media l’aneddoto sul barracuda, vissuto e raccontato da Fidel Castro. Racconta di come, nuotando sott’acqua, vide un barracuda avvicinarsi e la sua prima reazione fu quella di ritirarsi; ma ci ripensò subito e si tuffò verso il pesce aggressivo, che scomparve alla vista. È così che bisogna agire contro l’impero, che è barracuda, piranha, squalo e parassiti (Applausi). Ma insisto e ribadisco un fatto: sono stati i giovani cubani a rendere questo video virale sui social media. Eccoci qui, non uno, ma milioni di continuatori dell’opera di Fidel, Raúl e della loro eroica generazione. Dovrebbero rapire milioni di persone o cancellarci dalla mappa, e anche in quel caso, il fantasma di questo piccolo arcipelago, che hanno dovuto polverizzare perché non sono riusciti a domarlo, li perseguiterebbe per sempre. (Applausi) No, signori imperialisti, non vi temiamo affatto! E non ci piace essere minacciati, come diceva Fidel. Non ci intimidirete! (Applausi.) Come i giunchi annodati al centro dello scudo, l’unità è l’arma più potente della nostra Rivoluzione. Cari compatrioti: Diversi compagni che erano in prima linea sono ora tornati a casa, con i corpi crivellati di schegge come medaglie al valore. Uno di loro, il tenente colonnello Jorge Márquez, è stato quello che ha colpito un elicottero e chissà quanti membri dell’equipaggio. Lo ha fatto sparando con la sua contraerea, nonostante fosse ferito e sanguinasse copiosamente da una gamba. (Applausi) Coraggio è la parola che tutti usano per descrivere lo scontro con gli aggressori. E menzionano il Primo Colonnello Lázaro Evangelio Rodríguez Rodríguez, che guidò il tentativo di salvataggio dei primi caduti, finché uno dei droni nemici non lo colpì: “Sono ferito.   Viva Cuba!”   furono le sue ultime parole (Applausi). Quando sembra che il mondo stia seppellendo anche la sua ultima utopia, che il denaro e la tecnologia siano al di sopra di tutti i sogni umani, che l’umanità sia stanca, proprio in quel momento, 32 coraggiosi cubani offrono la loro vita e diventano più grandi della vita, in una feroce battaglia fino all’ultimo proiettile! Fino al loro ultimo respiro! (Esclamazioni di: “Gloria!”)   Non ci sono nemici capaci di intimidire un simile eroismo! La promettente giovinezza della maggior parte dei caduti in combattimento riporta alla mente i versi che Martí dedicò agli otto studenti di medicina assassinati dalla metropoli spagnola nel 1871: “Amati cadaveri, voi che un giorno / foste i sogni della mia patria”. Tutto ciò che sappiamo delle loro storie personali, dell’amore e del coraggio che contraddistinsero le loro azioni, dell’impegno, della dedizione e dell’altruismo con cui andarono in battaglia, rende il dolore ancora più straziante; un dolore che non diminuisce, ma anzi esalta ulteriormente il patriottismo e la generosità dei cubani. (Applausi e grida di: “Viva!”)   Oggi, l’insuperabile definizione di Martí secondo cui “Patria è umanità” ha 32 nuovi volti, 32 nuove storie. Non solo hanno difeso la sovranità del Venezuela, il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores; hanno difeso la dignità umana, la pace e l’onore di Cuba e della nostra America. Sono stati la spada e lo scudo dei nostri popoli contro l’avanzata del fascismo.   E saranno per sempre un simbolo, la prova che nessun popolo è insignificante quando la sua dignità è così incrollabile! (Applausi.) Grazie per il vostro coraggio e il vostro esempio, compagni! (Applausi.) Oggi abbracciamo i loro cari: madri, padri, mogli, figli, nipoti, fratelli, nonni, i loro compagni d’armi e i loro amici. “Il dolore non si condivide”, ha detto il Comandante in Capo durante la cerimonia funebre per i martiri di Barbados. “Il dolore si moltiplica.   (…) E quando un popolo coraggioso e virile piange, l’ingiustizia trema!”   (Applausi e grida di: “L’ingiustizia trema!”).   Silvio cantava allora: “Che l’ingiustizia tremi quando piange il valoroso popolo di Fidel”. Cuba non minaccia né sfida! Cuba è una terra di pace!   Fu qui all’Avana, e su iniziativa di Cuba, che 12 anni fa, durante il II Vertice della CELAC, l’America Latina e i Caraibi furono proclamati Zona di Pace, una conquista brutalmente lacerata dall’attacco fascista in Venezuela. Questo impegno per la pace non diminuisce in alcun modo la nostra disponibilità a combattere in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale. Se fossimo attaccati, combatteremmo con la stessa ferocia tramandataci da generazioni di coraggiosi combattenti cubani, dalle guerre per l’indipendenza del XIX secolo, passando per la Sierra Maestra, la resistenza clandestina e l’Africa del XX secolo, fino a Caracas in questo XXI secolo. Non c’è possibilità di resa o capitolazione, né di alcun tipo di accordo basato sulla coercizione o sull’intimidazione. Cuba non è tenuta a fare alcuna concessione politica, né questa sarà mai sul tavolo dei negoziati volti a raggiungere un’intesa tra Cuba e gli Stati Uniti. È importante che capiscano questo: saremo sempre aperti al dialogo e al miglioramento delle relazioni tra i nostri due Paesi, ma a parità di condizioni e sulla base del rispetto reciproco. Questo è stato il caso per oltre sei decenni. La storia non sarà diversa ora! All’impero che ci minaccia diciamo: Cuba è composta da milioni!   Siamo un popolo pronto a combattere, se attaccato, con la stessa unità e ferocia dei 32 cubani caduti il 3 gennaio. Connazionali: Marciamo insieme! E davanti al ricordo del loro eroico esempio, giuriamo: Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Fino alla vittoria, sempre!   (Esclamazioni di: “Sempre!”) (Esclamazioni di: “Fino alla vittoria, sempre! E lunga vita alla Rivoluzione!”) (Ovazione.)     Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Cuba, Diaz Chanel: “Non stiamo intraprendendo colloqui con il governo USA”
“Non ci sono colloqui con il governo degli Stati Uniti, fatta eccezione per contatti tecnici in materia di migrazione.” – lo riferisce il 12 gennaio 2026, in un post su X, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica di Cuba, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Usa, Donald Trump, a bordo dell’Air Force One in cui ha affermato che Washington ha già avviato “conversazioni” con L’Avana. “Siamo sempre stati disposti a impegnarci in un dialogo serio e responsabile con le diverse amministrazioni statunitensi, inclusa quella attuale, sulla base dell’uguaglianza sovrana, del rispetto reciproco, dei principi del diritto internazionale, del reciproco vantaggio senza interferenze negli affari interni e nel pieno rispetto della nostra indipendenza. L’origine e l’inasprimento estremo del blocco non hanno nulla a che fare con i cubani residenti negli Stati Uniti, spinti lì da questa politica fallimentare e dai privilegi della la Ley de Ajuste Cubano. Ora sono vittime del cambiamento nelle politiche sui migranti e del tradimento dei politici di Miami. Esistono accordi bilaterali in materia di migrazione che Cuba rispetta scrupolosamente. Come dimostra la storia, affinché le relazioni tra Stati Uniti e Cuba possano progredire, devono basarsi sul diritto internazionale anziché su ostilità, minacce e coercizione economica.” In precedenza Trump aveva “suggerito” al governo cubano di raggiungere un accordo con lui “prima che sia troppo tardi”, un’affermazione a cui sempre Díaz-Canel aveva ribattuto dichiarando che “nessuno ci dice quello che dobbiamo fare”. https://it.granma.cu/cuba/2026-01-14/non-esistono-conversazioni-con-il-governo-degli-usa-salvo-contatti-tecnici-nellambito-migratorio Lorenzo Poli
Díaz-Canel: “Il popolo cubano non è antimperialista secondo le regole; è stato l’imperialismo a renderci antimperialisti”.
“Nell’ora più buia del mattino, mentre il suo nobile popolo dormiva, la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata aggredita a tradimento”, ha ricordato venerdì scorso Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e Presidente di Cuba, all’Anti-Imperialist Tribune. Con questa azione, ha affermato, si sono confermate la profezia di Bolívar sugli Stati Uniti e l’avvertimento di Che Guevara: non ci si può fidare “nemmeno un po’” dell’imperialismo. Ha raccontato nei dettagli la codardia dell’attacco, che è stato accolto con bombe e un tentativo di sequestro in risposta alla disponibilità del presidente venezuelano a dialogare. Ha poi sottolineato il giuramento che ha definito la risposta cubana: la dichiarazione del Primo Colonnello Humberto Alfonso Roca, capo della sicurezza, che aveva dichiarato: “Solo con il mio cadavere potranno prendere o assassinare il Presidente”. “I resti sacri dei nostri 32 compatrioti sono tornati ieri in Patria”, ha proseguito Díaz-Canel, “come eterni soldati dell’integrazione che ci dobbiamo”. Con queste parole, ha elevato coloro che sono caduti in un atto di difesa a simbolo dell’unità continentale. Rivolgendosi a coloro che riducono l’alleanza tra Cuba e Venezuela a una mera transazione, è stato categorico: “Prima di tutto, cubani e venezuelani sono fratelli”. La parte più incisiva del suo discorso ha affrontato le minacce attuali. Citando recenti dichiarazioni di alti funzionari statunitensi che hanno parlato di “entrare e distruggere il posto”, il Presidente le ha definite “grottesche” e un “incitamento al massacro”. In risposta, ha invocato la filosofia della resistenza cubana: “Il popolo cubano non è antimperialista per definizione. L’imperialismo ci ha resi antimperialisti”. E ha ricordato la definizione di Martí: il patriottismo è “l’odio invincibile per coloro che ci opprimono”. Ha fatto appello all’unità, che ha definito l’arma più potente, e si è rivolto ai giovani che stanno diffondendo le leggende della Rivoluzione. Il suo messaggio è stato una sfida diretta: “No, signori imperialisti, non abbiamo affatto paura di voi… Non ci piace essere minacciati, come ha detto Fidel. Non ci intimidirete”. > “Oggi ci sono 32 nuovi volti. 32 nuove storie che incarnano la definizione > insuperabile di Martí: ‘La patria è l’umanità'”, ha detto Díaz-Canel. Secondo il presidente, questi combattenti cubani non solo hanno difeso la sovranità del Venezuela, il presidente Nicolás Maduro e la vicepresidente Cilia Flores, ma hanno anche “difeso la dignità umana, la pace e l’onore di Cuba e della nostra America”. Li ha descritti come “la spada e lo scudo dei nostri popoli contro l’avanzata del fascismo”, rendendoli un simbolo del fatto che “nessuna nazione è insignificante quando la sua dignità rimane salda”. Il discorso del presidente si è concentrato sull’omaggio alle famiglie dei caduti, abbracciando “madri, padri, mogli, figli, nipoti, fratelli, nonni, compagni d’armi e amici”. Ha citato Fidel Castro, ricordando le sue parole durante il lutto per i martiri di Barbados: “Il dolore non si condivide, il dolore si moltiplica; e quando un popolo forte e coraggioso piange, l’ingiustizia trema”. Questo sentimento, ha osservato, è stato catturato dal cantautore Silvio Rodríguez, che ha messo in musica l’idea che “l’ingiustizia trema quando piange il valoroso popolo di Fidel”. Il presidente ha sottolineato la natura pacifista di Cuba. “Cuba non minaccia né sfida. Cuba è una terra di pace”, ha dichiarato, ricordando che fu all’Avana dodici anni fa, durante il Secondo Vertice della CELAC, che l’America Latina e i Caraibi furono proclamati Zona di Pace, un’iniziativa guidata da Cuba. Ha aggiunto che questo risultato è stato “brutalmente minato dal colpo di stato fascista in Venezuela”. Tuttavia, ha avvertito che questo “impegno per la pace non diminuisce in alcun modo la nostra disponibilità a combattere in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale”. Il messaggio era chiaro e forte: se Cuba fosse attaccata, “combatteremmo con la stessa fedeltà che ci è stata tramandata da diverse generazioni di coraggiosi combattenti cubani”, tracciando una linea storica che va dalle guerre d’indipendenza del XIX secolo alla partecipazione ai conflitti in Africa e, ora, in Venezuela. > “Cuba non è tenuta a fare alcuna concessione politica, né questa sarà mai sul > tavolo dei negoziati per raggiungere un’intesa tra Cuba e gli Stati Uniti. È > importante che lo capiscano”, ha affermato. Díaz-Canel ha ribadito la sua volontà di dialogare e migliorare le relazioni bilaterali, ma a condizioni ben precise: “sempre a parità di condizioni e sulla base del rispetto reciproco”. Ha ricordato che questa è la posizione mantenuta “da oltre sei decenni” e che “la storia non cambierà ora”. Il discorso del presidente si è concluso con un avvertimento rivolto all'”impero che ci minaccia”: “Siamo milioni di cubani. Siamo un popolo pronto a combattere se attaccato, con la stessa unità e ferocia dei 32 cubani caduti il 3 gennaio”.   Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Gramsci nella Cuba che resiste
L’intensificarsi dell’aggressione statunitense contro Cuba, nel contesto dell’attacco frontale al Venezuela bolivariano, non è un accidente della storia né una deviazione momentanea della politica estera di Washington. È l’espressione coerente di una crisi organica dell’imperialismo capitalistico, che – come avrebbe detto Gramsci – non riesce più a governare attraverso l’egemonia […] L'articolo Gramsci nella Cuba che resiste su Contropiano.
Governo cubano: “Difenderemo Cuba dalla volontà di potenza degli USA”
Foto: Dunia Álvarez Palacios L’accusa ipocrita di Trump si scontra con il muro di una verità storica: la forza di Cuba risiede nella sua unità e nel suo inalienabile diritto all’autodeterminazione. Cuba resiste. La Rivoluzione non conosce sconfitte, perché si nutre della decisione sovrana di un popolo che ha scelto il suo destino socialista e lo difende da ogni ingerenza. Coloro che oggi lanciano attacchi furiosi contro la nazione non hanno alcuna autorità morale per puntare il dito; sono gli stessi che trasformano perfino la vita umana in un affare, mentre Cuba resiste, costruisce e preserva la sua dignità. L’accusa ipocrita di Trump si scontra con il muro di una verità storica: la forza di Cuba risiede nella sua unità e nel suo inalienabile diritto all’autodeterminazione. Le gravi carenze economiche di cui soffriamo non sono il risultato della Rivoluzione, ma del soffocamento estremo e draconiano applicato dal Nord, una guerra economica che cerca di sottomettere ciò che non è riuscito a conquistare. Di fronte a questa aggressione, Cuba non cede, non si arrende: si prepara. È una nazione libera, indipendente e sovrana che non attacca, ma si difende; che non minaccia, ma è pronta a difendere la Patria fino all’ultima goccia di sangue. Siamo della Patria o della Morte, come ci ha insegnato Fidel. Gli Stati Uniti cercano di imporre la propria volontà sui diritti degli stati sovrani e da 67 anni applicano la forza e l’aggressione contro Cuba, ha affermato Bruno Rodríguez Parrilla, membro dell’Ufficio politico e ministro degli Esteri. Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro degli Esteri cubano In risposta alle richieste dell’imperatore americano Donald Trump, il Ministro degli Esteri cubano ha dichiarato che “dalla sua parte c’è un immenso potere militare e la vastità della sua economia, oltre a una lunga storia di aggressioni e crimini. Dalla nostra parte ci sono la ragione, il diritto internazionale e lo spirito patriottico del nostro popolo. I cubani non sono disposti a svendere il nostro Paese, né a cedere a minacce e ricatti, né a rinunciare al diritto inalienabile con cui costruiamo il nostro destino, in pace con il resto del mondo”. Nel suo account X, Rodríguez Parrilla ha sottolineato che “difenderemo Cuba. Chi ci conosce sa che si tratta di un impegno fermo, categorico e comprovato”. La risposta alle minacce imperiali di Trump di entrare e distruggere Cuba – poiché ha già applicato ogni possibile misura di pressione e danno – è la stessa data da Antonio Maceo: “Chiunque tenti di impadronirsi di Cuba raccoglierà la polvere del suo suolo intriso di sangue, se non perirà nella lotta”; quella data dal generale dell’esercito Raúl Castro Ruz: “La patria non si vende, si difende”; e quella che ci ha insegnato Fidel: “Cuba saprà continuare a essere un esempio di una Rivoluzione che non si arrende, che non si vende, che non si arrende, che non si inginocchia”.   Fonte: https://www.pcc.cu/cuba-se-yergue-con-firmeza https://www.granma.cu/mundo/2026-01-09/a-cuba-la-vamos-a- defender-09-01-2026-22-01-17 Traduzione: Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
“Ilustrísimo Donald”: la cosa che non piace a noi cubani
di Ricardo Ronquillo Bello Se si analizza la nostra turbolenta storia, non si troverà tra i veri patrioti la volontà di arrendersi o di negoziare la libertà e l’indipendenza sotto la forza esterna o di fronte a calamità interne. Quando Fidel Castro Ruz afferma che c’è una cosa che ai cubani non piace, nel tono e nei modi di un leader come lui, non si sta vantando personalmente di quella che in questa terra viene chiamata “spavalderia di quartiere”. Quando conclude che la “cosa” che non ci piace è “essere minacciati”, non lo fa come il classico duro all’angolo, a volte senza grandi conseguenze, ma piuttosto come una figura centrale nella nostra storia che proclama, con la sua statura e per i nemici che a volte si rifiutano di ascoltarlo, il mandato incrollabile delle lotte del suo popolo. Pertanto, non sorprende affatto che dopo una specie di ultimatum di questa domenica, in cui, oltre a ordinare che non venga inviata una sola goccia di petrolio a Cuba, dobbiamo “negoziare”, o affrontare le conseguenze, con il nuovo imperatore della galassia, non pochi tra i nostri compatrioti abbiano esposto sui social network – per chi ha occhi per vedere – su quali basi abbia preso forma, anche istituzionalmente e costituzionalmente, questo rifiuto congenito dei cubani e del resto dei nostri connazionali, che hanno finito per definire, o formare, cosa significhi essere cubani, per lasciarsi sminuire sotto ricatto o in circostanze eccezionali, nonostante la preziosa nobiltà che ci riconosce e di cui il mondo è testimone. Il rifiuto di sottomettersi alle pressioni è così significativo che ha trovato forma giuridica negli articoli 12 e 17 della Costituzione della Repubblica, approvati a stragrande maggioranza nel 2019. L’articolo 12 stabilisce, come principio, che la Repubblica di Cuba ripudia e considera illegali e nulli tutti i trattati, le concessioni o gli accordi stipulati in condizioni di disuguaglianza o che ignorino o diminuiscano la sua sovranità e integrità territoriale, il che implica che qualsiasi accordo che si consideri imposto con coercizione o che ne comprometta la sovranità è dichiarato invalido. L’articolo 16, che può essere considerato un sostegno e persino un’enfasi sul primo, ribadisce che le relazioni economiche, diplomatiche e politiche con qualsiasi altro Stato non possono mai essere negoziate sotto aggressione, minaccia o coercizione. Non è difficile comprendere, quindi, che in questo Paese i negoziati condotti sotto costrizione siano assolutamente vietati nelle relazioni internazionali. Questo appare abbastanza chiaro a molti ammiratori del popolo cubano in tutto il mondo, alcuni dei quali, come l’ex presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, hanno persino dichiarato che merita un premio mondiale per la dignità. Meno comprensibile è il caso dei rappresentanti di una destra fascista rinvigorita, ancora senza freni costanti alle loro rinnovate elucubrazioni fasciste e alle avventure della teoria dello spazio vitale, che, dopo aver invaso il Venezuela, rapito il suo presidente costituzionale, Nicolás Maduro Moros, e sua moglie e vice Cilia Flores, e averli tenuti prigionieri di guerra a New York, credono di poter continuare le loro avventure senza grandi conseguenze. Non è che la Costituzione lo sancisca, è che stiamo mettendo in luce la storia di lotta dei rivoluzionari cubani che, con le loro azioni e il loro onore pagato con il sangue, hanno preparato questo popolo alla resistenza, mai alla resa. Se si esamina la nostra turbolenta storia, non si troverà tra i veri patrioti la disponibilità ad arrendersi o a negoziare libertà e indipendenza sotto la forza esterna o sotto calamità interne. Ecco perché la Costituzione stessa stabilisce la difesa e la resistenza armata come un diritto e un dovere, e quindi dà fondamentalmente priorità alla difesa della sovranità rispetto a qualsiasi negoziazione. Il Patto di Zanjón rimase una traccia vergognosa nella nostra storia, cancellato dal suo sublime e onorevole antipodo: la Protesta di Baraguá, guidata dal Titano che non aveva, e non è cosa da poco, altrettanta forza nella mente quanto nel braccio per brandire il machete dignitoso. Non sorprende quindi che sui complessi social network circoli attualmente una circolare firmata da José Martí e Máximo Gómez del Quartier Generale delle forze patriottiche, in cui si afferma che la guerra per l’indipendenza di un popolo utile e per la dignità degli uomini oppressi è una guerra sacra e che la creazione di un popolo libero che si ottiene con essa è un servizio universale; pertanto, chiunque tenti di fermare la guerra d’indipendenza con l’inganno commette un crimine. A questo proposito, precisa, la Rivoluzione, attraverso i suoi rappresentanti eletti, in vigore finché non si attribuirà nuovi poteri, nell’adempimento del suo dovere, vi sollecita che, nel caso in cui in qualsiasi forma e da qualsiasi persona le vengano presentate proposte di resa, cessazione delle ostilità o soluzione diverse dal riconoscimento dell’indipendenza assoluta di Cuba, le cui proposte offensive e nulle non possano essere altro che uno stratagemma bellico per isolare o turbare la Rivoluzione, puniate sommariamente questo crimine, con la pena assegnata ai traditori della Patria. Molto prima che circolasse quella circolare sui Mambí, le catene genetiche biologiche patriottiche incompatibili con la resa erano già state forgiate. Tra i primi eventi significativi, la morte dignitosa del capo Hatuey, che rifiutò la ricompensa dell’ascesa al cielo promessagli dai conquistatori giunti a Cuba con spada e croce, e il gesto di Casiguaya, moglie del capo, che ebbe un ruolo di primo piano nella prima lotta per l’indipendenza di Cuba degli ultimi dieci anni. Catturata dopo la morte del ribelle, la moglie, condannata all’impiccagione, preferì impiccare la propria figlia piuttosto che lasciarla nelle mani dei crudeli colonizzatori. L’indiano Naborí avrebbe immortalato il suo grave gesto in versi memorabili: Prima dell’atroce crimine, gli permisero di abbracciare la sua bambina, il cui volto mostrava un Guama che combatteva. La madre la strinse fino a farla morire d’amore, e gridò, bellissima d’orrore: “Né Guama, né sua moglie, né la sua bambina… possono essere schiavi dell’invasore”. Donald, l’aspirante nuovo imperatore della galassia, ha perfettamente ragione a pensarci due volte mentre ci valuta – e non per i vestiti, in mezzo a tutta la sua spavalderia – perché dovrà affrontare un popolo coraggioso, davvero coraggioso. Forse lo ha scoperto meglio quella notte, mentre Maduro e Cilia erano tenuti prigionieri a Fort Tiuna, e se l’è goduta vilmente, come uno dei suoi spettacoli. Quella notte non è stata così facile come la propaganda la dipinge, e questo è qualcosa che traspare dal suo atteggiamento da conquistatore. Questo illustre imperatore potrebbe essere un altro corojo (codardo). Fonte: https://www.juventudrebelde.cu/cuba/2026-01-11/ ilustrisimo-donald-la-cosa-que-no-nos-gusta-a-los-cubanos Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Messico invia a Cuba petroliera con 86.000 barili per alleviare la crisi elettrica
La petroliera Ocean Mariner, battente bandiera liberiana, ha attraccato  venerdì 9 gennaio nella baia dell’Avana e  sabato 10 gennaio ha iniziato a scaricare circa 86.000 barili di carburante presso la raffineria Ñico López, nel comune di Regla. La spedizione, proveniente dal  complesso Pajaritos di Petróleos Mexicanos (Pemex) , è destinata ad alleviare le prolungate interruzioni di corrente che affliggono l’isola caraibica, dove numerose aree subiscono blackout di 20 ore o più al giorno. Gli 86.000 barili spediti dal Messico rappresentano poco più di un giorno di deficit di petrolio greggio a Cuba, che necessita di circa 110.000 barili al giorno per il suo fabbisogno energetico di base (di cui circa 40.000 sono prodotti internamente). Insieme a un’altra nave, la Eugenia Gas, queste spedizioni riflettono il tentativo del Messico di mantenere lo storico sostegno energetico  all’isola, in un momento in cui  il presidente Donald Trump ha avvertito che il governo cubano è “sull’orlo del collasso” senza il petrolio venezuelano. Cuba sta affrontando una profonda crisi energetica dalla metà del 2024 a causa dei frequenti guasti alle sue vecchie centrali termoelettriche e della mancanza di valuta estera per l’acquisto di combustibile. In soli 12 mesi , il sistema elettrico ha subito cinque blackout totali e diversi blackout parziali. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI), il 60% del combustibile consumato dall’isola è importato e, di questo totale, il 65% viene utilizzato per alimentare le centrali termoelettriche. Diversi studi indipendenti indicano che quasi la metà del fabbisogno di carburante di Cuba è soddisfatto dalle importazioni di petrolio greggio da Venezuela, Messico e, in misura minore, Russia. Tuttavia, il volume delle forniture venezuelane è diminuito drasticamente dal 2024, passando da circa 50.000 barili al giorno a una quantità compresa tra 10.000 e 30.000. L’arresto del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e l’intercettazione di petroliere sanzionate minacciano di ridurre ulteriormente questo flusso.   L’arrivo dell’Ocean Mariner è un sollievo temporaneo per Cuba, ma non risolve  la dipendenza strutturale di Cuba dalle importazioni. La minaccia di un controllo totale degli Stati Uniti sulle vendite di petrolio greggio venezuelano, annunciata da Trump, potrebbe mettere L’Avana “in una situazione critica”.  Trump ha inoltre minacciato che Cuba dovrebbe “raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi”, senza tuttavia specificare quale tipo di accordo il Paese dovrebbe accettare. L’11 gennaio, ora locale, in risposta alle minacciose dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha affermato che Cuba è un Paese libero, indipendente e sovrano, sottolineando che “coloro che considerano tutto come un affare, arrivando persino a mercanteggiare con la vita delle persone, non hanno alcun diritto di impartire ordini a Cuba”. Díaz-Canel ha ribadito che “Cuba è una nazione libera, indipendente e dotata di piena sovranità. Nessuno può dirci cosa fare. Cuba non attacca per prima: è invece da 66 anni che subisce aggressioni da parte degli Stati Uniti. Non minacciamo nessuno, ma siamo pronti a difendere la patria fino all’ultimo”. La risposta del governo cubano sottolinea la  gravità della situazione  e l’alto grado di politicizzazione delle forniture energetiche nella regione. https://italian.cri.cn/2026/01/12/ARTI1768184239405497 https://eltiempomx.com/a/534495-buque-petrolero-mexicano-llega-a-cuba-con-86-mil-barriles-para-aliviar-crisis-electrica Lorenzo Poli
Cuba, Miguel Diaz Chanel proclama lutto nazionale per i 32 militari cubani morti in Venezuela
In virtù di quanto disposto dagli articoli 125 della Costituzione della Repubblica di Cuba e 24, comma x), della Legge 136 “Sul Presidente e il Vicepresidente della Repubblica di Cuba”, del 28 ottobre 2020, il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez ha proclamato due giorni di lutto nazionale – dalle ore 6:00 del mattino del 5 gennaio fino alle ore 24:00 del 6 gennaio 2026 – in memoria dei 32 militari cubani morti durante l’attacco/aggressione USA guidata da Donald Trump nella capitale venezuelana Caracas, il 3 gennaio 2026. Nel proclamare il Decreto Presidenziale 1147 per il lutto nazionale, Diaz Chanel ha dichiarato: “Con profondo dolore il nostro popolo ha appreso che durante il criminale attacco perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, avvenuto nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026, hanno perso la vita in azioni di combattimento 32 cubani, che stavano compiendo missioni in rappresentanza delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, su richiesta degli organi omologhi di quel Paese. I nostri compatrioti hanno compiuto con dignità il loro dovere e sono caduti, dopo una strenua resistenza, in combattimento diretto contro gli aggressori o a seguito dei bombardamenti alle strutture, e hanno saputo esaltare, con il loro eroico comportamento, il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti.” Vittime di un nuovo atto criminale di aggressione e terrorismo di Stato, i combattenti hanno saputo suscitare con il loro eroico comportamento il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti. I 32 hanno sacrificato la propria vita in difesa della giustizia, della democrazia e della sovranità di un Paese fratello, della Rivoluzione Bolivariana e del suo legittimo Presidente costituzionale Nicolás Maduro. Come ha scritto lo scrittore e intellettuale cubano Raúl Capote: “Per coloro che parlano senza sapere, gli uomini e le donne, cubani e venezuelani che proteggevano Maduro, hanno combattuto per due ore e mezza contro forze superiori, dalle 2:25 alle 4:30 circa, anche se c’è ancora molta nebbia di guerra. Hanno resistito all’attacco di droni ed elicotteri, circa 150 velivoli yankee hanno partecipato all’operazione, sono stati attaccati con bombe e missili, hanno danneggiato un elicottero nemico e causato perdite agli aggressori, lo stesso Trump ha riconosciuto che ci sono stati feriti (sicuramente anche morti, anche se non posso esserne certo). I nostri compagni hanno combattuto con coraggio, poco a poco si saprà la verità, anche se loro, con le loro vite, hanno dato prova della grandezza della loro azione.”   A esprimere il proprio cordoglio, anche l’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba: “L’associazione di Amicizia Italia-Cuba  esprime tutta la sua profonda gratitudine e riconoscenza a queste vittime dell’imperialismo e si associa al dolore del governo rivoluzionario e del popolo cubano per la perdita dei suoi figli. Ci associamo al lutto nazionale decretato dal Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez per i giorni 5 e 6 gennaio. Ribadiamo l’appoggio incondizionato alla Rivoluzione cubana, al suo governo e a tutta la sua popolazione che sta affrontando un’ulteriore prova di resistenza contro le devastanti mire egemoniche dell’impero. Hasta la victoria siempre!” Cuba rende omaggio ai 32 militari cubani caduti in Venezuela durante l’aggressione e rapimento del Presidente Maduro. Diaz Canel, Presidente di Cuba, e Delcy Rodriguez, Presidente vicaria del Venezuela, hanno tenuto cerimonie in onore dei 32 militari cubani e di tutti i militari caduti a seguito dell’aggressione del regime fascista di Trump. https://italiacuba.it/2026/01/05/miguel-diaz-canel-bermudez-presidente-della-repubblica/ Lorenzo Poli
Nei bombardamenti di Caracas uccisi anche 32 cubani
Informazioni del Governo Rivoluzionario di Cuba sui combattenti caduti nell’adempimento del loro dovere in Venezuela. Vittime di un nuovo atto criminale di aggressione e di terrorismo di Stato, i combattenti hanno saputo esaltare, con il loro comportamento eroico, il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti. Nella fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, nelle prime ore […]