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Quando la magistratura condanna la malasanità
Riconosciuto il demansionamento ad un infermiere SI COBAS dell’ospedale di Chivasso: importante vittoria nella sentenza di primo grado Grave demansionamento in AslTo4 ospedale di Chivasso: recita così la sentenza n. 122/2026 del tribunale di Ivrea, pubblicata il 25/02/2026, che condanna in primo grado l’ASL al risarcimento del danno. Migliaia di turni senza personale OSS nel reparto psichiatrico, nel periodo citato nel ricorso. L’infermiere, che fa parte del S.I. Cobas di Torino, per anni ha dovuto svolgere mansioni inferiori, subendo una dequalificazione continua e protratta nel tempo. Il giudizio riconosce chiaramente che “diveniva usuale per i pazienti ed i loro parenti rivolgersi al ricorrente per tali incombenze [quelle adibite al personale di supporto], a discapito di ogni distinzione tra la figura dell’infermiere e la figura dell’OSS, con evidente compromissione della professionalità e dignità del ricorrente medesimo”. La vertenza sul demansionamento è stata portata avanti tuttavia non solo per denunciare la dequalificazione professionale dell’infermiere, ma per portare alla luce e contrastare una situazione frequente di sovraccarico di lavoro che riguarda strutturalmente numerose situazioni ospedaliere e della sanità. I lavoratori sono spesso costretti infatti a barcamenarsi tra infiniti compiti – anche al di fuori della loro competenza – per garantire i servizi minimi ai pazienti, aumentando il rischio di burnout, stress ed errori. Siamo in contatto infatti con altri infermieri che lamentano da tempo, di doversi occupare di mansioni alberghiere. Una situazione frutto di cattiva organizzazione del lavoro e di sistematiche carenze di organico, che sono uno dei malanni di una sanità definanziata e privatizzata. Una vittoria importante pertanto (con pochi precedenti e nessuno nell’ospedale di Chivasso) nella battaglia, che sarà dura e lunga, per il riconoscimento di ritmi umani e della dignità professionale e come lavoratori del personale sanitario. S.I COBAS F.P Redazione Italia
March 6, 2026
Pressenza
Il governo della speculazione sulle bollette
Narrazioni difficilmente sopportabili. La presidente Giorgia Meloni ha dichiarato di voler combattere la speculazione sui prezzi del gas, dell’elettricità e della benzina. Il suo ministro Pichetto Fratin si è spinto distinguere fra “speculazione buona” e “speculazione cattiva”. In realtà Meloni dovrebbe specificare meglio cosa intende per “colpire la speculazione” al […] L'articolo Il governo della speculazione sulle bollette su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
Per tenere povero il lavoro servono AI e “concertazione”
Brunetta e Tiraboschi invitano ad una nuova stagione di “concertazione” per le piattaforme IA (rider, lavoro povero, lavoro marginalizzato, appalti e subappalti) dove si dovrebbe stabilire una “contrattazione” ed una “rappresentavità” che rimanda alla “stagione di Ciampi” e dove, in nome della lotta ai “contratti pirata” verrebbero esclusi sindacati conflittuali, […] L'articolo Per tenere povero il lavoro servono AI e “concertazione” su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
Gli investimenti in armi. Il figlio di Trump
La rivista telematica ‘Settimana’ ( vedi il loro sito https://www.settimananews.it/ ) ha pubblicato nei giorni scorsi questo importante approfondimento di Gianni Alioti, attivista e ricercatore di «The Weapon Watch», Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei. Alioti risponde alle domande di ‘Settimana’ sui programmi di riarmo e sull’intreccio tra produzione, finanza e politica. L’intervista è a cura di Giordano Cavallari. Gianni, perché si è detto che è iniziato il «superciclo della difesa»? Si parla di «superciclo della difesa» perché, dall’invasione russa dell’Ucraina, i mercati finanziari hanno iniziato a spostare migliaia di miliardi di dollari nelle azioni dell’industria militare, specie europea, investendo nelle guerre e nelle politiche di riarmo degli Stati. Solo per fare due esempi, la tedesca Rheinmetall e l’italiana Leonardo hanno visto crescere il loro valore azionario in Borsa negli ultimi 4 anni, dal febbraio 2022 al febbraio 2026, rispettivamente del 1.722% e dell’866%. Si tratta di crescite record, non tanto per ragioni aziendali, quanto per investimenti finanziari record nell’industria militare. La corsa dei listini prosegue in questi giorni senza sosta, spinta dalle ulteriori tensioni geopolitiche in Medio-Oriente, oltre che dalla decisione politica dell’Europa di riarmarsi e preparare la guerra con la Russia. In breve, intorno al riarmo, gira una montagna di soldi pubblici e privati. Come interviene la grande finanza nell’industria delle armi? La grande finanza, attraverso i maggiori fondi istituzionali mondiali – Vanguard, Capital Group, Black Rock, Wellington Management e Fidelity Investments e altri –, interviene sia spostando ingenti risorse sui listini dei fabbricanti d’armi quotati in Borsa, sia detenendo importanti quote azionarie delle principali aziende del settore. Beneficiando in questo modo, sia dell’andamento dei titoli in Borsa, sia dei ricchi dividendi concessi negli ultimi anni agli azionisti. (…) Come ha scritto Alessandro Volpi, docente all’Università di Pisa, «una manciata di grandi fondi americani – BlackRock, Vanguard, State Street – controlla una quota enorme del risparmio mondiale. Significa che una parte decisiva delle scelte economiche globali dipende da questi soggetti, capaci di decidere dove far scorrere i capitali, influenzando così i mercati, i governi e le politiche industriali». Una straordinaria occasione di guadagno offerta dall’aumento folle delle spese militari. Quali sono le principali Società per azioni mondiali produttrici di armi? Da chi sono finanziate e quindi orientate? Le prime 5 aziende al mondo per fatturato militare – Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, Boeing, General Dynamics – sono tutte «made in USA» e grandi appaltatrici del Pentagono, e sono controllate dai colossi americani della finanza come Vanguard, Capital Group, Black Rock, Wellington Management e Fidelity Investments. Gli stessi fondi istituzionali – a cui possiamo aggiungere Goldman Sachs, State Street, Invesco e altri – sono pure tra i più importanti azionisti dell’italiana Leonardo, della trans-europea Airbus, delle francesi Thales e Dassault, della spagnola Indra Sistemas, ma anche della tedesca Rheinmetall, della britannica BAE Systems e dell’ucraina JSC. È difficile immaginare che, in quanto azionisti, questi fondi non abbiano influenza sulle politiche aziendali: dalle logiche di investimento alle scelte produttive, dagli accordi industriali a quelli commerciali. L’industria militare, con i sussidi e le ricche commesse garantite dagli Stati, i prezzi dei sistemi d’arma sempre crescenti e i facili profitti, è sicuramente in questa fase il terreno privilegiato della finanza. La Leonardo è «italiana»? Cosa sappiamo della sua partecipazione azionaria? La Leonardo è controllata dallo Stato italiano, tramite il Ministero dell’Economia e della Finanza che detiene il 30,2% delle azioni. Uno 0,5% delle azioni è detenuto dalla stessa Leonardo, mentre il resto è in mano a investitori individuali per il 18,5%, e a investitori istituzionali per il 50,8%: tra questi ultimi troviamo BlackRock, Vanguard, Orbis, Mackenzie Europe, State Street e Temasek. L’insieme di queste azioni, ripartite per area geografica, vede il predominio degli USA con il 57,4%, seguiti dal Regno Unito con il 15,7%; seguono l’Italia con il 5,1%, la Francia con il 3,9%, il resto d’Europa con l’8,4% e il resto del mondo con il 9,5%. Tra gli investitori istituzionali in Leonardo il più importante è BlackRock guidato da Larry Fink, che gestisce oltre 10mila miliardi di dollari di asset su scala globale. In Italia detiene il 7% del capitale di Unicredit e il 5% di Intesa San Paolo (le due principali «banche armate» italiane) oltre che partecipazioni in Eni, Enel, Generali, Mediobanca, Ferrari, Banco Bpm, Prysmian, Moncler… L’assenso, nel 2024, dell’amministratore delegato Roberto Cingolani e del Governo italiano all’aumento della quota azionaria di BlackRock in Leonardo – oltre il limite stabilito del 3% – non può essere letto esclusivamente in chiave finanziaria ma, senz’altro, in ottica strategica. Gli apparati finanziari del capitalismo americano stanno evidentemente puntando di nuovo sull’Italia, Paese da blindare quale alleato a tutto campo degli Stati Uniti. Leonardo, in quest’ottica, è doppiamente determinante, perché azienda coinvolta, tramite la partecipazione al programma F-35 e alla missione Artemis per la corsa alla Luna, nella strategia securitaria e tecnologica degli USA. Al contempo, Leonardo è presente negli USA con 7.782 occupati (fine 2024), direttamente e tramite la controllata Leonardo DRS. Inoltre, ha in corso importanti alleanze strategiche con aziende statunitensi: la Boeing in campo aeronautico e la Sierra Nevada Corporation nell’elettronica per la difesa. Perché il 2030 viene indicato in Europa come anno-traguardo del riarmo? Il 2030 viene indicato come l’anno entro il quale dobbiamo prepararci a una guerra contro la Russia: è il refrain con cui le nomenclature che governano la UE e la NATO, assecondati dai governi dei paesi europei, cercano di convincere le opinioni pubbliche refrattarie al riarmo della necessità di spendere in campo militare una montagna di soldi pubblici, nonostante le priorità per le persone e per le famiglie – oltre che per il benessere dell’economia e dell’industria – siano ben altre. Papa Francesco e papa Leone hanno denunciato l’intreccio tra affari, industria delle armi e guerre: hanno detto il «vero»? Faccio solo un esempio recente, del tutto oscurato dai media italiani. Il figlio del presidente Trump, Eric, ha investito 1,5 miliardi di dollari per un accordo di fusione tra la israeliana XTEND e la statunitense JFB Construction Holdings. La nuova entità che prenderà il nome di XTEND AI Robotics sarà quotata al Nasdaq, l’indice dei principali titoli tecnologici. L’azienda israeliana, che pubblicizza i propri prodotti come «testati in battaglia a Gaza», è specializzata nel rendere più economico uccidere persone tramite droni guidati da intelligenza artificiale e da sistemi operativi robotici. Mentre suo padre, il presidente degli USA Trump, ha scatenato una nuova guerra su vasta scala contro l’Iran, l’investimento di Eric va ad arricchire le casse della famiglia. Redazione Italia
March 4, 2026
Pressenza
Welfare e Ai. In Cina, però…
Vedo Global Times, Xinhua e altri siti cinesi, da quando? Sarà 20 anni, forse? Ora, c’è l’Iran. Chiaro, ne parlano, ma, chissà perché, sono “concentrati all’interno”. Certo, si muovono in ambito Onu, come è loro prassi, certo, condannano l’attacco (vedremo le loro “decisioni” nelle prossime settimane), ma risuonano tre termini […] L'articolo Welfare e Ai. In Cina, però… su Contropiano.
March 3, 2026
Contropiano
Ex Ilva: un altro incidente mortale a Taranto
Sciopero Usb in tutti i siti di Acciaierie d’Italia a partire dalle 15 di oggi, 2 marzo, a seguito della morte di un operaio precipitato dall’alto di una griglia fatiscente e crollata sotto il suo peso, proprio come un suo collega qualche decina di giorni fa Quello che è accaduto oggi a distanza di solo un mese e mezzo dall’ultimo incidente mortale nello stabilimento siderurgico tarantino, peraltro con evidenti elementi comuni, mostra la fatiscenza degli impianti sui quali non si interviene in maniera efficace da tempo ormai. Una situazione di estrema precarietà e quindi di insicurezza che espone quotidianamente a rischio la vita dei lavoratori che ancora si avvicendano nella fabbrica. Questa volta a perdere la vita è stato Loris Costantino, giovane operaio dell’appalto, anello debole della catena. Nello stabilimento tarantino è già partita la protesta con lo sciopero che è scattato alle ore 12:00, ma sta montando anche negli altri impianti di Acciaierie d’Italia. Per il protrarsi della gravità della situazione è indetto uno sciopero già a partire dalle 15.00 di oggi fino alle 7.00 di domani in tutti i siti del gruppo Adi, Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi.  Più che mai opportuna la convocazione dell’incontro a Palazzo Chigi per giovedì prossimo.   Unione Sindacale di Base
March 2, 2026
Pressenza
L’imperialismo corsaro
Vorrei, a seguito dell’infame attacco da parte di quelli che considero i due governi e paesi più terroristi oggi al mondo — gli Stati Uniti e Israele, che adottano da anni il principio del terrorismo di Stato nelle relazioni internazionali — proporre una riflessione sulla fase che stiamo vivendo. Una […] L'articolo L’imperialismo corsaro su Contropiano.
March 2, 2026
Contropiano
Cuba si libera della dipendenza dal petrolio
Vi spiego: bisogna parlare in megawatt (MW) perché è così che funzionano le cose. Cuba non dipende totalmente dal petrolio poiché, in collaborazione con la Cina, sta portando avanti un piano accelerato di installazione di energia fotovoltaica, superando i 1.000 MW di capacità installata all’inizio del 2026 attraverso la sincronizzazione di più parchi fotovoltaici. Sono stati completati decine di parchi da 21,8 MW ciascuno, il che ha permesso di migliorare la produzione diurna e ridurre il consumo di combustibile. Cosa si consuma Orario diurno: 3000 MW Ore di punta dalle 18 alle 21: 3500 MW La generazione disponibile rimane al di sotto dei 2.500 MW, causando deficit compresi tra 500 MW e 1.000 MW e generando i fastidiosi “blackout”. Affinché il sistema sia efficiente, Cuba deve disporre di una capacità installata e disponibile compresa tra circa 4.000 MW e 4.500 MW. Perché più di quanto se ne consuma? Per le riserve operative, la manutenzione e altre esigenze impreviste. Affinché tutto il Paese sia coperto e non ci siano più blackout, è necessario un investimento massiccio in sistemi di stoccaggio (batterie) su larga scala che sono molto costosi. Tuttavia, si stanno incorporando sistemi di accumulo di energia in parchi selezionati (ad esempio L’Avana, Holguín, Granma) per migliorare la stabilità del Sistema Energetico Nazionale (SEN) e consentire l’uso dell’energia solare al di fuori delle ore di sole. Situazione attuale e proiezioni (febbraio 2026): Capacità e sincronizzazione: all’inizio del 2026, Cuba ha dichiarato di aver sincronizzato al Sistema Elettrico Nazionale (SEN) più di 45 parchi, superando i 1.000 MW di capacità installata totale. Obiettivo 2026: il Paese punta ad aggiungere altri 100 MW di generazione fotovoltaica nel 2026, mantenendo il ritmo di crescita dell’anno precedente. Nonostante questi progressi, continuano a verificarsi blackout, soprattutto di notte, a causa dell’elevata dipendenza dai combustibili fossili e della lenta implementazione delle batterie su larga scala. Ma i cubani sono ottimisti e hanno fiducia nella loro rivoluzione, che ha superato situazioni ben peggiori. Ora tutti li stanno aiutando. E per dimostrarvelo, vi racconterò un aneddoto: avevo un amico cubano molto simpatico, loquace e perennemente ottimista, purtroppo ormai scomparso, che mi diceva: “Stiamo molto bene perché ora, a volte, abbiamo i LAMPI.” (N.d.T) In caso di interruzioni elettriche, periodo di tempo (simile a un lampo) in cui viene ripristinata la corrente. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Margarita Labarca Goddard
March 1, 2026
Pressenza
Uno sguardo analitico verso la Germania militarizzata (e non solo)
I recenti dati economici (caduta della produzione e del fatturato industriale) nei Paesi europei dovrebbero indurre a riflettere sull’effettivo stato di salute della Unione Europea. E, per quanto concerne l’Italia, non è sufficiente ai fini degli investimenti l’adozione dell’IRES o gli ennesimi sconti fiscali sui nuovi assunti quando viene meno proprio il rischio di impresa che poi si traduce in investimenti tecnologici e produttivi. Se non vogliamo arrenderci a un futuro di precarietà (inutile anche ai fini del rilancio industriale con la riduzione delle ore lavorate e con la bassa produttività), le scelte da operare in Italia dovrebbero essere ben diverse da quelle del Governo Meloni sempre che l’obiettivo non sia quello di pensare a un futuro del nostro paese nel ruolo di colonia USA. E qualche fondata preoccupazione arriva perfino da Confindustria che prevede un 2025, sulla base di una ricerca, che vede in grande sofferenza l’industria, specie quella meccanica, e il welfare: Che 2025 sarà? I pronostici di 110 esperti: bene la finanza, male crescita e industria metalmeccanica – Il Sole 24 ORE. Perfino analisti dei principali giornali italiani iniziano a dubitare della efficacia di tutte le politiche fino ad oggi intraprese, preoccupati dal declino industriale del nostro paese: corriere.it/frammenti-ferruccio-de-bortoli/25_gennaio_17/l-industria-va-male-ma-non-preoccupa-nessuno Se l’Italia si trova in serie condizioni di recessione, ancor più grave è la situazione in Germania con l’economia da due anni in ferma: una crisi investe direttamente la campagna elettorale con le elezioni politiche di febbraio. La crisi tedesca ha immediate ripercussioni, come avvenuto negli ultimi Paesi, sul made in Italy. Le esportazioni italiane sono in grande crisi soprattutto nel settore auto: La crisi della Germania manda in rosso il made in Italy – Il Sole 24 ORE. E il rincaro dei generi elettrici ha avuto un ruolo dirimente in questa caduta. L’intrusione di Musk e il suo sostegno all’estrema destra tedesca confermano la volontà di Trump di utilizzare strumentalmente le difficoltà crescenti della Ue per ridimensionare l’unione politica e monetaria del vecchio continente e la sua stessa economia (attraverso il prolungamento della guerra in Ucraina), gettando discredito sull’Europa e delegittimando la classe politica che la guida. Sullo sfondo delle elezioni politiche lo scontro tra i fautori della economia verde e i sostenitori delle energie non rinnovabili che poi sono state determinanti nella elezione di Trump insieme all’apparato tecnologico ed industriale che opera in campo militare. La crisi della manifattura tedesca e in particolare dell’industria meccanica è confermata non solo dai ridimensionamenti produttivi in VW ma anche dalle vendite contenute delle auto elettrice soppiantante da quelle a diesel: “Solo 380.600 veicoli elettrici sono stati immatricolati di recente. Ciò corrisponde a un calo del 27,5% rispetto all’anno precedente” Le nuove immatricolazioni di auto elettriche in Germania sono diminuite del 27,5% nel 2024. Siamo davanti a un insolito connubio tra sostenitori delle energie non rinnovabili, apparato industrial-militare e settori attivi nella ricerca e produzione delle tecnologie duali insieme alle multinazionali che controllano l’informazione, è questo l’insieme degli interessi che sostiene Trump. I ritardi della UE in campo tecnologico producono la supremazia dei satelliti di Musk ma anche il dominio di Usa e Cina nella produzione delle auto elettriche. A fine 2024 le auto elettriche in circolazione in Germania erano solo 1,4 milioni, a fronte di un obiettivo, entro il 2030, di 15 milioni di auto elettriche, obiettivo ormai impossibile da raggiungere Torniamo alle elezioni tedesche, dai sondaggi si evince il probabile vincitore ossia la conservatrice CDU/CSU in testa nei sondaggi (29%) con il crollo dei verdi e della Spd e con due partiti attorno al 20 per cento, il BWS e la AfD definita da Musk “l’ultima speranza della Germania”. Le spese militari renane sono in costante crescita come le esportazioni di armi, l’industria di armi tedesca sta acquisendo partnership con analoghe aziende di mezzo mondo, quelle con maggiore tasso tecnologico: La Germania approva l’acquisto dell’artiglieria missilistica israeliana PULS. Ed è di poche settimane fa la notizia di istituire una nuova divisione militare dedicata alla difesa del territorio: La Germania istituisce una divisione militare dedicata alla difesa territoriale – Reuters. La crisi tedesca è confermata dalla perdita di posti di lavoro e dalla crescita dei disoccupati: Germania: numero di disoccupati al massimo, tasso di disoccupazione ancora stabile.       Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
March 1, 2026
Pressenza