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GENOVA 2001-2026: 25 ANNI DALLE MOBILITAZIONI CONTRO IL G8, “IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO”. SABATO L’ASSEMBLEA, DOMENICA IL CORTEO NAZIONALE.
Genova si prepara ad accogliere le iniziative in occasione del 25esimo anniversario delle grandi mobilitazioni contro il G8 avvenute nel luglio del 2001. 25 anni fa Radio Onda d’Urto raccontava, dall’interno del percorso di Radio Gap, le grandi mobilitazioni contro il G8 di Genova. Dai convegni ai cortei la copertura del contro-vertice fu totale, e fu possibile grazie alla creazione di un vero e proprio media center dal basso dove Radio Gap era un pezzo, importante, di un ingranaggio di contro narrazione che passava da tante realtà. Qui uno speciale che la nostra redazione ha realizzato in occasione del ventennale. In quelle giornate di un quarto di secolo fa, la repressione di stato si abbattè sulle piazze tematiche e sul corteo unitario con una violenza che quasi nessuno e nessuna aveva previsto. Colpi di pistola sparati dalla camionetta dei carabinieri uccisero Carlo Giuliani il 20 luglio in piazza Alimonda e nella notte del 21 luglio poi ci sarà l’irruzione, pretestuosa, alle scuole Diaz e Pascoli e il massacro di centinaia di uomini e donne. A 25 anni da quelle giornate, Genova accoglierà diverse iniziative. L’appuntamento principale sarà domenica 19 luglio con il corteo nazionale. Il concentramento è alle 15.30 in Piazza Alimonda, rinominata “Carlo Giuliani”. “In ogni caso nessun rimorso”, lo slogan di lancio della manifestazione. Un pre-concentramento di studenti e studentesse è previsto davanti alla Scuola Diaz alle ore 14.30 con lo “spezzone giovani, contro guerra, leva, fascismo e repressione”. Ne parla, a Radio Onda d’Urto, Simona del csa Buridda e di Genova Antifascista. Ascolta o scarica. Il giorno prima, sabato, l’assemblea nazionale indetta dalla rete No Kings. L’appuntamento è alle ore 11 presso Palazzo Ducale, Genova. Ce ne parla Luca Blasi di No Kings Italia. Ascolta o scarica.
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
A Genova per riaprire il futuro
Genova prima di Genova Venticinque anni fa oltre 300mila persone arrivarono a Genova per contestare il vertice dei G8 che si sarebbe tenuto nella città. Ci arrivarono nonostante una campagna di stampa trasversale che preannunciava indicibili assalti e barbarie e riempirono la città dei colori di una moltitudine attraversata dalla speranza in un mondo migliore. Gli assalti e le barbarie in effetti ci furono, ma coi protagonisti rovesciati: quel movimento fu vittima della più grande violazione dei diritti umani dal dopoguerra, come giustamente sentenziò Amnesty International, e tornò da quelle piazze senza Carlo Giuliani, giovane ragazzo ucciso in Piazza Alimonda. Quel movimento non nacque a Genova, perché il nuovo secolo politico inizia in due contesti e tempi distinti, nel sud e nel nord del pianeta. Il primo atto di nascita è stata sicuramente l’insurrezione zapatista nel Chiapas messicano, che esplode il 1 gennaio 1994, giorno nel quale entra in vigore il Trattato di libero scambio fra Usa, Canada e Messico: quel giorno la sapienza della cultura indigena della Selva Lacandona indica al mondo la cifra della globalizzazione liberista come nuovo attacco ai diritti, ai beni comuni, ai territori e alla democrazia. Il secondo atto è la contestazione al vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle nel 1999, quando la protesta assume la sfida della messa in discussione della legittimità da parte delle multinazionali e delle lobby finanziarie di poter esercitare il proprio potere a detrimento dei diritti umani, della giustizia sociale e della democrazia. Fino a prima di Seattle, ogni incontro delle grandi istituzioni internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Ocse, G8 etc.) vedeva in campo la società civile con contro-convegni che, dal basso, contestavano la narrazione del modello liberista sulle magnifiche sorti e progressive di una società regolata interamente dalle leggi del mercato e interamente votata alla produzione di profitti. Un modello con già quasi tre decenni alle spalle, dato che, pur con qualche cautela, possiamo collocare l’inizio della fase neoliberista del capitalismo in due eventi (anche questi uno nel sud e uno nel nord del pianeta) e contesti diversi e complementari: il colpo di Stato militare in Cile del settembre 1973, che rovesciò il governo democratico e socialista di Salvador Allende per consegnare il paese al generale fascista Pinochet e ai Chicago Boys, gli economisti liberisti statunitensi che lo affiancarono nelle scelte economico-sociali, e l’avvento di Margareth Thatcher al governo del Regno Unito, con la brutale repressione del movimento operaio agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso. Fu la stessa Thatcher a proclamare lo slogan che poi divenne il mantra dell’ideologia liberista. “La società non esiste, esistono solo gli individui e le famiglie”. A Seattle, e per la prima volta, i movimenti non si limitarono a criticare i contenuti della globalizzazione neoliberista, documentando con analisi ed evidenze i disastri che avrebbe prodotto dal punto di vista dei diritti umani, della giustizia sociale e della crisi ecologica, ma posero con forza il tema della legittimità del potere decisionale delle multinazionali e dei grandi interessi finanziari, bloccando fisicamente la partecipazione dei delegati al vertice dell’OMC e scontrandosi per giorni con le forze di polizia. Da allora, il tema della legittimità si pose in tutti gli incontri delle grandi istituzioni internazionali, che dovettero abbandonare nel tempo la scenografia ‘medievale’ di rappresentazione del potere con la quale quei vertici erano costruiti, per doversi confrontare con mobilitazioni sociali sempre più ampie, determinate e diffuse. Nel frattempo, nel gennaio 2001 a Porto Alegre in Brasile si riunì per la prima volta il Forum Sociale Mondiale in aperta contrapposizione con l’annuale Forum Economico Mondiale, che, negli stessi giorni, si teneva a Davos in Svizzera e a cui partecipavano tutti i motori politici, economici e finanziari della globalizzazione neoliberista. Fu a Porto Alegre che venne lanciata la sfida più alta, dichiarando, in radicale contrapposizione al “There is no alternative” di Margareth Thatcher, “Un altro mondo è possibile” e aprendo la sfida per il cambiamento globale. Genova arrivò sei mesi dopo, mentre quattro mesi prima e -importante sottolinearlo- con un governo di centro-sinistra, a Napoli vi fu una sorta di anticipazione e di prova della repressione contro i movimenti scesi in piazza per contestare il Global Forum, promosso da Ocse, Onu e Ue. di Marco Bersani continua qui https://attac-italia.org/a-genova-per-riaprire-il-futuro/ Attac Italia
July 10, 2026
Pressenza
La profezia di Genova
Venticinque anni dopo, il libro che racconta perché il movimento dei movimenti aveva visto il nostro presente prima di tutti. Recensione a “Genova 2001. Perché c’eravamo, perché ci siamo ancora. …
«Picchiavano per ammazzare»
Le testimonianze inedite lette da Enrico Zucca riportano alla luce l’orrore della Diaz e interrogano venticinque anni di repressione, impunità e trasformazioni dell’ordine pubblico A venticinque anni dal G8 di …
“Quella notte alla Diaz”. Il fumetto
Christian Mirra si trovava nella scuola quel 21 luglio: è stato picchiato, arrestato e portato in ospedale. Le sue tavole pubblicate da Guanda nel 2009 sono ora liberamente accessibili. Ha deciso infatti di diffonderle gratis sui social. Una fatica bellissima: “Sto riallacciando rapporti con tante persone conosciute anni fa e incontrando giovani attivisti e collettivi che non conoscevo. Dietro il