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Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
MILANO E FIRENZE IN PIAZZA PER L’IRAN AL GRIDO “DONNA, VITA, LIBERTÀ”
“Una situazione pazzesca” quella che si sta vivendo in Iran, dove prosegue il blocco di internet e le notizie faticano ad uscire dal paese. Così le parole di Behrooz Sarabi, ai nostri microfoni questa mattina, per proporci l’analisi del collettivo Together for Iran e del Collettivo Rivoluzionario Jina, che questo pomeriggio saranno in presidio a Milano, in piazza Cordusio, dalle 15.30 alle 17.30. Numerose le realtà che hanno aderito all’appuntamento: dalla CGIL cittadina all’ARCI Milano, dall’ANPI Provinciale al Centro Sociale Cantiere e Non Una di Meno Milano. In piazza per il popolo iraniano anche i partiti Europa Verde e Sinistra Italiana. Sempre oggi pomeriggio appuntamento con un presidio anche a Firenze, in piazza della Signoria, lato via Gondi, a partire dalle ore 16. L’intervista a Behrooz Sarabi del collettivo Together for Iran e del Collettivo Rivoluzionario Jina. Ascolta o scarica Nel frattempo in Iran continua il blackout di Internet e secondo attivisti iraniani Teheran starebbe pianificando di abbandonare definitivamente l’internet globale, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal governo. Lo scrive il Guardian. Difficile quindi capire cosa succeda davvero. Intanto il regime ha aggiornato a 3.000 il numero degli arrestati.
Iran, la libertà sotto attacco: l’ANPI Napoli collinare al fianco del popolo iraniano
Sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” La sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” condanna con fermezza la feroce repressione messa in atto dal regime iraniano contro il proprio popolo. Da anni l’Iran è oppresso da una dittatura che nega diritti, libertà civili e dignità umana, colpendo in modo particolare le donne. Oggi quella repressione ha assunto i tratti di una vera e propria strage: centinaia, forse migliaia di morti, migliaia di arresti, violenze sistematiche contro manifestanti, studenti, lavoratori, donne e giovani che chiedono libertà, giustizia e futuro. L’ANPI collinare “Aedo Violante” si schiera idealmente e politicamente al fianco del popolo iraniano che sta lottando con coraggio contro l’oppressione, pagando un prezzo altissimo. Siamo al fianco delle donne iraniane, protagoniste di questa rivolta, che reclamano la fine di una condizione di schiavitù e rivendicano il diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla vita. “Donna, vita, libertà” è uno slogan che parla a tutte e tutti. L’ANPI collinare “Aedo Violante” aderisce e invita a partecipare alla manifestazione indetta da associazioni e organizzazioni democratiche per la libertà e la democrazia in Iran, che si terrà a Roma, venerdì 16 gennaio. Così come aderisce e parteciperà, con tante sue iscritte e tanti suoi iscritti, alla manifestazione di domenica 18 mattina a Napoli, alle ore 11.00 in piazza dei Martiri, dove, su impulso di “Antinoo Arcigay Napoli”, si realizzerà una “catena umana per l’Iran”. Al tempo stesso ribadisce che questa rivolta appartiene al popolo iraniano: nessun intervento esterno, nessuna potenza straniera deve tentare di strumentalizzare o “mettere il cappello” su una sacrosanta lotta di liberazione, perseguendo interessi propri. Napoli conosce il valore della libertà conquistata dal basso: nel 1943 seppe liberarsi da sola dall’oppressione nazifascista. Per questo oggi non può restare in silenzio davanti alla repressione e alla violenza. La libertà non si reprime: si difende. Redazione Napoli
Che succede in Iran? – di Fariba Adelkhah
Dietro l'intensificarsi delle proteste e la loro repressione si celano dinamiche complesse che intrecciano rivendicazioni popolari, lotte per interessi economici, divisioni interne al governo e incertezze sulle alternative politiche. Pertanto, il rapporto tra Stato e società appare profondamente conflittuale e il futuro del regime altamente incerto. Articolo pubblicato in francese sul sito AOC (Analyse [...]
Dopo oltre un anno di detenzione, Alberto Trentini è libero
Dopo 423 giorni di carcere in Venezuela, Alberto Trentini è finalmente libero. La scarcerazione è avvenuta nella notte e il cooperante italiano si trova ora al sicuro presso l’ambasciata d’Italia a Caracas. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di condizioni di salute buone e di un rientro in Italia ormai imminente. Insieme a Trentini è stato liberato anche un altro cittadino italiano detenuto nello stesso carcere, il torinese Mario Burlò. L’aereo che li riporterà a casa è già partito da Roma, come ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esprimendo soddisfazione per l’esito della vicenda, seguita direttamente fin dall’inizio. La liberazione è il risultato di una complessa trattativa diplomatica, maturata in un contesto di forte tensione internazionale. La decisione è stata presa dalla presidente venezuelana Delcy Rodríguez, grazie al lavoro congiunto della diplomazia e dell’intelligence italiane e alla mediazione degli Stati Uniti. I due italiani sono stati informati della scarcerazione nel primo pomeriggio, ora locale di Caracas, e trasferiti all’ambasciata senza le misure restrittive che avevano accompagnato ogni loro spostamento precedente dal carcere di El Rodeo I. Ad accoglierli è stato l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, che ha predisposto per loro un alloggio temporaneo in attesa del volo di rientro. Secondo quanto riferito, la svolta è arrivata dopo insistenti contatti telefonici del ministro Tajani con le autorità venezuelane, durante i quali l’Italia ha chiesto un segnale immediato e concreto con la liberazione dei propri connazionali. La vicenda si inserisce in un quadro politico profondamente mutato. Dopo la caduta di Nicolás Maduro, gli Stati Uniti e diversi Paesi occidentali hanno chiesto al nuovo governo venezuelano la liberazione dei detenuti politici e degli stranieri come gesto di discontinuità e apertura. In cambio, è stato offerto un riconoscimento politico finora negato. Anche l’Italia si è mossa in questa direzione, con un messaggio pubblico della presidente Meloni a Delcy Rodríguez che ha di fatto riconosciuto il nuovo esecutivo come interlocutore istituzionale, una richiesta avanzata da Caracas sin dalle ore successive all’arresto di Trentini. Alberto Trentini, cooperante dell’organizzazione Humanity & Inclusion, era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito, nello Stato di Apure, una zona di confine particolarmente sensibile. Fermato durante un controllo stradale, era stato immediatamente bloccato dopo l’esibizione del passaporto italiano e trasferito nella capitale, dove è stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, noto per ospitare detenuti politici e cittadini stranieri utilizzati come leva diplomatica. Durante la sua detenzione, Trentini non ha mai ricevuto un’accusa formale né è stato sottoposto a un procedimento giudiziario. Per mesi non ha potuto comunicare con la famiglia e la prima visita consolare è avvenuta solo dopo oltre duecento giorni. Una situazione che, secondo fonti diplomatiche, ha configurato fin dall’inizio una vera e propria presa in ostaggio più che una detenzione legale. Parallelamente, il governo italiano ha condotto una trattativa complessa e riservata, coordinata dal ministro Tajani e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Esclusa ogni ipotesi di scambio di prigionieri, sono stati esplorati diversi canali, inclusi dossier giudiziari sensibili come quello di Alex Saab, figura di primo piano del precedente governo venezuelano, condannato in Italia per riciclaggio. Nel frattempo, la famiglia di Trentini, con la madre Armanda e l’avvocata Alessandra Ballerini, ha continuato a chiedere pubblicamente che l’attenzione sul caso non venisse mai meno. La vera svolta è arrivata solo nelle ultime settimane, con il nuovo assetto politico venezuelano alla ricerca di legittimazione internazionale. Una prima lista di detenuti liberati era stata annunciata come gesto di pacificazione, ma il nome di Trentini non compariva. Il cooperante italiano figurava invece in una seconda tranche, oggetto delle trattative più delicate, portate avanti tra Roma, Caracas e Washington in un clima di grande incertezza. Fino a poche ore prima della scarcerazione, l’esito restava appeso a un equilibrio fragile. Poi, nella notte, la decisione definitiva. Dopo 423 giorni di detenzione senza accuse né processo, per Alberto Trentini si è concluso un incubo durato oltre un anno. da Info-cooperazione Info-Cooperazione
Elogio del non-fare
In occasione del cambio di anno, quando il mondo invita a trasformarsi in una “versione migliore” di sé stessi attraverso i buoni propositi, lo scrittore tedesco Martin Brunner offre un contrappunto radicale con il suo libro “Du musst gar nichts – Für alle, die nicht mehr mitmachen wollen” (Non devi fare nulla – Per tutti coloro che non vogliono più partecipare). Recensione di Michael Wögerer Con l’arrivo del nuovo anno, la macchina dell’auto-miglioramento raggiunge il suo apice annuale. Le palestre attirano con abbonamenti annuali, le guide promettono il “nuovo io” e sui social media i post si superano a vicenda con propositi ambiziosi. Proprio in questo momento, il libro di Martin Brunner “Du musst gar nichts” (Non devi fare nulla, edito da Parkstraße) appare come un necessario contrappunto, il rifiuto radicale di una cultura che ha dichiarato la vita un cantiere permanente. L’ANTIDOTO ALL’AUTO-OTTIMIZZAZIONE L’opera di Brunner si propone come una sorta di “antidoto” a una cultura in cui rimanere fermi è considerato un difetto e la riflessione continua una virtù. L’autore critica aspramente il fatto che l’uomo moderno si trovi in un permanente “modello psicologico di auto-ottimizzazione” in cui non si può mai essere “arrivati”. Il libro rompe con l’idea che siamo una sorta di “bozza” di noi stessi, che deve essere costantemente migliorata attraverso aggiornamenti software sotto forma di coaching, meditazione o sfide. Il libro di Brunner non è un manuale. Non promette una versione migliore di noi stessi, né cinque passi verso la felicità, né la routine mattutina delle persone di successo. Fa invece qualcosa di insolito: ci lascia in pace. In 54 brevi capitoli, l’autore descrive i meccanismi di una società che ha trasformato tutto, persino la tranquillità e il ritiro, in un obbligo di rendimento. La tesi centrale è tanto semplice quanto rivoluzionaria: non devi fare nulla. Non devi essere produttivo, consapevole, grato, autentico. Non devi uscire dalla tua zona di comfort, non devi trovare un perché, non devi diventare una versione migliore di te stesso. QUANDO IL CAPITALISMO DIVENTA UNA FILOSOFIA DI VITA Ciò che distingue il libro di Brunner dalla consueta letteratura di auto-aiuto è il suo acuto sguardo analitico sulle strutture economiche e politiche che stanno dietro all’ideologia dell’ottimizzazione. Brunner smaschera l’idea che il lavoro debba essere “significativo” come una manovra diversiva neoliberista: > “Ciò che l’idea nasconde è che non è stata inventata dai filosofi, ma da > un’economia che vuole che tu lavori di più per meno soldi. Chi lavora per la > propria vocazione non chiede gli straordinari” (p. 43). Lo “scopo” – il senso che dovremmo trovare nel nostro lavoro – non è un dono, ma uno strumento. Trasforma i lavoratori in auto-sfruttatori che svolgono volontariamente lavoro straordinario non retribuito perché dovrebbero sentirsi “appagati”. PRIVATIZZAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ Un punto centrale critico per il sistema è l’individualizzazione dei problemi strutturali. Invece di cambiare le condizioni di lavoro precarie, si trasmette all’individuo l’idea che debba solo diventare più resistente, attento o resiliente. > “Il sistema rimane lo stesso, solo la strategia di gestione viene > privatizzata. Non sono le condizioni di lavoro a cambiare, ma tu devi imparare > a sopportarle con attenzione.” (p. 29) Brunner dimostra che se il burnout è considerato un fallimento personale e non un sintomo di condizioni di lavoro disumane, se la protezione del clima diventa una questione di “impronta di carbonio” invece che di responsabilità aziendale e politica, allora non si tratta di una soluzione, ma di un diversivo dalla critica. L’INDUSTRIA DEL COACHING E DEL BENESSERE COME BENEFICIARIA L’autore prende di mira il settore in forte espansione del benessere e del coaching, che ha trasformato l’insicurezza e il sovraccarico delle persone in un business miliardario: * L’industria della consapevolezza vende la meditazione come strumento di produttività, non come liberazione. * L’industria della felicità trasforma la soddisfazione in un dovere e il dolore in una patologia. * L’industria della longevità promette l’immortalità ai ricchi, mentre il sistema sanitario per la maggioranza va in rovina * Il marketing dell’inner child (bambino interiore) trasforma il passato in un eterno cantiere terapeutico, distogliendo l’attenzione dai problemi reali del presente > «La positività tossica si maschera da cura, ma in realtà è una garanzia di > produttività» (p. 65). LA LOGICA DELLO SFRUTTAMENTO DELLA VITA Brunner critica il modo in cui i principi neoliberisti hanno invaso la vita privata. Ogni esperienza deve produrre un «ritorno sull’investimento» sotto forma di competenza, contenuto, conoscenza di sé. La vita diventa un progetto permanente che deve essere ottimizzato, monitorato e monetizzato. Le vacanze non sono più riposo, ma «ispirazione». Gli hobby non sono divertimento, ma «competenze». Anche la terapia diventa uno «strumento di sviluppo personale». La logica del mercato ha colonizzato completamente il soggetto. I PRIVILEGI DI CLASSE COME VIRTÙ INDIVIDUALI Un punto particolarmente critico: molte delle strategie di auto-ottimizzazione propagandate – alimentazione biologica, pause, ritiri yoga, vacanze di “disintossicazione digitale” – sono privilegi di classe venduti come soluzioni universalmente disponibili. Chi non può permettersi la salute viene punito due volte: prima dalle circostanze, poi dalla moralizzazione del proprio fallimento. A CAVALLO TRA UN ANNO E L’ALTRO: LA LIBERTÀ DI NON FARE NULLA Proprio a Capodanno, quando la pressione per migliorare se stessi raggiunge il suo apice, il libro di Brunner è una liberazione. Ci ricorda che la stagnazione non è un fallimento, che l’improduttività è un diritto, che non dobbiamo lavorare costantemente su noi stessi. Il libro non formula nuove richieste nei nostri confronti. Chiede invece qualcos’altro: che smettiamo di porci continuamente delle richieste. È un libro che non ci chiede nulla e proprio per questo ci dà tanto. “Non devi fare nulla” è un appello a rifiutare di considerare la propria vita come un progetto o una prova da sostenere davanti a un tribunale invisibile. È un invito a non considerare la “zona di comfort” come un rifugio moralmente discutibile, ma come un luogo necessario di pace. Il libro si conclude con un’importante distinzione: la libertà non consiste nel non fare più nulla, ma nel scegliere liberamente le cose invece di farle per senso del dovere nei confronti del rumore sistemico. Brunner ci ricorda che non siamo batterie che devono solo essere ricaricate per funzionare di nuovo in modo più efficiente. Non siamo macchine che devono essere costantemente ottimizzate e sottoposte a manutenzione, ma esseri viventi che hanno il diritto di esistere semplicemente, senza alcuna utilità per un sistema economico. -------------------------------------------------------------------------------- Martin Brunner – Du musst gar nichts – Für alle, die nicht mehr mitmachen wollen. (Non devi fare nulla – Per tutti coloro che non vogliono più partecipare). Il libro per ora non è stato tradotto in italiano. 122 pagine, bianco e nero, 10,00 EURO. ISBN del libro: 9783941556409. ISBN dell’e-book: 9783941556416. Editore Parkstraße. Pubblicato nella collana Edition Stadtfuchs — TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO. Unsere Zeitung
Il Politico nella storia dell’analisi economica. Una discussione sulla nuova edizione di “Filosofia Economica” di Adelino Zanini – di Stefano Lucarelli
In questi tempi terribili cimentarsi con un testo dedicato alla relazione fra fondamenti economici e categorie politiche può sembrare il vezzo di un Don Ferrante, l’erudito manzoniano che dinanzi alla pestilenza si rifugia nelle riflessioni filosofiche: “Non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio [...]
Firmiamo per fermare Meloni – di Effimera
È partita la raccolta firme promossa da un comitato autonomo di giuristi e attivisti sindacali perché si tenga un referendum per cancellare la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia varata dal governo Meloni (si veda n. 295 del 20 dicembre 2025: la Cassazione ha comunicato di avere ricevuto in data 19 dicembre 2025 [...]
Paolo Virno. Il linguaggio della moltitudine – di Nadia Cavalera
C’è un punto, in ogni pensiero che conti davvero, in cui la vita e la teoria smettono di essere due linee parallele e si curvano l’una dentro l’altra. Paolo Virno ha vissuto esattamente in quella piega. Filosofo napoletano, militante del ’68 e del ’77, detenuto politico, docente e scrittore ironico, Virno non ha mai [...]
Il Fatto Quotidiano: “Non coerente con la formazione professionale”: il ministero boicotta il convegno anti riarmo dei prof. La protesta: “Limitata la nostra libertà”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 2 NOVEMBRE 2025 Ospitiamo sul nostro sito l’articolo scritto da Alex Corlazzoli pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 2 novembre 2025 in cui viene commentato l’annullamento del corso di formazione e aggiornamento “La scuola non si arruola” organizzato dal CESTES in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. «L’evento online era previsto per il 4 novembre: era stato organizzato dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti si erano già iscritti…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it.