Tag - tagli

La sanità è diritto inalienabile di tutti
Il segnale evidente di come stia andando la sanità in Sardegna non sono solo le denunce della mancanza di medici o delle chiusure di reparti, o i tempi delle liste di attesa o il mancato rispetto di accordi sindacali che, nel nord Sardegna giusto oggi venerdì 29 maggio è sfociato […] L'articolo La sanità è diritto inalienabile di tutti su Contropiano.
May 30, 2026
Contropiano
SCUOLA: IN LOMBARDIA NUOVI TAGLI ALLA FORMAZIONE. CON LA RIFORMA DEI TECNICI 110 DOCENTI E 250 COLLABORATORI IN MENO
Con la riforma degli Istituti Tecnici si profilano in Lombardia decine di docenti in eccedenza, cattedre da 15 ore e riduzione del personale ATA. E’ il risultato delle disposizioni previste dalla Legge di Bilancio 2026 e dell’avvio della riforma per gli Istituti Tecnici. Per la Lombardia si prevede un taglio al personale di 110 posti di lavoro per docenti di potenziamento, di cui ben 81 nella scuola secondaria di secondo grado. Per il personale ATA la revisione dei criteri di attribuzione del personale collaboratore scolastico comporterà una riduzione di 205 posti nelle scuole superiori. “Per la FLC Cgil gli interventi sugli organici, sia del personale docente sia del personale ATA, finalizzati esclusivamente al contenimento della spesa continuano a essere inaccettabili“, sottolinea il sindacato di categoria, “soprattutto in una fase storica nella quale le scuole sono chiamate a gestire complessità educative, sociali ed amministrative in costante crescita”. A livello nazionale, Unicobas e Cgil indicono un mese di sciopero delle prestazioni aggiuntive, come protesta contro la riforma Valditara degli Istituti Tecnici. L’azione sindacale inizia giovedì 22 maggio e durerà un mese, fino al 21 giugno. Il commento di Massimiliano de Conca, segretario generale della Flc Cgil Lombardia. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Spese militari dell’Italia: +57% in soli dieci anni
Il nuovo rapporto SIPRI colloca l’Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi). L’aumento […] L'articolo Spese militari dell’Italia: +57% in soli dieci anni su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
GRAN BRETAGNA: LA BBC TAGLIA IL 10% DEL PERSONALE TRA L’INSTABILITÀ POLITICA, IL 7 MAGGIO LE AMMINISTRATIVE
2.500 lavoratori e lavoratrici BBC resteranno a casa entro il 2027 in seguito alla scelta di tagliare il 10% dei circa 25 mila lavoratori del network pubblico in lingua inglese che trasmette in tutto il mondo. Il simbolo dell’informazione pubblica britannica si trova in una fase di profondo cambiamento e il suo indebolimento ridurrà anche “il soft power di Londra nel mondo”. “Non soltanto esigenze budgetarie, ma anche precise motivazioni e scelte politiche” ha raccontato a Radio Onda d’Urto Claudio, compagno che lavora a Londra come ricercatore e tecnico per la British Broadcasting Corporation. Tra le ragioni il fatto che “sempre meno persone pagano il canone, circa 1 milione in meno negli ultimi anni”, il che ha ridotto il budget per radio e televisione pubblica di “1 miliardo di sterline”. Una sorta di protesta verso l’informazione pubblica sostenuta anche dall’estrema destra e dai tabloid, che da anni cercano di smantellare un sistema informativo che considerano fazioso. A questo si aggiunge la concorrenza estrema che caratterizza la galassia dei media, l’ascesa delle piattaforme streaming e di nuovi canali, ad esempio i social, utilizzati dalle persone per la fruizione di notizie. Con Claudio abbiamo anche fatto il punto sulle prossime elezioni amministrative previste per il 7 maggio e che coinvolgeranno oltre 6 milioni di persone distribuite in 4.851 seggi in 134 consigli locali. “Le amministrative mettono a rischio la tenuta del governo Starmer” e dei Labour, che nei sondaggi stanno calando significativamente (attestandosi intorno al 20%), a vantaggio dei verdi a sinistra (16-21%) e di Reform UK all’estrema destra (24-28%). Fermi tra il 12 e il 14% i liberali. Il 7 maggio infine si voterà per rinnovare il parlamento scozzese e quello gallese. Da Londra Claudio, compagno che lavora come ricercatore e tecnico alla BBC. Ascolta o scarica
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Decreto sicurezza quater: lo Stato penale nell’epoca della guerra e della crisi sociale
L’approvazione del cosiddetto “decreto sicurezza quater” da parte del governo guidato da Giorgia Meloni non è un fatto isolato, né una risposta contingente a problemi di ordine pubblico. È l’ultimo passaggio di un percorso già avviato da tempo, fatto di provvedimenti che, uno dopo l’altro, stanno cambiando in profondità il rapporto tra Stato e cittadini. Non siamo di fronte a una svolta improvvisa, ma a una linea precisa che avanza progressivamente. Quel “quater” dice esattamente questo: siamo davanti a una costruzione che procede per accumulo. Decreto dopo decreto, si consolida un modello in cui arretra il sociale e avanza il penale, in cui i diritti vengono compressi e il conflitto trattato come un problema di ordine pubblico. Tutto questo si inserisce dentro una crisi più generale, quella del modello sociale degli ultimi decenni. Un modello che ha prodotto precarietà, disuguaglianze, impoverimento e smantellamento del welfare e che oggi, di fronte alle proprie contraddizioni, non viene rimesso in discussione, ma difeso con strumenti sempre più autoritari. Il decreto sicurezza quater si colloca esattamente qui: rafforza dispositivi già esistenti, ne introduce altri, spinge ancora più avanti l’idea che i problemi sociali si affrontino con la repressione. Non si interviene sulle cause dell’insicurezza – salari bassi, lavoro precario, crisi abitativa – ma sugli effetti. Il disagio diventa devianza, la devianza diventa reato. Il conflitto non si governa, ma si anticipa e si reprime. È una logica pervasiva che si sta facendo sistema e non è separata da ciò che accade fuori dai confini nazionali. Siamo dentro una fase in cui la guerra torna a essere un elemento strutturale, le spese militari aumentano e si parla apertamente di economia di guerra. Le risorse si spostano e lo fanno a scapito di sanità, scuola, diritti sociali. In un contesto così, il controllo sociale diventa centrale. Non è un caso che, in tutta Europa, avanzino governi e movimenti autoritari, che costruiscono consenso sulla paura e sulla ricerca di nemici non solo esterni, ma anche interni. Anche in Italia vediamo questo meccanismo all’opera: migranti, poveri, chi protesta diventano bersagli facili, utili a nascondere le responsabilità di fondo. Il decreto sicurezza quater è parte di questo pericoloso disegno. Eppure, mentre in Parlamento andava avanti la maratona oratoria, conclusa con la conversione in legge del suddetto decreto – fuori si muoveva qualcosa. Ieri, a Piazza Capranica, a pochi passi dalla Camera dei deputati, tanti semplici cittadini si sono ritrovati su iniziativa della rete No Kings per contestare il suddetto decreto. Quella piazza, chiusa dentro una zona rossa, isolata e separata, dice molto del clima che si sta costruendo: il dissenso tenuto a distanza, reso invisibile, contenuto. Eppure da lì è arrivato un segnale. Con il buio, dopo una trattativa con le forze dell’ordine, è partita una fiaccolata verso Piazza Montecitorio. Un passaggio semplice, senza scontri, ma tutt’altro che banale: portare la propria voce sotto il Parlamento mentre dentro si approvava un decreto che quella voce prova a limitarla. Successivamente, dentro l’Aula, durante la votazione finale, dai banchi dell’opposizione si è levato il canto di Bella Ciao. Non una scena simbolica qualunque, ma il segno che anche dentro le istituzioni si avverte il peso di ciò che sta accadendo. Perché il punto è proprio questo: la maggioranza politica in  Parlamento non corrisponde a quella nel Paese reale perché è il prodotto di una legge elettorale che ha distorto la rappresentanza, trasformando una minoranza politica in una maggioranza parlamentare. Per fortuna fuori da quelle aule il quadro è diverso. Lo si è visto anche con il recente referendum: esiste una parte larga del Paese che continua a riconoscersi nei principi della Costituzione italiana. Una maggioranza che unisce lavoro, diritti, uguaglianza, rifiuto della guerra. Il problema è che questa maggioranza oggi non è organizzata e allora il punto diventa proprio questo. L’indignazione, da sola, non basta. Non è mai bastata. Va trasformata in qualcosa di più: organizzazione, mobilitazione, radicamento. Bisogna mettere in relazione le lotte, farle parlare tra loro, costruire connessioni tra chi oggi vive sulla propria pelle la precarietà, i tagli al welfare, la repressione. La storia di questo Paese lo dimostra ampiamente: quando i diritti arretrano, è solo la partecipazione collettiva che può invertire la rotta. Bisogna ripartire da qui. Costruire un fronte ampio, sociale e politico, capace di difendere le libertà e i diritti che la Costituzione sancisce. Perché la vera sicurezza non nasce dalla paura, ma dalla giustizia sociale. E senza quella, anche la democrazia – pezzo dopo pezzo – rischia di svuotarsi.   Giovanni Barbera
April 24, 2026
Pressenza
Bologna. Fascia boscata di Via Romita: basta speculazione e tagli
Quanto sta accadendo lungo il Savena abbandonato, nel tratto di via Romita a ridosso dell’area che verrà interessata dall’espansione del campeggio ora affidato a Club del Sole, è l’ennesima prova di una gestione irresponsabile del territorio. Il taglio indiscriminato della vegetazione ripariale viene giustificato come “manutenzione”, richiamando decreti regi di […] L'articolo Bologna. Fascia boscata di Via Romita: basta speculazione e tagli su Contropiano.
February 3, 2026
Contropiano
MSF: “Cliniche chiuse, farmaci bloccati nei porti, conseguenze devastanti dello smantellamento di USAID”
Un anno fa, l’amministrazione Trump ha emanato una serie di decreti esecutivi che hanno stravolto i programmi sanitari e umanitari in tutto il mondo, danneggiando gravemente la cooperazione e la solidarietà su questi temi. Le cliniche hanno chiuso i battenti. I farmaci salvavita sono rimasti bloccati nei porti. Gli operatori sanitari hanno perso il lavoro. I costi umani sono stati catastrofici. Nel corso del 2025 Medici Senza Frontiere (MSF), che non accetta finanziamenti dal governo statunitense per mantenere la sua indipendenza, ha assistito alle enormi conseguenze di queste scelte ed oggi esprime la sua vicinanza alle persone che sono state colpite. Le conseguenze devastanti delle misure adottate dall’amministrazione Trump, che ridefiniscono la politica di aiuti esteri degli Stati Uniti, hanno appena iniziato a manifestarsi, avverte MSF. “Mentre il mondo è ancora sotto shock per questi tagli agli aiuti, è ormai chiaro che si è trattato solo della prima mossa dell’amministrazione Trump per ridefinire l’assistenza sanitaria e umanitaria globale” afferma Mihir Mankad, direttore del dipartimento di Advocacy e Policy in tema di salute globale di MSF. “Le diverse amministrazioni hanno sempre avuto priorità e programmi differenti in materia di salute globale, ma quello a cui stiamo assistendo ora è un allontanamento sconcertante dal principio fondamentale secondo cui fornire assistenza umanitaria di base, combattere le epidemie, la malnutrizione e le malattie prevenibili con i vaccini e sostenere le comunità più emarginate del mondo siano cause meritevoli”. In Somalia, l’interruzione degli aiuti ha causato il blocco delle spedizioni di latte terapeutico per mesi. Il numero di bambini gravemente malnutriti ricoverati nelle strutture supportate da MSF è passato da 1.937 nei primi 9 mesi del 2024 a 3.355 nello stesso periodo del 2025. Solo nell’ospedale regionale di Baidoa Bay, i decessi tra i bambini gravemente malnutriti sono aumentati del 44% nella prima metà del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, con il 47% dei decessi avvenuti entro due giorni dall’arrivo del bambino a causa della gravità delle sue condizioni. All’ospedale della contea di Renk, in Sud Sudan, i tagli ai finanziamenti hanno costretto improvvisamente un’organizzazione umanitaria a interrompere il sostegno a 54 membri del personale ospedaliero nel mese di giugno, lasciando gravi lacune nell’assistenza alla maternità. Il reparto pediatrico dell’ospedale, gestito da MSF, ha accolto un numero maggiore di neonati con peso alla nascita criticamente basso e altre patologie dovute alla mancanza di assistenza medica durante la gravidanza e il parto. In risposta a questa situazione, MSF ha iniziato a supportare il reparto maternità nel settembre 2025. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), lo smantellamento di USAID ha portato alla cancellazione di un ordine di 100.000 kit post-stupro, che includevano farmaci per la prevenzione dell’HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili. I team di MSF hanno riscontrato livelli estremamente elevati di violenza sessuale in RDC – hanno fornito assistenza a 28.000 sopravvissute solo nella prima metà del 2025 – e hanno effettuato acquisti non programmati di profilassi post-esposizione (PEP) per l’HIV in risposta alle carenze di forniture nel Nord Kivu. Questi esempi e innumerevoli altri risalenti all’ultimo anno, significano molto più che semplici tagli al bilancio; rappresentano un cambiamento radicale nel modo in cui gli Stati Uniti interagiscono con il mondo e concepiscono il proprio ruolo nello scenario internazionale. Lo scorso settembre, l’amministrazione Trump ha pubblicato la sua strategia sanitaria globale America First, che assegna agli Stati Uniti un ruolo notevolmente ridotto. La strategia è limitata e poco lungimirante e orienta la politica statunitense verso un approccio errato e probabilmente inefficace alla risposta alle epidemie. Su aree chiave in cui gli Stati Uniti sono stati a lungo leader globali – salute sessuale e riproduttiva, nutrizione e malattie non trasmissibili – la strategia tace. Per iniziare ad attuare la strategia America First, l’amministrazione ha rapidamente negoziato una serie di accordi bilaterali con i governi che ricevono assistenza sanitaria estera dagli Stati Uniti. Questi accordi costituiranno la spina dorsale di un nuovo approccio alla salute globale, apertamente transazionale e negoziato a porte chiuse, senza il contributo della società civile o delle comunità la cui salute e il cui benessere sono maggiormente a rischio. L’amministrazione sostiene che questo approccio incoraggia la responsabilità e sovranità dei Paesi. Tuttavia, il governo statunitense ha contemporaneamente esercitato pressioni sui governi beneficiari affinché limitassero l’accesso ai servizi in base a criteri ideologici, in particolare per le popolazioni emarginate e nel campo della salute sessuale e riproduttiva. “L’affermazione secondo cui questi accordi promuovono la sovranità nazionale suona falsa quando, allo stesso tempo, i funzionari del Dipartimento di Stato dicono apertamente ai Paesi che l’assistenza sanitaria è subordinata alla loro disponibilità a concludere un accordo sui minerali con gli Stati Uniti” afferma Mankad di MSF. “L’assistenza sanitaria globale dovrebbe essere guidata dalle esigenze di salute pubblica, da solide prove mediche e dall’epidemiologia, non da rozzi calcoli politici, dall’estrazione economica o dalla coercizione ideologica”. I tagli del 2025 sono stati devastanti, ma ciò che sta emergendo ora è un ripensamento totale del perché e del modo in cui gli Stati Uniti forniscono aiuti e si impegnano con il resto del mondo su questioni sanitarie e umanitarie.   Medecins sans Frontieres
January 22, 2026
Pressenza
Venezuela e Stati Uniti, “Quando è troppo è troppo!”
In meno di dodici ore dal rapimento del capo di Stato venezuelano Nicolas Maduro da parte del governo americano guidato da Trump si sono mobilitate oltre cento città sparse per gli Stati Uniti;  nella giornata di domenica 4 gennaio, altre quaranta si sono unite alle proteste. Sono da poco tornata da un presidio molto partecipato di fronte al Metropolitan Detention Center a Brooklyn, dove hanno rinchiuso Maduro. L’appuntamento era per le 11. All’inizio si è tenuto un breve comizio, più di rito e per la folta stampa presente che per altro – non ci sono quasi parole per esprimere il disgusto verso la vergognosa aggressione al popolo venezuelano e l’ardire delle menzogne che si ostinano a propinarci. Poco dopo ha preso forma un picchetto in fila indiana che girava su se stesso; il cerchio si allungava di minuto in minuto accogliendo sempre più partecipanti. Sui cartelli c’era scritto: “Hand off Venezuela” “No Blood for Oil” “US out of the Caribbean” e tutti insieme ripetevamo gli slogan classici della protesta come “No boots, no bombs! Venezuela isn’t yours”, con qualche new entry come “USA out of everywhere” o “We Ask for Justice, You Say How. Free Maduro Right Now”. Molti erano giovani, ma non mancavano anziani ed esponenti della comunità venezuelana-caraibica con cartelli a sostegno del loro presidente imprigionato. La giornata di protesta degli americani è ancora lunga. Per domenica pomeriggio era stata annunciata una convocazione di massa, a cittadini/e e lavoratori, per partecipare a un webinar d’emergenza. L’incontro, a cui hanno aderito studiosi, sindacalisti e molti altri relatori, si è concluso annunciando l’intenzione di promuovere uno sciopero generale perché “quando è troppo è troppo!” Ci sono già date papabili. Attendiamo fiduciosi di saperne di più. Nessuno pare credere alla teoria ufficiale del presidente narcotrafficante. Il Venezuela è uno tra i Paesi più ricchi al mondo: possiede giacimenti di petrolio da far impallidire l’Arabia Saudita, miniere d’oro e pure terre rare. Perché dovrebbe darsi al narcotraffico? E questa potrebbe essere la punta dell’iceberg. A molti di noi, me inclusa, il Venezuela sembra essere saltato fuori dal cappello del mago l’altro ieri; in realtà da oltre vent’anni il Paese è in un processo di emancipazione e recupero di democrazia – la migliore, quella partecipativa – dopo quasi un secolo di dominazione coloniale fedele alla dottrina Monroe imposta dagli USA. Chi, senza andare a cercare su Google, si ricorda della protesta di “Caracazo”, sedata nel sangue nel 1989 (più di 3.000 persone uccise) dall’allora Presidente Carlos Andrés Pérez? Questo è il tipo di governo che piace agli States di Trump, il quale, nella sua sfacciataggine, da una parte pretende che noi popolino crediamo alla bugia della droga, dall’altra ha inviato un chiaro messaggio-minaccia ai Paesi nei dintorni: “Il dominio americano dell’emisfero occidentale non verrà mai più messo in discussione.” Chi sarà il prossimo? Come spiega un professore al webinar, l’avviso è diretto alla Colombia, al Messico e al Brasile… E non è finita. O perché sei uno studioso e capisci dove puntano le mosse del governo, o perché non arrivi più a fine mese (e qui non c’è la pensione dei genitori che ti aiuta), comunque sia, ti è sempre più chiaro che qualcosa di molto potente ti sta inesorabilmente schiacciando. Il signor Trump, che ha incentrato buona parte della sua campagna elettorale sulla parola “pace”, oggi probabilmente, tra una partita di golf e l’altra, se la ride di aver gabbato i suoi elettori. Fomenta conflitti in giro per il mondo (in un solo anno ha bombardato direttamente lo Yemen, l’Iraq, la Siria, la Nigeria, la Somalia, l’Iran, il Venezuela e indirettamente la Palestina e la Russia); al contempo in patria ha dato avvio a una spietata guerra contro i migranti, i lavoratori e l’intero popolo americano, che da qualche giorno, insieme al caro vita, deve affrontare la spesa triplicata dell’assicurazione sanitaria causata dal taglio di un trilione di dollari imposto dal governo all’ObamaCare. Questo, si sa già, costerà la vita a migliaia di persone che si vedranno costrette a rinunciare alle cure mediche. Negli ambulatori, lo dico per esperienza, ancora prima di salutarti la segretaria ti chiede se possiedi un’assicurazione, poi ne controlla la categoria e finalmente ti sorride. Per inciso Maduro l’hanno rinchiuso nello stesso carcere dove è detenuto Luigi Mangione. Vi dice qualcosa questo nome? È il giovane che ha ucciso l’Amministratore Delegato di una delle principali compagnie di assicurazioni mediche e ora rischia la condanna a morte. Più volte l’ho sentito definire un “eroe”. È il clima di rabbia e frustrazione, sempre più palpabile, che fa esprimere così malamente, dalla pancia; al contrario, per bloccare la deriva dello strapotere delle élite, bisogna rispondere con intelligenza e civiltà, soprattutto unendoci. Solidarietà al popolo venezuelano e a tutti i popoli sotto embargo.         Marina Serina
January 5, 2026
Pressenza
Cala lo spread, ma non per merito del governo
La recente “promozione” dei conti pubblici italiani da parte di Moody’s (da Baa3 a Baa2) e la riduzione dello spread sono stati salutati dal Governo come successi storici. Una verifica più attenta di ciò che è successo può, però, indurre a dubitare dell’interpretazione dell’Esecutivo. Vediamo perché. Innanzitutto, va messo in […] L'articolo Cala lo spread, ma non per merito del governo su Contropiano.
December 3, 2025
Contropiano
Pillole di bancarotta. Proviamo a fare due conti
Il valore complessivo delle società partecipate pubbliche quotate era a luglio di quest’anno pari a quasi 264 miliardi di euro di cui lo Stato e Cdp [Cassa Depositi e Prestiti, ndr] possedevano quasi 90 miliardi. Una prima considerazione su questo dato: in un anno il valore della partecipazione dello Stato […] L'articolo Pillole di bancarotta. Proviamo a fare due conti su Contropiano.
December 2, 2025
Contropiano