La salute dei cittadini resta drammaticamente appesa alle liste di attesaSulle Liste di attesa ancora nessun passo in avanti per i cittadini. La
Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA) raccoglie i dati relativi a
quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025: 24,2 milioni di prime visite
specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, allo stato
attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini: descrive il rispetto dei tempi
di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le
differenze tra Regioni, tra Aziende sanitarie, tra pubblico e privato
accreditato né tra prestazioni erogate a carico del SSN e in intramoenia. E’
quanto denuncia la Fondazione GIMBE, il cui presidente Cartabellotta aggiunte:
“Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali il Decreto Legge sulle liste
d’attesa (DL 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per
cittadini e pazienti. A 18 mesi dalla conversione in legge mancano ancora due
decreti attuativi e la piattaforma di monitoraggio non consente di individuare
dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano”. La Fondazione
GIMBE ha condotto la terza analisi indipendente sullo stato di attuazione della
norma e il primo monitoraggio della PNLA sui dati del 2025, con l’obiettivo di
alimentare in maniera costruttiva il dibattito pubblico, sollecitare risposte
chiare da Governo e Regioni e tracciare un confine netto tra promesse e realtà,
anche al fine di allineare le aspettative dei cittadini. Sempre più alle prese
con tempi di attesa interminabili e troppo spesso costretti a pagare di tasca
propria o, addirittura, a rinunciare alle prestazioni.
Al 1° febbraio 2026, secondo quanto riportato dal Dipartimento per il Programma
di Governo, risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale quattro dei sei decreti
attuativi previsti dal DL Liste d’attesa: tre ad aprile e uno ad agosto 2025.
Restano invece non adottati due decreti senza scadenza definita. Per quanto
riguarda la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, la prima versione della
PNLA è stata lanciata il 26 giugno 2025 e progressivamente aggiornata con tutti
i dati del 2025. A metà novembre Agenas aveva annunciato il rilascio entro fine
anno della versione 2.0, con dati consultabili per Regione e Provincia autonoma,
per pubblico e privato accreditato e per attività SSN e intramoenia, oltre ad
una versione 3.0 con consultazione dei dati in tempo reale per il primo semestre
2026. Tuttavia, al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma
rimane quella iniziale che contiene solo dati aggregati a livello nazionale. Di
conseguenza risulta impossibile individuare in quali Regioni e strutture si
concentrano i maggiori ritardi, per quali prestazioni e per quali classi di
priorità. Occorre anche precisare che solo il 21 gennaio 2026 è stato pubblicato
il DM 9 dicembre 2025 che ripartisce alle Regioni oltre € 27 milioni per
realizzare l’infrastruttura informatica volta a garantire l’interoperabilità dei
sistemi regionali. “Le Regioni, ha sottolineato Cartabellotta, avrebbero dovuto
predisporre entro giugno 2025 i piani per collegare i propri CUP alla
piattaforma nazionale ma il ritardo nella ripartizione dei fondi ha azzerato il
conto alla rovescia che è ripartito dopo sette mesi”.
Al momento, registra GIMBE, la PNLA non fornisce alcuna guida informativa su
cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. “La piattaforma,
sottolinea il Presidente, non indica le modalità per presentare segnalazioni o
richieste di tutela, privando il cittadino di informazioni indispensabili per
esercitare i propri diritti. In questo scenario non mancano ovviamente le
responsabilità delle Regioni, ma non al punto da attribuire loro la
responsabilità del disallineamento tra obiettivi dichiarati (riduzione rapida
delle liste) e l’assenza di risultati. Sicuramente, in diverse realtà persistono
pratiche illegittime già rilevate dai NAS (agende chiuse, liste di
“galleggiamento”, etc.), cui si aggiungono i ritardi nella realizzazione di un
CUP unico che includa anche le prestazioni del privato accreditato”. Il duplice
ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo
del grave e progressivo indebolimento del SSN, che richiede investimenti
strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa
trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata
di prestazioni. “Il DL Liste d’attesa, conclude Cartabellotta, rischia di
restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di
tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. Con una silenziosa esclusione dal
diritto alla tutela della salute, in violazione dell’articolo 32 della
Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN e con gravi conseguenze sulla
salute delle persone, sulla tenuta del SSN e sull’economia delle famiglie”. E
sulle liste di attesa Cittadinanzattiva ha lanciato “Stopattese”, una campagna
innovativa e interattiva che punta a fornire ai cittadini informazioni chiare e
strumenti pratici per affrontare uno dei problemi più sentiti dagli utenti del
sistema sanitario nazionale, cioè i tempi di attesa per accedere ad una
prestazione diagnostica o addirittura per una prestazione chirurgica:
https://www.cittadinanzattiva.it/campagne/16858-stop-attese-cosa-sapere-e-come-tutelarti-dalle-liste-di-attesa.html.
Intanto, come si evince dal Report sulle attività dei NAS, per quanto riguarda
le liste di attesa in tre anni sono stati effettuati circa 8.000 controlli
complessivi, con oltre 1.600 segnalazioni tra profili amministrativi e
giudiziari. “Un focus specifico, si legge nel resoconto dei NAS, ha riguardato
il sistema delle liste di attesa e dell’Attività libero-professionale
intramuraria, per verificare la corretta erogazione delle prestazioni
specialistiche del SSN, oggetto non solo delle campagne di cui sopra, ma di una
costante attività di monitoraggio/controllo. Nel 2025, infatti, sono stati
effettuati complessivamente 1.930 controlli presso direzioni sanitarie, reparti
specialistici e CUP, che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce all’A.G. per
reati quali truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche
forniture, nonché circa 474 segnalazioni all’Autorità Amministrativa”.
Qui per approfondire i dati di GIMBE:
https://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa.
Qui il Resoconto delle attività svolte dal Comando Carabinieri per la Tutela
della Salute – NAS nel 2025:
https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/Comunicato%20stampa_%20NAS.pdf.
Giovanni Caprio