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L’emigrazione sanitaria vale oltre 5 miliardi, in mezza Italia non ci si può curare
Non si è mai viaggiato così tanto per curarsi in Italia, ma non è un buon segno. Significa che, in Italia, il diritto alla salute non è garantito ovunque allo stesso modo, e spesso non è garantito affatto. Stando infatti agli ultimi studi della Fondazione Gimbe, nel 2023 la mobilità […] L'articolo L’emigrazione sanitaria vale oltre 5 miliardi, in mezza Italia non ci si può curare su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
La salute dei cittadini resta drammaticamente appesa alle liste di attesa
Sulle Liste di attesa ancora nessun passo in avanti per i cittadini. La Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA) raccoglie i dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, allo stato attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini: descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra Regioni, tra Aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del SSN e in intramoenia. E’ quanto denuncia la Fondazione GIMBE, il cui presidente Cartabellotta aggiunte: “Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali il Decreto Legge sulle liste d’attesa (DL 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti. A 18 mesi dalla conversione in legge mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma di monitoraggio non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano”. La Fondazione GIMBE ha condotto la terza analisi indipendente sullo stato di attuazione della norma e il primo monitoraggio della PNLA sui dati del 2025, con l’obiettivo di alimentare in maniera costruttiva il dibattito pubblico, sollecitare risposte chiare da Governo e Regioni e tracciare un confine netto tra promesse e realtà, anche al fine di allineare le aspettative dei cittadini. Sempre più alle prese con tempi di attesa interminabili e troppo spesso costretti a pagare di tasca propria o, addirittura, a rinunciare alle prestazioni. Al 1° febbraio 2026, secondo quanto riportato dal Dipartimento per il Programma di Governo, risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale quattro dei sei decreti attuativi previsti dal DL Liste d’attesa: tre ad aprile e uno ad agosto 2025. Restano invece non adottati due decreti senza scadenza definita. Per quanto riguarda la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, la prima versione della PNLA è stata lanciata il 26 giugno 2025 e progressivamente aggiornata con tutti i dati del 2025. A metà novembre Agenas aveva annunciato il rilascio entro fine anno della versione 2.0, con dati consultabili per Regione e Provincia autonoma, per pubblico e privato accreditato e per attività SSN e intramoenia, oltre ad una versione 3.0 con consultazione dei dati in tempo reale per il primo semestre 2026. Tuttavia, al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale che contiene solo dati aggregati a livello nazionale. Di conseguenza risulta impossibile individuare in quali Regioni e strutture si concentrano i maggiori ritardi, per quali prestazioni e per quali classi di priorità. Occorre anche precisare che solo il 21 gennaio 2026 è stato pubblicato il DM 9 dicembre 2025 che ripartisce alle Regioni oltre € 27 milioni per realizzare l’infrastruttura informatica volta a garantire l’interoperabilità dei sistemi regionali. “Le Regioni, ha sottolineato Cartabellotta, avrebbero dovuto predisporre entro giugno 2025 i piani per collegare i propri CUP alla piattaforma nazionale ma il ritardo nella ripartizione dei fondi ha azzerato il conto alla rovescia che è ripartito dopo sette mesi”.  Al momento, registra GIMBE, la PNLA non fornisce alcuna guida informativa su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. “La piattaforma, sottolinea il Presidente, non indica le modalità per presentare segnalazioni o richieste di tutela, privando il cittadino di informazioni indispensabili per esercitare i propri diritti. In questo scenario non mancano ovviamente le responsabilità delle Regioni, ma non al punto da attribuire loro la responsabilità del disallineamento tra obiettivi dichiarati (riduzione rapida delle liste) e l’assenza di risultati. Sicuramente, in diverse realtà persistono pratiche illegittime già rilevate dai NAS (agende chiuse, liste di “galleggiamento”, etc.), cui si aggiungono i ritardi nella realizzazione di un CUP unico che includa anche le prestazioni del privato accreditato”. Il duplice ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo del grave e progressivo indebolimento del SSN, che richiede investimenti strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni. “Il DL Liste d’attesa, conclude Cartabellotta, rischia di restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. Con una silenziosa esclusione dal diritto alla tutela della salute, in violazione dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN e con gravi conseguenze sulla salute delle persone, sulla tenuta del SSN e sull’economia delle famiglie”. E sulle liste di attesa Cittadinanzattiva ha lanciato “Stopattese”, una campagna innovativa e interattiva che punta a fornire ai cittadini informazioni chiare e strumenti pratici per affrontare uno dei problemi più sentiti dagli utenti del sistema sanitario nazionale, cioè i tempi di attesa per accedere ad una prestazione diagnostica o addirittura per una prestazione chirurgica: https://www.cittadinanzattiva.it/campagne/16858-stop-attese-cosa-sapere-e-come-tutelarti-dalle-liste-di-attesa.html.  Intanto, come si evince dal Report sulle attività dei NAS, per quanto riguarda le liste di attesa in tre anni sono stati effettuati circa 8.000 controlli complessivi, con oltre 1.600 segnalazioni tra profili amministrativi e giudiziari. “Un focus specifico, si legge nel resoconto dei NAS, ha riguardato il sistema delle liste di attesa e dell’Attività libero-professionale intramuraria, per verificare la corretta erogazione delle prestazioni specialistiche del SSN, oggetto non solo delle campagne di cui sopra, ma di una costante attività di monitoraggio/controllo. Nel 2025, infatti, sono stati effettuati complessivamente 1.930 controlli presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e CUP, che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce all’A.G. per reati quali truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche forniture, nonché circa 474 segnalazioni all’Autorità Amministrativa”. Qui per approfondire i dati di GIMBE: https://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa.  Qui il Resoconto delle attività svolte dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – NAS nel 2025: https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/Comunicato%20stampa_%20NAS.pdf.  Giovanni Caprio
February 11, 2026
Pressenza
Sanità sarda: considerazioni a confronto a sinistra
La sanità pubblica in Sardegna, come da altre parti (forse ancora peggio che in altre parti), attraversa un brutto momento che si ripercuote inevitabilmente nella gestione delle istituzioni regionali e nel dibattito politico. Riportiamo una analisi di Claudia Zuncheddu, medica e attivista, in risposta ad un “editoriale” del giornalista Mario Guerrini, che riportiamo sotto.   Lettera aperta di Claudia Zuncheddu1
February 5, 2026
La Bottega del Barbieri
Salute e «rupe Tarpea»
Vito Totire (*) su due brutte storie della sanità bolognese e genovese. Lavoratori e lavoratrici con problemi di salute (e chi non ne ha? ): inclusione e non espulsione Abrogare il decreto 171/2011: un decreto da rupe tarpea ; è un percorso utilizzato solo per i dipendenti pubblici … è costituzionale ? Certamente il decreto non avrebbe il consenso di
February 1, 2026
La Bottega del Barbieri
Torino: un ospedale nel parco
di Luca Graziano (*) Sanità pubblica, consumo di suolo e qualità della democrazia nel tempo della crisi climatica Costruire un nuovo ospedale significa investire nella salute collettiva. Proprio per questo, una scelta di tale portata non può essere ridotta a una decisione tecnica né trattata come un atto amministrativo ordinario. Quando un’infrastruttura sanitaria di grandi dimensioni viene collocata all’interno di
January 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Presidio al Pirellone, restituiti simbolicamente alla Giunta i “pessimi regali” alla sanità pubblica
Questo pomeriggio la rete La Lombardia SiCura ha promosso un presidio davanti al Pirellone, in concomitanza con la seduta del Consiglio Regionale, per denunciare le scelte della Giunta Fontana-Bertolaso che stanno progressivamente indebolendo la sanità pubblica lombarda e mettendo a rischio il diritto universale alla cura. Durante l’iniziativa, attiviste e attivisti si sono presentati simbolicamente come “Babbo Natale” per restituire alla Regione i pessimi regali sanitari fatti alle cittadine e ai cittadini lombardi: una lunga serie di provvedimenti che favoriscono la sanità privata, peggiorano le liste d’attesa e aumentano le diseguaglianze nell’accesso alle cure. “Oggi eravamo davanti alla Regione come Babbo Natale per restituire simbolicamente al mittente i pessimi regali sanitari che la Giunta regionale ha fatto ai cittadini lombardi” ha dichiarato Vittorio Agnoletto, di Osservatorio Salute. “Una lista infinita di provvedimenti, i cui nomi abbiamo appeso all’albero di Natale montato davanti alla sala del Consiglio Regionale.» Al centro della protesta, in particolare, la delibera del 15 settembre 2025, che chiede alle ASST di sottoscrivere convenzioni con assicurazioni sanitarie, mutue e fondi, garantendo ai loro iscritti canali privilegiati di accesso a visite e ricoveri. “In questo modo” ha proseguito Agnoletto “chi chiederà di essere curato attraverso il Servizio Sanitario Nazionale si troverà davanti liste d’attesa ancora più lunghe di quelle attuali. La Giunta sostiene che si tratta di una sperimentazione? Bene, allora dichiari che la sperimentazione è chiusa, perché è in contrasto con il diritto costituzionale alla cura per tutte e tutti e ritiri la delibera.” La rete La Lombardia SiCura chiede inoltre che tutte le risorse destinate all’abbattimento delle liste d’attesa vengano investite nella sanità pubblica. “Con la delibera del 29 settembre” ha sottolineato Agnoletto “la Giunta ha stanziato 10 milioni di euro a favore della sanità privata, il cui obiettivo è fare profitti e spingere le persone a pagare le prestazioni, non certo rafforzare il servizio pubblico, né ridurre strutturalmente le liste d’attesa.” Durante il presidio è stata lanciata una campagna di mobilitazione di tre mesi, che culminerà il 14 marzo 2026 a Milano, con una manifestazione regionale, proprio nel giorno in cui scadranno i sei mesi di “sperimentazione” della delibera del 15 settembre. In avvicinamento a quella data è prevista anche una settimana di iniziative e dibattiti in tutta la Lombardia. “La delibera del 15 settembre è la nostra linea del Piave” ha concluso Agnoletto. “Se non verrà ritirata, si realizzerà il progetto della Giunta Fontana-Bertolaso di distruggere la sanità pubblica in Lombardia e di porre le basi per lo smantellamento del servizio sanitario pubblico a livello nazionale.” Al presidio è intervenuta anche Monica Vangi, segretaria della CGIL Lombardia: “Dobbiamo rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale a partire dal riconoscimento del lavoro delle operatrici, degli operatori e dei professionisti della sanità. È fondamentale evitare che il modello lombardo venga preso come riferimento per l’intero Paese. È nostro dovere lottare al fianco di cittadine e cittadini perché non si rassegnino a un sistema che garantisce le cure solo a chi può permettersele.” La Lombardia SiCura continuerà il proprio impegno per difendere e rilanciare una sanità pubblica, universale e accessibile, fondata sull’uguaglianza dei diritti e non sulla capacità di spesa.   Medicina Democratica
December 16, 2025
Pressenza
Una Campania Popolare anche per abbattere le liste d’attesa nella sanità
Sono 5 anni che ci battiamo per le liste d’attesa, 5 anni in cui gli amministratori regionali ci hanno preso in giro, 5 anni in cui non hanno fatto praticamente nulla per ridistribuire i tetti di spesa la cui incapienza grava inesorabilmente su bilanci familiari di persone che sempre più […] L'articolo Una Campania Popolare anche per abbattere le liste d’attesa nella sanità su Contropiano.
November 20, 2025
Contropiano
Comunicato stampa: in merito all’ipotesi di un accordo tra Emilia-Romagna e Calabria
Il Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata giudica negativamente le parole del Presidente De Pascale “Stop ai pazienti da fuori” ed ancor più l’espressione della direttrice del S. Orsola Chiara Gibertoni: “C’è una mobilità sanitaria canaglia”. Riteniamo che tali affermazioni riecheggino lo stile leghista (prima ”noi”, fuori gli “stranieri”). La cosiddetta migrazione sanitaria è il risultato di una disuguaglianza nell’accesso e nella qualità delle prestazioni sanitarie sul territorio nazionale che spinge legittimamente a ricercare – con difficoltà e sacrifici – cure adeguate e maggiori prospettive di vita. Non capiamo perché un tale fenomeno, nato soprattutto grazie alle politiche di aziendalizzazione dell’attività sanitaria sia diventato di colpo un problema così grave da “intasare” il nostro servizio sanitario di diritto pubblico stimolando la Regione a prospettare un accordo diretto con la regione Calabria. Che tale fenomeno, con comportamenti disdicevoli solo in una minuscola percentuale, risultasse utile per la quantità economica extra che arrivava in regione forse non era conosciuto tra i non addetti ai lavori ma il blocco della mobilità durante il covid19 ha determinato la dovuta restituzione di milioni di euro da parte dell’Emilia-Romagna (ma anche di altre regioni del nord) per prestazioni non ancora erogate a pazienti provenienti da altre regioni. Come tutti noi anche la dott.ssa Gibertoni (che pare non ne fosse a conoscenza) ne è stata notiziata ma solo ora decide di scagliarsi contro. E’ un dato di fatto che la sanità sia già largamente regionalizzata ma la proposta di accordo con la Calabria potrebbe porre in essere quelle “nuove e ulteriori” forme di autonomia differenziata che l’art. 116 comma 3 Cost. offre a eventuali richiedenti. Il Presidente De Pascale che con la Risoluzione del 19/02/2025 ritirava le pre-intese del 2018-2019 sull’autonomia differenziata non ci ha mai detto che non avrebbe iniziato altri negoziati, ed è vero! In questo modo la Regione non inizia negoziati con lo Stato, semplicemente li salta procedendo autonomamente e direttamente ad accordi con altre Regioni con il rischio di diventare miccia per altri accordi con e tra altre regioni e anche su altre materie, un vero e proprio “Far West”! Ma se portasse a risultati, cosa di cui dubitiamo, la diminuzione di arrivo di persone calabresi perché mai non dovrebbe aumentare gli arrivi da altre regioni? Farà accordi anche con Puglia e/o Basilicata e così via? Concordiamo con le osservazioni del sindaco di Bologna e della Città Metropolitana Matteo Lepore: «Voglio dire rispetto ad alcune dichiarazioni leghiste che ho sentito da parte della maggioranza, che è inutile che in questo momento facciano tanto gli ‘spanizzi’, perché la risoluzione di questo problema non è maggiore autonomia ma il sistema sanitario nazionale». Ci auguriamo che il Presidente De Pascale si dissoci dai toni della dichiarazione della Dott.ssa Gibertoni, ritiri la proposta di accordo con la Calabria, non usi la mobilità sanitaria scatenando una guerra non tra poveri ma tra sofferenti e stimoli invece la Conferenza delle Regioni ad una adeguata vertenza col governo nazionale affinchè siano stanziate tutte le risorse necessarie al finanziamento del servizio sanitario pubblico. Bologna 15, novembre, 2025