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La militarizzazione dei luoghi di formazione passa anche dal nome delle scuole: il caso di Castelnuovo Berardenga (SI)
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UN CONTRIBUTO CRITICO GIUNTO ALLA MAIL DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ (OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM) DALL’ASSOCIAZIONE “IL MURO E LA CREPA” CHE ANALIZZA IL FENOMENO CELEBRATIVO E RETORICO DELL’INTITOLAZIONE DELLE SCUOLE A EROI MILITARI E GUERRAFONDAI. COGLIAMO L’OCCASIONE PER INVITARE LE CITTADINE E I CITTADINI A INVIARCI SEGNALAZIONI E CONTRIBUTI COME QUESTO E APPROFITTIAMO PER RINGRAZIARE TUTTE E TUTTI COLORE CHE CI SOSTENGONO, ANCHE ECONOMICAMENTE, NELLE NOSTRE LOTTE NONVIOLENTE, PACIFISTE E ANTIMILITARISTE. La necessità di trasformare le scuole italiane in comunità di pace è estremamente attuale, vista la crescente pervasività della propaganda bellicista all’interno dei luoghi di formazione. Per rendere effettivo questo importante obiettivo è necessario insegnare a gestire i conflitti attraverso la nonviolenza e la valorizzazione della dignità umana, contrapponendosi alla cultura della guerra, educare a riconoscere e rifiutare la narrazione bellica (propaganda di guerra) che cerca di normalizzare il conflitto. In poche parole rendere a tutti gli effetti la scuola una comunità educante, basata su dialogo e ricerca, che insegna a decostruire la logica “amico-nemico”. Dato che la scuola non deve essere un terreno di conquista per l’indottrinamento militare, ma il luogo in cui si formano cittadini e cittadine capaci di costruire un futuro di pace, è necessario rendere credibili e coerenti tutti gli sforzi fatti in tal senso prestando attenzione anche agli elementi simbolici e altamente significativi. Ad esempio, può una comunità di pace essere dedicata a militari, guerrafondai, razzisti o altri personaggi di pessimo esempio per gli studenti e le studentesse? Possono gli alunni e le alunne di una scuola credere fino in fondo di essere parte di una comunità per la pace se il proprio istituto scolastico è ufficialmente intitolato a qualcuno che durante la propria vita ha promosso valori opposti a quelli che vengono promossi dalla comunità educante? Ce lo stiamo domandando a Castelnuovo Berardenga dove l’Istituto comprensivo è intitolato ad un personaggio controverso come Giovanni Papini e la scuola primaria ad un tenente dell’esercito italiano, tale Elia Mazzei. Giovanni Papini, scrittore, poeta e saggista è stato direttore della rivista «Lacerba» organo di propaganda dell’interventismo nazionalista e imperialista nel periodo che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale. Nell’articolo “Amiamo la guerra!”, pubblicato all’indomani dell’inizio del conflitto, l’ideologia malthusiana viene assunta da Papini per sostenere la guerra esaltata come «sola igiene del mondo» in nome di un virilismo allora di moda. Tra le varie affermazioni di Papini a proposito della guerra, crediamo possano bastare, a titolo di esempio, le seguenti: "Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue”. “È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, della ipocrisia e della pacioseria”. “Siamo troppi. La guerra è un’operazione maltusiana. Fa il vuoto perché si respiri meglio”. “Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa […] dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi". Naturalmente, dopo la fine del primo conflitto mondiale, il buon Papini non si lasciò sfuggire il treno del fascismo, che sostenne attivamente vedendovi un potenziale strumento di rinnovamento culturale. Nota anche la stima nei confronti del Duce, definito “Amico della poesia e dei poeti”. Per quanto riguarda Elia Mazzei, c’è molto meno da dire, se non che è stato un ufficiale del Regio Esercito Italiano, parte del corpo di spedizione nella campagna coloniale italiana per la conquista dell’Etiopia (1895-1896). Mazzei, era, come si evince dai carteggi con la famiglia, un convinto sostenitore dell’impresa colonialista e un razzista, il cui unico merito per ricevere come dedica postuma una scuola primaria è stato quello di essere nato proprio a Castelnuovo Berardenga. SONO QUESTI NOMI A CUI INTITOLARE LE SCUOLE IN CUI DOVREBBERO ESSERE FORMATE ED EDUCATE ALLA PACE LE NUOVE GENERAZIONI? Noi crediamo che un cambio del nome dell’istituto comprensivo “G. Papini” e della scuola primaria “E. Mazzei” in favore di personaggi che nella propria vita si sono spesi per la pace e la tutela dell’infanzia, sia un obiettivo simbolico ma propedeutico all’attivazione efficace e coerente di progetti di educazione alla pace e di contrasto alla propaganda di guerra. Tale obiettivo dovrà essere promosso attraverso una campagna capillare di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità scolastica e di tutta la cittadinanza, attraverso raccolte firme, assemblee pubbliche e pressione sulle autorità locali competenti. di Associazione “Il Muro e La Crepa” -------------------------------------------------------------------------------- SE COME ASSOCIAZIONI O SINGOLI VOLETE SOSTENERCI ECONOMICAMENTE POTETE FARLO DONANDO SU QUESTO IBAN: IT06Z0501803400000020000668 OPPURE QUI: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettere all’Osservatorio: Militarizzazione o educazione? La posta in gioco nelle scuole calabresi
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UNA RIFLESSIONE GIUNTA DA UN/UNA DOCENTE CALABRESE CHE TROVA NELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE UN UTILE ARGINE DALLA LOGICA MILITARISTA CHE STA INVADENDO LA SCUOLA NEGLI ULTIMI ANNI. COME DIMOSTRA LA CALOROSA ACCOGLIENZA DELL’APPELLO PER LA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO CHE ABBIAMO LANCIATO, SEMPRE PIÙ COLLEGHI E COLLEGHE RIESCONO A METTERE INSIEME I TASSELLI DI UN PROCESSO CHE STA CERCANDO IN TUTTI I MODI DI NORMALIZZARE LA GUERRA ATTRAVERSO UN UNIVERSO SIMBOLICO BELLICISTA COSTRUITO SIN DALLE SCUOLE. NOI NON SAREMO COMPLICI! Negli ultimi anni assistiamo a un fenomeno sempre più evidente anche in Calabria: l’ingresso strutturato delle forze armate nelle scuole attraverso orientamento professionale, progetti formativi, convenzioni e percorsi PCTO. La domanda non è ideologica. È educativa e politica nel senso più alto del termine: quale idea di società stiamo trasmettendo alle nuove generazioni? La scuola come campo di tensione. Non esiste una scuola neutra. Esiste un progetto politico che punta a trasformarla in uno spazio di disciplinamento, gerarchia e funzionalità al mercato e alla logica della sicurezza armata. È la scuola che l’attuale indirizzo ministeriale promuove: centralità dell’ordine, enfasi sulla verticalità dell’autorità, valorizzazione simbolica e concreta delle carriere militari. Ma esiste anche un’altra scuola. Una scuola viva, fatta di docenti, studenti e comunità educanti che praticano pensiero critico, inclusione, educazione alla pace, giustizia sociale. Quando denunciamo la militarizzazione, non attacchiamo la scuola in sé. Denunciamo un tentativo di impoverimento culturale e democratico. Emergenza etica prima che tecnica. Viviamo una doppia crisi: crisi ecologica e crisi sociale. In questo contesto, la priorità non dovrebbe essere preparare tecnici competitivi, ma formare persone capaci di responsabilità e relazione. L’educazione non è addestramento. Non è orientamento esclusivamente funzionale al mercato del lavoro. Non è selezione dei più adatti. Educare significa costruire coscienza civile. Don Milani lo sintetizzava con un’espressione netta: “I care”. Mi importa. Mi riguarda. L’alternativa culturale è il “me ne frego”: l’indifferenza istituzionalizzata, oggi spesso tradotta in meritocrazia selettiva e competizione permanente. Stato di natura o civiltà? La retorica dominante ripropone una visione implicita: il mondo è competizione, sopravvive il più forte, chi è debole resta indietro. Ma la civiltà non nasce dalla sopraffazione. Nasce dalla cura. Le scienze antropologiche mostrano che i primi segni di civiltà coincidono con la protezione dei fragili, non con l’eliminazione dei deboli. Se la scuola normalizza il linguaggio della forza come unica soluzione ai conflitti, rischia di legittimare una regressione culturale. Il bambino come patrimonio, non come capitale. Nel libro Il bambino, primo patrimonio dell’umanità, Gino Soldera propone un cambio di paradigma: il bambino non è capitale umano da valorizzare economicamente, ma patrimonio collettivo da custodire. Questo implica una responsabilità intergenerazionale. Ogni scelta educativa è una scelta sul futuro. Se il bambino è patrimonio, allora la scuola deve essere spazio di sviluppo umano integrale, non corridoio di reclutamento. Cura, relazione, interdipendenza. Anche riflessioni provenienti da ambiti diversi — come quelle presentate da Citro in Frequenze che curano — convergono su un punto fondamentale: la salute è relazione, risonanza, equilibrio tra sistemi. Lo stesso vale per il tessuto sociale. Una società non si regge sulla paura, ma sulla fiducia. Non sulla militarizzazione simbolica, ma sulla cooperazione.La scuola dovrebbe essere il primo laboratorio di questa interdipendenza. Professioni della pace: un’assenza significativa. Se nelle scuole entrano stabilmente le forze armate, perché non entrano con la stessa sistematicità mediatori dei conflitti, operatori di giustizia riparativa, educatori di comunità, esperti di cooperazione internazionale, professionisti della transizione ecologica, attivisti per i diritti umani. La questione non è vietare, ma riequilibrare. Garantire pluralismo. Assicurare che le scuole non diventino luoghi di promozione unidirezionale di un modello securitario. Accendere, non riempire. L’educazione autentica non riempie contenitori. Accende coscienze. In una fase storica in cui le disuguaglianze crescono e il pianeta è sotto pressione, abbiamo bisogno di giovani capaci di: leggere la complessità, cooperare, prendersi cura, trasformare i conflitti in processi democratici. Questo è l’opposto della logica militare, che per definizione si fonda su comando, obbedienza e struttura gerarchica. La responsabilità collettiva. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università nasce per monitorare, informare e stimolare un dibattito pubblico consapevole. Non si tratta di una posizione ideologica contro qualcuno. Si tratta di una domanda democratica: quale cultura vogliamo che attraversi le nostre istituzioni educative? Se crediamo che il futuro si costruisca attraverso la cura, la giustizia e la pace, allora la scuola deve restare spazio civile, plurale e critico. Il futuro non si addestra. Si educa. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole
Lettera al Ministro Valditara dal Liceo “Casiraghi” di Cinisello Balsamo (MI) sulla libertà di insegnamento
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA GIUNTA DAI/DALLE DOCENTI DEL LICEO “CASIRAGHI” DI CINISELLO BALSAMO (MI) INDIRIZZATA A MINISTRO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO GIUSEPPE VALDITARA SULLA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO A SEGUITO DELLA GRAVE SCHEDATURA DEI DOCENTI DA PARTE DI ASSOCIAZIONI DI ESTREMA DESTRA, CLICCA QUI PER IL NOSTRO ARTICOLO. All’attenzione del Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara Siamo docenti del Liceo Giulio Casiraghi, siamo donne e uomini, lavoratrici e lavoratori dell’educazione e della cultura, e proprio per questo riconosciamo il grande valore della scuola come uno degli istituti fondamentali della democrazia che per noi significa prima di tutto la libertà del pensiero critico, del dialogo e del confronto, anche serrato, tra posizioni diverse. Crediamo nella scuola pubblica perché crediamo che la democrazia sia il mondo visto da diversi punti di vista e proprio per questo ogni giorno entriamo in classe con professionalità, attenzione e cura verso i nostri allievi e allieve. E proprio per questo abbiamo deciso di insegnare nella scuola pubblica. Ognuna e ognuno di noi ha una sua posizione politica, sulla propria città, sulla propria nazione, sul nostro comune mondo e non potrebbe essere altrimenti, visto che non sarebbe possibile educare dei futuri cittadini senza esercitare noi stessi la cittadinanza come impegno attivo. Per questo respingiamo con indignazione e grande sconforto l’iniziativa presa da Azione studentesca, movimento giovanile del partito Fratelli d’Italia, di chiamare gli studenti alla delazione degli “insegnanti di sinistra”. Siamo indignati per la mancanza di rispetto verso quello che cerchiamo di fare ogni giorno, educare giovani donne e uomini alla fatica del pensiero critico, alla riflessione sul passato e sul presente, alla consapevolezza che nulla di ciò che è umano ci è estraneo. Il richiamo alla delazione offende e preoccupa tutte le componenti della scuola, a prescindere dal proprio punto di vista sul mondo. Lo sconforto nasce invece dalla constatazione che coloro che hanno scritto quel testo non hanno ancora compreso che in una repubblica democratica, e il nostro paese lo è dal 1946, tutti i pensieri sono liberi e tutti dovrebbero avere pensieri politici, rivolti alla comunità della quale si sentono parte, e quindi non c’è bisogno di delatori anonimi per pensieri pubblici e liberi. Indirizziamo a Lei questa lettera aperta nel suo ruolo di Ministro della Repubblica e a lei chiediamo la difesa della libertà di pensiero e di insegnamento come nel dettato della Costituzione italiana, di cui Lei come Ministro e noi come pubblici ufficiali siamo garanti. Cinisello Balsamo, Milano, 3 febbraio 2026 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettere all’Osservatorio: a Torre del Greco restrizioni alla libertà d’espressione
ATTIVA NEL COLLETTIVO «CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA», CREATO A ROMA (2017) E DIFFUSISSIMO IN TUTTA ITALIA GRAZIE ALL’IMPEGNO DI MARINA BOSCAINO E DI NUMEROSI GIURISTI, MARCELLA RAIOLA, DOCENTE DI LICEO DI TORRE DEL GRECO, HA ORGANIZZATO NUMEROSE INIZIATIVE CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE FISCALE, NELLE PIAZZE DI NAPOLI E DELL’HINTERLAND PARTENOPEO. MARCELLA È ATTIVISSIMA ANCHE NEL GRUPPO PRO PALESTINA, COME CI SPIEGA NELL’ARTICOLO INVIATOCI E CHE PUBBLICHIAMO VOLENTIERI, NEL QUALE CI SEGNALA UN EPISODIO DI CENSURA LEGATO ALLA “PREPARAZIONE” DEL CLIMA CHE PORTERÀ ALL’APPROVAZIONE DEL DDL SULLA SICUREZZA, FORTEMENTE REPRESSIVO. IL 27 GENNAIO È UNA DATA IMPORTANTE, OGGI PIÙ CHE MAI, CONSIDERATO CHE È LO STATO DI ISRAELE AD AVER PERSO LA SUA MEMORIA, AFFOGATA NEL VITTIMISMO CHE GIUSTIFICA IL GENOCIDIO IN ATTO IN PALESTINA. LA MEMORIA IN OSTAGGIO “Volevamo salvare la Palestina, ma è la Palestina che sta salvando noi“: questo non è uno slogan, ma una consapevolezza che si è fatta strada nel corso delle oceaniche e reiterate manifestazioni di protesta contro il genocidio – oscenamente sostenuto a livello militare, politico, economico, culturale e mediatico dal superbo “Occidente democratico” – che Israele sta perpetrando a Gaza e in Cisgiordania, con il dichiarato scopo di portare a termine la colonizzazione della Palestina dopo averla definitivamente “ripulita” dei suoi abitanti, da 80 anni perseguitati e oppressi. Di questa diffusa consapevolezza sociale, soprattutto, il governo ha paura, per questo ricorre alla “blindatura” del discorso pubblico, alla censura, anche preventiva, al ricatto morale, alla minaccia, al silenziamento manu militari. Perfino in periferia. Perfino a Torre del Greco, dove ai membri del Coordinamento Pro Palestina è stato vietato, con prescrizione emanata e notificata dalla Questura di Napoli, di tenere un presidio (annunciato e regolarmente comunicato dieci giorni prima) il giorno 27 gennaio, dedicato a una Memoria che è stata presa in ostaggio dall’entità israeliana, maestra di insopportabile vittimismo contro ogni evidenza e malgrado le reiterate condanne dei tribunali internazionali. È Israele, infatti, che ormai decide se e quando le cittadine e i cittadini italiani possono parlare nelle loro strade e scuole, e in che termini. Il provvedimento prescriveva lo spostamento coatto della data, il divieto di esibire contrassegni “territoriali” (la bandiera palestinese!) qualificati tout-court come simboli di odio razziale, e annunciava l’apertura di procedimenti penali e amministrativi a carico  dei trasgressori, in caso di violazione. Prima dell’interdizione scritta, gli ispettori avevano provato, con insistenti telefonate, a persuadere i membri del Coordinamento a spostare spontaneamente la data, adducendo il pretesto dell’ordine pubblico, assolutamente risibile in un territorio come Torre del Greco, dove non esistono comunità ebraiche, e richiamandosi paternalisticamente a offensive ragioni di “opportunità etica”. Quest’argomento della “opportunità”, squisitamente politico, è stato sentito come gravemente lesivo della dignità personale da parte dei membri del Coordinamento, e della dignità professionale da parte di quanti tra loro insegnano. Il termine, infatti, intriso di moralismo, contiene l’accusa indiretta di negazionismo e tentato vilipendio della Shoah, come se la sola scelta della data del 27 costituisse di per sé un oltraggio alla memoria dell’olocausto ebraico e alla sua pretesa “unicità”. È stato fatto, insomma, un abnorme e illegittimo processo alle intenzioni, e i numerosi condizionali presenti nel documento interdittivo lo dimostrano, così come l’uso della parola “conflitto” al posto di “genocidio” e della parola “sacralità” in relazione alla data del 27 dimostrano a chiare lettere la speciosità e faziosità dei ragionamenti che hanno indotto la Questura a calpestare e negare un diritto costituzionalmente tutelato. Del resto, siamo alla vigilia (10 febbraio) dell’approvazione di un disegno di legge aberrante, a firma dei deputati Scalfarotto e Romeo, che introduce l’equiparazione di antisemitismo e antisionismo e prevede l’odiosa delazione, specie nelle scuole e nelle università, ai danni di chi oserà criticare l’operato di Netanyahu, che equivarrà a “negare l’autodeterminazione del popolo ebraico”, secondo quanto prescritto dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), un organismo intergovernativo elevato a fonte di un diritto, che pretende di trasformare in tabù linguistici e concettuali pensieri e parole non allineati con il progetto genocidario del sionismo. Sorvegliare e punire: questo l’orizzonte fascista e avvilente verso cui il paese si avvia, pur di partecipare alla spartizione delle spoglie di Gaza e compiacere gli USA in declino. Il diritto, interno e internazionale, viene piegato alle pretese del crimine più grave. L’impatto storico ed emotivo della Memoria viene artatamente cristallizzato e circoscritto al passato remoto perché i sionisti al potere in Israele possano fare leva sulla pagina più atroce della storia ebraica per scriverne un’altra di pari mostruosità. Ilan Pappé ha profetizzato che l’abuso della Storia e le museruole imposte a chi denuncia la verità finiranno col ritorcersi contro il sionismo. Lo crediamo fermamente. Ma ora è tempo di resistere strenuamente ad ogni forma di repressione funzionale, perché si rischia di non avere più alcun diritto da rivendicare.  prof.ssa Marcella Raiola, membro del Coordinamento pro-Palestina di Torre del Greco -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Lettera alla Dirigente del Liceo “Botta” di Ivrea da parte di un pacifista
PUBBLICHIAMO UNA CORAGGIOSA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN ASSIDUO LETTORE PACIFISTA RIVOLTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA DEL LICEO “BOTTA” DI IVREA, LA QUALE AVREBBE INVITATO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DELLA SUA SCUOLA AD ASSISTERE AL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA USANDO UN PASSAGGIO DEL DISCORSO “POCO PACIFISTA” E “PIUTTOSTO GUERRAFONDAIO” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. PER INVIARE LETTERE E COMUNICATI STAMPA, SCRIVERE A STAMPA.OSSERVATORIONOMS@GMAIL.COM. Da uomo di pace scrivo alla Direttrice didattica del liceo “Botta” di Ivrea e indirettamente ai suoi alunni. Le chiedo scusa Direttrice per questa mia intrusione. Lei sta invitando i suoi studenti a partecipare al passaggio della Fiamma Olimpica di Cortina 2026. Beh, fino a qui niente da dire, ma poi scrive ai suoi studenti: «Come rimarcato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia della Fiaccola Olimpica tenutasi a Roma il 5 dicembre scorso, si invita a riflettere sugli alti valori di pace, solidarietà, speranza e unione […]». Ma mi perdoni, ma stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica e cioè colui che: 1. Ha paragonato la Russia al Terzo Reich, posizione, espressa ex cathedra lo scorso febbraio a Marsiglia; 2. Che dice che la spesa per il riarmo è necessaria, anche se è impopolare, alla faccia della nostra Costituzione; 3. È lo stesso che non ha mai speso una parola sulla denuncia per genocidio nei confronti di Israele, anzi più volte ha proprio ammonito: piano con le parole; 4. È lo stesso che non ha detto nulla sul Presidente degli Stati Uniti, che vuol deportare milioni di palestinesi, prendersi il Venezuela, prendersi Groenlandia, Panama, Canada? Non è questa una vera logica da Terzo Reich? Oppure sono solo difettucci della democrazia, dovuti ad eccesso di dazi? Che dire gentilissima Dirigente, faccia come crede, ma dica le cose come stanno. Il nostro Presidente, costantemente salutato dai media come “saggio guardiano della Costituzione”, non ha dato il buon esempio di essere uomo di pace. Non ha rispettato la Costituzione, anzi ha autorizzato il governo a lanciarsi in una guerra, se non direttamente, certo finanziandola, una guerra che oltre a non essere difensiva, l’unica autorizzata dalla Carta costituzionale, non è imposta da accordi internazionali e, per dirla tutta, non è neppure nei nostri interessi. Non solo Mattarella ha tradito il dettato costituzionale, ma vi ha aggiunto del suo inviando messaggi ostili alla Russia, dando così la stura a un inverecondo piagnisteo, coltivato dai media, sull’aggressività della Russia verso l’Italia. Senza toccare il tema Palestina, il nostro Presidente non ha detto una parola al governo che ha permesso a Benjamin Netanyahu in questi giorni di attraversare indisturbato i cieli italiani. Un uomo su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Un uomo che evita accuratamente lo spazio aereo spagnolo, perché lì qualcuno il diritto internazionale lo prende sul serio. Non lo so, forse lei, gentilissima Dirigente, vive su un altro pianeta. Il nostro Paese se non è direttamente in guerra la guerra, allora la finanzia a scapito della povera gente che non ha soldi per curarsi. La Pace, gentile Direttrice, è condizione essenziale per fermare una deriva bellicista che aggrava la condizione generale delle persone che si stanno impoverendo. Qui ci sarebbe molto da dire e da fare, sia nelle scelte nette che riguardano le politiche di riarmo, sia lo sviluppo che si vuol dare ai territori e al lavoro. L’industria bellica è contrapposta allo sviluppo di pace, e da essa non nasce nulla che non sia il preavviso del dilagare della distruzione già in corso e non lontano da noi. La scelta della pace non è una sorta di pia illusione in cui collocare i desideri e le aspettative lontane dalle possibilità politiche e sociali dei territori, è una scelta politica coerente che definisce con chi lottare e privilegia e assiste l’economia e le imprese che non lavorano per la guerra. Accanto a questa scelta di territori liberi dalla politica di riarmo, ci sono le scelte che riguardano la salute, la scuola, il lavoro, la produzione di energia, le città, le scelte urbanistiche, i servizi territoriali e ognuno di questi capitoli contiene politiche che estendono eguaglianza e possibilità a tutti, a partire naturalmente da chi meno ha e che dev’essere più tutelato. Per questo considero negativamente l’interpretazione che Lei dà alle parole di Mattarella e alla direzione che lo stesso Presidente da a livello nazionale ed europeo. Parli ai suoi ragazzi con l’autonomia che le è propria, ma non usi le parole del Presidente come parole di Pace, perché non lo sono affatto. Cordiali saluti GIORGIO FRANCO -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
AssOrienta e le iniziative “carriere in divisa”: Orientamento alla guerra?
PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UN GENITORE GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PREOCCUPATO DALLE INIZIATIVE DI ASSORIENTA NELLE SCUOLE, CHE PROPONE OPPORTUNITÀ LAVORATIVE NELLE FORZE ARMATE. Avere un figlio che frequenta la quarta Liceo Scientifico – a Padova, nella fattispecie, ma è certamente esperienze diffusa altrove – a volte, può riservare qualche novità interessante. Nel profluvio quotidiano di segnalazioni, informative, notifiche di uscite anticipate o di scioperi in vista – sul quel strumento come minimo controverso che è il Registro Elettronico – ecco che appare, in data 22 dicembre 2025, una comunicazione “agli studenti delle classi 4 e 5, ai loro genitori e ai docenti tutor FSI”. In essa veniamo informati che l’Associazione Orientatori Italiani (AssOrienta) organizza un “primo appuntamento in live streaming”, per studenti e studentesse, nella seconda metà di gennaio, per promuovere e divulgare la cultura dell’Orientamento, in tutte le sue accezioni, in particolare per ciò che riguarda Forze di Polizia, Finanza, Carabinieri ed Esercito. I ragazzi e le ragazze potranno registrarsi, prenotando la partecipazione: “Attraverso questa registrazione, avranno accesso a materiali informativo sulle Amministrazioni in divisa e quiz per mettere alla prova le loro capacità e conoscenze”. Tutto regolarissimo, ovviamente. AssOrienta-Associazione Orientatori Italiani (www.assorienta.it) risulta essere, anche ad una veloce ricognizione sul sito di riferimento: “Ente iscritto nell’Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle Associazioni Professionali che rilasciano l’attestato di qualità dei servizi erogati dagli aderenti”. Opera, in particolare, nell’orientamento alle “carriere in divisa”: Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco. Qualche perplessità – di quelle antiche remore del tipo “chi controlla i controllori?”, forse, emerge quando si verifica che due dei tre componenti del Consiglio Direttivo (dr. Michele Noto, dottore in Economia e Gestione per l’Impresa e Amministratore Unico del Centro Universitario S.r.l. e dott.ssa Tatyana Oceano, laureata in Mediazione Linguistica) sono anche, insieme alla dott.ssa Patrizia Nissolino, psicologa, “imprenditrice nel settore della formazione, esperta nel settore concorsuale e lavorativo delle Forze di Polizia e Forze Armate” (e titolare di NissolinoCorsi: www.nissolinocorsi.it), membri del Comitato Tecnico Scientifico. Il marito della dr.ssa Nissolino è il dott. Francesco Buscarino, sottotenente della Guardia di Finanza in pensione, con lauree in Economia e Management e Giurisprudenza, che si presenta sul sito davanti ad una targa con una citazione di Machiavelli: “Dove c’è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà”. È anche interessante, tanto per cominciare a soddisfare qualche curiosità, visualizzare alcune attività della “Nissolino Academy”: Il quadro, ripetiamolo,  risulta comunque tutto regolare. Sono quindi interessati, in questa operazione di “orientamento”, vari rami dell’amministrazione pubblica: il Ministero dell’Istruzione (e del Merito), il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in quanto referenti istituzionali dell’orientamento stesso; il Ministero dell’Interno (al quale fa capo la Polizia di Stato); il Ministero della Difesa (Esercito e Arma dei Carabinieri); il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Guardia di Finanza). Pubblica amministrazione che, con ogni evidenza (ma è altrettanto evidente che si tratta di un percorso che viene da lontano), ha siglato protocolli e contratti di collaborazione con enti e associazioni privati per progettare e implementare l’orientamento. Tutto, perfettamente, istituzionale e accreditato. Così come non c’è nulla di strano che ci siano ragazzi e ragazze che aspirino a una scelta professionale e di vita nelle forze in divisa che sono componente storica e definita degli Stati moderni. Rimane l’interrogativo (ovviamente retorico): esiste un analogo impiego di coinvolgimenti pubblico-privato e di risorse economiche, in forme di partecipazione alla vita nazionale e di orientamento professionale alternative? Lo Stato italiano – e sarebbe semplicistico risolvere la questione solo riferendola all’ultimo Governo in ordine di tempo – quale scelta ha, di base, sul futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze? Carlo Ridolfi -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cosa non ci hanno detto sulla guerra in corso…
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA ARRIVATA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA UN LETTORE DI NOME NELSON SU CIÒ CHE SI ANNIDA DIETRO IL SUMMIT DEI PAESI EUROPEI DEL 18 1 19 DICEMBRE SULLA PACE IN UCRAINA (CLICCA QUI). L’ultimo incontro di qualche giorno fa tra i Paesi europei per sostenere l’Ucraina è andato davvero molto male. Per prima cosa bisogna far notare che alcuni Paesi europei volevano a tutti i costi entrare in guerra contro la Russia e questo probabilmente per non perdere la faccia dopo aver ripetuto per anni le loro falsità sul conflitto. * La più eclatante falsità è quella secondo la quale il conflitto era stato avviato dai russi, mentre sappiamo benissimo che era evitabilissimo sin dall’inizio, ma l’obiettivo europeo e americano era quello di far crollare la Russia per impossessarsi delle sue risorse. * La seconda falsità è stata quella secondo la quale la vittoria era certa, che non c’erano contractors, inglesi, francesi ed italiani in Ucraina a combattere. * L’ultima fake è quella secondo la quale la Russia vuole invadere l’Europa. Al summit, dunque, si sono trovato davanti a diversi Paesi che hanno detto “no” alla guerra, “no” all’uso degli asset Russi e “no” al debito europeo per sostenere l’Ucraina, visto che l’America non l’aiuta più e la NATO non può intervenire. I Paesi che hanno detto “no” a varie proposte belligeranti sono stati: Belgio e Italia (all’uso degli asset russi), Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria a tutte le proposte fa cui: debito, guerra, blocco asset russi. Ma perché hanno detto no? Il motivo è perché la decisione di una parte dell’Unione Europea di assegnare altri 90 miliardi di euro in prestito all’Ucraina prevede che l’Ucraina debba rimborsare il prestito solo se la Russia accetterà di pagarle le riparazioni per i danni di guerra. Tuttavia, dato che la Russia non pagherà mai, l’Ucraina non dovrà rimborsare Bruxelles e il debito UE sarà coperto non con lo spazio che resta nel bilancio europeo, ma dai Paesi che hanno accettato di sostenerlo. Quindi sappiate che siamo noi a dare i soldi per acquistare bombe ed armi per continuare la guerra, mentre gli americani e i russi discutono della pace. Non c’è motivo di entrare nel merito della guerra, tutte le guerre sono sbagliate per principio e lo sono sempre state. Le guerre si provocano e quello che non viene detto subito è che questa guerra era davvero facilmente evitabile e che qualsiasi vittoria non risolverà nulla. Questa guerra è però servita a qualcosa: a comprare bidet d’oro per i ministri Ucraini, contrabbandare armi dall’Ucraina verso altri Paesi, a fare feste con prostitute, ad esportare i soldi in conti correnti offshore. Il responsabile? Non si sa… strano. Ma la guerra è servita soprattutto a vendere armi, ad uccidere giovani, donne e bambini da entrambe le parti. Ora, dite voi se non si poteva evitare sempre che i nazisti europei, quelli che si etichettano come democratici, lo avessero voluto. Ora toccherà ai vostri figli combattere, in nome di una democrazia che non esiste. Stanno già reintroducendo il servizio di leva in Germania, e i nazisti tedeschi torneranno ad invadere le stesse zone in cui, per difendere il proprio Paese, sono morti diciotto milioni di russi. Nelson -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera del Collegio Docenti IT “Cattaneo” di San Miniato (PI) sugli accertamenti ispettivi
PUBBLICHIAMO LA FERMA PRESA DI POSIZIONE DEL COLLEGIO DOCENTI DELL’ISTITUTO TECNICO “CATTANEO” DI SAN MINIATO (PI) SUI RECENTI ACCERTAMENTI ISPETTIVI NELLA LORO SCUOLA PER IL SOLO FATTO DI AVER INTESO PARLARE DI CIÒ CHE ACCADE IN PALESTINA. Il Collegio, ad esclusione di alcuni astenuti, esprime ferma opposizione ai recenti accertamenti ispettivi disposti in relazione alle attività di approfondimento svolte nelle scuole, nonché alla pretesa introduzione di un obbligo generalizzato di “contraddittorio” negli incontri «aventi ad oggetto tematiche […] di ampia rilevanza politica e sociale» (MIM 7/11/2025). Al riguardo, si rileva che nei contesti scolastici e nell’ambito dell’attività educativa i «principi del pluralismo e della libertà di opinione», ai quali si appella la fonte ministeriale, nulla hanno a che vedere né con l’obbligo di contraddittorio, né con il bilanciamento aritmetico delle posizioni. Inoltre, si rileva che l’accertamento ispettivo non può sostanziarsi in uno strumento di controllo dei contenuti culturali e del dibattito educativo. La scuola pubblica, secondo la Costituzione della Repubblica italiana, è fondata sulla libertà di insegnamento. Riteniamo pertanto che: – il principio pluralistico nel contesto educativo non si realizzi mediante la giustapposizione forzata di opinioni contrapposte, ma attraverso un lavoro critico, contestualizzato e scientificamente fondato; – il principio pluralistico nel contesto educativo richieda l’analisi anche di posizioni radicali e conflittuali, senza che tale approfondimento possa in alcun modo essere qualificato come indottrinamento; – l’attivazione di ispezioni ministeriali in relazione a iniziative di approfondimento che si svolgono nelle scuole possa rappresentare una forzatura del potere amministrativo in grado di produrre un effetto intimidatorio; - La libertà di insegnamento non è compatibile con una scuola sottoposta a sorveglianza governativa, nella quale il confronto critico sia scoraggiato dalla minaccia di sanzioni, segnalazioni o ispezioni. Per queste ragioni, il Collegio: – ribadisce la centralità della libertà di insegnamento; – contesta ogni interpretazione amministrativa che introduca nei contesti scolastici vincoli ideologici e obblighi di contraddittorio; – chiede il ritiro delle indicazioni ministeriali che risultino lesive dell’autonomia professionale dei docenti e della loro libertà di insegnamento; – si impegna a continuare e promuovere attività didattiche e culturali orientate allo sviluppo del pensiero critico, della consapevolezza storica e dei principi democratici su cui si fonda la Costituzione della Repubblica. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera aperta al presidente Mattarella da parte di un gruppo di docenti della provincia di Pisa
PUBBLICHIAMO LA LETTERA APERTA INVIATA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SERGIO MATTARELLA, DA UN GRUPPO DI DOCENTI DELLA PROVINCIA DI PISA A SEGUITO DELLE PESANTI INGERENZE POLITICHE LOCALI NELLA SCUOLA CON, IN ALLEGATO, UNA SERIE DI LINK SU PRESE DI POSIZIONE E APPROFONDIMENTI SULLA QUESTIONE. Illustrissimo signor Presidente, siamo un gruppo di docenti che lavorano nella provincia di Pisa e ci permettiamo di rivolgere a Lei queste parole perché siamo estremamente preoccupati per quanto sta succedendo in questi giorni nel nostro territorio. Lo scorso 10 dicembre Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha presentato in un webinar il proprio libro Quando il mondo dorme. Numerose scuole in Italia hanno partecipato a questo incontro online e, tra queste, tre scuole della provincia di Pisa. Il giorno stesso il capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale di Pontedera, Matteo Bagnoli, attraverso un post su Facebook, e sottolineiamo un post su Facebook, ha criticato duramente il Liceo “Eugenio Montale” di Pontedera per aver partecipato a quest’incontro, accusando i nostri colleghi e le nostre colleghe di voler fare “indottrinamento politico”, sostenendo che Albanese avrebbe definito l’attuale governo “fascista” nonché “complice del genocidio del popolo palestinese” e avrebbe invitato gli studenti e le studentesse a “occupare le scuole”. Dopo soli cinque giorni, il Liceo “Montale” ha ricevuto così la visita di ispettori inviati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, i quali avevano il compito di “verificare la realtà dei fatti e l'eventuale responsabilità di organi scolastici”, per citare le parole del ministro Valditara apparse sui giornali. Non vogliamo né possiamo entrare nel merito di quanto sia stato realmente detto da Francesca Albanese, dal momento che non eravamo presenti all’incontro, ma quello che ci preme stigmatizzare è l’atteggiamento che è stato assunto nei confronti dei docenti e della scuola in generale da parte del ministro e del consigliere comunale. Accusare dei funzionari pubblici di voler “indottrinare” persone a loro affidate per essere istruite ed educate, funzionari pubblici che hanno studiato, superato concorsi, formandosi continuamente, funzionari pubblici che ogni giorno svolgono il proprio lavoro tra mille difficoltà, dal momento che i finanziamenti per la scuola sono sempre meno e i problemi, sociali, psicologici, emotivi dei ragazzi e delle ragazze sempre di più, è francamente e in una parola offensivo. A ciò aggiungiamo che entrare nel merito di quello che i docenti insegnano, del modo in cui organizzano i percorsi di apprendimento e di approfondimento delle proprie discipline nelle proprie classi, appare lesivo non soltanto dell’autonomia scolastica stabilita dalla legge 59 del 1997 e dal DPR 275 del 1999, ma anche e soprattutto del principio della libertà di insegnamento sancito dall’articolo 33 della Costituzione. È per questo, signor Presidente, che ci rivolgiamo a Lei, perché, in quanto garante della Costituzione, verifichi che le procedure messe in atto nei confronti dei colleghi e delle colleghe del Liceo “Montale”, verso i quali ci sentiamo di esprimere la nostra piena fiducia e solidarietà, rispettino i diritti e le garanzie previsti dall’ordinamento della nostra Repubblica. RingraziandoLa per l’attenzione, porgiamo distinti saluti. https://cub.it/il-ministero-dellistruzione-abroga-la-liberta-di-insegnamento-sancita-dalla-costituzione/ https://www.youtube.com/watch?v=KZWauM5MRhA https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2025/12/comunicato-cub-fianco-dei-docenti-di.html https://www.cobas-scuola-pisa.it/liberta-di-insegnamento-e-propaganda-politica-valditara-minaccia-ispezioni-anche-nelle-scuole-pisane-contro-attivita-didattiche-legittime-e-meritorie/ https://unacittaincomune.it/difendiamo-la-scuola-pubblica-come-spazio-di-liberta-di-confronto-e-di-democrazia-che-valditara-vuole-trasformare-in-una-caserma/ https://scuola.usb.it/leggi-notizia/parlare-di-guerra-e-genocidio-nelle-scuole-e-giusto-non-arretriamo-di-fronte-alla-censura-e-alla-repressione-del-ministero-dellistruzione-1256.html https://www.itcattaneo.edu.it/2025/12/20/lettera-del-collegio-sui-recenti-accertamenti-ispettivi/ https://codice-rosso.net/solidarieta-alle-scuole-toscane-e-a-francesca-albanese-per-una-palestina-libera-per-una-scuola-decolonizzata/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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