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Lettera alla Dirigente del Liceo “Botta” di Ivrea da parte di un pacifista
PUBBLICHIAMO UNA CORAGGIOSA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN ASSIDUO LETTORE PACIFISTA RIVOLTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA DEL LICEO “BOTTA” DI IVREA, LA QUALE AVREBBE INVITATO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DELLA SUA SCUOLA AD ASSISTERE AL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA USANDO UN PASSAGGIO DEL DISCORSO “POCO PACIFISTA” E “PIUTTOSTO GUERRAFONDAIO” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. PER INVIARE LETTERE E COMUNICATI STAMPA, SCRIVERE A STAMPA.OSSERVATORIONOMS@GMAIL.COM. Da uomo di pace scrivo alla Direttrice didattica del liceo “Botta” di Ivrea e indirettamente ai suoi alunni. Le chiedo scusa Direttrice per questa mia intrusione. Lei sta invitando i suoi studenti a partecipare al passaggio della Fiamma Olimpica di Cortina 2026. Beh, fino a qui niente da dire, ma poi scrive ai suoi studenti: «Come rimarcato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia della Fiaccola Olimpica tenutasi a Roma il 5 dicembre scorso, si invita a riflettere sugli alti valori di pace, solidarietà, speranza e unione […]». Ma mi perdoni, ma stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica e cioè colui che: 1. Ha paragonato la Russia al Terzo Reich, posizione, espressa ex cathedra lo scorso febbraio a Marsiglia; 2. Che dice che la spesa per il riarmo è necessaria, anche se è impopolare, alla faccia della nostra Costituzione; 3. È lo stesso che non ha mai speso una parola sulla denuncia per genocidio nei confronti di Israele, anzi più volte ha proprio ammonito: piano con le parole; 4. È lo stesso che non ha detto nulla sul Presidente degli Stati Uniti, che vuol deportare milioni di palestinesi, prendersi il Venezuela, prendersi Groenlandia, Panama, Canada? Non è questa una vera logica da Terzo Reich? Oppure sono solo difettucci della democrazia, dovuti ad eccesso di dazi? Che dire gentilissima Dirigente, faccia come crede, ma dica le cose come stanno. Il nostro Presidente, costantemente salutato dai media come “saggio guardiano della Costituzione”, non ha dato il buon esempio di essere uomo di pace. Non ha rispettato la Costituzione, anzi ha autorizzato il governo a lanciarsi in una guerra, se non direttamente, certo finanziandola, una guerra che oltre a non essere difensiva, l’unica autorizzata dalla Carta costituzionale, non è imposta da accordi internazionali e, per dirla tutta, non è neppure nei nostri interessi. Non solo Mattarella ha tradito il dettato costituzionale, ma vi ha aggiunto del suo inviando messaggi ostili alla Russia, dando così la stura a un inverecondo piagnisteo, coltivato dai media, sull’aggressività della Russia verso l’Italia. Senza toccare il tema Palestina, il nostro Presidente non ha detto una parola al governo che ha permesso a Benjamin Netanyahu in questi giorni di attraversare indisturbato i cieli italiani. Un uomo su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Un uomo che evita accuratamente lo spazio aereo spagnolo, perché lì qualcuno il diritto internazionale lo prende sul serio. Non lo so, forse lei, gentilissima Dirigente, vive su un altro pianeta. Il nostro Paese se non è direttamente in guerra la guerra, allora la finanzia a scapito della povera gente che non ha soldi per curarsi. La Pace, gentile Direttrice, è condizione essenziale per fermare una deriva bellicista che aggrava la condizione generale delle persone che si stanno impoverendo. Qui ci sarebbe molto da dire e da fare, sia nelle scelte nette che riguardano le politiche di riarmo, sia lo sviluppo che si vuol dare ai territori e al lavoro. L’industria bellica è contrapposta allo sviluppo di pace, e da essa non nasce nulla che non sia il preavviso del dilagare della distruzione già in corso e non lontano da noi. La scelta della pace non è una sorta di pia illusione in cui collocare i desideri e le aspettative lontane dalle possibilità politiche e sociali dei territori, è una scelta politica coerente che definisce con chi lottare e privilegia e assiste l’economia e le imprese che non lavorano per la guerra. Accanto a questa scelta di territori liberi dalla politica di riarmo, ci sono le scelte che riguardano la salute, la scuola, il lavoro, la produzione di energia, le città, le scelte urbanistiche, i servizi territoriali e ognuno di questi capitoli contiene politiche che estendono eguaglianza e possibilità a tutti, a partire naturalmente da chi meno ha e che dev’essere più tutelato. Per questo considero negativamente l’interpretazione che Lei dà alle parole di Mattarella e alla direzione che lo stesso Presidente da a livello nazionale ed europeo. Parli ai suoi ragazzi con l’autonomia che le è propria, ma non usi le parole del Presidente come parole di Pace, perché non lo sono affatto. Cordiali saluti GIORGIO FRANCO -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
AssOrienta e le iniziative “carriere in divisa”: Orientamento alla guerra?
PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UN GENITORE GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PREOCCUPATO DALLE INIZIATIVE DI ASSORIENTA NELLE SCUOLE, CHE PROPONE OPPORTUNITÀ LAVORATIVE NELLE FORZE ARMATE. Avere un figlio che frequenta la quarta Liceo Scientifico – a Padova, nella fattispecie, ma è certamente esperienze diffusa altrove – a volte, può riservare qualche novità interessante. Nel profluvio quotidiano di segnalazioni, informative, notifiche di uscite anticipate o di scioperi in vista – sul quel strumento come minimo controverso che è il Registro Elettronico – ecco che appare, in data 22 dicembre 2025, una comunicazione “agli studenti delle classi 4 e 5, ai loro genitori e ai docenti tutor FSI”. In essa veniamo informati che l’Associazione Orientatori Italiani (AssOrienta) organizza un “primo appuntamento in live streaming”, per studenti e studentesse, nella seconda metà di gennaio, per promuovere e divulgare la cultura dell’Orientamento, in tutte le sue accezioni, in particolare per ciò che riguarda Forze di Polizia, Finanza, Carabinieri ed Esercito. I ragazzi e le ragazze potranno registrarsi, prenotando la partecipazione: “Attraverso questa registrazione, avranno accesso a materiali informativo sulle Amministrazioni in divisa e quiz per mettere alla prova le loro capacità e conoscenze”. Tutto regolarissimo, ovviamente. AssOrienta-Associazione Orientatori Italiani (www.assorienta.it) risulta essere, anche ad una veloce ricognizione sul sito di riferimento: “Ente iscritto nell’Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle Associazioni Professionali che rilasciano l’attestato di qualità dei servizi erogati dagli aderenti”. Opera, in particolare, nell’orientamento alle “carriere in divisa”: Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco. Qualche perplessità – di quelle antiche remore del tipo “chi controlla i controllori?”, forse, emerge quando si verifica che due dei tre componenti del Consiglio Direttivo (dr. Michele Noto, dottore in Economia e Gestione per l’Impresa e Amministratore Unico del Centro Universitario S.r.l. e dott.ssa Tatyana Oceano, laureata in Mediazione Linguistica) sono anche, insieme alla dott.ssa Patrizia Nissolino, psicologa, “imprenditrice nel settore della formazione, esperta nel settore concorsuale e lavorativo delle Forze di Polizia e Forze Armate” (e titolare di NissolinoCorsi: www.nissolinocorsi.it), membri del Comitato Tecnico Scientifico. Il marito della dr.ssa Nissolino è il dott. Francesco Buscarino, sottotenente della Guardia di Finanza in pensione, con lauree in Economia e Management e Giurisprudenza, che si presenta sul sito davanti ad una targa con una citazione di Machiavelli: “Dove c’è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà”. È anche interessante, tanto per cominciare a soddisfare qualche curiosità, visualizzare alcune attività della “Nissolino Academy”: Il quadro, ripetiamolo,  risulta comunque tutto regolare. Sono quindi interessati, in questa operazione di “orientamento”, vari rami dell’amministrazione pubblica: il Ministero dell’Istruzione (e del Merito), il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in quanto referenti istituzionali dell’orientamento stesso; il Ministero dell’Interno (al quale fa capo la Polizia di Stato); il Ministero della Difesa (Esercito e Arma dei Carabinieri); il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Guardia di Finanza). Pubblica amministrazione che, con ogni evidenza (ma è altrettanto evidente che si tratta di un percorso che viene da lontano), ha siglato protocolli e contratti di collaborazione con enti e associazioni privati per progettare e implementare l’orientamento. Tutto, perfettamente, istituzionale e accreditato. Così come non c’è nulla di strano che ci siano ragazzi e ragazze che aspirino a una scelta professionale e di vita nelle forze in divisa che sono componente storica e definita degli Stati moderni. Rimane l’interrogativo (ovviamente retorico): esiste un analogo impiego di coinvolgimenti pubblico-privato e di risorse economiche, in forme di partecipazione alla vita nazionale e di orientamento professionale alternative? Lo Stato italiano – e sarebbe semplicistico risolvere la questione solo riferendola all’ultimo Governo in ordine di tempo – quale scelta ha, di base, sul futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze? Carlo Ridolfi -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cosa non ci hanno detto sulla guerra in corso…
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA ARRIVATA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA UN LETTORE DI NOME NELSON SU CIÒ CHE SI ANNIDA DIETRO IL SUMMIT DEI PAESI EUROPEI DEL 18 1 19 DICEMBRE SULLA PACE IN UCRAINA (CLICCA QUI). L’ultimo incontro di qualche giorno fa tra i Paesi europei per sostenere l’Ucraina è andato davvero molto male. Per prima cosa bisogna far notare che alcuni Paesi europei volevano a tutti i costi entrare in guerra contro la Russia e questo probabilmente per non perdere la faccia dopo aver ripetuto per anni le loro falsità sul conflitto. * La più eclatante falsità è quella secondo la quale il conflitto era stato avviato dai russi, mentre sappiamo benissimo che era evitabilissimo sin dall’inizio, ma l’obiettivo europeo e americano era quello di far crollare la Russia per impossessarsi delle sue risorse. * La seconda falsità è stata quella secondo la quale la vittoria era certa, che non c’erano contractors, inglesi, francesi ed italiani in Ucraina a combattere. * L’ultima fake è quella secondo la quale la Russia vuole invadere l’Europa. Al summit, dunque, si sono trovato davanti a diversi Paesi che hanno detto “no” alla guerra, “no” all’uso degli asset Russi e “no” al debito europeo per sostenere l’Ucraina, visto che l’America non l’aiuta più e la NATO non può intervenire. I Paesi che hanno detto “no” a varie proposte belligeranti sono stati: Belgio e Italia (all’uso degli asset russi), Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria a tutte le proposte fa cui: debito, guerra, blocco asset russi. Ma perché hanno detto no? Il motivo è perché la decisione di una parte dell’Unione Europea di assegnare altri 90 miliardi di euro in prestito all’Ucraina prevede che l’Ucraina debba rimborsare il prestito solo se la Russia accetterà di pagarle le riparazioni per i danni di guerra. Tuttavia, dato che la Russia non pagherà mai, l’Ucraina non dovrà rimborsare Bruxelles e il debito UE sarà coperto non con lo spazio che resta nel bilancio europeo, ma dai Paesi che hanno accettato di sostenerlo. Quindi sappiate che siamo noi a dare i soldi per acquistare bombe ed armi per continuare la guerra, mentre gli americani e i russi discutono della pace. Non c’è motivo di entrare nel merito della guerra, tutte le guerre sono sbagliate per principio e lo sono sempre state. Le guerre si provocano e quello che non viene detto subito è che questa guerra era davvero facilmente evitabile e che qualsiasi vittoria non risolverà nulla. Questa guerra è però servita a qualcosa: a comprare bidet d’oro per i ministri Ucraini, contrabbandare armi dall’Ucraina verso altri Paesi, a fare feste con prostitute, ad esportare i soldi in conti correnti offshore. Il responsabile? Non si sa… strano. Ma la guerra è servita soprattutto a vendere armi, ad uccidere giovani, donne e bambini da entrambe le parti. Ora, dite voi se non si poteva evitare sempre che i nazisti europei, quelli che si etichettano come democratici, lo avessero voluto. Ora toccherà ai vostri figli combattere, in nome di una democrazia che non esiste. Stanno già reintroducendo il servizio di leva in Germania, e i nazisti tedeschi torneranno ad invadere le stesse zone in cui, per difendere il proprio Paese, sono morti diciotto milioni di russi. Nelson -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera del Collegio Docenti IT “Cattaneo” di San Miniato (PI) sugli accertamenti ispettivi
PUBBLICHIAMO LA FERMA PRESA DI POSIZIONE DEL COLLEGIO DOCENTI DELL’ISTITUTO TECNICO “CATTANEO” DI SAN MINIATO (PI) SUI RECENTI ACCERTAMENTI ISPETTIVI NELLA LORO SCUOLA PER IL SOLO FATTO DI AVER INTESO PARLARE DI CIÒ CHE ACCADE IN PALESTINA. Il Collegio, ad esclusione di alcuni astenuti, esprime ferma opposizione ai recenti accertamenti ispettivi disposti in relazione alle attività di approfondimento svolte nelle scuole, nonché alla pretesa introduzione di un obbligo generalizzato di “contraddittorio” negli incontri «aventi ad oggetto tematiche […] di ampia rilevanza politica e sociale» (MIM 7/11/2025). Al riguardo, si rileva che nei contesti scolastici e nell’ambito dell’attività educativa i «principi del pluralismo e della libertà di opinione», ai quali si appella la fonte ministeriale, nulla hanno a che vedere né con l’obbligo di contraddittorio, né con il bilanciamento aritmetico delle posizioni. Inoltre, si rileva che l’accertamento ispettivo non può sostanziarsi in uno strumento di controllo dei contenuti culturali e del dibattito educativo. La scuola pubblica, secondo la Costituzione della Repubblica italiana, è fondata sulla libertà di insegnamento. Riteniamo pertanto che: – il principio pluralistico nel contesto educativo non si realizzi mediante la giustapposizione forzata di opinioni contrapposte, ma attraverso un lavoro critico, contestualizzato e scientificamente fondato; – il principio pluralistico nel contesto educativo richieda l’analisi anche di posizioni radicali e conflittuali, senza che tale approfondimento possa in alcun modo essere qualificato come indottrinamento; – l’attivazione di ispezioni ministeriali in relazione a iniziative di approfondimento che si svolgono nelle scuole possa rappresentare una forzatura del potere amministrativo in grado di produrre un effetto intimidatorio; - La libertà di insegnamento non è compatibile con una scuola sottoposta a sorveglianza governativa, nella quale il confronto critico sia scoraggiato dalla minaccia di sanzioni, segnalazioni o ispezioni. Per queste ragioni, il Collegio: – ribadisce la centralità della libertà di insegnamento; – contesta ogni interpretazione amministrativa che introduca nei contesti scolastici vincoli ideologici e obblighi di contraddittorio; – chiede il ritiro delle indicazioni ministeriali che risultino lesive dell’autonomia professionale dei docenti e della loro libertà di insegnamento; – si impegna a continuare e promuovere attività didattiche e culturali orientate allo sviluppo del pensiero critico, della consapevolezza storica e dei principi democratici su cui si fonda la Costituzione della Repubblica. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera aperta al presidente Mattarella da parte di un gruppo di docenti della provincia di Pisa
PUBBLICHIAMO LA LETTERA APERTA INVIATA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SERGIO MATTARELLA, DA UN GRUPPO DI DOCENTI DELLA PROVINCIA DI PISA A SEGUITO DELLE PESANTI INGERENZE POLITICHE LOCALI NELLA SCUOLA CON, IN ALLEGATO, UNA SERIE DI LINK SU PRESE DI POSIZIONE E APPROFONDIMENTI SULLA QUESTIONE. Illustrissimo signor Presidente, siamo un gruppo di docenti che lavorano nella provincia di Pisa e ci permettiamo di rivolgere a Lei queste parole perché siamo estremamente preoccupati per quanto sta succedendo in questi giorni nel nostro territorio. Lo scorso 10 dicembre Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha presentato in un webinar il proprio libro Quando il mondo dorme. Numerose scuole in Italia hanno partecipato a questo incontro online e, tra queste, tre scuole della provincia di Pisa. Il giorno stesso il capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale di Pontedera, Matteo Bagnoli, attraverso un post su Facebook, e sottolineiamo un post su Facebook, ha criticato duramente il Liceo “Eugenio Montale” di Pontedera per aver partecipato a quest’incontro, accusando i nostri colleghi e le nostre colleghe di voler fare “indottrinamento politico”, sostenendo che Albanese avrebbe definito l’attuale governo “fascista” nonché “complice del genocidio del popolo palestinese” e avrebbe invitato gli studenti e le studentesse a “occupare le scuole”. Dopo soli cinque giorni, il Liceo “Montale” ha ricevuto così la visita di ispettori inviati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, i quali avevano il compito di “verificare la realtà dei fatti e l'eventuale responsabilità di organi scolastici”, per citare le parole del ministro Valditara apparse sui giornali. Non vogliamo né possiamo entrare nel merito di quanto sia stato realmente detto da Francesca Albanese, dal momento che non eravamo presenti all’incontro, ma quello che ci preme stigmatizzare è l’atteggiamento che è stato assunto nei confronti dei docenti e della scuola in generale da parte del ministro e del consigliere comunale. Accusare dei funzionari pubblici di voler “indottrinare” persone a loro affidate per essere istruite ed educate, funzionari pubblici che hanno studiato, superato concorsi, formandosi continuamente, funzionari pubblici che ogni giorno svolgono il proprio lavoro tra mille difficoltà, dal momento che i finanziamenti per la scuola sono sempre meno e i problemi, sociali, psicologici, emotivi dei ragazzi e delle ragazze sempre di più, è francamente e in una parola offensivo. A ciò aggiungiamo che entrare nel merito di quello che i docenti insegnano, del modo in cui organizzano i percorsi di apprendimento e di approfondimento delle proprie discipline nelle proprie classi, appare lesivo non soltanto dell’autonomia scolastica stabilita dalla legge 59 del 1997 e dal DPR 275 del 1999, ma anche e soprattutto del principio della libertà di insegnamento sancito dall’articolo 33 della Costituzione. È per questo, signor Presidente, che ci rivolgiamo a Lei, perché, in quanto garante della Costituzione, verifichi che le procedure messe in atto nei confronti dei colleghi e delle colleghe del Liceo “Montale”, verso i quali ci sentiamo di esprimere la nostra piena fiducia e solidarietà, rispettino i diritti e le garanzie previsti dall’ordinamento della nostra Repubblica. RingraziandoLa per l’attenzione, porgiamo distinti saluti. https://cub.it/il-ministero-dellistruzione-abroga-la-liberta-di-insegnamento-sancita-dalla-costituzione/ https://www.youtube.com/watch?v=KZWauM5MRhA https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2025/12/comunicato-cub-fianco-dei-docenti-di.html https://www.cobas-scuola-pisa.it/liberta-di-insegnamento-e-propaganda-politica-valditara-minaccia-ispezioni-anche-nelle-scuole-pisane-contro-attivita-didattiche-legittime-e-meritorie/ https://unacittaincomune.it/difendiamo-la-scuola-pubblica-come-spazio-di-liberta-di-confronto-e-di-democrazia-che-valditara-vuole-trasformare-in-una-caserma/ https://scuola.usb.it/leggi-notizia/parlare-di-guerra-e-genocidio-nelle-scuole-e-giusto-non-arretriamo-di-fronte-alla-censura-e-alla-repressione-del-ministero-dellistruzione-1256.html https://www.itcattaneo.edu.it/2025/12/20/lettera-del-collegio-sui-recenti-accertamenti-ispettivi/ https://codice-rosso.net/solidarieta-alle-scuole-toscane-e-a-francesca-albanese-per-una-palestina-libera-per-una-scuola-decolonizzata/ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Appello contro DDL antisemitismo e trasformazione della definizione dell’IHRA in legge
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA-APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO E CONTRO LA TRASFORMAZIONE DELLA DEFINIZIONE DI ANTISEMITISMO DELL’IHRA IN LEGGE ELABORATA DA UN GRUPPO DI RICERCATORI E DOCENTI UNIVERSITARI. SI TRATTA DI UN TESTO MOLTO BREVE E ASCIUTTO: IL TENTATIVO È QUELLO DI RACCOGLIERE IL PIÙ AMPIO NUMERO DI FIRME, STABILENDO UN FRONTE COESO E UNITO CONTRO I DDL. Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance. Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese. Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.  Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.   Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli.  Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo. La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele.  È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani.  Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione.  PER ADERIRE:  HTTPS://FORMS.GLE/XW2BNTR8EW14S97C7 L’ADESIONE È APERTA A INDIVIDUI, ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ACCADEMICHE E SCIENTIFICHE  Prime firme: 1. Algostino Alessandra, Professoressa ordinaria, Università di Torino 2. Azzariti Gaetano, Professore ordinario, Università di Roma La Sapienza 3. Basosi Duccio, Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia  4. Bazzoni Alberica, Ricercatrice, Università per Stranieri di Siena 5. Beneduce Roberto, Professore ordinario, Università di Torino 6. Biancani Francesca, Professoressa associata, Università di Bologna 7. Borrillo Sara, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale  8. Busso Sandro, Professore associato, Università di Torino 9. Daniele Luigi, Professore associato, Università del Molise 10. Della Porta Donatella, Professoressa ordinaria, Scuola Normale Superiore 11. Di Peri Rosita, Professoressa associata, Università di Torino 12. Diani Mario, Professore ordinario, Università di Trento 13. Frisina Annalisa, Professoressa associata, Università di Padova 14. Frulli Micaela, Professoressa ordinaria, Università di Firenze 15. Galantucci Luca, Ricercatore, Istituto per le Applicazioni del Calcolo (IAC-CNR) 16. Gargiulo Enrico, Professore associato, Università di Torino 17. Giunchi Elisa, Professoressa ordinaria, Università degli Studi di Milano 18. Graziano Paolo, Professore ordinario, Università di Padova 19. Guazzone Laura, Professoressa associata, Università di Roma La Sapienza 20. Helm Francesca, Professoressa associata, Università di Padova 21. Jessoula Matteo, Professore ordinario, Università degli Studi di Milano 22. Lancione Michele, Professore ordinario, Politecnico di Torino 23. Marcenò Serena, Professoressa ordinaria, Università di Palermo 24. Marchetti Sabrina, Professoressa associata, Università Ca’ Foscari Venezia  25. Meloni Chantal, Professoressa associata, Università degli Studi di Milano 26. Mezzadra Sandro, Professore ordinario, Università di Bologna 27. Monaco Arturo, Assegnista, Università di Roma La Sapienza 28. Nocera Lea, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale 29. Pagano Carla, Ricercatrice, Università di Napoli L’Orientale 30. Peroni Caterina, Ricercatrice, CNR IRPPS 31. Perugini Nicola, Professore associato, Università di Edimburgo 32. Pezzani Lorenzo, Professore associato, Università di Bologna 33. Pioppi Daniela, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale 34. Rivetti Paola, Professoressa associata, Dublin City University  35. Salih Ruba, Professoressa ordinaria, Università di Bologna 36. Serughetti Giorgia, Professoressa associata, Università di Milano-Bicocca 37. Sibilio Simone, Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia 38. Surian Alessio, Professore associato, Università di Padova 39. Taliani Simona, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale  40. Tufaro Rossana, Assegnista, Università di Roma La Sapienza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera Osservatorio a studenti e studentesse per sensibilizzare sul tema del ritorno della leva
Agli studenti e alle studentesse Alle organizzazioni studentesche Alle organizzazioni giovanili Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da tempo abbiamo attenzionato la questione del ritorno della leva in Europa e in Italia e pensiamo che la questione della militarizzazione delle scuole e delle università sia legata a doppio filo con l’obiettivo strategico dei guerrafondai europei: riportare i/le nostri/e giovani al servizio militare obbligatorio. Siamo di fronte ad un apparato estremamente compatto, intelligente, capace e proprio per questo le modalità con cui cercano di arrivare al loro obiettivo non sono né stupide né semplici; a questo proposito è estremamente istruttivo studiare ciò che si sta muovendo in Europa (dai paesi scandinavi a quelli baltici passando per Germania e Polonia) perché saranno queste le modalità che verranno messe in atto anche nel nostro Paese. Crediamo che occorra sin da subito affrontare con decisione e lucidità la questione del ritorno della leva e crediamo anche che questa campagna debba essere portata avanti non solo dal movimento pacifista e antimilitarista presente nel Paese, ma soprattutto debba essere assunta dai/dalle giovani. Per questo ci mettiamo a disposizione per costruire momenti di incontro, formazione, scambio (preferibilmente in presenza) nelle vostre città in cui presentare ciò che sta succedendo in Europa perché altri Paesi sono il laboratorio di quanto accadrà anche da noi in merito alla leva che non sarà proposta né nei termini classici né come i guerrafondai nostrani la stanno presentando. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole contribuire alla circolazione delle analisi e delle informazioni e mettersi a disposizione delle organizzazioni studentesche e giovanili affinché esse stesse, nella loro autonomia, sviluppino percorsi di lotta su un tema che diventerà sempre più centrale nei prossimi mesi. Ci auguriamo che la nostra proposta sia accolta e aspettiamo eventuali vostre disponibilità. Per contattarci scrivere a osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera Dirigente Scolastico a sostegno Osservatorio: “Cancellare Convegno è operazione eversiva del Ministero”
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI IN DIRIGENTE SCOLASTICO A SOSTEGNO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PER LA CANCELLAZIONE DAL PARTE DEL MIM DEL CONVEGNO “IL 4 NOVEMBRE LA SCUOLA NON SI ARRUOLA”. Diceva Baricco che accadono cose che sono come domande. Il problema è trovare le risposte giuste. Il Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali), insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, aveva organizzato per il 4 novembre un corso di formazione rivolto ai docenti di ogni ordine e grado, dal titolo: “4 novembre la Scuola non si arruola”. Il corso avrebbe avuto in programma l’approfondimento di una serie di nodi fondamentali per la comprensione del mondo e del tempo in cui viviamo, a partire dai temi della militarizzazione dell’Istruzione, dell’Educazione ad una cultura di pace, del superamento dello sguardo coloniale nei confronti della didattica della Storia, dell’ingabbiamento della formazione all’interno di una cornice tutta di stampo neoliberista. Argomenti forti ed attuali, che non a caso avevano trovato già l’adesione di oltre 1400 docenti in tutta Italia, segno dell’attenzione forte nei confronti della necessità di traguardare con spirito critico una evidente deriva militarista presente in tutti i gangli dei percorsi di Istruzione. Con un intervento a gamba tesa che ha davvero pochi precedenti, il MIM (Ministero dei Militari ?) ha, da qualche ora, annullato questo evento, o meglio lo ha cancellato dalla Piattaforma S.O.F.I.A, che consente ai docenti di accedere alle iniziative formative. Questa sorta di censura preventiva, ormai sinistramente affine alle pratiche tipiche di uno Stato autoritario, lascia davvero basiti se si vanno a leggere le motivazioni di tale cancellazione (che, va ricordato, rende di fatto impossibile ai docenti interessati usufruire del permesso previsto per la presenza ad iniziative di formazione). Osserva il MIM, con una incommensurabile dose di spericolato equilibrismo, che “l’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti”. Davvero si stenta a credere ai propri occhi; quali sarebbero, di grazia, queste presunte “competenze professionali” dei docenti a cui sarebbero del tutto estranee le finalità del corso? Sono informati lorsignori ad esempio dell’esistenza di una cosa chiamata “Costituzione Italiana” il cui art.11 recita che “l’Italia RIPUDIA la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali”? Riflettere insieme su cosa voglia dire costruire, nella Scuola, pratiche e strumenti educativi in grado di trasmettere una cultura di Pace e di Nonviolenza, aderendo così alla lettera ed allo spirito di questo art. 11, sono forse “contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti”? NEGARE QUESTA VALENZA CONFIGURA, A MIO AVVISO, UNA NEGAZIONE STESSA DEI VALORI COSTITUZIONALI DI NATURA CHE SE NON È EVERSIVA, CI ASSOMIGLIA PARECCHIO. Allo stesso modo dovrebbero lorsignori sapere, perché dalle loro stanze tali parole provengono, che persino le Nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo, pur rappresentando dei passi indietro colossali rispetto al precedente analogo documento del 2012, letteralmente grondano di inviti a supportare e sostenere azioni educative che mirano all’Educazione alla Pace intesa come valore fondante del progetto educativo. Tanto per fare qualche esempio: nella Premessa culturale generale troviamo scritto che “La scuola è chiamata a promuovere una cultura della pace, del dialogo e della responsabilità condivisa”; nel Profilo dello studente si legge che “Lo studente è educato a riconoscere il valore della pace come fondamento della convivenza democratica”; nell’Educazione civica (trasversale) troviamo che “L’educazione civica promuove il rispetto dei diritti umani, la legalità, la pace e la solidarietà”; nel Campo di esperienza “Il sé e l’altro” (Scuola dell’infanzia) leggiamo che “Attraverso il gioco e la relazione, i bambini apprendono il valore della collaborazione, della pace e del rispetto reciproco”; nell’Educazione alla cittadinanza (Primo ciclo) è scritto che “La cittadinanza attiva si fonda su valori quali la libertà, la giustizia, la pace e la partecipazione”; nella disciplina Storia (Primo ciclo) si legge che “Lo studio della storia aiuta a comprendere i conflitti e i percorsi di costruzione della pace tra i popoli”; nella Conclusione del documento troviamo che “Le Indicazioni si pongono l’obiettivo di formare cittadini consapevoli, capaci di contribuire alla costruzione di una società fondata sulla pace e sul rispetto”. Si potrebbe ovviamente andare avanti a lungo, citando l’innumerevole mole di documenti, convenzioni, accordi, Carte, nazionali ed internazionali che direttamente o indirettamente riguardano il mondo della Scuola e che, nella loro globalità, costituiscono la cornice educativa al cui interno un sistema di istruzione che ha a cuore lo sviluppo di una cittadinanza democratica ha il dovere di muoversi. Al contrario di quanto afferma un Ministero evidentemente ormai prono ad altre logiche, rappresenterebbe un obbligo professionale fondante per ogni docente aderire a momenti di formazione, sensibilizzazione e confronto su queste tematiche per contrastare doverosamente all’interno dei propri luoghi di lavoro queste derive militariste che nulla hanno a che vedere con le finalità che la Costituzione delinea per il Sistema di Istruzione e per la Scuola della Repubblica. E’ necessario quindi, per tutti i lavoratori della Scuola, Docenti e Dirigenti in primis, non rimanere silenti di fronte ad un simile atto di censura e rendere evidente il proprio forte e motivato dissenso. Nei luoghi di lavoro ma anche manifestando in piazza la propria opposizione, come accadrà in tante piazze d’Italia martedì 4 novembre, e la data, anniversario che ricorda la fine di una delle più assurde stragi della storia, non è casuale. A NAPOLI, CI SI VEDE A PIAZZA DANTE ALLE 15,30. DOBBIAMO ESSERE IN TANTE ED IN TANTI. Piero De Luca Dirigente Scolastico, Istituto Comprensivo “Sauro Errico Pascoli” (Napoli)
Quarticciolo: no alla militarizzazione delle scuole. Lettera dei cittadini e delle cittadine
PUBBLICHIAMO PER INTERO LA LETTERA APERTA DELLE REALTÀ SOCIALI DEL QUARTICCIOLO. COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ L’ABBIAMO SOTTOSCRITTA CONDIVIDENDONE OGNI CONTENUTO. SI EDUCA SENZA LE ARMI, SI FA SPORT IN PERIFERIA SENZA FARE SPOT, NON C’È RIQUALIFICAZIONE DOVE SI SFRATTA. Come educatori ed educatrici attive al Quarticciolo siamo venute a sapere da genitori delle scuole del territorio di un’iniziativa grave e preoccupante che avrà sede nel nostro quartiere, legata all’applicazione del decreto emergenze, estensione del modello Caivano. Martedì 21 ottobre nella parrocchia Ascensione NSGC l’Esercito Italiano allestirà un villaggio sportivo alla presenza della sottosegretaria alla difesa Rauti, del capo di stato maggiore dell’esercito Masiello, del sindaco Gualtieri. L’iniziativa coinvolge le classi elementari della IC Sesami e medie dell’IC Ghini. Crediamo che in un momento storico come questo, dove milioni di persone manifestano la propria contrarietà al genocidio del popolo palestinese e alle politiche di riarmo, dove la guerra continua a mietere migliaia di vittime in giro per il mondo, la scuola debba trasmettere i valori della pace e del disarmo. Inoltre, l’iniziativa è stata comunicata alle scuole, e di conseguenza alle famiglie, neanche una settimana fa, con un meccanismo di “precettazione” alla partecipazione, senza coinvolgere in nessuna forma le realtà sociali del territorio. Troviamo particolarmente grave la presenza dell’esercito a pochi metri da dove una settimana fa, con la presenza di decine di uomini in divisa, sono avvenuti gli sfratti di due donne, una con minori a carico, l’altra disabile, senza nessuna soluzione abitativa. Fare sport in periferia per noi è un impegno quotidiano che portiamo avanti con passione e sacrificio da 10 anni. Allestire un villaggio sportivo che scomparirà il giorno successivo e che costerà decine di migliaia di euro, mentre il quartiere è ancora in attesa delle opere annunciate dal comune e dal governo, fra cui la riapertura della piscina di via Trani e del campo da calcio di via Prenestina, non è altro che uno spot. Chiediamo alle realtà sociali e politiche attive nel territorio sui temi dell’educazione, dello sport e della cultura, a singoli docenti, educatrici, attivisti di firmare questa lettera, per alzare insieme una voce di denuncia nei confronti di questa iniziativa. Ci aspettiamo che Comune e Municipio, invece di prestarsi a operazioni di questa natura attivino immediatamente un confronto con le realtà sociali del Quarticciolo. Se si vuole veramente risanare la borgata è necessario partire dall’ascolto di chi in borgata ci vive. Il Quarticciolo è un quartiere nel cuore di Roma, che il 23 dicembre scorso è stato inserito tra i luoghi che necessitano di un piano di qualificazione secondo il cosiddetto “Decreto Caivano bis”. Il quartiere è stato identificato come area “ad alta vulnerabilità sociale” dove occorre “fronteggiare le situazioni di degrado e disagio giovanile” attraverso “un piano straordinario di interventi infrastrutturali e di progetti di riqualificazione sociale e ambientale”. La “riqualificazione” è stata annunciata sotto forma di un vero proprio attacco alle realtà sociali del quartiere da parte delle istituzioni, intenzionate allo sgombro dell’ex questura, di proprietà dell’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica) dove vivono una quarantina di persone ed è sede di attività di mutualismo dal basso come  il doposcuola popolare. Oltre a ciò i cittadini del Quarticciolo hanno realizzato la loro palestra popolare, un ambulatorio, una stamperia e stanno cercando di dare vita a progetti che restituiscano valore al tessuto economico e produttivo del quartiere attraverso la realizzazione di un birrificio, un laboratorio di cucina tra donne e il tentativo di far tornare il mercato in quartiere.  Nel frattempo al Quarticciolo le scuole vivono una situazione di abbandono o hanno subito dimensionamento, accorpamento con altre scuole mentre le statistiche sull’abbandono scolastico sono tra le più alte della media della città. Gli edifici comunali sono fatiscenti. Il tutto è accompagnato da una forte militarizzazione. Viene il dubbio che questi quartieri siano volutamente fatti diventare “a vulnerabilità sociale” per giustificare interventi emergenziali: dagli sgombri alla riqualificazione non partecipativa. Gualtieri annuncia investimenti: 4.416.160,00 del PNRR per la Fabbrica del Teatro, uno dei tanti  progetti che non corrispondono ai bisogni della cittadinanza, 20 milioni di euro per la riqualificazione secondo ottiche calate dall’alto che soddisferanno solo il sindaco di Roma e gli interessi di qualche privato, se non saranno capaci di ascoltare i bisogni reali di chi il quartiere lo vive. Il Villaggio sportivo è sicuramente un altro canale individuato per la “riqualificazione”. Il Quarticciolo così è visto e presentato dalle istituzioni: un quartiere degradato da sistemare, riqualificare facendo piazza pulita di ogni legame sociale preesistente, per farne terra di conquista del mercato. Ma in realtà è ben altro. L’attivismo e la partecipazione dei suoi abitanti mostrano anche qualcosa di diverso: autorganizzazione, resistenza, mutuo aiuto, volontà di autodeterminazione. Ma questo non va reso visibile, tranne alcune eccezioni (vd trasmissione di propaganda live https://www.youtube.com/watch?v=JVs73E73znc). Gli abitanti hanno prodotto un Dossier (clicca qui), un loro piano di riqualificazione dal basso che mostra proprio questa volontà di autodeterminarsi. Meglio militarizzare che ascoltarli. Lasciare che i problemi esplodano per intervenire con blitz e reprimere. Su cosa sia un villaggio abbiamo già scritto a proposito del villaggio difesa a Circo Massimo per il 4 Novembre scorso (vd. ad esempio il nostro articolo) e le motivazioni del perché siamo contrari alla militarizzazione dell’infanzia sono state più volte espresse dall’osservatorio, qui vorremmo concentrarci sul caso specifico. La scelta di un quartiere popolare è strategica per la difesa e per l’esercito consapevoli che è proprio nelle fasce più fragili e abbandonate della società civile il loro vero target. La promessa di carriere in divisa come sbocco lavorativo è sicuramente una soluzione al problema occupazionale per molti giovani che faticano a trovare lavoro. Il Quarticciolo è tra l’altro un quartiere ad alto tasso di abbandono scolastico cosa che facilita il processo di “arruolamento”. Ci lascia perplessa anche la scelta di installare il villaggio nella parrocchia, luogo dove la parola pace dovrebbe trovare sostanzialità e non ridursi ad un semplice saluto. Non sarebbe meglio lasciare che le parrocchie funzionino da luoghi di aggregazione sociale necessari, piuttosto che in campo di propaganda militare? Quali possono essere le mire sui territori periferici se da luogo di abbandono e criminalizzazione si cerca di farne luogo di arruolamento?  Allo stesso modo e come al solito ci domandiamo come mai le scuole si prestino ad avvicinare le classi al mondo militare con i suoi valori, la sua cultura, i suoi strumenti di guerra. L’importanza di occasioni come questa, ai fini della propaganda militare, è svelata dalla presenza di personalità come la sottosegretaria alla difesa Rauti, il del capo di stato maggiore dell’esercito Masiello e del sindaco Gualtieri. Ci auspichiamo che nonostante il meccanismo della “precettazione”, che la lettera denuncia (impossibile da applicare essendo stati esautorati gli organi collegiali), docenti, genitori e comunità tutta, sappiano respingere l’iniziativa non partecipandovi e così sabotandola. A tal fine ricordiamo il nostro vademecum come strumento valido per contrastare il fenomeno della militarizzazione nelle scuole: lettera di esonero, mozioni per docenti, dichiarazioni di indisponibilità, diffide. Questa non è riqualificazione ma tentativo di militarizzare l’infanzia a scopo di propaganda militare. La guerra la fanno gli eserciti, le scuole educano alla pace e alla convivenza (così come dovrebbero fare anche le parrocchie).   Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Roma