A #Frosinone il Centro di formazione e addestramento dei piloti dei #droni di
guerra italiani e stranieri #aeronautica #militare
Il 18 giugno presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone è
stato costituito il 66° stormo dell’Aeronautica Militare.
Il nuovo reparto sarà responsabile della formazione e dell’addestramento del
personale destinato a operare nel settore degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto
(APR).
https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/06/a-frosinone-il-centro-di-formazione-e.html
Tag - militare
Bambini in caserma. Riflessioni sulla cerimonia del 4 maggio allo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze
Il 4 maggio 2026 all’interno dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di
Firenze si è svolto un evento per celebrare il 165° anniversario della
fondazione dell’Esercito Italiano. La cerimonia è avvenuta alla presenza di
alunni della scuola primaria, come apprendiamo da un post della pagina Facebook
del Colonnello Arcangelo Moro, Direttore dello Stabilimento.
Dopo un «solenne alzabandiera» è stata ricordata la battaglia del Piave durante
la Prima Guerra Mondiale come simbolo dei valori dell’Esercito: coraggio,
sacrificio e senso del dovere. Il post conclude: «Una giornata di storia,
emozione e condivisione, che ci ricorda quanto sia prezioso custodire e
tramandare i valori della nostra Nazione».
Una storia selettiva quella evocata: una narrazione eroica, priva del contesto.
Le perdite italiane in quella battaglia furono dell’ordine delle decine di
migliaia; la gestione militare italiana della Prima Guerra Mondiale è
storicamente documentata come una delle più costose in termini di vite umane
rispetto ai risultati ottenuti, con responsabilità di comando ampiamente
dibattute dalla storiografia.
Ma la lacuna più significativa riguarda la memoria coloniale. L’Esercito
Italiano – la stessa istituzione di cui si celebra il 165° anniversario – è
responsabile di crimini di guerra documentati nelle campagne coloniali di Libia,
Etiopia e Somalia: uso di armi chimiche, esecuzioni di massa, politiche di
sterminio della popolazione civile (circa un milione di vittime). Questo solo
soffermandoci sulla storia del primo novecento. Quindi, cosa tramandiamo alle
nuove generazioni?
I valori della nostra Nazione. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università i valori della Nazione sono inscritti nella
Costituzione. Primo fra tutti l’art. 11 afferma: «L’Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali». Se si intende davvero
«trasmettere i valori della Nazione» alle bambine e ai bambini, questo è il
riferimento costituzionale primario.
La domanda più rilevante dal punto di vista dell’Osservatorio è: perché bambini
della scuola primaria? La loro inclusione che funzione assolve se non quella
della socializzazione precoce a un’identificazione positiva con l’istituzione
militare? L’alzabandiera solenne, l’ambiente e la cornice emotiva – «momento
carico di emozione e rispetto» – sono elementi di una messa inscena pedagogica
che produce familiarità e appartenenza, non conoscenza critica, un utilizzo del
registro emotivo come canale privilegiato di trasmissione.
Infine, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze è l’unica
officina farmaceutica di Stato della Repubblica Italiana, alle dipendenze
dell’Agenzia Industrie Difesa, ente vigilato dal Ministero della Difesa. Tra le
sue produzioni figurano farmaci orfani e cannabis terapeutica, ma anche –
secondo quanto pubblicato dall’Agenzia Industrie Difesa stessa – kit di
decontaminazione chimica, biologica, radiologica e nucleare, autoiniettori e
antidoti CBRN per uso militare.
Si tratta dunque di un’installazione con funzioni militari operative, non di un
presidio sanitario civile. Che questo sia il contesto scelto per un’iniziativa
rivolta a bambini della scuola primaria è un dato che le famiglie e le
istituzioni scolastiche coinvolte avrebbero diritto di conoscere esplicitamente.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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L’uso militare dell’intelligenza artificiale deve fermarsi
RETE ITALIANA PACE DISARMO FIRMA L’APPELLO INTERNAZIONALE
Oltre 220 tra organizzazioni della società civile (tra cui Access Now, Amnesty
International, Stop Killer Robots e la Rete Italiana Pace Disarmo) e singoli
esperti hanno lanciato un appello congiunto contro la militarizzazione
dell’intelligenza artificiale (IA) e per il suo immediato blocco nelle “catene
di uccisione” (kill chain) militari. La guerra accelerata dall’Intelligenza
Artificiale sta infatti diventando uno strumento per “validare” l’uccisione di
esseri umani a una velocità e su una scala senza precedenti. Aziende e governi
devono cessare la fornitura e l’uso di tecnologie che compromettono il rispetto
del diritto internazionale nei conflitti armati.
La Rete Italiana Pace Disarmo ha aderito convintamente a questa presa di
posizione collettiva visto il suo ruolo di partner della campagna
internazionale Stop Killer Robots, di cui segue le attività in Italia,
impegnandosi da anni contro i sistemi d’arma autonomi e contro la delega a
sistemi algoritmici delle decisioni di vita e di morte.
L’appello denuncia una corsa incontrollata a militarizzare l’Intelligenza
Artificiale, al di fuori di ogni regolamentazione e di ogni reale assunzione di
responsabilità: una corsa al ribasso negli standard delle attività militari che
minaccia la pace e la sicurezza globali. Da Gaza al Libano fino all’Iran, la
realtà concreta della violenza scatenata attraverso “kill chain” guidate
dall’IA smentisce ogni pretesa che questi sistemi possano essere impiegati in
modo responsabile e coerente con il diritto internazionale. L’uso di strumenti
di IA per generare e selezionare gli obiettivi (sia di luoghi/edifici che
sopratutto umani) sta spingendo gli attori militari verso una forma di guerra
che mina principi fondamentali del diritto umanitario, come distinzione,
proporzionalità e precauzione.
I firmatari del “Joint Statement on AI in warfare” chiedono alle aziende
tecnologiche di non stipulare né dare esecuzione a contratti con agenzie
militari o gruppi armati responsabili di possibili violazioni del diritto
internazionale, e di astenersi dal fornire o esportare sistemi di Intelligenza
Artificiale di supporto alle decisioni per le “kill chain militari” e
l’individuazione di obiettivi per attacchi finché non saranno garantiti reale
responsabilità, controllo umano significativo, supervisione e trasparenza. Agli
Stati viene chiesto di interrompere l’uso di strumenti di IA, compresi i grandi
modelli linguistici, nella conduzione del targeting militare e di assicurare
trasparenza sull’uso che ne viene fatto nelle ostilità.
Non è troppo tardi per cambiare rotta, ma la comunità internazionale deve agire
con rapidità e determinazione perché la tecnologia sia al servizio delle
persone, non della loro distruzione. La Rete Italiana Pace Disarmo sottolinea
come la questione riguardi direttamente anche l’Italia e l’Europa, chiamate a
una posizione chiara sulla regolamentazione dei sistemi d’arma autonomi e
sull’impiego militare dell’Intelligenza Artificiale, in coerenza con i principi
costituzionali e gli impegni internazionali.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA GUERRA
(qui la versione internazionale con fonti di riferimento e lista aderenti)
Noi, organizzazioni e individui firmatari, siamo profondamente allarmati dalla
rapida militarizzazione delle tecnologie di intelligenza artificiale (IA). I
sistemi di IA integrati nelle “catene di uccisione” (kill chain) militari stanno
accelerando la velocità e la portata degli attacchi militari in un modo che crea
nuovi e rilevanti rischi per la responsabilità nei conflitti e che rischia di
agevolare violazioni del diritto penale internazionale, dei diritti umani e del
diritto umanitario.
Chiediamo pertanto alle aziende tecnologiche e agli Stati di interrompere la
fornitura di sistemi di IA destinati all’uso nella kill chain militare e di
adottare ogni misura per garantire che gli altri sistemi di IA che forniscono
non causino né contribuiscano a violazioni del diritto internazionale umanitario
(DIU) e del diritto internazionale dei diritti umani (DIDU). Questo include
l’uso di sistemi di IA di supporto alle decisioni, compresi i sistemi di
generazione degli obiettivi, la sorveglianza biometrica da remoto e i modelli di
IA multimodali, inclusi i grandi modelli linguistici (LLM). La guerra accelerata
dall’IA sta rapidamente diventando un mezzo per “timbrare” l’uccisione di massa
a grande velocità e su larga scala, e attualmente nessuna correzione tecnica o
procedurale può prevenire efficacemente le conseguenze letali e devastanti che
derivano dalle sfide fondamentali che essa pone al diritto internazionale.
Tutte le aziende, comprese quelle che stipulano contratti con agenzie militari
governative lungo l’intera catena di fornitura dell’IA — dalla concessione in
licenza e dall’addestramento dei modelli “di frontiera” fino alla fornitura di
funzioni di elaborazione e archiviazione dei dati — devono adottare ogni misura
possibile per garantire che i loro prodotti e servizi non causino,
contribuiscano o siano direttamente collegati ad abusi dei diritti umani e a
crimini internazionali. Nei conflitti armati, questa responsabilità si estende
al rispetto del diritto internazionale umanitario e penale, dato l’accresciuto
rischio di agevolare gravi abusi dei diritti umani in tali contesti. Laddove le
aziende non siano in grado di prevenire o mitigare in modo concreto tali rischi,
non devono stipulare né dare esecuzione a contratti di questo tipo.
I sistemi di archiviazione e analisi dei dati abilitati dall’IA usati nella kill
chain — tra cui il grande modello linguistico Claude di Anthropic e il Maven
Smart System — secondo un’inchiesta della NBC starebbero giocando un ruolo nel
supportare gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. OpenAI ha
recentemente accettato di fornire servizi di IA al Dipartimento della Difesa
statunitense; Google ha stipulato contratti con il Dipartimento, come Anthropic,
per “sviluppare prototipi di capacità di IA di frontiera per affrontare sfide
critiche di sicurezza nazionale negli ambiti bellico e operativo”; Microsoft,
Google e Amazon forniscono da anni servizi di archiviazione, elaborazione dati e
altre infrastrutture ai programmi bellici del Dipartimento.
Secondo notizie di stampa e dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della
Difesa, la rapida generazione di obiettivi tramite strumenti di IA ha consentito
un aumento della velocità, della portata, dell’intensità e della forza
distruttiva degli attacchi statunitensi contro l’Iran. Nelle prime 48 ore di
attacchi, Israele e gli Stati Uniti avrebbero colpito quasi 2.000 obiettivi in
Iran. Sebbene molto resti poco chiaro sul ruolo preciso svolto dai sistemi di IA
in questi attacchi, le incursioni hanno avuto un impatto devastante sui civili e
sulle infrastrutture civili.
L’adozione di sistemi di targeting basati sull’IA in questa campagna segue
l’esempio dell’uso, da parte del governo israeliano, di strumenti di analisi dei
dati e machine learning alimentati dalla sorveglianza di massa nei suoi attacchi
genocidi contro Gaza. Diluendo la responsabilità umana nelle decisioni di vita e
di morte, l’uso da parte di Israele di sistemi come Lavender, Gospel e Where’s
Daddy può contribuire a occultare crimini internazionali dietro un’apparenza di
presunta oggettività algoritmica, offuscando al tempo stesso le responsabilità.
Non è la prima volta che vediamo la Palestina usata come laboratorio per metodi
di guerra sperimentali e disumanizzanti, anche attraverso partnership
tecnologiche aziendali con le agenzie militari israeliane. Microsoft, Google,
Palantir e altre aziende tecnologiche potrebbero aver contribuito o consentito
l’accesso del governo israeliano a sistemi di archiviazione, elaborazione e
analisi di dati di massa che stanno favorendo la distruzione e il genocidio in
corso a Gaza, che finora ha causato l’uccisione di almeno 72.000 palestinesi.
Studiosi e professionisti del diritto, esperti tecnici, lavoratori del settore
tecnologico, relatori speciali dell’ONU e giornalisti investigativi mettono in
guardia da tempo contro lo sviluppo e l’impiego dell’IA in guerra, dato
l’accresciuto rischio di crimini internazionali. Nonostante le affermazioni dei
suoi sostenitori secondo cui gli strumenti di IA renderebbero la guerra più
efficace, precisa o “umana”, gli impieghi reali indicano che l’IA sta in realtà
agevolando metodi di guerra più violenti, disumanizzanti e distruttivi.
In particolare, siamo profondamente preoccupati dal fatto che l’uso degli LLM
per la generazione e la definizione delle priorità degli obiettivi stia
spingendo gli attori militari verso una forma di guerra in cui i principi
fondamentali del diritto internazionale umanitario — tra cui i principi di
distinzione, proporzionalità e precauzione — non sono, e probabilmente non
possono essere, sufficientemente rispettati, data l’enorme velocità e portata di
tali tecnologie, oltre alla natura inaffidabile, distorta e spesso illegalmente
ottenuta dei dati di input. Affermiamo inoltre che queste dinamiche rischiano di
agevolare abusi dei diritti umani, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Inoltre, l’opacità che accompagna l’uso di questi strumenti minaccia alla radice
la possibilità di attribuire responsabilità morali o legali nei casi in cui
vengano commessi errori. Come la stessa Anthropic ha dichiarato, “…oggi i
sistemi di IA di frontiera semplicemente non sono abbastanza affidabili da
alimentare armi pienamente autonome. Non forniremo consapevolmente un prodotto
che metta a rischio i combattenti e i civili americani”. Gli attori che scelgono
di impiegare sistemi di IA usati per commettere crimini internazionali devono
essere ritenuti penalmente responsabili.
Le nostre preoccupazioni non si limitano agli errori che possono derivare dal
malfunzionamento di tali sistemi, ma riguardano il modo in cui questi sistemi
trasformano alla radice le operazioni militari. Respingiamo pertanto la premessa
secondo cui, allo stato attuale, correzioni tecniche o funzionali — che si
tratti di un presunto “uomo nel circuito” (human in the loop) o di supposte
barriere di sicurezza “cablate” nei modelli di IA — possano prevenire le
conseguenze letali e devastanti delle kill chain accelerate dall’IA. Tali
proposte permettono la normalizzazione e la proliferazione dell’integrazione
dell’IA nel processo decisionale militare, a danno delle comunità e delle
popolazioni vulnerabili. Allo stato attuale, un controllo umano significativo,
una reale assunzione di responsabilità, la supervisione e la trasparenza di
queste tecnologie non sono possibili nella loro forma odierna.
Anche quando i sistemi di IA usati per l’acquisizione degli obiettivi non
prendono la decisione finale di uccidere, rischiano di diventare meccanismi di
mera ratifica per l’uccisione su larga scala, perché fanno leva su false nozioni
di oggettività e possono spostare altrove la responsabilità e la dovuta
diligenza, finendo per accelerare e snellire l’uccisione di massa. Sovrapporre a
questi sistemi tecniche ancora più “prive di attrito” di sorveglianza,
acquisizione degli obiettivi e operazioni di comando — ad esempio sotto forma di
grandi modelli di IA come gli LLM — automatizza la disumanizzazione, riducendo
le questioni di vita e di morte a un semplice prompt di chat. La decisione di
uccidere un altro essere umano porta con sé un grave peso morale e giuridico e
non deve mai essere ridotta al puro accettare o rifiutare le raccomandazioni di
sistemi di IA. Quando gli eserciti si affidano all’IA per accelerare
l’identificazione degli obiettivi con una velocità e una routinizzazione tali
che qualsiasi revisione umana rischia di diventare una mera ratifica priva di
controllo umano significativo, l’uccisione di massa può seguirne e spesso ne
seguirà, in diretta violazione del principio di precauzione del DIU.
Le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e di astenersi
dal causare o contribuire ad abusi e ad altre violazioni del diritto
internazionale, compreso il fornire sostegno materiale o finanziario a Stati
coinvolti in crimini internazionali. Come stabilito dai Principi Guida delle
Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le aziende che adottano tali
comportamenti devono cessare immediatamente il loro contributo al danno. Anche
quando un’azienda non causa né contribuisce al danno, ma è semplicemente
collegata a esso, ci si attende che usi la propria capacità di influenza per
cercare di porre fine a tali violazioni.
Una volta stipulati contratti militari, le aziende possono avere un controllo
limitato su come i loro prodotti e servizi vengano utilizzati, come dimostrato
dal braccio di ferro tra Anthropic e il governo statunitense, oltre che dalle
notizie di Google e Amazon che avrebbero sospeso l’applicabilità dei propri
termini di servizio nei contratti con il governo israeliano. Ancora di recente,
il 27 aprile 2026, più di 560 dipendenti di Google hanno firmato una lettera
aperta all’amministratore delegato della società, sollecitandola a rifiutare
l’uso della propria tecnologia di IA da parte del governo statunitense in
operazioni militari classificate.
Le aziende tecnologiche e i loro dirigenti dovrebbero prendere sul serio la
propria potenziale responsabilità nei casi in cui le loro tecnologie giochino un
ruolo in violazioni del diritto internazionale, prima di stipulare questi
lucrosi contratti di difesa, e astenersi dal farlo laddove non siano in grado di
compiere tale valutazione. Oltre a ciò, devono anche comprendere il ruolo che
hanno nel ridisegnare l’architettura normativa dell’uso dell’IA nei conflitti.
Noi, organizzazioni e individui firmatari, chiediamo:
Alle aziende tecnologiche di:
* astenersi dallo stipulare o dare esecuzione a contratti con agenzie militari
o gruppi armati che commettono possibili violazioni del diritto
internazionale, comprese violazioni dei diritti umani e crimini atroci;
* astenersi dal vendere, trasferire, fornire assistenza o esportare sistemi di
IA di supporto alle decisioni destinati alle kill chain militari e al
targeting di esseri umani, compresi i sistemi di generazione degli obiettivi
e la sorveglianza biometrica da remoto;
* astenersi dal vendere o esportare sistemi di IA di supporto alle decisioni
per scopi non letali, compresi i modelli di IA multimodali come gli LLM,
destinati all’uso nei processi decisionali militari, finché non saranno
possibili una reale assunzione di responsabilità, un controllo umano
significativo, supervisione e trasparenza in linea con i principi del diritto
internazionale umanitario e dei diritti umani.
Agli Stati di:
* interrompere l’uso di strumenti di IA, compresi i grandi modelli linguistici,
nella conduzione del targeting militare, e garantire il rispetto dei principi
del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;
* garantire trasparenza su come l’IA viene attualmente utilizzata nella
condotta delle ostilità.
Rete Italiana Pace e Disarmo
#lascuolavaallaguerra Visite scolastiche alla base aeronavale di #Sigonella:
avanti con l’ #educazione #militare
di Antonio Mazzeo
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.
https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/06/visite-scolastiche-alla-base-aeronavale.html
Lavialibera: “Che barba, che naja! Appunti per una scuola disarmata e disarmante”
DI FRANCESCO ROSSI SU LAVIALIBERA DELL’8 MAGGIO 2026
Segnaliamo un interessante articolo della rivista Lavialibera in cui si
riassumono, fra altro, anche i punti salienti della militarizzazione della
scuola in Italia dal 2014 ad oggi.
Lavialibera è una rivista fondata nel 2019 come continuazione e crescita
dell’esperienza trentennale del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le
stragi di Capaci e via D’Amelio. Ha come direttore editoriale Don Luigi Ciotti,
fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, e come direttrice
responsabile Elena Ciccarello, giornalista e docente all’Università del Piemonte
orientale (dove insegna il corso di Sociologia della devianza). Leggiamo dalla
loro pagina:
> > «Il mondo è cambiato e sentiamo la necessità di parlare di mafie e
> > criminalità organizzata in modo diverso: un fenomeno in continua evoluzione
> > non può essere analizzato con strumenti vecchi o secondo un’unica
> > prospettiva. Non possiamo ignorare le diverse e nuove minacce alla
> > democrazia e i grandi rischi del pianeta.»
E così si arriva all’articolo di Francesco Rossi sulla militarizzazione delle
scuole in Italia:
> «Negli ultimi 15 anni, la presenza delle forze armate a scuola si è fatta
> sempre più ampia e strutturata. Eppure, ciò di cui ci sarebbe bisogno è
> un’educazione disarmata e disarmante. Per fortuna, ci sono comunità educanti
> che provano ad andare in questa direzione. Come a Colleferro, città fondata
> sulla guerra, la cui storia è puntellata dall’attivismo intergenerazionale di
> una collettività che lotta per il disarmo e l’ambiente. […]
>
> Mentre il ricordo della leva obbligatoria, sospesa dal 1° gennaio 2005, si è
> fatto sempre più lontano e sbiadito, le forze armate e la cultura della difesa
> (o sarebbe meglio dire “della guerra”?) hanno (ri)conquistato spazio e
> visibilità nelle classi di ogni ordine e grado, sia attraverso attività
> interne (conferenze, lezioni) che esterne (visite a caserme e basi militari,
> PCTO). Di seguito, una breve cronistoria che certifica l’escalation…»
…continua a leggere su Lavialibera.
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#lascuolavaallaguerra Visite scolastiche alla base aeronavale di #Sigonella:
avanti con l’ #educazione #militare
di Antonio Mazzeo
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale
dell’Isola.https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/08/visite-scolastiche-base-aeronavale-sigonella-educazione-militare/
Faro di Roma: 2 giugno. Come cristiani e come cittadini della Repubblica nata dalla Resistenza diciamo no al militarismo e quindi alla parata ai Fori Imperiali
DI LAURA TUSSI E SALVATORE IZZO SU FARO DI ROMA DEL 1° GIUGNO 2026
Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura
Tussi e Salvatore Izzo, pubblicato su Faro di Roma il 1° giugno 2026 in cui
viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a
dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della
formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo.
«In questa prospettiva si colloca anche l’impegno dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università, animato dal sociologo e
docente Antonio Mazzeo e sostenuto da numerosi insegnanti, ricercatori e
attivisti, tra cui il professor Lucivero. L’Osservatorio denuncia la crescente
presenza delle forze armate negli istituti scolastici e accademici attraverso
protocolli d’intesa, attività promozionali, percorsi di orientamento e
collaborazioni che, secondo i promotori, rischiano di normalizzare la cultura
militare all’interno di luoghi che dovrebbero invece essere dedicati alla
formazione critica e alla costruzione della cittadinanza democratica…continua a
leggere su www.farodiroma.it.
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Leonardo prosegue la penetrazione nella scuola pubblica con Mondadori, Rizzoli e Deascuola
Mesi orsono scrivevamo, fortemente preoccupati, a proposito di un’iniziativa
organizzata da Leonardo – la nota azienda produttrice di armi – per gli studenti
del Liceo Scientifico Newton, dell’I.T.I.S. G. Galilei, del Liceo Digitale
Matteucci e dell’Istituto De Merode di Roma. La giornata aveva visto la
partecipazione del Ministro Roccella, di Isabella Rauti (Sottosegretario alla
Difesa), dell’On. Schifone, dell’AD di Leonardo Cingolani (ora, ex-AD) e del
famoso divulgatore scientifico Alberto Angela ed era orientata a far comprendere
ai giovani astanti l’importanza dello studio delle materie STEM a scuola.1
A nostro avviso, però, si trattava di una passerella volta a far introiettare
nelle giovani menti lì presenti la possibilità e il “valore” di una carriera
interna al settore industrial-militare: un’operazione di restyling, attraverso
cui Leonardo tentava di “normalizzare” e magnificare il ruolo dell’industria
bellica nella società, nel tentativo di farla apparire come volano di
occupazione – e di un’occupazione di qualità e ben remunerata.
Ebbene, apprendiamo con sconcerto che Leonardo ETS (Ente del Terzo Settore),
assieme a HUB Scuola, la piattaforma per la didattica delle case editrici del
Gruppo Mondadori, Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola hanno
siglato l’avvio di una collaborazione stabile nell’intento – a loro dire – «di
stimolare negli studenti curiosità e sviluppare competenze fondamentali per
affrontare le sfide del futuro».2
Il progetto comprenderà due serie di trenta video-lezioni online ciascuna,
dedicate a tutti gli ordini di scuola (dalla primaria alla scuola secondaria di
secondo grado) e tenute da attori, giornalisti ed esperti scientifici di
Leonardo. Si tratta di un progetto che trova adeguata “copertura” istituzionale,
essendo ricompresa nell’ambito delle iniziative prefigurate dalla legislazione
italiana3 e dal PNRR;4 pertanto riteniamo di fondamentale importanza proseguire
nel monitoraggio di quella che, a tutti gli effetti, non si configura come
un’idea estemporanea e destinata a esaurirsi nel corso del prossimo anno
scolastico, bensì come un primo passo per la penetrazione del complesso
industrial-militare nell’istruzione pubblica. Ci attendiamo altresì la
configurazione di nuovi percorsi di “eccellenza”, di stampo marcatamente
meritocratico, che vadano in direzione di una sempre maggior differenziazione
dell’offerta didattica di tutti gli ordini di scuola, al fine di creare poli
didattici speciali per gli studenti più performanti – sul modello delle
Università statunitensi – in cui le aziende, e in particolare quelle belliche,
abbiano un ruolo centrale nella formazione dei ragazzi. L’ Osservatorio contro
la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce alla denuncia di
Scuola per la Palestina.
Come lamentava Mario Draghi nel proprio, famigerato Rapporto, infatti, a
differenza che nell’Unione Europea, negli USA «le risorse finanziarie sono
altamente concentrate in alcune Università di ricerca di alto livello, che hanno
la chiara missione di rimanere all’avanguardia nelle classifiche mondiali, con
conseguente produzione di ricerca di grande impatto».5 Non vorremmo che i piani
del Legislatore, già di per sé deprecabili e irrispettosi della grande
tradizione umanistica dell’istruzione europea, fossero principalmente orientati
al «rimanere all’avanguardia» della ricerca militare.
Emiliano Gentili e Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università
Note
1. Science, Technology, Engineering and Mathematics ︎
2. Gruppo Mondadori, Comunicato stampa: HUB Scuola e Fondazione Leonardo ETS
insieme per diffondere la cultura STEM nelle scuole italiane, 6 Ottobre
2025,
https://www.gruppomondadori.it/media/news-comunicati-stampa-e-social/2025/hub-scuola-e-fondazione-leonardo-ets-insieme-per-diffondere-la-cultura-stem-nelle-scuole-italiane.
︎
3. Cfr. L. 197/2022, art. 1, cc. 552 e 553. ︎
4. Missione 4, Componente 1, Investimento 3.1. Ma anche gli Investimenti numeri
1.4, 1.5 e 2.1. ︎
5. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth analysis
and recommendations, pp. 247-248. ︎
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Accordo tra Rheinmetall e Deutsche Telekom per uno “scudo di difesa” militare
Rheinmetall e Deutsche Telekom si uniscono per costruire uno “scudo di difesa”
contro i droni e gli atti di sabotaggio, dicendo di farlo per salvaguardare le
infrastrutture nazionali da probabili attacchi provenienti dalla Russia. Il
Paese con cui la Germania intratteneva da decenni rapporti commerciali stretti,
comprando petrolio e gas a prezzi contenuti, diventa in un batter d’occhio la
nazione nemica dalla quale guardarsi e difendersi e anche per questo decine di
notizie debitamente pettinate mettono in allarme l’opinione pubblica tedesca da
pericoli oggettivi provenienti dall’Est – a cui magari imputare le non brillanti
performances della economia renana.
Le due aziende non sono nuove a progetti di tipo militare: fin dal 2017 la
Telekom tedesca protegge infrastrutture critiche da droni non autorizzati,
essendo dotata delle infrastrutture necessarie per la loro intercettazione,
mentre, ad esempio, Rheinmetall lavora a un progetto simile per il Porto di
Amburgo dal dicembre 2025.
Del resto anche la notizia dell’accordo tra Rheinmetall e Deutsche Telekom non è
nuova ma risale all’autunno scorso, come si evince direttamente dal sito della
multinazionale di armi.[1] Tuttavia in questi giorni è stata ripresa dal
documentato portale “Analisi difesa”[2] e la riteniamo meritevole della massima
attenzione, poiché rappresenta un precedente che presto si presenterà anche in
Italia (ricordiamoci di quando un paio di estati fa, proprio nel nostro Paese, i
sistemi di arma israeliani sono stati utilizzati per prevenire registrazioni
“pirata” di concerti rock).
Da alcuni anni siamo davanti a un salto di qualità: tecnologie militari vengono
presentate come indispensabili per la salvaguardia dell’economia e delle
infrastrutture civili, dell’economia e dei posti di lavoro e, allo stesso tempo,
tecnologie civili iniziano a servire direttamente e in maniera estesa il
complesso militar-industriale. La vera notizia – e il motivo per cui abbiamo
deciso di scriverci sopra –, difatti, è l’utilizzo della rete mobile per il
sistema di controllo, ossia l’esistenza di una partnership strategica fra
un’impresa civile e una specificamente militare, quale è per l’appunto
Rheinmetall.
Il fatto che aziende controllate dalle istituzioni (lo Stato tedesco detiene
circa il 30% di Deutsche Telekom) siano parte attiva di progetti che un tempo
afferivano al settore militare è un vero e proprio salto di qualità, che
conferma come la tradizionale distinzione tra civile e militare sia ormai
completamente saltata. Deutsche Telekom, difatti, lavora direttamente a
un’operazione militare ricorrendo ai radiocomandi attraverso la radiofrequenza
(RF), dal momento che i sensori RF saranno installati sulle torri della
telefonia mobile. Uno dei primi risultati dell’economia di guerra, dunque, è che
le infrastrutture civili vengano messe a disposizione dell’apparato bellico.
In conclusione, l’evoluzione tecnologica è sempre più rapida e rende ininfluente
ogni dubbio etico e morale sull’utilizzo delle innovazioni, che avanzando a una
certa velocità impediscono anche al legislatore di riflettere a lungo sulle
norme da applicare: l’Intelligenza Artificiale, difatti, riduce i tempi dei
processi decisionali, ma ciò non equivale a una maggiore qualità delle scelte
politiche, bensì alla prontezza operativa. E se il confine tra civile e militare
è sempre più sottile diventa difficile cogliere la pericolosità di certi
processi: la mancanza di chiarezza sull’utilizzo delle tecnologie dual-use
(civili e militari allo stesso tempo) e sullo scopo reale della ricerca è un
oggettivo ostacolo alla loro regolamentazione. La competizione sull’innovazione
esistente fra i diversi Paesi, non per nulla, avviene all’insegna di chi applica
le minori restrizioni legislative.
A far quadrare il cerchio, come dicevamo, vi è la costante e reiterata
motivazione della minaccia interna ed esterna, che impone segretezza,
riservatezza delle informazioni, efficacia della azione preventiva e repressiva.
Detto in altri termini: meno si sa e meglio è per la “nostra sicurezza” e
perfino – a detta loro – per mantenere il nostro stile di vita.
[1] Rheinmetall, Press Release: Rheinmetall and Telekom plan to develop a drone
defence shield, 11th May 2026,
https://www.rheinmetall.com/en/media/news-watch/news/2026/05/2026-05-11-rheinmetall-and-telekom-are-collaborating-on-drone-defence-in-the-civilian-sector.
[2] Redazione Analisi Difesa, Rheinmetall e Deutsche Telekom svilupperanno uno
scudo di difesa anti droni, 15 Maggio 2026,
https://www.analisidifesa.it/2026/05/rheinmetall-e-deutsche-telekom-svilupperanno-uno-scudo-di-difesa-anti-droni/.
Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università
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#lascuolavaallaguerra Addestramento #militare per studenti, protestano le mamme
di #Modica #ragusa
Nasce il “Movimento delle mamme di Modica” contro il coinvolgimento di 180
studenti del Ragusano in un corso di addestramento militare promosso dall’
#aeronautica
La normalizzazione della guerra e’ in corso da anni e si materializza anche
attraverso la costante e crescente militarizzazione della scuola e dell’
Universita’.
https://www.freepressonline.it/2026/05/14/addestramento-militare-per-studenti-protestano-le-mamme-di-modica/