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All’IC “Magiotti” di Montevarchi (AR) incontri con la Marina Militare sin dalla prima media
L’istituto comprensivo “Raffaello Magiotti” di Montevarchi, nella provincia di Arezzo, nella mattinata del 20 febbraio scorso ha ospitato un incontro con gli ufficiali della Marina Militare italiana del comando interregionale marittimo nord di La Spezia, che hanno illustrato le opportunità formative e professionali del corpo militare di appartenenza agli alunni e alle alunne delle classi prime della scuola secondaria di primo grado (qui l’iniziativa sul sito della scuola). In questa occasione di orientamento scolastico, probabilmente, tra le altre cose, vogliamo ribadirlo, rivolto ai ragazzi e alle ragazze di prima media, avranno suggerito la possibilità di proseguire gli studi negli istituti militari di istruzione secondaria superiore. All’incontro era presente anche una delegazione dell’associazione marinai d’Italia della sezione di Montevarchi (qui la notizia sul giornale locale). In un tempo storico come quello attuale, attraversato da guerre sempre più sanguinose in tante, troppe, parti del mondo con il rischio che la cosiddetta guerra mondiale a pezzi divenga vera e propria guerra mondiale, la consuetudine di aprire le porte delle scuole al brand della Difesa ci lascia interdetti sul piano deontologico e politico perché il Ministero della Difesa non è una comune azienda del territorio, non rispecchia un comparto produttivo qualunque. Come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sostiene da tempo, la “cultura della difesa” e della “sicurezza” sta proliferando in tutti i livelli della società civile, da un lato modella la percezione collettiva dall’altra colpisce gli spazi e la libertà di dissenso. Siamo chiaramente immersi nella propaganda di guerra ibrida. Tornando all’istituto “Magiotti”, a fine incontro, alla biblioteca scolastica è stato donato un volume in edizione limitata della Marina; così il governo nell’ultima manovra ha donato agli italiani e alle italiane un aumento delle spese militari, con la previsione di passare dall’attuale 2% del PIL (circa 45 miliardi di euro all’anno) al 2,5% del PIL nel 2028 (quindi 61 miliardi di euro all’anno). Come liberarci da questa stretta in divisa velata da buon esempio e garanzia per il futuro? Come ribattere che l’economia di guerra è deplorevole, e foriera soltanto di disastri su larga scala? Vogliamo rovesciare i signori della guerra che affondano l’economia del paese, e bocciamo la cultura della difesa con maggiore forza se chiede di entrare nelle scuole. Qui alcuni scatti dell’iniziativa. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Premio Nesi 2025 all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Consegna: Livorno, 11 marzo
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE NESI/COREA E DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO DI LIVORNO CON IL QUALE VIENE ANNUNCIATA LA VINCITA DEL “PREMIO NESI 2025” ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PER IL SUO IMPEGNO NELL’AMBITO DEL PACIFISMO E DELL’ANTIMILITARISMO. COGLIAMO L’OCCASIONE PER RINGRAZIARE VIVAMENTE L’ASSOCIAZIONE NESI/COREA E IL MOVIMENTO NONVIOLENTO DI LIVORNO PER UN RICONOSCIMENTO COSÌ PRESTIGIOSO. L’Associazione Nesi/Corea e il Movimento Nonviolento di Livorno organizzano, mercoledì 11 marzo alle 17,30 a Livorno in via La Pira 11, un incontro con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università al quale sarà conferito anche il “Premio Nesi” 2025. La cerimonia di premiazione sarà seguita da un incontro aperto sul tema della militarizzazione che da tempo sta coinvolgendo, sempre di più, anche il mondo delle istituzioni educative (attraverso forme di propaganda, addestramento e reclutamento da parte delle organizzazioni militari) e sulla necessità, sentita dai promotori del premio e organizzatori dell’incontro, di rompere l’incantesimo della “normalità” militarizzata che penetra nei linguaggi, nelle scuole, nei giochi, nelle mode, nei media. Serve smascherare il sistema e il processo che plasmano mentalità e desideri attraverso una coscienza vigile e attenta che contribuisca, assieme a molto altro, a costruire e imparare la pace, attraverso l’educazione nonviolenta e la pratica quotidiana per coltivare semi di disarmo culturale. Associazione Nesi/Corea e il Movimento Nonviolento di Livorno -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Piombino: Associazione Carabinieri UNARMA nelle scuole, quale linguaggio educativo?
Il bene contro il male, non pensiamo di incarnare l’uno o l’altro, siamo nati per denunciare nei luoghi dell’istruzione e nella società il militarismo e le sue espressioni, anche quelle apparentemente innocue, super partes e perfino invisibili. Non è una nostra fissazione ideologica, ma la necessità che ogni essere umano dovrebbe porsi come obiettivo per sconfiggere la cultura di guerra, o almeno per contrastarla. Sono queste le riflessioni che hanno accompagnato la lettura dei social a proposito dell’ennesima presenza delle Forze dell’ordine a Piombino, in provincia di Livorno, attraverso il progetto “Legalmente Ribelli – Noi la Legalità, la Sfida del Bene”, promosso dalla Segreteria Toscana dell’Associazione Sindacale Carabinieri UNARMA, con il patrocinio del Comune di Piombino (clicca qui per la notizia su Facebook). Proprio in questi giorni apprendiamo l’esclusione di sindacalisti dalle scuole in cui avrebbero dovuto partecipare ad assemblee in rappresentanza di associazioni e sindacati, la loro colpa, perché tale è considerata, è quella di essere invisi al Governo, del resto se nel caso dei nostri attivisti scatta la esclusione o l’obbligo del contraddittorio, la presenza dell’UNARMA invece non subisce alcun ostacolo. Ma per quali ragioni un sindacato dei Carabinieri, con tanto di patrocinio comunale, viene chiamato a parlare di legalità in una scuola secondaria di primo grado? I temi trattati sono sempre gli stessi: avvertenze e lezioni sull’uso di sostanze stupefacenti. Sull’alcol, su bullismo, cyberbullismo, Revenge porn. Pensiamo che gli/le insegnanti non siano in grado di sviluppare sugli stessi argomenti dei percorsi educativi? Evidentemente si se esponenti delle forze dell’ordine vengono chiamati a tenere lezioni e percorsi educativi su questi argomenti. Preoccupa il binomio forze dell’ordine e legalità come principio assoluto specie davanti a recenti fatti di cronaca, non facciamo di ogni erba un fascio ma davanti alla esclusione di intellettuali, docenti, ricercatori ed attivisti chiamati nelle scuole e lasciati fuori dalle stesse sorge spontanea una presa di coscienza della realtà. Se è sufficiente indossare una divisa per avere accesso alle scuole, quella divisa potrebbe anche significare un messaggio subliminale di assuefazione alla guerra, di traduzione delle tematiche sociali in chiave securitaria. L’iniziativa, testualmente, rappresenta un importante momento di confronto tra istituzioni e giovani, nella convinzione che la legalità non sia soltanto un principio da insegnare, ma una scelta quotidiana da condividere e costruire insieme. Noi pensiamo intanto che la legalità non sia un principio astratto e men che mai possa essere identificata con le forze dell’ordine e non in un Magistrato, in un sanitario, in un docente o in un impiegato pubblico. Tutte queste figure sono chiamate, giorno dopo giorno, a rispettare le regole e a fornire un esempio quotidiano di legalità, basta solo non dimenticarlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Al Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto orientamento a pilotare strumenti di morte?
Alla serie in continua estensione delle iniziative di commistione tra scuola e Forze Armate, si aggiunge quella del Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto, che nei giorni scorsi ha accompagnato gli studenti e le studentesse delle classi quinte in uscita “didattica” [sic!] presso il locale aeroporto militare per svolgere attività di FSL ed orientamento in uscita. Ovvero per diventare piloti o loro truppa di supporto per azioni in teatri di guerra. L’aeroporto “Baccarini”, elemento fortemente caratterizzante della realtà locale, è sede del 4º Stormo dell’Aeronautica Militare e base dei caccia intercettori Eurofighter Typhoon F-2000. Resta da conoscere che cosa vi sia di didattico in una visita ad una base aerea che ospita caccia intercettori dotati di sistemi per il bombardamento a bassa quota, con relativa scuola di addestramento per i piloti. Ovvero, che ospita velivoli incapaci di spegnere un incendio o di prestare un soccorso, ma capaci soltanto di seminare morte e distruzione in un raggio di oltre 3000 Km di distanza. Bene si presta, quindi, ad offrire terreno ideale per promuovere quella cultura militare che sistematicamente si sta inoculando nelle giovani e giovanissime generazioni, per coltivare in loro quello spirito combattivo facilmente presentabile come positiva competitività che può tornare utile in momenti di scontro militare, ovvero in quelle situazioni di guerra che, attraverso la propaganda (anche non tanto velata) dell’informazione diffusa a 360° gradi, stanno ormai entrando nell’immaginario collettivo come probabili, o forse necessarie o forse anche indispensabili. É facile fare leva sullo spirito avventuristico dei ragazzi, sul loro desiderio-bisogno di affermazione di sé e proporne la soddisfazione attraverso la proposta di azioni fuori dall’ordinario: la velocità, la competenza tecnica del padroneggiare strumentazioni sofisticate, la sfida con cui misurarsi in azioni quanto mai lontane dalla grigia routine della vita dell’impiegato-tipo. Ci si chiede quale sia la consapevolezza di quei docenti che hanno approvato tali uscite. Soprattutto quanto sia diffusa l’idea che la scuola, più che diffondere i valori dell’obbedienza e della gerarchia, sia il luogo per coltivare autonomia di pensiero, spirito critico, disponibilità al confronto, al dialogo ed alla collaborazione, partecipazione consapevole. Le norme che regolano la vita e l’azione del mondo militare sono necessariamente basate sull’assenza di domande e di dubbi; il concetto stesso di verticalità nei rapporti tra settori e tra persone nega quello dell’apertura al confronto ed alla collaborazione: dunque, la visita ad uno spazio militare non è una scelta come tante, non è un’opzione neutrale: è la proposta di una strada che con il concetto di formazione ad una cittadinanza attiva non ha proprio nulla a che vedere. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La militarizzazione dei luoghi di formazione passa anche dal nome delle scuole: il caso di Castelnuovo Berardenga (SI)
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UN CONTRIBUTO CRITICO GIUNTO ALLA MAIL DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ (OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM) DALL’ASSOCIAZIONE “IL MURO E LA CREPA” CHE ANALIZZA IL FENOMENO CELEBRATIVO E RETORICO DELL’INTITOLAZIONE DELLE SCUOLE A EROI MILITARI E GUERRAFONDAI. COGLIAMO L’OCCASIONE PER INVITARE LE CITTADINE E I CITTADINI A INVIARCI SEGNALAZIONI E CONTRIBUTI COME QUESTO E APPROFITTIAMO PER RINGRAZIARE TUTTE E TUTTI COLORE CHE CI SOSTENGONO, ANCHE ECONOMICAMENTE, NELLE NOSTRE LOTTE NONVIOLENTE, PACIFISTE E ANTIMILITARISTE. La necessità di trasformare le scuole italiane in comunità di pace è estremamente attuale, vista la crescente pervasività della propaganda bellicista all’interno dei luoghi di formazione. Per rendere effettivo questo importante obiettivo è necessario insegnare a gestire i conflitti attraverso la nonviolenza e la valorizzazione della dignità umana, contrapponendosi alla cultura della guerra, educare a riconoscere e rifiutare la narrazione bellica (propaganda di guerra) che cerca di normalizzare il conflitto. In poche parole rendere a tutti gli effetti la scuola una comunità educante, basata su dialogo e ricerca, che insegna a decostruire la logica “amico-nemico”. Dato che la scuola non deve essere un terreno di conquista per l’indottrinamento militare, ma il luogo in cui si formano cittadini e cittadine capaci di costruire un futuro di pace, è necessario rendere credibili e coerenti tutti gli sforzi fatti in tal senso prestando attenzione anche agli elementi simbolici e altamente significativi. Ad esempio, può una comunità di pace essere dedicata a militari, guerrafondai, razzisti o altri personaggi di pessimo esempio per gli studenti e le studentesse? Possono gli alunni e le alunne di una scuola credere fino in fondo di essere parte di una comunità per la pace se il proprio istituto scolastico è ufficialmente intitolato a qualcuno che durante la propria vita ha promosso valori opposti a quelli che vengono promossi dalla comunità educante? Ce lo stiamo domandando a Castelnuovo Berardenga dove l’Istituto comprensivo è intitolato ad un personaggio controverso come Giovanni Papini e la scuola primaria ad un tenente dell’esercito italiano, tale Elia Mazzei. Giovanni Papini, scrittore, poeta e saggista è stato direttore della rivista «Lacerba» organo di propaganda dell’interventismo nazionalista e imperialista nel periodo che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale. Nell’articolo “Amiamo la guerra!”, pubblicato all’indomani dell’inizio del conflitto, l’ideologia malthusiana viene assunta da Papini per sostenere la guerra esaltata come «sola igiene del mondo» in nome di un virilismo allora di moda. Tra le varie affermazioni di Papini a proposito della guerra, crediamo possano bastare, a titolo di esempio, le seguenti: "Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue”. “È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, della ipocrisia e della pacioseria”. “Siamo troppi. La guerra è un’operazione maltusiana. Fa il vuoto perché si respiri meglio”. “Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa […] dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi". Naturalmente, dopo la fine del primo conflitto mondiale, il buon Papini non si lasciò sfuggire il treno del fascismo, che sostenne attivamente vedendovi un potenziale strumento di rinnovamento culturale. Nota anche la stima nei confronti del Duce, definito “Amico della poesia e dei poeti”. Per quanto riguarda Elia Mazzei, c’è molto meno da dire, se non che è stato un ufficiale del Regio Esercito Italiano, parte del corpo di spedizione nella campagna coloniale italiana per la conquista dell’Etiopia (1895-1896). Mazzei, era, come si evince dai carteggi con la famiglia, un convinto sostenitore dell’impresa colonialista e un razzista, il cui unico merito per ricevere come dedica postuma una scuola primaria è stato quello di essere nato proprio a Castelnuovo Berardenga. SONO QUESTI NOMI A CUI INTITOLARE LE SCUOLE IN CUI DOVREBBERO ESSERE FORMATE ED EDUCATE ALLA PACE LE NUOVE GENERAZIONI? Noi crediamo che un cambio del nome dell’istituto comprensivo “G. Papini” e della scuola primaria “E. Mazzei” in favore di personaggi che nella propria vita si sono spesi per la pace e la tutela dell’infanzia, sia un obiettivo simbolico ma propedeutico all’attivazione efficace e coerente di progetti di educazione alla pace e di contrasto alla propaganda di guerra. Tale obiettivo dovrà essere promosso attraverso una campagna capillare di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità scolastica e di tutta la cittadinanza, attraverso raccolte firme, assemblee pubbliche e pressione sulle autorità locali competenti. di Associazione “Il Muro e La Crepa” -------------------------------------------------------------------------------- SE COME ASSOCIAZIONI O SINGOLI VOLETE SOSTENERCI ECONOMICAMENTE POTETE FARLO DONANDO SU QUESTO IBAN: IT06Z0501803400000020000668 OPPURE QUI: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comunicato di solidarietà dei/delle docenti del Liceo “Dini” Pisa all’Osservatorio
Riguardo alla decisione del Consiglio d’istituto di escludere uno dei relatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dalla giornata di autogestione degli studenti e delle studentesse del Liceo “Dini” di sabato 21 febbraio, un gruppo di docenti della scuola ha ritenuto necessario prendere posizione e ha sottoscritto il seguente comunicato che vi inviamo. Cogliamo anche l’occasione per elogiare l’iniziativa di autogestione promossa dai nostri studenti e dalle nostre studentesse per la loro volontà di approfondimento e di confronto sui problemi storici e sociali, e auspichiamo che simili iniziative si generalizzino; questo sarebbe il modo migliore per rispondere agli attacchi e alle mistificazioni e affermare con chiarezza che la scuola, ancor più oggi, è il luogo della società più aperto al confronto critico, in grado di offrire alle nuove generazioni i più variegati stimoli culturali proprio grazie alla presenza di docenti con differenti sensibilità umane, culturali e e politiche. COMUNICATO Come docenti del Liceo Dini non ci riconosciamo nella decisione del Consiglio d’Istituto di impedire ad uno dei relatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di tenere un’aula durante la giornata di autogestione degli studenti di sabato 21 febbraio. Crediamo che sia stata limitata la libertà degli studenti medesimi, ma anche e soprattutto che, al di là delle intenzioni di coloro che hanno assunto tale decisione, sia stato fatto un processo arbitrario, perché non sostenuto da alcuna normativa, e per di più sommario ad una persona, inaccettabile in uno Stato di Diritto. Per questo motivo ci scusiamo col relatore escluso e chiediamo che il Consiglio di Istituto faccia altrettanto e che precisi che nessun pregiudizio di carattere personale è sotteso alla delibera. Non vogliamo che la nostra scuola contribuisca al clima sempre più avvelenato e di scontro che si sta creando in tutto il Paese, alimentato dalle recenti polemiche di alcuni esponenti della maggioranza di governo sulla libertà di insegnamento, nonché dall’incredibile proposta di schedatura politica dei vari istituti scolastici. Crediamo, invece, che la libera espressione del pensiero nel rispetto dei principi della Costituzione non possa che favorire la crescita intellettuale dei nostri studenti, cosa a cui dovrebbe mirare la scuola, in tutte le sue componenti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dopo il potenziamento di Camp Darby arriva COMFOSE: unità strategica dell’esercito italiano
A confermare il ruolo nevralgico del territorio pisano per il settore militare, ammesso che avessimo bisogno di conferme, arrivano ulteriori notizie di cronaca come l’articolo pubblicato sulla cronaca di Pisa del quotidiano “Il Tirreno” lo scorso 17 febbraio. E già un anno fa, in occasione della visita del sottosegretario alla difesa Isabella Rauti, avevamo colto la rilevanza ricoperta da queste unità speciali negli scenari di guerra presenti e futuri https://www.difesa.it/assets/allegati/64990/2025_01_21_comfose.pdf Ma, prima di ragionare insieme ai lettori e alle lettrici, facciamo un passo indietro di alcuni anni: giugno 2020 quando venne inaugurata la nuova sede del Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE), alla presenza dell’allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini. I più vecchi ricorderanno quando a inizio secolo il consiglio comunale di Pisa prese posizione per riconvertire la base militare USA di Camp Darby a uso civile, i partiti che si espressero favorevolmente, a distanza di pochi anni, hanno oggi cambiato posizione. E resta innegabile l’attiva collaborazione resa dagli enti locali al dragaggio del Fosso dei Navicelli e alla costruzione di una apposita stazione ferroviaria in prossimità della Base, infrastrutture decisive per il trasporto di armi via acqua e per rotaia. Il COMFOSE venne dislocato nell’area nord della base che si trova a metà tra Pisa e Livorno, in mezzo alla macchia mediterranea e a pochissima distanza dal mare. Sei anni or sono il trasferimento dopo la decisione USA di ripensare spazi e modalità organizzative all’interno di Camp Darby, al contempo non dovrebbe sfuggirci la vicinanza tra truppe Usa e le unità dell’esercito italiano. E mentre si dimenticava, anche a sinistra e nelle realtà antagoniste, il ruolo nevralgico di Camp Darby le forse di élite destinate alle guerre non convenzionali, oggi tristemente famose, trovavano una sede per tutte le attività di addestramento, formazione di queste unità speciali in una area della vecchia base utilizzata per gli alloggi dei soldati a stelle e strisce. Erroneamente qualcuno ritenne, in quegli anni, l’abbandono di una area da tempo inutilizzata come il segno tangibile del depotenziamento da parte statunitense della base di Camp Darby, i fatti dimostrano invece ben altro. Già nel 2015 gli USA volevano restituire parte della base in cui erano stati ospitati alloggi e uffici per i loro militari, contenere il numero del personale talvolta non è sinonimo di disimpegno quanto invece di riorganizzazione complessiva. Allora si parlava di milioni di euro (tra i 40 e i 50) per realizzare gli interventi richiesti dall’esercito italiano e in quella occasione apprendemmo della costruzione di “caserme verdi” ossia un piano di ammodernamento delle strutture per ridurre sprechi energetici e di acqua Il Comando di COMFOSE ha avuto il suo quartier generale prima nella Caserma “Gamerra” a Pisa per poi essere dislocato nel Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari (CISAM) di San Piero a Grado, a un paio di chilometri da Camp Darby come ci hanno ricordato in alcuni articoli allora pubblicati da Manlio Dinucci e Antonio Mazzeo. La presenza di militari italiani accanto a quelli statunitensi non era casuale perché entrambi erano impegnati in operazioni speciali in Medio Oriente. Dal COMFOSE dipende anche il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, una delle unità d’élite dell’esercito italiano che proprio in questi giorni si trasferisce da Livorno al comprensorio militare “Dario Vitali” di Pisa, sede operativa del Comando delle forze speciali dell’Esercito (COMFOSE) ossia l’area dentro Camp Darby di cui abbiamo parlato poco sopra. E anche questo trasferimento, come quelli del 2020, non sarà a costo zero, pensiamo a quasi 6 milioni di euro di spesa per adeguare le strutture alle nuove necessità. E nell’arco di pochi anni l’area già occupata da Camp Darby ospiterà i reggimenti coordinati dal Comfose (il Col Moschin, l’85° reggimento paracadutisti Rao “Folgore” il 4° reggimento Alpini paracadutisti facenti parte del comando operativo da una dozzina di anni) E nell’arco di pochi chilometri incontriamo a Boccadarno, dove il fiume Arno si unisce al mar Tirreno, la “Bai”, base di addestramento degli incursori e specializzata nelle attività anfibie e subacquee e per l’addestramento del personale. Il piano di riqualificazione prevede il rifacimento totale dell’immobile e degli impianti, oltre ad interventi di miglioramento in base alle richieste del comando che occuperà l’edificio. A queste presenze di militari bisogna aggiungere la caserma di addestramento dei Parà nel quartiere di Porta a Lucca a poca distanza dallo stadio, il territorio Pisano ha un aeroporto militare di grandi dimensioni nel quartiere di San Giusto ove troviamo anche un hub da cui dovrebbero partire equipaggiato migliaia di militari nell’arco di pochissimi giorni. Altre caserme dell’esercito e una ulteriore base, quella del Tuscania che dovrebbe estendersi tra i Comuni di Pisa e Pontedera. Se aggiungiamo la base Usa di Camp Darby, il COMFOSE e la Bai Pisa diventa un territorio attraversato da basi logistiche militari di primaria importanza. I cantieri saranno operativi nel tardo autunno 2026 per completare i lavori nell’arco di 250 giorni. L’intera operazione viene presentata come una sorta di piano di rigenerazione urbana, nel frattempo se pensavate che almeno a Livorno la militarizzazione sarebbe stata alleggerita sappiate che la vecchia caserma livornese Vannucci. ove era ospitato il Col Moschin, sarà restituita in toto alla Folgore per ospitare il reparto “comando” dell’unità aviotrasportata. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Comunicati di solidarietà all’Osservatorio contro la militarizzazione per la vicenda del Liceo “Dini” di Pisa
DOPO LA SEGNALAZIONE DEL NODO LOCALE PISANO SULL’ESCLUSIONE DI UN MEMBRO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DALL’ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE, RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO L’ANALOGA, GRAVISSIMA  DENUNCIA CHE RIGUARDA I VOLONTARI E LE VOLONTARIE DELL’ASSOCIAZIONE UNIONE INQUILINI DI PISA PER I QUALI IL CONSIGLIO D’ISTITUTO DEL LICEO “DINI” HA NEGATO L’AUTORIZZAZIONE  ALL’ACCESSO AI LOCALI SCOLASTICI. UNA PAGINA BUIA PER IL MONDO DELLA FORMAZIONE, QUANDO I VALORI DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETÀ TROVANO CHIUSA LA PORTA DELLA SCUOLA PUBBLICA. COMUNICATO UNIONE INQUILINI DI PISA I FATTI Con una comunicazione oltremodo tardiva, ci troviamo costretti ad annullare la nostra presenza all’autogestione del Liceo Dini. Andiamo con ordine. Una decina di giorni fa ci arriva l’invito a partecipare alla giornata di autogestione organizzata da studentesse e studenti del Liceo Dini di sabato 21 febbraio con una lezione su diritti e doveri degli inquilini, ed una restituzione del lavoro politico portato avanti da Unione Inquilini e altre realtà civiche pisane sul diritto alla casa. All’invito accolto con entusiasmo dall’Unione Inquilini tutta, sono seguiti passi indietro pretestuosi da parte del Consiglio d’Istituto nelle parti dei rappresentanti dei genitori, professori e dirigente scolastico. Passi indietro fatti con toni accusatori al limite del denigratorio in sedi informali, portati avanti con vaghe richieste di presenza di un contraddittorio in aula, ed infine, all’indomani dell’autogestione, con la richiesta del dirigente scolastico di far partecipare solo un nostro avvocato. DALLA PARTE DEGLI INQUILINI Le ragioni che hanno portato all’esclusione dell’Unione Inquilini dalle attività di formazione richieste dalla componente studentesca sono state ben altre: per il Consiglio d’Istituto non è legittima la presenza nella scuola di un sindacato che da oltre cinquant’anni si occupa dei diritti degli inquilini. È altrettanto grave disconoscere il lavoro collettivo fondante dell’Unione Inquilini, fatta da volontarie e volontari che ogni settimana spalancano le porte della propria sede per garantire un diritto fondamentale troppo spesso violato dal passivismo delle istituzioni, e supportare inquilini sotto la morsa di proprietari di casa. L’Unione Inquilini è fatta di volontari, e tra questi avvocati e avvocate: negare la possibilità di presenziare a volontarie e volontari significa disconoscere l’operato dell’intera associazione. DUE PESI E DUE MISURE Leggiamo come altrettanto grave la proposta, avanzata e poi ritirata, del dirigente scolastico di invitare l’assessora alle politiche sociali Giovanna Bonanno a tenere un’iniziativa senza alcun tipo di contraddittorio nelle sedi scolastiche. Pur riconoscendo il ruolo delle istituzioni, è quanto meno grave lasciare spazio di discussione senza confronto a chi ha fatto della Commissione territoriale per il diritto all’abitare la sede d’incontro delle associazioni di settore; di chi si nega al confronto con le parti sociali, svende il patrimonio pubblico, e si sta facendo artefice dello smantellamento dei servizi sociali in questa città. A quel confronto ci avrebbe fatto piacere partecipare, vista la latitanza dell’attuale giunta da ogni tipo di interlocuzione e la valenza che tale incontro avrebbe potuto avere davanti ad una platea di giovani. Per queste ragioni non ci troviamo nelle condizioni di essere tra gli animatori dell’autogestione del Liceo Dini. La nostra postura non cambia: le nostre porte restano aperte, così come il nostro impegno nel garantire una città accessibile a tutte e tutti era, è, e sarà costante. Per questo rilanciamo invitando studenti e studentesse a venire nella nostra sede in Via del Cuore, 7.  Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza IMMEDIATA LA SOLIDARIETÀ DI SANITARI PER GAZA, ANCH’ESSI INVITATI A INTERVENIRE  ALL’ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE, MA CHE HANNO DECISO DI DEFILARSI PER NON AVALLARE LE MODALITÀ CENSORIE E SELETTIVE DELL’ORGANO DIRETTIVO DEL LICEO PISANO: COMUNICATO SANITARI PER GAZA  Sanitari per Gaza, nel ringraziare per l’invito a portare una testimonianza sul diritto alla cura e su quanto accade in Palestina, non può che esprimere solidarietà verso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’Università, in merito ai recenti e incomprensibili ostacoli frapposti alla partecipazione all’assemblea delle studentesse degli studenti del liceo scientifico Dini. Il consiglio d’istituto ha selezionato arbitrariamente chi tra gli attivisti dell’osservatorio potesse prendere parte all’incontro proposto, operando una discriminazione e una violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Alla luce di queste considerazioni, nonostante la consapevolezza e l’importanza di parlare di diritto alla cura e di non spegnere le luci sulla Palestina, siamo costretti a non accettare l’invito, viste le condizioni imposte, e ci dichiariamo solidali con l’Osservatorio, perché accettare un compromesso oggi, significa normalizzare questi comportamenti. Restiamo a completa disposizione delle studentesse, degli studenti e del corpo docenti per un futuro incontro, perché la scuola pubblica continui ad essere  luogo di crescita e di confronto, in cui poter sviluppare una coscienza critica alla base di un agire consapevole.   ANCHE IL SINDACALISMO DI BASE HA ESPRESSO LA SUA FERMA CONDANNA PER QUANTO AVVENUTO: COMUNICATO COBAS SCUOLA PISA  La segnalazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università rispetto alla decisione del Consiglio di Istituto del Liceo ”Ulisse Dini” di ‘selezionare’ i relatori degni di essere ammessi all’interno della scuola. L’iniziativa promossa dagli studenti ha infatti fatto uscire allo scoperto le ‘anime belle’ che a parole sostengono la libertà di parola e di opinione, ma hanno talmente introiettato la paura di ritorsioni, e soprattutto la logica della censura, da provocare l’allineamento di docenti e genitori alla linea di autodisciplinamento che prevede l’espulsione delle posizioni più scomode. Un pessimo esempio di codardia, ma soprattutto l’avvio di liste di proscrizione contro persone e organizzazioni che non rientrano nei piani di una società fondata sull’ordine e la disciplina. Esprimiamo solidarietà ai membri dell’Osservatorio che hanno subìto un’inaccettabile discriminazione e auspichiamo che non si ripetano episodi vergognosi di questo tipo nelle nostre scuole. Come Osservatorio negli ultimi 3 anni abbiamo sollevato un dibattito sulla valenza educativa dei militari all’interno delle scuole invitando i collegi docenti e i consigli di istituto a riflettere sull’opportunità di veicolare negli istituti scolastici messaggi che invitassero al riarmo e alla risoluzione armata dei conflitti internazionali. Mai avremmo pensato che si arrivasse all’esatto  opposto con  selezioni ad personam basate su un vaglio preventivo delle persone che esprimono idee legate alla pace e alla solidarietà. Restiamo in attesa delle spiegazioni ufficiali della dirigenza scolastica e ricordiamo che insieme a Docenti per Gaza abbiamo aperto una apposita pagina per segnalare la censura che sempre più frequentemente sta colpendo le scuole, non esitate a scrivere a segnala.censura@docentipergaza.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carrara, 28 febbraio: Incontro pubblico “Che fare quando il mondo brucia?”
SABATO, 28 FEBBRAIO 2026, DALLE 17 ALLE 20 CARRARA, EX OSPEDALE S. GIACOMO IN VIA GRAZZANO, 1.  CHE FARE QUANDO IL MONDO BRUCIA? Ci siamo fatti questa domanda perché piangersi addosso non spegnerà le fiamme. Ci siamo risposti che dobbiamo organizzarci contro la guerra, il riarmo, la leva militare e il genocidio. Ci siamo accorte che ci sono gesti materiali che non possono aspettare e che occorre compiere e diffondere e ci siamo accorti che la raccolta fondi dal basso per la fabbrica socialmente integrata dell’ex GKN è uno di quei gesti, uno dei più belli. Ci siamo chiesti cosa rimane delle imponenti mobilitazioni dello scorso autunno, del risveglio civile e morale che le hanno fatte esplodere, dello sforzo prodotto per dare sostanza politica a quelle mobilitazioni e come riuscire a trasformare anche le vicende giudiziarie di 37 indagate e indagati per le manifestazioni di Massa del 3 ottobre in una spinta che ci unisca tutte e tutti. Ne parliamo a Carrara, sabato 28 febbraio, dalle 17 alle 20, presso l’ex Ospedale S. Giacomo in Via Grazzano, 1 con: Franco Turigliatto, direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista Paolo Zammori, attivista nelle attività di sostegno al popolo curdo Cristina Ronchieri, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Collettivo di fabbrica GKN Durante la serata, gratuita e aperta a tutte e tutti, si raccoglieranno fondi o sostegno del Collettivo GKN. La cittadinanza è invitata. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Profilazione razziale e criminalizzazione del dissenso: la storia di Haji
La scorsa settimana Haji, studentessa del Liceo Machiavelli Capponi di Firenze, è stata segnalata ai servizi sociali per la sua partecipazione ad una manifestazione sindacale davanti al negozio di Patrizia Pepe in Piazza Duomo, avvenuta lo scorso 8 novembre. È stata prima convocata per un colloquio insieme ai genitori, e, in seguito ad un’ispezione all’interno della sua abitazione, è stata caldamente invitata a “non partecipare più a manifestazioni”, per evitare di incorrere in “conseguenze più gravi”. I servizi sociali hanno quindi avviato un’indagine in merito a possibili fattori criminogeni o legati al disagio familiare, basandosi sulla sua partecipazione ad una manifestazione.  Il sindacato Sudd Cobas, organizzatore del picchetto in oggetto, ha denunciato l’accaduto durante una conferenza stampa sabato scorso, mettendo in luce gli atti di intimidazione verso una studentessa minorenne, e sottolineando come la criminalizzazione della partecipazione al presidio sia avvenuta perché la famiglia di Haji è di origine marocchina. Infatti, studentesse e studenti non razzializzati, che come Haji hanno partecipato al presidio, non hanno subito conseguenze. Casi di questo tipo, come avvenuto per la schedatura di studentesse e studenti palestinesi nelle scuole, alimentano la narrazione di criminalizzazione delle seconde generazioni, portate avanti dalla destra e dai media mainstream di ogni orientamento, e si manifestano poi in provvedimenti strutturali come l’istituzionalizzazione delle zone rosse prevista nel nuovo Decreto Sicurezza.  Misure e pratiche profondamente razziste operano perciò come strumenti di controllo e repressione del dissenso e, da una parte identificano il nemico nei giovani delle seconde generazioni, nelle persone migranti e marginalizzate, giustificandone poi dalla reclusione, alla deportazione fino all’omicidio; dall’altra fungono da deterrente contro qualsiasi forma di protesta che osi mettere in dubbio lo stato di cose presenti. Dal Liceo di Haji è partita una raccolta firme di solidarietà su avaaz che vede ad ora più di 950 sottoscrizioni, dimostrando come sia in atto un processo di presa di coscienza e organizzazione di fronte ad attacchi razzisti, che prendono di mira ilal diritto di protesta.  > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Sudd Cobas (@suddcobas)