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Boicotta i mondiali di calcio
PROBABILMENTE MAI COME IN PASSATO C’È CHI PROPONE DI BOICOTTARE LA PROSSIMA COPPA DEL MONDO DI CALCIO IN PROGRAMMA TRA UNA DECINA DI SETTIMANE IN USA, CANADA E MESSICO. C’È CHI PROTESTA PER LA VIOLENZA DI WASHINGTON CONTRO I MIGRANTI, CHI PER LA QUESTIONE GREONLANDIA, CHI PER LE GUERRE SCATENATE NEL MONDO, MA ANCHE CHI, NEI PIANI PIÙ BASSI DELLA SOCIETÀ, DENUNCIA IL FURTO D’ACQUA E LA GENTRIFICAZIONE INTENSIFICATI IN DIVERSI QUARTIERI DI CITTÀ DEL MESSICO -------------------------------------------------------------------------------- Gli abitanti di Santa Úrsula Coapa hanno organizzato proteste anti-Mondiali di fronte allo Stadio Azteca, denunciando il furto d’acqua e la gentrificazione che, hanno raccontato, si sono intensificati in vista dei Mondiali del 2026 (che si disputeranno in giugno e luglio, per la prima volta in tre paesi: Usa, Canada e Messico, ndt). La protesta è cominciata nelle strade della città con striscioni e slogan come “Boicottaggio totale dei Mondiali” e “Vogliamo una casa, non ci importa niente dei Mondiali”. Durante la manifestazione, i partecipanti hanno invitato altri residenti a unirsi al movimento con frasi come “Il vicino consapevole si unisce al contingente”. Nell’ambito della protesta, si sono tenute delle “Partite di calcio anti-FIFA” sulla Calzada de Tlalpan, dove un campo improvvisato è stato dipinto per piccole partite di calcio di fronte allo stadio. I giocatori hanno detto di usare lo sport come forma di protesta e per difendere il loro territorio. Attraverso il calcio, i partecipanti hanno condannato l’espansione del turismo, che, hanno spiegato, minaccia lo sfollamento delle comunità e la mercificazione dello spazio. “Non permetteremo la continua mercificazione delle terre indigene”, hanno detto. In Messico, lo Stadio Azteca sarà la sede principale della Coppa del Mondo 2026, un evento che ha generato aspettative di aumento del turismo e dello sviluppo immobiliare nella parte meridionale della capitale. I residenti sostengono che queste trasformazioni antepongono gli interessi economici al diritto all’acqua, alla casa e al diritto di rimanere sulla propria terra. Qui il fotoreportage pubblicato da Desinformemonos. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Boicotta i mondiali di calcio proviene da Comune-info.
March 5, 2026
Comune-info
Due navi messicane portano aiuti umanitari a Cuba
Due navi della Marina messicana hanno attraccato giovedì 26 febbraio mattina nel porto dell’Avana, Cuba, con 814 tonnellate di generi alimentari, in uno sforzo umanitario volto ad alleviare la grave situazione che affligge la popolazione cubana, segnata da decenni di limitazioni nell’accesso ai beni essenziali e ai servizi di base. Pochi giorni prima, il Messico aveva già spedito un altro carico di 1.193 tonnellate di generi alimentari, tra cui fagioli e latte in polvere, con il sostegno di organizzazioni umanitarie. Queste azioni si inseriscono in un contesto in cui Cuba sta affrontando una crescente crisi energetica, aggravata dall’interruzione delle regolari forniture di petrolio dal Venezuela a partire dal dicembre 2025. I blackout e le restrizioni ai trasporti e ai servizi di base si sono intensificati, rendendo più urgente l’assistenza umanitaria. Nel 2025 il Venezuela aveva inviato carichi di aiuti a seguito degli uragani, tra cui una seconda nave con oltre 2.500 tonnellate di cibo e beni di prima necessità, ma tali spedizioni erano legate a situazioni climatiche specifiche e non all’attuale crisi strutturale dell’isola. La situazione si è ulteriormente complicata con l’operazione militare statunitense in Venezuela nel gennaio 2026, che è culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e il suo trasferimento fuori dal Paese. L’azione ha suscitato ampie condanne internazionali per possibili violazioni del diritto internazionale e della sovranità statale, secondo i governi della regione e le organizzazioni per i diritti umani. Mentre Washington ha difeso l’operazione come una misura contro il governo di Maduro, paesi come la Colombia e il Brasile l’hanno definita una violazione del diritto internazionale e i leader mondiali hanno espresso preoccupazione per il precedente che potrebbe creare per la stabilità regionale. A seguito di questi cambiamenti, le tradizionali forniture energetiche di Cuba provenienti sia dal Venezuela che, in parte, dal Messico, sono state ridotte o sospese. Tuttavia, il Messico mantiene una certa continuità nelle spedizioni di petrolio greggio e altri beni essenziali, oltre alle forniture di generi alimentari. Ciò ha permesso di alleviare parzialmente la crisi, anche se persistono blackout e carenza di carburante. Il coordinatore residente delle Nazioni Unite a Cuba, Francisco Pichón, ha chiesto pubblicamente agli Stati Uniti una “deroga umanitaria” per consentire l’invio di petrolio e altre risorse essenziali all’isola. Pichón ha avvertito che le conseguenze del blocco si sono “aggravate ogni giorno di più” e hanno aumentato il rischio di una crisi umanitaria sistematica che colpisce milioni di persone. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ribadito l’impegno del suo governo nei confronti del popolo cubano e ha difeso la necessità di ripristinare le forniture energetiche per alleviare la situazione socioeconomica della popolazione. “Continueremo a sostenere Cuba e ad intraprendere tutte le azioni diplomatiche necessarie per ripristinare la fornitura di petrolio all’isola, perché non si può strangolare un popolo in questo modo”, ha dichiarato. Nel frattempo, altri paesi hanno manifestato l’intenzione di collaborare. Il governo canadese ha confermato che sta preparando un piano per inviare aiuti alimentari a Cuba in risposta alla grave carenza di carburante e cibo, aggravata dalle sanzioni e dall’embargo statunitense. D’altra parte, le dichiarazioni di vari governi e organizzazioni umanitarie riflettono l’interesse e la disponibilità a collaborare, anche se molti di questi aiuti non si sono ancora concretizzati. Nonostante 66 anni di blocco statunitense gli invii di aiuti umanitari continuano, dimostrando la persistenza della solidarietà internazionale di fronte alle difficoltà che Cuba deve affrontare. L’arrivo di cibo dal Messico e i piani di assistenza da parte di altri paesi cercano di mitigare l’impatto sociale e umanitario dell’embargo, mentre l’ONU e i governi alleati continuano a fare pressione per trovare meccanismi che consentano di mantenere i flussi essenziali di beni e carburante verso l’isola. Pressenza IPA
February 27, 2026
Pressenza
Messico, Presidente Sheinbaum offre ponte aereo umanitario Messico-Cuba
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha annunciato venerdì 13 febbraio 2026 la volontà del suo governo di istituire un ponte aereo umanitario per Cuba, un’iniziativa che faciliterebbe l’invio di rifornimenti all’isola da parte di altri paesi, sfruttando la posizione geografica del Messico, nel contesto di una recrudescenza di misure coercitive unilaterali con cui l’amministrazione di Donald Trump cerca di strangolare economicamente la nazione caraibica. ” Se Cuba lo richiedesse, queste condizioni sarebbero ovviamente soddisfatte “, ha dichiarato Sheinbaum durante la sua consueta conferenza stampa. Il sindaco ha chiarito che i voli tra i due Paesi rimangono operativi e ha spiegato che gli aerei possono rifornirsi di carburante in territorio messicano, il che faciliterebbe le operazioni aeree sostenute: “Possono rifornirsi di carburante, possono arrivare in Messico. Sì, in effetti, i voli delle compagnie aeree messicane per Cuba non sono sospesi perché qui c’è carburante per aerei ed è molto vicino ” . Questa offerta arriva dopo l’arrivo di due navi della Marina messicana, la Papaloapan e la Isla Holbox , al porto dell’Avana lo scorso giovedì 12 febbraio. Le navi trasportavano un carico di oltre 800 tonnellate di aiuti , tra cui generi alimentari di base come riso, fagioli, olio, carne, prodotti per l’igiene e 277 tonnellate di latte in polvere destinati ad alleviare la carenza di cibo della popolazione cubana.     La Presidente Sheinbaum ha definito questo sostegno bilaterale un “impegno continuo” e ha confermato che è in preparazione una nuova spedizione di rifornimenti dopo il ritorno delle due navi. Questa posizione di cooperazione permane nonostante i recenti avvertimenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’imposizione di dazi alle nazioni che forniscono carburante all’isola , una misura che Sheinbaum ha definito “molto ingiusta “. Attualmente, Cuba sta attraversando una crisi energetica e di approvvigionamento a causa dell’embargo statunitense, aggravata dalle recenti pressioni di Trump , che hanno costretto le autorità locali ad attuare piani di emergenza. Queste misure includono restrizioni ai servizi pubblici e adeguamenti ai trasporti, alle modalità di lavoro, al turismo e ad altri settori per dare priorità ai consumi di base dei residenti e garantire l’approvvigionamento energetico alle aree economiche strategiche. Tra  marzo 2024 e febbraio 2025 , i danni totali  causati dal blocco di Washington a Cuba  sono stimati in circa  7,556 miliardi di dollari , con un aumento del 49% rispetto allo stesso periodo del 2023-2024.     L’inasprimento delle restrizioni commerciali ha colpito settori strategici per il benessere sociale.  Nel settore sanitario,  questa politica  ha causato  perdite per quasi 300 milioni di dollari in un solo anno,  mentre  nel settore energetico i danni  ammontano a oltre 496 milioni di dollari  a causa di limitazioni in settori come l’importazione di carburante. Oltre al Messico, altri Paesi hanno respinto l’ultimo attacco dell’amministrazione Trump contro Cuba e hanno espresso piani o disponibilità a inviare aiuti umanitari, tra cui Russia , Cina e Cile. Questa settimana è stata annunciata anche una flottiglia umanitaria ispirata alle iniziative internazionaliste che hanno tentato di rompere il blocco di Gaza, sotto il nome di Nostra America. https://www.telesurtv.net/sheinbaum-ofrece-puente-aereo-mexico-cuba/   LEGGI ANCHE: La Russia denuncia i tentativi degli Stati Uniti di strangolare Cuba e le pressioni per un cambio di governo > Messico, navi salpano con 814 tonnellate di cibo per Cuba   Lorenzo Poli
February 16, 2026
Pressenza
CHIAPAS: “UN QUIROFANO EN LA SELVA LACANDONA”. VIA AL PROGETTO SOLIDALE PER UNA STRUTTURA SANITARIA AUTONOMA ZAPATISTA
30 anni fa, il 16 febbraio 1996, l’EZLN – l’Esercito zapatista di liberazione nazionale, in Chiapas – e l’allora Governo messicano guidato dal presidente Ernesto Zedillo – firmavano gli Accordi di San Andrés. L’intesa, siglata a San Andrés Larráinzar (Chiapas) a due anni dall’insurrezione zapatista del Capodanno 1994, puntava a “riconoscere i diritti, l’autonomia e la cultura delle popolazioni native”, trasformando la rivolta zapatista in battaglia politica.  Le promesse di San Andrés furono ben presto tradite dallo Stato messicano: “gli accordi – scrive a commento oggi, 30 anni dopo, il nostro collaboratore Andrea Cegna nella newsletter Il Finestrino – diventeranno legge solo nel 2001, con il governo di Vicente Fox. Una legge che, secondo l’EZLN, tradiva però quanto firmato cinque anni prima. Tradimento è la parola usata dai neozapatisti: non per indicare una semplice applicazione parziale o ritardata, ma la rottura di un patto e la fine dello spazio di dialogo”. Da allora a oggi, il movimento zapatista ha continuato il proprio percorso di autonomia, in dialogo continuo e costante con le comunità del Chiapas e con il sostegno di realtà solidali in tutto il mondo. Da quest’intreccio nasce, in queste ore, un nuovo progetto, la seconda tranche di “Un Quiròfano en la Selva Lacandona“, che punta a realizzare una struttura sanitaria autonoma per le popolazioni della Selva Lacandona. L’obiettivo è raccogliere 50.000 euro: clicca qui per partecipare alla raccolta fondi. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a due voci con Andrea Cegna – nostro collaboratore, curatore de “Il Finestrino” e del collettivo 20zln.org – e Vito Raspanti, compagno di Terra Insumisa – Sicilia Sud Globale, realtà che fanno parte della Rete Europa Zapatista. Ascolta o scarica  
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Mondiali 2026: dai un calcio alla militarizzazione
Il Messico ospiterà tredici partite della massima competizione calcistica che avrà inizio il prossimo 11 giugno, ma cresce la protesta contro le politiche securitarie che blindano i territori al fine di rendere invisibili i movimenti sociali e la mobilitazione si diffonde anche negli Stati Uniti. di David Lifodi Immagine: https://radiomundial.com.ve/ Si avvicinano i mondiali di calcio che, a partire dal
February 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Aiuti umanitari dal Messico a Cuba
> Il Ministero degli Affari Esteri messicano ha comunicato che, su ordine della > presidente Claudia Sheinbaum, domenica scorsa sono salpate dal porto di > Veracruz due navi di supporto logistico della Marina messicana, con aiuti > umanitari destinati a Cuba. L’imbarco è avvenuto al molo dell’Amministrazione del Sistema Portuale Nazionale di Veracruz, con provviste provenienti dalla Regione Naval Central. La Papaloapan trasporta circa 536 tonnellate di generi alimentari di prima necessità e articoli per l’igiene, mentre la Isla Holbox trasporta poco più di 277 tonnellate di latte in polvere; entrambe le navi arriveranno a destinazione in circa quattro giorni, e restano ancora da spedire oltre 1.500 tonnellate aggiuntive di latte in polvere e fagioli. Il Ministero degli Esteri ha sottolineato che questa azione ribadisce i principi umanisti, la vocazione solidale e l’impegno del Messico nella cooperazione internazionale, in particolare con i popoli che affrontano situazioni di emergenza, ricordando lo storico rapporto di solidarietà tra Messico e Cuba. Ha inoltre evidenziato i recenti invii di aiuti ad altri paesi colpiti da calamità, come gli incendi in California e Cile e le inondazioni in Texas. La presidente Sheinbaum ha ribadito che l’assistenza umanitaria all’isola sarà concretizzata immediatamente, mentre proseguono le trattative diplomatiche per la fornitura di petrolio, in un contesto in cui attori politici e sociali messicani hanno espresso il loro sostegno a Cuba di fronte all’assedio energetico degli Stati Uniti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO DI STELLA MARIS DANTE Pressenza IPA
February 13, 2026
Pressenza
Messico: Allerta per un nuovo progetto eolico nell’Istmo di Tehuantepec
Redazione Desinformémonos Città del Messico / Il collettivo Geocomunes ha messo in allerta sul nuovo progetto eolico dell’impresa britannica Atlantica Sustainable Infrastructure, tra i municipi di Juchitán de Zaragoza e Santa María Xadani, un territorio “assediato da megaprogetti energetici” nell’Istmo di Tehuantepec, Oaxaca. Geocomunes ha denunciato che la costruzione del parco eolico è il risultato […]
February 13, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Paquita, profilo di una messicana in California
Pachita vive in una cittadina della California uguale a tante altre, dove distese di casette di legno si perdono a vista d’occhio; ognuna ha un cortile, di solito contornato da palme, fiori e alberi da frutta. Ci conosciamo da otto anni e ci siamo subito risultate simpatiche. Lavoriamo insieme in un progetto comunitario. Condividiamo l’interesse per il cibo sano; fu proprio il parlare di ricette che ci fece rompere il ghiaccio. La vedevo arrivare con dei beveroni verde smeraldo che proteggeva dalla calura mettendoli in frigorifero. Erano un miscuglio di insalate frullate con varie erbe e spezie piccanti, che assumeva come ricostituente. Scoprii tempo dopo che si stava separando dal marito e un’amica le aveva passato la ricetta. Non ci volle molto perché la comune passione per la cucina, combinata con la simpatia reciproca, ci portasse a fornirci informazioni culinarie. Una volta era una torta di mele scambiata con una ceviche, un’altra una lasagnetta con casalinghe tortillas; Paquita mi insegnò come impastarle a mano e mi procurò una pressa per schiacciarle a puntino. Da allora ogni tanto in casa si cena con le tapas alla Paquita. Un giorno la vidi molto triste. Non è comune vedere i messicani, soprattutto quelli come la mia amica che mantengono i tratti indio, piangere o disperarsi. In verità nemmeno si lamentano; appaiono sempre composti, sempre gentili e rispettosi. Tutt’al più, a volte, siccome sono orgogliosi, stanno sulle loro continuando a lavorare; sono tra i lavoratori più indefessi che abbia mai conosciuto. È imbarazzante la menzogna che li dipinge come un popolo di delinquenti, mascalzoni, banditi, scansafatiche ecc. Paquita era triste perché era morta sua nonna e lei non poteva andare al funerale. Più di vent’anni fa insieme con l’allora fidanzato, oggi ex marito, entrò in California con regolare visto e vi rimase.  Da un certo punto di vista era un tornare nella patria degli avi. Fino al 1848 l’Alta California, anche conosciuta come Nueva, comprendeva l’attuale California statunitense, il Nevada, lo Utah, parti dell’Arizona, del Wyoming e persino del Colorado  faceva tutta parte del Messico. Oggi di messicana è rimasta solo la penisola della Baja (bassa) California. Ma torniamo a Paquita e a quel giorno di lutto che mi permise di scoprire che la mia amica era costretta a una vita di privazioni e di becere limitazioni dentro una società tra le più avanzate al mondo – alla quale peraltro contribuisce con il suo lavoro. La famiglia di Paquita è costituita da un ex compagno, una figlia, un figlio e tre cani; non hanno mai potuto permettersi una vacanza vera – neanche da immaginare di tornare in visita al loro Paese. Non si sono mai arrischiati a uscire dallo Stato, forse nemmeno dalla contea; non hanno mai visto i meravigliosi parchi naturali terra natale del loro popolo. Da sempre vivono e lavorano nell’ombra, silenziosamente e senza dar fastidio a nessuno. Finché i genitori erano abbastanza in gamba venivano loro a trovarli quasi ogni anno ed era una gran festa. Apparecchiavano la cena in cortile, accendevano le lanterne colorate appese come festoni e ballavano; mi mostrò la foto della figlia teenager mentre imparava a ballare con il nonno. Poi il papà è morto e la mamma anziana non se la sente più di muoversi da casa. La più grande paura di Paquita è di non rivederla più. Oggi c’è il governo Trump. Hanno dichiarato guerra a quelli come Paquita, li dipingono come criminali e vorrebbero deportarli tutti. Si stima che negli States vivano quattordici milioni di immigrati senza documenti. Immaginate che danno sarebbe per la società creare un buco demografico di tale dimensione. Dopo un anno di folle politica migratoria l’intento è stato raggiunto solo per circa il 4% e il deterioramento del tessuto socio-economico si fa già sentire. La tensione nella popolazione è palpabile e non promette nulla di buono. I sondaggi informano che il sostegno a Trump è colato a picco, dunque per chi stanno lavorando? Persino i loro elettori sono critici, se non quando proprio irati verso tali politiche. Torniamo a Paquita, che da un anno a questa parte è tornata a vivere come al tempo della pandemia da Covid19. Esce in macchina dal garage di casa, parcheggia dietro il cancello chiuso di un cortile, lavora, riprende la macchina e torna a casa. “La città di questi tempi è molto quieta. Nessuno esce più” mi dice. Sono tanti nelle sue condizioni. Poi aggiunge sorniona: “Sai che sto mettendo su casa in Messico?” Mi mostra immagini di una casa a due piani in costruzione. L’ha comprata insieme con i fratelli, un po’ in emergenza perché la mamma non riesce più a fare i gradini e lì vivrebbe al piano terra. Mentre mi illustra la scelta del bagno, dove ha messo piastrelle che simulano sassi colorati e le danno un che di esotico, mi si stringe il cuore. Ricordo quando mettevo su casa: com’era entusiasmante andarne a vedere i progressi, toccare i materiali nuovi, annusarne l’odore di fresco! Paquita la guarda con lo stesso amore da un telefonino, allargandone le immagini. Un velo di tristezza le attraversa la fronte. “Chissà se davvero riuscirò ad andarci?” Poi ridendo aggiunge: “Se no se la godranno Ana e Felipe” (i figli). Alla faccia di Trump e dei suoi scagnozzi, il buon umore di Pachita è inossidabile e la sua risata, come dei tanti che state maltrattando, vi seppellirà.     Marina Serina
February 12, 2026
Pressenza
Messico invia a Cuba petroliera con 86.000 barili per alleviare la crisi elettrica
La petroliera Ocean Mariner, battente bandiera liberiana, ha attraccato  venerdì 9 gennaio nella baia dell’Avana e  sabato 10 gennaio ha iniziato a scaricare circa 86.000 barili di carburante presso la raffineria Ñico López, nel comune di Regla. La spedizione, proveniente dal  complesso Pajaritos di Petróleos Mexicanos (Pemex) , è destinata ad alleviare le prolungate interruzioni di corrente che affliggono l’isola caraibica, dove numerose aree subiscono blackout di 20 ore o più al giorno. Gli 86.000 barili spediti dal Messico rappresentano poco più di un giorno di deficit di petrolio greggio a Cuba, che necessita di circa 110.000 barili al giorno per il suo fabbisogno energetico di base (di cui circa 40.000 sono prodotti internamente). Insieme a un’altra nave, la Eugenia Gas, queste spedizioni riflettono il tentativo del Messico di mantenere lo storico sostegno energetico  all’isola, in un momento in cui  il presidente Donald Trump ha avvertito che il governo cubano è “sull’orlo del collasso” senza il petrolio venezuelano. Cuba sta affrontando una profonda crisi energetica dalla metà del 2024 a causa dei frequenti guasti alle sue vecchie centrali termoelettriche e della mancanza di valuta estera per l’acquisto di combustibile. In soli 12 mesi , il sistema elettrico ha subito cinque blackout totali e diversi blackout parziali. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI), il 60% del combustibile consumato dall’isola è importato e, di questo totale, il 65% viene utilizzato per alimentare le centrali termoelettriche. Diversi studi indipendenti indicano che quasi la metà del fabbisogno di carburante di Cuba è soddisfatto dalle importazioni di petrolio greggio da Venezuela, Messico e, in misura minore, Russia. Tuttavia, il volume delle forniture venezuelane è diminuito drasticamente dal 2024, passando da circa 50.000 barili al giorno a una quantità compresa tra 10.000 e 30.000. L’arresto del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e l’intercettazione di petroliere sanzionate minacciano di ridurre ulteriormente questo flusso.   L’arrivo dell’Ocean Mariner è un sollievo temporaneo per Cuba, ma non risolve  la dipendenza strutturale di Cuba dalle importazioni. La minaccia di un controllo totale degli Stati Uniti sulle vendite di petrolio greggio venezuelano, annunciata da Trump, potrebbe mettere L’Avana “in una situazione critica”.  Trump ha inoltre minacciato che Cuba dovrebbe “raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi”, senza tuttavia specificare quale tipo di accordo il Paese dovrebbe accettare. L’11 gennaio, ora locale, in risposta alle minacciose dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha affermato che Cuba è un Paese libero, indipendente e sovrano, sottolineando che “coloro che considerano tutto come un affare, arrivando persino a mercanteggiare con la vita delle persone, non hanno alcun diritto di impartire ordini a Cuba”. Díaz-Canel ha ribadito che “Cuba è una nazione libera, indipendente e dotata di piena sovranità. Nessuno può dirci cosa fare. Cuba non attacca per prima: è invece da 66 anni che subisce aggressioni da parte degli Stati Uniti. Non minacciamo nessuno, ma siamo pronti a difendere la patria fino all’ultimo”. La risposta del governo cubano sottolinea la  gravità della situazione  e l’alto grado di politicizzazione delle forniture energetiche nella regione. https://italian.cri.cn/2026/01/12/ARTI1768184239405497 https://eltiempomx.com/a/534495-buque-petrolero-mexicano-llega-a-cuba-con-86-mil-barriles-para-aliviar-crisis-electrica Lorenzo Poli
January 13, 2026
Pressenza
“LATINOAMERICA”: CHE SI DICE, IN MESSICO E COLOMBIA, DEI RINNOVATI APPETITI USA SUL CONTINENTE?
LatinoAmerica. Ogni due settimane, 30 minuti su Radio Onda d’Urto in volo libero e ribelle…tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”: appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, martedì, ore 6.30. La puntata di lunedì 12 gennaio 2026 ci porta in Messico e Colombia. * Messico: proteste di piazza contro l’aggressione militare Usa al Venezuela e le minacce di Trump di altri interventi, anche via terra, nel Continente. Pure il Messico è nel mirino. Ne parliamo con Andrea Cegna, de “Il Finestrino” e nostro collaboratore; * Colombia: oltre al Messico, nel mirino degli appetiti imperialisti degli Usa c’è la Colombia, chiamata al voto presidenziale nel prossimo mese di maggio. Sempre in Colombia resiste, ormai da quasi 30 anni, l’esperienza della Comunità di Pace di San José de Apartadó, comunità contadina costituitasi in zona neutrale nel 1997, nel contesto del conflitto armato in corso, per “resistere contro lo sfollamento forzato e le minacce dei gruppi armati in modo nonviolento in difesa del territorio”. Dal 2009 è presente in zona Operazione Colomba. Sentiremo Monica Puto, responsabile sul campo di OC. Ascolta LatinoAmerica di lunedì 12 gennaio 2026. Ascolta o scarica. Prossima puntata: lunedì 26 gennaio 2025, ore 18.45.
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto