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CHIAPAS: CORRISPONDENZA AL TERMINE DEL SEMILLERO ZAPATISTA “DI PIRAMIDI, STORIA, AMORI E – CHIARO – DISAMORI”.
“Di piramidi, di storie, di amori e, chiaro, di disamori”. Con queste parole d’ordine la Commissione Sesta Zapatista ha ospitato in Chiapas un migliaio di compagne-i, in arrivo un po’ da tutto il mondo, per prendere parte a un “Semillero e celebrare così le resistenze e le ribellioni del mondo”. L’appuntamento di fine dicembre 2025 ha anticipato, di poche ore, le celebrazioni del 1 gennaio 2026, 32esimo anniversario dall’inizio pubblico della rivoluzione zapatista, esplosa a livello internazionale con la comparsa dei passamontagna neri con la stella rossa, quelli dell’EZLN, capaci di conquistare 7 Municipi del Sud Est del Messico nelle prime ore del 1994, cogliendo totalmente di sorpresa tanto le autorità messicane quanto il resto del mondo. Da allora le comunità zapatiste, tra mille difficoltà, continuano a esistere e quindi a r-esistere, oltre a interrogarsi su come connettere e collegare le tante resistenze sparse e spesso isolate per il mondo contro la violenta ferocia estrattivista e predatoria – e ora anche palesemente bellicista e militarista – del capitalismo. La proposta zapatista è quella lanciata il 1 gennaio 2024, nel 30ennale della rivoluzione zapatista; quella del “Comune”, riassunta così dal Subcomandante Insurgente Moisés: “La proprietà deve essere comune e del popolo, e il popolo deve governarsi da solo”. Tornando ora su quel percorso, lo stesso Moisés ha chiarito: “nel 2024 abbiamo lanciato il progetto politico del Comune, dandoci come scadenza i prossimi…120 anni. Ne sono passati 2; quindi, abbiamo davanti a noi altri 118 anni di lotta“. E ancora, proseguendo nell’intervento  in occasione del 32esimo anniversario dal 1 gennaio 1994 (qui la traduzione integrale del discorso di Moisés): “Il lavoro che abbiamo davanti richiede coraggio, pensiero, sforzo, sacrificio. Andiamo avanti con tutti gli animi, perché c’è molto lavoro da fare. Ci saranno compagni e compagne che si stancheranno. Ma quelli di noi che sono disposti devono continuare. Non basta ricordare i nostri compagni caduti: dobbiamo continuare ciò per cui sono caduti. Per questo, compagni e compagne zapatisti, compagni e compagne del Messico e del mondo, fratelli e sorelle del Messico e del mondo, vi presentiamo questo. Perché il Comune ci manca ancora molto. Ma sappiamo che, con tanto lavoro, tanto pensiero, tanto sforzo e tanto sacrificio, passo dopo passo arriveremo a ciò che vogliamo: libertà, giustizia e democrazia”. Dal Messico su Radio Onda d’Urto Andrea Cegna, nostro collaboratore, curatore della newsletter Il Finestrino, che ha partecipato al Semillero di San Cristobal de las Casas, Chiapas, e alle celebrazioni per i 32 anni dalla rivoluzione zapatista. Ascolta o scarica.
CHIAPAS 1 GENNAIO 1994 – 1 GENNAIO 2026: 32 ANNI DI RIVOLUZIONE ZAPATISTA.
Il 1 gennaio, in Chiapas, le realtà zapatiste hanno celebrato i 32 anni dal Capodanno 1994,  primo giorno di vita pubblica dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), che dopo 10 anni di preparazione clandestina alla rivoluzione occupava militarmente sette città del Chiapas, nel Sud Est del Messico. In occasione del 32esimo anniversario, il movimento zapatista – con il Subcomandante Insurgente Moisés – ha organizzato al Cideci di San Cristobal de las Casas un “Semillero”, una serie di incontri e iniziative per proseguire il cammino dentro un mondo sempre più tracciato dalla ferocia bellica del capitalismo, nel nome del “Comune“. “La Commissione Sesta Zapatista – si legge nella nota zapatista – invita le persone che hanno firmato la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e la Dichiarazione per la Vita alla partecipazione del semillero per celebrare le resistenze e le ribellioni del mondo: “Di Piramidi, di Storie, di Amori e, chiaro, di Disamori”. Tra gli ospiti Sylvia Marcos, Bárbara Zamora, Tamara San Miguel, Luis de Tavira, Raúl Zibechi, Arturo Anguiano, Carlos Antonio Aguirre Rojas, Eduardo Almeida, Carlos Tornel e Raúl Romero, chiamati a “esporre le loro analisi sulle piramidi e la gestione della storia del sistema economico, nei cattivi governi, nelle leggi e nella struttura giudiziaria, nei movimenti di resistenza, nelle sinistre e nel progressismo, nei diritti umani, nella lotta femminista e nelle arti. E, beh, forse qualcosa si dirà anche su amori e i disamori” In attesa di avere approfondimenti e aggiornamenti sull’appuntamento 2026, su Radio Onda d’Urto vi riproponiamo: * le trasmissioni speciali, storiche e politiche, realizzate in occasione del primo quarto di secolo di Ezln e rivoluzione zapatista (2019) * le corrispondenze di un anno fa, 1 gennaio 2025, 31esimo anniversario * le varie interviste e gli articoli, realizzati dal 1994 a oggi, da Radio Onda d’Urto sul Chiapas zapatista
Chiapas e Rojava: rallegrarsi delle luci che brillano nell’oscurità
«Ho percorso oltre 11.000 chilometri per essere qui con voi. Perché? Sono stato attirato qui da una luce che brilla nell’oscurità. La luce di Öcalan e del Movimento di liberazione curdo. Una luce di speranza. Speranza contro l’oscurità del mondo…». È cominciato così lo splendido intervento di John Holloway alla Conferenza internazionale sulla pace e la società democratica, promossa a Istanbul, il 6 e 7 dicembre, dal DEM, il partito curdo che sostiene Öcalan e l’attuale processo di pace. Una due giorni, secondo alcuni forse troppo concentrata sulla riforma dello Stato e poco su quello che Öcalan chiama “confederalismo democratico”. Ma il movimento curdo è oggi attraversato, tra inevitabili contraddizioni da comprendere e rispettare, da almeno due grandi questioni: il desiderio di una vera pace, dopo migliaia di morti e dopo oltre trent’anni di carcere per tantissimi prigionieri politici; la determinazione a realizzare una trasformazione profonda della società, una società organizzata non con le logiche tradizionali dello stato ma su base comunitaria (“confederalismo democratico”). Di certo, il movimento curdo, come quello zapatista e migliaia di altri gruppi nel mondo, è “un movimento molto speciale che brilla di una luce speciale, la luce della dignità, della rabbia della dignità contro l’oscurità…” Ho percorso oltre 11.000 chilometri per essere qui con voi. Perché? Sono stato attirato qui da una luce che brilla nell’oscurità. Una luce così brillante che può essere vista a oltre 11.000 chilometri di distanza. La luce di Öcalan e del Movimento di liberazione curdo. Una luce di speranza. Speranza contro l’oscurità del mondo. Contro l’oscurità di un mondo così crudele che lo stato turco ha tenuto un uomo in isolamento in prigione per più di venticinque anni, semplicemente perché ha dedicato la sua vita a lottare per la libertà: lo stato turco si porta addosso la vergogna internazionale per ogni giorno che viene tenuto in prigione. Un mondo così crudele che può sopportare mentre lo stato israeliano uccide e uccide e uccide e uccide bambini, donne e uomini palestinesi. Un mondo governato dal denaro dove ogni aspetto della vita è plasmato dal desiderio di aumentare il denaro, di generare profitto. Un mondo che si sta distruggendo, un mondo in cui noi umani abbiamo fatto della nostra stessa estinzione un pericolo reale e urgente. Un mondo in cui il denaro non ha mai manifestato il suo potere in modo così forte e volgare. Il mondo di oggi è un posto molto, molto buio. Ecco perché è così importante rallegrarsi delle luci che brillano nell’oscurità, dei movimenti che vanno nella direzione opposta, contro il crudele dominio del denaro. Per me, in questo momento, ci sono due grandi luci nel cielo. Una è il Movimento di liberazione curdo, l’altra è il movimento zapatista in Messico. Ma se guardiamo più da vicino, vediamo che ci sono migliaia, probabilmente milioni di gruppi che spingono in direzioni simili. Stiamo tutti cercando di creare una luce contro l’oscurità, stiamo tutti cercando di reclamare il mondo, il nostro mondo, dal dominio omicida del denaro, per riprendercelo prima che sia troppo tardi. Ecco perché il movimento curdo e il movimento zapatista sono così importanti per noi che non siamo né curdi né indigeni: perché la loro forza e le loro idee ci danno il coraggio di continuare a lottare per un mondo basato sul riconoscimento della dignità umana. Non sto dicendo che questi movimenti siano perfetti: come ogni movimento, hanno le loro contraddizioni e le loro tensioni interne. Ma hanno almeno cinque caratteristiche centrali nell’attuale flusso globale di resistenza e ribellione: sono anticapitaliste, antistataliste, antipatriarcali, antiecocide e antinazionaliste. Innanzitutto, anticapitaliste, in opposizione al dominio del capitale, espresso in modo più evidente nel dominio del denaro. Capitale è il nome che diamo a una forma di coesione sociale in cui le relazioni sociali si stabiliscono attraverso lo scambio di merci, cioè essenzialmente attraverso il denaro, una forma di coesione sociale che si basa necessariamente sullo sfruttamento della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Questa forma di coesione sociale genera una dinamica violenta che ci sta distruggendo. L’unico modo per superare questa dinamica di distruzione è sviluppare, contro il capitale, una diversa forma di coesione sociale, una comunizzazione, un’unione che sia comunitaria. Sia il movimento curdo che gli zapatisti hanno sviluppato questa comunizzazione in larga misura nella loro pratica. In secondo luogo, anti-stataliste. Lo stato, come forma di organizzazione, non potrà mai essere nostro. A differenza del comune, esclude le persone affidando le decisioni a un numero selezionato di persone. È legato all’accumulazione di capitale. Inoltre, lo stato, qualsiasi stato, è profondamente razzista, semplicemente perché si basa sulla discriminazione tra i suoi cittadini e il resto della popolazione mondiale. Cosa questo significhi in termini di violenza quotidiana e omicidi di massa sta diventando sempre più chiaro. Lo stato è una forma violenta di organizzazione, mentre il comune non lo è. Lo stato è un dire, un comandare, mentre il comune è un dibattere, un discutere e un giungere a una conclusione condivisa. Lo stato, come forma organizzativa, porta alla guerra, il comune alla pace. Una pace significativa deve essere costruita sulla trasformazione sociale. In terzo luogo, anti-patriarcale. Ôcalan ha ragione quando dice che la schiavitù delle donne è la schiavitù più antica del mondo. Sia il Movimento di liberazione curdo che gli Zapatisti hanno posto la trasformazione del ruolo delle donne nella società al centro della loro lotta. Senza di essa non può esserci libertà. Ciò significa la trasformazione radicale del nostro modo di vivere e di relazionarci gli uni con gli altri, la creazione di un mondo basato sul reciproco riconoscimento della dignità di tutte le persone. In quarto luogo, anti-ecocida. Il capitalismo è profondamente ecocida, basato sulla distruzione e sullo sfruttamento di altre forme di vita e di tutta la natura che ci circonda ed è essenziale per il nostro benessere e per la nostra stessa vita. Per sopravvivere, dobbiamo recuperare e sviluppare un rapporto armonioso con la natura. Anche questa è una caratteristica centrale del movimento curdo, di quello zapatista e di migliaia di altri movimenti in tutto il mondo. E in quinto luogo, anti-nazionalista. Questo è importante perché il nazionalismo è sia l’aspetto più violento dell’oppressione capitalista quotidiana, sia la forza che più di ogni altra ha contribuito a spezzare le lotte popolari per un mondo migliore. Sia gli Zapatisti che il movimento curdo hanno proclamato il loro anti-nazionalismo. Gli zapatisti hanno da tempo abbandonato l’idea di liberazione nazionale e proclamano che “la lotta per l’umanità è globale… la lotta per l’umanità è in ogni luogo e in ogni momento”. E Öcalan esprime magnificamente il suo rifiuto non solo del nazionalismo, ma di qualsiasi forma di identitarismo quando afferma: “La libertà nel vero senso della parola è la trascendenza della distinzione tra noi e gli altri”. La sua grande luce splende nel cielo scuro, ecco perché ho viaggiato per 11.000 chilometri. Ma cosa ho trovato? Persone molto simpatiche, certo, ma, con la notevole eccezione della lettera di Öcalan, ieri non si è praticamente parlato di anticapitalismo, antistatalismo, antipatriarcato, antiecocidio, antinazionalismo. Posso rispettare i movimenti catalano, basco e irlandese, e comprendo persino l’interesse per la trasformazione del Sudafrica dalla brutalità dell’apartheid a una delle società più violente, corrotte e inique del mondo. Ma questi non sono i movimenti di radicale trasformazione sociale che entusiasmano le persone in tutto il mondo come sta facendo il movimento curdo. Tutti ieri hanno parlato di pace, ma come un accordo legale, non come un processo di trasformazione sociale[1]. Quindi mi restano due opzioni. Una è tornare a casa e dire: “Bella gente, ma è stato tutto un errore, questa non è la luce che mi aspettavo di vedere. Abbandoniamo il nostro gruppo di lettura su Öcalan e il corso che ho intenzione di tenere insieme ad Azize Aslan e Sergio Tischler su “Comune contro lo Stato: Curdi e Zapatisti”. Ma non posso farlo. Quello che ho letto e sentito sul Rojava, quello che ho letto su Öcalan, il mio coinvolgimento con l’Accademia Curda di Scienze Sociali di Eindhoven, in Olanda: tutte queste cose non me lo permetteranno. L’altra possibilità è rivelare la mia vera identità. Contrariamente alle apparenze, non sono un professore, sono davvero una fata madrina. Credo che gli organizzatori lo abbiano capito quando mi hanno invitato. Come fata madrina invitata a una conferenza, ho l’obbligo di esprimere un desiderio per il movimento che mi ha invitata. E il mio augurio è questo: in tutti i difficili, dettagliati e importanti negoziati che si stanno svolgendo con lo Stato turco, che sostengo pienamente, desidero che non vi deradicalizziate, che non dimentichiate mai quanto siete speciali, che comprendiate che per noi che viviamo in Messico e in tutto il mondo, il movimento curdo è un movimento molto speciale che brilla di una luce speciale, la luce della dignità, della rabbia della dignità contro l’oscurità. Per questo ho volato via mare e via terra fino a Istanbul. Per questo, sono venuto a esprimere il mio entusiastico sostegno a Öcalan, al Movimento di Liberazione Curdo e al processo di pace. -------------------------------------------------------------------------------- Intervento nel secondo giorno della Conferenza internazionale sulla pace e la società democratica, Istanbul, 6/7 dicembre 2025, organizzata dal DEM, il partito curdo che sostiene Öcalan e l’attuale processo di pace. [1] Il primo giorno della conferenza, sono stati presentati interventi sul processo di pace in Catalogna, Paesi Baschi, Irlanda e Sudafrica. Comune-info
Metix Flow – 24 ottobre 2025@1
Riprendiamo un tema caro a Metix Flow: la resistenza zapatista in Chiapas. Quest’estate alcune compagni e compagne hanno partecipato alla convocatoria che si stà svolgendo durante tutto l’anno nei territori zapatisti e ne abbiamo approfittato ascoltando la loro voce. Ma per introdurre il tema ci siamo messi in contatto telefonico dal Chiapas con Francesco, un […]
Metix Flow – 24 ottobre 2025@0
Riprendiamo un tema caro a Metix Flow: la resistenza zapatista in Chiapas. Quest’estate alcune compagni e compagne hanno partecipato alla convocatoria che si stà svolgendo durante tutto l’anno nei territori zapatisti e ne abbiamo approfittato ascoltando la loro voce. Ma per introdurre il tema ci siamo messi in contatto telefonico dal Chiapas con Francesco, un […]
CHIAPAS: NUOVI ATTACCHI CONTRO I CARACOLES DELL’AUTONOMIA ZAPATISTA.
Nuovo attacco nel sudest del Messico contro l’autonomia zapatista. L’Assemblea dei Collettivi di Governo Autonomo Zapatisti (Acgaza) riferisce di un attacco, nella seconda metà di settembre 2025, al Caracol 8 “Dolores Hidalgo”, non distante dal Caracol che nell’ottobre 2024 aveva denunciato un’altra aggressione armata, stavolta contro la comunità “6 de Octubre”. “30 persone del municipio di Huixtán, protette dall’esercito federale e dalla polizia municipale di Ocosingo, sono entrate nell’abitato di Belén, dove vivono i nostri compagni basi di appoggio zapatisti, responsabili del lavoro collettivo della regione e del lavoro comune della milpa con i nostri fratelli non zapatisti. Questa proprietà è stata recuperata dal 1994…il 20 settembre “sono arrivati due camion dell’esercito federale, tre camion della polizia municipale di Ocosingo e quattro camion della Procura Generale dello Stato. Hanno distrutto e bruciato le case dei responsabili delle basi di appoggio zapatiste, hanno rubato il mais e chi è rimasto ha continuato a rubare”. La zona attaccata, quella del Caracol 8, non è un luogo qualunque; ha infatti ospitato le recenti iniziative per il 30esimo anniversario dell’inizio della rivoluzione zapatista del 1994 e oggi è al centro del progetto di costruzione di una nuova clinica comunitaria. “Il Chiapas di questi giorni – scrive il nostro collaboratore, Andrea Cegna, sulla newsletter Il Finestrino – è un campo di tensione dove il “comune zapatista” — quel tessuto di relazioni e decisioni collettive che si fa governo e comunità — viene assediato da ogni lato. Il Chiapas è sull’orlo della guerra civile, come tutto il Messico. Guerra che il capitale, con l’uso dello stato, sta portando avanti da quasi 20 anni nel paese con il falso mito dello scontro contro i gruppi criminali dediti alla vendita di droga. Ma le economie legali ed illegali, con la politica, e le forze armate, sono attori di un progetto di controllo di potere che vuole speculare sui territori. Sono parti di una stessa medaglia. L’EZLN resiste e con il comune…fa una proposta di pace al paese, al territorio, al mondo. E nel resistere continua a mostrare, al Messico e al mondo, che un’altra politica è possibile, così come un sistema di organizzazione economico-sociale che rifiuta la logica della proprietà e del privilegio. Le compagne e i compagni zapatisti lo stanno facendo, tutti i giorni, coinvolgendo anche chi zapatista non è”. Su Radio Onda d’Urto il contributo del nostro collaboratore Andrea Cegna, curatore della newsletter Il Finestrino. Ascolta o scarica  
BASTIONI DI ORIONE 02/10/2025 – MENTRE SEGUIAMO LE LOTTE ANTISIONISTE IN DIFESA DEI GAZAWI ANCHE IN MEXICO, DIAMO SPAZIO ALLE LOTTE DELLA GENERAZIONE Z IN MADAGASCAR E MAROCCO E ANALIZZIAMO L’USO DEI “WAR BOND” PER FINANZIARE IL GENOCIDIO
La puntata è stata dedicata doverosamente alle dirette delle manifestazioni a sostegno della Global Sudum Flottilla, inserendo alcuni interventi coerenti con la policy della trasmissione e così abbiamo dato spazio ai cortei e concerti solidali che si sono tenuti in Mexico con Francesco, un redattore di Radio Blackout da qualche mese inserito nella realtà messicana […]
Di ritorno dal Chiapas, all’incontro internazionale convocato dall’EZLN
Finalmente, dopo tanti anni, grazie all’invito di Mimma Grillo, sono riuscita a partecipare al quarto appuntamento degli Encuentros de Resistencia y Rebeldìa, intitolato “Algunas Partes del Todo”, dell’EZLN, che ha avuto inizio domenica 3 agosto presso il Semillero (nome emblematico: lì si seminano idee, scambi di esperienze, vecchi e nuovi incontri tra compagne/i) “Comandanta Ramona” del Caracol IV Morelia, più o meno a tre ore da San Cristóbal, in Chiapas, e sono veramente felice di averlo potuto fare. I partecipanti, tra messicani, latinoamericani e internazionali, eravamo più di 700, provenienti da 37 paesi, dal Messico al Cile, dall’Italia a Cipro, dal Canada all’Australia. Il semillero non è altro  che una grande spianata al cui centro i zapatisti hanno innalzato una piramide in legno con in vetta il simbolo del dollaro e ai lati le scritte “desprecio“, “explotación” (disprezzo, sfruttamento). Attorno ci sono dei capannoni nei quali dormiremo con i nostri sacchi a pelo, un comedor, un ristorantino per noi visitatori, diverse cucine a legna comunitarie dove le bases de apoyo (i volontari provenienti dai vari caracoles) preparano la colazione e il pranzo per le/i zapatisti. Inoltre, a poca distanza, bagni e docce precari, un punto di salute, vari negozietti dove vendono pochi alimenti e il collegamento WiFi a ore. Devo ammettere che, pur nella sua essenzialità precarietà, la macchina organizzativa è quasi perfetta, accogliere  più di 700 persone, farle mangiare, lavare, dormire non é una cosa semplice da fare e l’’EZLN ci è riuscito. Apre le due settimane di incontro un’emozionante parata militare: vari battaglioni di milicianas e milicianos sfilano in ordine, portano il classico passamontagna e un arco con frecce alle spalle (mi spiegano che ciò è stato introdotto dalle donne zapatiste durante l’incontro internazionale delle donne di alcuni anni fa). I civili –  rappresentanti delle basi d’appoggio zapatiste, uomini, donne, bambini e ragazzi provenienti dai 12 caracoles – .fanno quadrato attorno alla piazza, in religioso silenzio. Sul palchetto del “templete” (un grande capannone aperto ai lati col pavimento in cemento) sale la comandancia composta da uomini e donne. Prende la parola il subcomandante Moisés, il quale, con poche ed essenziali parole, inaugura l’incontro, dando il benvenuto ai compagni e alle compagne del Messico e del Mondo e ricorda il genocidio in corso a Gaza, mettendo l’accento sulla vicinanza tra i popoli in resistenza. Il pomeriggio e i giorni successivi trascorrono tra le presentazioni da parte dei numerosi collettivi messicani e stranieri presenti (alcune sono veramente toccanti come quella delle Madres buscadoras che cercano, a rischio anche della propria sopravvivenza i loro figli desaparecidos, vittime della violenza in Messico), seguite da un dibattito in cui spesso interviene Moisés. Il programma delle comparticipaciones del giorno viene affisso la stessa mattina: da piccoli collettivi locali, a comunità indigene latinoamericane e non solo, passando per organizzazioni e reti internazionali (sindacati, radio alternative, ecc.) si elevano testimonianze di resistenza quotidiana contro il mostro capitalista e un grido di unione e di solidarietà in tutto il mondo, pur nel rispetto delle differenze, come suggerisce il titolo dell’incontro: sono solo alcune parti del tutto che resistono alla Tormenta e che cercano di costruire “il Giorno dopo”. Le serate sono animate da recital di poesia e musica da parte delle giovani e dei giovani zapatisti dei vari caracoles nella loro lingua indígena Maya (non sempre c’è la traduzione in spagnolo); a seguire musica dal vivo e balli fino a tarda notte. I zapatisti hanno scelto la forma del teatro per raccontare la loro storia: durante i primi giorni, i giovani e le giovani zapatistas mettono in scena uno spettacolo che dura ore sulla storia del Messico e sulla loro storia di resistenza e ribellione dal 1984 fino a oggi. Mettono a nudo il momento di passaggio, di transizione che stanno vivendo, dopo esserci resi conto che il governo delle Juntas de Buen Gobierno (Giunte di buon governo) e dei Marez (Municipios Autonomos Rebeldes Zapatistas) spesso (ahimé!) riproduceva alcune dinamiche simili a quelle della tanto criticata “piramide” della società capitalista, puntano adesso su una nuova forma di organizzazione caratterizzata dall’orizzontalità, dal governo popolare e da “El Comùn”. Sono queste le parole d’ordine dello spettacolo e dell’incontro:  abbattere la piramide e costruire “El Común”. Lo spettacolo serve, pertanto, per fare una esemplare autocritica di come sia avanzata la società zapatista dal 1 gennaio 1994 fino al momento; attraverso esempi concreti quali un furto di soldi da parte di due compas e un caso di violenza di genere, i zapatisti si chiedono e ci chiedono como uscire dalle trappole del sistema piramidale: burocrazia, problemi di comunicazione, difficoltà a decidere tutti insieme, corruzione. Il grande nemico dichiarano, è il capitalismo, e per combatterlo l’unica soluzione è “El Común”, ossia costruire governi democratici autogestiti in cui tutti decidono insieme senza delegare nessuna commissione in cui pochi/e decidono per tutti/e. La base, il popolo, deve organizzarsi per costruire “il Giorno Dopo”. Un primo passo è stato lo smantellamento delle JBG (Juntas de Buen Gobierno) e dei MAREZ, che da circa un anno sono stati sostituiti da GAL, CGAZ, ACGAZ. Questi tre livelli, Governi Autonomi Locali (comunità), Collettivi dei Governi Autonomi (regione) e le Assemblee dei Collettivi dei Governi Autonomi (Zona), sono assemblee plenarie che prevedono la partecipazione di tutti i membri. Soltanto il primo livello, il GAL, ha potere decisionale, gli altri due fungono solo da coordinamento per riportare la decisione delle comunità di base. Quindi, è il popolo che effettivamente si autogoverna. Il loro senso della storia è molte forte: alle giovani e ai giovani è deputato il compito di onorare i morti delle lotte passate e di credere nella possibilità di costruire “El día después“, continuando le loro sfide al sistema, anche se ancora non sanno bene come. Tuttavia l’obiettivo è chiaro: la lotta non è solo per loro zapatisti, ma è per tutte/i. Per questo è importante il colloquio con le comunità non zapatiste, con il CNI (Comitato nazionale indigeno); i zapatisti ribadiscono, inoltre, di non avere formule magiche, ognuno deve agire nel proprio contesto e con i mezzi che possiede, ma sono imprescindibili il dialogo e la non esclusione, e soprattutto il portare avanti azioni concrete, non mere e vuote ideologie (non si dichiarono né marxisti, né maoisti, né anarchici, eec., anche se riconoscono ciò che di buono contiene ognuno di questi pensieri).   I zapatiste ribadiscono il loro rifiuto della  “Cuarta T” (la “quarta trasformazione”, il progetto politico portato avanti dall’ex presidente López Obrador) e del programma “Sembrando vida” (dare una parcella di terra agli indigeni per ripopolare le zone rurali e frenare la deforestazione dilagante) che, pur partendo da nobili presupposti, ha finito col riproporre una logica di privatizzazione della terra, di adeguamento al mercato internazionale creando disunione tra le comunità indigene.  La piramide deve essere distrutta e l’opera teatrale finisce proprio così: la grande piramide viene prima bruciata, poi abbattuta e fatta a pezzi con sassi e machete dalla basi d’appoggio, con l’invito a tutte/i ad unirsi al rituale, per ricordare di non farsi ingannare da governi che si presentano come progressisti, ma che in fondo, trovandosi comunque verso la cima della piramide, non sono altro che marionette i cui fili sono tirati dai grandi oligarchi che controllano il mondo. Costruire “El Comùn” significa eliminare ogni forma di proprietà, a partire da quella della terra, che non è più dell’organizzazione, ma è di chi a turno la lavora, che sia zapatista o no. Il prodotto viene diviso quindi in parti uguali tra chi ha curato il raccolto, senza pagamento di alcun tipo. Non è mancata la visita al nuovo ospedale, che sorgerà vicino caracol di Dolores Hidalgo, grazie anche alla campagna di raccolta fondi “Un Quirofano en la Selva Lacandona” organizzata da decine di collettivi e organizzazioni europee all’interno della rete Europa Zapatista. Siamo andati quasi tutti, in un pullman, a vedere l’avvio dei lavori del questo nuovo ospedale; ci hanno fatto da guida gli architetti e i mastri che dirigono il “cantiere”, nessuno di loro è diplomato né laureato, perché i “professionisti” costavano tanto e, non avendo i soldi per pagarli, hanno fatto appello alle maestranze locali che stanno offrendo gratuitamente i loro servizi. Bisogna dire che la partecipazione alla costruzione di persone non zapatiste è un passaggio fondamentale. Dopo aver girato le comunità non zapatiste della regione per spiegare il progetto, queste ultime hanno deciso di partecipare alla costruzione, chi inviando mano d’opera, chi cooperando economicamente, chi fornendo vitto e alloggio a lavoratori e lavoratrici. Dopo la visita siamo rientrati al caracol, dove ci hanno accolti, rifocillati con abbondante cibo e con musica e balli fino a tarda notte, nonostante la pioggia torrenziale (la stessa generosità abbiamo potuto constatare io e Ignazio al caracol di Patria Nueva, dove siamo andati in privato, dopo aver avuto l’autorizzazione dal “comité de interzona” di Morelia). L’indomani siamo ripartiti per Morelia, tre ore di viaggio attraversando paesaggi mozzafiato che, almeno a me, facevano dimenticare le tante curve della strada. Vorrei aggiungere, non per vantarmene ma solo per condividere un’ulteriore e personale testimonianza della mia partecipazione all’incontro, che io e Ignazio avevamo portato delle olive e mandorle del nostro terreno e abbiamo deciso offrirle ai compas dei caracoles 8 e 9, con la cui cucina comunitaria abbiamo collaborato per una settimana: al mattino, alle 5,30, andavamo a preparare la colazione e poi verso le 12 il pranzo. Francisco, il cuoco di turno del caracol di Dolores Hidalgo, parlava a stento lo spagnolo, la lingua Castilla come dicono loro, ma era molto socievole, mentre le donne e altri uomini che erano in cucina, rimescolavano, silenziosi, chili di riso e fagioli in enormi pentoloni di rame su dei fuochi a legna. Ci hanno ringraziati dell’aiuto e hanno insistito affinché mangiassimo con loro quello che ci era cucinato insieme. Insomma, per concludere, la resistenza e ribellione di questa piccola parte del mondo non è la panacea a tutti i mali del cosmo ma è sicuramente una luce che continua a illuminare la strada contro il capitalismo e l’omologazione. Solidarietà, organizzazione e disciplina, coraggio, ma anche errori, contraddizioni, aspetti per me non del tutto chiari ho visto a Morelia, ma una cosa mi è chiara: quella dell’EZLN è una storia umana, più che politica, da continuare a far  conoscere.     Redazione Palermo
CHIAPAS, MESSICO: AL VIA “ALGUNAS PARTES DEL TODO”, UN MIGLIAIO DI COMPAGNE-I DA TUTTO IL MONDO A CONFRONTO CON IL MOVIMENTO ZAPATISTA
Al via il 2 agosto 2025 in Chiapas, Sud Est del Messico, l’incontro “Algunas partes del todo”, ossia “Alcune parti del tutto”; per due settimane, un migliaio di compagne-i, in arrivo da 38 Paesi del mondo (Italia compresa), parteciperanno alla “convocatoria” de La Morelia, un incontro internazionale di resistenze e ribellioni: “Questo – scrivono le realtà organizzatrici, ossia “le comunità zapatiste di origine Maya, attraverso il loro Governo Locale Autonomo, il Collettivo dei Governi Autonomi, Assemblee dei Collettivi di Governo Autonomo, INTERZONA e l’EZLN” – non vuole essere “un incontro di analisi o di approcci teorici, ma piuttosto un incontro di esperienze pratiche di resistenza. Chi di noi sarà presente sa già cos’è questo maledetto sistema e cosa fa contro tutti, così come contro la natura, la conoscenza, le arti, l’informazione, la dignità umana e l’intero pianeta. Non si tratta di esporre teoricamente i mali del sistema capitalista, ma piuttosto di ciò che si sta facendo per resistere e ribellarsi, ovvero per combatterlo. Non vi invitiamo a insegnare. Non siamo i vostri studenti o i vostri apprendisti; né siamo insegnanti o tutor. Siamo, insieme a voi, parti di un tutto che si oppone a un sistema. Dare e dare. Voi ci raccontate le vostre esperienze e noi, il popolo zapatista, raccontiamo le nostre”. Su Radio Onda d’Urto dal Messico l’intervista, effettuata poche ore prima del via di “Alcune parti del tutto” (clicca qui per il video della cerimonia inaugurale) Andrea Cegna, nostro collaboratore, di 20zln.org e curatore de “Il Finestrino”, newsletter dedicata in particolare al SudAmerica. Ascolta o scarica
CHIAPAS: SOLDATI ISRAELIANI NELLE SCUOLE ELEMENTARI PER PROPAGANDA SIONISTA. LA DENUNCIA DEI COLLETTIVI LOCALI
Militari israeliani fanno attività di volontariato nelle scuole elementari del Chiapas: è quanto emerge del reportage del giornalista Temoris Greco e che ha portato alla luce la presenza di veterani di guerra israeliani all’interno di alcune scuole elementari a San Cristóbal de las Casas. A segnalare l’accaduto è stato il Comité Acción Palestina Chiapas, attivo nella regione per sensibilizzare sulla situazione in Palestina e sul ruolo dello Stato israeliano nel genocidio a Gaza. Secondo la denuncia, i genitori di alcuni alunni hanno notato la presenza di adulti, stranieri, uscire dalle scuole indossando maglietti con simboli israeliani. Le verifiche successive hanno collegato queste persone all‘organizzazione Heroes for Life, e più esplicitamente in ebraico “Combattenti senza frontiere” un’associazione israeliana che invia ex militari in missioni di volontariato all’estero subito dopo il servizio militare obbligatorio, con il fine dichiarato di “dare un’altra immagine al mondo delle IDF”. La mobilitazione del Comitato Acción Palestina Chiapas, insieme all’intervento del sindacato dei maestri (CNTE), ha portato alla sospensione del progetto nella zona. Ma il caso apre uno squarcio su un fenomeno più ampio: l’uso di missioni pseudo-umanitarie da parte di stati coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani per ridefinire la propria immagine internazionale, spesso nei territori del Sud globale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la corrispondenza dal Chiapas con Giovanni del Nodo Solidale. Ascolta o scarica.