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L’altro Di Vittorio
È da poco in libreria questo importante volume di Michele Colucci – primo ricercatore presso il CNR – che ha il merito di offrire al lettore un’altra dimensione, spesso ignorata o trascurata, dell’azione e della figura di Giuseppe di Vittorio, la personalità più carismatica della storia sindacale italiana. Il nome […] L'articolo L’altro Di Vittorio su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
Sopravvivere con 40 gradi al campus di Parigi Nanterre
Giovedì notte, all’una, nel campus del CROUS di Nanterre ci sono 31 gradi. Gli studenti passeggiano lentamente, tanti si siedono sull’erba, alcuni hanno dei cuscini, si preparano a dormire fuori. Alle 18, nelle stanze, ne facevano 42. Attorno all’edificio A c’è un piccolo orto a gestione comune. Alcuni studenti sono seduti a fianco della recinzione, esausti. Giovedì 25 giugno Nanterre aveva toccato i 41 gradi. Dopo il tramonto, alle 22, il campus si rianima lentamente, ma senza i rumori dell’entusiasmo universitario – c’è un silenzio che sa di logoramento. Il cemento dei parcheggi che circondano gli edifici ha smesso di riflettere la luce, non il calore. Il campus del CROUS di Nanterre, l’agenzia francese per il diritto allo studio, si compone di quattro complessi costruiti a partire dagli anni Sessanta. Otto edifici popolari, per un totale di 1.132 alloggi, uno dei più grandi di Francia. Chantaline viene dalle Antille. Sta seduta su un telo, la settimana è quella dei rattrapage – gli esami di recupero, sessione estiva, l’ultima chance prima della ripetizione dell’anno. Le chiedo come sta. «Peggio che a casa», dice. «Lì almeno si sa che fa caldo. Qui è diverso. Le stanze non sono pensate per questo». Ventilatori? «Non siamo riuscite a comprarlo, c’era troppo affollamento». Parla dei rimedi che circolano tra gli studenti: docce durante la notte, indossare una maglia bagnata, materasso a terra e finestra aperta. «Il CROUS aveva inviato un’email, consigliavano di rimanere in camera al fresco», ride, e indica il palazzo dietro di sé. «In camera mia facevano 41 gradi». Le dispiace che dovrà buttare alcune creme e prodotti cosmetici, «ormai si sono sciolti». Foto di Linda Dalmonte I bâtiment di Nanterre, i fabbricati, furono costruiti in tempi record a partire dagli anni Sessanta, come gran parte delle 779 residenze studentesche del CROUS su tutto il territorio nazionale. I primi lotti apparvero in soli otto mesi, si trattava di pannelli modulari, prefabbricati in cui calcestruzzo armato venne gettato in opera attraverso piastre riscaldanti per accelerarne l’asciugatura; lotti concepiti unicamente secondo i principi del funzionalismo, con l’urgenza di tamponare il boom universitario del dopoguerra: i Trente Glorieuses, la scolarizzazione di massa, i figli dei lavoratori per la prima volta all’università. Le strutture sono ancora perfettamente efficienti d’inverno; furono progettate in funzione di quello, in un’epoca in cui si poneva il problema della conservazione del calore e non quello della dissipazione. > Le loro facciate sono orientati al sole, le stanze – 9 metri quadrati per le > singole, la metratura minima legale – assorbono il calore del mattino e non lo > rilasciano. I piani alti sono i più esposti. Il cemento, ad alta inerzia > termica e privo di isolamento – assente nelle norme francesi precedenti al > 1974 –, funziona come un accumulatore passivo: durante il giorno trasferisce > il calore all’interno; di notte lo restituisce per irraggiamento, rendendo le > stanze delle fornaci. In quel pomeriggio un termometro segnala 42,3 gradi nella stanza di una ragazza. All’una di notte, 36. Non scende, si accumula e il giorno dopo sarà peggio. Nessuna delle camere singole è climatizzata, così come gli ambienti comuni. Nemmeno il foyer, la sala studio generale. Gli studenti si portano i propri ventilatori – chi riesce a comprarseli. 30 euro – l’equivalente di 30 pasti a tariffa agevolata alle mense universitarie – rappresenta una barriera economica reale per coloro che sono stati ammessi alle residenze CROUS, ammessi non per merito ma per reddito, uno su quattro tra chi ne avrebbe diritto su carta. E non è solo un problema di soldi. «Mercoledì mattina le scorte erano esaurite. Né al Lidl, né all’Auchan. C’era la ressa prima dell’apertura, un mio amico ha fatto dei video», dice Chantaline, me li mostra. Entro il perimetro del campus non esistono fontanelle esterne. «In questi giorni è tutto deserto» – gli uffici universitari sono chiusi o in smart working, la Biblioteca Universitaria ha ridotto drasticamente gli orari perché non climatizzata, l’unica mensa disponibile e il bar Millenium anticipano gli orari di chiusura. La settimana coincide con quella che Météo-France ha già definito «di severità almeno equivalente» alla canicola del 2003, la stessa che uccise più di 14.000 persone. Il 24 giugno 2026, la temperatura media nazionale ha superato ogni record dal 1900: 29,9°C nell’arco del giorno, con 41,5°C a Vannes, 41,4°C a Poitiers e 39,6°C alla stazione Paris-Montsouris nel pomeriggio. > Nonostante ciò, gli esami di recupero continuano a svolgersi. I sindacati > universitari stanno valutando come agire rispetto alla decisione della > presidenza.Non esistono aule climatizzate, i referenti della didattica cercano > di trasferire le prove al piano terra, in ambienti senza vetrate esposte al > sole. La mattina stessa vengono annunciati i cambi d’aula, gli studenti sono > disorientati, alcuni arrivano in ritardo, trafelati. In diverse sale le prove > si svolgono a trenta gradi. La rappresentante del comitato sindacale della residenza (CSR) afferma che in cinque giorni ci sono stati più di una ventina di ricoveri per malore, la maggior parte trasferiti in ospedale. L’infermeria del campus era chiusa, aveva ristretto gli orari alla sola mattina per via del caldo.  A Parigi, nelle 24 ore di mercoledì 24, il SAMU, il servizio di emergenza medica. ha registrato 25 arresti cardiaci – contro una media abituale inferiore a 10. I pronto soccorso dell’AP-HP hanno contato più di 2.700 passaggi nelle ultime 24 ore della settimana, con un aumento del 51% dei dossier rispetto alla settimana precedente. Il prefetto di polizia ha parlato di «saturazione» degli ospedali della capitale. È il livello 3 del piano Orsan, il massimo previsto dal protocollo di risposta coordinata. Il conto, su scala nazionale, si è chiarito nei giorni successivi: quasi mille decessi in eccesso rispetto alla norma sono stati registrati in tutto il paese dopo l’ondata di calore. Foto di Linda Dalmonte Il problema non è nuovo, né isolato. Uno studio Oxfam del 2026 documenta che la mortalità legata all’indata di caldo stata, nell’estate 2025, del 31% più alta nei dieci dipartimenti più poveri di Francia rispetto ai dieci più ricchi. Nanterre è una città di prima cintura, costruita a partire dagli anni Cinquanta con quella densità di asfalto e cemento che i meteorologi chiamano îlot de chaleur. I materiali accumulano l’irraggiamento solare durante il giorno e lo restituiscono di notte, creando un circolo vizioso. Secondo i modelli del CNRS, l’agglomerato parigino può essere fino a dieci gradi più caldo delle campagne circostanti in una notte “tropicale”. Nel 2021, studenti della stessa cité universitaire avevano denunciato pubblicamente l’assenza di isolamento termico e acustico, umidità e muffe. Mélanie, allora presidente dell’UNEF, era stata netta: «I CROUS sono un servizio pubblico. Il problema è la strategia del governo, che ha sottofinanziato i CROUS per anni e anni». Da allora i finanziamenti non sono aumentati in misura significativa. Gli edifici sono rimasti gli stessi. Durante gli esami ci hanno portato delle bottigliette d’acqua, è tutto qui?». Il CSR afferma che da luglio sarà installato un condizionatore nella sala studio comune. Gira la voce di una terza canicola, peggiore di quella che stanno attraversando. Météo-France non esclude che l’anticiclone nordafricano possa tornare a metà luglio – la terza ondata, nell’arco di sole sei settimane. Il piano Orsan resta al massimo livello di allerta per precauzione. Sono quasi le tre di notte. I palazzi sono luminosi, le finestre e le persiane sono tutte aperte. L’aria che c’è fuori, a 29 gradi, è già meglio di quella che troveranno dentro. Immagine di copertina di Wikicommons Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Sopravvivere con 40 gradi al campus di Parigi Nanterre proviene da DINAMOpress.
July 6, 2026
DINAMOpress
La diseguaglianza del clima nella città che brucia – di Francesco Demitry
La scuola non è un contenitore neutro: è una società di corpi, di aria, di suoni, di ritmi, di sedie, di finestre, di tempi, di desideri e di stanchezze. Quando l’aria diventa irrespirabile e il caldo blocca l’attenzione, non si assiste a un incidente esterno alla scuola; si scopre piuttosto che la scuola esiste [...]
June 28, 2026
Effimera
[Parigi, Francia]: Come bloccare il flusso delle merci umane
> Da sans nom, 19.09.25 STACCARE LA CORRENTE ALLA METRO PARIGINA La mattina del 17 settembre 2025, con l’obiettivo di “bloccare tutto” oltre le date previste per la mobilitazione, l’elettricità che alimenta la metropolitana di Parigi è stata temporaneamente interrotta su diverse linee contemporaneamente alle 7:50, all’inizio dell’ora di punta. Le linee 5 (Église de Pantin <-> Jaurès), 8 (Créteil <-> Réuilly-Diderot), 9 (Porte de Montreuil <-> Oberkampf) e 11 (Mairie des Lilas <-> Arts et Métiers) sono state interrotte per 20-30 minuti, prima di riprendere il loro ritmo abituale diverse ore dopo. A tal fine, sono state azionate le leve che servono ad arrestare i treni in caso di pericolo, in particolare quando ci sono persone sui binari. Queste leve rosse, quando si trovano sulle banchine, fanno scattare un allarme e interrompono istantaneamente il traffico, lasciando i treni dove si trovano. Hanno lo stesso effetto, ma in modo silenzioso, quando vengono azionate dall’ingresso delle gallerie della metropolitana. Per accedere alle leve situate all’ingresso delle gallerie, è sufficiente scendere i quattro piccoli gradini all’inizio e alla fine delle banchine, talvolta protetti da un piccolo cartello giallo di avvertimento o da una porta a molla. Poi, contro la parete del tunnel, all’altezza delle spalle, si trova una scatola quadrata con una o più maniglie che può essere azionata da chiunque senza timore per la propria sicurezza. Si tratta di una piccola scatola impossibile da non notare, di colore rosso (o con la vernice rossa intorno). A volte si tratta di una maniglia a forma di ferro da stiro, altre volte di una cordicella che termina con una linguetta triangolare e altre volte ancora di una leva da azionare dall’alto verso il basso. Azionandola, si interrompe il flusso di corrente; continuando il movimento, è possibile rimuovere dei “piombini” che consentono il passaggio della corrente. Rubare i piombini rende forse più complicato il riavvio, eheheh! Questa piccola scatola si trova all’ingresso del tunnel, a meno di cinque metri dalla banchina, a volte nella parte anteriore del treno, a volte in quella posteriore, su entrambi i lati della banchina o su uno solo. A volte non c’è affatto. La mattina del 17 le stazioni scelte erano piccole stazioni senza coincidenze, sicuramente per garantire una certa tranquillità. Una volta passata la metro (senza farsi investire!), rimuovere i piombini richiede meno di 10 secondi! Organizziamoci senza capi al di fuori dei quadri e delle date previste dal movimento, per renderlo più denso e praticare l’azione diretta, dandoci un po’ di conforto in questi tempi cupi. Che si tratti di elettricità o di fibra ottica, staccare la spina ai nostri obiettivi è un modo come un altro, tutt’altro che poco interessante, per passare all’azione. Abbasso il tran-tran quotidiano! [originariamente pubblicato su Indymedia Nantes] -------------------------------------------------------------------------------- Parigi: la RATP sporge denuncia dopo un sabotaggio coordinato su cinque linee della metropolitana Le Parisien, 19 settembre 2025 (estratto) Qualche giorno fa, la Régie des Transports Parisiens (RATP) ha dovuto affrontare un’operazione di sabotaggio meticolosamente orchestrata. Mercoledì 17 settembre, al mattino, cinque linee della metropolitana sono state colpite contemporaneamente, mentre migliaia di passeggeri si stavano recando al lavoro. Intorno alle 7:50, in piena ora di punta, è stato perpetrato un furto coordinato di interruttori di emergenza nei tunnel di cinque linee contemporaneamente. Le linee 3, 5, 8, 9 e 11 sono state colpite da questa azione di sabotaggio che ha causato un’interruzione parziale del servizio. Questi interruttori di emergenza, dispositivi essenziali per il sistema di sicurezza della metropolitana, permettono in particolare di interrompere l’alimentazione elettrica e di fermare i treni in caso di emergenza, come ad esempio quando una persona si trova sui binari. La reattività delle squadre della RATP ha tuttavia permesso di ripristinare il traffico in pochi minuti, limitando i disagi per i passeggeri. Tuttavia, venerdì scorso, l’azienda ferroviaria ha dichiarato di aver sporto denuncia. “La RATP condanna fermamente questi atti di vandalismo“, ha aggiunto. È stata avviata un’indagine per identificare gli autori del sabotaggio. La RATP ha inoltre dichiarato di aver messo a disposizione delle forze dell’ordine le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Caro Gigi, madre terra ti sarà sicuramente lieve
Ciao Luigi Rosati, Gigi Centocellaros.Militante del movimento della sovversione sociale in Italia negli anni 1967-1981, dirigente del gruppo comunista della sinistra extraparlamentare Potere Operaio e al suo scioglimento, dell’organizzazione politico-militare Formazioni Comuniste Armate (FCA) che fino al 1976 si era prima espressa con una varietà di sigle di cui le […] L'articolo Caro Gigi, madre terra ti sarà sicuramente lieve su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
L’Europa bipolare, tra Groenlandia e Ucraina
Il bipolarismo affligge l’Europa. Non è la vecchia divisione del mondo in due (tra Occidente capitalista e Urss socialista), né quel sistema elettorale antidemocratico che obbliga a stare in uno dei due schieramenti prestabiliti oppure sparire. L’Unione Europea è affetta da disturbo bipolare, altro nome della schizofrenia. A forza di […] L'articolo L’Europa bipolare, tra Groenlandia e Ucraina su Contropiano.
January 7, 2026
Contropiano
Negri oltre Negri. Lavoro, soggettività e critica del capitale
Militante, intellettuale e interprete innovativo di Marx e del marxismo, Antonio Negri è stato una delle figure più influenti, ma controverse, del pensiero critico contemporaneo. La sua traiettoria ricca e transdisciplinare testimonia la straordinaria vitalità di una riflessione teorica e politica che, da oltre sessant’anni, è mossa da un unico obiettivo: “la ricostruzione di una forza di classe che, quanto prima, rivoluzioni questo folle mondo di sfruttamento e ingiustizia in cui viviamo”. Dalle inchieste operaie condotte negli anni Sessanta all’interno delle riviste operaiste Quaderni Rossi e Classe Operaia alla quadrilogia inaugurata da Impero (2000), passando per i lavori dedicati al formalismo giuridico, a Hegel, Keynes, Cartesio, Lenin, Marx, Spinoza e Foucault, fino ai più recenti sviluppi della sua teoria del “potere costituente” e del “comune”, Negri non ha mai separato l’esigenza di un’analisi materialista della congiuntura storica dalla passione rivoluzionaria. L’eredità teorica e politica del suo lavoro è enorme, molto complessa e in continua evoluzione, proprio come la realtà dei rapporti di sfruttamento e di dominio che ha continuamente cercato di cogliere e sovvertire. Data la sua immensa produzione intellettuale e considerando che qualsiasi selezione di testi sarebbe stata necessariamente arbitraria e incompleta, non forniremo una bibliografia di riferimento per la convegno. Ci proponiamo invece di delineare i principali sviluppi della sua carriera, per facilitare l’individuazione dei temi di discussione. Se ci limitiamo alle dimensioni della sua ricerca appena menzionate – ovvero l’analisi del capitalismo, le trasformazioni del lavoro e delle soggettività politiche – queste ci portano dall’epoca del regime fordista-keynesiano di accumulazione del capitale e della sua crisi alle cosiddette mutazioni “post-fordiste” legate al neoliberismo, all’ascesa del capitalismo cognitivo e al processo di globalizzazione del capitale. 1. La centralità dell’operaio di massa e lo sviluppo del primo operaismo La prima fase corrisponde alla formazione dell’Operaismo italiano, una delle correnti neomarxiste più innovative della seconda metà del XX secolo, con Negri, Raniero Panzieri, Mario Tronti e Romano Alquati tra i suoi principali fondatori. Questo primo Operaismo si struttura come una teoria della lotta di classe articolata su una serie di principi metodologici che, nella prospettiva di Negri, mantengono sempre una persistente validità, portandolo a opporsi con forza all’idea di una rottura tra il primo Operaismo e il cosiddetto “Post-Operaismo” che si sarebbe sviluppato a partire dagli anni Ottanta-Novanta. Quattro proposizioni riassumono il nucleo teorico, o l’invariante strutturale, dell’Operaismo di Negri: Una visione della dinamica del capitalismo che sottolinea la precedenza logica e storica dell’antagonismo del lavoro vivo rispetto alle trasformazioni del capitale. L’adozione di un approccio che adotta deliberatamente il punto di vista del lavoro, facendo del metodo della co-ricerca (cioè dell’indagine condotta con i lavoratori) lo strumento privilegiato per produrre conoscenza critica e organizzare la classe operaia. L’introduzione della nozione di “composizione di classe”, più precisamente di composizione tecnica e politica di classe, che, secondo Negri, costituisce “l’unica base materiale a partire dalla quale si può parlare di soggetto”. Una concezione del lavoro vivo come non-capitale, che Negri sviluppa in una teoria della potenziale “autonomia” del proletariato. Secondo questo approccio, mentre il capitale non può valorizzarsi senza lo sfruttamento del lavoro, il “lavoro vivo”, al contrario, potrebbe organizzare la produzione e la società al di fuori del capitale come relazione sociale. Nel corso degli anni Sessanta e della prima metà degli anni Settanta, questo approccio è stato applicato alla figura del lavoro chiamata dagli operaisti “operaio massa”, e combinato con la rilettura del Libro I de Il Capitale di Marx, e in particolare del capitolo su “Macchinismo e grande industria”, per definire i quadri analitici e i presupposti organizzativi e strategici della lotta di classe nel capitalismo industriale. A partire dai primi anni Settanta, le prospettive aperte dal femminismo marxista italiano, e in particolare dalle pensatrici militanti che collaborarono con la cattedra di Negri all’Università di Padova (come Mariarosa Dalla Costa, Leopoldina Fortunati e Alisa Del Re), giocarono a loro volta un ruolo fondamentale nella rilettura di Marx e nella comprensione delle trasformazioni del lavoro. In questo contesto, uno dei contributi di Negri, nella sua duplice veste di ricercatore accademico e militante rivoluzionario, è stato quello di evidenziare lo spostamento della “composizione di classe” dalla fabbrica alla metropoli. In questo periodo ha anche sviluppato una teoria del contropotere e del doppio potere, proponendo un rinnovamento originale della teoria di Lenin, nonché della teoria marxista del diritto costituzionale e dello Stato. Il lavoro teorico e l’organizzazione politica condotta da Negri e dai gruppi ispirati all’operaismo hanno indubbiamente alimentato l’intensità del conflitto sociale in Italia in quel periodo, quando le lotte portarono alla crisi del “compromesso fordista”. 2. La sconfitta dell’“operaio massa”, l’esperienza della repressione e dell’esilio: Verso l’elaborazione di un nuovo operaismo La prima fase dell’opera di Negri si conclude verso la fine degli anni Settanta ed è seguita dall’esperienza del carcere e dell’esilio in Francia. In quel momento, Negri diagnostica lucidamente l’esaurimento del ciclo di lotte dell’“operaio massa” – dovuto ai processi di robotizzazione e di esternalizzazione della produzione – che metteva irreversibilmente in discussione la centralità della fabbrica fordista. Allo stesso tempo, individua in modo perspicace come lo sviluppo della “fabbrica diffusa”, della terziarizzazione e del precariato vadano di pari passo con una crescente “intellettualizzazione” e “femminilizzazione” dei processi lavorativi. Secondo Negri, queste trasformazioni portano all’emergere di nuove soggettività politiche, che hanno trovato la loro prima e potente espressione nel movimento del ’77 in Italia – un laboratorio di idee e di lotte che è ancora considerato un importante riferimento per pensare il rinnovamento del pensiero e della prassi rivoluzionaria nella seconda metà del XX secolo. In questo contesto, Negri inizia l’analisi del passaggio dalla “composizione di classe” dell’“operaio massa” a quella dell’“operaio sociale”. Negri non ha mai abbandonato questa categoria, ma ha cercato di arricchirla progressivamente con nuove determinazioni, come il lavoro “immateriale”, “cognitivo”, “biopolitico”. Inoltre, da questa analisi della “composizione di classe postmoderna” Negri ha sviluppato il concetto di “moltitudine”, che rappresenta un tentativo di cogliere la soggettività politica della lotta di classe nel capitalismo globalizzato contemporaneo. In questo sforzo teorico, hanno giocato un ruolo essenziale la co-direzione della rivista Futur Antérieur con Jean-Marie Vincent, durante il suo esilio in Francia, e l’intenso dialogo con altre figure intellettuali di spicco dell’epoca, come Étienne Balibar, Giovanni Arrighi, Immanuel Wallerstein, Denis Berger, Félix Guattari, Gilles Deleuze, André Gorz e altri. In questa seconda fase del suo lavoro di ricerca, Negri è gradualmente portato ad avviare un profondo rinnovamento del primo Operaismo, secondo una logica che si sviluppa attorno a cinque assi principali: Il primo si basa sull’inchiesta operaia condotta nell’area metropolitana di Parigi. Analizzando i suoi bacini di “lavoro immateriale”, Negri e i suoi collaboratori si concentrano sulla nuova “composizione” del lavoro al centro dei processi economici che inizialmente hanno chiamato “post-fordismo” e successivamente definito “capitalismo cognitivo”. In questo quadro, l’accento è posto sulla potenziale autonomia e capacità di auto-organizzazione delle nuove figure lavorative, nonché sulla loro natura “biopolitica” e “riproduttiva”. Il secondo asse riguarda lo spostamento dell’asse di lettura dei testi di Marx. La posizione privilegiata occupata dal Capitale nel primo Operaismo viene sostituita dai cosiddetti Grundrisse, in particolare dal famoso “Frammento sulle macchine”, dove Marx sviluppa il concetto di “General Intellect” e l’ipotesi della “crisi della legge del valore”. A questo proposito, uno dei maggiori contributi di Negri rimane innegabilmente il libro Marx oltre Marx (1979). Il terzo asse riguarda l’integrazione della filosofia francese contemporanea nell’approccio dell’operaismo, in particolare le intuizioni di autori come Maurice Merleau-Ponty, Gilles Deleuze, Félix Guattari e Michel Foucault. Il dialogo con questi pensatori ha portato Negri a estendere il percorso aperto in Marx oltre Marx, sviluppando una concezione della storia, delle istituzioni e della soggettività che rompe con il paradigma dialettico hegeliano e con le visioni teleologiche dello sviluppo storico. Dalla lettura dell’opera di Foucault, Negri offre anche un’interpretazione originale della dimensione “biopolitica” insita nella resistenza del lavoro vivo alle tecnologie e ai dispositivi del “biopotere” capitalista. Il quarto asse riguarda il superamento di un approccio al rapporto capitale/lavoro che, nel primo Operaismo, si concentrava sul cosiddetto “centro” dell’economia globale. Nel libro Impero (2000), Hardt e Negri rinnovano l’operaismo attraverso un’analisi dei processi di globalizzazione capitalistica e dei nuovi orizzonti rivoluzionari che essi potrebbero aprire. Il concetto di “moltitudine” serve anche a comprendere meglio la proliferazione e la convergenza delle lotte all’interno dei movimenti di alter-globalizzazione in un orizzonte intersezionale che combina le dimensioni di classe, genere e razza su scala globale. Il quinto asse riguarda il tema del “Comune”, che Negri ha definito sia come espressione ontologica della cooperazione operaia, sia come la forma stessa attraverso cui una soggettività rivoluzionaria si organizza e crea alternative politiche. Questo asse di riflessione ha ispirato una serie di ricerche che hanno portato allo sviluppo della tesi del “Comune” come nuovo “modo di produzione”. Il convegno si propone di riunire studenti, ricercatori e attivisti, di diverse provenienze e generazioni, intorno ai vari temi sopra menzionati. L’obiettivo è proporre contributi che illuminino i concetti, le ipotesi e gli sviluppi del pensiero di Antonio Negri, evidenziandone la rilevanza e la capacità di anticipazione, ma anche le contraddizioni e i limiti che ha incontrato e/o le controversie che ha suscitato. Il programma del convegno, i partecipanti, i vari panel e gli orari della conferenza sono presentati qui sotto: Immagine di copertina tratta dalla locandina dell’evento SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress abbiamo attivato una nuova raccolta fondi diretta. Vi chiediamo di donare tramite paypal direttamente sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Negri oltre Negri. Lavoro, soggettività e critica del capitale proviene da DINAMOpress.
May 14, 2025
DINAMOpress