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Abusi sessuali correlati alle guerre raddoppiati. Segnalati gli eserciti di Russia e Israele
Il report annuale presentato il 29 maggio alla sede dell’ONU di New York è inequivocabile: nel periodo da gennaio a dicembre 2025 sono stati rilevati circa 10 mila casi, più del doppio rispetto all’anno precedente, di violenze sessuali utilizzate come armi di guerra in Africa, Medio Oriente, Europa e Caraibi. Dall’indagine emergono la situazione in Congo e l’inclusione delle forze armate e dell’ordine di Israele e delle forze armate e milizie della Russia nell’elenco di eserciti responsabili di tali crimini di guerra. “Nel 2025, i casi documentati di violenza sessuale come tattica di guerra, tortura, terrorismo e repressione politica, caratterizzati da estrema brutalità e che colpiscono in modo sproporzionato donne e ragazze, sono aumentati drasticamente – ha esordito la Rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati e bellici, Pramila Patten, precisando che la rilevazione ha accertato 9˙788 casi di abusi avvenuti nel 2025 ma che tale cifra è solo indicativa – I dati contenuti in questo rapporto non devono essere intesi come stime esaustive, bensì come indicatori di un modello molto più ampio di violazioni che rimangono in gran parte invisibili e poco segnalate“. Elaborato in ottemperanza alle indicazioni della Security Council Resolution n° 2467 del 2019, il rapporto documenta stupri, stupri di gruppo, assoggettamenti a schiavitù sessuale, matrimoni forzati, tratta di esseri umani e rapimenti commessi sia da attori statali che non statali in 21 paesi colpiti da conflitti armati e bellici. Le donne e le ragazze sono state le principali vittime. Le donne e le ragazze sfollate e rifugiate hanno dovuto affrontare rischi maggiori, soprattutto nelle zone remote e di confine dove le reti di supporto sono crollate. Anche uomini e ragazzi sono stati soggetti a violenza sessuale, spesso in contesti di detenzione e come forma di tortura. Le persone LGBTQI+ hanno affrontato un rischio maggiore di persecuzioni e molestie mirate. Secondo il rapporto, le vittime avevano un’età compresa tra uno e 70 anni e sono stati segnalati anche casi che coinvolgevano persone con disabilità.   Pramila Patten ha evidenziato che le violenze sono spesso accompagnate da omicidi delle vittime e suicidi tra le sopravvissute: “In sostanza, questo rapporto parla della sofferenza umana di tutti questi sopravvissuti e delle comunità che vivono all’ombra della guerra“. Il rapporto inoltre rileva che i gruppi armati non statali, compresi i gruppi della criminalità organizzata, continuano a utilizzare la violenza sessuale per esercitare il controllo su comunità e territori, incluse aree ricche di risorse naturali. Dalla rilevazione inoltre emerge che la diffusa disponibilità di armi leggere ha continuato ad alimentare la violenza sessuale in numerosi conflitti e, allo stesso tempo, le restrizioni all’accesso umanitario, l’insicurezza e la carenza di fondi hanno reso più difficile documentare gli abusi e assistere le vittime sopravvissute. L’allegato al rapporto elenca 77 soggetti ritenuti responsabili di episodi di violenza sessuale correlati a conflitti armati e bellici. Tra i 62 attori non-statali sono inclusi tre nuove formazioni militari che combattono nella Repubblica Democratica del Congo: le Forces nationales de libération, i commandos ribelli Wazalendo e il Mai-Mai du groupe armé de l’Union des patriotes pour la libération du Congo. E a seguito del riscontro dei casi di abusi sessuali documentati nel rapporto, nell’elenco di attori statali responsabili di tali violazioni, ovvero di crimini di guerra, sono state inserite le forze armate e di sicurezza israeliane e le forze armate e milizie russe, già ammonite nel rapporto 2025 relativo all’anno precedente: > Per la prima volta, il rapporto [2025] nomina anche i soggetti “sotto > osservazione” per una possibile inclusione nella prossima relazione annuale. A > fronte di “gravi preoccupazioni” riguardanti i modelli di violenza sessuale > perpetrati dalle forze armate e di sicurezza israeliane e dall’esercito russo > e gruppi militari ad esso affiliati, “queste parti sono avvisate del possibile > loro inserimento nell’elenco del prossimo periodo di rendicontazione”.  APPELLO ALL’AZIONE Il rapporto esorta il Consiglio di sicurezza e gli Stati membri a rafforzare la prevenzione, la responsabilizzazione e il sostegno alle vittime raccomandando i governi a * garantire un accesso umanitario senza ostacoli,   * ampliare i sistemi di monitoraggio e sanzione,   * rafforzare le indagini e i procedimenti giudiziari, * sostenere gli interventi di protezione delle donne attuati da operatori umanitari e mediante le missioni delle Nazioni Unite,   * aumentare i finanziamenti per i servizi medici, psicosociali e legali. Pramila Patten ha concluso focalizzando l’attenzione sulla necessità di affrontare le questioni concretamente: “Queste violazioni non sono casi isolati né limitati a pochi contesti. Sono fenomeni di portata globale, dall’impatto devastante, che richiedono una risposta incentrata non su prese di posizione politiche, indignazione selettiva o narrazioni preconcette, ma sui diritti, sui bisogni e sulla dignità delle vittime“.   FONTI INFORMATIVE: – Il report Conflict-related sexual violence dell’UN Security Council relativo all’anno 2025 (S/2026/321) è pubblicato online: https://news.un.org/en/sites/default/files/atoms/files/secretary-general-report-on-sexual-violence-in-conflict.pdf – Il reportage e la registrazione della conferenza stampa di Pramila Patten alla sede dell’ONU il 29 maggio sono disponibili, rispettivamente, sul notiziario dell’ONU e sul canale UN Web TV : https://news.un.org/en/story/2026/05/1167603 – https://webtv.un.org/en/asset/k12/k12l853soz     Maddalena Brunasti
May 30, 2026
Pressenza
Abusi e Chiesa: il tragico gioco di nascondere…
… le denunce e i processi sta continuando in Italia e altrove. Nuova puntata di «Preferisco i giorni feriali» curata da Federica Tourn. A seguire 7 link ripresi dalla «Rete L’abuso» (*). Oltre 140 nuove vittime del Sodalitium in soli dieci giorni Monsignor Jordi Bertomeu, commissario pontificio per il caso Solidatium, ha rivelato che durante i dieci giorni che ha
Preti abusanti: Italia e Salvador mostrano che…
… per molti si tratta di reati lievi. di Federica Tourn (*) Se in Italia toccare un ragazzino è per la Corte Costituzionale un fatto lieve, e quindi non punibile, in Salvador la vittima di un prete salesiano, abusatore seriale, cerca ancora giustizia. Per Chiesa e magistrati esistono pedofili non punibili «I fatti contestati rimangono al di sotto della soglia
PALESTINA: NON SI FERMANO LE VIOLENZE DI ESERCITO E COLONI ISRAELIANI. ALMENO QUATTRO MORTI E DECINE DI FERITI IN UN GIORNO
Esercito israeliano e coloni scatenati in Palestina. A Beit Imrin, nella Cisgiordania Occupata settentrionale, diverse abitazioni palestinesi sono state incendiate, causando otto feriti. Un rapproto del West Bank Protection Consortium denuncia come i soldati e coloni israeliani starebbero utilizzando violenze sessuali e molestie per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case in Cisgiordania. Nella mattinata, decine di coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, sotto la stretta protezione delle forze israeliane, che contemporaneamente hanno intensificato posti di blocco, chiusure stradali e restrizioni all’accesso alla moschea, ma solo per i palestinesi. Tra questi, alcuni dipendenti dei servizi della Spianata sono stati arrestati dopo aver protestato. Tutto ciò avviene poche ore dopo i massacri di ieri, che hanno ucciso almeno persone: tra le vittime, il 16enne Muhammad al-Ja’bari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre andava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva alla scorta di un ministro israeliano residente in un insediamento abusivo e illegale. Altri due palestinesi sono stati uccisi e cinque feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni ad al-Mughayyir, a est di Ramallah: lo studente quattordicenne Aws Hamdi al-Naasan e il 32enne Marzouq Abu Naim. Infine, un morto anche a Jenin, il 49enne Raja’ Fadl Bitawi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Il patriarcato armato: Epstein, Fuentes e Trump
Epstein Files, suprematismo bianco e la nuova teologia del dominio. di Mario Sommella (*). Abbiamo rubato 4 vgnette alla geniale Ellekappa. «Qualsiasi suggerimento che sia il momento di voltare pagina sugli Epstein Files è inaccettabile. Rappresenta un fallimento di responsabilità verso le vittime.» Con queste parole, nove esperti indipendenti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno posto
February 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Un abuser seriale nel mondo del teatro
Walter Le Moli è un abuser seriale. Le Moli, regista e direttore artistico della Fondazione Teatro Due di Parma, dovrà risarcire i danni psicofisici a due lavoratrici per accertate molestie e violenze sessuali (condannata anche la fondazione). Una compagna di Campo Innocente ce ne parla in relazione alla sentenza del 20 settembre 2025, in seguito all'inchiesta di Ampleta e Differenza Donna. Il comunicato: L’alta formazione dell’abuso: WALTER LE MOLI È UN ABUSER SERIALE La sentenza del 20 settembre 2025 del Tribunale del lavoro di Parma è storica: per la prima volta definisce la molestia come discriminazione sul luogo di lavoro. Arriva a conclusione del percorso di denuncia di due attrici, seguito da Amleta e Differenza Donna e condanna il regista e direttore Walter Le Moli a risarcire i danni psicofisici a due lavoratrici in formazione per accertate molestie e violenze sessuali.   Condanna anche la Fondazione Teatrale di Teatro Due perché pur a conoscenza dei fatti non ha agito in alcun modo per impedirli: è un passaggio importante perchè conferma che la violenza maschile e patriarcale è sistemica e diffusa, non è un’eccezione ma un “ambiente”. Walter Le Moli è un abuser e molestatore seriale. Tutte lo sapevamo. Le molte che hanno subito aggressioni e molestie hanno fatto in modo che le altre sapessero, che stessero attente. Tutto l’ambiente teatrale sapeva. Chi era in posizione di potere, per età o per ruolo, invece non ha fatto nulla per impedirlo. Per proteggerci e tutelarci. Decine di giovani attrici e di studentesse, nelle scuole, nelle produzioni e in università, sono state esposte a questo sistema di predazione violento, per anni.  Ci siamo protette da sole (come e se abbiamo potuto). Walter Le Moli è il Weinstein italiano: tutte lo abbiamo pensato quando è uscito il caso Me Too. Abbiamo pensato che era arrivato il momento. Provini notturni in vestaglia, a casa o in teatro / vediamo a cosa sei disposta / vediamo se sei abbastanza brava da spogliarti un po’ di più / andiamo prima a cena? / sei disposta a spingerti oltre e toccare il sacro fuoco dell’arte? / sei disposta a tutto pur di avere questo ruolo? Walter Le Moli ha concentrato su di sè molti ruoli di potere e simultaneamente: tra i fondatori del Teatro Due di Parma e suo direttore artistico dal 1980 al 1998, teatro finanziato con risorse pubbliche; poi direttore del Teatro Stabile di Torino, finanziato pubblicamente, dal 2002 al 2007; ideatore con Luca Ronconi del “Progetto Domani” in occasione delle Olimpiadi Invernali a Torino 2005/2006 (7,5 milioni di euro da finanziamenti pubblici).  In questi contesti ha anche diretto diversi spettacoli come regista, finanziati con soldi pubblici; ha fondato e diretto dal 2001 al 2016 la Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro presso IUAV di Venezia, un’università pubblica. Poi consigliere per la Biennale, presidente dell’Istituto per il dramma antico (INDA), componente del Consiglio Nazionale dello Spettacolo. È stato l’eminenza grigia dell’era Veltroni-Melandri. Decenni di aggressioni, abusi di potere, manipolazioni e umiliazioni su studentesse e attrici. È qualcosa che conosciamo bene: il ricatto del Grande Maestro, dei Patriarchi che dispensano arte e opportunità mentre allungano le mani e ti toccano il culo in nome della libertà dell’arte. Questa sentenza è storica perchè prima non sarebbe stata possibile: arriva dopo anni di movimenti transfemministi Non Una Di Meno, dal lavoro politico di collettivi e associazioni che hanno lottato contro sessismo e discriminazioni anche nel mondo dell’arte. Non torniamo indietro alla cultura del tutti-sanno-tutto e nessuno-parla, di mobbing, sessismo, violenza e insulti nei teatri e dalle sale prove.  Questa sentenza è stata emessa dal Tribunale di Parma. Ma L’ABBIAMO SCRITTA TUTTE NOI NELLE PIAZZE. CON I NOSTRI CORPI. Siamo a fianco dellx studentx in sciopero al Teatro Due in questi giorni, a chi ha subito violenza, a chi ha denunciato, a chi ha accompagnato il processo. Una lotta fatta dalle attrici per le attrici come pratica di solidarietà attiva. NO. Sui nostri corpi non si negozia.  Il Campo Innocente
January 23, 2026
Radio Onda Rossa