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“BOLZANO È PARTIGIANA”: MIGLIAIA DI ANTIFASCISTI/E IN CORTEO CONTRO I FASCISTI DELLA “REMIGRAZIONE”
Oltre quattromila antifasciste e antifascisti hanno attraversato in corteo, nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, il centro storico della città di Bolzano dietro lo striscione “Bolzano è partigiana”. La manifestazione è stata organizzata da diverse realtà antifasciste e antirazziste altoatesine contro la calata in città, da tutto il nord Italia e oltre, dei neofascisti e neonazisti del sedicente Comitato “Remigrazione e riconquista”. Antifasciste e antifascisti – ben oltre duemila persone – si sono radunati, alle 15.30, nel piazzale davanti alla stazione ferroviaria di Bolzano, nella parte più antica del centro cittadino. I fascisti, invece, si sono trovati in circa quattrocento nel pezzo di centro città di epoca fascista, sotto il Monumento alla Vittoria. Il corteo antifascista è stato costretto a svilupparsi in uno spazio piuttosto ristretto, intorno alla zona della stazione, a causa di un imponente dispositivo poliziesco intenzionato a tenere lontane le due piazze, oltre a gestire la compresenza della partita di Serie B di calcio tra Sudtirol (la squadra di Bolzano) e Venezia. L’approccio della Questura alle due piazze, però, non è stato lo stesso. Mentre il corteo antifascista – di oltre 4mila persone – è stato costretto in quattro vie del centro, nella zona della stazione, i fascisti (circa 400 persone) hanno potuto muoversi più liberamente nell’altra metà del centro. Ore 15.40 – La prima corrispondenza di Lorenzo Vianini, di Radio Tandem, dal concentramento del corteo. Ascolta o scarica. Ore 17 – La seconda corrispondenza dal corteo, sempre con Lorenzo Vianini di Radio Tandem. “Se i fascisti sono due-trecento, qui saremo almeno 10 volte tanto”, dice Lorenzo Vianini nel collegamento. Ascolta o scarica.
February 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Cagliari: 91 indagini non fermeranno la mobilitazione
Negli scorsi giorni la questura di Cagliari ha notificato a 91 persone degli avvisi di conclusioni delle indagini preliminari per dei “delitti” che sarebbero stati commessi nelle grandi giornate di mobilitazione per la Palestina dell’autunno e in una manifestazione antifascista successiva. Non stupisce che lo stato si stia vendicando del successo delle mobilitazioni dell’autunno contro il genocidio, soprattutto se ci ricordiamo che le stesse si concentravano sulla denuncia della complicità del governo in questo massacro. Quando la risposta non è politica ma repressiva, significa che si vuole difendere un ordine che non tollera l’interruzione della normalità del profitto. Era questo, infatti, il senso dello slogan “blocchiamo tutto”; mettere in discussione affari, relazioni internazionali e subalternità atlantica. “Blocchiamo tutto” significa interrompere la catena che lega produzione, profitto e guerra. Ed è per questo che il popolo ha preso in mano la propria responsabilità e ha fatto ciò che il governo si rifiutava di fare. Se Meloni e i suoi gregari si rifiutano di mettere in atto l’inevitabile embargo e l’isolamento dell’occupazione israeliana, saremo noi a praticare l’embargo e far rispettare il diritto internazionale. Allo stesso modo, nel momento in cui a Cagliari nessun rappresentante delle istituzioni e delle forze di polizia si incarica di far rispettare la costituzione antifascista, al popolo non resta altra possibilità che quella di mettersi in gioco in prima persona e impedire l’apologia di fascismo e la disseminazione di discorsi d’odio. Lacrimogeni e idranti contro manifestanti inermi, Cagliari 01/11/2025 (Foto di Pierpaolo Loi) Per questo rifiutiamo la strategia divisiva applicata tanto dalla questura quanto da alcune testate, quando differenziano le accuse e quando parlano di persone infiltrate. Il movimento è uno, vario e fatto di pratiche diverse, ma l’obiettivo è comune e noi sappiamo che, come si dice in Valle, e come ci ha insegnato la nostra Nicoletta Dosio, “si parte e si torna insieme”. Questa vendetta colpisce chiaramente in maggioranza persone giovani, come sempre si fa per troncare sul nascere i movimenti e impaurire persone che ancora hanno da crearsi un futuro, ma vogliamo sottolineare che moltissime tra le persone indagate sono lavoratrici e lavoratori con responsabilità familiari e sociali, che si occupano di figli o genitori anziani e che, oltre ad aver manifestato in prima linea, hanno anche rinunciato a più di una giornata di stipendio per ribadire di non voler essere complici del genocidio. Questo non può che far paura al potere. Come organizzazione abbiamo persone colpite da questa vendetta in più di una città, molte con ruoli di responsabilità locali e nazionali, ma non per questo ci faremo intimidire. Se la repressione è la loro risposta, la nostra sarà ancora più mobilitazione. Sappiamo che questi “sintomi morbosi”, per dirla con Gramsci, sono certamente il segnale di un vecchio che si ostina a non morire, ma ci stiamo organizzando per far si che il nuovo riesca a nascere. Cagliari, 27 febbraio 2026 Potere al Popolo –  Sardegna Redazione Sardigna
February 27, 2026
Pressenza
Sabato 3 maggio 2025, una marea antifascista invade le strade di Ascoli Piceno
Ascoli Piceno gode della pessima fama di città più a destra delle Marche. Da queste parti la destra infatti è stata sempre egemonica o quasi. Del resto negli anni Settanta imperversa lo squadrismo neofascista. Questa è la città dove è nato Gianni Nardi, figura di spicco del terrorismo nero durante gli anni della Strategia della tensione, morto nel 1976 a trent’anni in circostanze poco chiare in Spagna. Qui essere un militante di sinistra allora, e anche oggi, è cosa complicata, come esplicita un film cult del 1986 “Il grande Bleck”, diretto da Giuseppe Piccioni, con Sergio Rubini, pellicola autobiografica dove si narrano le peripezie di un giovane della sinistra extraparlamentare. Sempre allora il fucilatore di partigiani Almirante riempiva Piazza del Popolo, una delle più belle d’Italia, salotto buono della borghesia locale e il Msi alle elezioni raggiungeva percentuali ragguardevoli. Inoltre la curva è una delle più nere d’Italia, insieme a quelle della Lazio e del Verona, seppure si dice che negli ultimi anni qualcosina sia cambiato. Insomma, Ascoli Piceno è una città un po’ complicata, per usare un eufemismo, i cui riconoscimenti per lontanissimi meriti resistenziali sono decisamente un’anomalia. In questo contesto ieri pomeriggio, 3 maggio, migliaia di persone (i notiziari parlano di duemila, ma a nostro avviso erano molte di più) hanno dato vita a una grande  e combattiva manifestazione antifascista, una marea che ha invaso le vie cittadine. I fatti sono noti: la giovane Lorenza Roiati da alcuni anni gestisce la panetteria “L’Assalto ai forni”, dove propone prodotti creati da lei. Lorenza in occasione dei 25 Aprile ha la sana abitudine di esporre uno striscione antifascista, e quest’anno, 80° anniversario della Liberazione, ha esposto la scritta “Buono come il pane, bello come l’antifascismo”. Questo ha attirato le provocatorie attenzioni e le relative intimidazioni delle forze di polizia, le quali, peraltro, hanno ricevuto la pacata ma ferma risposta di Lorenza, come attesta un video che ha girato sui social. La grave iniziativa, che si è affiancata ad altri inaccettabili eventi in giro per la penisola, ultimo in provincia di Taranto, dove i carabinieri hanno denunciato dieci persone che cantavano “Bella ciao”, ha provocato un diluvio di attestati di solidarietà, ai quali hanno fatto da contraltare, il 26 aprile, due squallidi striscioni fascisti fortunatamente rimossi dopo poche ore. Ma si è andati ben oltre la generica solidarietà grazie al locale Collettivo “La Caciara”, che da alcuni anni porta avanti una meritoria attività politica, che ha deciso di indire la manifestazione di ieri. Così per la prima volta in ottant’anni Ascoli ha visto sfilare per alcune ore tanta gente proveniente da diverse parti della regione e dal territorio provinciale. Sezioni dell’Anpi, a partire da quella ascolana, delegazioni della Cgil, striscioni della Filcams e della Flc, collettivi studenteschi, ma soprattutto tanta gente e numerosissimi giovani, con bandiere rosse, palestinesi e della pace, hanno trasformato il volto del capoluogo di provincia. E i camerati? Verso la fine uno sparuto gruppo si è palesato all’altezza di Piazza del Popolo, a una trentina di metri dal corteo, protetto dall’abituale cordone  della polizia, ricevendo, non potendo andare oltre, i meritati insulti. Qualcuno ha fatto notare che un tempo invece della decina di squadristi, il numero sarebbe stato molto più alto. Ma oramai non pochi di quella generazione, sopra la camicia nera hanno indossato il doppio petto, a partire dall’attuale Presidente della giunta regionale Acquaroli, oggi cinquantenne, pupillo della Meloni, che fino a qualche tempo fa andava in osteria a festeggiare l’anniversario della “Marcia su Roma” con i camerati. Oggi è alla vigilia delle elezioni e cercherà di salvare il posto. Tornando alla manifestazione, il corteo si è concluso in piazza Ventidio Basso, dove per fortunata non hanno preso la parola le forze politiche, come richiesto dal Collettivo, che giustamente non ha neanche voluto bandiere di partito. Sono intervenuti esponenti dell’Anpi,  dei movimenti di base, e  molto brevemente Lorenza, che ha correttamente sottolineato come ieri ad essere protagonista è stata la folla antifascista che, durante il percorso, ha anche ricevuto applausi da alcuni residenti. Da queste parti non è poco. Sergio Sinigaglia
May 4, 2025
Pressenza