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La tragedia curda che l’Occidente nasconde
un articolo di Mario Sommella. A seguire link e aggiornamenti. Il popolo kurdo tra guerra permanente e negata:la tragedia che l’Occidente finge di non vedere Ci sono guerre che fanno rumore e guerre che vengono tenute apposta nel silenzio. La questione kurda appartiene a questa seconda categoria: un dolore lungo, stratificato, quasi “normale” per chi guarda da lontano, e quindi
SIRIA: CORRISPONDENZA DAL ROJAVA. “CHIEDIAMO ANCHE IN EUROPA UNA MOBILITAZIONE GENERALE A DIFESA DELLA RIVOLUZIONE”
“Sappiamo che in queste ore c’è molta disinformazione; il nemico, il cosiddetto Governo provvisorio siriano di Damasco fa una forte contropropaganda. Quanto sappiamo qui, in Rojava, è che ancora tutto in gioco, però sicuramente la situazione è grave. E’ in corso una mobilitazione generale in tutto il Rojava; tutte le persone devono essere pronte a difendere la rivoluzione con vari mezzi, ovviamente non solo a livello armato. Tutto infatti è volto alla difesa anche ideologica della rivoluzione delle donne e dei principi che hanno costruito l’Amministrazione autonoma e il confederalismo democratico. Quello che si chiede all’Europa in questo momento è di costruire una mobilitazione generale, di intervenire, di produrre contenuti, di scendere in strada e di tenere alta l’attenzione”. Così, a Radio Onda d’Urto, una compagna internazionalista che si trova in Rojava, la Siria del Nord e dell’Est, sotto attacco frontale da parte di Al Jolani e delle sue milizie jihadiste, con il beneplacito e il sostegno attivo della Turchia e di tutte le potenze regionali e globali. La corrispondenza su Radio Onda d’Urto di lunedì 19 gennaio con una compagna internazionalista dal Rojava. Ascolta o scarica A livello internazionale, la rete Rise Up 4 Rojava chiama alla mobilitazione immediata: “Attaccano la rivoluzione delle donne e la lotta per una società democratica e socialista, oggi in corso in Iran e Siria. Ora la Turchia e gli islamisti di Damasco stanno minacciando tutta la Siria nord-orientale di guerra. In questo momento è fondamentale agire velocemente per fermare la guerra. È necessaria una pressione internazionale in Occidente per sostenere la resistenza del popolo nella Siria settentrionale e orientale. Chiamiamo tutte-i le-gli internazionalisti e coloro che lottano per la libertà di agire e difendere la rivoluzione. Chiediamo azioni per costruire pressioni nelle strade e per proclamare a gran voce: “Non accettiamo alcun attacco alla rivoluzione del Rojava. Vediamo lo Stato turco dietro questi crimini di guerra. Siamo uniti nella lotta. Viva la guerra del popolo rivoluzionario! Difendere la rivoluzione del Rojava per una Siria democratica!” Sempre a fianco del Rojava, in Italia domenica 18 gennaio, oltre un centinaio di persone si è ritrovato alla sede dell’Associazione Confederalismo Democratico – Kurdistan Milano, in viale Monza, 255 per l’assemblea “Defend Rojava”. Dal Rojava, la richiesta “all’Europa è di mobilitarsi, scendere in piazza e cambiare la narrazione dei fatti per supportare la rivoluzione. Per questo anche a Milano è fondamentale una mobilitazione d’urgenza. Convocata per questo una prima conferenza stampa mercoledì 21 gennaio” spiega a Radio Onda d’Urto Sherkan, compagno milanese. Ascolta il commento di Sherkan dopo l’assemblea Defend Kurdistan di Milano. Ascolta o scarica
ROJAVA: INCONTRO TRA COALIZIONE ANTI-DAESH E FORZE DEMOCRATICHE SIRIANE. DAMASCO COLPISCE ANCORA DEIR HAFER
Siria. Nel pomeriggio di venerdì 16 gennaio una delegazione della coalizione guidata dagli Usa ha incontrato le Forze democratiche siriane, “per – ha spiegato il portavoce, Farhad Shami – cercare di evitare l’attacco diretto da parte dei miliziani di Al Jolani”, alias esercito siriano. L’incontro è avvenuto a Deir Hafer, dove anche nelle ultime ore Damasco ha scagliato colpi d’artiglieria e droni contro aree popolate da civili. Come spiega l’agenzia di stampa curda Firat News, “nel mezzo dell’escalation militare e dei crescenti attacchi da parte del governo provvisorio siriano e delle milizie sostenute dalla Turchia nelle regioni di Deir Hafer e Maskanah, vicino ad Aleppo, un convoglio militare, comprendente forze della Coalizione internazionale anti-ISIS e delle Forze democratiche siriane (SDF), ha raggiunto Deir Hafer passando per la città di Maskanah…dopo l’incontro, le parti hanno effettuato un pattugliamento congiunto nel centro della città. Nel frattempo, è stato riferito che nella città di Raqqa è in corso un altro incontro tra ufficiali della Coalizione Internazionale e comandanti delle Forze democratiche siriane”. Le stesse forze di autodifesa dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est, in un comunicato stampa, respingono le minacce “del “Ministero della Difesa” a Damasco, che tentano di prendere di mira i combattenti delle Forze Democratiche Siriane; appelli disperati e sfacciati che riflettono una situazione di bancarotta politica e militare, e un tentativo fallito di creare discordia tra le componenti della regione….Le Forze Democratiche Siriane, con i loro combattenti curdi, arabi, siriaci e di altre componenti, costituiscono una forza nazionale unita, e si sono uniti con il sangue per affrontare il terrorismo e proteggere i civili. Questi combattenti e le loro famiglie sono figli di questo Paese, patrioti nel loro impegno, chiari nelle loro scelte, e hanno dimostrato attraverso anni di sacrifici che la loro unità è più forte di tutti i tentativi di incitamento e tali appelli disperati non avranno alcun effetto su di loro e porteranno solo a una maggiore coesione tra i figli della regione e a un sostegno alle loro forze. I tentativi di dividere le fila e seminare discordia non cambieranno nulla delle realtà sul terreno, e le Forze Democratiche Siriane, insieme ai popoli del nord e dell’est della Siria, rimarranno un fronte unito contro il terrorismo e contro chiunque cerchi di riportarlo in forme nuove”. Sul terreno, intanto, le forze jihadiste-governative – sostenute da droni, aerei da ricognizione e forze speciali della Turchia – continuano ad ammassare rinforzi proprio verso Deir Hafer, intimando alle Fds di evacuare l’intera area. Solo oggi una ventina i colpi d’artiglieria sparati (oltre ad almeno un drone esplosivo) su zone civili, per costringere le persone ad abbandonare le proprie case. Raid pure più a nordest, attorno alla diga di Tishrin, fondamentale per garantire elettricità al cantone di Kobane. Sempre in Siria è invece calato un inquietante silenzio su Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, i 2 quartieri curdi di Aleppo, attaccati all’Epifania sempre dagli jihadisti. La situazione, dopo il ritiro delle forze interne dell’autogoverno del Rojava, ha raggiunto un livello estremo di atrocità. L’accesso a Internet è stato completamente interrotto, ma fonti curde sul posto indicano che le autorità siriane stanno compiendo massacri contro i civili, con case incendiate, vittime e giovani spariti. A livello internazionale, ribadito quindi l’appello della campagna Rise Up For Rojava e di tante altre realtà solidali a non lasciare cadere sotto silenzio il violento attacco di Damasco – e Ankara – contro  il progetto politico rivoluzionario del confederalismo democratico, che unisce popolazioni curde, arabe, assire, ezide e di tanti altri gruppi nel complesso mosaico mediorientrale. Di questo si parlerà domenica a Milano, dalle ore 12, con un’assemblea pubblica indetta dall’Associazione Confederalismo Democratico – Milano Kurdistan in viale Monza, 255. Su Radio Onda d’Urto Sherkan Xozat-li, dell’Associazione Confederalismo Democratico – Milano Kurdistan. Ascolta o scarica
Parlamentari turchi da Ocalan, ma si gioca sporco sul processo di pace
Il 24 novembre si è verificato il tanto atteso viaggio in delegazione di alcuni parlamentari turchi ad Imrali, per incontrare Abdullah Ocalan in merito al processo di pace in corso fra stato turco e PKK, così come stabilito dalla commissione parlamentare “per la riconciliazione nazionale, la fratellanza e la democrazia”. […] L'articolo Parlamentari turchi da Ocalan, ma si gioca sporco sul processo di pace su Contropiano.
KURDISTAN: PER LA PRIMA VOLTA, ESPONENTI DEI PARTITI AL GOVERNO IN TURCHIA INCONTRANO OCALAN IN CARCERE
In Turchia la Commissione istituita nel parlamento per risolvere la questione curda ha incontrato oggi, lunedì 24 novembre, all’isola di Imrali, lo storico leader del movimenti di liberazione curdo e fondatore del PKK, Abdullah Öcalan, sepolto in carcere dal 1999. La visita, la prima di questa caratura politica in 26 anni, ha visto la presenza di Gülistan Kılıñç Koçyiğit, vicepresidente del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (partito DEM, sinistra curda e turca), Feti Yıldız, vicepresidente di MHP (l’estrema destra nazionalista) e Hüseyin Yayman, vicepresidente dell’AKP (il partito di Erdogan), mentre i socialdemocratici del Chp – in guerra da mesi proprio con Erdogan, che ha fatto incarcerare numerosi esponenti del partito kemalista – hanno rifiutato di partecipare alla delegazione. L’obiettivo ufficiale della visita era “documentare le opinioni di Öcalan su questioni politiche chiave per risolvere politicamente la questione curda”. I verbali del colloquio saranno secretati per 10 anni, ma si attendono dichiarazioni ufficiali nelle prossime ore. “È la prima volta in 26 anni che deputati del Parlamento turco – spiega Michele Borra, di Radio Onda d’Urto, inviato della nostra Redazione fino a poche settimane fa nei territori del Rojava controllati dal confederalismo democratico sul lato siriano del Kurdistan – si recano sull’isola-carcere di Imrali per incontrare Abdullah Öcalan, se si escludono le visite che nell’ultimo anno di trattative sono state concesse ai parlamentari del Partito Dem.  Stavolta ci sono anche un deputato dell’Akp di Erdogan e uno dell’Mhp, il movimento ultranazionalista dei lupi grigi, le due forze che compongono il governo turco. È una notizia storica perché, di fatto, con questo incontro la Commissione parlamentare per la “Solidarietà nazionale, la fratellanza e la democrazia” – quindi lo stato turco – riconosce per la prima volta Öcalan come interlocutore ufficiale nei negoziati in corso”. Il commento su Radio Onda d’Urto di Michele Borra, della Redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
Procede, con lentezza, il processo di pace in Turchia.
Seppure con lentezza e fra mille difficoltà procede il processo di pace fra Stato turco e PKK, nel frattempo purtroppo la repressione non smette di mordere. In questo contesto, si sono tenute lo scorso mese le elezioni generali a Cipro nord che hanno visto il trionfo del candidato di centro-sinistra e la sconfitta cocente, abbastanza a sorpresa, dell'uomo di Erdogan nell'isola. Ci propone il quadro della situazione Murat Cinar
MESOPOTAMIA: RESOCONTO CON COMPAGNE-I DI RIENTRO DAL ROJAVA, SIRIA DEL NORD E DELL’EST
Nuova puntata, su Radio Onda d’Urto, per Mesopotamia – Notizie dal Vicino Oriente, ogni quattro venerdì, alle ore 18.45, dentro il ciclo “Cassetta degli Attrezzi” (in replica il lunedì successivo, alle ore 6.30 del mattino) La puntata di venerdì 7 novembre 2025 è tutta dedicata a un resoconto con compagne e compagni appena rientrati dal Rojava, i territori dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est. Tra loro anche inviate e inviati della Redazione di Radio Onda d’Urto, che nelle scorse settimane avevano già realizzato due reportage; * la prima corrispondenza, del 10 ottobre, relativa alle mobilitazioni del 8 ottobre in 15 città dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan, al grido di “non puoi spegnere il nostro sole” e “non c’è vita senza leader”. *  la seconda corrispondenza, del 22 ottobre, era invece relativa agli “Stadi della Rivoluzione”. Nella conversazione in studio del 7 novembre, ci concentriamo invece su come si sta declinando in Siria del Nord e dell’Est il processo aperto dallo storico Appello di Ocalan del febbraio 2025, oltre alle relazioni tra movimento di liberazione curdo (ma non solo) e il neo”governo” al potere a Damasco, quello di Al Jolani. In chiusura, cerchiamo invece di fare il punto sulle conquiste già ottenute e sulle sfide ancora aperte per l’esperienza rivoluzionaria del Rojava, in corso dal 2012. Ascolta Mesopotamia – Notizie dal Vicino Oriente di venerdì 7 novembre 2025. Ascolta o scarica  
MOVIMENTO DI LIBERAZIONE CURDO: “RITIRIAMO LE NOSTRE UNITA’ MILITARI DALLA TURCHIA. ORA ANKARA COMPIA I SUOI PASSI”
Nuova, storica mossa del Movimento di liberazione del Kurdistan; “ritiriamo le nostre unità combattenti dal territorio dello Stato turco. Siamo impegnati a rispettare le risoluzioni del XII Congresso (quello di maggio 2025, con lo scioglimento del PKK nelle forme attuali, ndRodu) e decisi a metterle in pratica. Affinché queste risoluzioni possano essere attuate, è necessario adottare determinati approcci legali e politici e rispettare le necessità del processo.” In una conferenza stampa a Qandil, quartier generale sulle montagne del Kurdistan iracheno, un gruppo di combattenti delle Forze di Difesa del Popolo (le HPG) e delle Unità Femminili Libere (YJA Star), ha fisicamente lasciato il territorio dello Stato turco e si è attestato, in attesa di nuovi sviluppi, nelle aree controllate dalla guerriglia sulle montagne del nord-Iraq. A comunicare il ritiro la voce di Sabri Ok, del comitato esecutivo del KCK (Unione delle comunità del Kurdistan), in conferenza stampa di Qandil. Al suo fianco c’erano 25 guerrigliere-i, tra cui Vejîn Dersîm, delle YJA Star (Unità femminili libere) e Devrîm Palu, del Consiglio di Comando delle HPG, giunti dal Kurdistan turco a quello iracheno. Il Movimento di liberazione del Kurdistan ha quindi annunciato di “aver avviato il processo di ritiro di tutte le forze di guerriglia dalla Turchia alle Zone di Difesa di Medya (Kurdistan iracheno), al fine di far avanzare il processo di Pace e Società Democratica alla seconda fase. La dichiarazione di domenica 26 ottobre sottolinea la necessità di adottare senza indugio approcci politici e legali e invitiamo l’intera popolazione a mobilitarsi” in tal senso. La mossa di Qandil rappresenta una nuova ricaduta pratica e politica che segue “L’appello per la pace e per una società democratica” diffuso a febbraio da, Abdullah Ocalan, tutt’ora rinchiuso dallo Stato turco nell’isola-carcere di Imrali. Un appello a cui è seguito, a maggio, il 12esimo congresso del PKK, quello dello scioglimento, inteso come “non una fine, ma un nuovo inizio”, secondo le parole di Duran Kalkan, membro del Comitato esecutivo del PKK. Come leggere la mossa di Qandil dentro l’attuale quadro del Movimento di liberazione curdo? E quali sono le risposte interne al Movimento e quelle esterne (ossia dello Stato turco) di fronte all’Appello di Ocalan? Radio Onda d’Urto ne ha parlato con redattori-trici della nostra emittente, che attualmente si trovano inviate-i in Rojava, la Siria del Nord e dell’Est, territori sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma rivoluzionaria, ispirata dai principi del confederalismo democratico elaborato da Ocalan. Ascolta o scarica   (immagine tratta da qui)
CORRISPONDENZA DEL ROJAVA: GLI STADI…DELLA RIVOLUZIONE
Radio Onda d’Urto si trova in Rojava, nei territori del Nord e dell’Est della Siria controllati dall’Amministrazione autonoma democratica guidata dai principi del confederalismo democratico. La corrispondenza arrivata in Redazione il 22 ottobre 2025: “In uno stadio, il 12 marzo 2004, durante una partita di pallone, si accende una delle scintille che nei decenni hanno alimentato il fuoco della rivoluzione confederale diventata realtà nel luglio 2012 in Rojava. Allo stadio di Qamishlo, città a maggioranza curda, si disputava il match tra la squadra di casa e la squadra di Deir Ezzor, città a maggioranza araba. Durante la partita, i tifosi ospiti iniziarono a inneggiare a Saddam Hussein per i massacri che il suo regime aveva compiuto contro la popolazione curda del nord dell’Iraq. I tifosi del Qamishlo reagirono. La polizia del regime Baath siriano intervenne attaccando la tifoseria curda e uccise 9 persone. Al corteo funebre, la folla intonò slogan contro il regime di Bashar al Assad e la polizia aprì il fuoco uccidendo altre 23 persone. In seguito a questi fatti la rivolta divampò in tutte le città curde della Siria settentrionale. La rivolta di Qamishlo è considerata la prima sollevazione di massa in Rojava e uno dei semi della rivoluzione iniziata 8 anni più tardi. Oggi, sempre in uno stadio, dall’11 al 13 ottobre 2025, si sono celebrate le conquiste raggiunte dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell’Est. Il dialogo in corso tra lo stato turco e il movimento di liberazione curdo, insieme all’efficace autodifesa delle Forze Siriane Democratiche che ha permesso di raggiungere un fragile accordo di cessate il fuoco con l’autoproclamato governo di Damasco, permettono infatti al processo rivoluzionario di poter lavorare per sviluppare con maggior forza il modello del confederalismo democratico ispirato dalle idee socialiste di Abdullah Ocalan: la democrazia diretta delle comuni, il ruolo di avanguardia delle donne e della gioventù, l’ecologia sociale e l’economia comunale basata sulle cooperative. In questo contesto, la sesta edizione del Festival “Sheid Bawer Agir” ha visto l’inaugurazione del nuovo stadio di Kobane, città simbolo della rivoluzione per la sua resistenza all’assedio di Daesh più di dieci anni fa. “Gli stadi di Qamishlo, Kobane e Raqqa, in modi diversi, raccontano – spiegano inviate-i di Radio Onda d’Urto – la rivoluzione in Rojava: una rivoluzione della mentalità e della società. Una rivoluzione fiorita in 14 anni di guerra civile siriana, di bombardamenti e invasioni via terra dello stato turco, di guerra contro Daesh. Non bisogna dimenticare che tuttora, nonostante il teorico cessate il fuoco e le trattative in corso, 3 dei 7 cantoni che compongono l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est sono occupati da esercito turco e milizie jihadiste (Afrin, Serekaniye e Gire Spi). Inoltre, le milizie jihadiste ora inquadrate nell’esercito di Damasco e le numerose cellule dormienti di Daesh attaccano regolarmente le posizioni delle Forze Siriane Democratiche o delle forze di sicurezza interna dell’amministrazione, che finora hanno sempre respinto i tentativi di destabilizzazione o di avanzata sul terreno. Nonostante tutto questo, proprio come ha dimostrato la resistenza di Tishreen nei mesi scorsi, la società non ha mai perso la propria determinazione: anche sotto i peggiori attacchi, è visibile e tangibile la consapevolezza, di gran parte della società, del valore e dell’importanza dell’alternativa socialista e realmente democratica che qui si sta costruendo”. Attraverso la storia di alcuni degli stadi del Rojava – tra i quali anche lo “Stadio nero” di Raqqa, che fu utilizzato come prigione da Daesh – in questa corrispondenza inviate-i di Radio Onda d’Urto raccontano una parte della situazione attuale della regione e della rivoluzione confederale. Il servizio contiene anche un’intervista a Hewa Bekir, co-presidente del Ministero dello sport della gioventù dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, sull’importanza dello sport per la rivoluzione. Ascolta o scarica Di seguito, altri scatti arrivati a Radio Onda d’Urto dagli stadi del Rojava:
CORRISPONDENZA DAL ROJAVA: MANIFESTAZIONI IN 15 CITTA’ PER LA LIBERAZIONE DI ABDULLAH OCALAN NELL’ANNIVERSARIO DEL “COMPLOTTO INTERNAZIONALE”
Giovedì 9 ottobre 2025 migliaia di persone sono scese nelle strade di 15 città dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan, al grido di “non puoi spegnere il nostro sole” e “non c’è vita senza leader”. Il 9 ottobre, in Kurdistan, è una data molto importante: segna l’inizio, nel 1998, di quello che il movimento di liberazione curdo definisce “il complotto internazionale”, cioè la serie di eventi che portò alla cattura e all’arresto di Abdullah Ocalan il 15 febbraio 1999. Le manifestazioni hanno anche espresso il sostegno della popolazione alle Forze Siriane Democratiche e alla resistenza dei quartieri curdi di Aleppo – Sheiq Maqsoud e Ashrafye – recentemente attaccati dalle milizie jihadiste fedeli al regime di Ahmed Al-Sharaa, ora al potere a Damasco. Alcuni inviati di Radio Onda d’Urto si trovano in Rojava, da dove hanno inviato alla Redazione una corrispondenza e alcune interviste realizzate durante le manifestazioni. Su Radio Onda d’Urto tre audio differenti dal Rojava: * Il primo comprende la cronaca della giornata del 9 ottobre in Rojava, oltre un approfondimento sul significato storico e politico dell’anniversario del “complotto internazionale” iniziato nel 1998 contro Abdullah Ocalan. Ascolta o scarica * Una prima intervista con Suad, dell’Istituzione delle Famiglie dei Martiri di Derik, madre di Hevrin Xelef, esponente del Partito Futuro della Siria, assassinata nel 2019 dalle bande jihadiste ora fedeli al cosiddetto “Governo di transizione” al potere a Damasco. Ascolta o scarica * Una seconda intervista con Ebdi, del Movimento della Gioventù Rivoluzionaria di Derik e originario di Afrin, città dal 2018 occupata dall’esercito turco e dalle bande jihadiste. Ascolta o scarica   Di seguito, altri scatti della mobilitazione in Rojava del 9 ottobre 2025 per la liberazione di Abdullah Ocalan, grazie agli inviati di Radio Onda d’Urto presenti nei territori dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est: