#AfD al 44%: crolla il sistema #germania #war
Margherita Furlan dialoga in diretta con il filosofo Andrea Zhok, con Vincenzo
Maddaloni, giornalista e scrittore in collegamento da Berlino, e con Antonio
Mazzeo, giornalista d'inchiesta e ricercatore per la pace. Al centro, le tre
crepe dello stesso edificio: il voto di Sassonia-Anhalt che travolge il sistema
politico del dopoguerra, https://www.youtube.com/watch?v=LSeUIamsqfA
Tag - germania
L’estrema destra si batte cambiando il sistema economico
Nessuno potrà dire che non li aveva visti arrivare. Perché AfD in Germania è
ormai da anni che cresce. E negli ultimi questa crescita si è tradotta in alcuni
casi in veri e propri balzi elettorali. Come successo nella Sassonia-Anhalt.
Un’alta partecipazione elettorale, il 778%, circa venti punti superiore alla […]
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Contropiano.
Sassonia, «difendere la democrazia» non basta
«Tutto è possibile» era lo slogan della campagna elettorale di Ulrich Siegmund
in Sassonia-Anhalt. Le stesse parole potrebbero descrivere le previsioni
politiche del giorno dopo. Sebbene il risultato elettorale abbia prodotto un
vincitore indiscusso, l’esito non è scontato. Nonostante un’impressionante
percentuale del 43,8%, l’AfD non ha ottenuto la maggioranza assoluta, così come
non l’ha ottenuta il fronte anti-AfD, e la Bsw (Iniziativa dei Cittadini per la
Sassonia-Anhalt) si trova in una posizione difficile.
Siegmund ha bisogno di altri tre membri del parlamento per essere eletto
Ministro-Presidente. Una delle possibilità prese in considerazione è che alcuni
membri della Cdu, simpatizzanti dell’AfD e che si rifiutano categoricamente di
collaborare con la Linke, possano cambiare schieramento. La capacità della Cdu
di unire gli elettori, con il suo 17,2% dei voti, è probabilmente ai minimi
storici. In alternativa, il Bsw, con il suo 5,3%, potrebbe guadagnare terreno.
Resta da vedere se sosterrà l’AfD, come temuto dal fronte anti-AfD, o se, al
contrario, rafforzerà il fronte anti-AfD, come affermato dall’AfD prima delle
elezioni.
Nel frattempo, la Linke ha ottenuto un risultato nettamente inferiore alle
previsioni, fermandosi all’8,6%, l’Spd leggermente migliore con il 9,3% e i
Verdi decisamente superiore con l’8,9%. Se i Verdi fossero stati estromessi,
come era stato ipotizzato, l’AfD avrebbe probabilmente ottenuto la maggioranza
assoluta nel parlamento regionale. Le organizzazioni che hanno condotto la
campagna elettorale, Campact e Taktikisch Wählen, interpreteranno probabilmente
questo risultato come una conferma del loro operato.
Questo, tuttavia, trascura il risultato principale di questa politica di
intercambiabilità all’interno del «campo democratico»: quattro partiti deboli,
la cui forza combinata è a malapena pari a quella della sola AfD. Il fatto che
questa forma di «difesa della democrazia» sia sull’orlo del collasso è evidente
in ciò da cui la «democrazia» viene qui difesa: una maggioranza quasi assoluta,
un’affluenza record alle urne, giunta fino al 78% e un’enorme mobilitazione di
non votanti, la stragrande maggioranza dei quali ha favorito l’AfD.
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LA MAGGIORANZA RIMANE DEMOCRATICA
La difficile situazione dei «difensori della democrazia» è stata ancora una
volta esemplificata in modo particolarmente lampante poco prima delle elezioni
da una dichiarazione del candidato di punta dell’Spd, Armin Willingmann. In un
programma di dibattito elettorale , ha tentato di dipingere la ricerca della
maggioranza assoluta come una minaccia intrinseca alla democrazia – e va detto
che bisogna ammirare la sua audacia.
Willingmann ha spiegato: «Fin dalla fondazione della Repubblica federale,
abbiamo avuto esperienze positive con governi monopartitici, o quasi.
Compromesso, ricerca del consenso, bilanciamento degli interessi: questa è
l’essenza della nostra democrazia». Riferendosi alla dichiarazione di Ulrich
Siegmund, secondo cui sarebbe diventato Ministro-Presidente solo con la
maggioranza assoluta, Willingmann ha avvertito: «Considero questo tentativo di
governare senza compromessi la strada verso l’autoritarismo». Qualcuno dovrebbe
ricordargli che la sua collega di partito, Anke Rehlinger, è attualmente a capo
di un governo Spd nella Saarland. Se il compromesso fosse davvero così
democratico, i politici non detesterebbero tanto essere interrogati sulle
possibili coalizioni prima delle elezioni. Certo, non evitano queste domande per
«rispetto degli elettori», come affermano continuamente. Lo fanno perché sanno
di essere stati eletti per le loro ambizioni più grandi, non per la prospettiva
di compromessi con i partiti avversari destinati a finire nel dimenticatoio. Al
contrario, i partiti che preferiscono formare coalizioni piuttosto che governare
da soli sono giustamente sospettati di non attuare effettivamente i propri
programmi e di non voler realmente cambiare lo status quo impopolare.
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NON C’È DEMOCRAZIA SENZA VISIONE
Il problema non è che l’AfD punti alla maggioranza assoluta. Piuttosto, è
l’incapacità degli altri partiti di offrire visioni convincenti: l’Spd non
propone la socialdemocrazia, la Linke non propone il socialismo democratico, il
Bsw non propone una società «socialmente giusta ed economicamente sana», la Cdu
non intende preservare lo status quo, l’Fdp non propone una zona economica
speciale e i Verdi non propongono una guerra contro la Russia che possa
entusiasmare le masse.
Ora ne vediamo le conseguenze: ironicamente, l’AfD, partito antidemocratico, è
riuscita a motivare le masse rassegnate a partecipare alla democrazia. La notte
delle elezioni, probabilmente nessuno ha usato la parola «democrazia» tanto
spesso quanto Ulrich Siegmund.
Ogni seria strategia di sinistra si basa sulla convinzione che la grande
maggioranza, che ha perso fiducia nella politica, possa essere mobilitata
attraverso la lotta per una società diversa. L’AfD ha dimostrato che mobilitare
i non votanti è possibile. Il compito della sinistra sociale rimane quello di
ottenere risultati ancora migliori in questo ambito. Questa società ha bisogno
di una visione diversa per il futuro, una visione che trascenda sia l’attuale,
fatiscente stato di cose, sia il ritorno a un passato immaginario proposto
dall’AfD. Chi vuole lottare per la democrazia non dovrebbe affidarsi ai continui
compromessi di tanti partiti piccoli e in declino, ma cercare di ispirare il
popolo con la propria visione. Perché, a lungo andare, non può esserci «difesa
della democrazia» contro maggioranze assolute, un’alta affluenza alle urne e una
mobilitazione massiccia dei non votanti.
*Thomas Zimmermann è redattore dell’edizione tedesca di Jacobin, dalla quale è
tratto questo articolo. La traduzione è a cura della redazione.
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Italia.
GERMANIA: AFFLUENZA RECORD E NEONAZISTI DI AFD AL 44% NELLE ELEZIONI IN SASSONIA – ANHALT. TREMA IL CANCELLIERATO MERZ
Affermazione eclatante di Afd – i neonazisti di Alternativa per la Germania –
alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, piccolo land (2 milioni di persone)
nell’Est della Germania, con il boom dell’affluenza, all’80%.
I risultati del voto di domenica 6 settembre 2026 vedono l’ultradestra
neonazista volare al 43,8% e puntare così a governare un Land tedesco per la
prima volta. Afd cresce del 23%, mentre la Cdu di Merz crolla dal 37% al 17,4%.
Non a destra, l’Spd al 9,3%, Verdi all’8,9% e Linke all’8,6%. Dopo una nottata
di conteggi, pure i sovranisti di sinistra Bsw, ex costola della Linke, entrano
nel Parlamentino di Magdeburgo, di poco sopra la soglia del 5%, al 5,3%. Il Bsw
non ha escluso in campagna elettorale collaborazioni con l’Alternativa per la
Germania “su singoli provvedimenti”, pur senza offrire – finora – una
disponibilità esplicita a formare un governo insieme.
Da sola, però, AfD – seppur di poco – non ha la maggioranza dei seggi,
assomandone 39 su un totale di 83, con la quota per un monocolore nero fissata a
42 scranni.
Il voto nel piccolo land tedesco, travolto da una crisi iniziata di fatto con la
riunificazione a inizio anni Novanta e mai sanata, fa comunque tremare mezza
Europa, a partire dai palazzi di Bruxelles della Commissione Ue – guidata dalla
tedesca Von Der Leyen – e, a Berlino, la cancelleria del sodale di partito,
Merz, che parlerà solo alle ore 13 di lunedì 7 settembre.
La Cdu guarda ora con forte preoccupazione alle prossime elezioni regionali,
quelle del 20 settembre, nella città-stato di Berlino e nel
Meclemburgo-Pomerania, land del nord dove si trova il grande porto baltico di
Rostock, non troppo dissimile per popolazione e situazioni socioeconomica
rispetto alla Sassonia – Anhalt.
La corrispondenza su Radio Onda d’Urto con Nicola Carella, nostro collaboratore,
dalla Germania. Ascolta o scarica
Merz affonda nelle elezioni in Sassonia Anhalt
Nelle attesissime elezioni statali in Sassonia-Anhalt, la CDU del Primo Ministro
Schulze ha subito una pesante sconfitta, secondo le proiezioni attuali. Il
partito di governo di lunga data ha più che dimezzato la sua quota di voti
rispetto alle elezioni statali del 2021, con solo circa il 17,5 percento. Il […]
L'articolo Merz affonda nelle elezioni in Sassonia Anhalt su Contropiano.
La guerra prepara la marea nera
L’AfD sfonda in Germania mentre l’Europa sceglie riarmo, sacrifici sociali e
austerità. Se la sinistra non rompe con queste politiche, l’antifascismo rischia
di ridursi a un impotente allarme elettorale. C’è …
Alternative für Deutschland scuote la politica tedesca dominando le elezioni in Sassonia
È il risultato migliore di sempre per il partito di estrema destra tedesco
Alternative für Deutschland. AfD è il vincitore indiscusso delle elezioni
regionali in Sassonia-Anhalt, dove si è imposto con il 43,8% delle preferenze,
staccando di oltre 26 punti il secondo partito. Nel proprio programma
elettorale, il candidato Ulrich Siegmund ha proposto un forte giro di vite
sull’immigrazione, maggiori strumenti per la sicurezza, una revisione delle
politiche ambientali ed energetiche e profonde modifiche al sistema scolastico,
con maggiore enfasi su disciplina e identità nazionale. Ora si apre un capitolo
incerto per la regione: nonostante la vittoria schiacciante, il partito di
estrema destra non ha ottenuto abbastanza seggi per governare da solo; gli altri
partiti, a eccezione della sinistra sovranista di BSW, hanno escluso alleanze
con AfD, mentre i vertici del partito stanno discutendo come procedere.
I risultati dalla commissione elettorale non sono ancora definitivi, ma non
lasciano spazio a interpretazioni: con il 43,8% delle preferenze, AfD ha
spazzato via la concorrenza, distaccando di oltre 26 punti il partito di
centrodestra CDU, fermo al 17,2%; il centrosinistra di SPD ha ottenuto il 9,3%,
mentre i Verdi e La Sinistra hanno raggiunto rispettivamente l’8,9% e l’8,6%.
BSW è riuscito a entrare in Parlamento per il rotto della cuffia, superando la
soglia del 5% con il 5,3% dei voti. Il Parlamento regionale è composto da 83
membri, che dovranno ora eleggere il ministro-presidente. Sulla base del
risultato provvisorio, AfD dovrebbe ottenere 39 seggi, CDU 15, mentre La
Sinistra, SPD e Verdi ne otterrebbero 8 ciascuno e BSW 5.
Lo scenario che si presenta è quello di una netta vittoria di AfD, ma di una
situazione parlamentare difficile: tanto prima quanto dopo le elezioni, i
principali partiti hanno escluso l’opzione di governare con AfD, mentre
l’attuale governatore Sven Schulze, della CDU, ha affermato di non volersi
alleare neppure con La Sinistra. Anche se dovesse sciogliere le proprie riserve,
il quartetto CDU-SPD-Verdi-Sinistra avrebbe in mano solo 39 seggi, lo stesso
numero della sola AfD e comunque tre in meno della maggioranza assoluta di 42.
Dall’altra parte, i segretari di AfD Alice Weidel e Tino Chrupalla hanno
dichiarato che Siegmund dovrebbe diventare capo del governo regionale, mentre
Siegmund stesso ha affermato di volere assumere l’incarico solo nel caso in cui
riesca a ottenere una maggioranza.
Per ora non è chiaro se AfD sia pronta a scendere a compromessi: Weidel ha teso
la mano a tutti coloro che desiderano «migliorare la Sassonia-Anhalt», lanciando
quello che pare un messaggio al BSW, l’unico partito che non ha escluso a priori
un dialogo con AfD. Visto l’attuale quadro parlamentare, proprio il BSW pare
destinato a diventare l’ago della bilancia: per ora, i vertici del partito hanno
escluso di appoggiare la candidatura di Siegmund a capo del governo regionale,
ma parallelamente AfD sembra escludere l’opzione di proporre un candidato
neutrale.
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Germania. La paura di perdere le elezioni scatena l’escalation contro la Russia
E’ visibile lontano da un chilometro che l’escalation scatenata dal cancelliere
tedesco Merz sia funzionale anche alle elezioni che tra quattro giorni si
terranno proprio in Sassonia. La “crisi dei droni” all’aeroporto di Lipsia,
capitale del Land della Germania orientale in cui si vota domenica, è venuta
crescendo di giorno […]
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la Russia su Contropiano.
Morire di naia: ciò che il ritorno del militarismo vuole farci dimenticare
di Federico Giusti Il libro di Marta Silvestre e Andrea Turco riapre le pagine
più oscure del servizio militare: nonnismo, violenze, morti e omertà nelle
caserme. Una memoria necessaria mentre …
Come la Germania è diventato il più grande mercato regolamentato di cannabis in Europa
Prendiamo due persone con la stessa patologia, la stessa età, la stessa
diagnosi. Una vive in Germania, l’altra in Italia. La prima fa una visita in
videochiamata, riceve una ricetta elettronica e si fa arrivare a casa le
infiorescenze, scegliendo fra più di milleottocento prodotti diversi. La seconda
telefona a quattro farmacie, scopre che la varietà che sta usando non è
disponibile e ricomincia daccapo la terapia con quella che trova. È una
differenza dettata da scelte politiche precise che i numeri fotografano in
maniera inequivocabile. Nel primo trimestre del 2024 la Germania ha importato
circa 8 tonnellate di cannabis; nello stesso trimestre del 2026, più di 50. Sei
volte tanto in due anni. Senza aver mai legalizzato del tutto, in nove anni
Berlino ha costruito il mercato regolamentato più grande d’Europa, nel cuore del
continente e a poche centinaia di chilometri da un Paese, il nostro, che era
partito prima e si è fermato quasi subito.
DUE LEGGI, UN SALTO DI SCALA
Come ci sono arrivati è una storia che ha due momenti chiave. Il primo è il 10
marzo 2017, quando entra in vigore la legge “Cannabis als Medizin”:
infiorescenze ed estratti diventano prescrivibili e le casse mutue pubbliche
sono tenute a coprire la terapia dei malati gravi, quando ricorrono le
condizioni previste. Il secondo è il 1° aprile 2024, con la legalizzazione
parziale: possesso depenalizzato fino a 25 grammi, possibilità di coltivare tre
piante in casa, o di farlo in forma associata nei Cannabis Social Club, che però
sono cresciuti lentamente e restano marginali con 455 autorizzazioni in tutto il
Paese a luglio 2026.
Il lato che ha davvero cambiato la scala è un altro, ed è passato quasi sotto
silenzio: la stessa legge ha sfilato la cannabis dalla normativa sugli
stupefacenti per trasferirla in una legge propria. Tradotto: da quel giorno un
medico tedesco la prescrive con una ricetta ordinaria, anche elettronica, come
farebbe con qualsiasi altro farmaco. È bastato questo.
Il resto è venuto da sé, e in fretta. Nel 2024 la Germania importava 72,9
tonnellate di cannabis medica; nel 2025 sono diventate 201, con una crescita del
176% in dodici mesi. La produzione interna si ferma a due o tre tonnellate:
tutto il resto arriva da fuori, soprattutto dal Canada. A valle c’è una rete che
da noi non è mai stata nemmeno immaginata: oltre 16.600 farmacie, la vendita per
corrispondenza, una trentina di cliniche di telemedicina. I prodotti a base di
infiorescenze disponibili in farmacia sono passati da 724 a inizio 2024 a più di
1.800 nel primo trimestre 2026, e il prezzo è crollato: secondo i dati
presentati al summit di Berlino di giugno da alephSana e Bloomwell, il grammo è
sceso da 8,33 euro nel gennaio 2025 a 4,52 nel marzo 2026, meno della metà in
poco più di un anno. Prohibition Partners stima che nel 2026 il mercato tedesco
valga intorno a 1,15 miliardi di euro.
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
I pazienti attivi in Germania superano gli 800mila, ma le prescrizioni a carico
dell’assicurazione sanitaria pubblica, quella a cui si rivolge chi è malato
davvero, sono cresciute di una sola cifra percentuale. Difficile non leggerci
quello che è evidente: una parte di chi passa dalla visita online non è malata,
e usa la porta della medicina per procurarsi cannabis legale, tracciata, sicura
e a un prezzo migliore di quello della strada. Vale la pena però analizzarlo
bene, questo dato, prima di trasformarlo in uno scandalo. L’analisi Ekocan,
finanziata dal governo tedesco, non ha rilevato alcun aumento del consumo
complessivo di cannabis dopo la riforma: quello che è cambiato non è quanta se
ne fuma, ma da chi la si compra: la domanda, si è spostata dall’illegale al
legale, esattamente quello che una regolamentazione dovrebbe fare.
Il governo di Berlino di centrodestra, però, quel divario lo ha preso come
pretesto per stringere le maglie della legge approvata dal governo precedente.
Dal 30 luglio 2026 le infiorescenze sono uscite dal rimborso pubblico: circa
65mila pazienti si sono ritrovati la terapia interamente a carico proprio da un
giorno all’altro, senza alcun periodo di transizione e senza tutela per chi era
già in cura. Le associazioni hanno annunciato ricorsi.
IL CONFRONTO CON L’ITALIA
E l’Italia? Qui la cannabis a uso medico è prescrivibile dal 2013, quando un
decreto ministeriale inserì le preparazioni vegetali a base di cannabis fra i
medicinali della Tabella II sezione B; il quadro operativo arriva due anni dopo,
con il decreto Lorenzin del 9 novembre 2015, che affida la produzione nazionale
in regime di monopolio allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di
Firenze. Eravamo partiti prima, ma 11 anni dopo la quota autorizzata è ferma a
400 chili l’anno, la stessa dal 2022 e inferiore ai 500 del 2021, e la
produzione effettiva si attesta intorno ai 100 kg. Il consumo nazionale si
aggira intorno alla tonnellata e mezza: 1.453 chili nel 2023, poco meno di 1.700
nel 2024, contro le oltre 200 tonnellate tedesche: la platea potenziale di
pazienti è paragonabile, il risultato no.
E il punto non è nemmeno il volume, è la scelta. In Germania un medico ha
davanti più di milleottocento prodotti; in Italia due varietà nazionali, spesso
indisponibili, e una manciata di importate. Per chi non se ne occupa la cannabis
è una cosa sola, sempre uguale. Ma in realtà non lo è per la scienza e tantomeno
per i pazienti: cambiano i rapporti fra THC e CBD, i cannabinoidi minori, i
terpeni, e con essi l’effetto. Una varietà bilanciata serve alla spasticità
della sclerosi multipla, una ad alto THC al dolore neuropatico che non risponde
a nient’altro. Chi è in terapia lo sa benissimo: cambiare prodotto significa
ricominciare la titolazione da zero, e una carenza in farmacia non è un disagio,
è un’interruzione di cura.
Ed è qui che la partita si allarga, e riguarda molte più persone di quante
immaginiamo. Il dolore cronico in Italia interessa il 24,1% degli adulti, circa
10,5 milioni di persone secondo l’indagine dell’Istituto superiore di sanità. Ed
è solo una delle patologie per cui la potremmo utilizzare. Mentre la Germania
accumula dati clinici su larga scala, medici che sanno prescrivere, genetiche
selezionate su indicazioni precise e un’industria che ci lavora, noi difendiamo
un monopolio che non ha ragione di esistere.
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cannabis in Europa appeared first on L'INDIPENDENTE.