GenZ 212: dal Marocco la testimonianza di Adilah contro il silenzio del sistema. Seconda parteLa prima parte dell’articolo si può leggere al seguente link.
Come si sono svolte le manifestazioni e quale è stata la risposta delle
autorità?
All’inizio le proteste erano pacifiche al 100%. Fin dai primi giorni,
l’intenzione dei partecipanti era quella di manifestare senza ricorrere alla
violenza. A colpire, tuttavia, è stata la reazione delle forze di sicurezza, che
hanno risposto con un uso della forza ritenuto sproporzionato dai manifestanti.
Il 3 ottobre ci sono state alcune proteste che sono degenerate in scontri
violenti tra la polizia e i partecipanti. Ci sono stati alcuni episodi di
violenza, ma le proteste erano perlopiù pacifiche. Anche all’interno degli spazi
digitali del movimento non si può escludere la presenza di singoli messaggi che
incitavano alla violenza, ma la linea condivisa dalla maggioranza era
chiaramente orientata alla protesta nonviolenta.
Durante il secondo fine settimana di manifestazioni si sono registrate tensioni
solo in alcune città, in particolare Lqliaa, Oujda e Salé, mentre altrove i
cortei si sono svolti senza degenerare. Secondo i partecipanti, anche di fronte
agli interventi violenti della polizia, la maggior parte dei manifestanti ha
cercato di mantenere un atteggiamento non conflittuale.
A segnare in modo profondo la mobilitazione è stato quanto accaduto il primo
ottobre, quando tre persone che si trovavano nei pressi di un corteo, ma che non
partecipavano alle proteste né appartenevano alla Generazione Z, sono state
uccise. I manifestanti affermano di essere in possesso di video che
dimostrerebbero l’estraneità delle vittime agli scontri. In un primo momento, le
famiglie sarebbero state sottoposte a pressioni affinché non rendessero pubblica
la vicenda; successivamente, non avendo ottenuto l’apertura di un’inchiesta
ufficiale, hanno deciso di esporsi pubblicamente, partecipando a interviste e
iniziative online. I familiari hanno diffuso materiali video a sostegno della
loro versione dei fatti, sostenendo che le vittime non avessero preso parte né
alle proteste né ad atti di violenza. Ma anche se fossero stati coinvolti nella
violenza, non meritavano di essere colpiti come è successo.
Ci sono state conseguenze legali per chi ha partecipato alle proteste?
Una cosa che la maggior parte delle persone non sa e che credo il governo stia
cercando di nascondere, è il fatto che le persone che hanno protestato hanno
ricevuto sentenze assurde. Alcuni sono stati condannati da cinque a quindici
anni per motivi disparati: inviare messaggi su Discord, indossare certe
magliette durante le manifestazioni o aver compiuto atti di violenza. Tra loro
ci sono anche minorenni.
Uno dei primi iscritti al server Discord del movimento, che non aveva nemmeno
partecipato fisicamente alle proteste, è stato arrestato il 26 settembre e
condannato a cinque anni solo per “incitamento a protestare”. Non è un caso
isolato: altre persone hanno ricevuto condanne fino a quindici anni.
Altre sentenze hanno colpito in modi ancora più paradossali. Due giovani sono
stati condannati a otto mesi di reclusione per le magliette che indossavano: una
con la scritta “Gen Z”, l’altra con “Free Palestine”. Casi che rimangono quasi
sconosciuti all’opinione pubblica.
Pensi che i media internazionali abbiano frainteso qualcosa riguardo a queste
mobilitazioni?
Sì, in gran parte. I media si sono concentrati sulle nostre reazioni invece che
su quelle del governo, che sono state molto più dure, violente e lesive dei
diritti umani. I media nazionali ci hanno dipinto come violenti o manipolati,
evidenziando episodi isolati per giustificare la brutalità della polizia, senza
mostrare le marce pacifiche, gli arresti arbitrari e i maltrattamenti.
Anche i media internazionali credo siano stati influenzati dalla narrativa
ufficiale, trascurando le disuguaglianze sociali e la frustrazione dei
giovani. La protesta, spesso etichettata come “ribellione della Generazione Z”,
nasceva in realtà dall’impossibilità di ottenere permessi ufficiali per
manifestare contro il governo: un paradosso in cui chi cerca di rispettare la
legge viene punito.
Perché avete smesso di scendere in strada? È stato perché all’inizio di ottobre
il governo ha approvato un aumento del 16% dei fondi destinati al settore
sanitario e dell’istruzione?
La maggior parte della Generazione Z non era contenta di questa misura, perché
il problema non era in realtà l’aumento o la diminuzione della percentuale
destinata alla sanità. Il problema principale è la corruzione: indipendentemente
dall’aumento dei fondi stanziati, la corruzione continuerà a esistere.
Quindi le proteste non sono state interrotte a causa dell’aumento dei fondi o
qualcosa del genere. Non è affatto questo il motivo. Il motivo per cui abbiamo
smesso di protestare è in realtà la violenza contro le persone che sono scese in
strada pacificamente. Ancora ora se uscissi allo scoperto e dicessi: “Sì, ho
partecipato alle proteste” o, soprattutto, “Faccio parte del server Discord”,
finirei in prigione, come dicevo prima. Penso che le condanne di cui parlavo
siano una delle cose che il governo ha usato per spaventarci e impedirci di
protestare. Infatti, prima di uscire, la maggior parte di noi a volte cancella
Discord, Telegram e Instagram; usiamo molto le VPN; evitiamo di condividere nomi
o foto; alcuni di noi continuano a cambiare account.
Spaventa che il solo fatto di partecipare a una riunione online potrebbe essere
sufficiente per farti arrestare. Penso che questo la dica lunga sulla fragilità
delle libertà civili in Marocco. Nonostante ciò, le discussioni tra noi sono
ancora in corso.
Cosa succederà ora al movimento? Pensi che ci saranno altre proteste?
Sì, penso che ci saranno altre proteste, anche se per ora sono state sospese. La
gente dice che dovremmo tornare nelle piazze ma allo stesso tempo ha paura di
finire in prigione e ricevere le condanne di cui ho parlato prima. Ha paura di
sprecare 10 anni della propria vita solo per questo. Soprattutto i ventenni, non
possono permettersi di perdere dai 5 ai 10 o ai 15 anni della loro vita.
Io ho già partecipato e penso che lo rifarei sicuramente, perché se tutti
pensassimo di dover restare a casa per non metterci in pericolo, non cambieremo
mai nulla in questo Paese. Per essere contenti con l’esito delle proteste, la
maggior parte della gente desidera dei miglioramenti netti per l’assistenza
sanitaria, l’istruzione e la lotta alla corruzione. Ma per quanto mi riguarda,
penso che il mio obiettivo, ripeto, sia la lotta alla corruzione. Perché, come
dicevo, sono una studentessa di medicina, lavoro nel settore sanitario e non ho
visto alcun cambiamento dall’inizio delle proteste. Non è cambiato letteralmente
nulla. Quindi la radice del problema è la corruzione.
Per ora però mi concentro sul risultato più positivo dei movimenti della
Generazione Z in tutto il mondo: ricordare alla Generazione Z, che dovrebbe
essere “la generazione poco seria”, quanto può essere forte e che non dovremmo
mai stare zitti o essere messi a tacere di fronte alla repressione e
l’oppressione.
Africa Rivista