Tag - KOBANE

ROJAVA: COSA PREVEDE IL CESSATE IL FUOCO TRA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA E DAMASCO? COME CI SI È ARRIVATI?
Oggi, lunedì 2 febbraio 2026, in Siria sono stati compiuti i primi passi per implementare sul terreno l’accordo di cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi dal cosiddetto governo di transizione di Damasco e dall’Amministrazione autonoma del Rojava. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di offensiva su larga scala da parte delle milizie di Al Jolani e di resistenza da parte delle Forze Democratiche Siriane. L’accordo prevede un cessate il fuoco permanente, con l’allontanamento di entrambi gli eserciti dalla linea del fronte, e una road map per l’integrazione delle strutture militari e civili costruite dalla rivoluzione confederale all’interno dello stato siriano. Secondo il testo, le Forze democratiche siriane verrano integrate dal Ministero della Difesa siriano in blocco, come brigate che si occuperanno della difesa del cantone di Cizire (Heseke, Qamishlo, Derik) e del cantone dell’Eufrate, quello di Kobane. Anche le Ypj, le Unità di protezione delle donne, non dovranno sciogliersi, anche se su questo punto le trattative sulle modalità di integrazione sono ancora in corso. Le Forze democratiche siriane non potranno entrare nelle città di Heseke e Qamishlo, ma dovranno limitarsi alle basi fuori città. Così come non vi potranno entrare le truppe di Al Jolani/Al Sharaa. La sicurezza interna delle città sarà garantita dalle forze di sicurezza interna dell’Amministrazione autonoma (Asayish), che verranno integrate dal Ministero dell’Interno di Damasco. Sul piano civile l’intesa prevede il passaggio della gestione di alcune infrastrutture (come i pozzi petroliferi e l’aeroporto di Qamishlo) e dei confini (Semalka, con la regione del Kurdistan in Iraq, e Nusaybin, con lo stato turco) a Damasco, con il mantenimento dei funzionari e dipendenti dell’Ammministrazione autonoma, cui verrà garantito il mantenimento del posto di lavoro. Le istituzioni dell’autogoverno, organizzate da 14 anni secondo il modello del confederalismo democratico, non verranno sciolte e continueranno a svolgere le loro funzioni. In base all’accordo, inoltre, i diplomi e i certificati rilasciati dalle istituzioni educative dell’Amministrazione autonoma saranno riconosciuti dal governo centrale. In questa cornice oggi, lunedì 2 febbraio, un primo contingente di truppe del cosiddetto governo di transizione siriano è entrato – in maniera simbolica e sotto la supervisione delle Forze democratiche siriane – nella grande città di Heseke. Il centinaio di uomini di Damasco, spiegano le Forze democratiche siriane, se ne andranno non appena avranno portato a termine il proprio incarico di supervisione delle prime fasi dell’accordo. Lo stesso dovrebbe accadere domani a Qamishlo. “A questo accordo si è arrivati con la Resistenza. Per un anno Al Jolani ha cercato di imporre una debacle totale alle conquiste della rivoluzione. La resistenza sul terreno e la mobilitazione generale, in Kurdistan e in Europa, di queste settimane hanno fatto capire al regime e i suoi padrini occidentali che non avrebbe conquistato le regioni a maggioranza curda con la stessa facilità con cui ha preso le regioni a maggioranza araba del sud dell’Amministrazione autonoma”, commenta Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Ovviamente è un compromesso: oggi la rivoluzione è abbastanza forte da non accettare meno di questo, ma non è abbastanza forte da ottenere di più”, aggiunge Berera. “Il fatto che l’accordo venga implementato e rispettato è tutto da vedere, perché è stato stipulato con un nemico tra i più feroci. Non è detto che lo stato siriano mantenga la parola data. L’unica garanzia sono la mobilitazione generale della società del Rojava e la Resistenza“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: LA CAROVANA DEI POPOLI IN DIFESA DELL’UMANITA’ A SURUÇ, POCHI KM DA KOBANE. 29 COMPAGNE-I IN STATO D’ARRESTO.
La Carovana dei Popoli in Difesa dell’Umanità prosegue la sua marcia di solidarietà internazionale. Nelle ultime ore alcune decine di compagne e compagni sono riuscite ad attraversare la frontiera tra Grecia e Turchia e hanno raggiunto la città di Suruç, a pochi chilometri da Kobane. Qui hanno organizzato una conferenza stampa con il partito della sinistra curda e turca Dem, oltre una manifestazione. “Al corteo si è unita la popolazione locale giunta anche dalle regioni vicine”, ha detto ai nostri microfoni Federico, della Carovana dei Popoli, “ma poco dopo questa manifestazione i compagni e le compagne sono state arrestate e si trovano ancora detenute”. Sono in totale 29 le persone detenute dalla polizia di Erdogan. “29 compagne-i – scrive in una breve nota la Carovana – sono stati arrestati dopo essere stati a Suruç quel giorno e hanno attirato l’attenzione del mondo sulla situazione a Kobanê. Lottano per la pace e contro la guerra e i massacri contro il popolo di Kobanê e della Rojava. Per quanto ne sappiamo, dovrebbero essere deportati nei prossimi giorni”. L’aggiornamento con Federico su Radio Onda d’Urto, sabato 31 gennaio. Ascolta o scarica.   Il comunicato della Carovana: “Arresto della carovana dopo le proteste al confine turco-siriano – Diversi tedeschi tra i detenuti Istanbul/Hannover, 31 gennaio 2026 – Venerdì, la carovana per la protezione dell’umanità ha emesso una dichiarazione di solidarietà nella città di Pirsus/Suruç, vicino al confine turco-siriano, con il popolo della città assediata di Kobanê. Nella dichiarazione, ha criticato la comunità internazionale per aver sostenuto il governo islamista ad interim a Damasco e ha chiesto assistenza immediata per la popolazione della Siria settentrionale e orientale/Rojava. Dopo aver partecipato a una grande manifestazione a Pirsus e aver rilasciato il comunicato stampa, la carovana è stata arrestata dalla polizia turca nelle prime ore della sera. Un totale di 29 partecipanti di varie nazionalità europee sono stati arrestati, tra cui individui provenienti da Irlanda, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Danimarca. Tra questi vi erano giornalisti, agricoltori, artigiani, membri di una rete europea contro il femminicidio e rappresentanti della partnership cittadina tra Göttingen e Tirbespiyê (Siria). Intorno alle 19:00 ora locale, la polizia fermò la carovana vicino a Pirsus/Suruç. La ragione ufficiale degli arresti non è attualmente disponibile. I membri della carovana sono stati portati con autobus della polizia nella città di Riha/Urfa. Secondo i rapporti sul campo, dovevano essere trasferiti a Istanbul e deportati dalla Turchia. “Questo è l’ultimo video del veicolo della polizia diretto alla prigione di deportazione. Chiediamo a tutti di scendere in piazza per porre fine all’assedio di Kobanê e ai massacri. Vogliamo che tutti vedano il coinvolgimento della Turchia in questa guerra contro la popolazione curda. Lasciamo che tutti alzi la voce per Rojava,” ha detto Anna Ellenberger davanti alla telecamera negli ultimi istanti prima del suo arresto. Già il 29 gennaio, la polizia turca ha arrestato un gruppo di 19 membri della carovana vicino a Mêrdîn/Mardin mentre si dirigevano verso Kobanê e li ha deportati in Germania il 30 gennaio. I partecipanti alla carovana accusano la polizia turca di gravi violazioni, parlando di violenza e tortura nel carcere di deportazione. Anche il membro tedesco del Bundestag Kassem Taher Saleh ha rilasciato una dichiarazione esprimendo sostegno alla carovana. “Invito la Turchia a permettere questa azione umanitaria e a far passare la carovana. Esorto inoltre la Repubblica Federale di Germania a non chiudere più un occhio sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle milizie islamiste guidate da Al-Sharaa nel nord-est della Siria – e sul ruolo svolto dagli attori regionali in tutto ciò,” ha scritto Kassem Taher Saleh. La repressione contro gli attivisti per la pace in Turchia non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, centinaia di persone sono state arrestate in Turchia durante manifestazioni di solidarietà con il popolo del nord-est della Siria. Solo sabato, 24 gennaio 2026, secondo l'”Associazione degli Avvocati Liberi” (ÖHD), 95 persone sono state detenute a Istanbul durante una manifestazione contro l’assedio di Kobanê. Tra questi c’era il presidente locale del partito DEM, Çınar Altan. La “Carovana per la Protezione dell’Umanità” è stata formata in risposta agli attacchi crescenti all’autogoverno democratico nel nord e nell’est della Siria, nota anche come Rojava, da parte di molte persone impegnate in tutta Europa. I partecipanti alla carovana condividono l’obiettivo di esprimere una forte solidarietà con la resistenza del popolo nel nord e nell’est della Siria. Negli ultimi giorni, più di cento persone provenienti da oltre dieci paesi si sono unite alla carovana. Si sta avvicinando al confine turco-siriano tramite varie rotte, dove si trova la città assediata di Kobanê”.
January 31, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: LA RESISTENZA CONTINUA. LA “CAROVANA DEI POPOLI” BLOCCATA AL CONFINE TRA GRECIA E TURCHIA
In Siria la resistenza di Forze democratiche siriane, Ypg e Ypj sembra avere fermato, per ora, l’avanzata delle milizie salafite del cosiddetto governo di transizione. Le forze del confederalismo democratico in Rojava hanno riferito di continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Damasco. Respinte diverse offensive, in particolare sul cantone di Cizire. Le truppe di Al Jolani puntano al border di Semalka per isolare ulteriormente la resistenza. Si tratta, infatti, dell’unica frontiera aperta con il Kurdistan iracheno. Più a ovest, Kobane rimane sotto assedio, accerchiata e senza servizi per la popolazione civile. Anche su questo fronte si registrano attacchi sporadici nonostante il cessate il fuoco. Diverse fonti parlano di un nuovo incontro, a Damasco, tra Amministrazione autonoma del nord-est e il governo ad interim. Nonostante la situazione sul terreno, secondo queste notizie un qualche tipo di negoziato sarebbe ancora in piedi. L’agenzia statale siriana Sana parla – ancora una volta – del raggiungimento di un accordo sull’integrazione delle Forze democratiche siriane nell’esercito governativo. Nessuna conferma, né smentita, dall’Amministrazione autonoma del Rojava. Sempre l’agenzia Sana riferisce del viaggio di Al Jolani/Al Sharaa a Mosca da Putin. L’autoproclamato presidente siriano è effettivamente atterrato in Russia per andare al Cremlino, cui intenderebbe chiedere l’estradizione di Assad. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, però, è improbabile che Al Sharaa si sia recato in Russia di persona solo per questa richiesta. Con ogni probabilità sul tavolo c’è anche la volontà russa di mantenere le proprie basi in Siria, in particolare quelle sulla costa mediterranea come Tartus. In cambio, l’esercito russo nei giorni scorsi ha smobilitato le proprie truppe dalla base di Qamishlo, Siria del nord-est. Su Radio Onda d’Urto il punto della situazione, diplomatica e sul campo, con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale: alcune compagne e compagni europei sono giunti in Bakur (Kurdistan turco), unendosi alle iniziative quotidiane che puntano al confine con la Siria, respinte dagli agenti armati turchi. Il tutto in collegamento con la “Carovana dei popoli in difesa dell’umanità”, in viaggio dall’Europa per raggiungere la resistenza in Rojava. Stamattina, mercoledì 28 gennaio, la Carovana è partita da Salonicco, in Grecia. Mentre pubblichiamo questo articolo, compagne e compagni sono al confine con lo stato turco, bloccati dalla polizia di frontiera di Erdogan, che al momento non vuole farli entrare.
January 28, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA, LA COMANDANTE YPJ NASRIN ABDALLAH A CHI SI MOBILITA IN EUROPA PER LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE: “NOI RESISTIAMO, VOI RESISTETE. ASSIEME”
Siria del Nord e dell’Est, Rojava. Continua l’escalation da parte delle fazioni jihadiste affiliate a Damasco in particolare nelle campagne di Hesekeh e Kobane, nonostante sia teoricamente stato allungato il cessate il fuoco di altre 2 settimane. Nelle ultime 24 ore cii sono almeno 5 civili morti e 3 feriti negli attacchi, via cielo con i droni turchi e via terra con le milizie di Damasco, respinte però dalla resistenza delle YPG e YPJ, che hanno ripreso il controllo del villaggio di Safa, tra Hesekeh e Qamishlo – cuore dell’Amministrazione autonoma – dopo violentissimi scontri che hanno costretto alla ritirata i carri armati di Damasco. Altri attacchi si segnalano in direzione dei pozzi di petrolio nell’area di Rmeilan, al confine con Iraq e Turchia. Le truppe russe hanno nel frattempo lasciato le loro basi nella zona, mantenendo solo quelle sulla costa siriane, mentre la Coalizione internazionale a guida Usa fa sapere che continua il trasferimento dei prigionieri di Daesh verso l’Iraq. Su questo fronte, però, nella notte le milizie di Damasco hanno fatto fuggire numerosi miliziani di Daesh dalla prigione di Al Hol, precedentemente controllata dalle Forze Democratiche Siriane. A livello informativo, tutte le informazioni sul personale dell’Aeronautica Militare sono finite nelle mani degli hacker solidali con il Rojava. “Chiediamo ad Ankara di ritirarsi dal Rojava, altrimenti rilasceremo tutti i documenti statali classificati al pubblico e alle agenzie di intelligence internazionali. Vi avvertiamo” si legge in una dichiarazione comparsa online. Sul fronte della solidarietà con la resistenza confederale, ieri sera – lunedì 26 gennaio – presidio e corteo fino sotto la Rai di Milano, mentre la Carovana dei popoli per difendere l’umanità è arrivata a Salonicco, in Grecia. L’obiettivo resta quello di arrivare in Rojava; così hanno ribadito gli oltre 100 attiviste-i da Italia, Francia, Scozia, Irlanda, Germania, Catalunya, Inghilterra, Austria, Lussemburgo, Slovacchia, Kurdistan, Svizzera e Colombia. Tra loro anche Lea Bunse e Jakob Rihn, attivisti tedeschi “rimasti feriti – si legge in un comunicato stampa diffuso martedì 27 gennaio dalla Carovana – un anno fa durante la difesa civile della diga di Tishreen sul fiume Eufrate nella Siria settentrionale e orientale a causa di attacchi di droni turchi. Ora intendono recarsi al confine turco-siriano per fornire assistenza medica e richiamare l’attenzione sulla preoccupante carenza di rifornimenti nel nord della Siria. Lea Bunse, attivista ambientale del distretto di Heilbronn, e Jakob Rihn, fisioterapista del Brandeburgo, avevano già preso parte alla veglia di pace presso la diga di Tişrîn nel gennaio 2025. All’epoca, si verificarono pesanti attacchi contro l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est  da parte di milizie islamiste, supportate dall’esercito turco. 22 persone furono uccise e più di 200 ferite. “Abbiamo sperimentato in prima persona cosa significhi essere feriti sotto il fuoco nemico e quanto siano difficili l’assistenza medica e la situazione umanitaria in situazioni simili. Ecco perché il lavoro del personale medico sul posto è così importante”, afferma Lea Bunse. A chi, in Europa ma non solo, si sta mobilitando per la rivoluzione confederale e il Rojava si rivolge da Kobane la comandante YPJ, Nasreen Abdallah, in un video pubblicato poche ore fa. La traduzione integrale in italiano a cura di Radio Onda d’Urto del messaggio di Nasrin Abdallah, comandante YPJ, le Unità femminili di protezione del popolo, impegnate sul terreno a difendere le conquiste della rivoluzione. Ascolta o scarica
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
“KOBANE CALLING”: SABATO 24 GENNAIO MANIFESTAZIONE IN PIAZZA ROVETTA A BRESCIA CON LA RETE RISE UP FOR ROJAVA
Sabato 24 gennaio a Brescia la rete Rise Up For Rojava chiama una manifestazione a sostegno della rivoluzione confederale della Siria del Nord e dell’Est, sotto attacco militare diretto da parte delle bande jihadiste di Al Jolani, autoproclamatosi presidente (a interim) della Siria, grazie all’esplicito sostegno di Turchia, Usa, Nato, Ue, Israele e regimi arabi regionali. La decisione arriva dopo l’assemblea pubblica di mercoledì 21 gennaio, partecipata da diverse decine di persone, al Csa Magazzino 47. Tra i presenti anche numerosi esponenti della comunità curda bresciana. La manifestazione in solidarietà al movimento di liberazione curdo e al confederalismo democratico si terrà sabato 24 gennaio, ore 15.30, in largo Formentone (l’ex piazza Rovetta) a Brescia. Su Radio Onda d’Urto Giuseppe, compagno del csa Magazzino 47 e della rete Rise Up For Rojava. Ascolta o scarica   Dalla rete Rise Up 4 Rojava Brescia: “KOBANE CALLING: RISE UP 4 ROJAVA! Sabato 24 gennaio 2026 ore 15.30 Largo Formentone – Brescia. CON LA RESISTENZA, CONTRO LE GUERRE E I GENOCIDI DEL CAPITALISMO, PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI. Il confederalismo democratico in Siria è sotto attacco, scendiamo in piazza per difendere la rivoluzione! L’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, l’autogoverno del Rojava, e il popolo curdo sono sotto attacco su tutti i fronti. Nel silenzio complice della comunità internazionale le milizie salafite dell’attuale regime siriano assediano Kobane – la città simbolo della resistenza contro Daesh – liberano miliziani jihadisti dalle prigioni, massacrano, uccidono e torturano i civili, rapiscono le donne per ridurle in schiavitù. Il cosiddetto governo di transizione di Al Jolani (Al Sharaa) è comandato dalla Turchia e sostenuto dagli Stati Uniti, dall’Ue e da Israele. Le potenze capitaliste, globali e regionali, hanno raggiunto un accordo per la spartizione della Siria e hanno dato il via libera a Damasco per cercare di cancellare l’autogoverno del Rojava fondato sulla democrazia diretta delle comuni, l’autonomia delle donne, l’ecologia sociale, l’autodeterminazione e la convivenza pacifica tra i popoli. La minaccia esistenziale che incombe sul confederalismo democratico è parte della ristrutturazione globale del sistema capitalista attraverso la nuova fase di imperialismo aggressivo in corso. L’Amministrazione autonoma del Rojava rappresenta un’alternativa allo sfruttamento e alla distruzione imposte dal capitalismo a lavoratori e lavoratrici, oppresse e oppressi, allo stato-nazione, ai nazionalismi e alle divisioni settarie della nostra epoca, che devastano e opprimono il Medio oriente e il mondo. In un mondo in fiamme, la rivoluzione confederale resiste da 15 anni al baratro nel quale ci vuole trascinare la barbarie capitalista. La dobbiamo difendere. Difenderla significa continuare a lottare insieme contro le guerre e i genocidi del capitalismo, per l’autodeterminazione dei popoli e la resistenza degli oppressi dalla Siria e dal Kurdistan alla Palestina, dall’Iran all’Europa e a tutto il mondo”
January 22, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: LE FDS ALLA RESISTENZA TOTALE CONTRO DAMASCO. “NESSUNA RESA. LA VOLONTA’ DEI POPOLI E’ PIU’ FORTE DI QUALSIASI ATTACCO E OCCUPAZIONE”.
Rojava, Siria del Nord e dell’Est: ore drammatiche – e decisive – per le popolazioni che da una dozzina d’anni portano avanti, in un Medio Oriente e un mondo in fiamme, il progetto di una società interconfessionale, socialista, femminista ed ecologista. Niente accordo (farlocco) di cessate il fuoco. Nella serata di lunedì 19 gennaio nulla di fatto nei contatti tra Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze Democratiche Siriane e l’ex jihadista autoproclamatosi presidente a interim della Siria, Al Jolani, che – denunciano alti fonti dell’Amministrazione autonoma rivoluzionaria – stava cercando di “imporre la resa”. Secondo fonti informate sul terreno ma non direttamente collegate ad Al Jolani, come Sohr (l’Osservatorio siriano per i diritti umani, basato in Gran Bretagna) Damasco avrebbe offerto ad Abdi la posizione di viceministro della difesa in cambio della resa incondizionata dell’Amministrazione Autonoma e delle FDS. Abdi avrebbe rifiutato di “scambiare la sua gente e il suo onore per una sedia. Morirò con onore e non venderò il mio popolo né la mia dignità. Tornerò dal mio popolo in Rojava e dichiareremo guerra”. Così le prime notizie in arrivo dalla Siria, mentre il Comando Generale delle FDS ha già chiamato tutte le persone in Rojava – dai 7 ai 77 anni, ad “unirsi alla resistenza” in giornate di “responsabilità storica”. Mobilitazione generale quindi in tutta la Siria del Nord e dell’Est, con le Forze di Difesa Comunitaria (Hpg) che coordinano la distribuzione di armi e le pattuglie di vicinato, mentre le persone si incontrano nelle comuni di quartiere, marciando per le strade. L’appello alla mobilitazione riguarda tutti i territori del Kurdistan, compresi quelli oggi sotto Turchia, Iran e Iraq. Centinaia di persone dal Kurdistan turco – in particolare tra la turca Nusaybin e la curdosirana Qamishlo – stanno cercando di sfondare il confine per sostenere la richiesta di mobilitazione, dando vita a scontri diffusi con il regime turco. Manifestazioni per il Rojava sono segnalate anche nel Kurdistan iracheno, davanti a consolati e basi Usa e internazionali. Decine di combattenti Fds sono intanto ancora intrappolati a Raqqa; conversazioni con le forze della Coalizione internazionale (a guida Usa) sono in corso per estrarli dall’area sotto il controllo del governo di transizione siriano e delle sue milizie jihadiste e filoturche. Sul fronte militare del Rojava, segnalati nelle prime ore di martedì 20 gennaio attacchi turchi di droni a sud di Heseke e vicino Kobane, con fuoco di artiglieria vicino a Tal Tamer. Le forze del governo di transizione siriane stanno poi cercando di circondare le campagne di Kobane e di muoversi verso est nel cantone di Jazira, dove in cielo si segnalano decine di droni turchi. Nel mirino dell’attacco di annientamento concertato tra Damasco e Ankara, con l’esplicito beneplacito di Usa, Unione Europea, Nato e regimi arabi – Qatar e Arabia Saudita su tutti – contro l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico c’è in queste ore l’intero progetto politico della Siria del Nord e dell’Est, che da una dozzina d’anni è impegnato in un Medio Oriente in fiamme a costruire, tra mille difficoltà, un’alternativa socialista, femminista ed ecologista. La mobilitazione a sostegno della rivoluzione, curda ma non solo, chiama in causa anche l’Europa, con l’appello a scendere in strada della rete internazionalista Rise Up For Rojava, appello ripreso in Italia da sempre più realtà. Su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento della prima mattinata di martedì 20 gennaio con Michele, nostro redattore, che nell’autunno 2025 ha trascorso diverse settimane nei territori del Rojava, effettuando interviste e reportage che trovate qui.  Ascolta o scarica.   Di seguito, il comunicato del Centro Media della FDS, diffuso nella tarda serata di lunedì 19 gennaio 2026: “Per il nostro popolo, il Resistente. Dal 6 gennaio 2025, le nostre regioni e il nostro popolo sono direttamente sotto attacco da parte di branchi e barbari. Di fronte a questi attacchi, i nostri combattenti combattono con coraggio e grande dedizione e continuano la loro lotta con onore. Oggi, lo Stato turco e le sue milizie con mentalità ISIS aumentano i loro attacchi contro il nostro popolo, illudendosi di poter spezzare la nostra volontà e fermare la nostra resistenza. Con decisione e grande volontà, diciamo come i nostri compagni nel 2014 a Kobane hanno compiuto una resistenza storica e hanno trasformato Kobane in un cimitero per l’ISIS, sostenuto dalla Turchia, e oggi con la stessa volontà dimostrano che trasformeremo le nostre città da Derik a Hasakah e Kobane in un cimitero per i nuovi possessori della mentalità ISIS, guidati dallo Stato turco. Su questa base, chiamiamo tutti i nostri giovani, ragazze e ragazzi di Rojava, Bakur, Başûr e Rojhilat del Kurdistan, così come in Europa, a unirsi e abbattere i confini degli invasori e a unirsi alla resistenza. Oggi è il giorno dell’onore. Oggi è il giorno della responsabilità storica. E oggi dimostriamo ancora una volta che la volontà dei popoli è più forte di ogni tipo di attacco e occupazione. Comando Generale delle Forze Democratiche Siriane 19 gennaio 2026″
January 20, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: INCONTRO TRA COALIZIONE ANTI-DAESH E FORZE DEMOCRATICHE SIRIANE. DAMASCO COLPISCE ANCORA DEIR HAFER
Siria. Nel pomeriggio di venerdì 16 gennaio una delegazione della coalizione guidata dagli Usa ha incontrato le Forze democratiche siriane, “per – ha spiegato il portavoce, Farhad Shami – cercare di evitare l’attacco diretto da parte dei miliziani di Al Jolani”, alias esercito siriano. L’incontro è avvenuto a Deir Hafer, dove anche nelle ultime ore Damasco ha scagliato colpi d’artiglieria e droni contro aree popolate da civili. Come spiega l’agenzia di stampa curda Firat News, “nel mezzo dell’escalation militare e dei crescenti attacchi da parte del governo provvisorio siriano e delle milizie sostenute dalla Turchia nelle regioni di Deir Hafer e Maskanah, vicino ad Aleppo, un convoglio militare, comprendente forze della Coalizione internazionale anti-ISIS e delle Forze democratiche siriane (SDF), ha raggiunto Deir Hafer passando per la città di Maskanah…dopo l’incontro, le parti hanno effettuato un pattugliamento congiunto nel centro della città. Nel frattempo, è stato riferito che nella città di Raqqa è in corso un altro incontro tra ufficiali della Coalizione Internazionale e comandanti delle Forze democratiche siriane”. Le stesse forze di autodifesa dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est, in un comunicato stampa, respingono le minacce “del “Ministero della Difesa” a Damasco, che tentano di prendere di mira i combattenti delle Forze Democratiche Siriane; appelli disperati e sfacciati che riflettono una situazione di bancarotta politica e militare, e un tentativo fallito di creare discordia tra le componenti della regione….Le Forze Democratiche Siriane, con i loro combattenti curdi, arabi, siriaci e di altre componenti, costituiscono una forza nazionale unita, e si sono uniti con il sangue per affrontare il terrorismo e proteggere i civili. Questi combattenti e le loro famiglie sono figli di questo Paese, patrioti nel loro impegno, chiari nelle loro scelte, e hanno dimostrato attraverso anni di sacrifici che la loro unità è più forte di tutti i tentativi di incitamento e tali appelli disperati non avranno alcun effetto su di loro e porteranno solo a una maggiore coesione tra i figli della regione e a un sostegno alle loro forze. I tentativi di dividere le fila e seminare discordia non cambieranno nulla delle realtà sul terreno, e le Forze Democratiche Siriane, insieme ai popoli del nord e dell’est della Siria, rimarranno un fronte unito contro il terrorismo e contro chiunque cerchi di riportarlo in forme nuove”. Sul terreno, intanto, le forze jihadiste-governative – sostenute da droni, aerei da ricognizione e forze speciali della Turchia – continuano ad ammassare rinforzi proprio verso Deir Hafer, intimando alle Fds di evacuare l’intera area. Solo oggi una ventina i colpi d’artiglieria sparati (oltre ad almeno un drone esplosivo) su zone civili, per costringere le persone ad abbandonare le proprie case. Raid pure più a nordest, attorno alla diga di Tishrin, fondamentale per garantire elettricità al cantone di Kobane. Sempre in Siria è invece calato un inquietante silenzio su Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, i 2 quartieri curdi di Aleppo, attaccati all’Epifania sempre dagli jihadisti. La situazione, dopo il ritiro delle forze interne dell’autogoverno del Rojava, ha raggiunto un livello estremo di atrocità. L’accesso a Internet è stato completamente interrotto, ma fonti curde sul posto indicano che le autorità siriane stanno compiendo massacri contro i civili, con case incendiate, vittime e giovani spariti. A livello internazionale, ribadito quindi l’appello della campagna Rise Up For Rojava e di tante altre realtà solidali a non lasciare cadere sotto silenzio il violento attacco di Damasco – e Ankara – contro  il progetto politico rivoluzionario del confederalismo democratico, che unisce popolazioni curde, arabe, assire, ezide e di tanti altri gruppi nel complesso mosaico mediorientrale. Di questo si parlerà domenica a Milano, dalle ore 12, con un’assemblea pubblica indetta dall’Associazione Confederalismo Democratico – Milano Kurdistan in viale Monza, 255. Su Radio Onda d’Urto Sherkan Xozat-li, dell’Associazione Confederalismo Democratico – Milano Kurdistan. Ascolta o scarica
January 16, 2026
Radio Onda d`Urto