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Marrone e ATC: edilizia popolare, sgomberi e non assegnazioni
L’emergenza abitativa nella città di Torino è risaputo che sia un problema che non viene affrontato in maniera strutturale ma che ben si presta a passerelle elettorali, caso emblematico è quello di Maurizio Marrone. Il vicepresidente e assessore alla Casa della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, e il presidente di Atc Piemonte Centrale, Maurizio Pedrini non perdono occasione per dettare una linea ben precisa: sgomberi di case atc per liberare alloggi da famiglie che da anni ci vivono e hanno speso i loro risparmi per metterli in sicurezza e ristrutturarli. Senza poi assegnare le case a lunghissime liste d’attesa. Le modifiche normative sulla legge dell’edilizia popolare proposte da Marrone e, da poco, passate in Regione, impongono di subappaltare parte del patrimonio pubblico al privato in modo che ne gestisca le ristrutturazioni con l’obiettivo di restituirlo al pubblico dopo decine di anni. Nel frattempo si procede con sgomberi di intere famiglie che si sono riappropriate dal basso del loro diritto ad avere una casa. In queste settimane si avvicinano diversi appuntamenti di resistenza a sfratti e sgomberi, da Barriera a Vallette, dove due famiglie invitano a partecipare al picchetto di solidarietà per il prossimo giovedì 23 aprile. Ne parliamo con Prendocasa Torino
April 17, 2026
Radio Blackout
L’accordo BEI-Comune di Firenze e l’erosione dell’edilizia residenziale pubblica
L’accordo tra la Banca Europea per gli Investimenti e il Comune di Firenze, firmato pochi giorni fa, segue una tendenza che attraversa l’intera politica abitativa europea e italiana: la progressiva trasformazione del diritto alla casa in un prodotto finanziario. Per … Leggi tutto L'articolo L’accordo BEI-Comune di Firenze e l’erosione dell’edilizia residenziale pubblica sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Case pubbliche e disuguaglianze: quando il diritto non basta più
Nel dibattito sull’edilizia residenziale pubblica si continua spesso a parlare come se il problema fosse interno al sistema: graduatorie, requisiti, controlli, subentri. Ma questa è solo una parte della storia. E forse nemmeno la più importante. Il punto è che oggi l’ERP si trova a operare dentro un contesto profondamente cambiato. Il recente rapporto della Banca d’Italia sulla Campania restituisce un quadro chiaro: la crescita economica esiste, ma è fragile, diseguale, incapace di ridurre davvero le distanze sociali. Il lavoro resta precario, i redditi stagnano e l’accesso al mercato abitativo è sempre più difficile. È in questo spazio che l’edilizia residenziale pubblica torna ad assumere un ruolo centrale. Non come residuo del passato, ma come uno degli ultimi strumenti concreti di riequilibrio sociale. Eppure, proprio mentre il bisogno aumenta, il sistema continua a funzionare secondo logiche costruite per un contesto diverso. La giurisprudenza più recente lo dice con chiarezza: il bisogno abitativo, da solo, non è sufficiente a fondare un diritto al subentro o alla permanenza nell’alloggio. È un principio giuridicamente corretto, necessario per evitare che l’ERP si trasformi in una sanatoria permanente delle occupazioni o in un sistema privo di regole. Ma è anche un principio che, letto dentro il contesto attuale, apre una domanda più ampia. Dire che il bisogno non basta è giuridicamente corretto. Ma quando quel bisogno cresce, il limite non è più solo del diritto: è della capacità del sistema di rispondere. L’ERP nasce come funzione pubblica regolata: non distribuisce case, ma organizza l’accesso a una risorsa limitata secondo criteri di equità. Le graduatorie, i requisiti, i controlli servono a garantire che quella risorsa vada a chi ne ha più diritto, non a chi riesce ad arrivarci prima o con maggiore forza. Questo impianto, però, presuppone una condizione di fondo: che il sistema sia in grado, almeno in parte, di assorbire il bisogno. Quando questa condizione viene meno, le regole iniziano a essere percepite non come strumenti di equità, ma come barriere. Ed è esattamente ciò che sta accadendo. Le occupazioni sine titulo non sono solo violazioni della legge. Sono anche il segnale di una domanda abitativa che non trova risposta. Allo stesso modo, il contenzioso crescente in materia di subentro non è solo una questione interpretativa: è il riflesso di una pressione sociale che si scarica sul sistema giuridico. La giurisprudenza, in questo scenario, svolge una funzione necessaria ma limitata. Può stabilire quando un subentro è illegittimo. Può ribadire che il bisogno non sostituisce le regole. Ma non può risolvere il problema che genera quel contenzioso. E qui emerge una prima contraddizione. Si chiede al diritto di tenere insieme equità e legalità in un contesto in cui le politiche pubbliche non riescono più a garantire un equilibrio tra domanda e offerta. Il risultato è una tensione crescente: da un lato, la necessità di applicare le regole; dall’altro, la difficoltà di farlo senza produrre esclusione. In questo senso, la giurisprudenza più recente non va letta solo come un limite, ma anche come un segnale. Quando i giudici affermano che il bisogno non basta, stanno implicitamente dicendo che il sistema non può essere corretto caso per caso. Che l’equità non può essere affidata alla singola decisione giudiziaria. Che esiste un livello – quello delle politiche pubbliche – che deve assumersi la responsabilità di intervenire. E invece questo livello resta spesso sullo sfondo. Il rischio, allora, è duplice. Da un lato, un irrigidimento del sistema, che continua ad applicare regole pensate per un contesto meno critico. Dall’altro, una crescente delegittimazione di quelle stesse regole, percepite come incapaci di rispondere alla realtà. In mezzo, c’è l’ERP. Un sistema che continua a essere caricato di aspettative sempre maggiori, senza che vengano adeguati gli strumenti per sostenerle. Eppure, proprio qui si gioca una partita decisiva. Perché l’edilizia residenziale pubblica non è solo una politica settoriale. È uno degli ambiti in cui si misura la capacità delle istituzioni di rendere effettivi i diritti sociali. Non in astratto, ma nella loro dimensione più concreta: quella dell’abitare. Quando il diritto alla casa resta formalmente riconosciuto ma sostanzialmente inaccessibile, il problema non è solo sociale. È istituzionale. Significa che il sistema delle regole continua a funzionare, ma si allontana dalla realtà che dovrebbe governare. E allora la domanda non può più essere solo: è legittimo questo subentro? La domanda diventa più radicale: il sistema è ancora in grado di garantire l’equità che promette? Se la risposta è incerta, il rischio è che il conflitto si sposti sempre di più dal piano amministrativo a quello giudiziario, e da lì a quello sociale. Per evitarlo, serve un cambio di prospettiva. Non si tratta di indebolire le regole. Al contrario, si tratta di rafforzare la capacità del sistema di renderle sostenibili. Questo significa investimenti, aggiornamento delle politiche abitative, revisione degli strumenti di accesso, ma soprattutto una presa d’atto: il bisogno abitativo non è un’emergenza temporanea, è una condizione strutturale. Continuare a trattarlo come un’eccezione significa spostare il problema, non risolverlo. La giurisprudenza, nel suo perimetro, continuerà a fare il proprio lavoro: garantire coerenza, evitare scorciatoie, tutelare l’equità formale. Ma se non si interviene sul piano delle politiche pubbliche, quella coerenza rischia di trasformarsi, nel tempo, in distanza. E una distanza troppo ampia tra diritto e realtà è sempre un problema. Non solo per chi resta fuori dal sistema, ma per il sistema stesso. Perché un diritto che non riesce più a intercettare il bisogno finisce, prima o poi, per essere messo in discussione. Redazione Napoli
March 25, 2026
Pressenza
Senza casa: far qualcosa a Ulm e niente in Italia
articoli di Gianluca Cicinelli e Massimo Pasquini da “Diogene-lotta alla povertà” Dormire fuori al gelo: a Ulm, un riparo che funziona di Gianluca Cicinelli A Ulm, nel sud della Germania, da anni c’è un oggetto che dice una cosa semplice: la povertà estrema non si “risolve” con un’idea, ma si può evitare che uccida mentre aspettiamo soluzioni più grandi. Si
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
È ATER AD ESSERE IN DEBITO!
I quartieri di case popolari non sono quartieri di serie B! LUNEDÌ 23 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE DAVANTI ATER ATER, l’ente incaricato della gestione del 70% del patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica a Roma, è commissariato dal 2014.Gestisce decine di migliaia di alloggi, la maggior parte costruiti fra gli anni ’40 e gli anni ’80.Questo patrimonio pubblico, che … Leggi tutto "È ATER AD ESSERE IN DEBITO!"
February 18, 2026
L38Squat
Senigallia, seconda assemblea con gli inquilini delle case popolari
Per il diritto all’abitare #Erap e #GiuntaOlivetti stiamo arrivando! #staytuned #gennaio2026 Ieri mattina, alla Cesanella, nell’area condominiale delle case popolari di Via Perugino, il Centro Sociale #Arvultura e il #Sunia della provincia di Ancona hanno organizzato la seconda assemblea con i residenti della zona, a cui hanno partecipato anche due famiglie di Via Raffaello Sanzio. L’incontro segue quello tenutosi sabato 29 novembre in Via Capanna. Come nel primo appuntamento, sono emersi problemi gravi che chiamano in causa l’ERAP e la sua assoluta latitanza di fronte a pesanti criticità. La quindicina di nuclei familiari presenti ha denunciato situazioni inaccettabili: infiltrazioni d’acqua, riscaldamenti non funzionanti o difettosi, impianti idraulici tali per cui, se sono accesi i termosifoni, non arriva l’acqua calda. Inoltre, lavandini che non scaricano nelle cucine, causando allagamenti interni, e caldaie centralizzate deficitarie, con la conseguenza che gli inquilini devono sopperire alle carenze installando a proprie spese degli scaldabagni. A ciò si aggiungono spese condominiali abnormi: una signora è arrivata a pagare 5.500 euro all’anno (!!!), mentre l’importo medio si aggira intorno ai 2.500 euro. Poi c’è la questione delle famiglie con congiunti affetti da gravi disabilità: in alcuni bagni sono presenti vasche che impediscono l’utilizzo dei sanitari, problema già grave che si accentua per persone disabili. L’ascensore di una palazzina è rimasto fermo per ben tre mesi, con le conseguenze che si possono immaginare. In un altro caso non ha funzionato per 10 giorni e continua a funzionare a singhiozzo. Si registra inoltre una decina di appartamenti sfitti, i cui costi di gestione ricadono sugli altri condomini. È stato denunciato che gli amministratori che seguono le situazioni in questione – Lucarelli (per conto dell’ERAP), Carboni e Belenchia (quest’ultimo per Via Raffaello Sanzio) – non si adoperano sufficientemente di fronte alle numerose criticità sopra elencate. L’incontro di oggi inchioda alle loro responsabilità quelle istituzioni che negano un diritto elementare come quello di vivere in un’abitazione dignitosa, e che anzi si fanno beffe del concetto stesso di “casa popolare”, imponendo spese condominiali proibitive a una fascia di popolazione che più di altre subisce le conseguenze di politiche economiche e sociali oppressive. In primis l’ERAP, il cui presidente, ai primi di dicembre nel corso di un’assise, ha versato lacrime di coccodrillo sulla “emergenza abitativa”, con una bella faccia tosta se si considera lo stato delle abitazioni di proprietà dell’ente. L’ERAP non interviene, lasciando le case a marcire, e tiene appartamenti vuoti, come i 44 alloggi al Cesano e i tanti disseminati nella nostra città. Un quadro che chiama in causa anche l’Amministrazione comunale, che, tutta presa dallo spendere ben 300.000 euro per le iniziative natalizie, si guarda bene dal provvedere alle assegnazioni e dall’avviare politiche adeguate alla situazione. Infine, sul banco degli imputati c’è la Regione che, in linea con il governo nazionale, è sensibile solo alle sirene del mercato privato e dei vari palazzinari, i quali costruiscono case – come nella nostra città – a costi proibitivi. Anche questa mattina, in perfetta sintonia con l’assemblea precedente, sono emerse la volontà e la determinazione per una mobilitazione efficace e unitaria, nella consapevolezza che individualmente si è deboli e che solo con la lotta collettiva si potranno far valere i propri sacrosanti diritti. Redazione Marche
December 21, 2025
Pressenza
Case popolari svendute e alloggi vuoti: Giuseppe Cazzato racconta la crisi abitativa a Firenze
La vicenda delle case di Via de’ Pepi a Firenze, oggetto di un tentativo di alienazione da parte del Comune al Fondo i3-Core Sviluppo Italia 8-ter gestito da Invimit SGR, si è conclusa nel 2023 con la sentenza del Consiglio … Leggi tutto L'articolo Case popolari svendute e alloggi vuoti: Giuseppe Cazzato racconta la crisi abitativa a Firenze sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Terni. La gestione opaca delle case popolari
L’assessore al Comune di Terni, Giovanni Maggi, in un incontro tenutosi all’inizio del mese di ottobre, ha confermato al sindacato Asia USB una situazione denunciataci da un cittadino: un assegnatario di alloggi Ater ha ottenuto un cambio alloggio prima dell’uscita del bando di mobilità attualmente aperto. Questo cambio di alloggio […] L'articolo Terni. La gestione opaca delle case popolari su Contropiano.
November 12, 2025
Contropiano