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LEVANTE: LA “DIPLOMAZIA OLIMPICA” DI PECHINO ALLA PROVA DI MILANO – CORTINA 2026.
Le Olimpiadi invernali Milano – Cortina (e, più in generale, i grandi eventi sportivi) visti da Pechino. Questo il macrotema al centro della puntata di febbraio 2026 di Levante, approfondimento mensile di Radio Onda d’Urto dedicato all’Asia orientale, tra Cina e dintorni. Su Radio Onda d’Urto intervista a due con il nostro collaboratore Dario Di Conzo – co-curatore di Levante, ricercatore alla Scuola Normale Superiore e docente a contratto di riforme economiche della Cina contemporanea all’Orientale di Napoli – e con Veronica Strina, adjunt professor all’American University of Rome e docente a Salerno in Lingua, cultura e istituzioni della Cina. Veronica Strina ha, tra i principali interessi di ricerca, la diplomazia pubblica cinese e in particolare la “diplomazia olimpica e sportiva”, ossia come lo sport diventi uno strumento di proiezione internazional, di ridefinizione degli equilibri globali e anche di quelli di politica interna. Con Di Conzo e Strina partiamo dai Giochi olimpici 2008 a Pechino, percorrendo un viaggio negli ultimi (quasi) 20 anni tra Olimpiadi, Mondiali e altri grandi eventi sportivi, diventati “un laboratorio che sempre più spesso anticipa le tendenze di politica internazionale, tra ricerca di visibilità e affermazione delle proprie proiezioni internazionali”. Durante la puntata di Levante ci concentriamo in particolare sull’investimento della Repubblica Popolare Cinese in ambito “olimpico”, non solo a livello internazionale ma pure a livello di politica interna, riprendendo una lunga tradizione che vede lo sport, l’insegnamento dell’educazione fisica (dal 2025, nelle scuole di base è stata introdotta l’obbligatorietà di 2 ore settimanali di sport) e la pratica di attività fisiche per le masse come “strumento di riscatto” o, per dirla alla Xi Jinping, della “grande rinascita della Nazione”. In questo senso il lusinghiero risultato di atlete e atleti cinesi a Milano – Cortina (con il miglior medagliere di sempre alle Olimpiadi invernali) è stato presentato dentro la Repubblica popolare cinese come un riflesso della (ritrovata) grandezza di Pechino, unica città al mondo a ospitare sia le Olimpiadi estive (2008) che quelle invernali (2022). Su questo Pechino intende continuare a investire, come chiarito da Tong Lixin, vice capo della delegazione cinese a Milano – Cortina: “La Cina ha inviato la sua più ampia delegazione di sempre a un’Olimpiade invernale all’estero, con 126 atleti in 91 competizioni e 15 discipline. La squadra ha chiuso con 5 ori, 4 argenti e 6 bronzi, miglior risultato di sempre a un’Olimpiade invernale all’estero ed eguagliando le medaglie di Pechino 2022”. Tong ha tuttavia evidenziato che le 15 medaglie mantengano “la Cina nella posizione di inseguitrice, rendendo ancora necessario uno sviluppo nel lungo termine. Siamo ancora indietro rispetto alle potenze mondiali degli sport invernali”, ha concluso Tong Lixin, lasciando capire che per il futuro l’obiettivo – sportivo, di immagine e dunque anche politico – di Pechino è quello di crescere ancora, ponendo il Paese tra i leader globali (anche) degli sport invernali. La puntata di febbraio 2026 di “Levante” su Radio Onda d’Urto dedicata alla Cina tra sport, vetrina globale e politica, domestica e internazionale, con Dario Di Conzo e Veronica Strina. Ascolta o scarica  
February 28, 2026
Radio Onda d`Urto
OLIMPIADI: FINITA LA SBORNIA, QUAL È L’EREDITÀ CHE RESTERÀ A MILANO?
  Chiuso il carrozzone olimpico di Milano – Cortina e in attesa delle Paralimpiadi, i territori si leccano le ferite per il grande evento. Le premesse iniziali di “impatto a costo zero” sono state pesantemente smentite, e già ieri Fratelli d’Italia con un emendamento al dl Milleproroghe ha chiesto di ripianare con soldi pubblici i mancati introiti privati, parlando di “aumento dei costi e riduzione dei ricavi”. Una storia non molto diversa da quella che vent’anni fa aveva già colpito la precedente città olimpica italiana, Torino nel 2006. Gli ultimi 15 anni a Milano hanno comportato radicali trasformazioni, dalla preparazione di Expo al lascito che ora si dovrà affrontare per queste olimpiadi, che hanno radicalmente cambiato la città. “Un ricambio di un terzo di popolazione”, come ha dichiarato Luca Trada del Comitato Insostenibili Olimpiadi oggi e dei collettivi contro Expo prima, “che ha significato un cambio sociale”, con l’espulsione di chi non poteva permettersi di vivere in città e l’arrivo di fasce di reddito completamente diverse. Basti pensare a quello che sarà il Villaggio Olimpico: uno studentato dove viene proposto come “a tariffa calmierata” un posto letto tra i 600 e gli 800 euro al mese. Il “modello Milano”, al centro anche delle inchieste giudiziarie degli ultimi mesi, viene però messo in discussione dal basso. “A Milano c’è una grande domanda di sport popolare e accessibile e guarda caso ora si pensa di ripartire dal Pala Agorà, che avevamo occupato per svolgere le Utopiadi. Abbiamo dimostrato sia i bisogni che la possibilità. A Milano i bisogni sono enormi, a cominciare dalle piscine”, ha continuato Luca Trada ai nostri microfoni. Ascolta l’intervista completa di Luca Trada, del Comitato Insostenibili Olimpiadi, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Le insostenibili olimpiadi
Si è svolta a Milano sabato 7 una manifestazione nazionale che non si è limitata a dire no ai Giochi, ma ha messo in discussione l’intero immaginario politico che li accompagna: grandi eventi come acceleratori di trasformazioni urbane, speculazione immobiliare, compressione dei diritti sociali, normalizzazione della precarietà e militarizzazione del territorio. Il corteo è stato il punto di caduta di una mobilitazione che si è strutturata in tante iniziative sul territorio sostenuta da una piattaforma ampia e plurale composta da movimenti e spazi sociali, reti dello sport popolare, associazionismo di città e montagna, alpinismo critico, comitati di lotta per la casa, sindacati di base, partiti della sinistra radicale, movimenti di solidarietà con la Palestina e comunità palestinesi, studenti e studentesse, giovani e giovanissime. E soprattutto: abitanti dei quartieri popolari e comunità di montagna, lavoratrici e lavoratori, precari, che da anni lottano per la difesa di territori e ambienti, denunciando malgoverno e assenza di trasparenza su grandi eventi e grandi opere imposte per interesse di pochi a danno dei molti, privatizzando interi pezzi di città pubblica e saccheggiando le risorse naturali comuni, come acqua e paesaggio. Il corteo è partito con la “marcia dei larici”, a rappresentazione dei 500 alberi di Cortina abbattuti per fare posto alla inutile pista da bob. Lungo il percorso è stata denunciata la presenza dell’ICE e di Israele, è stata fatto un sanzionamento pirotecnico al villaggio olimpico sorto privatizzando l’ex scalo ferroviario di Porta Romana; è stata segnalata la chiusura e la privatizzazione del mercato comunale di piazza Ferrara a Corvetto, simbolo dei piani di espulsione dei ceti popolari dal quartiere. In questo contesto, abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la tangenziale est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 feriti di cui 4 ospedalizzati. Ne parliamo con un compagno del Comitato insostenibili olimpiadi.
February 10, 2026
Radio Blackout - Info
MILANO – CORTINA 2026: RAISPORT SULLE BARRICATE CONTRO LA FIGURACCIA IN MONDOVISIONE DEL DIRETTORE PETRECCA, UOMO DI FRATELLI D’ITALIA
Olimpiadi invernali Milano – Cortina 2026, Rai e dintorni. L’ambito sportivo dell’emittente pubblica è da anni uno dei settori in cui la destra – oggi al governo – ha investito maggiormente, piazzando sulle poltrone di comando persone vicinissime in particolare a Fratelli d’Italia. Un’occupazione che ha portato a ripetute proteste da parte di giornalisti-e del servizio pubblico e delle loro organizzazioni, dall’UsigRai alla Fnsi. L’ultima vicenda è quella – diventata globale – della figuraccia avvenuta durante la cerimonia inaugurale di Milano – Cortina 2026, all’interno di uno stadio, quello di San Siro, nemmeno sold out, nonostante i biglietti scontati all’ultimo dalla Fondazione organizzatrice dei Giochi. Sulla tv di Stato è andata in scena l’imbarazzante performance, in mondovisione, del direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, vicinissimo a Fratelli d’Italia (e personalmente alla stessa Meloni), arrivato a dirigere il ramo sportivo della Rai dopo essere stato cacciato da RaiNews, a seguito della ripetuta sfiducia nei suoi confronti da parte dell’assemblea di redazione. Il 6 febbraio Petrecca si è autonominato telecronista della cerimonia d’apertura di San Siro, al posto del giornalista designato, Auro Bulbarelli, e infilando una serie di castronerie, imprecisioni, veri e propri strafalcioni sportivi, conditi da espressioni discutibili e cliché coloniali sull’abbigliamento e i (presunti) usi e costumi di alcune delegazioni (ovviamente, tutte non bianche e occidentali). Da qui la dura presa di posizione dell’UsigRai, prima con un comunicato sindacale – mai pubblicato dalla stessa Rai – e poi con la proclamazione di alcune misure di lotta: “fino alla fine dei Giochi – scrive il sindacato interno di giornaliste-i – ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache, in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Chiediamo nuovamente la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg Olimpici e nelle trasmissioni mattina Olimpica e notti Olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo inoltre il mandato di 3 giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore”, cioè lo stesso Petrecca. Su Radio Onda d’Urto l’intervista ad Antonella Bellutti, ciclista, due volte campionessa olimpica – nell’inseguimento ad Atlanta 1996 e nella corsa a punti a Sydney 2000 – e oggi della redazione sportiva del quotidiano Il Domani.  Ascolta o scarica
February 10, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO-CORTINA: IL C.I.O. LIBERA L’EX PALASHARP, ABBANDONATO DA 15 ANNI. FINO A DOMENICA OSPITERA’ LE “UTOPIADI”
Milano. Venerdì mattina, 6 febbraio, il Comitato Insostenibili Olimpiadi ha liberato l’ex PalaSharp di via Carlo Salerio, la casa dello sport – e di molti concerti storici – nel quartiere di Lampugnano, in uso dal 1986 al 2011. Da allora la struttura versa in stato di abbandono, sottratto all’uso sportivo e alla cittadinanza, nonostante i vari progetti (spesso mirabolanti) messi sul piatto dalle varie Amministrazioni comunali, oltre che da altri soggetti pubblici e privati. L’ex PalaSharp ospiterà, fino a domenica 8 febbraio, le Utopiadi, l’appuntamento sportivo, sociale e politico voluto da realtà di sport popolare e comunità resistenti, in esplicita alternativa e opposizione rispetto alle Olimpiadi invernali Milano – Cortina 2026. Alberto Abo Di Monte, nostro collaboratore da Milano, nella corrispondenza effettuata all’ex PalaSharp. Ascolta o scarica Così dal Palasharp di Milano, liberato dal Comitato Insostenibili Olimpiadi, che per questo tardo pomeriggio , venerdì, ore 18, organizza in zona San Siro (partenza da viale Mar Jonio) una Fiaccolata popolare antiolimpica, mentre domani pomeriggio – ore 15, piazza Medaglie d’Oro – si terrà il corteo nazionale “contro le nocività olimpiche”.
February 6, 2026
Radio Onda d`Urto
OLIMPIADI INSOSTENIBILI: GREENPEACE ITALIA ATTACCA IL COLOSSO DI PETROLIO E GAS ENI, “STA CONTRIBUENDO A FAR SCOMPARIRE E IL GHIACCIO”
Milano Cortina, le insostenibili olimpiadi: il Comitato Insostenibili Olimpiadi (CIO) ha annunciato quattro giorni di mobilitazioni contro i Giochi invernali, in programma da giovedì a domenica. Il momento centrale delle iniziative sarà sabato, con un corteo nazionale a Milano contro quelli che gli organizzatori definiscono gli impatti ambientali, sociali ed economici delle Olimpiadi. La manifestazione partirà alle ore 15 da piazza Medaglie d’Oro. Nel frattempo, Greenpeace Italia è intervenuta attaccando, con un video di denuncia rivolto a uno dei principali sponsor dell’evento, il colosso energetico Eni, il colosso di petrolio e gas Eni, che con le sue emissioni “sta contribuendo a far scomparire la neve e il ghiaccio da cui le Olimpiadi stesse dipendono”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Federico Spadini, della campagna clima di Greenpeace Italia. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato condiviso da Greenpeace Italia: “Olimpiadi Milano Cortina, chi inquina non può sponsorizzare i Giochi! Tra pochi giorni inizieranno le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Ma c’è un problema enorme: tra i principali sponsor dei Giochi c’è anche il colosso italiano del petrolio e del gas Eni, che con le sue emissioni sta contribuendo a far scomparire la neve e il ghiaccio da cui le Olimpiadi stesse dipendono! E lo vogliamo far vedere chiaramente con un video di denuncia realizzato per noi da Studio Birthplace, in cui le competizioni olimpiche invernali vengono interrotte da un’onda nera di petrolio che invade le piste, travolge gli atleti e cola sui cinque cerchi simbolo dei Giochi Olimpici. Il vero impatto di Eni sulla neve e il ghiaccio Le sponsorizzazioni come quella di Eni a Milano Cortina 2026 non sono innocenti, sono una distrazione per farci dimenticare il danno che queste aziende stanno causando al pianeta e al futuro degli sport invernali. Mentre Eni si finge attenta al clima e allo sport, si stima infatti che nel lungo termine le sue emissioni per il solo 2024 (pari a 395 Mt CO₂eq) a livello globale potrebbero fondere 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà (58%) del volume dei ghiacciai alpini italiani. Già sponsor della nazionale di calcio italiana, Eni investe grandi risorse economiche in sponsorizzazioni e cause legali per difendere la propria immagine, ma investe molto meno nella transizione energetica di cui abbiamo urgente bisogno. Nel 2024, ad esempio, per ogni euro investito in Plenitude (la sua presunta divisione “verde” che in realtà comprende tanto energie rinnovabili quanto gas fossile e ricerca sul nucleare), Eni ha investito 7,7 euro nel settore petrolifero e del gas. Nello stesso anno, Eni ha avviato una causa per diffamazione, ancora in corso, nei confronti di Greenpeace Italia per aver diffuso un report sulle morti premature attribuibili alle emissioni di gas serra di cui è l’azienda è responsabile. FIRMA PER DIRE STOP SPONSOR INQUINANTI AI GIOCHI OLIMPICI E PARALIMPICI! La crisi climatica minaccia il futuro delle Olimpiadi Invernali Secondo uno studio commissionato dallo stesso Comitato Olimpico Internazionale (CIO), entro il 2080 oltre la metà delle località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili fossili come Eni. Tonnellata dopo tonnellata di gas e petrolio bruciati potremmo veder scomparire per sempre i luoghi che oggi ospitano le Olimpiadi Invernali. E senza neve e ghiaccio non ci saranno più Giochi Invernali. Questo sporco gioco deve finire! La nostra lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale È assurdo che fra i principali partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina figurino aziende che, con le loro emissioni fuori controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono le Olimpiadi Invernali. Per questo abbiamo inviato una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas, tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente. In passato il CIO ha già sfruttato il suo potere di influenza per contrastare le industrie che danneggiano le persone, vietando la pubblicità del tabacco già alle Olimpiadi invernali del 1988. Ora può contribuire a guidare la fuoriuscita dai combustibili fossili rifiutando sponsorizzazioni e partnership con quelle aziende inquinanti che, con le loro emissioni, minacciano gli stessi Giochi invernali che tutti amiamo. Chiedi con noi al Comitato Olimpico Internazionale di non accettare più sponsorizzazioni e partnership con aziende fossili.”
February 3, 2026
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: SABATO 17 GENNAIO “ISRAELE GENOCIDA FUORI DALLE OLIMPIADI”
Dal Coordinamento Palestina di Brescia: “SABATO 17.01.26 – BRESCIA FUORI ISRAELE DALLE OLIMPIADI! NON SI GIOCA CON IL GENOCIDIO! Ritrovo H 17.00 al C.S.A. MAGAZZINO 47 (Via Industriale 10) Sabato 17.01 da Brescia passerà la fiaccola olimpica di Milano – Cortina 2026. Il percorso partirà da Via Trivellini, a pochi passi dal centro sociale Magazzino 47, fino ad arrivare a Piazza Vittoria. Come Coordinamento Palestina di Brescia facciamo appello a scendere per le strade della nostra città per dire no alla presenza di Israele ai Giochi olimpici invernali! Lo sport non può coprire il genocidio del popolo palestinese in corso da 2 anni mezzo, né l’occupazione della Palestina, che risale (almeno) al 1948. Le istituzioni sportive internazionali vengono usate dall’occupazione sionista per politiche di sportwashing, per legittimare e normalizzare genocidio, occupazione, apartheid e violenze quotidiane, da Gaza alla Cisgiordania. Il tutto con la complicità di istituzioni, governi e grandi aziende, con diversi sponsor di Milano – Cortina 2026 coinvolti nell’economia dell’occupazione e del genocidio. NO a fare di Brescia, la nostra città, la “scenografia” per il teatrino della fiamma olimpica. No a chi manipola lo sport per coprire violazioni dei diritti umani, distruggere e cementificare territori (da Cortina a Milano) e ottenere profitti con l’ennesimo “grande evento” basato su lavoro povero (o addirittura gratuito), sfruttato e iperprecarizzato. Mobilitiamoci, soprattutto, per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Nessuno Stato genocida e colonialista può usare impunemente lo sport per lavare la propria immagine e nascondere, con la complicità internazionale, i propri crimini. SABATO 17.01.26 – BRESCIA: FUORI ISRAELE DALLE OLIMPIADI! NON SI GIOCA CON IL GENOCIDIO. RITROVO H 17.00 AL C.S.A. MAGAZZINO 47″
January 15, 2026
Radio Onda d`Urto