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Patagonia Argentina: la cerimonia del Satun, un atto di resistenza della comunità Mapuche
La comunità Mapuche nativa di Pillan Mahuiza nella Patagonia Argentina, a cui siamo legati da anni, si appresta in febbraio a vivere il Satun: una cerimonia sacra in cui lo spirito del Lonko (guida politica e spirituale) viene presentato ufficialmente al popolo. Il Satun è il “ponte” tra la saggezza degli antenati e il futuro delle nuove generazioni. È l’atto con cui la guida spirituale assume il compito di proteggere l’equilibrio della terra e della gente. Oggi, questa cerimonia non è solo un rito, ma un atto di resistenza. Mentre la comunità si prepara, la Patagonia brucia. Incendi devastanti, alimentati da interessi estrattivi e speculativi, stanno distruggendo il territorio. Il governo non interviene per fermare le fiamme, ma sceglie di accusare ingiustamente i Mapuche, usando il disastro come pretesto per criminalizzare il popolo e incarcerare i leader. Proteggere questa cerimonia significa non permettere che la loro voce venga spenta. Mantenere viva una cultura millenaria ha costi logistici immensi, soprattutto per un popolo che vive sotto pressione costante. Per questo stiamo organizzando una raccolta fondi. I contributi aiuteranno a coprire: – Viaggi e Spostamenti: Permettere alla Machi (donna di medicina) e agli anziani di viaggiare da territori lontani per presiedere al rito. – Accoglienza e Logistica: Ospitare e onorare i partecipanti che arrivano da ogni parte della regione. – Il Rehue e il Rito: Cura dello spazio sacro, condivisione del pasto comunitario, elemento essenziale della benedizione. Ogni contributo, piccolo o grande, è un “passo importante” per la dignità di un popolo che resiste nel custodire una cosmovisione e nel custodire i boschi e le acque del territorio. Condividi: Aiutaci a rompere il silenzio mediatico sulle ingiustizie in Patagonia. Far conoscere la verità è già un atto di sostegno. Il tuo gesto permetterà alla spiritualità nativa Mapuche di continuare a brillare nonostante l’oscurità del momento presente. Mapuche, significa popolo della Terra anche tradotto come i Figli della Terra, ed è il nome del popolo originario nativo di parte dell’Argentina e del Cile in Sud America. I Mapuche sono custodi di una profonda Cultura, Saggezza e Cosmovisione fondata sugli equilibri tra l’essere umano e la Natura, la Terra, il Cosmo. Per partecipare alla raccolta fondi scrivi a camminodellalibellula@gmail.com oppure su WhatsApp o telegram a +393471421081 Jenny Roncaglia Claudio Colli (il Cammino della Libellula)   Redazione Italia
Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
Iran, la libertà sotto attacco: l’ANPI Napoli collinare al fianco del popolo iraniano
Sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” La sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” condanna con fermezza la feroce repressione messa in atto dal regime iraniano contro il proprio popolo. Da anni l’Iran è oppresso da una dittatura che nega diritti, libertà civili e dignità umana, colpendo in modo particolare le donne. Oggi quella repressione ha assunto i tratti di una vera e propria strage: centinaia, forse migliaia di morti, migliaia di arresti, violenze sistematiche contro manifestanti, studenti, lavoratori, donne e giovani che chiedono libertà, giustizia e futuro. L’ANPI collinare “Aedo Violante” si schiera idealmente e politicamente al fianco del popolo iraniano che sta lottando con coraggio contro l’oppressione, pagando un prezzo altissimo. Siamo al fianco delle donne iraniane, protagoniste di questa rivolta, che reclamano la fine di una condizione di schiavitù e rivendicano il diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla vita. “Donna, vita, libertà” è uno slogan che parla a tutte e tutti. L’ANPI collinare “Aedo Violante” aderisce e invita a partecipare alla manifestazione indetta da associazioni e organizzazioni democratiche per la libertà e la democrazia in Iran, che si terrà a Roma, venerdì 16 gennaio. Così come aderisce e parteciperà, con tante sue iscritte e tanti suoi iscritti, alla manifestazione di domenica 18 mattina a Napoli, alle ore 11.00 in piazza dei Martiri, dove, su impulso di “Antinoo Arcigay Napoli”, si realizzerà una “catena umana per l’Iran”. Al tempo stesso ribadisce che questa rivolta appartiene al popolo iraniano: nessun intervento esterno, nessuna potenza straniera deve tentare di strumentalizzare o “mettere il cappello” su una sacrosanta lotta di liberazione, perseguendo interessi propri. Napoli conosce il valore della libertà conquistata dal basso: nel 1943 seppe liberarsi da sola dall’oppressione nazifascista. Per questo oggi non può restare in silenzio davanti alla repressione e alla violenza. La libertà non si reprime: si difende. Redazione Napoli
Vi racconto il Venezuela che resiste
Giorgio Monestarolo a colloquio con Geraldina Colotti. Il Venezuela di Rodriguez risponde con la diplomazia e la politica alla violenza dell’Impero. Lottando per la liberazione di Maduro e Cilia Flores. Geraldina Colotti, giornalista, saggista, direttrice dell’edizione italiana de «Le monde diplomatique», è a Caracas dove segue da vicino la situazione venutasi a creare in seguito all’attacco USA tra il 2
UDINE: AMNESTY DENUNCIA “VIOLAZIONI DI DIRITTI UMANI” ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA PARTITA ITALIA-ISRAELE
  Il 14 ottobre 2025, in occasione della partita di calcio Italia-Israele, si è svolta a Udine la manifestazione nazionale “Show Israel the red card” contro la partecipazione della nazionale di calcio israeliana alle qualificazioni per la prossima Coppa del mondo e contro la normalizzazione del genocidio nella Striscia di Gaza per mano israeliana. L’iniziativa, promossa da diversi gruppi italiani in solidarietà con la popolazione di Gaza e che ha visto scendere in piazza diverse migliaia di persone, si è conclusa con scontri e fermi, su cui Amnesty International Italia ha pubblicato un rapporto dettagliato. Secondo l’organizzazione, dopo che il corteo è terminato in piazza I Maggio, la polizia avrebbe risposto con “uso massiccio e indiscriminato di gas lacrimogeni” e cannoni ad acqua contro un piccolo gruppo di manifestanti che cercava di superare un cordone in viale della Vittoria. Le granate avrebbero raggiunto anche la piazza dove si trovavano migliaia di persone, costringendo gli organizzatori a interrompere l’evento. Amnesty riferisce inoltre che tredici persone sarebbero state fermate a manifestazione conclusa, mentre si allontanavano a piedi. Dieci di loro avrebbero ricevuto un foglio di via obbligatorio dalla città di Udine, misura che l’organizzazione giudica “abusiva e sproporzionata”, emessa “senza valutazioni individuali né precedenti penali”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Ascolta o scarica.
L’Arte della resistenza: CittàVisibili APS ad ARTifariti 2025 porta la mostra “I PRIGIONI” nei campi profughi saharawi.
La delegazione italiana unita nel deserto per raccontare memoria, dignità e autodeterminazione attraverso la fotografia di Andrea Sawyerr. L’associazione Città Visibili APS annuncia la sua partecipazione ufficiale all’edizione 2025 del Festival Internazionale delle Arti per i Diritti Umani – ARTifariti. L’evento, in programma dal 24 ottobre al 1° novembre nei campi profughi saharawi di Tindouf (Algeria), si svolge sotto l’egida del Ministero della Cultura della Repubblica Araba Saharawi Democratica e in stretta collaborazione con la Rete Saharawi. ARTifariti, giunto alla sua diciannovesima edizione, è da oltre quindici anni un crocevia fondamentale di incontro, scambio e solidarietà, dove l’arte si trasforma in un potente strumento di denuncia, memoria e costruzione collettiva di pace e libertà. L’iniziativa riunisce annualmente artisti saharawi e internazionali, attivisti, ricercatori e studenti, impegnati in laboratori, installazioni, performance e mostre che fondono creatività e impegno civile. La Mostra “I PRIGIONI” tra le dune del deserto: Città Visibili APS contribuirà al festival con l’esposizione fotografica “I PRIGIONI”, realizzata con gli scatti del fotografo Andrea Sawyerr. La mostra, già presentata in Italia nell’ambito del progetto Viaggiatori di Utopie, sarà allestita nei campi profughi per l’intera durata della manifestazione, rendendola accessibile sia al pubblico saharawi che alle numerose delegazioni internazionali. Attraverso un percorso visivo di forte impatto emotivo, “I PRIGIONI” documenta la condizione di attesa e l’inesauribile spirito di resistenza del popolo saharawi. I volti e gli spazi ritratti si fanno testimonianza viva di dignità, identità inesauribile e speranza per il futuro. La Delegazione Italiana per la Solidarietà Culturale: L’associazione Città Visibili APS si recherà a Tindouf con una propria delegazione, unendosi ad altri rappresentanti della solidarietà italiana. La missione include membri del Direttivo e volontari di Città Visibili, una delegazione della Rete Saharawi rappresentata dalla Presidente Nadia Conti, l’Associazione El Ouali di Bologna, e il referente del Progetto Solidarietà Odontoiatrica Saharawi, Giuseppe Luca Bondì. Arte, Memoria e Libertà: Gli Obiettivi di ARTifariti 2025: L’edizione 2025 di ARTifariti è focalizzata sul tema “Arte, memoria e libertà nei territori della resistenza”, perseguendo tre obiettivi strategici: – Rafforzamento Culturale: Sostenere la presenza culturale saharawi come forma di resistenza pacifica e affermazione identitaria. – Scambio Internazionale: Creare spazi di formazione e scambio proficuo tra artisti, studenti e associazioni di solidarietà provenienti da diversi Paesi. – Promozione dei Diritti: Promuovere la cultura dei diritti umani e dell’autodeterminazione come valore universale, cementando il legame tra espressione artistica e impegno civile. Per la prima volta, il Ministero della Cultura saharawi ha esteso un invito diretto alla comunità italiana per un supporto concreto ai costi organizzativi del festival – un gesto che rimarca il valore simbolico e politico della solidarietà internazionale, da sempre sostenuta con convinzione da Città Visibili APS. Simone Bolognesi, presidente di Città Visibili APS, ha commentato: “La partecipazione a ARTifariti è per noi un atto di amicizia e di profonda responsabilità culturale verso un popolo che da quasi cinquant’anni combatte per la propria indipendenza. Portare la nostra mostra nei campi profughi significa dare eco e risonanza allo sguardo e alla voce che da quel territorio sono emersi, amplificandone il messaggio di dignità”.     Paolo Mazzinghi
BOSNIA – ERZEGOVINA: SARAJEVO NON DIMENTICA LA PALESTINA. MOBILITAZIONI CONTINUE NELLA CITTA’, IN RICORDO DELL’ASSEDIO DEGLI ANNI ’90
Non si fermano le mobilitazioni per la Palestina: anche in Bosnia – Erzegovina e in particolare a Sarajevo, che negli anni ’90 conobbe un terribile assedio quasi 4 anni, si continua a scendere in piazza a sostegno del popolo palestinese. “C’è stata un’evoluzione delle forme di protesta negli ultimi due anni a Sarajevo, c’è stata una mobilitazione più di massa” ha commentato ai nostri microfoni Boris, attivista e cooperante umanitario: “quello che è interessante e significativo è vedere che anche i sindacati bosniaci, seguendo l’esempio di quelli italiani e altri europei, hanno dato pieno appoggio alle proteste.” Domenica 12 ottobre l’ultima manifestazione che si è svolta in città, mentre da febbraio 2024 continua l’appuntamento di piazza per ricordare e leggere i nomi dei bambini uccisi da Gaza. Ci si ritrova, ogni martedì sera, accanto al Fuoco Eterno, simbolo dell’antifascismo e della resistenza nel cuore della capitale della Bosnia Erzegovina. “Quello che succede a Gaza adesso ha un effetto molto dirompente sui cittadini bosniaci” continua Boris “ricordano sui propri cuori cosa vuol dire essere un civile sotto assedio, cosa vuol dire essere un civile durante un genocidio.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Boris, attivista e cooperante umanitario. Ascolta o scarica [Foto di Almira Mehić]
L’Italia torna in piazza per Gaza: migliaia alle manifestazioni di Roma, Milano, Bologna e Napoli
Dopo l’abbordaggio della seconda Freedom Flotilla da parte della Marina israeliana, la solidarietà con il popolo palestinese riempie ancora una volta le piazze italiane. A Napoli migliaia di persone da Piazza Municipio fino al Consolato Usa. Ci si abitua a tutto, anche alle piazze piene, anche alle bandiere che tornano a sventolare ogni settimana a Gaza. Ma non si dovrebbe. Perché dietro ogni corteo c’è un’urgenza che chiede ascolto. C’è una voce collettiva che non parla di lontananza, ma di responsabilità. Bisogna fermarsi un attimo, guardare davvero quei volti, ascoltare i cori gridati con forza e capire che in quelle parole c’è qualcosa che continua a volerci raggiungere. Non basta chi manifesta: serve anche chi ascolta, chi raccoglie quella traccia e la lascia andare lontano, come un battito d’ali, un piccolo effetto farfalla capace di cambiare qualcosa. LE PIAZZE ITALIANE PER LA FLOTTILLA 2 Dopo il rientro e la nuova partenza delle imbarcazioni della Freedom Flotilla, la cosiddetta Flotilla 2 , nuovamente intercettata nelle scorse ore dalla Marina israeliana, le piazze italiane hanno risposto all’appello con una mobilitazione diffusa da Nord a Sud. Roma, Milano, Bologna e Napoli, insieme a decine di altre città, sono tornate in strada per affiancare simbolicamente l’ultima missione umanitaria diretta verso Gaza e per chiedere la fine del blocco israeliano che da oltre diciassette anni isola la Striscia. Convocato con lo slogan “L’8 ottobre tutti in piazza!” , le manifestazioni hanno visto la partecipazione di migliaia di persone: una risposta corale alla nuova emergenza e all’arresto dei 145 attivisti, tra cui dieci italiani, fermati dalle IDF dopo l’abbordaggio delle nove imbarcazioni cariche di aiuti umanitari, tra cui medicinali, dispositivi respiratori e generi alimentari destinati agli ospedali di Gaza. Le organizzazioni promotrici, tra cui Freedom Flotilla Coalition, Giovani Palestinesi Italia, Movimento Studenti Palestinesi in Italia e Unione Democratica Arabo-Palestinese, hanno denunciato l’ennesima violazione del diritto internazionale e l’aggressione a una missione civile che portava aiuti e solidarietà al popolo palestinese. Da qui l’appello alla mobilitazione, rilanciato in poche ore sui social e accolto da centinaia di realtà solidali in tutta Italia. DA ROMA A MILANO: “BLOCCHIAMO TUTTO ANCORA” A Roma, il corteo partito dal Colosseo ha attraversato via di San Gregorio, piazza di Porta Capena e viale Aventino fino a piazza Ostiense, dove circa tremila persone hanno chiesto “Stop al genocidio”. A Milano, da piazzale Lodi a piazza Leonardo Da Vinci, gli attivisti hanno sfilato dietro lo striscione “Milano lo sa da che parte stare” , gridando “Palestina libera, dal fiume fino al mare” . A Bologna, piazza Maggiore si è riempita nel tardo pomeriggio, con centinaia di bandiere e cartelli a sostegno della Flottiglia. Manifestazioni e presidi si sono tenuti anche a Torino, Firenze, Genova, Palermo, Bari, Parma, Salerno e in decine di altre città, in un fronte unitario che ha unito studenti, sindacati, collettivi e reti per la pace. « Siamo pronti a bloccare tutto ancora », hanno scandito gli attivisti al megafono, richiamando lo spirito dello sciopero del 22 settembre e delle giornate di mobilitazione del 3 e 4 ottobre, quando portuali, studenti e lavoratori avevano dato vita a un’azione nazionale per chiedere la fine dell’assedio a Gaza e la rottura delle complicità italiane. NAPOLI LO SA DA CHE PARTE STARE A Napoli, centinaia di persone hanno risposto all’appello della Rete per la Palestina, radunandosi in piazza Municipio, di fronte all’ingresso del Comune. Dietro lo striscione “Blocchiamo tutto”, il corteo ha percorso via Caracciolo e via Santa Lucia, passando a pochi metri dalla Regione Campania, fino a raggiungere piazza della Repubblica, dove è stato fermato da un cordone di polizia davanti al Consolato degli Stati Uniti. Non si sono registrati incidenti, ma la partecipazione ha paralizzato per ore la viabilità cittadina tra via Acton, via Chiatamone e il lungomare. I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi, intonato cori e mostrato cartelli con scritte come “La Palestina deve vivere” e “Napoli lo sa da che parte stare”. Il presidio, durato oltre tre ore, ha visto la presenza di numerosi sigle locali e attivisti indipendenti che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza alla popolazione di Gaza e agli equipaggi della Flotilla. La mobilitazione è scaturita dal nuovo appello diffuso sui social dalle reti solidali e dai movimenti per la Palestina, che in poche ore hanno riportato la gente in piazza dopo la notizia del possibile intervento della Marina israeliana contro la seconda missione umanitaria, con a bordo anche nove cittadini italiani. “Stanno bene, ma sono stati espulsi immediatamente”, ha dichiarato il ministero degli Esteri israeliano, mentre la Freedom Flotilla Coalition ha denunciato “un’azione piratesca, un blitz a luci spente”. SOLIDARIETÀ E ASCOLTO Le piazze italiane tornano così a unirsi in una protesta che non si spegne. Dal primo abbordaggio della Global Sumud Flotilla il 1° ottobre fino a questa nuova operazione militare, cresce la consapevolezza di un legame diretto tra la società civile e la lotta per la libertà del popolo palestinese. Ancora una volta, da Napoli a Milano, da Roma a Bologna, migliaia di persone hanno scelto di esserci, con la voce, i corpi e le bandiere, per dire che il silenzio non è più un’opzione.     Lucia Montanaro
“BLOCCHIAMO TUTTO”: CORTEI E BLOCCHI DOPO L’ASSALTO ISRAELIANO ALLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA. MOBILITAZIONE PERMANENTE IN TUTTA ITALIA
Dopo l’assalto israeliano alla Global Sumud Flotilla, iniziato la sera di mercoledì 1 ottobre 2025 a meno di 70 miglia da Gaza, in acque internazionali, è scattata una mobilitazione permanente che coinvolge diverse città italiane. Non solo Italia. La sera di mercoledì 1 ottobre ci sono state grosse manifestazioni anche a Berlino, Atene, Bruxelles, Parigi, Barcellona e Istanbul. Nel nostro Paese fin dagli istanti successivi all’assalto israeliano sono state organizzate decine di iniziative in piazza. A Napoli, Pisa, Milano, Torino, e Taranto, sono state bloccate le stazioni; a Genova e Livorno bloccati porti e autostrade; a Roma oltre 20.000 persone hanno manifestato a pochi passi dai palazzi del potere. A Brescia diverse centinaia di persone si sono radunate in piazza Paolo VI rilanciando due appuntamenti di lotta: giovedì 2 ottobre alle 18 per un corteo organizzato dal Coordinamento Palestina con partenza sempre da piazza Paolo VI; venerdì alle 9.30 in Piazza della Loggia all’interno dello sciopero generale. Inoltre, le università sono in stato di agitazione: sono state occupate a Roma, Napoli, Padova, Bologna, Genova, e, da questa mattina, anche a Milano, con la Statale. A Pisa, Lettere è stata occupata, e le proteste proseguono anche in atenei come quelli di Firenze e Bari. Le scuole superiori non sono da meno: a Torino, Bari e ora anche Bologna, studenti del Sabin e del Minghetti hanno preso parte a cortei diretti verso il Rettorato, che è stato occupato. A Milano, le scuole Bottoni, Vittorio Veneto, Maxwell, Pizzigoni e Puecher sono in agitazione con cortei interni, presidi e assemblee straordinarie. Nella mattinata di giovedì 2 ottobre, dalle scuola occupate di Bologna è partito un corteo studentesco che si è posto l’obiettivo di occupare la stazione dei treni. La polizia in assetto antisommossa ha caricato più volte. Radio Onda d’Urto ha raccolto racconti e corrispondenze da diverse città: * Da Napoli Davide, compagno del Laboratorio Insurgencia. Ascolta o scarica. * Da Pisa Carla, di Student per la Palestina.Ascolta o scarica. * Da Milano Giorgia, di Cambiare Rotta. Ascolta o scarica. * Da Brescia Giorgio Cremaschi, di Potere al popolo e del Coordinamento Palestina. Ascolta o scarica. * Da Livorno Simone, del Gruppo Autonomo Portuali. Ascolta o scarica. * Da Bologna uno studente del Collettivo Autonomo Studentesco.Ascolta o scarica.
Boicottaggio e diritti umani: a Napoli cresce il movimento BDS
NEL VENTENNALE DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE BDS CRESCE ANCHE A NAPOLI L’IMPEGNO PER I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE: NASCE UN NODO CITTADINO, SI RAFFORZA LA RETE SPLAI E SI PREPARA L’INCONTRO CON UNO DEI FONDATORI. Nel 2025 il movimento internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per i diritti del popolo palestinese) ha compiuto vent’anni. La sua nascita risale al 9 luglio 2005, quando sindacati, associazioni accademiche, chiese e movimenti di base in tutto il mondo lanciarono un appello: “La società civile palestinese chiama al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele fino a quando non rispetterà il Diritto Internazionale ei Principi Universali dei Diritti Umani” . Alla base dell’iniziativa c’è un principio semplice: i palestinesi hanno gli stessi diritti del resto dell’umanità. Ispirato al movimento anti-apartheid sudafricano, il BDS invita ad esercitare forme di pressione su Israele affinché rispetti il diritto internazionale. È un movimento globale che sostiene la parità di diritti per tutti e tutti e si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia e discriminazione etnica o religiosa. Importante anche il ruolo di diversi gruppi ebraici progressisti, mentre personalità come l’arcivescovo Desmond Tutu, Naomi Klein, Roger Waters, Angela Davis, Moni Ovadia, Ken Loach e Judith Butler hanno espresso aumentando il loro sostegno. Il focus resta il contrasto all’apartheid e al colonialismo d’insediamento israeliano: “Israele occupa e colonizza la terra palestinese, discrimina i cittadini palestinesi di Israele e nega ai profughi palestinesi il diritto di tornare alle loro case” , si legge sul sito ufficiale del movimento. Gli strumenti principali del BDS si articolano su tre direttrici. Il boicottaggio riguarda le istituzioni sportive, culturali e accademiche israeliane, oltre alle aziende coinvolte nelle violazioni dei diritti umani. Il disinvestimento chiede a banche, consigli locali, chiese, fondi pensione e università di ritirare i capitali da Israele e dalle imprese complici dell’apartheid. Le sanzioni , infine, sono rivolte ai governi, sostenendo pongano fine alla complicità con l’apartheid israeliano, vietino rapporti economici con gli insediamenti illegali, interrompano il commercio militare e sospendano accordi di rappresentanza internazionale. LA RETE SPLAI A NAPOLI A Napoli, campagne di boicottaggio legate al BDS sono attive da tempo. Tra queste spicca SPLAI – Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliano , che promuove una rete di spazi, reali e virtuali, dichiarati liberi da ogni forma di discriminazione e impegnati a non collaborare con sistemi di oppressione. Il primo ad aderire è stato il Caffè Arabo di Piazza Bellini, a cui si sono poi aggiunti numerosi luoghi noti della città: associazioni come il Centro Handala Ali e il Centro di Cucina Consapevole, esercizi commerciali come La Taverna a Santa Chiara, Magma Art, L’Orto va in città, e spazi politici come il Giardino Liberato, l’Ex Opg Je so’ pazzo , Casa del Popolo Civico 7 Liberato e il Mezzocannone Occupato. Oggi, le attività SPLAI in Italia sono oltre 500, testimonianza di una crescente sensibilità verso la crisi umanitaria e della consapevolezza che la solidarietà può trasformarsi in azione politica nei luoghi di vita, di lavoro e del tempo libero. ASSEMBLEE E NUOVO NODO CITTADINO Negli ultimi mesi l’attenzione si è intensificata, anche in seguito al caso legato alla Taverna a Santa Chiara, uno degli spazi SPLAI. Proprio da lì è maturata l’esigenza di un coordinamento cittadino. Il 17 giugno scorso oltre 80 persone si sono ritrovate in Largo Banchi Nuovi per una pubblica assemblea. L’esito dell’incontro è stato chiaro: costruire un nodo napoletano del BDS , capace di mettere in rete le diverse realtà già attive e di reagire in modo tempestivo contro il genocidio in corso a Gaza. Un secondo appuntamento si è svolto l’11 settembre presso l’Asilo Filangieri, bene comune cittadino. Anche qui la partecipazione è stata ampia e trasversale. Tra i temi emersi, il rafforzamento del boicottaggio accademico, la pressione sull’Autorità portuale per impedire il transito di imbarcazioni con materiale bellico (in collaborazione con il nodo BDS di Salerno) e la campagna internazionale “No room for genocide” , rivolta ai piccoli operatori del settore ricettivo. Quest’ultima campagna richiama gli obblighi sanciti dal diritto internazionale: gli Stati terzi devono interrompere ogni forma di complicità nella commissione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Ciò significa negare il passaggio e l’asilo ai responsabili e perseguirli per i loro crimini. Considerati i grandi flussi turistici che attraversano Napoli ei collegamenti diretti con Tel Aviv, la città può diventare un punto strategico per dare concretezza a questo impegno. L’ARRIVO DI OMAR BARGHOUTI Il prossimo appuntamento annunciato ha un valore particolare: l’arrivo a Napoli di Omar Barghouti , membro fondatore della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) e co-fondatore del movimento BDS. Barghouti sarà presente per una tappa di due giorni nell’ambito di un tour italiano. L’incontro è fissato per sabato 20 settembre alle 18:30 presso lo Zero81 – Laboratorio di Mutuo Soccorso, in Largo Banchi Nuovi . Sarà un’occasione per dialogare con uno dei principali ideatori del movimento, porre domande, proporre collaborazioni e costruire azioni comuni. La serata si concluderà con una cena sociale. UN INVITO APERTO L’appello alla cittadinanza resta aperto: chiunque condivida i valori ei principi fondanti del BDS è chiamato a partecipare. In ogni luogo, in ogni modo, dal basso. -------------------------------------------------------------------------------- FONTI * http://Cos’è il BDS – sito ufficiale BDS Italia * Elenco aderenti SPLAI – BDS Italia * http://L’Espresso – Archiviazione caso Taverna Santa Chiara Redazione Napoli