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Ex Ilva, la magistratura conferma lo stop: “la salute prevale sugli interessi industriali”
Niente da fare per Acciaierie d’Italia. La Corte di Appello di Milano ha infatti respinto la sua richiesta e confermato lo stop produttivo nell’ex Ilva di Taranto. L’area a caldo — cuore dell’attività siderurgica dello stabilimento — dovrà essere chiusa entro il 28 ottobre. I giudici hanno sottolineato il pluridecennale impatto negativo sul territorio, in termini ambientali e dunque sanitari, sostenendo che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute, non può che prevalere quest’ultimo». Per evitare il blocco, saranno necessari interventi di ammodernamento, come la rimozione dell’amianto presente e il taglio delle polveri sottili, che al momento appaiono improbabili visto lo stallo sulla cessione del sito. Nel frattempo i sindacati hanno chiesto al governo misure urgenti per tutelare le migliaia di posti di lavoro a rischio. «A seguito di questa decisione, riteniamo sia fondamentale che il governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi». Così FIM, FIOM e UILM in un comunicato congiunto. Martedì scorso, a margine di un confronto mediato dall’esecutivo, le aziende dell’indotto avevano deciso di sospendere le oltre 2500 lettere di licenziamento indirizzate ai propri lavoratori, subordinando però la decisione all’esito della sentenza meneghina. I sindacati chiedono ora un confronto immediato e permanente, per bloccare i licenziamenti e progettare insieme il futuro a Taranto. Al momento, da Palazzo Chigi non arrivano risposte confortanti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: «lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire». La leader di Fratelli d’Italia ha poi definito la vertenza dell’ex Ilva «uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore». Il rigetto della richiesta di sospensiva conferma la strada tracciata dalla magistratura negli ultimi mesi. Già il Tribunale di Milano aveva subordinato l’attività produttiva nello stabilimento di Taranto a seri interventi di messa in sicurezza, trovando d’accordo la Corte d’Appello meneghina. Acciaierie d’Italia è però sotto commissariamento e il governo è alla ricerca di un acquirente a cui scaricare il costo dell’ammodernamento. Un’impresa quasi impossibile, che ha portato l’esecutivo a non escludere in via definitiva l’idea della partecipazione pubblica. Ma al momento è una pista fredda, nonostante l’urgenza e le potenzialità del sito, che attende un rilancio ambientalmente sostenibile per poter superare l’atavico ricatto tra inquinamento e lavoro. Nel motivare le sentenze, i giudici hanno sottolineato come la presenza dell’Ilva sia da anni legata al «rischio di pregiudizio del diritto alla salute», nonché al «diritto al clima». È stato puntualizzato come l’amianto risulti «l’unica causa nota che provoca il tumore maligno alla pleura (mesotelioma da asbesto), che si presenta in misura quattro volte superiore, rispetto all’atteso, nella popolazione di Taranto e Statte». «Nelle aree a rischio — scrivono i giudici — si sono verificate eccessi di mortalità e spedalizzazione in percentuale significativamente maggiore rispetto ad altre zone più lontane dallo stabilimento». The post Ex Ilva, la magistratura conferma lo stop: “la salute prevale sugli interessi industriali” appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 11, 2026
L'INDIPENDENTE
la Valle del Sacco tra produzione bellica, inquinamento ambientale e resistenza
il 13 agosto esplode a Colleferro una parte dello stabilimento dell’ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della KNDS Ammo Italy. Un’azienda specializzata nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro. Ma questa esplosione è solo uno degli aspetti che preoccupa la cittadinanza del territorio. Disarmiamoli e Rete per la Tutela della Valle del Sacco sono alcune delle realtà che denunciano l’espansione della produzione bellica sul territorio così come l’aggravarsi dell’inquinamento di questa zona, già dichiarata Sito di Interesse Nazionale (bacino del fiume Sacco). Si aggiunge la recente e preoccupante notizia della possibile costruzione di un data center. Ne parliamo con Roberto, compagno di Disarmiamoli, che ci racconta di questo territorio e delle partecipate assemblee pubbliche di questo ultimo mese. Un’esperienza politica e una testimonianza importante che ci racconta di come la lotta contro la guerra si intrecci con la lotta a difesa del territorio. Per maggiori informazioni e aggiornamenti: https://www.instagram.com/disarmiamoli.valledelsacco https://www.facebook.com/p/Disarmiamoli-Valle-del-Sacco-61576154503815 https://retuvasa.org
September 10, 2026
Radio Blackout - Info
Dal primo ottobre, nella pianura padana, diventeranno illegali migliaia di auto Euro 5
Dopo rinvii e polemiche, le limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 diventano realtà. Almeno in Lombardia, dove l’amministrazione regionale ha confermato, a partire dal primo ottobre, il blocco nei giorni feriali per i Comuni con una popolazione superiore ai 100mila abitanti. Sarà dunque coinvolta buona parte delle oltre 480mila auto diesel Euro 5 circolanti nella regione. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’inquinamento nella pianura padana, una delle aree più critiche d’Europa, intervenendo però con una misura parziale. Le auto diesel contribuiscono notevolmente alla produzione di ossidi di azoto (NOx) — un inquinante meno pericoloso del particolato, su cui il traffico stradale ha un impatto marginale, a differenza del riscaldamento degli edifici e degli  allevamenti intensivi. Le altre regioni del bacino padano — Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte — stanno cercando di scongiurare l’ipotesi del blocco ai veicoli, puntando su misure alternative, cioè di compensazione delle emissioni. Così da coniugare tutela ambientale ed esigenze dei cittadini, evitando di scaricare su questi ultimi il peso dell’intervento pubblico. «È inaccettabile impedire a tanti veneti di recarsi al lavoro o accompagnare i figli a scuola solo perché non possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova», ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. Il blocco lombardo varrà dal lunedì al venerdì, tra le 7:30 e le 19:30. I cittadini possessori di autovetture diesel Euro 5, immatricolate cioè tra il 2011 e il 2015, non potranno circolare nei grandi centri urbani, come Milano, Brescia o Bergamo. Dal 1° ottobre 2027, il divieto sarà esteso anche ai mezzi pesanti progettati per il trasporto di persone o merci, rientranti nelle categorie M2, N1 e N2. Tra due anni, invece, il blocco sarà esteso a tutte le altre categorie di veicoli. Il paradosso è che, dopo aver incentivato i cittadini ad acquistare vetture diesel Euro 5 negli anni scorsi, lo Stato italiano vuole oggi tenerli fuori dalle città. Inoltre, la misura anti-inquinamento risulta parziale, intervenendo sugli ossidi di azoto ma tralasciando inquinanti come PM10 e PM2,5, ritenuti più pericolosi dalle autorità sanitarie. Le fonti dominanti del particolato sono il riscaldamento degli edifici, l’industria e l’agricoltura. Una ricerca pubblicata nel 2024 da Greenpeace e ISPRA ha confermato che in Lombardia più del 54% delle polveri sottili viene prodotto da riscaldamento domestico e allevamenti intensivi. «L’ambiente in cui viviamo va difeso con forza, ma anche con ragionevolezza, e i costi della transizione ecologica non possono essere a carico delle famiglie e dei lavoratori. Per questo abbiamo studiato una serie di soluzioni alternative che consentano di scongiurare il blocco dei veicoli diesel Euro 5, pur tutelando la qualità dell’aria che respiriamo», ha dichiarato Alberto Stefani. Il Veneto sta lavorando a limitazioni eccezionali e alla pubblicazione di un bando per la trasformazione dual-fuel dei veicoli diesel Euro 5. In Emilia-Romagna, al momento, regna l’incertezza. Sul tavolo sono in valutazione misure alternative ma in caso di mancata approvazione anche qui scatterà il divieto dal primo ottobre. Chi si è mosso in anticipo è il Piemonte, che in estate ha messo a punto un piano di riduzione delle emissioni equivalente a quella che si otterrebbe col blocco dei motori diesel, introducendo ad esempio degli incentivi all’utilizzo di biocarburanti. Mancano comunque gli interventi strutturali sui settori più inquinanti, in una delle aree — la pianura padana — più critiche d’Europa. Soltanto nei primi tre mesi del 2026, il particolato PM10 ha già oltrepassato in numerose città il tetto di 18 giorni di superamento annui stabilito dalla direttiva UE 2024/2881. A Milano, nella stazione MI-Marche, si contano 48 giorni con valori superiori a 45 µg/m³, quasi tre volte il limite consentito. Verona e Modena seguono a ruota con 43 e 40 giorni. Ancor più grave la situazione per il PM2,5, l’inquinante più pericoloso perché penetra in profondità nell’apparato respiratorio: Padova, Milano, Torino, Modena, Parma, Brescia, Verona, Vicenza e Bologna hanno già superato i 30 giorni con concentrazioni sopra i 25 µg/m³, mentre il limite annuo europeo è di soli 18 giorni. Il rapporto Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), ha confermato come l’Italia sia il Paese europeo con il più alto numero assoluto di morti attribuibili all’inquinamento atmosferico da polveri sottili PM2,5. Con 43.083 decessi stimati, il nostro Paese distanzia nettamente tutti gli altri Stati europei. Il superamento dei limiti di particolato e degli ossidi di azoto in pianura padana ha fatto scattare, per l’Italia, una procedura d’infrazione in sede europea. Con la legge n. 155/2023, il governo Meloni ha provato a intervenire introducendo «misure urgenti in materia di pianificazione della qualità dell’aria e limitazioni della circolazione stradale». Veniva previsto, entro il 1° ottobre 2025, il blocco dei veicoli diesel Euro 5, per tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 30mila abitanti. Poi, su pressione della Lega, la maggioranza è tornata parzialmente sui propri passi, varando il decreto-legge n. 73/2025. La misura, oltre a prorogare di un anno l’entrata in vigore del divieto, ne ha modificato l’impianto, alzando la soglia demografica di riferimento da 30mila a 100mila abitanti e soprattutto lasciando alle Regioni una maggiore autonomia in termini di misure compensative equivalenti. A mancare sono i vincoli a misure strutturali in grado di affrontare il fenomeno nella sua interezza. The post Dal primo ottobre, nella pianura padana, diventeranno illegali migliaia di auto Euro 5 appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 10, 2026
L'INDIPENDENTE
Un sistema di pietre, sabbia e legno sta ripulendo un fiume inquinato in Sudafrica
A Franschhoek, in Sudafrica, i ricercatori dell’Università di Città del Capo stanno sperimentando un sistema naturale che filtra l’acqua del fiume Stiebeuel attraverso pietre, sabbia, biochar, piante e microrganismi. Nel giro di circa cinque giorni, una parte dei contaminanti viene rimossa e l’acqua raggiunge una qualità sufficiente per irrigare gli orti, senza ricorrere alla normale disinfezione chimica. Il progetto è stato sviluppato al Water Hub, un centro di ricerca nato nel 2018 negli spazi di un vecchio impianto di trattamento delle acque reflue, a valle di Langrug, vicino a Franschhoek.... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Un sistema di pietre, sabbia e legno sta ripulendo un fiume inquinato in Sudafrica appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 10, 2026
L'INDIPENDENTE
UNICEF: quasi la metà dei bambini del mondo è esposta ad almeno tre pericoli climatici concomitanti
Il Rapporto sui rischi climatici per l’infanzia 2026 pubblicato oggi mostra che i rischi minacciano salute, istruzione e sopravvivenza di 1,1 miliardi di bambini, quasi ogni bambino nel mondo è esposto ad almeno un pericolo climatico, oltre 4 milioni a fino a sei pericoli sovrapposti e in Italia oltre 6 milioni sono esposti a ondate di calore prolungate e alla siccità e il 91,98% è esposto all’inquinamento atmosferico (PM. 2.5). Il rapporto utilizza i dati disponibili più recenti per mappare l’esposizione dei bambini alle otto minacce climatiche più frequenti, tra cui inondazioni costiere, siccità, calore estremo, incendi, ondate di calore, inondazioni fluviali, tempeste di sabbia e polvere e tempeste tropicali. Per la prima volta, il rapporto rivela esattamente dove – e con quale intensità – le minacce climatiche multiple e sovrapposte stanno colpendo i bambini e i servizi sociali essenziali da cui dipendono, e come i governi possono intraprendere azioni concrete per rispondere. La siccità, il caldo estremo e le ondate di calore sono la combinazione più diffusa di pericoli climatici, con oltre 296 milioni di bambini che vivono in aree esposte a tutte e tre le condizioni, secondo i risultati. La seconda combinazione più comune – siccità, caldo estremo e tempeste tropicali – espone oltre 115 milioni di bambini in tutto il mondo a queste minacce sovrapposte. I paesi ad alto reddito non sono immuni da shock climatici concomitanti. In Italia, ad esempio, i dati mostrano che oltre 6 milioni di bambini sono esposti a ondate di calore prolungate e alla siccità. Tuttavia, il paese dimostra come gli investimenti nell’adattamento ai cambiamenti climatici possano mitigare alcuni dei rischi che i bambini devono affrontare, sottolineando al contempo la necessità di ulteriori interventi man mano che la crisi climatica si intensifica. Nella regione africana del Sahel, una delle più colpite, oltre 4 milioni di bambini affrontano la triplice minaccia di ondate di calore, caldo estremo e tempeste di sabbia e polvere, mentre in paesi dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Myanmar e Pakistan, i bambini sono esposti a più pericoli climatici contemporaneamente e con un’intensità maggiore rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. «La vite dei bambini continuano a essere sconvolte dall’impatto di ondate di calore, incendi boschivi, siccità e inondazioni – ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF – La metà dei bambini del mondo vive oggi con almeno tre minacce climatiche sovrapposte che influenzano la loro vita quotidiana». Oltre agli otto pericoli climatici più frequenti, il rapporto analizza l’esposizione dei bambini all’inquinamento atmosferico e alla malaria, due rischi altamente sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici. I dati mostrano che l’inquinamento atmosferico – a cui in Italia è esposto il 91,98% dei bambini – colpisce quasi tutti i bambini a livello globale, mentre 1 miliardo di bambini è esposto alla malaria, aggiungendo un ulteriore livello di pericolo per i bambini che già affrontano molteplici pericoli climatici. Il rapporto presenta inoltreun quadro di riferimento per analizzare i diversi tipi di rischi che i bambini devono affrontare, in base alla loro esposizione agli shock climatici e alla loro vulnerabilità, determinata dall’accesso a servizi sociali essenziali quali l’assistenza sanitaria, l’acqua potabile, l’istruzione e altro ancora. L’approccio può essere applicato in diversi modi, dall’analisi dei rischi legati a pericoli climatici singoli o multipli all’esame dei rischi trasversali ai vari settori, mettendo in luce le minacce che i bambini devono affrontare in contesti diversi. Ad esempio, se si considerano congiuntamente i molteplici rischi e le vulnerabilità, i bambini dei paesi senza sbocco sul mare e fragili come la Repubblica Centrafricana o il Ciad devono affrontare rischi climatici che si sovrappongono, non avendo allo stesso tempo accesso ai servizi di base, il che rende molto più difficile per loro far fronte alla situazione e riprendersi. Nel rapporto si osserva inoltre che tutti i bambini dei 24 piccoli Stati insulari in via di sviluppo, da Haiti a Vanuatu, sono esposti a tempeste tropicali, che possono mettere in ginocchio intere isole in un colpo solo e sovraccaricare i servizi essenziali. Senza sforzi urgenti per ridurre le emissioni di gas serra, i rischi climatici diventeranno più frequenti e gravi, mettendo a dura prova i bilanci e i sistemi governativi e minacciando il benessere dei bambini, avverte il rapporto. Per proteggere i diritti dei bambini dalle minacce climatiche e adattarsi ai crescenti cambiamenti ambientali, l’UNICEF invita i governi, le imprese e gli attori coinvolti a: * Ridurre le emissioni e intraprendere azioni ambiziose per adempiere agli impegni internazionali esistenti, sulla base delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, compresa l’eliminazione graduale e urgente dei combustibili fossili e una transizione equa verso le energie rinnovabili. * Proteggere i bambini attraverso misure inclusive di adattamento ai cambiamenti climatici, di riduzione del rischio di catastrofi e di risposta a perdite e danni che diano priorità alla resilienza dei servizi sociali, garantendo che i bambini e i servizi essenziali per loro siano inclusi nei piani nazionali di adattamento e nelle strategie settoriali, nella governance del rischio di catastrofi, nonché nei piani di preparazione e risposta. Ciò include, ad esempio, lo sviluppo di strutture scolastiche sicure ed ecologiche e di strutture sanitarie resilienti al clima, la garanzia della sicurezza alimentare dei bambini, l’efficacia dei sistemi di allerta precoce multirischio per i bambini e la loro accessibilità ai servizi da cui dipendono, nonché il rafforzamento dell’efficienza dei servizi idrici e igienico-sanitari e dei sistemi di protezione sociale in grado di rispondere agli shock. * Consentire ai bambini e ai giovani di partecipare in modo significativo all’azione per il clima investendo nell’istruzione, nelle conoscenze e nelle competenze in materia di clima e rafforzando la capacità dei decisori e degli esperti di rispettare i diritti dei bambini di essere ascoltati, la libertà di espressione e la partecipazione alle decisioni che incidono sulle loro vite. «Questa analisi può aiutare i governi e i responsabili politici a pianificare meglio e a investire in modo più efficace in servizi resilienti – ha concluso Russell – Quando rafforziamo i sistemi sanitari e scolastici e miglioriamo le infrastrutture tenendo conto dei bambini, li proteggiamo dalle minacce climatiche odierne e contribuiamo a garantire il loro futuro». Children’s Climate Risk Report (2026) – https://data.unicef.org/resources/childrens-climate-risk-report-2026/ UNICEF
June 16, 2026
Pressenza
Giornalismo, resistenza e memoria in Guatemala
Nel 2017 il lago Izabal, il più importante bacino idrico del Paese, inizia a tingersi di rosso. La comunità Maya Q’eqchi’, composta principalmente da pescatori, denuncia lo sversamento di nichel alle autorità che però cercano di insabbiarlo. Il giornalista Carlos Choc Chub fa il suo mestiere, scatta foto delle proteste e documenta l’assassinio di un manifestante: da allora è bersaglio
January 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Tutti i nodi irrisolti del nuovo aeroporto di Firenze: rumore, inquinamento, rischio idraulico e overtourism
Ultimo tassello della lunga e controversa vicenda dell’ampliamento dell’aeroporto di Peretola è la Valutazione dell’Impatto Acustico della nuova pista sulle frazioni più esposte affidato dal commissario straordinario del Comune di Prato, Claudio Sammartino, a uno studio specializzato in acustica ambientale. … Leggi tutto L'articolo Tutti i nodi irrisolti del nuovo aeroporto di Firenze: rumore, inquinamento, rischio idraulico e overtourism sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.