La destra all’attacco del V Municipio di Roma
Mi alzo presto questa mattina, vado a fare colazione al bar, in via di
Torpignattara c’è chi non è mai andato a dormire dalla notte precedente, chi ha
bevuto troppo, chi vive per strada, ci sono le strade sporche, immondizia e pure
un topo morto in un’aiuola.
Al bar la discussione tra le colleghe al bancone è sulla condizione della
stazione Malatesta di notte, il senso di insicurezza, la paura di essere una
donna da sola al buio la sera o la mattina molto presto.
E dal senso di insicurezza, si passa al degrado per concludere con il problema
dell’immigrazione, causa di tutti i mali. Anche se due su tre delle bariste sono
di origine migrante, in effetti sono arrivate con il bus, spiegano alla terza. E
così si rimodula la conversazione, il problema sono gli uomini neri e arabi (non
bianchi, quelli no, sono bravissimi a nascondere la violenza dentro casa e sotto
le coperte), il razzismo è salvo, e mette d’accordo le tre lavoratrici. E
avrebbe trovato l’accordo della destra ed estrema destra europea che utilizza le
donne come ancelle del peggior razzismo e dell’odio islamofobico.
> Nessun commento sul salario od sugli orari di lavoro, nonostante il commercio
> abbia tra le peggiori condizioni lavorative, come la ristorazione e
> all’edilizia. E forse non sarà un caso che due su tre delle lavoratrici erano
> di origine migrante.
Mangio il mio cornetto, e mi sale già la rabbia, e mi prendo pure una pizzetta
rossa per la mia seconda colazione. Poi dici che c’ho l’acidità. Cammino verso
la Casilina, e guardo le rotaie vuote del trenino, tra le pietre dei binari si
incastrano bottiglie di plastica, e sulle panchine dove prima aspettavamo il
trenino giallo, ora dorme una persona senza casa e con problemi di dipendenze.
Ora posso decidere se aspettare il 105, sempre pieno anche alle 6 del mattino,
il 409 o l’inutile navetta che porta alla metro C, dove nelle banchine senza
segnale telefonico puoi attendere il treno fino a venti minuti, manco fosse un
regionale. Insomma il trenino giallo faceva schifo, era sporco, inaccessibile e
lento, ma ci ritroviamo a rimpiangere pure quello. Rimangono le rotaie vuote e
la promessa di un tram, di cui non esiste nemmeno un calendario lavori.
Ecco come sta il quadrante est. A Torpignattara siamo esattamente a metà tra
gentrification e turistificazione, che alzano i prezzi e svuotano i quartieri, e
il completo abbandono delle aree periferiche, dove si lascia che intere aree
dismesse diventino i luoghi di nessuno, le case di edilizia pubblica cascano a
pezzi, si aspetta l’autobus ben più di mezz’ora, o si fanno file chilometriche
in auto.
E soprattutto le strade sono invase dal crack. Sotto casa mia, davanti a una
scritta “remigrazione”, ci sono due ragazzi con una pipetta, e qualche giorno fa
ne ho visti altri due che fumavano in pieno giorno sulle panchine. I pezzi di
verde abbandonati diventano rifugio per gli ultimi degli ultimi, in fuga anche
da se stessi. Forse loro avevano la pelle nera o marrone, ma ne ho conosciuti
tanti di amici e di amiche di pelle bianca, anzi bianchissima, che si sono persi
in appartamenti sulla Casilina per giorni, a volte settimane, qualcuno ci ha
perso la vita.
> La situazione è rovente. E i sassi delle rotaie abbandonate sembrano tizzoni
> ardenti. La destra e l’estrema destra hanno deciso di soffiare e far bruciare
> l’intero municipio. La strategia è semplice: attaccare chi è più in basso di
> te, chi non può difendersi, chi non ha i mezzi per prendere parola.
E allora il problema sono le persone tossicodipendenti, non le narcomafie che
mettono le bombe. Il problema sono le persone migranti che lavorano sfruttate
per 3-5 euro l’ora sotto il ricatto del permesso di soggiorno, non chi affitta
in nero dei tuguri o fa lavorare senza rispettare i contratti. Il problema sono
i poveri, non la povertà e lo sfruttamento. Che poi il lavoro in nero, lo
sfruttamento, gli affitti troppo alti sono un problema comune a chiunque vive in
questo quadrante.
Eppure sono riusciti a dividerci con tagli netti seguendo la linea del colore,
perché per noi persone bianche rispecchiarci nelle persone bengalesi, arabe o
nere ci fa troppo paura. Ci ricorda che alla fine anche la nostra condizione di
classe media, più o meno benestante, si sta sgretolando sotto i nostri piedi. E
rischiamo di caderci anche noi in quella povertà, un po’ come rischiamo di
cadere nelle buche dei nostri marciapiedi, attorno alle quali viene messo del
nastro bianco e rosso per segnalarle, ma nessuno le ripara mai. Attenzione:
pericolo povertà.
Invece di dirci poveri, di nuovo poveri, come le nostre nonne o bisnonne,
emigrate nelle Americhe, preferiamo continuare a tappare le buche. Senza
contratti, senza lavoro, in naspi, senza diritti, senza giornate di riposo e con
i salari più bassi d’Europa, con la benzina a 2,20 €, con le scuole dove piove
dentro, senza riuscire a prenotare delle visite mediche, preferiamo scegliere la
via più semplice.
E allora lo vedi che a Torpignattara aprono solo negozi gestiti da persone
migranti che vendono cianfrusaglie e cibi che io non mangio? E allora lo vedi
che il quartiere è sempre più sporco? E chi è che sporca? Lo vedi che fanno il
mercatino la sera? Cercano nell’immondizia e poi la lasciano fuori dal
cassonetto? A breve credo che uscirà una teoria del complotto sul trenino, lo
sapete chi è stato, no ma chi è stato veramente? E se invece ci chiedessimo: se
il trenino fosse passato a Collina Fleming sarebbe andata a finire allo stesso
modo?
> Ora è stata indetta una nuova fiaccolata da un comitato dietro il quale
> probabilmente si cela Fratelli d’Italia. Infatti alla piazza di domenica
> scorsa, che non è riuscita a partire, dal megafono hanno parlato quasi
> esclusivamente eletti nelle liste della destra del V municipio.
Tra le tante, direi tantissime, persone di sinistra che abitano questi quartieri
sento spesso dire che “la sinistra ha smesso di parlare alle periferie”. E in un
certo senso hanno ragione, ma sarebbe più corretto dire che “il centro-sinistra,
il PD o tutti quei partiti che hanno aperto la strada alle politiche
neoliberali” hanno smesso di vivere e parlare con le periferie. Ma qui, in
queste strade, esiste un variegato mondo di associazioni, comitati, centri
sociali, gruppi informali, che spesso non vanno nemmeno d’accordo, che questi
quartieri li hanno abitati, costruiti e curati.
Doposcuola autogestiti, centri estivi a prezzi popolari, sport accessibili,
corsi di italiano L2, cori di musica popolare, festival del cinema
multiculturale, librerie dove scegli tu il prezzo dei libri, gruppi che
puliscono le aree verdi, gruppi di acquisto solidale, volontariato che
distribuisce pacchi alimentari, eventi culturali, festival musicali… Tutto
questo esiste solo grazie al contributo volontario di decine, centinaia di
persone che a Torpignattara, come in tutto il quadrante est, hanno costruito
un’alternativa contro l’abbandono istituzionale, la povertà e lo sfruttamento.
Qui le scuole hanno lottato per diventare presidi multietnici e antirazzisti,
costruendo solidarietà tra genitori, insegnanti e studenti contro la
discriminazione e la ghettizzazione. Qui ci sono presidi dei diritti umani come
la palestra popolare di Quarticciolo. E luoghi fondativi per il punk, l’hip-hop
e la musica techno come il Forte Prenestino. E potremmo andare avanti, perché ci
sono davvero tanti esempi.
Questa incredibile rete, che non si parla, e spesso non si capisce, è stata ciò
che ha permesso alle persone di sostenere la vita in questi quartieri, e ha
bloccato i discorsi faciloni della destra ed estrema destra, che qui è sempre
stata presente.
> Ma ora con affitti alle stelle, sfratti, carovita, povertà, spaccio,
> dipendenze, l’odio contro “l’altro” riesce a trovare nuovo spazio. L’abbandono
> e la povertà sono pronti a bruciare nelle fiaccolate dei comitati
> anti-degrado, per trasformarsi velocemente in ronde anti-immigrato. Pompate da
> influencer pagati con i soldi delle lobby trumpiane.
Dopo quattro anni di governo Meloni, e non so nemmeno quanti decreti sicurezza,
la destra si prepara all’ennesima campagna elettorale sulla sicurezza. Proprio
perché le loro stesse politiche non servono a nulla. Anzi costruiscono e
alimentano insicurezza, povertà, discriminazione e sfruttamento.
Nel frattempo grazie a istituzioni locali assolutamente manchevoli, stiamo
ancora aspettando nuove corse del 105, per poi rimanere imbottigliate nel
traffico della Casilina, e arrivare in ritardo al nostro lavoro sottopagato.
Forse è proprio arrivato il momento di uscire da questa poliedrica e stancante
frammentazione della sinistra non istituzionale. Bisogna rivendicare molto di
più da queste istituzioni locali di centro-sinistra e allo stesso tempo
distruggere la campagna d’odio montata dalla destra.
Io a Torpignattara ci abito, in V municipio ci insegno, non ho intenzione di
stare a guardare comitati e ronde che distruggono reti di solidarietà costruite
in decenni di lavoro. E non ho intenzione di permettere che un municipio
multietnico e multilinguistico sia portato a farsi la guerra, dopo anni di vita
in comune, portata avanti con tutte le sue difficoltà. Non posso accettare che
paladini autonominati sfilino in queste vie per aizzare odio e paura.
In queste strade c’è molto di più, tanti progetti per quartieri migliori, molta
rabbia per l’abbandono in cui ci costringono a vivere, e molta più voglia di
vivere insieme, è ora che tutto questo si riprenda le strade.
Immagine di copertina di Indeciso42 da wikimedia
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