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Circa il 70% di chi lavora nel turismo resta sotto la soglia di povertà
Il 50% delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nei settori del terziario, del turismo e dei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. È quanto emerge dal Focus sul lavoro povero commissionato da Filcams–CGIL, anticipazione di un Report sull’occupazione di prossima pubblicazione. “Dietro la percentuale, si legge nel focus, ci sono storie come quella di Ibrahim, che lavora di notte in un magazzino con un contratto legato a un appalto al massimo ribasso e con il permesso di soggiorno legato a quello stesso contratto, o di Simona, che dopo una vita passata a pulire le corsie di un grande ospedale teme che la pensione non basterà a coprire le spese mensili”. Nel turismo la situazione si fa ancora più drammatica: circa il 70% di chi lavora nel settore resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole sale oltre l’80%, quattro lavoratori su cinque. Seguono i servizi, dove pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%. “Il part-time involontario, ha sottolineato Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL, è ormai una condizione strutturale, che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante”. La geografia del dato conferma poi un Paese diviso: nel Mezzogiorno l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60% e, nel campione più ampio, coinvolge quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest, che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi, dove le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75% contro il 37,25% degli uomini. “Sono i settori del lavoro di cura esternalizzato, del part time involontario, degli appalti al ribasso, delle notti e dei fine settimana, sottolinea la Filcams, a concentrare in modo sproporzionato l’occupazione femminile, come accade ad Anna, cassiera con un contratto part time a venti ore, che non riesce a programmare nemmeno una visita medica perché i turni cambiano di settimana in settimana”. E Fabrizio Russo aggiunge: “Siamo davanti a una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali adeguati al costo della vita. Cgil Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo. Purtroppo, assistiamo sempre più spesso all’assenza della politica: il Parlamento non discute più di lavoro e salari, la successione di decreti-legge ha ormai azzerato il confronto democratico e sta cercando di condizionare in peggio anche la contrattazione”. Nello specifico del settore del Turismo, la maggiore diffusione di rapporti di lavoro di breve durata si associa a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, come si diceva, a una più elevata incidenza del lavoro povero. E i valori sono particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali; sul piano territoriale, i valori risultano elevati in tutto il Paese, attestandosi intorno al 66% nel Nord (66,10% Nord-Ovest; 66,44% Nord-Est), al 69,39% nel Centro e raggiungendo l’81,14% nel Sud e nelle Isole. Nel settore del Commercio, invece, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%. Si confermano un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori pari al 22,39% nel Nord-Ovest, al 25,48% nel Nord-Est, al 31,29% nel Centro e fino a toccare il 48,52% nel Sud e nelle Isole. Per quanto attiene ai Servizi, l’incidenza del lavoro povero è del 52,60% (42,06% uomini; 57,99% donne), con un divario di genere pari a 15,93 punti percentuali; a livello territoriale, i valori risultano di poco inferiori al 50% nel Nord (49,65% nel Nord-Ovest; 48,91% nel Nord-Est), superano tale soglia nel Centro (52,66%) e raggiungono i livelli più elevati nel Sud e nelle Isole (58,90%). Qui il Rapporto: https://magazine.ce-mu.it/download/focus_sul_lavoro_povero.pdf.   Giovanni Caprio
June 24, 2026
Pressenza
RAPPORTO CARITAS: SEMPRE PIÙ POVERI IN ITALIA, +48% IN DIECI ANNI. NETTO AUMENTO AL NORD, IN PARTICOLARE LE FAMIGLIE CON MINORI
È una fotografia drammatica quella che emerge dall’indagine sulla povertà realizzata dalla Caritas: nell’Italia del 2025 esplode la povertà strutturale. Il disagio economico nel nostro Paese ha smesso di essere un fenomeno passeggero o emergenziale per trasformarsi in una vera e propria crisi di lungo periodo. Nel corso del 2025, la rete allestita da Caritas ha supportato ben 282.539 persone, un dato che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari. Si tratta del valore più elevato mai registrato, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Dall’ultimo decennio (2015-2025) c’è un balzo complessivo del 48% degli assistiti. La crescita viene trainata soprattutto dal Nord Italia, che ha fatto registrare un’impennata record del 61,8% . I più colpiti sono famiglie con minori, anziani, persone sole. Le famiglie con minori rappresentano il 52% del totale degli assistiti (circa 147mila nuclei). Gli over 65 costituiscono oggi il 15,4% degli assistiti; dieci anni fa erano la metà (7,7%). Poi le persone sole: quasi un assistito su tre vive in solitudine. Uno dei dati più drammatici e significativi del report riguarda la figura del lavoratore povero: il 24% di coloro che si rivolgono alla Caritas dichiara di avere un’occupazione. In dieci anni, l’incidenza dei lavoratori che chiedono aiuto è quasi raddoppiata, passando dal 13,3% del 2015 al 24% attuale. La casa è diventata un fattore di vulnerabilità primaria. Il 34,9% degli assistiti colpito da disagio abitativo, in crescita rispetto al 33% del 2024. Il Rapporto si sofferma poi su ciò che viene definito “la multidimensionalità del bisogno”. La povertà economica (che interessa il 78,1% degli utenti) si trascina dietro una serie di fragilità concatenate: il 55,6% delle persone supportate soffre di almeno due ambiti di bisogno, come casa e salute, mentre il 30,6% ne cumula tre o più. Federica Di Lauso, sociologa, e curatrice del rapporto della Caritas. Ascolta o scarica
June 19, 2026
Radio Onda d`Urto
La gabbia della povertà stringe anche chi ha un lavoro
I dati sulla povertà raccolti sul campo sono più precisi, e drammatici, di quelli ufficiali. Sulla povertà in Italia il Rapporto della Caritas diffuso ieri disegna meglio di ogni statistica l’allargamento del perimetro di chi è precipitato nella povertà, anche avendo un lavoro. Nel 2025 i centri di ascolto della […] L'articolo La gabbia della povertà stringe anche chi ha un lavoro su Contropiano.
June 17, 2026
Contropiano
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     di Bruno Lai Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per
Per tenere povero il lavoro servono AI e “concertazione”
Brunetta e Tiraboschi invitano ad una nuova stagione di “concertazione” per le piattaforme IA (rider, lavoro povero, lavoro marginalizzato, appalti e subappalti) dove si dovrebbe stabilire una “contrattazione” ed una “rappresentavità” che rimanda alla “stagione di Ciampi” e dove, in nome della lotta ai “contratti pirata” verrebbero esclusi sindacati conflittuali, […] L'articolo Per tenere povero il lavoro servono AI e “concertazione” su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
Dati Inps: gli operai, sottopagati, rimangono la spina dorsale del paese
Il 18 novembre l’Inps ha pubblicato l’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato – non agricolo, esclusi i lavoratori domestici – con i dati aggiornati allo scorso anno. Si tratta di un’analisi che ha censito la situazione di 17,7 milioni di lavoratori (in leggero aumento rispetto al 2023), tra i […] L'articolo Dati Inps: gli operai, sottopagati, rimangono la spina dorsale del paese su Contropiano.
November 22, 2025
Contropiano
Sud, giovani e ipocrisia: le prediche di Sbarra e de Il Mattino insultano chi è stato costretto a fuggire
Rilanciamo una considerazione politica, di Ciro Crescentini, direttore de il Desk, circa la mistificante narrazione ad opera del quotidiano Il Mattino di Napoli a proposito di un ‘virtuoso ciclo di sviluppo economico e sociale’ che sarebbe in atto nel Meridione d’Italia. *** Mentre il Paese si prende una pausa, dalle […] L'articolo Sud, giovani e ipocrisia: le prediche di Sbarra e de Il Mattino insultano chi è stato costretto a fuggire su Contropiano.
August 22, 2025
Contropiano