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Guerra sia all’aristocrazia
Andare oltre le identità auto riferite e collaborare a orizzonti comuni non è più solo una tra le strategie praticabili, è l'unica possibilità di influire sulla realtà. Stante che ognuna possa definirsi come più gli piace, risulta ridicolo oltre che dannoso identificarsi per opposizione alle altre mille facce dell'ecosistema o semplicemente contro un nemico comune. Nel prossimo futuro quelle organizzazioni che si chiudono verso l'interno, attente solo a testimoniare la propria alterità e purezza potranno forse sopravvivere, ma non potranno far parte del lavoro ecosistemico di costruzione della società futura. Rimarranno nella loro nicchia asfittica, beandosi nella malinconia, continuando i propri riti fino alla completa estinzione. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Le polizie del governo neofascista fra brutalità, “gioco del disordine” e divisione fra “sovversivi” e pacifici grazie all’assist del sindaco PD – di Turi Palidda
Per cercare di capire al meglio i fatti del 31 gennaio scorso a Torino è innanzitutto indispensabile osservare che il governo Meloni e il suo ministro dell’interno hanno agito lo sgombero brutale della sede dell’Askatasuna grazie all’assist del sindaco Lo Russo che ha scelto di assecondare l’obiettivo della criminalizzazione di questo centro sociale come [...]
February 10, 2026
Effimera
Non c’è due senza tre: e il furto vien da sé – di Alessandro Villari
Stavolta, a quanto pare, non ce l’ha fatta neppure ad arrivare in Consiglio dei Ministri la norma che avrebbe impedito ai giudici di condannare le aziende che avessero applicato ai propri dipendenti retribuzioni inferiori al “minimo costituzionale“, e ai lavoratori sottopagati di ottenere gli arretrati. Il fatto stesso che per la terza volta in [...]
February 5, 2026
Effimera
Intifada a Torino
di Sergio Fontegher Bologna* Torino è l’epicentro del collasso industriale, del declino dell’informazione e dell’avanzata reazionaria. Dentro questo vuoto, la spinta per la Palestina e la difesa di Askatasuna avevano …
February 5, 2026
Osservatorio Repressione
Il tempo di Ares: recensione al libro di Stefano Lucarelli – di Andrea Fumagalli
Il saggio di Stefano Lucarelli (“Il tempo di Ares. Politiche internazionali, ‘leggi’ economiche e guerre”, Mondadori, Milano, 2025. Euro 12) è un piccolo libro di poco più di 130 pagine ma estremamente denso, forse fin troppo. Un testo che vuole “ricercare una logica nelle cose che accadono”: un obiettivo ambizioso ma che viene centrato. [...]
February 2, 2026
Effimera
Rifiutare la facile strada dell’obbedienza
LA LEGITTIMITÀ DELLA VIOLENZA DELLO STATO NON SI AFFERMA APERTAMENTE, MA SI SUGGERISCE CHE CHI LA SUBISCE AVREBBE POTUTO EVITARLA. COSÌ COME NON SI VIETA IL DISSENSO, MA SI ETICHETTA CHI SCENDE IN PIAZZA COME UN IRRESPONSABILE. È LA VECCHIA LOGICA DEL PATRIARCATO, UNA TENDENZA CHE NON SI FERMA AI CORPI (“CONSENSO ESPRESSO”) MA SI ESTENDE AI DIRITTI CIVILI. DEL RESTO, IL PATRIARCATO – CHE OGGI TORNA TRAVESTITO DA REALISMO, DA PRAGMATISMO, DA DIFESA DELLA SICUREZZA – NON RIGUARDA SOLO IL MASCHILE E IL FEMMINILE, RIGUARDA IL POTERE E LA SUA INTOLLERANZA VERSO IL CONFLITTO. SIAMO CHIAMATI A RIFIUTARE INSIEME LA FACILE STRADA DELL’OBBEDIENZA A TUTTO QUESTO, A NON DIVENTARE PARTE DI QUELL’INFERNO, A INVERTIRE QUESTA ROTTA Roma, 8 marzo 2025. Foto Nilde Guiducci -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono cambiamenti che non avvengono con il fragore di una rivoluzione, ma con il sussurro della consuetudine. Parole che scavano il diritto fino a svuotarlo. Sono segnali minimi, ma descrivono con precisione chirurgica il tempo che stiamo vivendo: un tempo che non nega la libertà, ma inizia a considerarla un errore e un intralcio. Non si afferma apertamente la legittimità della violenza esercitata dallo Stato, ma si suggerisce che chi la subisce avrebbe potuto evitarla o che in qualche modo l’ha provocata. Non si vieta il dissenso, ma si etichetta chi scende in piazza come un irresponsabile: se gli capita qualcosa: “Se l’è cercata”. E alla fine il dissenso pian piano viene criminalizzato. È una logica antica che riaffiora dalle pieghe della modernità. È la vecchia logica del patriarcato che oggi si rivela per quello che è veramente: l’impalcatura culturale di un potere autarchico. Lo vediamo nel modo in cui viene affrontato il tema della violenza sessuale. Penso, per esempio, alla proposta di modifica dell’articolo 609-bis del Codice Penale italiano: dove prima si parlava di “consenso”, si propone ora di specificare “consenso espresso”. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma le parole nelle leggi non sono mai neutrali. Quando il consenso non è più inteso come libero, esplicito e attuale — ma come qualcosa che la vittima deve dimostrare di aver negato — il corpo della donna torna a essere presunto disponibile. Il silenzio diventa ambiguità, la paura diventa sospetto, l’immobilità viene interpretata come complicità. Alla donna si chiede ancora una volta di spiegare, giustificare, dimostrare. Di difendersi due volte. Non si tratta di un caso isolato. È una tendenza che attraversa l’Europa: in Spagna, dopo l’approvazione della “Ley del solo sí es sí“, la riforma è stata già messa in discussione; in Francia, il dibattito sulla presunzione del consenso resta acceso. Questo ci dice che lo scontro è culturale prima ancora che giuridico. Ma questa tendenza non si ferma ai corpi; si estende ai diritti civili. La stessa logica colpisce chi, come accaduto negli Stati Uniti, perde la vita difendendo un ideale. La narrazione pubblica smette di parlare di “cittadini impegnati” e inizia a parlare di “soggetti imprudenti”. La colpa non è di chi uccide o di chi opprime, ma di chi ha osato disturbare l’ordine. “Se fossero rimasti a casa…” è il mantra di questa nuova pedagogia dell’obbedienza. Così, anche il sacrificio politico viene svuotato di senso. Non si muore più per un attacco ai diritti, ma per un “eccesso di esposizione”. La responsabilità viene sistematicamente spostata dalla mano che colpisce al corpo che resiste. Il patriarcato rivela la sua natura puramente politica. Non riguarda solo il maschile e il femminile; riguarda il potere e la sua intolleranza verso il conflitto. È la promessa di un ordine ingiusto, ma rassicurante: protezione in cambio di silenzio. Dobbiamo smettere di leggere questi fatti come episodi isolati. Siamo davanti a un ritorno culturale profondo. Il patriarcato non torna mai dichiarandosi tale; torna travestito da realismo, da pragmatismo, da difesa della sicurezza. Torna dicendo che così tutto funziona meglio. Ma il risultato è sempre lo stesso: togliere la parola a chi non ha potere e chiamare questo silenzio “normalità”. Di fronte a questo scenario, la scelta che ci attende è quella descritta da Italo Calvino nel dialogo finale tra Kublai Kan e Marco Polo ne Le città invisibili: Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente. E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Scegliere la democrazia, oggi, significa rifiutare la facile strada dell’obbedienza per intraprendere quella rischiosa dell’attenzione. Significa non diventare parte di quell’inferno che toglie la parola ai deboli per chiamarla normalità. Solo insieme potremo invertire questa rotta. Con la tenacia e la pazienza di chi non molla ovunque uno abita, nei paesi, nei quartieri, nelle scuole, ovunque sia possibile l’incontro, il dialogo e la relazione. La nostra parola d’ordine: insieme. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rifiutare la facile strada dell’obbedienza proviene da Comune-info.
January 29, 2026
Comune-info
Il falso dilemma iraniano
Ora che il pericolo di un attacco statunitense contro l’Iran sembra momentaneamente scongiurato, dovremmo raccogliere le idee e riesaminare i termini della questione. Guardiamo come l’opinione pubblica occidentale si rivolge all’Iran, o come si è rivolta a qualsiasi altro dei Paesi attaccati militarmente dall’Occidente negli ultimi 35 anni: Iraq, Serbia, […] L'articolo Il falso dilemma iraniano su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano
La corsa agli armamenti sul posto di lavoro – di Shane Boyle
Recensione di Shane Boyle al libro di Craig Gent, Cyberboss: The Rise of Algorithmic Management and the New Struggle for Control at Work, Verso, 2024, pubblicata il 23 dicembre 2025 su Protean Magazine. Traduzione dall'inglese di Emiliana Armano * * * * * Lo scorso giugno del 2024, Wells Fargo ha licenziato una dozzina di [...]
January 12, 2026
Effimera
Cile. Una sconfitta nella battaglia culturale, prima che elettorale
Cosa spinge un minatore del Nord a votare per l’estrema destra? O un operaio del centro del Paese a optare per José Antonio Kast? Come si suol dire, la vittoria ha molti padri, ma la sconfitta è orfana. Il risultato negativo del ballottaggio presidenziale non è sfuggito a questa logica. […] L'articolo Cile. Una sconfitta nella battaglia culturale, prima che elettorale su Contropiano.
December 27, 2025
Contropiano