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Il Leviatano senza maschera
di Christian Argine Dalle infiltrazioni nei movimenti alla sorveglianza diffusa, gli apparati dello Stato mostrano il loro volto più profondo: governare il conflitto, disciplinare il dissenso e riprodurre il proprio …
Come funziona il capitalismo statale cinese?
Per capire come funziona il capitalismo in Cina, partiamo dal caso recente di ZXMOTO, una giovane azienda privata cinese emersa a sorpresa nel panorama mondiale. La sua storia, un mix tra iniziativa imprenditoriale e sostegno pubblico, è un caso emblematico del modo in cui Stato e mercato interagiscono nel sistema […] L'articolo Come funziona il capitalismo statale cinese? su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
GIOCO D’AZZARDO: NEL 2025 INCASSI RECORD PER LO STATO. FONDI E GRUPPI CRIMINALI SPECULANO SULLA POVERTÀ
Il 2025 è stato l’anno record del gioco d’azzardo: in dodici mesi lo Stato italiano ha incassato 164,6 miliardi di euro, oltre sette miliardi di euro in più rispetto al 2024. In termini percentuali, si tratta di un incremento del 4,55%. A questo si aggiunge una spesa netta dei giocatori, cioè la differenza tra giocate e vincite, pari a 15 miliardi di euro. In sostanza, chi vive in Italia si gioca circa il 7,1 per cento del PIL nazionale: una quota paragonabile alla spesa pubblica per la sanità e quasi doppia rispetto a quella per l’istruzione. Davanti a un volume d’affari che aumenta in modo vertiginoso, si potrebbe pensare a un incremento proporzionale dei proventi per lo Stato: la realtà è l’esatto opposto. Malgrado il boom della raccolta, le entrate erariali nel 2025 si sono fermate a 11,4 miliardi di euro, registrando una flessione dello 0,74% rispetto al 2024. Uno scenario che solleva interrogativi sulla gestione del comparto. Così si fanno prosperare fondi speculativi e gruppi criminali. Mentre i salari perdono potere d’acquisto e una parte sempre più ampia della popolazione scivola verso la soglia di povertà, il gioco d’azzardo rappresenta un’illusione di riscatto che finisce, in realtà, per divorare i risparmi delle famiglie più povere. Nella trasmissione vi proponiamo gli interventi di Mauro Croce, psicologo, psicoterapeuta e criminologo, Don Paolo Gasperini, referente di Libera, e Filippo Torrigiani, autore dei libri “Giochi e scommesse: il labirinto dell’azzardo” e “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, consulente della Commissione parlamentare antimafia. Ascolta o scarica  
April 27, 2026
Radio Onda d`Urto
[Chiacchiere al bar] A chi appartiene il prima educativo, Stato o famiglia?
Famiglia nel bosco, lo abbiamo detto e non lo diremo più. A partire da uno dei casi che ha più acceso il dibattito pubblico degli ultimi mesi, non ci interessa tanto commentare il caso in sé, quanto affrontare la questione che soggiace: a chi appartiene il prima educativo sull* bambin*? Allo Stato? Alla famiglia? E perché? La domanda è dicotomica ma le risposte presentano molteplici sfumature. Siamo andat* a raccoglierle fuori a una scuola come nei bar, oltre che nelle nostre relazioni. L'invito è quello sempre di arricchire il dibattito chiamando lo 06-491740. Abbiamo affrontato il dibattito a partire dalle voci raccolte, in una chiacchiera leggera, profonda e scomoda allo stesso tempo.
April 27, 2026
Radio Onda Rossa
Tecnofascismo senza maschera
La storia dei manifesti politici è anche la storia dei momenti in cui una élite smette di mascherarsi e si mostra per quello che è, convinta di avere già vinto abbastanza da potersi permettere la verità. I ventidue punti diffusi da Palantir Technologies il 18 aprile, sintesi dichiarata del volume […] L'articolo Tecnofascismo senza maschera su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
CASO MAGHERINI, MORTO DOPO UN FERMO DI POLIZIA. RICORSO DELL’ITALIA CONTRO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
Si protrae ancora la chiusura definitiva della vicenda legata alla morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, in seguito ad un fermo da parte dei carabinieri. L’avvocatura dello Stato italiano ha deciso di presentare ricorso contro la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la CEDU, che a gennaio aveva condannato l’Italia per violazione del diritto alla vita. Il 39 enne Riccardo Magherini, ex promessa del calcio e padre di un bambino, fu colto da una crisi di panico e deliri paranoici mentre camminava per il quartiere di Borgo San Frediano. Credendo di essere inseguito da qualcuno che voleva ucciderlo, l’uomo entrò in un ristorante chiedendo aiuto e poi corse in strada urlando. All’arrivo di due pattuglie dei carabinieri, Magherini non oppose una resistenza violenta o offensiva, ma si inginocchiò chiedendo protezione. Nonostante fosse disarmato e incensurato, venne bloccato a terra in posizione prona, ammanettato con le mani dietro la schiena. In questa posizione, mentre continuava ad urlare “aiuto, ho un figlio, sto morendo”, fu tenuto schiacciato a terra per circa 20 minuti. Alcuni testimoni riferirono che durante il fermo, Riccardo Magherini ricevette dei calci. All’arrivo dell’ambulanza l’uomo era già in arresto cardiaco e dichiarato morto alle 2.45 del mattino. Tre i gradi di giudizio, in una battaglia legale portata avanti dalla famiglia che dura da allora. In primo grado e in appello, nel 2016 e nel 2017, tre carabinieri furono condannati per omicidio colposo a pene tra i 7 e gli 8 mesi. Secondo i giudici, che si basarono sulla perizia medica, il protrarsi dell’immobilizzazione prona per una ventina di minuti, era stata determinante nel concorrere a decesso per asfissia, in combinazione con l’intossicazione da cocaina e lo stress psicofisico. La Cassazione invece, nel 2018, annullò le condanne e assolse i militari perché “il fatto non costituisce reato”. Secondo i giudici della suprema corte, i carabinieri non avrebbero potuto prevedere che la tecnica di contenimento avrebbe portato alla morte, ritenendo l’evento non evitabile date le conoscenze tecniche dei militari in quel momento. Il caso arriva poi alla CEDU che il 15 gennaio di quest’anno emette una sentenza storica, condannando lo Stato Italiano per aver violato l’articolo 2 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – la CEDU appunto. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato non ha protetto adeguatamente la vita di una persona sotto la sua custodia e non ha fornito una legislazione chiara per prevenire tali tragedie, facendo appunto riferimento al fatto che i carabinieri non erano adeguatamente formati sulle tecniche di contenimento. I giudici della CEDU hanno invitato l’Italia alla revisione della legislazione in materia, condannandola a risarcire con 140 mila euro la famiglia di Magherini e al pagamento delle spese legali. Lo Stato Italiano, tramite il governo di Giorgia Meloni, invece di adeguare le norme sulle tecniche di contenimento o di promuovere maggiore trasparenza nelle indagini che coinvolgono le forze dell’ordine, oltre che a non risarcire la famiglia, fa ricorso contro la CEDU. Nel frattempo, nella giornata di ieri, 20 di aprile, il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un luogo della città a Riccardo Magherini. È stato deciso che luogo in questione sarà nel rione di Borgo San Frediano, con una targa che si ribadisca l’importanza della tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona. L’atto era stato depositato da Sinistra Progetto Comune. Il commento dell’avvocato della famiglia Magherini, Fabio Anselmo. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
La fusione tra FiberCop e Open Fiber potrebbe salvare i fondi ma gravare sui lavoratori
La proposta di fusione tra FiberCop e Open Fiber, sostenuta dal Governo italiano nell’ambito del progetto della rete unica nazionale in fibra ottica, viene delineata come una decisione strategica per il Paese. Gli obiettivi principali includono la razionalizzazione degli investimenti, l’accelerazione nella diffusione della tecnologia FTTH e il pieno rispetto […] L'articolo La fusione tra FiberCop e Open Fiber potrebbe salvare i fondi ma gravare sui lavoratori su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
PALESTINA: CONVIVERE SENZA UNO STATO
Riprendiamo un articolo di Guido Viale su un tema che ha affrontato già altre volte CONVIVERE SENZA UNO STATO di Guido Viale   In ottant’anni di esistenza lo Stato di Israele ha trasformato una moltitudine di migranti e profughi alla ricerca di un ”focolare” in una falange di criminali. Israele è la Sparta del terzo millennio: tutti i suoi cittadini,
Convivere senza uno Stato
-------------------------------------------------------------------------------- Berlino. Foto di Moises Gonzalez su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- In ottant’anni di esistenza lo Stato di Israele ha trasformato una moltitudine di migranti e profughi alla ricerca di un ”focolare” in una falange di criminali. Israele è la Sparta del terzo millennio: tutti i suoi cittadini, maschi e femmine, sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle attività militari. Nonostante l’impegno ammirevole di alcune organizzazioni, per lo più israelo-palestinesi contrarie oggi, dopo la ripresa della guerra all’Iran e al Libamo (quella contro Gaza non è mai cessata), i sondaggi dicono che tra il 78 e il 92 per cento dei suoi cittadini approva l’operato di Netanyahu, condivide le guerre che ha scatenato e ritiene necessario che si “finisca il lavoro”. Finire il lavoro significa eliminare i palestinesi dai territori occupati e da Gaza: sterminandoli, terrorizzandoli, deportandoli o costringendoli a fuggire altrove; sistemi che, alternati o abbinati nel corso degli anni, erano iscritti fin dall’inizio nelle parole che hanno presieduto alla costituzione in Stato delle comunità ebraiche emigrate o rifugiatesi in Palestina: “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”. La Palestina doveva essere o deve diventare una terra senza popolo. Negli ultimi due anni e mezzo ha prevalso il massacro: delle persone e del territorio. Ma nei prossimi anni, quale che sia l’esito di quella guerra guerreggiata contro una popolazione inerme, balzeranno in primo piano le sue conseguenze: su quella terra “senza popolo” dovrà sopravvivere una popolazione in larga parte invalida, terrorizzata, debilitata dalla denutrizione e dalla mancanza di cure, soprattutto quelle sottratte ai bambini di oggi: un’intera generazione senza salute, senza istruzione di base, senza casa, senza istituzioni di riferimento, senza edifici che ne tramandino la memoria. Ma non ci sarà vittoria per chi si è reso responsabile di questo scempio. Nelle guerre non vince mai nessuno. Nella diaspora ebraica – che per anni ha avuto in Israele un punto di riferimento, spesso “passando sopra” le evidenze di un percorso dall’esito e dalle premesse sempre più chiare – si è ormai aperta una frattura incolmabile che non tarderà a riproporsi tra la popolazione di Israele mano a mano che si faranno sentire le conseguenze economiche, sociali, morali e materiali, di questo stato di guerra permanente. Soprattutto quando diventerà chiaro a tutti che quel “lavoro” da terminare al più presto, costi quel che costi, non avrà mai termine; che la strada intrapresa non ha sbocco; che uno stato di guerra sempre più intenso e generale non è sostenibile a lungo, quali che siano gli appoggi internazionali di cui si può godere. È quello che è stato chiamato “il suicidio di Israele”, la sua dissoluzione: che può tradursi in uno scontro tra fazioni che lo investa dall’interno, mettendone a rischio l’esistenza in un contesto privo di molti degli amici su cui era abituato a contare; oppure, in alternativa, nell’esperimento di un ritorno alle origini, quelle di un popolo senza Stato, in un territorio non da dominare, ma da condividere pacificamente con la popolazione che lo abita da secoli, una confederazione di comunità e di reti in parte miste (dove possibile), in parte costituite su basi etniche, ma comunque aperte e disposte a convivere pacificamente. Certo è difficile anche solo pensare a un esito simile; ma, riflettendoci, appare comunque una prospettiva più sensata e realistica di quella di “due popoli e due Stati”: uno ricco, armato fino ai denti, ben inserito nel contesto internazionale; l’altro povero, devastato, sovraffollato dal ritorno dei tanti esuli, privo di continuità territoriale, disarmato e depredato delle sue risorse più importanti. Ma è anche più realistica dell’utopia di uno Stato unico: e non solo per i problemi, comuni anche alla soluzione senza Stato, di una convivenza tra comunità che hanno così tanti motivi per detestarsi e così pochi per amarsi (anche se il lavoro di pochi in questo ambito è straordinario e se le donne potranno in futuro giocare un ruolo determinante per rovesciare la situazione); ma soprattutto perché Stato significa tante cose indivisibili: un nome (quale?), delle strutture burocratiche, delle armi (in questo caso anche atomiche), un esercito, degli impianti, dei saperi esclusivi, una valuta e molte altre cose. Difficile pensare che chi le controlla oggi possa accettare di condividerle alla pari. Meglio dunque dissolverle, ove possibile, o neutralizzarle sotto il controllo di una entità internazionale super partes (un nuovo mandatario) che non può essere che l’Onu, se sopravviverà all’assedio che lo sta distruggendo. Se il primo modello di convivenza di comunità moderne senza Stato comparso sulla scena internazionale è stata la Confederazione democratica del Rojava, sorta in condizioni di gravissime difficoltà (leggi anche Una luce nell’oscurità, ndr), la prospettiva di una confederazione democratica dei popoli della Palestina, che certamente avrebbe da affrontare difficoltà ben maggiori, potrebbe tracciare però, proprio per questo, la strada del superamento di un’organizzazione del mondo basata sugli Stati. Un percorso difficile anche solo da concepire, ma ineludibile per chi intende lavorare a una reale alternativa all’assetto sociale attuale, in cui gli Stati, nonostante la globalizzazione oggi in crisi, restano gli incubatori o il carapace tanto dei sistemi più feroci di dominio, dal patriarcato al razzismo e al capitalismo, quanto delle forme più devastanti di violenza: dalle guerre tra Stati e quella contro l’ambiente e la Terra. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI JOHN HOLLOWAY: > Lo Stato è una forma di organizzazione brutale, razzista e disumana -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIORGIO AGAMBEN: > Lo Stato e la guerra -------------------------------------------------------------------------------- Inviato anche all’Agenzia Pressenza -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Convivere senza uno Stato proviene da Comune-info.
April 14, 2026
Comune-info
Mamma li anarchici!!
di Agricoltori educati Dalla “pista anarchica” alle leggi speciali: come il potere crea nemici per legittimarsi Poco importa che nemmeno la Storia sappia dirci con sicurezza se fu proprio Anteo …