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FREE ALL ANTIFAS: A BUDAPEST ATTESA LA SENTENZA DEL PROCESSO A MAJA T., GABRI E ANNA
Oggi, mercoledì 4 febbraio 2026, ultima udienza e probabile sentenza contro Maja T., Gabri e Anna, tre delle persone antifasciste finite nel mirino della repressione del governo ungherese di Orban per aver partecipato – nel febbraio 2023 – alle manifestazioni contro il raduno neonazista del cosiddetto “Giorno dell’onore”. In particolare, Maja T., persona non binaria di nazionalità tedesca, è rinchiusa nelle carceri magiare, in regime di isolamento, da oltre un anno e mezzo. Alla fine di giugno 2024, infatti, era stata estradata dalla Germania proprio su richiesta di Budapest. All’esterno del Tribunale non possono esserci manifestazioni di solidarietà a Maja T. perché il governo di ultradestra ungherese le ha vietate: da settembre, in Ungheria, gli “antifa” (come fossero un’organizzazione specifica) sono considerati un’organizzazione terroristica. Presenti invece, come accaduto per tutte le udienze precedenti, i gruppi neonazisti ungheresi che, bandiere e striscioni contro gli antifascisti alla mano, provocano e riprendono le persone solidali con gli imputati presenti al Tribunale, compresi i genitori di Maja T. Dal Tribunale di Budapest, poco prima dell’inizio dell’udienza (10.30 del mattino), è intervenuta su Radio Onda d’Urto per una corrispondenza Marta Massa, giornalista di “Merce”, piattaforma di notizie online della sinistra ungherese, e regista. Ascolta o scarica.
February 4, 2026
Radio Onda d`Urto
UNGHERIA: IN 200.000 SFIDANO ORBAN E SFILANO AL PRIDE DI BUDAPEST. LA TESTIMONIANZA DI UNA COMPAGNA
Sono state oltre 200mila le persone che sabato 28 giugno hanno invaso la capitale ungherese per partecipare al Budapest Pride, vietato dal primo ministro nazionalista Orbán. Una partecipazione massiccia, numericamente, tanto da stupire anche chi, in arrivo da dentro e fuori i confini ungheresi, aveva deciso di sfidare apertamente il divieto imposto dal governo e le minacce dei gruppi neonazisti magiari supportati dallo stesso. Minacce trasformatesi poi, nella giornata di sabato, in veri e propri tentativi – andati a vuoto – di impedire la manifestazione, partecipata soprattutto da cittadine e cittadini magiari e da ungheresi e minoranze ungheresi residenti all’estero. Con loro, decine di europarlamentari progressisti, oltre a attivistə e compagnə provenienti da tutta Europa, Italia compresa. Orbán oggi accusa la Commissione Europea di avere “orchestrato il Pride”, ma “la realtà è che – come ha raccontato ai nostri microfoni Johanna, compagna del cs Baraonda di Segrate, presente alla manifestazione  – moltə ungheresi sono scesi in piazza non solo per difendere i diritti LGBTQIAP+, ma anche per contestare le politiche repressive del governo Orban e il genocidio in Palestina, un tema, quest’ultimo, molto difficile da toccare in Ungheria come nel resto dell’Europa centro-orientale”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il racconto e le riflessioni di Johanna, compagna del centro sociale Baraonda di Segrate Ascolta o scarica
June 30, 2025
Radio Onda d`Urto
UNGHERIA: IL GOVERNO VIETA IL PRIDE A BUDAPEST E AUTORIZZA MARCE NEONAZISTE SULLO STESSO PERCORSO
Ungheria. Il primo ministro di ultradestra Victor Orban ha minacciato conseguenze legali per chi organizzerà o parteciperà alla manifestazione Budapest Pride, vietata dal governo ma organizzata con un escamotage dal sindaco della città. Il governo italiano è uno dei pochi che non ha condannato la limitazione delle libertà civili imposta da Orban. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Gabriele Piazzoni, segretario generale di ArciGay, raggiunto mentre si trova a Budapest, ha dichiarato che “il governo italiano si è distinto per l’ignavia. Quello italiano è stato uno dei pochissimi governi, l’unico dell’Europa occidentale e uno dei pochissimi in Europa, a non aver fatto note diplomatiche o atti ufficiali di condanna o di protesta nei confronti del governo ungherese per il divieto”. “Parliamo di negazione dei diritti fondamentali che sono alla base dello stato di diritto dell’Unione Europea di tutti i paesi membri”, ha continuato Piazzoni, facendo notare che lo spezzone italiano dovrà anche “proteggersi”, perché “mentre il Pride è stato negato, il governo invece ha ritenuto di autorizzare tre manifestazioni di vari movimenti neonazisti ungheresi nello stesso pomeriggio, fra l’altro alcuni dei quali incrociando in più punti il percorso che deve percorrere il Pride”. Ascolta l’intervista di Gabriele Piazzoni ai microfoni di Radio Onda d’Urto.  Ascolta o scarica
June 27, 2025
Radio Onda d`Urto
L’internazionale nera all’assalto dell’università pubblica.
Ungheria, Argentina, Usa, Italia: anarco-capitalisti e tecno-fascisti contro l’ultimo bastione dell’intelligenza collettiva di S. Simoncini Javier Milei, attuale presidente anarco-capitalista argentino, ha attaccato fin dall’inizio del suo mandato il sistema della formazione superiore pubblica. In realtà già diversi anni prima … Continua a leggere→
February 25, 2025
Rizomatica