Per una scuola solidale e inclusiva: lettera aperta alla comunità scolastica sul volantinaggio dell’8 gennaio
Lo scorso giovedì 8 gennaio poco prima dell’inizio delle lezioni alcuni
militanti di Gioventù Nazionale (organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia)
hanno organizzato un volantinaggio davanti al nostro istituto, il Liceo Giordano
Bruno di Torino. Il volantino distribuito si scagliava contro quella che viene
definita la “cultura maranza” dichiarata incompatibile con i valori della
“Nazione” e ricondotta interamente al fenomeno delle cosiddette baby gang.
Si tratta di un tipo di iniziativa già visto altrove negli scorsi mesi. È
avvenuta la stessa cosa al Liceo Primo Artistico dove c’è però stato, in
risposta, un cordone “simbolico” antirazzista di docenti e studenti davanti alla
scuola e poi al Liceo Einstein, dove invece il rifiuto di prendere i volantini
da parte degli studenti ha dato il via ad offese e spintoni, con un intervento
delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa e il fermo di uno studente
minorenne. La vicenda ha avuto strascichi ulteriori, addirittura con misure di
detenzione domiciliare per gli studenti, come denunciato in un recente appello
dei genitori.
Come insegnanti di una comunità educante che si richiama ai valori della
Costituzione Italiana e al sentimento antifascista che l’ha ispirata, sentiamo
il dovere di condividere con studenti, personale scolastico e genitori il nostro
punto di vista sulla questione.
In primo luogo, vogliamo invitare tutte e tutti a prendere apertamente le
distanze dai contenuti di odio presenti in quel volantino, contrastando
l’utilizzo che viene fatto del termine “maranza”, inteso come stigma sociale e
come categoria razzializzata. L’obiettivo di questo tipo di narrazione è ridurre
la realtà multiculturale dei nostri quartieri a una contrapposizione binaria tra
un “noi” presunto sano, civile e meritevole e un “loro” descritto come minaccia,
degrado, pericolo. Oltre che falsante, tale narrazione diventa potenzialmente
pericolosa perché trasforma differenze sociali, culturali ed economiche in colpe
individuali o di gruppo, indicando un “bersaglio” e legittimando nuove forme di
esclusione.
Parlare di “maranza” in questi termini significa distogliere l’attenzione dalle
cause del disagio che attraversa le periferie urbane: la precarietà abitativa,
il sottofinanziamento della scuola pubblica, l’assenza di spazi di aggregazione,
il lavoro precario e sottopagato, la mancanza di prospettive. Oltretutto, la
realtà quotidiana di quartieri come Barriera di Milano è piena di alternative
concrete costruite direttamente dagli abitanti: reti di solidarietà, esperienze
di mutuo aiuto, associazioni, comitati, doposcuola popolari insegnanti e
famiglie che ogni giorno convivono, intessono relazioni e rapporti di cura. È
questa la normalità che alcuni vorrebbero cancellare, perché non rientra nella
loro narrazione dell’emergenza permanente e del nemico interno
Vogliamo inoltre dire con chiarezza che guardiamo con preoccupazione al fenomeno
di progressiva militarizzazione della nostra città e dei nostri quartieri, e che
una gestione della vita cittadina tutta incentrata sulla repressione del
dissenso e del disagio sociale è agli antipodi rispetto ai principi che hanno
ispirato la nascita della nostra Repubblica democratica. In tal senso, non
comprendiamo perché le forze dell’ordine siano intervenute per accompagnare
gruppi politici formati da militanti adulti nella loro attività di propaganda
davanti a una scuola superiore, finendo così per avallare quella che è a tutti
gli effetti una provocazione nella quale meritoriamente i nostri studenti non
sono caduti volta a diffondere messaggi xenofobi e razzisti.
Rivolgiamo perciò un appello a tutte/i quelle/i che si riconoscono in una scuola
democratica e inclusiva: non accettiamo che il disagio sociale venga trasformato
in guerra tra poveri. Difendere la scuola pubblica e i nostri quartieri
significa rifiutare la logica della contrapposizione e la ricerca di un capro
espiatorio facile, spesso giovane e razzializzato, e invece investire in
politiche di inclusione, ascolto e giustizia sociale. Siamo convinti che un
importante antidoto alla paura e all’esclusione sia proprio il lavoro di
costruzione di una cittadinanza attiva e solidale che portiamo avanti
quotidianamente nelle nostre aule, promuovendo giorno dopo giorno il rispetto
reciproco la responsabilità collettiva la valorizzazione delle differenze e la
riflessione critica.
Invitiamo le colleghe e i colleghi a condividere queste riflessioni con le
classi.
La Scuola per la pace Torino e Piemonte