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Milano: un commento dopo il corteo contro le olimpiadi
Milano è una città militarizzata per colpa delle Olimpiadi. Per arrivare a Cortina servono addirittura i pass. Delle Olimpiadi che lasciano disagi, devastazione ambientale e nei quartieri vicino al villaggio olimpico anche proliferazione raziale e controllo. Al corteo di sabato hanno partecipato più di 10mila persone. Sono state 4 giornate molto partecipate contro la devastazione olimpica. Che non è solo ambientale ma per le persone che ci lavorano che sono costrette ancora a stipendi e salari infami rispetto a chi spende cifre esorbitanti per alloggiare o mangiare a Milano.  Ci può essere un post olimpiadi di lotta e non di sostituzione dei poveri con i ricchi come è stato dopo Expo. Abbiamo il diritto di abitare Milano senza essere nè cacciati nè devastati.  Ne parliamo con il Comitato Insostenibili Olimpiadi che continuerò con il tour del documentario Il grande gioco che continua a raccontare perchè questo olimpiadi sono insostenibili. Inoltre si continua un presidio in quei quartieri che stanno subendo una forte sostituzione della popolazione e infine un occhio su scalo romano e villaggio olimpico per non farli diventare l'ennesimo studentato per ricchi.  Per aggiornamenti https://cio2026.org
February 12, 2026
Radio Onda Rossa
Una Olimpiade insostenibile
Il 6 febbraio avranno inizio le Olimpiadi di Milano-Cortina. 20 anni dopo quelle torinesi del 2006, la competizione olimpica nella sua versione invernale torna in Italia. In contemporanea alla cerimonia di apertura, a Milano si svolgeranno giornate di protesta, come ce ne sono state nei lunghi anni dalla vittoria della candidatura fino a oggi. Ormai è dato consolidato, le Olimpiadi sono una manifestazione a elevato impatto sociale e ambientale, quelle invernali in modo particolare, visto che si svolgono in un ecosistema fragile e delicato quale la montagna. Due candidate a ospitare l’edizione 2026, Sion in Svizzera e Calgary in Canada, si sono ritirate a seguito di referendum cittadini, che in Italia non si sono voluti organizzare. Il Comitato internazionale olimpico (CIO), per far fronte alle numerose critiche rispetto all’impatto della competizione, nel 2020 stabilì alcuni criteri minimi di sostenibilità per l’organizzazione dell’evento, come ad esempio riutilizzare strutture esistenti. Il comitato organizzatore di Milano-Cortina sulla carta promise di rispettarli, ma è evidente che questo non è avvenuto e che non si sia creato nessun meccanismo di controllo di un reale rispetto di tali principi. Le Olimpiadi di Cortina sono “sostenibili” solo nella narrazione di chi le organizza. C’è una questione di fondo che va premessa. A oggi la macchina organizzativa dei giochi non è sostenibile a prescindere. Molti tratti sono evidenti e sono in comune con i giochi estivi, ossia l’avvio del meccanismo della “grande opera” predatrice che non dialoga con i bisogni di chi vive i territori. Conseguenze di questo sono: processi di gentrificazione violenti, regole sugli appalti stravolte, assenza di Valutazione di Impatto Ambientale, rischio corruzione e infiltrazione mafiosa, infrastrutture costruite in deroga alle norme vigenti e finalizzate a un evento di durata limitatissima ma dall’impatto ecologico irreversibile. Il CIO può pure stilare la lista della sostenibilità e il comitato fingere di rispettarla, ma è evidente quanto sia una foglia di fico per coprire una realtà ontologicamente insostenibile. > Le Olimpiadi invernali non sono solo gare di discesa tra i boschi su piste > innevate come raccontano slide di promozione su instagram, ma sono sopratutto > villaggi olimpici costruiti per due settimane di utilizzo, parcheggi, > disboscamenti, sbancamenti di terreno, macchine, traffico, nuove strade, > cemento e asfalto in un area già soggetta a turistificazione eccessiva quale è > quella dolomitica. Nello specifico a Cortina ci sono state due opere particolarmente dannose. Una pista da bob nuova che ha comportato il disboscamento di 800 abeti secolari e il costo di circa 131 milioni di euro, e la costruzione di una ulteriore cabinovia da 35 milioni di euro in una zona franosa che ha provocato una grave lunga faglia di 50 centimetri di ampiezza. La cabinovia – progetto bloccato per via della faglia – era finalizzata a facilitare un collegamento già presente, la pista da bob perché si è deciso di non riparare la pista esistente utilizzata durante Olimpiadi del 1956. Il bob, in Italia, è praticato da un centinaio di persone. Terminate le Olimpiadi, la pista cadrà in disuso come accadde alla precedente e come accadde quella costruita a Cesana di Torino per le Olimpiadi del 2006. Scopriremo nei prossimi mesi quanto il debito pubblico costituito da questi giochi impatterà sulla nostra economia e sulle future scelte economiche di governi regionali e nazionali. > C’è poi un problema più ampio in cui queste Olimpiadi si inseriscono, ossia > l’assenza di sostenibilità dello sport invernale oggi, con l’innalzamento > delle temperature e una riduzione generalizzata delle precipitazioni nevose > che determina l’impiego massiccio di neve artificiale che ha costi economici e > ambientali enormi – dal consumo di acqua a quello elettrico. Un chilometro di > pista da discesa innevata artificialmente costa oggi tra i 30 e i 40 mila > euro. A Cortina ha iniziato a nevicare attorno al 22 gennaio per la prima volta in questa stagione che, in tutto l’arco alpino orientale è stata estremamente secca. Già tra 20 anni, si stima, ci sarà neve naturale solo oltre i 1800 metri, eppure l’industria dello sci continua a correre per macinare denaro e investimenti. Si è stimato che le Olimpiadi comporteranno complessivamente una emissione di 930 milioni di tonnellate di Co2. Le ricerche condotte da Scientists for Global Responsibility hanno dimostrato che questa immissione provocherà nel corso del tempo lo scioglimento di 14 milioni di tonnellate di ghiacciai. Ossia, le Olimpiadi invernali causano la fine di se stesse in un prossimo futuro. C’è poi il problema delle opere non concluse. Cortina oggi è ancora una selva di gru e si stima che saranno completate solo il 43% delle opere progettate. I difensori delle stesse si nascondono dietro al «così il progetto non sarà solo per gli sportivi ma anche per gli abitanti». É però vero che molto spesso queste opere non erano necessarie né richieste e che la loro costruzione, avvenuta in deroga a norme edilizie e regolamenti ambientali, alla fine implicherà una ulteriore cementificazione, privatizzando ulteriormente l’ecosistema montano. Ricordiamo che la popolazione di Cortina si è ridotta da 8000 a 5000 abitanti in soli 18 anni e che le Dolomiti stanno progressivamente svuotandosi di popolazione per due motivi principali, il costo della vita esorbitante e la carenza di servizi come ospedali o scuole. Paesi interi si stanno trasformando in inquietanti luna park per un turismo predatore e desertificatore tanto in inverno quanto d’estate, mentre è difficile pensare che l’eredità dell’Olimpiade – parcheggi, cavalcavia, servizi turistici, varianti stradali – siano infrastrutture che rispondano ai bisogni di chi vuole vivere il territorio anche al di fuori delle stagioni turistiche. > Tra le tante opere forse un’unica sarebbe servita davvero, un ammodernamento > della linea ferroviaria Venezia – Calalzo, cittadina a 40 minuti da Cortina. > La linea oggi è lenta, non elettrificata, a binario unico, in forte disuso ma > se fosse efficientata invece potrebbe un po’ decongestionare la statale > Alemagna, unica arteria del flusso turistico che dalla pianura è diretto > all’alto bellunese. Ammodernamento che ovviamente non c’è stato. Va inoltre ricordato che queste sono anche le Olimpiadi di Milano – tutte le discipline da Palaghiaccio si svolgeranno nel capoluogo – città tutt’altro che protetta da speculazioni, gentrificazione e aumento del costo della vita. A Milano le montagne si vedono solo quando c’è davvero bel tempo e Cortina dista 412 km. Risulta chiaro quanto questa sia una ulteriore operazione di messa a valore speculativa della città, arricchita da opere accessorie come il villaggio olimpico di Porta Romana che, finiti i giochi, diverrà, ça va sans dire, uno studentato di lusso, o il Palaghiaccio che diverrà una arena concerti. Entrambe le opere sono private ma sussidiate in parte significativa da fondi pubblici. > Da ultimo, in questi giorni, è divenuta pubblica la notizia che l’ICE sarà > presente a protezione degli atleti statunitensi. Ancora una volta una grande > opera diventa anche il pretesto per la militarizzazione del territorio e delle > vite. Ci sarebbero alternative? Ne vengono a volte proposte, ad esempio dislocare la manifestazione in un arco geografico più ampio per ridurre le nuove infrastrutture e utilizzarne di esistenti. L’Olimpiade in realtà si snoda già tra varie località quali Bormio, la Val di Fiemme, Anterselva e Cortina. A conti fatti non sembra però che questo abbia realmente ridotto l’impatto complessivo. Quando il CIO suggerì di svolgere alcune gare come lo slittino e il bob in Austria – dove esistevano piste adeguate – il governo regionale di Zaia e nazionale di Meloni si opposero fermamente. Più semplicemente si potrebbe ammettere che la brillante idea avuta 130 anni fa dal barone De Coubertin oggi non è sostenibile in un pianeta in grave crisi eco-climatica e in un contesto di feroce attacco capitalistico alle città e ai luoghi del turismo. Purtroppo sembra che questa riflessione sia ben lontana dall’essere condivisa nei centri di potere economico e politico. Prima di goderci lo spettacolo delle discese e delle danze sul ghiaccio, consigliamo allora vivamente un ottimo video in cui il collettivo milanese Off Topic, che ha seguito la vicenda, racconta pezzo per pezzo l’assurdità e la dannosità di questo evento, per farci conoscere il lato oscuro che si cela dietro a medaglie, luci e scintille. La copertina è dal profilo Facebook di Ape Milano. SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Una Olimpiade insostenibile proviene da DINAMOpress.
February 4, 2026
DINAMOpress
LAVORATORE MUORE PER IL FREDDO NEI CANTIERI DELLE OLIMPIADI A CORTINA. “LO SPECCHIO DEL LAVORO TOSSICO E NOCIVO DEI GRANDI EVENTI”
È morto per il freddo all’età di 55 anni Pietro Zantonini, originario di Brindisi, durante un turno di vigilanza notturna nel cantiere delle olimpiadi Milano-Cortina. Emergono in queste ore interrogativi pesanti su sicurezza, turni e condizioni di lavoro: l’uomo infatti svolgeva la sorveglianza da solo, nei pressi di un gabbiotto riscaldato con una stufetta, con temperature esterne oltre 10 gradi sotto lo zero. Ogni due ore usciva per effettuare la ricognizione nei pressi del cantiere dello stadio del ghiaccio. La notte tra il 7 e 8 gennaio, però, ha chiamato i colleghi per segnalare che si sentiva male. Arrivati i soccorsi, l’uomo era già morto. Secondo quanto riferito dai familiari, Pietro Zantonini aveva più volte manifestato “preoccupazione e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele”. “Elementi – è stato spiegato dall’avvocato della famiglia – che rendono necessario un approfondimento giudiziario e che riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi, in particolare in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026”. Intanto proseguo le proteste e le iniziative di sensibilizzazione contro le “insostenibili” Olimpiadi di Milano-Cortina, a meno di un mese dal loro inizio. Luca, del Collettivo Off Topic e del CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi di Milano, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
January 12, 2026
Radio Onda d`Urto
DESENZANO (BS): BLITZ CONTRO GRANA PADANO, GLI AMBIENTALISTI DI “NO FOOD NO SCIENCE” INTERROMPONO IL CONCERTO DI NATALE
La musica natalizia organizzata per la sera del 23 dicembre al Duomo di Desenzano del Garda, è stata interrotta “per qualche minuto” da attiviste e attivisti di “No Food No Science”, prontamente bloccati dalla polizia. In seguito i cinque ambientalisti sono stati trattenuti in Questura per quattro ore e ora arriva la denuncia. Durante i pochissimi minuti della pacifica protesta, i giovani ambientalisti hanno esposto uno striscione con la scritta “Grana Padano – Non c’è Natale negli allevamenti”. 500 gli spettatori presenti in Duomo: nessuno ha solidarizzato con i giovani che denunciavano la sponsorizzazione del concerto da parte del consorzio Grana Padano, che ha la sede proprio a Desenzano. Da tempo “No Food No Science” segnalano lo sfruttamento estremo all’interno degli allevamenti intensivi nella pianura Padana, del cui latte si riforniscono abbondantemente i caseifici produttori di Grana Padano. Il Consorzio è inoltre sempre più presente nell’organizzazione di grandi e piccoli eventi, per esempio anche delle Olimpiadi Milano-Cortina. Il direttore generale del Consorzio “Stefano Berni”, che ha immediatamente annunciato azioni legali contro “No Food No Science”, sostiene che attiviste e attivisti siano “prezzolati delle multinazionali dei cibi sintetici”, “servi sciocchi” che non sarebbero a conoscenza del riconoscimento ottenuto da diversi caseifici che certificano le loro produzione “Made green in Italy” dal Ministero dell’Ambiente. In realtà, come riportato nell’intervista di Radio Onda d’Urto, “No Food No Science” non ha nemmeno una posizione chiara per quanto riguarda la carne sintetica. Ai nostri microfoni per raccontare quanto accaduto, nonché per rivendicare le ragioni della protesta, Eleonora, Aldo ed Edoardo di “No Food No Science”, tra i cinque che hanno organizzato la protesta sulle rive del Benaco. Ascolta o scarica
December 27, 2025
Radio Onda d`Urto