STRAGE DEI BRACCIANTI BRUCIATI VIVI, INDAGINI SU MOVENTE E MANDANTI. SABATO MANIFESTAZIONE NAZIONALE AD AMENDOLARA (CS)Lavoro e sfruttamento capitalista. I 4 lavoratori migranti di origine afghana e
pachistana bruciati vivi ad Amendolara, nella piana di Sibari, in Calabria,
potrebbero essere state vittime di una guerra per il controllo dei campi.
Sarebbe, questa, una delle piste seguite dalla Procura di Catanzaro.
Per Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, intervistato ai
microfoni di Radio Onda d’Urto: “molte persone che sono morte bruciate avevano
un contratto regolare, avevano il permesso di soggiorno, eppure si
interfacciavano con il caporale, non avevano mai conosciuto l’impresa nella
quale sono andati a lavorare e quindi questo significa che c’era tutta una
costruzione anche con dei colletti bianchi, una costruzione paravento che però,
essendo accaduto il fattaccio, adesso si sta cominciando a svelare”.
“Noi stiamo indagando e approfondendo questo tema, perché appena avremo chiara
la situazione agiremo come abbiamo sempre fatto in questi anni con una precisa
denuncia alla Procura, perché i fatti devono essere indagati fino in fondo e
bisogna risalire a chi sono i veri mandanti, i veri colpevoli di questa
ulteriore strage, che però non possiamo più tollerare nel nostro Paese”,
sottolinea Mininni, che ricorda come la Cgil abbia lanciato una manifestazione
nazionale per sabato 6 giugno, con partenza dalla stazione di servizio di
Amendolara in cui è avvenuto l’eccidio dei lavoratori e arrivo in paese.
Per i quattro omicidi sono in carcere due cittadini pachistani. Le indagini
puntano alla rete di caporali che controlla e sfrutta i braccianti
costringendoli a orari e condizioni di lavoro da schiavi. Sono sotto protezione,
invece, i due braccianti sopravvissuti alla strage.
L’intervista compleata a Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil.
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