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Puntata del 06/10/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 06/10/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 06/10/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello dei lavoratori agricoli nella zona della Langhe, una zona di grandi introiti per produttori di vini e non solo, fatti sulle spalle di chi lavora in condizioni terribili e con altrettante condizioni abitative. Abbiamo ospitato in collegamento telefonico Nicola del Collettivo Monoke per lanciare il corteo che si terrà ad Alba il 9 ottobre “Corteo contro lo sfruttamento lavorativo”: Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo (più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista contrattuale. Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di un’emergenza temporanea. Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà. Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. 1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine. 2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio. 3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o inesistenti. Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò, sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da persone di cui portiamo il racconto. Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi. Ci vediamo in piazza il 9 ottobre per la manifestazione dei collettivi. Seguiteci per news. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla retro marcia apparente che Electrolux ha presentato davanti al governo. Electrolux fa marcia indietro sui licenziamenti forzati, ma il prezzo sociale della ristrutturazione resta altissimo. Sotto la pressione della mobilitazione operaia e del duro scontro sindacale, la multinazionale svedese dell’elettrodomestico ha depositato le armi della cacciata unilaterale al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La minaccia dei decreti di espulsione immediata si converte in un “piano morbido”, fatto di uscite esclusivamente volontarie e incentivate, sostenute dagli ammortizzatori sociali. Una parziale vittoria del conflitto dal basso, che tuttavia non cancella lo svuotamento strutturale dei siti produttivi del paese. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello del nuovo ddl scuola, che con una riforma carica di razzismo, ha voluto più fare propaganda che agire sui bisogni effettivi del sistema scolastico. In compagnia telefonica di Viviana del Collettivo Ujamaà e redattrice di Radio Blackout, abbiamo voluto lanciare l’assemblea organizzata dal collettivo, assieme a Docenti per Gaza, proprio riguardo al ddl scuola, venerdì 9 ottobre: Con l’ultimo decreto, l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un ulteriore, inquietante passo. La propaganda razzista non risparmia neanche i bambini le bambine, ma anzi li strumentalizza per beceri fini di campagna elettorale. Come collettivi e realtà che si occupano di antirazzismo a ogni livello, non possiamo esimerci dall’opporci con forza a questo ennesimo attacco alla scuola pubblica, che nei prossimi mesi potrebbe diventare un nuovo baluardo del razzismo e dell’islamofobia di stato. Sappiamo bene quali sono i problemi della scuola: infrastrutture fatiscenti, docenti che non bastano, classi pollaio, riforme che non altro obiettivo se non quello di rendere gli studenti sempre più ignoranti e proni all’obbedienza. Il nemico della scuola non sono gli studenti stranieri e le loro famiglie, bensì i governi di ogni colore che negli ultimi decenni hanno sottratto fondi all’istruzione pubblica per impiegarli nel riarmo e nel finanziamento delle scuole private. Venerdì 9 ottobre ci troviamo nel quartiere Aurora, uno dei più meticci della nostra città, per confrontarci su come costruire insieme una risposta popolare a questo decreto. Diffondi la voci e invita collegh* e amic*! Buon ascolto
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
VADEMECUM- CONOSCI I TUOI DIRITTI! (italiano, inglese, francese, bulgaro, rumeno)
Su questa guida aggiornata troverai informazioni utili sul lavoro in agricoltura, con o senza contratto di lavoro: i diritti sul lavoro, le paghe orarie, come presentare domanda di disoccupazione agricola.  Vademecum italiano – Conosci i tuoi diritti English version – Know your rights Version française – Connaissez vos droits Българска версия – Знай правата си […]
September 9, 2026
Campagne in lotta
Basta morti nelle campagne per il caldo e la fatica
19 anni, rumeno, morto in un campo di pomodori nel cremonese, morto di caldo, di fatica, di sfruttamento, in una bollente domenica d’agosto. Ma in campagna si lavora di domenica? Certo, si lavora tutti i giorni, sabati, domeniche e festivi compresi, piegati in due sotto il solleone, per 10 – 12 ore, con paghe da fame. Certo, i banchi dei supermercati non possono attendere, c’è bisogno di quei frutti che poi finiscono sulle nostre tavole a prezzi stracciati. Certo, c’è l’ordinanza della Regione Lombardia che vieta il lavoro dalle 12.30 alle 16.00, ma chi se ne frega, tanto i controlli non ci sono, quei controlli che dovrebbero garantire condizioni di lavoro decenti e salari contrattuali. E il padrone che faceva lavorare quei migranti in quelle condizioni chi è, dove sta? Silenzio tombale, come sempre. Anche da noi la situazione è in via di peggioramento. Si, i salari sono aumentati un po’, adesso si aggirano sui 5 – 6 euro (!), neanche la metà della paga contrattuale, poche ore in busta paga, quando c’è, condizioni di lavoro spaventose. E il controlli ispettivi? Semplicemente inesistenti. Qui c’è un sistema che va smantellato, fatto d’irregolarità, di nero, di grigio; dappertutto si lavora così, non è questione di qualche “mela marcia”. I braccianti sono quei lavoratori collocati nell’ultimo gradino della scala sociale, in una filiera agroalimentare infiltrata da sempre dalle mafie, che gode di robuste coperture istituzionali. Ne sappiamo qualcosa noi in Valle Scrivia. La legge 199/2016 è totalmente inapplicata, si scarica sul caporalato, ma il caporalato è solo parte del problema, sono gli “scafisti” delle campagne; i padroni sono i veri responsabili insieme alla grande distribuzione. Nelle ultime settimane, già cinque lavoratori agricoli hanno perso la vita nelle campagne per il caldo e la fatica, denuncia la Flai – Cgil. Noi restiamo convinti che, come per gli altri “martiri” delle nostre campagne, per lo più sconosciuti, il sipario si chiuderà nei giorni a venire nel silenzio dei media. Fino ai prossimi morti. Contro questo sistema di moderno sfruttamento, non bastono le carovane solidali, le bottigliette d’acqua, i cappellini e le borse termiche; ci vuole ben altro.  Serve organizzare la lotta, quella lotta che rivendica e afferma, che rende protagonisti del proprio cambiamento. Salari, condizioni di lavoro, salute, case, lotta al caporalato è il nuovo fronte. Così si rende giustizia ai martiri delle nostre campagne. SCHIAVI MAI! In attesa di conoscere il nome della vittima di questa modernità dello sfruttamento capitalista, ci uniamo al cordoglio della famiglia. Che la terra ti sia lieve, fratello. Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia Redazione Italia
August 4, 2026
Pressenza
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@0
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@1
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@2
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
BARI: CONDIZIONI (INDEGNE) PER 4MILA BRACCIANTI STIPATI NEI GHETTI DELLE CAMPAGNE PUGLIESI. IN 200 OCCUPANO LA BASILICA
Caporalato nelle campagne pugliesi. È terminata la protesta di centinaia di braccianti che insieme a Usb hanno occupato simbolicamente la basilica di San Nicola a Bari, per chiedere acqua e condizioni di lavoro minime, in quello che è il più grande ghetto di braccianti d’Europa, in settimane di caldo asfissiante. Quello tra Foggia e Bari è infatti un buco nero dello sfruttamento, dove vivono in condizioni indegne oltre 4mila braccianti. Dopo l’occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”, fa sapere il sindacato Usb. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Francesco Caruso, funzionario di Usb. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
La lotta paga: dopo l’occupazione della Basilica di San Nicola a Bari, De Caro ci riceve e prende tre impegni
Ieri mattina eravamo duecento braccianti rinchiusi dentro la basilica. Nel pomeriggio eravamo seduti al tavolo con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Questa è la dimostrazione di una cosa semplice, che ripetiamo da anni: le istituzioni si muovono solo quando i braccianti alzano la testa e la voce. Dopo circa cinque ore di occupazione, con l’arrivo del sindaco di Bari che ci ha annunciato la disponibilità del presidente a riceverci, abbiamo lasciato la basilica e siamo partiti in corteo fino alla sede della Regione. Una nostra delegazione è salita e ha incontrato il presidente Decaro, al quale abbiamo rivolto tre richieste. Su tutte e tre il presidente si è impegnato davanti a noi: Uno: l’acqua, subito. Il presidente si è impegnato ad affrontare e risolvere in tempi rapidi il ripristino dei serbatoi di Torretta Antonacci e soprattutto a potenziare la frequenza di riempimento, rendendola almeno giornaliera. Perché questa è la realtà che gli abbiamo raccontato guardandolo negli occhi: a 40 gradi l’acqua finisce immediatamente e duemila persone si azzuffano per riempire una tanica. Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Due: il presidente viene a vedere con i suoi occhi. Decaro si è impegnato a venire la settimana prossima a Torretta Antonacci, per rendersi conto di persona della situazione disastrosa in cui vivono duemila braccianti e di come sono stati indegnamente buttati dalla finestra i 30 milioni del PNRR che dovevano risolvere questo problema. Lo aspettiamo. Non in visita di cortesia, ma per camminare tra le baracche, toccare le lamiere roventi, vedere i serbatoi vuoti. E per uscirne con un impegno di reinvestimento: quei 30 milioni persi vanno rimessi sul tavolo con fondi veri. Tre: i documenti. Il presidente si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul governo e sul ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori. È il punto per noi decisivo: viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni. Chi porta avanti l’agricoltura di questo Paese ha diritto a un documento, a un contratto vero, a una vita da persona libera. Se i governatori del Sud faranno fronte comune, il governo Meloni non potrà più voltarsi dall’altra parte. Lo diciamo con la stessa chiarezza con cui ieri mattina abbiamo varcato il portone della basilica: prendiamo atto degli impegni, ma non firmiamo cambiali in bianco a nessuno. Le foglie continuano a cadere, una a una: Alagie non c’è più e nessuna stretta di mano ce lo restituirà. Per questo vigileremo giorno per giorno: sull’acqua nei serbatoi già da questa settimana, sulla visita del presidente a Torretta Antonacci la settimana prossima, sulla convocazione del tavolo dei governatori. Se anche uno solo di questi impegni dovesse saltare, torneremo a farci sentire più forti e più numerosi. E davanti a noi c’è la stagione del pomodoro: le nostre braccia sanno raccogliere, ma sanno anche fermarsi. Abbiamo dimostrato che i braccianti non sono invisibili e non sono soli. Questa giornata appartiene ai duecento che si sono rinchiusi nella cattedrale, alle centinaia che hanno marciato in corteo fino alla Regione, ai duemila di Torretta Antonacci e a tutte le braccia che tengono in piedi l’agricoltura di questo Paese. La lotta paga. E la lotta continua. USB Braccianti   Unione Sindacale di Base
July 5, 2026
Pressenza