Dal Tarajal a Cutro: le frontiere che uccidono
ALESSIA ALBANO E FRANCESCA FUSARO, NO NAME KITCHEN
Ogni anno, sulla spiaggia del Tarajal a Ceuta (Spagna), si svolge una marcia che
è molto più di una commemorazione.
Qui, il 6 febbraio 2014, decine di persone morirono tentando di attraversare a
nuoto il confine tra Marocco e Unione Europea verso l’enclave spagnola. La
Guardia Civil spagnola rispose con gas lacrimogeni e proiettili di gomma; alcuni
corpi non furono mai recuperati. Quel tratto di mare, pur largo poche decine di
metri, rimane un simbolo della violenza delle frontiere.
«Tarajal, nunca más. El racismo mata, la memoria resiste» (Il razzismo uccide,
la memoria resiste) è stato il tema della XIII Marcha che si svolge ogni anno
per ricordare una delle stragi più crudeli mai avvenute.
Quest’anno, a causa delle condizioni meteorologiche avverse, la tradizionale
manifestazione sulla spiaggia del Tarajal non si è svolta. Il programma è stato
rimodulato in una forma più raccolta: una tavola rotonda di confronto pubblico e
un incontro in moschea hanno sostituito il corteo lungo il confine. Un
cambiamento forzato, che non ha però indebolito il senso politico
dell’iniziativa.
L’assenza della manifestazione fisica sulla spiaggia ha reso ancora più evidente
quanto il Tarajal non sia solo un luogo simbolico da attraversare una volta
all’anno, ma una ferita aperta che parla al presente.
Nelle parole condivise durante gli incontri è emersa con forza la continuità tra
il 6 febbraio 2014 e l’oggi: le persone che ancora tentano di superare quella
frontiera, i respingimenti, le violenze, le sparizioni che si consumano lontano
dai riflettori.
La connessione tra la giornata di Ceuta e le iniziative parallele in Marocco e
in tante altre città evidenzia un altro aspetto importante: le politiche
migratorie europee non si fermano alla linea del confine.
Si estendono ben oltre, fino ai luoghi in cui le partenze vengono intercettate,
gestite o bloccate dalle autorità locali in collaborazione con l’Unione Europea.
E si estendono fino dentro al cuore dell’Unione Europea. Questo contesto di
controllo esteso produce violenze quotidiane che raramente compaiono nei grandi
titoli dei media.
Rapporti e dossier/Confini e frontiere
VITE SACRIFICABILI
Un rapporto di No Name Kitchen sulle violenze, l’esclusione e il regime di
frontiera contro le persone in transito a Ceuta e Melilla
Giovanna Vaccaro
19 Dicembre 2025
FRONTIERE CHE UCCIDONO – OLTRE IL TARAJAL
Ricordare il Tarajal significa inevitabilmente guardare all’intero Mediterraneo
come teatro di morti e sparizioni sistematiche. La stessa logica di violenza che
ha prodotto le vittime di Ceuta continua in altre rotte: quella atlantica verso
le Canarie, l’Egeo orientale, il Mediterraneo centrale.
Come denunciato anche negli appelli di inizio anno, si profila un altro anno
segnato da morti in mare se non cambiano le politiche.
Le tragiche immagini di Cutro, dove nel febbraio 2023 1 decine di persone
persero la vita in un naufragio vicino alle coste calabresi, restano un monito
doloroso 2. Quelle bare allineate negli spazi del palazzetto dello sport hanno
scosso l’opinione pubblica italiana e internazionale.
Notizie/Confini e frontiere
NAUFRAGI NEL CANALE DI SICILIA: «IDENTIFICARE I CORPI E DARE RISPOSTE ALLE
FAMIGLIE»
Mem.Med, ASGI, Mediterranea e Alarm Phone hanno inviato formale richiesta alle
autorità italiane
Redazione
21 Febbraio 2026
Ma il rischio è che questa indignazione si dissolva con il tempo, proprio come
succede per altri drammi meno visibili.
Negli ultimi mesi, nuove stragi si sono registrate ancora al largo della Libia:
almeno 53 persone morte, tra cui neonati, in un altro naufragio che evidenzia
quanto pericolose siano le rotte, anche quando manca un sistema di ricerca e
soccorso efficace e coordinato.
PERCHÉ RICORDARE FA PARTE DELL’OGGI
La memoria non è un rito vacuo: è uno strumento politico. La Marcha por la
Dignidad (nome ufficiale della marcia a Ceuta anche se a volte erroneamente ci
si riferisce ad essa come Marcha del Tarajal) non si limita a commemorare il 6
febbraio 2014, ma lo collega all’attualità delle frontiere europee che
continuano a uccidere e far sparire persone in movimento. Richiamare quei nomi è
un modo per rifiutare la normalizzazione delle morti in frontiera.
Nell’ambito delle frontiere iberiche, anche il 2026 è già stato segnato da
respingimenti e violenze in frontiera, e da numerose morti: a Ceuta hanno già
perso la vita 36 minori e adolescenti nell’intento di entrare nuotando nel mare.
Inoltre, le espulsioni collettive dalla Spagna verso il Marocco, spesso operate
in piena notte e senza garanzie procedurali, sollevano preoccupazioni sulle
violazioni delle norme internazionali.
Rapporti e dossier/Confini e frontiere
«RESISTERE AD UN ALTRO ANNO DI MASSACRO NEL MEDITERRANEO»
Il rapporto sul 2025 di Memoria Mediterranea
Maria Giuliana Lo Piccolo
9 Febbraio 2026
LA SITUAZIONE OGGI A CEUTA
La doppia barriera metallica che separa Ceuta dal Marocco è sempre più alta,
sempre più sorvegliata. Telecamere, sensori, pattugliamenti congiunti rafforzano
un confine che non è naturale, ma costruito.
Le persone intercettate prima di raggiungere la barriera subiscono spesso
violenze e abusi da parte della polizia marocchina e poi messi in grandi autobus
che li abbandonano nel sud del Marocco o nel deserto del Sahara.
Chi invece riesce a raggiungere il suolo spagnolo rischia sempre di essere
respinto con procedure sommarie che spesso ignorano il diritto di chiedere
protezione internazionale.
I minori stranieri non accompagnati presenti nell’enclave vivono in uno stato di
precarietà strutturale: in molti casi senza accesso adeguato a istruzione,
alloggi decenti o assistenza legale.
Tutti i centri di prima accoglienza, tanto per adulti che per minori, sono
sovraffollati con centri, con picchi del 300% dello spazio consentito.
PH: Greta Cassanelli/NO NAME KITCHEN
IL LAVORO DI UNA NNK A CEUTA: 24/7 IN FRONTIERA
Come NNK siamo arrivate ufficialmente a Ceuta nel febbraio 2021, un anno dopo la
chiusura della frontiera tra Ceuta e Marocco. Dopo un’analisi iniziale dei
bisogni, l’entrata massiva di persone nel maggio 2021 ha reso evidente la
necessità di una presenza stabile a lungo termine.
Ceuta, insieme a Melilla, rappresenta l’unica frontiera terrestre tra Africa ed
Europa ed è un punto chiave nella gestione dei flussi migratori. In questo
contesto, come NNK osserviamo da anni numerose forme di violenza contro le
persone migranti – fisica, psicologica e amministrativa – che continuiamo a
denunciare pubblicamente 3.
Molte persone, inclusi minori, rischiano la vita per lasciare Ceuta con la
pratica del “risky”, nascondendosi sotto i camion diretti ai traghetti o
tentando la traversata in barca.
Il lavoro in frontiera è mutevole e ciò che accade a Ceuta spesso rimane
invisibile. Per questo cerchiamo di creare spazi sicuri, offriamo assistenza
umanitaria e supporto legale, raccogliamo testimonianze e documentiamo le
violazioni dei diritti umani. Molte persone migranti, soprattutto minori, vivono
in strada.
Alcune non vogliono entrare nei centri di accoglienza per mancanza di fiducia
nelle autorità, per le condizioni disastrose di questi centri e per gli abusi
subiti da parte del personale; altri desiderano raggiungere rapidamente la
Penisola per lavorare o riunirsi alla famiglia.
A Ceuta il team NNK opera per accompagnare le persone, coprire i bisogni di base
nei limiti delle proprie possibilità e denunciare le violazioni in atto.
Inoltre, a Ceuta, grazie alla presenza costante di un team legale, lottiamo
anche con dei litigi strategici: lavorare su dei casi legali specifici con
l’obiettivo non solo di risolvere la singola disputa, ma di creare un precedente
per ottenere un cambiamento strutturale.
Nel 2025, assieme a SJM e Coordinadora de Barrio abbiamo vinto un importante
caso davanti al TSJA (Tribunal Superior de Justicia de Andalucia) con il giudice
che ha dichiarato che i respingimenti in mare sono illegali.
GUARDARE AVANTI: MEMORIA E LOTTA
Collegare il Tarajal alle stragi di Cutro e alle continue morti nel Mediterraneo
non è un semplice esercizio narrativo. È un modo per far emergere un filo rosso:
le frontiere uccidono, nonostante slogan e politiche che si presentano come
“umanitarie” o “di ordine pubblico”.
Collegare tutto ciò e ribadire l’impegno quotidiano di tante e tanti singoli e
Associazione e Collettivi è la maniera di portare avanti la memoria e di lottare
nel quotidiano. Ogni barriera più alta, ogni pattugliamento intensificato, ogni
accordo di esternalizzazione con Paesi terzi spinge le rotte verso percorsi più
lunghi, più pericolosi, più mortali.
I momenti di ricordo – come la Marcha por la Dignidad – sono fondamentali, ma
non possono restare rituali senza domande politiche. Aprire canali legali e
sicuri, garantire sistemi di ricerca e soccorso efficaci, denunciare i
respingimenti collettivi, costruire reti di accoglienza dignitose sono scelte
non solo possibili ma urgenti.
1. Non dimenticheremo. Di ritorno da Crotone, Redazione Melting Pot (15 marzo
2023) ↩︎
2. Cutro, ricostruite le 3 ore fatali prima della strage, Il Manifesto (18
febbraio 2026) ↩︎
3. Si veda il progetto Burorrepression ↩︎