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Petizione e interrogazione parlamentare dell’onorevole Stefania Ascari sull’ispezione al Liceo Vivona di Roma
Sulla vicenda dell’ispezione che il Ministero della pubblica istruzione ha predisposto nei confronti del Liceo Vivona di Roma e in particolare di un insegnante che ha osato scrivere una lettera ai suoi alunni di quinto anno, dopo l’esame di maturità, che ricordava il genocidio di Israele nei confronti dei palestinesi avvenuto nella complicità delle istituzioni italiane e nell’indifferenza di molti. è stata lanciata la petizione “Per la libertà d’espressione, dentro e fuori le aule scolastiche”. Primi firmatari molti colleghi del professore messo sotto accusa. Sulla stessa vicenda l’onorevole Stefania Ascar ha presentato un’interrogazione parlamentare. Di seguito il testo: “Al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Premesso che nei giorni scorsi è stata avviata un’ispezione ministeriale presso il Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma a seguito della diffusione di una lettera inviata dal professor Massimo Sabbatini ai propri studenti al termine dell’esame di Stato; secondo quanto denunciato da rappresentanti istituzionali, docenti, studenti, studentesse e genitori, l’attività ispettiva si sarebbe tradotta in colloqui e richieste di chiarimenti rivolti anche agli studenti e al personale scolastico, determinando un clima di forte preoccupazione all’interno dell’istituto; la lettera del docente, rivolta a studentesse e studenti ormai diplomati, conteneva esclusivamente una riflessione di carattere etico e civile, con richiami alla letteratura italiana e un invito a non rimanere indifferenti di fronte alla tragedia umanitaria che si consuma nella Striscia di Gaza, richiamando i valori della pace, dell’umanità e della responsabilità individuale; i genitori degli studenti e studentesse del Liceo “Francesco Vivona” hanno espresso pubblicamente la propria solidarietà al docente, definendo l’ispezione un grave attacco alla libertà di insegnamento, alla libertà di espressione e all’autonomia scolastica; tale episodio non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una serie di vicende che negli ultimi mesi hanno interessato numerosi istituti scolastici italiani; si richiamano, in particolare, il caso del Liceo “Marco Polo” di Firenze, quello del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Roma, nonché altri episodi nei quali docenti, dirigenti scolastici e studenti sono stati oggetto di campagne mediatiche, richieste ispettive o contestazioni per avere promosso iniziative di riflessione sui diritti umani, sul diritto internazionale, sulla guerra a Gaza o, più in generale, sul valore della pace; appare particolarmente allarmante che, a fronte di tali iniziative educative, si registrino interventi amministrativi che rischiano di essere percepiti come strumenti di controllo del pensiero piuttosto che di verifica del rispetto della normativa scolastica; la scuola pubblica, per espressa previsione costituzionale, è il luogo nel quale si formano cittadini liberi e consapevoli, attraverso il confronto delle idee, il pluralismo culturale e lo sviluppo del pensiero critico; gli articoli 21, 33 e 34 della Costituzione tutelano la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di insegnamento e il diritto all’istruzione, principi che costituiscono il fondamento di una società democratica e che non possono essere compressi da iniziative suscettibili di generare intimidazione o autocensura; il progressivo moltiplicarsi di episodi analoghi rischia di produrre un effetto intimidatorio sull’intera comunità scolastica, inducendo docenti e dirigenti a rinunciare ad affrontare temi di rilevanza storica, civile e internazionale per timore di conseguenze disciplinari o ispettive; in uno Stato democratico il dissenso, il confronto delle opinioni e l’educazione al pensiero critico rappresentano un valore da promuovere e non un comportamento da scoraggiare. Tutto ciò premesso, si chiede di sapere: se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le motivazioni che hanno determinato l’avvio dell’ispezione presso il Liceo “Francesco Vivona” se ritenga che tali presupposti siano compatibili con i principi costituzionali della libertà di insegnamento; se corrisponda al vero che, nell’ambito dell’attività ispettiva, siano stati ascoltati studenti, studentesse e personale scolastico con modalità tali da determinare un clima di pressione o intimidazione; se il Ministro ritenga che il susseguirsi dei casi riguardanti il Liceo “Marco Polo” di Firenze, il Liceo “Augusto Righi” di Roma, il Liceo “Francesco Vivona”, l’IIS. “E. Mattei di San Lazzaro di Savena (Bologna ), l’Istituto “Aldovrandi Rubbiani” di Bologna, l’Istituto “Cattaneo” di Castelnovo Monti ( Reggio Emilia), il Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, la Scuola Primaria  “Pascoli” di Modena, la Scuola Primaria “Graziosi” di Modena, la Scuola Primaria di Sant’Agnese” di Modena, la scuola Primaria “Gramsci” di Modena, la Scuola dell’infanzia “Collodi” di Modena e altri analoghi episodi rappresenti un fenomeno che rischia di compromettere l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la libertà di insegnamento; quali iniziative urgenti intenda assumere affinché gli strumenti ispettivi non vengano utilizzati, né siano percepiti, come mezzi di censura o di pressione nei confronti di docenti, dirigenti scolastici e studenti che affrontano temi di interesse storico, civile, umanitario o internazionale nel rispetto dei principi costituzionali; se non ritenga opportuno adottare specifiche linee guida volte a garantire che le attività ispettive siano limitate all’accertamento di eventuali violazioni di legge, evitando qualsiasi interferenza con la libertà di insegnamento, l’autonomia scolastica e il pluralismo culturale; quali iniziative intenda assumere per ribadire che la scuola italiana deve rimanere un presidio di libertà, democrazia, partecipazione e formazione del pensiero critico, nel quale il confronto delle idee sia tutelato e mai oggetto di censura o intimidazione. Redazione Italia
July 19, 2026
Pressenza
Difendere la filosofia. Assemblea a Roma contro le indicazioni nazionali di Valditara
È stato intenso e ricco di spunti il dibattito svoltosi il 26 giugno a Roma “Difendere la filosofia. La scuola oltre le ‘Indicazioni nazionali’”, organizzato da alcuni dei professori universitari e delle scuole che già a maggio avevano promosso la raccolta firme contro la clamorosa e provocatoria esclusione di Marx […] L'articolo Difendere la filosofia. Assemblea a Roma contro le indicazioni nazionali di Valditara su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
La bussola identitaria di Valditara
Il ministro Valditara dice che la nuova bozza delle Indicazioni nazionali ribadisce l’intento di rafforzare l’identità occidentale e la rivoluzione delle STEM. Nelle uniche dichiarazioni pubbliche su storia, il ministro ripete la formula di aprile: centralità dell’Occidente, dell’Europa, dell’Italia. Sembra una presa in giro la precisazione per cui non ci […] L'articolo La bussola identitaria di Valditara su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
[Ora di buco] Dipende dalla classe (1/2: trasmissione intera)
Puntata dedicata alla presentazione del libro "Dipende dalla classe - Manifesto per una scuola anticlassista" di Michele Arena, edizione Il Margine. Con l'autore parliamo di classi sociali, di povertà educativa e ancor più materiale, di mancanza di risposte sistemiche, politiche ed economiche di chi governa la scuola, della necessità di riconoscere il posizionamento di ciascuna/o docente e di decostruire lo sguardo sulle/sugli studenti. In conclusione un commento sulle tracce della maturità e sull'uscita - decisamente avventata - del ministro sulla libertà di espressione.
June 23, 2026
Radio Onda Rossa
L’Indipendente: Roma, Valditara contestato dagli studenti: nel mirino la riforma degli istituti tecnici
DI SALVATORE TOSCANO SU L’INDIPENDENTE DEL 24 APRILE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Salvatore Toscano e pubblicato su L’indipendente il 24 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in occasione della mobilitazione contro la riforma dei tecnici. «A dicembre il ministero presieduto da Valditara ha inviato gli ispettori nelle scuole che avevano precedentemente ospitato la Relatrice Speciale dell’ONU Francesca Albanese. Poche settimane prima era stato anche vietato un corso di formazione per la pace e contro il riarmo organizzato dall’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. Ancora, nel 2024, il ministero ha emesso una circolare in cui chiedeva alle scuole di sanzionare e bocciare gli studenti protagonisti di un’occupazione scolastica…continua a leggere su www.lindipendente.online. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[Ora di buco] Il primato educativo (1/2: trasmissione intera)
Il Senato ha approvato in via definitiva la legge Valditara, ovvero i tre articoli delle “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” che impongono il divieto di parlare di "sessualità" nella scuola dell'infanzia e primaria, mentre nelle scuole medie e superiori sarà obbligatorio il cosiddetto "consenso informato preventivo" dei genitori dell* student*. In sostanza, in nome del primato educativo della famiglia sulla scuola, questo governo mette una pietra tombale sui progetti e sulle lezioni di educazione all'affettività. Valditara commenta sul Giornale "Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender", Provita&famiglia esulta. Corrispondenza con una rappresentante di CUB Sur di Torino in difesa di una docente di un istituto torinese che, sul proprio stato privato di whattsapp, aveva postato a gennaio la foto di Meloni con un poliziotto in ospedale con un collarino. Un contatto fake ha diffuso lo stato, inviandolo al ministero, e l'Usr ha delegato la dirigente scolastica ad avviare un procedimento disciplinare, concluso dalla stessa con sanzione di censura per "imprudenza e offesa all'amministrazione pubblica". Riflessioni sull'aumento delle sanzioni al personale scolastico in tutto il paese. Commenti in studio sui docenti che non hanno denunciato penalmente i ragazzi che li avevano aggrediti in un parco a Parma e su Leonardo che con la sua Fondazione si insinua nelle case editrici (Mondadori, Rizzoli) e fa l'ingresso nella didattica. Vi segnaliamo infine l'Hackmeeting a Firenze: sabato 13 giugno si parlerà anche del Kit di autodifesa dai pappagalli stocastici nelle scuole, laboratorio nel quale si ragiona su come l’adesione acritica alle agende commerciali delle grandi aziende tecnologiche - come accade col ricatto delle risorse PNRR - possa produrre ulteriori danni poi difficilmente riparabili, e provare a dotarsi di qualche strumento per evitare di subire passivamente l'AI.
June 9, 2026
Radio Onda Rossa
Scioperi, proteste e petizioni: la scuola si mobilita contro riforma dei tecnici e nuove indicazioni nazionali per i licei
Rete istituti tecnici: “Keynes, Serpieri, Belluzzi-Fioravanti, Scarabelli-Ghini hanno deliberato adozione alternativa per i manuali del primo anno. Aldini-Valeriani e Majorana non adozione”. Contro le linee guida per i licei una raccolta firme nata da docenti universitari: “Difendiamo l'insegnamento della filosofia a scuola”. E i Centri antiviolenza regionali: "Ddl Valditara un ostacolo alla prevenzione".
Valditara indaga sulla solidarietà
A Trieste una scuola porta cibo e umanità ai migranti della rotta balcanica. La destra, invece di vergognarsi per le persone lasciate in strada, apre un caso politico contro insegnanti e bambini: quando la solidarietà diventa sospetta, è la democrazia a essere sotto accusa A Trieste è accaduto qualcosa di semplice e, proprio per questo, intollerabile per la destra: una scuola ha scelto di educare alla solidarietà. Un gruppo di bambini e ragazzi arrivati da Marostica, in provincia di Vicenza, accompagnati dai loro insegnanti, ha raggiunto piazza Libertà, il luogo che da anni rappresenta uno degli snodi più dolorosi della rotta balcanica. Hanno incontrato i volontari di Linea d’Ombra, hanno visto da vicino la condizione delle persone migranti che arrivano a Trieste dopo viaggi durissimi, hanno portato cibo, ascolto, presenza. Niente di scandaloso. Niente di pericoloso. Niente che dovrebbe far scattare interrogazioni, ispezioni, indagini o campagne politiche. Una scuola ha fatto quello che una scuola dovrebbe fare: ha messo gli studenti davanti alla realtà, li ha aiutati a comprendere la sofferenza degli altri, ha trasformato l’educazione civica in esperienza concreta. E invece Fratelli d’Italia, l’Ufficio scolastico regionale e il ministro Giuseppe Valditara hanno deciso di aprire un caso. Non contro l’abbandono delle persone in strada. Non contro il fallimento delle politiche migratorie. Non contro il fatto che uomini, donne e minori arrivino lungo la rotta balcanica stremati, feriti, affamati, spesso senza assistenza adeguata e in attesa di documenti, protezione, riconoscimento. No. Il problema, per loro, sono i bambini che portano cibo. Questa è la fotografia feroce della scuola che la destra vorrebbe costruire: una scuola obbediente, muta, ripiegata sull’ordine, incapace di guardare il dolore sociale; una scuola che deve parlare di legalità astratta ma non di ingiustizia concreta; una scuola che può celebrare retoricamente la Costituzione ma non praticarne i principi; una scuola che deve educare alla disciplina, non alla compassione. La destra si arrabbia quando qualcuno mette in mostra ciò che non riesce, o non vuole, governare. Si indigna per un percorso educativo, ma non per le persone lasciate al freddo. Si scandalizza davanti a un gesto di cura, ma non davanti alla violenza delle frontiere. Si preoccupa dei bambini che incontrano i migranti, ma non dei migranti ridotti a corpi invisibili, sospesi tra respingimenti, attese burocratiche, marginalità e abbandono. Il video diffuso da Linea d’Ombra ha colpito migliaia di persone proprio perché mostra una verità elementare. I ragazzi non parlano con il linguaggio tossico della propaganda. Non usano le parole dell’invasione, dell’emergenza, del decoro, della sicurezza. Dicono semplicemente di essere andati lì “per aiutare”, “per dare cibo ai più bisognosi”, “per stargli vicino”. E poi una frase, nella sua limpidezza, dice tutto: “Per noi è poco, ma per loro è tantissimo”. È questa frase che la destra non sopporta. Perché smonta anni di veleno ideologico. Perché mostra che il migrante non è un nemico, ma una persona. Perché ricorda che la solidarietà non è un reato, non è propaganda, non è indottrinamento: è il fondamento minimo di una società che non voglia precipitare nella barbarie. Ancora più significativo è il percorso fatto a scuola prima dell’arrivo a Trieste. Gli studenti hanno sperimentato simbolicamente un cammino bendati e scalzi, tra ostacoli, sassi, acqua, disorientamento. Non per “imitare” il dolore altrui, non per spettacolarizzarlo, ma per provare a capire. Per avvicinarsi, anche solo per un istante, alla paura di chi attraversa confini nel buio, di chi cammina per non essere visto, di chi fugge sapendo che ogni passo può diventare pericolo. Questa si chiama educazione. Non propaganda. Non militanza imposta. Non abuso pedagogico. Educazione. Educare significa aprire gli occhi, non chiuderli. Significa insegnare che dietro ogni categoria amministrativa c’è una vita. Significa far comprendere che “migrante” non è una colpa, “profugo” non è una minaccia, “straniero” non è una diminuzione di umanità. Se un ministro dell’Istruzione considera sospetto tutto questo, allora il problema non è quella scuola. Il problema è il ministro. Valditara e la destra stanno mandando un messaggio gravissimo a tutto il mondo scolastico: attenzione a educare alla solidarietà, perché potreste finire sotto osservazione; attenzione a mostrare la realtà delle frontiere, perché potreste essere accusati di politicizzare gli studenti; attenzione a insegnare empatia, perché in un paese governato dalla paura anche la compassione può diventare sovversiva. È un messaggio intimidatorio. Ed è tanto più grave perché colpisce insegnanti e studenti che hanno fatto esattamente ciò che la scuola pubblica dovrebbe fare: formare persone capaci di pensiero critico, responsabilità sociale, consapevolezza democratica. La scuola non è un addestramento all’indifferenza. Non è una caserma culturale. Non è il luogo dove si producono sudditi obbedienti alle narrazioni del governo. La scuola, se è davvero pubblica e democratica, deve poter attraversare le contraddizioni del presente, incontrare le ferite della società, nominare le ingiustizie, costruire legami. E la rotta balcanica è una di queste ferite. Trieste lo sa bene. Piazza Libertà lo sa bene. I volontari che ogni giorno portano cure, scarpe, cibo, medicazioni e ascolto lo sanno bene. Lì arrivano persone che hanno attraversato violenze, respingimenti, fame, freddo, botte, umiliazioni. Persone che l’Europa respinge e poi finge di non vedere. Persone che esistono solo quando devono essere controllate, identificate, allontanate. Quei bambini, invece, le hanno viste. E questo è bastato a far scattare la reazione della destra. Perché il punto politico è tutto qui: la solidarietà rompe la narrazione dell’odio. Se un bambino vede un migrante come una persona affamata da aiutare, e non come un pericolo da respingere, crolla l’intero impianto ideologico su cui si regge la propaganda razzista e sicuritaria. Se una scuola insegna a riconoscere l’umanità dove il potere vuole produrre paura, allora quella scuola diventa un problema per chi governa attraverso la disumanizzazione. Per questo la vicenda di Trieste non può essere liquidata come una polemica locale. È un segnale nazionale. Dice che la destra non vuole solo controllare le frontiere: vuole controllare anche lo sguardo con cui le nuove generazioni imparano a vedere il mondo. Vuole impedire che la scuola diventi spazio di incontro, coscienza critica, educazione alla giustizia. Ma una società che indaga la solidarietà e lascia indisturbata l’indifferenza è una società malata. Una politica che apre un caso contro bambini che portano cibo e non contro le persone costrette a dormire in strada ha già scelto da che parte stare. Una scuola che porta gli studenti dove c’è sofferenza non va punita. Va difesa. Gli insegnanti che educano alla cura non vanno intimiditi. Vanno ringraziati. I bambini che dicono “per noi è poco, ma per loro è tantissimo” non vanno messi sotto accusa. Vanno ascoltati. Perché in quelle parole c’è più Costituzione che in molti discorsi ufficiali. C’è più educazione civica che in mille circolari ministeriali. C’è più umanità che in tutta la propaganda di chi vorrebbe trasformare la scuola in un luogo sterile, impaurito, obbediente. A Trieste non è andata in scena una manipolazione degli studenti. È andata in scena una lezione di umanità. E se Valditara, Fratelli d’Italia e l’Ufficio scolastico regionale non riescono a capirlo, allora sono loro a dover essere giudicati. Non quella scuola. Osservatorio Repressione
May 18, 2026
Pressenza
[Ora di buco] Le nuove indicazioni nazionali: tra ideologia e irrealtà (1/2: trasmissione intera)
Apriamo la trasmissione con la corrispondenza di un compagno del collettivo "Scuole per la Palestina" che analizza le criticità del disegno di legge Romeo "sull'antisemitismo", un apparato repressivo della solidarietà al popolo palestinese. Iniziativa di autoformazione e dibattito per conoscere e organizzarsi nelle scuole, per difendere le libertà costituzionali, domani mercoledì, 13 MAGGIO, ORE 17:30 nei giardini di piazza Vittorio. Il 23 maggio ci sarà un secondo appuntamento. Approfondiamo poi alcuni scandalosi aspetti delle cosiddette "Nuove indicazioni nazionali dei licei", che come recita il sito del Mim "il Ministro Valditara ha fortemente voluto ... e che adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica": si parte dall'incipit, ovvero la pedante spiegazione dell'etimologia della parola liceo, per arrivare all'intelligenza artificiale. Classismo e ideologia alla base delle linee, a partire dalla necessità dell'uso di una lingua còlta - il tutto declinato rigorosamente al maschile per "semplificare il linguaggio" (!) - la "prossemica del rispetto", dove la norma è sinonimo di libertà. Lo studio della Storia è motivato in modo imbarazzante dagli esperti della disciplina, guidati da Ernesto Galli della Loggia ("La centralità della storia dell'Italia e dell'Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell'eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica"). Lo studio della lingua italiana - "bene identitario" da salvaguardare come il made in italy - e della letteratura replicano la maggiore pecca dell'impianto delle Linee, ovvero l'assenza del contesto reale delle scuole.
May 12, 2026
Radio Onda Rossa