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[Ora di buco] Il primato educativo (1/2: trasmissione intera)
Il Senato ha approvato in via definitiva la legge Valditara, ovvero i tre articoli delle “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” che impongono il divieto di parlare di "sessualità" nella scuola dell'infanzia e primaria, mentre nelle scuole medie e superiori sarà obbligatorio il cosiddetto "consenso informato preventivo" dei genitori dell* student*. In sostanza, in nome del primato educativo della famiglia sulla scuola, questo governo mette una pietra tombale sui progetti e sulle lezioni di educazione all'affettività. Valditara commenta sul Giornale "Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender", Provita&famiglia esulta. Corrispondenza con una rappresentante di CUB Sur di Torino in difesa di una docente di un istituto torinese che, sul proprio stato privato di whattsapp, aveva postato a gennaio la foto di Meloni con un poliziotto in ospedale con un collarino. Un contatto fake ha diffuso lo stato, inviandolo al ministero, e l'Usr ha delegato la dirigente scolastica ad avviare un procedimento disciplinare, concluso dalla stessa con sanzione di censura per "imprudenza e offesa all'amministrazione pubblica". Riflessioni sull'aumento delle sanzioni al personale scolastico in tutto il paese. Commenti in studio sui docenti che non hanno denunciato penalmente i ragazzi che li avevano aggrediti in un parco a Parma e su Leonardo che con la sua Fondazione si insinua nelle case editrici (Mondadori, Rizzoli) e fa l'ingresso nella didattica. Vi segnaliamo infine l'Hackmeeting a Firenze: sabato 13 giugno si parlerà anche del Kit di autodifesa dai pappagalli stocastici nelle scuole, laboratorio nel quale si ragiona su come l’adesione acritica alle agende commerciali delle grandi aziende tecnologiche - come accade col ricatto delle risorse PNRR - possa produrre ulteriori danni poi difficilmente riparabili, e provare a dotarsi di qualche strumento per evitare di subire passivamente l'AI.
June 9, 2026
Radio Onda Rossa
Scioperi, proteste e petizioni: la scuola si mobilita contro riforma dei tecnici e nuove indicazioni nazionali per i licei
Rete istituti tecnici: “Keynes, Serpieri, Belluzzi-Fioravanti, Scarabelli-Ghini hanno deliberato adozione alternativa per i manuali del primo anno. Aldini-Valeriani e Majorana non adozione”. Contro le linee guida per i licei una raccolta firme nata da docenti universitari: “Difendiamo l'insegnamento della filosofia a scuola”. E i Centri antiviolenza regionali: "Ddl Valditara un ostacolo alla prevenzione".
Valditara indaga sulla solidarietà
A Trieste una scuola porta cibo e umanità ai migranti della rotta balcanica. La destra, invece di vergognarsi per le persone lasciate in strada, apre un caso politico contro insegnanti e bambini: quando la solidarietà diventa sospetta, è la democrazia a essere sotto accusa A Trieste è accaduto qualcosa di semplice e, proprio per questo, intollerabile per la destra: una scuola ha scelto di educare alla solidarietà. Un gruppo di bambini e ragazzi arrivati da Marostica, in provincia di Vicenza, accompagnati dai loro insegnanti, ha raggiunto piazza Libertà, il luogo che da anni rappresenta uno degli snodi più dolorosi della rotta balcanica. Hanno incontrato i volontari di Linea d’Ombra, hanno visto da vicino la condizione delle persone migranti che arrivano a Trieste dopo viaggi durissimi, hanno portato cibo, ascolto, presenza. Niente di scandaloso. Niente di pericoloso. Niente che dovrebbe far scattare interrogazioni, ispezioni, indagini o campagne politiche. Una scuola ha fatto quello che una scuola dovrebbe fare: ha messo gli studenti davanti alla realtà, li ha aiutati a comprendere la sofferenza degli altri, ha trasformato l’educazione civica in esperienza concreta. E invece Fratelli d’Italia, l’Ufficio scolastico regionale e il ministro Giuseppe Valditara hanno deciso di aprire un caso. Non contro l’abbandono delle persone in strada. Non contro il fallimento delle politiche migratorie. Non contro il fatto che uomini, donne e minori arrivino lungo la rotta balcanica stremati, feriti, affamati, spesso senza assistenza adeguata e in attesa di documenti, protezione, riconoscimento. No. Il problema, per loro, sono i bambini che portano cibo. Questa è la fotografia feroce della scuola che la destra vorrebbe costruire: una scuola obbediente, muta, ripiegata sull’ordine, incapace di guardare il dolore sociale; una scuola che deve parlare di legalità astratta ma non di ingiustizia concreta; una scuola che può celebrare retoricamente la Costituzione ma non praticarne i principi; una scuola che deve educare alla disciplina, non alla compassione. La destra si arrabbia quando qualcuno mette in mostra ciò che non riesce, o non vuole, governare. Si indigna per un percorso educativo, ma non per le persone lasciate al freddo. Si scandalizza davanti a un gesto di cura, ma non davanti alla violenza delle frontiere. Si preoccupa dei bambini che incontrano i migranti, ma non dei migranti ridotti a corpi invisibili, sospesi tra respingimenti, attese burocratiche, marginalità e abbandono. Il video diffuso da Linea d’Ombra ha colpito migliaia di persone proprio perché mostra una verità elementare. I ragazzi non parlano con il linguaggio tossico della propaganda. Non usano le parole dell’invasione, dell’emergenza, del decoro, della sicurezza. Dicono semplicemente di essere andati lì “per aiutare”, “per dare cibo ai più bisognosi”, “per stargli vicino”. E poi una frase, nella sua limpidezza, dice tutto: “Per noi è poco, ma per loro è tantissimo”. È questa frase che la destra non sopporta. Perché smonta anni di veleno ideologico. Perché mostra che il migrante non è un nemico, ma una persona. Perché ricorda che la solidarietà non è un reato, non è propaganda, non è indottrinamento: è il fondamento minimo di una società che non voglia precipitare nella barbarie. Ancora più significativo è il percorso fatto a scuola prima dell’arrivo a Trieste. Gli studenti hanno sperimentato simbolicamente un cammino bendati e scalzi, tra ostacoli, sassi, acqua, disorientamento. Non per “imitare” il dolore altrui, non per spettacolarizzarlo, ma per provare a capire. Per avvicinarsi, anche solo per un istante, alla paura di chi attraversa confini nel buio, di chi cammina per non essere visto, di chi fugge sapendo che ogni passo può diventare pericolo. Questa si chiama educazione. Non propaganda. Non militanza imposta. Non abuso pedagogico. Educazione. Educare significa aprire gli occhi, non chiuderli. Significa insegnare che dietro ogni categoria amministrativa c’è una vita. Significa far comprendere che “migrante” non è una colpa, “profugo” non è una minaccia, “straniero” non è una diminuzione di umanità. Se un ministro dell’Istruzione considera sospetto tutto questo, allora il problema non è quella scuola. Il problema è il ministro. Valditara e la destra stanno mandando un messaggio gravissimo a tutto il mondo scolastico: attenzione a educare alla solidarietà, perché potreste finire sotto osservazione; attenzione a mostrare la realtà delle frontiere, perché potreste essere accusati di politicizzare gli studenti; attenzione a insegnare empatia, perché in un paese governato dalla paura anche la compassione può diventare sovversiva. È un messaggio intimidatorio. Ed è tanto più grave perché colpisce insegnanti e studenti che hanno fatto esattamente ciò che la scuola pubblica dovrebbe fare: formare persone capaci di pensiero critico, responsabilità sociale, consapevolezza democratica. La scuola non è un addestramento all’indifferenza. Non è una caserma culturale. Non è il luogo dove si producono sudditi obbedienti alle narrazioni del governo. La scuola, se è davvero pubblica e democratica, deve poter attraversare le contraddizioni del presente, incontrare le ferite della società, nominare le ingiustizie, costruire legami. E la rotta balcanica è una di queste ferite. Trieste lo sa bene. Piazza Libertà lo sa bene. I volontari che ogni giorno portano cure, scarpe, cibo, medicazioni e ascolto lo sanno bene. Lì arrivano persone che hanno attraversato violenze, respingimenti, fame, freddo, botte, umiliazioni. Persone che l’Europa respinge e poi finge di non vedere. Persone che esistono solo quando devono essere controllate, identificate, allontanate. Quei bambini, invece, le hanno viste. E questo è bastato a far scattare la reazione della destra. Perché il punto politico è tutto qui: la solidarietà rompe la narrazione dell’odio. Se un bambino vede un migrante come una persona affamata da aiutare, e non come un pericolo da respingere, crolla l’intero impianto ideologico su cui si regge la propaganda razzista e sicuritaria. Se una scuola insegna a riconoscere l’umanità dove il potere vuole produrre paura, allora quella scuola diventa un problema per chi governa attraverso la disumanizzazione. Per questo la vicenda di Trieste non può essere liquidata come una polemica locale. È un segnale nazionale. Dice che la destra non vuole solo controllare le frontiere: vuole controllare anche lo sguardo con cui le nuove generazioni imparano a vedere il mondo. Vuole impedire che la scuola diventi spazio di incontro, coscienza critica, educazione alla giustizia. Ma una società che indaga la solidarietà e lascia indisturbata l’indifferenza è una società malata. Una politica che apre un caso contro bambini che portano cibo e non contro le persone costrette a dormire in strada ha già scelto da che parte stare. Una scuola che porta gli studenti dove c’è sofferenza non va punita. Va difesa. Gli insegnanti che educano alla cura non vanno intimiditi. Vanno ringraziati. I bambini che dicono “per noi è poco, ma per loro è tantissimo” non vanno messi sotto accusa. Vanno ascoltati. Perché in quelle parole c’è più Costituzione che in molti discorsi ufficiali. C’è più educazione civica che in mille circolari ministeriali. C’è più umanità che in tutta la propaganda di chi vorrebbe trasformare la scuola in un luogo sterile, impaurito, obbediente. A Trieste non è andata in scena una manipolazione degli studenti. È andata in scena una lezione di umanità. E se Valditara, Fratelli d’Italia e l’Ufficio scolastico regionale non riescono a capirlo, allora sono loro a dover essere giudicati. Non quella scuola. Osservatorio Repressione
May 18, 2026
Pressenza
[Ora di buco] Le nuove indicazioni nazionali: tra ideologia e irrealtà (1/2: trasmissione intera)
Apriamo la trasmissione con la corrispondenza di un compagno del collettivo "Scuole per la Palestina" che analizza le criticità del disegno di legge Romeo "sull'antisemitismo", un apparato repressivo della solidarietà al popolo palestinese. Iniziativa di autoformazione e dibattito per conoscere e organizzarsi nelle scuole, per difendere le libertà costituzionali, domani mercoledì, 13 MAGGIO, ORE 17:30 nei giardini di piazza Vittorio. Il 23 maggio ci sarà un secondo appuntamento. Approfondiamo poi alcuni scandalosi aspetti delle cosiddette "Nuove indicazioni nazionali dei licei", che come recita il sito del Mim "il Ministro Valditara ha fortemente voluto ... e che adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica": si parte dall'incipit, ovvero la pedante spiegazione dell'etimologia della parola liceo, per arrivare all'intelligenza artificiale. Classismo e ideologia alla base delle linee, a partire dalla necessità dell'uso di una lingua còlta - il tutto declinato rigorosamente al maschile per "semplificare il linguaggio" (!) - la "prossemica del rispetto", dove la norma è sinonimo di libertà. Lo studio della Storia è motivato in modo imbarazzante dagli esperti della disciplina, guidati da Ernesto Galli della Loggia ("La centralità della storia dell'Italia e dell'Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell'eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica"). Lo studio della lingua italiana - "bene identitario" da salvaguardare come il made in italy - e della letteratura replicano la maggiore pecca dell'impianto delle Linee, ovvero l'assenza del contesto reale delle scuole.
May 12, 2026
Radio Onda Rossa
Sciopero della scuola contro la riforma dei tecnici
Questa mattina giovedì 7 maggio si è tenuto il corteo a Torino in occasione dello sciopero della scuola lanciato da Cobas Scuola e sindacati di base per contrapporsi alla riforma Valditara sugli istituti tecnici. Il corteo attraversato da numerosi insegnanti e studenti aveva come obiettivo un presidio sotto l’USR per poter fare un primo passaggio contro la riforma che coinvolge differenti attori che compongono il sistema scolastico. Una riforma calata dall’alto senza alcuna attenzione alle esigenze scolastiche, un modo per rendere la scuola ancora più funzionale alle imprese e agli interessi privati, il tutto diminuendo anni scolastici e ore di lezione, in particolare per quanto riguarda le materie umanistiche. Ne parliamo con Simona, insegnante e rsu in un istituto tecnico di Torino
Svuotare di senso le parole e costruire la nazione: le nuove indicazioni nazionali per i licei
Come riporta un’inchiesta di Wu Ming, nel 2018 il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara incontrava Steve Bannon, inviato di Epstein in Italia prima delle elezioni. All’epoca, il ministro Valditara probabilmente non sapeva di aver incontrato un personaggio molto vicino a Epstein. Eppure, il fatto che sia stato individuato in lui – come in altri membri del governo – un interlocutore possibile, lascia molto intendere della visione del mondo che il ministro e i suoi colleghi politici vogliono perseguire. Una visione del mondo che si esprime con chiarezza nelle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, pubblicate mercoledì 22 aprile per la prima fase di consultazione con il mondo della scuola. Indicazioni che, come riporta il comunicato sul sito del ministero, «il Ministro Valditara ha fortemente volut»o. I LICEI NON SONO PER TUTT* Leggendo la premessa che accompagna le Nuove Indicazioni Nazionali, si evince chiaramente che i Licei non sono una scuola per tutt*. Dalla prima pagina il maschile sovraesteso, rivendicato come scelta di semplificazione linguistica, marca il testo, disegnando un generico soggetto neutro maschile a cui la scuola si dovrebbe rivolgere. Ma qual è il prototipo di studente che hanno davvero in mente le Nuove Indicazioni Nazionali? Scorrendo le pagine della premessa, si intuisce facilmente che è un’entità senza corpo: la formazione liceale sarebbe infatti destinata a produrre “menti mai sazie di domande”, a promuovere “l’applicazione dell’intelligenza del giovane ad un corpo oggettivo di conoscenze”. Lo strumento principe di questa formazione sarebbe il “testo/libro”, e dovrebbe ambire alla “conquista da parte dello studente di un rapporto colto con la propria lingua”. Un soggetto dunque maschile, di classe media, di madre lingua italiana, abile e senza disturbi dell’apprendimento. Un prototipo di studente preciso che trova cittadinanza nei licei, lasciando tutte le altre soggettività fuori dalla porta, e portandosi dietro il corpo come un fardello silenzioso e inutile. Lasciare fuori la dimensione corporea ha però un prezzo molto alto e passa anche attraverso una cultura cis-etero-sessista e sessuofobica, che  facendo finta di non vedere le differenze in realtà le acuisce, segnando linee di esclusione sui corpi delle persone studenti. IL LIBERO ARBITRIO Questo soggetto maschile abile, di classe media e privo di dimensione corporea stride con la definizione che le Nuove Indicazioni danno dei licei come “scuola dell’adolescenza”. Un’adolescenza raccontata come “il tempo delle prime volte” (che suona ironicamente molto simile al “tempo delle mele”) in cui per mezzo dello studio “l’individuo consegue dimensioni di disciplina interiore e di autocontrollo”. Questo accompagnamento, attraverso il dialogo con i docenti (sempre esclusivamente al maschile, benché la realtà racconti qualcosa di diverso) guidano lo studente alla conquista di una libertà che non è “mera autonomia individuale, svincolata da regole e responsabilità, né tantomeno ridursi ad espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti illeciti, né ridotta a forme meramente oppositive o reattive”. Si delinea così anche una narrazione di giovane, di adolescente, come soggetto da disciplinare, a cui insegnare l’autocontrollo e il rispetto delle regole. Una narrazione che  rispecchia e cavalca quella che i media stanno continuamente portando avanti attraverso fatti di cronaca che disegnano sempre di più le persone giovani come fuori controllo. La libertà di cui parlano le Indicazioni Nazionali è una libertà che ha a che fare, come dice il testo stesso, “con il ‘libero arbitrio’, il che implica facoltà di decisione circa gli scopi e gli effetti del proprio agire”. In Soggetti ostinati, Sara Ahmed riflette sul concetto di volontà e di libero arbitrio, mettendo in guardia rispetto al leggere i problemi sociali come problemi di libero arbitrio, che scaricano la responsabilità sull’individuo e sulle sue scelte. Una lettura che invece il testo “fortemente voluto” da Valditara porta avanti, in una prospettiva neoliberista e meritocratica che il ministero rivendica anche nella scelta del proprio nome. EDUCARE ALL’EMPATIA Tra le novità di queste Indicazioni Nazionali rispetto alle precedenti c’è anche un paragrafo, presente nella premessa al testo, che parla esplicitamente di educazione “all’empatia, alle relazioni e al rispetto”. Secondo il documento, questa educazione troverebbe spazio perché > «l’agire educativo richiede, da parte dello studente, il consenso al voler > apprendere: scelta agita in uno spazio di incontro interpersonale che coniuga > dialetticamente nella relazione magistrale istanze a volte in conflitto, > coscienza e inconscio, corporeità e razionalità, in un crogiuolo di affetti e > di pensieri che coinvolgono docenti e studenti nella loro interezza». La coniugazione dialettica di termini dicotomici (coscienza/inconscio, corporeità/razionalità) reitera una delle polarità su cui il sapere occidentale si costruisce a partire dalla divisione corpo-mente, navigando in direzione completamente contraria a tutto quello che sappiamo sull’educazione sessuo-affettiva che, non per niente, viene dichiarata dall’OMS come “olistica” o “completa”. Quello che appare più grave in questo paragrafo, però, è l’appropriazione e lo svuotamento di significato della parola consenso. “Il consenso a voler apprendere” usa un concetto chiave – al centro anche delle mobilitazioni transfemministe rispetto al cosiddetto DDL Bongiorno sui reati di violenza sessuale, che ha cancellato questa parola – per trasformarlo in qualcos’altro, in qualcosa che riporta alla responsabilità individuale. Il consenso della persona studente è narrata come una scelta personale in opposizione dialettica nella “relazione magistrale” con la figura del docente. I temi che saranno portati in questa educazione saranno “la riproduzione e il concepimento consapevole, nonché la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”. Il consenso è totalmente svuotato dal suo significato, l’educazione al consenso deformata e sussunta dalla scuola, che già se ne occuperebbe, non lasciando spazio alle pratiche educative di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che davvero provano a costruire una cultura del consenso. Ma non solo. Il paragrafo sull’educazione all’empatia e al rispetto prosegue con una lunga filippica sul rispetto e di come “l’Occidente abbia fatto di questa idea la base della nozione moderna di persona, soggetto di diritti e doveri inalienabili”, rimarcando ancora una volta i presupposti di una narrazione razzista ed eurocentrica per cui si costruisce un Occidente civile e rispettoso dei diritti delle donne contro un’alterità barbara non meglio specificata. Una narrazione ormai vecchia, pericolosa e criminale, che ha legittimato e legittima le guerre e i genocidi che questo cosiddetto Occidente continua a muovere nel mondo, come in Iran e in Palestina. A SCUOLA DI NAZIONALISMO L’occidente-centrismo delle Indicazioni Nazionali viene confermato quando si aprono le linee guida specifiche per ogni indirizzo – tra cui, da ricordare, c’è il nuovo Liceo del Made in Italy – e si leggono le indicazioni per le singole materie. Nonostante le numerose critiche proprio sull’incipit del paragrafo dedicato alla storia nelle Nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Grado (“Solo l’Occidente conosce la storia”), anche nelle Nuove Indicazioni per i licei si prosegue sulla stessa linea. Dopo aver classificato la possibilità di insegnare una storia plurale come “impresa disperata”, le linee guida tornano a ribadire che > «la centralità assegnata nelle Indicazioni alla storia dell’Italia e > dell’Occidente deriva anche dall’oggettivo, enorme rilievo che tale storia ha > avuto e continua ad avere nella vicenda mondiale avendo dato ad essa le forme > universalmente adottate della moderna statualità, le premesse teoriche della > ricerca e del progresso scientifico, le fondamenta dei diritti della persona > umana e delle sue libertà; e da ultimo il concetto stesso di storia che è il > nostro». Una centralità che è rivendicata anche nelle linee guida di italiano, per cui nello studio della lingua italiana si dovrebbe attenzionare anche “lo status di ufficialità della lingua italiana in Svizzera, oltre che l’uso che se ne fa in Vaticano e da parte dei Pontefici della Chiesa cattolica, anche quelli non di nascita italiana”. La lezione decoloniale evidentemente non è arrivata tra i tavoli del ministero. L’esercizio di decentrarsi, di mettere in discussione la propria posizionalità, di farsi domande e guardare attraverso lenti critiche  ciò che si presenta come dato di fatto non rientra tra le finalità auspicate dalla scuola. Si deve continuare a costruire l’invenzione – come avrebbe detto Anderson nelle sue Comunità Immaginate – di una nazione unificata da una lingua e da una storia con una posizione preminente. Un’invenzione falsa e presuntuosa con cui formare i prossimi piccoli nazionalisti, pronti a fare la guerra a chi non rientra nella propria comunità immaginata. CONSENSO E LIBERTÀ Una scuola che lascia il corpo fuori dall’aula, che si concepisce come spazio solo per studenti bianchi, italofoni, abili e della classe media, che concepisce la sessualità solo come orientata alla “riproduzione e al concepimento consapevole”, che disciplina i corpi all’obbedienza. Il tutto con una spolverata neanche troppo velata di razzismo e suprematismo bianco. Le Nuove Indicazioni Nazionali costituiscono un documento importante per capire l’agenda politica di Valditara, del Governo e dei potenti della terra a cui si ispirano. Un’agenda che vuole acuire le disuguaglianze e appesantire le oppressioni, scaricandone le responsabilità sui singoli individui. Un’agenda che educa sì al rispetto, ma delle regole e delle istituzioni che quei potenti costruiscono, dello status quo fatto di marginalizzazione sistemica delle persone povere, disabili, trans*, di razzismo strutturale, di eterosessismo costante e diffuso. Un’agenda che si appropria delle nostre parole, e che per questo diventa sempre più insidiosa. Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso il consenso e la libertà. Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso queste parole. La copertina è di Sergio D’Afflitto (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Svuotare di senso le parole e costruire la nazione: le nuove indicazioni nazionali per i licei proviene da DINAMOpress.
April 29, 2026
DINAMOpress
[Ora di buco] La libertà di parola è democratica (1/2: Corrispondenza Galilei)
La trasmissione di oggi va in onda in forma ridotta per poter seguire la mobilitazione in corso al Laurentino 38, presso la sede di Leonardo s.p.a., dopo lo sgombero di L38 Squat. In una prima corrispondenza, raccontiamo la contestazione avvenuta all'Istituto Galilei di Roma nei confronti del Ministro dell'Istruzione Valditara, in occasione della riunione dei Presidenti della Consulta. A seguire, una seconda corrispondenza con uno studente del Liceo Aristofane, che ci riferisce di gravi episodi di violenta discriminazione agiti da una docente contro un ragazzo trans, senza che la scuola abbia mai preso provvedimenti. Nei giorni scorsi, però, il Consiglio di Istituto ha approvato la Carriera Alias e il congedo mestruale.  
April 28, 2026
Radio Onda Rossa
Il 7 maggio è sciopero della Scuola. Contro il modello Valditara, la leva, la guerra
Il 7 maggio lavoratrici e lavoratori della scuola incroceranno le braccia insieme a studentesse e studenti, con manifestazioni territoriali in decine di città. L’appuntamento a Roma è alle ore 9:00 al Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. Lo sciopero, proclamato anche per il 6 maggio per garantire la massima copertura al […] L'articolo Il 7 maggio è sciopero della Scuola. Contro il modello Valditara, la leva, la guerra su Contropiano.
April 28, 2026
Contropiano
Un’istruzione da turista
Non voglio entrare nell’annosa e ripetitiva polemica su Manzoni Sì/Manzoni No al biennio delle superiori. Per me è Manzoni Sì e le ragioni si potranno dedurre da una riflessione che vorrei svolgere a margine della discussione, non dunque su Manzoni ma sulle motivazioni addotte da Valditara contro la lettura dei […] L'articolo Un’istruzione da turista su Contropiano.
April 28, 2026
Contropiano