Manifestazione regionale a difesa della sanità pubblica
Ieri alle 14 un bel fiume di persone ha sfidato il caldo eccezionale di questi
giorni e ha sfilato dal grattacielo della Regione Piemonte fino in piazza
Carducci, un paio di chilometri che sotto quel sole del primo pomeriggio rendono
ben evidente l’importanza della manifestazione. 5000 i partecipanti secondo
quanto riportato dall’Ansa su indicazione delle forze dell’ordine, 8000 secondo
gli organizzatori.
Indetta dal Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela e della Salute e alle
Cure “dopo 3 anni esatti dalla prima mobilitazione a difesa della sanità
pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone dal mondo degli
ordini professionali, dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e della
società civile”.
Ieri alle proteste per una sanità in difficoltà si è unito anche il grido
lanciato da Global Sumud Flotilla, Sanitari per Gaza e #digiunogaza a sostegno
della spedizione. È stato ricordato il recente blocco della nave con a bordo
medici e infermieri, unica colpa, voler esercitare la proprio professione,
aiutare e salvare vite umane. Bloccato anche il convoglio di terra che continua
a rimanere fermo in Libia.
Imparagonabili le situazioni, ma al centro c’è il fondamentale ruolo dei
sanitari, il loro vitale compito a servizio di chiunque si trovi in difficoltà e
non in base alla possibilità di pagare. Secondo i dati forniti dagli
organizzatori però in Piemonte 1 persona su 10 decide di non curarsi pari a
352.000 piemontesi con un aumento del 47% tra il 2023 e il 2024. Poiché
aumentano le liste d’attesa e ricorrere al privato è costoso, non tutti possono
permetterselo. Le liste aumentano perché si è sottorganico, non bastano più i
turni supplementari. I dati parlano di una carenza superiore alle 10.000 unità
tra medici, infermieri e OSS, numeri che richiedono investimenti, molti e una
chiara direzione.
Nel suo intervento dal palco, Massimo Esposto Segretario Generale della FP CIGL
Torino indica nelle scelte politiche della Regione le responsabilità del
disastro della sanità piemontese:
> L’assessore Riboldi non ci venga a parlare di emergenze impreviste, di eredità
> pesanti o di contesto nazionale, la verità è scomoda e impietosa. La sanità
> piemontese è in crisi perché la Regione ha scelto di gestirla come un capitolo
> di spesa da contenere e non come un patrimonio da custodire.
>
> Ha preferito il taglio lineare alla programmazione, la propaganda al
> monitoraggio, la burocrazia alla cura. Ha fatto investimenti cronici al di
> sotto dei fabbisogni reali e piani di assunzione del personale insufficiente.
Esposto vede in questa politica la manifestazione di interessi precisi:
> Invece di blindare il carattere universalistico e solidaristico del sistema,
> (la Regione) vuota il pubblico di risorse umane e finanziarie, mentre il
> privato accreditato si trasforma in un sistema parallelo, selettivo, orientato
> al rendimento. Vogliono farci credere che il privato sia la valvola di sfogo,
> la risposta rapida alle liste d’attesa, la modernizzazione necessaria. Noi
> diciamo chiaro, senza ambiguità, il privato accreditato deve restare
> integrativo e mai sostitutivo del servizio sanitario pubblico, mai.
>
> … Il vero rischio non è solo nelle prestazioni a pagamento, è nei dati. Perché
> l’oro della sanità contemporanea sono le informazioni, la domanda di cura, i
> percorsi clinici, i tempi di risposta, l’offerta pubblica, le cronicità, le
> rinunce. E se questa regione continua a favorire un radicamento indiscriminato
> del privato, chi metterà le mani su quel patrimonio? Le assicurazioni, i
> grandi operatori finanziari della salute.
E conclude il suo intervento indicando le linee guida dell’azione sindacale
locale nel settore:
> La regione ci dica chiaro una volta per tutta da quale parte vuole stare, se
> dalla parte dei bilanci o da quella delle persone. Noi scegliamo le persone! E
> non ci fermeremo finché ogni professionista non sarà retribuito con dignità,
> finché ogni attesa non sarà accorciata, finché la rinuncia alle cure non
> diventerà solo un ricordo amaro di un’epoca che a partire da oggi abbiamo il
> dovere di far chiudere.
Dal palco finale della manifestazione sono state indicate altre criticità, più
specifiche, della sanità piemontese: dalla carenza di medici di base,
soprattutto in provincia e nelle zone montane, alle difficoltà di accesso ai
servizi sanitari per i cittadini stranieri che ne avrebbero pieno diritto.
Si delinea quindi un conflitto sociale che travalica gli interessi sindacali e
di categoria perché, come indica lo slogan della manifestazione “quando tutto
sarà privato, saremo privatə di tutto”
Sara Panarella, Giorgio Mancuso
Redazione Torino