Tag - sindacati

Hormuz, sindacati dei trasporti marittimi e marinai
I media aziendali preferiscono parlare di Donald Trump con una frequenza giornaliera che ha da tempo superato quella di altri intrattenitori: la guerra tra USA e Israele contro l’Iran, il petrolio – dove coloro che hanno aiutato a mettere Trump alla Casa Bianca ottengono un ottimo ritorno sul loro investimento […] L'articolo Hormuz, sindacati dei trasporti marittimi e marinai su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
La rinascita del movimento sindacale britannico fra governo neo-blairiano e pericolo Farage
«The coal strike has cost the industry a year… Mr. Chairman, the strike is over. This dark shadow has passed from our industrial landscape». Così si espresse Margaret Thatcher il 23 marzo 1985 in un discorso al Comitato centrale del Partito conservatore. La prima ministra aveva ragione: la sconfitta dei minatori chiudeva un periodo, aperto con un’altra sconfitta, quella delle operaie della Grunwick di Londra nel 1976, in cui, passo dopo passo, la capacità di mobilitazione e resistenza del movimento sindacale britannico era stata letteralmente rasa al suolo. A distanza di circa 40 anni da quel discorso, e dopo l’avvicendarsi di governi conservatori e laburisti c. he di fatto hanno proseguito nel solco tracciato da Thatcher (Blair, Cameron, Johnson e ora Starmer), si è assistita a una progressiva rinascita del movimento operaio (da intendersi nella sua accezione anglosassone estesa, come working class movement, movimento della classe lavoratrice). Nel maggio-giugno 2022 questa rinascita ha raggiunto un suo primo punto di caduta, con l’ondata di scioperi che hanno interessato i trasporti (ferrotranviari, aeroportuali e su gomma), le comunicazioni (soprattutto i servizi postali e le telecomunicazioni), la sanità, la scuola, la nettezza urbana, addirittura gli avvocati e tanti altri settori. > Nel 2022 l’interesse per l’adesione a un sindacato nel Regno Unito ha > registrato un forte aumento: secondo quanto riportato dal Trades Union > Congress (Tuc), le richieste online relative all’adesione sono aumentate di > circa il 700% solo nel mese di giugno. L’ondata iniziata nel 2022, che sicuramente ha contribuito alla fine di circa 15 anni di governi conservatori, non si è arrestata. Dall’agosto 2021 al dicembre 2025, il solo sindacato Unite ha indetto 1.500 scioperi, con più dell’80% delle vertenze vinte e aumenti salariali pari a complessivi 625 milioni di sterline. Nel dicembre 2025 vi erano 159 vertenze in corso, che mobilitavano 269.000 fra iscritti e iscritte. Ancora nel mese di aprile 2026, quasi 3.000 membri di Unite, attraverso votazioni presso 88 datori di lavoro in 18 settori, stanno partecipando a degli scioperi. L’agitazione nel settore della nettezza urbana a Birmingham, che da quasi un anno e mezzo sta vedendo opposti lavoratori e lavoratrici contro il Comune della città (a guida laburista) è la dimostrazione plastica di come attualmente per buona parte del movimento sindacale non esistono “governi amici”, anzi proprio questi presunti ultimi sono considerati i principali responsabili delle politiche di austerity che colpiscono salari e condizioni della popolazione lavoratrice, mentre ingrassano i profitti delle grandi aziende. Non si può in questa occasione ricostruire la storia e le caratteristiche del movimento del lavoro britannico, per molti aspetti diverse da quelle del corrispettivo movimento nel nostro Paese. Basti al momento ricordare che nel Regno Unito esistono due grandi Federazioni sindacali, alle quali sono affiliate decine di organizzazioni di categoria o generali. La più grande è il Trade Union Congress (Tuc), la federazione sindacale costituitasi nel 1868 ma che ha assunto questa denominazione dopo la fine della Prima guerra mondiale. Attualmente è composta da 47 sindacati membri, dei quali 11 sono affiliati anche al Partito laburista, con complessivi 5 milioni e 300 mila iscritti e iscritte. La General Federation of Trade Unions (Gftu) è stata fondata nel 1899 e a essa sono affiliate 29 organizzazioni sindacali per un totale di più di 500.000 membri. Dieci organizzazioni sindacali facenti parte del Tuc sono affiliate al Labour Party, nessuna fra quelle componenti la Gftu. Poi ci sono alcuni sindacati autonomi fra i quali spicca l’Independent Workers Union of Great britain (Iwgb). Le due maggiori organizzazioni sindacali del Tuc, Unison e Unite, sono fortemente orientate a sinistra e hanno due segretarie generali (rispettivamente Andrea Egan e Sharon Graham). Altre sigle sindacali su posizioni radicali sono la National Union of Rail, Maritime and Transport Workers (Rmt) e la National Education Union (Neu). PLURALISMO DELLE SIGLE E DELLE TEMATICHE DI LOTTA Tutte queste sigle hanno portato e portano avanti vertenze molto grosse e significative sia nei settori pubblici (Sanità e Scuola su tutte), sia private (industria metalmeccanica, logistica, trasporti). Inoltre – e questo è un elemento di estremo interesse – queste sigle sono interne a praticamente tutte le coalizioni dei movimenti sociali che si sono costituite negli ultimi anni: una ventina di sindacati, fra i quali tutti quelli maggiormente rappresentativi, e tutta la Gftu, sono affiliati alla Palestine Solidarity Campaign, che da anni promuove campagne e mobilitazioni massicce in solidarietà con la Palestina e contro il genocidio israeliano a Gaza. Un Trade Union Network si è costituito all’interno della coalizione Stand Up to Racism, protagonista delle iniziative antirazziste e antifasciste, in particolare contro l’avanzata di Reform Uk e le provocazioni di Tommy Robinson. Ne fanno parte una decina di organizzazioni sindacali, fra cui Unison e Unite. Il 28 marzo 2026, a Londra, la Together Alliance, una coalizione di più di 300 fra associazioni e organizzazioni contro la retorica dell’estrema destra, ha visto una massiccia partecipazione di rappresentanti e membri dei sindacati britannici, in uno spezzone unitario. > I e le maggiori leader sindacali, insieme a membri di Communication Workers > Union (Cwu), Unite, Unison e Neu, hanno sfilato per sostenere la lotta al > razzismo e i diritti di lavoratori e lavoratrici. Rappresentanti sindacali > hanno svolto e svolgono un ruolo fondamentale nel movimento LGBTQIA+, in > particolare integrando i diritti delle persone queer nella sicurezza sul > lavoro e nell’organizzazione sindacale. Al Congresso del Tuc del 2025, i sindacati affiliati hanno approvato all’unanimità la mozione «Active support for trans and non-binary workers», affermando che i diritti delle persone trans sono diritti umani, che le persone trans e non binarie hanno il diritto di vivere e lavorare senza subire pregiudizi e che la discriminazione riflette una rigida conformità di genere che, in ultima analisi, opprime tutte le donne. I rappresentanti sindacali in Gran Bretagna difendono attivamente i lavoratori migranti dallo sfruttamento. Attualmente, nella sanità e nella scuola, Unison e Neu si stanno adoperando contro le riforme del governo, relative allo status di lavoratori e lavoratrici migranti, che rischiano di provocare un altro scandalo simile a quello del caso Windrush. Infine, il piccolo ma molto combattivo sindacato Igwb è attivissimo in vertenze in quei settori ad alta composizione di classe migrante, come nei servizi di pulizie, nei trasporti privati (Uber) o nelle consegne a domicilio (Deliveroo). GLI EFFETTI SUL VOTO AI PARTITO Lo stato di salute del partito laburista a guida neo-blairiana si potrà acclarare non tanto sulla base dei processi di costituzione di Your Party o della crescita elettorale e di aderenti del Green Party (peraltro notevole), ma su come avrebbe reagito il movimento sindacale, in particolare quello affiliato al partito. Perché, non dimentichiamolo mai, il Labour Party fu costituito nel 1900 (Labour Representation Committee) dalle organizzazioni sindacali e fino a poco tempo fa di fatto sostenuto economicamente soprattutto da queste. La divaricazione, se non lo scontro aperto, con il Labour Party di Keir Starmer sembra abbia superato i livelli di guardia. La situazione critica è stata certificata nel marzo scorso, quando il Consiglio esecutivo di Unite ha deciso di tagliare i finanziamenti (l’«affiliazione») al Partito Laburista per ben 580.000 sterline, il 40% del totale. La segretaria Graham ha dichiarato: > «I lavoratori si stanno grattando la testa chiedendosi da che parte stia il > Partito Laburista, chi rappresenti realmente, perché di certo non sono i > lavoratori. Sono i lavoratori e le comunità a pagarne il prezzo. Il Partito > Laburista deve svegliarsi e aprire gli occhi. Il taglio della quota > associativa dimostra la rabbia dei membri di Unite. Smettete di dare i > lavoratori per scontati, tirate fuori il coraggio, fate il vostro lavoro e > siate un vero Partito Laburista». Ancora, la Neu è il più grande sindacato del settore dell’istruzione nel Regno Unito e in Europa, con oltre 450.000 iscritti tra insegnanti, docenti, personale di supporto e dirigenti scolastici. Il segretario generale Daniel Kebede all’inizio di aprile ha accusato il governo laburista di non mantenere le promesse e di lasciare le scuole “senza risorse”. È stato realizzato un ballottaggio indicativo online (aperto fino al 17 aprile) per consultare i membri sull’indizione di uno sciopero riguardante stipendi, carichi di lavoro e finanziamenti scolastici. La Neu è particolarmente attiva anche nelle mobilitazioni antirazziste, contro l’influenza di Reform Uk nelle scuole e a sostegno dei diritti dal popolo palestinese. Sebbene la Neu non sia affiliata ad alcun partito, nelle politiche del 2024 circa il 60% dei suoi iscritti aveva votato per il Partito Laburista. Ora – stando a un sondaggio interno reso noto da Kebede – i Verdi sono il partito preferito da iscritti e iscritte, perché «offrono qualcosa di troppo raro in politica: la convinzione che le cose possano essere fatte diversamente, la convinzione che l’economia esista per servire le persone piuttosto che per disciplinarle». Il maggio prossimo, con le elezioni amministrative nel Regno Unito, sarà forse un momento che determinerà non solo le sorti del governo Starmer, ma anche quelle dell’avanzante marea nera di Farage. Vedremo se e come i movimenti di questi ultimi anni, e quello sindacale in particolare, giocheranno un ruolo determinante nel condizionare e orientare le scelte e le strategie politiche della plurale sinistra britannica. Le basi ci sono tutte… La copertina è di Andy O’Donnell (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La rinascita del movimento sindacale britannico fra governo neo-blairiano e pericolo Farage proviene da DINAMOpress.
April 12, 2026
DINAMOpress
Il Proletariato ha le Piume
di Paperino. Monologo raccolto da Fabrizio Melodia (*). A seguire un percorso – molto serio – di letture. Prendetela come una «scor-data» per i 90 anni di Donald Duck.   Mi chiamo Paperino. Sono un lavoratore. Forse mi conoscete. Forse avete riso delle mie disavventure, delle mie esplosioni di rabbia, dei miei fallimenti continui. Forse pensate che io sia semplicemente
8M2026: INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE
LUNEDÌ 9 MARZO 2026 – VADEMECUM DELLO SCIOPERO  Il 9 marzo sarà sciopero transfemminista (leggi l’appello). Sarà sciopero dalla produzione e dalla riproduzione, sciopero dai consumi e dai generi. Le forme saranno plurime per estendere la pratica dello sciopero a tutti quei soggetti del lavoro e del non lavoro, del lavoro autonomo, precario, informale, nero, della formazione/lavoro che ne sono normalmente esclusi, a maggior ragione in quanto sabato.  Anche quest’anno (in questo caso per il 9 marzo), Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore – dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato – per garantire a tuttə  lə  lavoratricə  con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.  A oggi lo sciopero per la giornata dell’9 è stato proclamato da diversi sindacati a livello nazionale e regionale. (qui puoi trovare QUI la Lettera aperta di Non Una di Meno alle sindacaliste e alle delegate e tra i materiali le proclamazioni) SCARICA QUI IL VADEMECUM SULLO SCIOPERO 8M2025Download Di seguito le proclamazioni sindacali dello sciopero (IN AGGIORNAMENTO) ADESIONE ADL CLAPDownload PROCLAMAZIONE SLAI COBASDownload PROCLAMAZIONE USB LAVORO PRIVATODownload PROCLAMAZIONE COBAS SETTORE PUBBLICODownload PROCLAMAZIONE COBAS PRIVATODownload ADESIONI CUB SANITÁDownload
March 5, 2026
Non Una Di Meno
APPELLO ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ALL3 SINDACALIST3, ALL3 DELEGAT3_Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo! 8-9 MARZO 2026
SCARICA QUI LA VERSIONE PDFDownload LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! -------------------------------------------------------------------------------- 8 MARZO – MOBILITAZIONE NAZIONALE  9 MARZO – SCIOPERO GENERALE E TRANSFEMMINISTA Viviamo un tempo in cui patriarcato e capitalismo ricorrono alla guerra per risolvere la crisi in cui versano.  Le guerre, la corsa al riarmo e la deriva autoritaria attraversano il pianeta massacrando vite, impedendone la stessa riproduzione, rendendo i processi di liberazione e autodeterminazione delle esistenze minati da feroce repressione, chiudendo spazi di dissenso e pensiero critico.  La guerra è sempre più impattante anche dove non ci sono conflitti armati in corso: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella scuola delle prescrizioni a docentə, studentə e contenuti.  Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero transfemminista, politico, sociale e vertenziale, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dai e dei consumi, dai e dei generi, nel momento in cui la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabilizzate e povere.   Deriva autoritaria, controllo dei corpi e economia di guerra non sono aspetti disgiunti ma costruiscono quotidianamente l’arruolamento morale e materiale della società nello Stato e l’irrigidimento dei ruoli di genere e di classe.  Ultima violenza istituzionale il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di alcuni decenni. Il dissenso presuppone una disponibilità fino a manifestazione contraria e scredita la parola di chi ha subito per tutelare chi ha abusato. Le conseguenze dell’approvazione sarebbero aberranti non solo nei contesti familiari ma anche nei contesti lavorativi e in particolare quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento. Le denunce stanno facendo registrare un aumento vertiginoso dei casi mentre il governo continua a negare l’educazione psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole.  La legge va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Il riarmo sta imponendo una pesante austerity in un momento di durissima crisi economica e di guerra commerciale mentre si programma la spesa a debito per finanziare la riconversione bellica della produzione industriale. Le donne, le persone trans e non binarie, le persone razzializzate, disabili e neurodivergenti, giovani e meno giovani vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la crisi con l’aumento del lavoro povero e precario, l’aumento dei prezzi e la distruzione del servizio pubblico e del welfare. Si fa sempre più significativo il gender gap salariale mentre il governo continua a incentivare il part-time imposto e a enfatizzare il ruolo delle donne in quanto madri e lavoratrici, con misure una tantum e bonus. È lo stesso sistema che produce l’espulsione e l’invisibilizzazione sistematica dal mondo della formazione e del lavoro delle persone trans. Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tuttə. Per questo chiediamo a tutti i sindacati di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera giornata del 9 marzo nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione. Auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche che da ormai 10 anni pratichiamo, fra tentativi ed errori sperimentando pratiche e strumenti, sempre in dialogo attraverso assemblee pubbliche. Lo Sciopero del 9 marzo si svolgerà durante le Paralimpiadi Milano Cortina che, come ogni Grande Evento, è una macchina moltiplicatrice del lavoro precario e volontario, di turistificazione e devastazione ambientale, ma non solo. Sappiamo del tentativo di sfruttare l’evento per imporre alle organizzazioni sindacali una sospensione degli scioperi al fine di “garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni”. Respingiamo l’ennesimo attacco al diritto di sciopero da parte del Governo: rispondiamo che se bisogna bloccare qualcosa, allora sono Olimpiadi o guerre, non uno dei pochi strumenti di conflitto sociale ancora praticabili, ovvero lo sciopero.  Al di là di ogni rischio di ritualità, la sperimentazione aperta dallo sciopero dell’8 marzo in questi 10 anni ha risuonato negli scioperi contro il genocidio dell’autunno passato al grido di Blocchiamo tutto! e nello sciopero generale contro l’ICE a Minneapolis. Intendiamo continuare a fare dello sciopero una pratica collettiva di lotta e di organizzazione capace di superare frammentazioni e di incidere su una realtà inaccettabile. IL 9 MARZO 2026 SARÀ SCIOPERO TRANSFEMMINISTA! NON UNA DI MENO blog: https://nonunadimeno.wordpress.com/ fb: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ ig: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ mail to: nonunadimeno@gmail.com
February 10, 2026
Non Una Di Meno
Salari stagnanti divorati dall’inflazione ,regali ai padroni
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps. Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’ meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per quasi 40 miliardi. Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
January 19, 2026
Radio Blackout - Info
La Corte Costituzionale dichiara illegittimo articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che consentiva il “monopolio” della rappresentanza
Il 30/10/25 La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 156, ha dichiarato la illegittimità dell’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70), che disciplina la costituzione delle RSA aziendali, selezionando i sindacati che hanno diritto alle prerogative descritte nel titolo III, come i permessi retribuiti, la bacheca, l’assemblea e il […] L'articolo La Corte Costituzionale dichiara illegittimo articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori che consentiva il “monopolio” della rappresentanza su Contropiano.
December 11, 2025
Contropiano