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La scuola italiana è inclusiva
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con interesse i dati contenuti nel recente Rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità relativo all’anno scolastico 2024/2025, che restituisce l’immagine di una scuola italiana sempre più chiamata a confrontarsi con la complessità dell’inclusione e con la necessità di trasformare i principi costituzionali in opportunità concrete di crescita, partecipazione e cittadinanza attiva. Gli studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane hanno raggiunto quota 377 mila, pari al 4,8% della popolazione scolastica, con un incremento di circa 18 mila unità rispetto all’anno precedente. Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con quello di dieci anni fa: la percentuale degli alunni con disabilità sul totale degli iscritti è infatti passata dal 2,6% al 4,8%, evidenziando una trasformazione strutturale del sistema educativo nazionale. Tale crescita non deve essere interpretata come un’emergenza, ma come il segnale di una maggiore capacità del sistema scolastico e sanitario di riconoscere bisogni educativi specifici e di garantire percorsi di inclusione all’interno della scuola di tutti. Essa impone tuttavia una riflessione profonda sulla qualità delle risposte offerte e sulla concreta esigibilità dei diritti riconosciuti dalla normativa nazionale e internazionale. I dati ISTAT mostrano segnali incoraggianti. Gli insegnanti di sostegno superano oggi le 261 mila unità, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, mentre gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono oltre 85 mila, in aumento del 7%. Parallelamente cresce la quota dei docenti specializzati sul sostegno, passata dal 63% del 2019-2020 al 78% del 2024-2025. Accanto a tali progressi permangono tuttavia elementi di criticità che incidono direttamente sul diritto all’istruzione e sull’efficacia dei percorsi inclusivi. Circa 57 mila docenti di sostegno, pari al 22% del totale, risultano ancora privi di specifica specializzazione. Inoltre, all’inizio dell’anno scolastico oltre il 22% dei docenti di sostegno non era stato ancora assegnato, mentre dopo un mese dall’avvio delle lezioni il 10% dei posti risultava ancora vacante. Particolarmente preoccupante appare il fenomeno della discontinuità didattica. Quasi il 60% degli studenti con disabilità (59,7%) ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente e il 9,4% ha subito ulteriori cambiamenti durante lo stesso anno scolastico. La continuità educativa costituisce una componente fondamentale dei processi di apprendimento e di sviluppo relazionale; la sua fragilità rischia di compromettere il valore stesso dell’inclusione. Il Coordinamento richiama inoltre l’attenzione sul tema dell’accessibilità. Soltanto il 40% degli edifici scolastici risulta pienamente accessibile agli studenti con disabilità motoria. Ancora più limitata è la diffusione degli strumenti destinati agli studenti con disabilità sensoriali: le segnalazioni visive per alunni sordi o ipoacusici sono presenti nel 16,5% delle scuole, mentre mappe tattili e percorsi a rilievo per studenti ciechi o ipovedenti si fermano all’1,2%. Anche sul fronte dell’innovazione tecnologica emergono luci e ombre. Sebbene il 76% delle scuole disponga di postazioni informatiche adattate, il 65% degli istituti dichiara di necessitare di ulteriori dotazioni e il 31% degli studenti con disabilità avrebbe bisogno di almeno un ausilio didattico o informatico di cui non dispone. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la partecipazione alla vita scolastica. Se il 95% degli studenti con disabilità partecipa alle uscite didattiche giornaliere, la percentuale scende al 59% per le gite con pernottamento e a meno del 50% per le attività extrascolastiche organizzate dagli istituti. Ciò dimostra come il tema dell’inclusione non riguardi esclusivamente l’accesso all’istruzione, ma anche il diritto alla piena partecipazione alle esperienze formative, culturali e relazionali che caratterizzano la vita scolastica. Merita particolare attenzione anche il tema del progetto di vita. Sebbene il Piano Educativo Individualizzato sia stato predisposto per il 97% degli studenti, soltanto per il 40% dei casi esso risulta coerente con un progetto di vita formalizzato, mentre per il 55% degli alunni tale progettualità non è ancora definita. Questo dato evidenzia la necessità di rafforzare il raccordo tra scuola, famiglie, servizi territoriali e mondo del lavoro, affinché l’inclusione non si esaurisca entro i confini dell’esperienza scolastica ma accompagni la persona verso una piena cittadinanza sociale. Di fronte a questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che sia giunto il momento di compiere un salto culturale nell’approccio all’inclusione scolastica. La crescita degli studenti con disabilità nelle scuole italiane non può essere affrontata esclusivamente attraverso un incremento delle risorse professionali, pur necessario, ma richiede una visione sistemica capace di coniugare diritti, innovazione, partecipazione e progettualità di lungo periodo. Per tale ragione il Coordinamento propone l’avvio di un piano nazionale per la cultura dell’inclusione e dei diritti umani, finalizzato a promuovere percorsi permanenti di formazione e sensibilizzazione rivolti a studenti, docenti, famiglie e comunità territoriali. L’obiettivo è favorire il superamento di ogni forma di barriera culturale, relazionale e comunicativa, consolidando una concezione dell’inclusione come valore fondante della convivenza democratica. Accanto a tale proposta, appare strategico sperimentare nelle scuole secondarie percorsi di peer tutoring orientati all’inclusione, attraverso la formazione di studenti tutor capaci di favorire la partecipazione tra pari, contrastare fenomeni di isolamento e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità scolastica. Le relazioni rappresentano infatti il primo e più efficace strumento di inclusione. Il Coordinamento auspica inoltre la costituzione di laboratori territoriali di innovazione inclusiva che coinvolgano scuole, università, enti di ricerca, associazioni e imprese per la progettazione di strumenti digitali accessibili, soluzioni basate sull’intelligenza artificiale a supporto dell’apprendimento personalizzato e tecnologie orientate all’autonomia degli studenti con disabilità. In un contesto in cui il 31% degli alunni necessita ancora di ausili non disponibili e il 65% delle scuole richiede ulteriori dotazioni tecnologiche, l’innovazione deve diventare un diritto educativo e non un privilegio territoriale. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alla sperimentazione di un portfolio digitale delle competenze e del progetto di vita, capace di accompagnare ogni studente con disabilità lungo l’intero percorso scolastico, valorizzandone competenze, interessi, aspirazioni, esperienze laboratoriali e orientative. La scuola deve contribuire non soltanto all’apprendimento, ma anche alla costruzione dell’autonomia personale e professionale. Risulta altresì indispensabile istituire un osservatorio permanente sulla continuità educativa e sull’inclusione scolastica, che monitori non solo gli aspetti quantitativi delle assegnazioni di sostegno, ma anche la qualità delle relazioni educative, la stabilità dei percorsi, il benessere degli studenti e la piena partecipazione alla vita scolastica. La vera sfida che emerge dai dati ISTAT riguarda infatti la trasformazione della scuola dell’integrazione nella scuola della partecipazione. Una scuola autenticamente inclusiva non si limita a garantire la presenza degli studenti con disabilità nelle aule, ma crea le condizioni affinché ciascuno possa apprendere, comunicare, costruire relazioni significative, esprimere il proprio potenziale e contribuire attivamente alla vita della comunità. L’inclusione non rappresenta una misura speciale destinata a pochi. È il parametro attraverso cui si misura la qualità democratica del sistema educativo e la capacità di una società di riconoscere il valore di ogni persona. Investire nell’inclusione significa investire nel futuro del Paese, nella coesione sociale e nella piena attuazione dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
Disabilità intellettive e lavoro: collocamento marginale, servizi da rafforzare
L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo rappresenta una delle criticità irrisolte del mercato del lavoro. A fronte di un potenziale significativo e di una domanda di partecipazione consistente, il sistema continua a mostrare forti difficoltà nel tradurli in opportunità accessibili e percorsi occupazionali stabili, a causa dei limiti dei contesti, dei servizi e degli strumenti di policy. Non sono solo le barriere culturali a ostacolare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli enti locali. I dati dell’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e Anffas Nazionale, condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, lo confermano: solo una quota minima riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta quello dei costi. Solo nel 64% dei casi questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. Il quadro è ancora più significativo se si considera che, a fronte di livelli di istruzione medio-alti, il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione. E si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto a queste criticità, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento. La maggioranza degli intervistati segnala, infatti, l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato. Il rapporto sottolinea come un supporto all’occupabilità delle persone con disabilità potrebbe arrivare dalla rivoluzione digitale e dall’adozione delle nuove tecnologie assistive, in grado di garantire benefici sia in termini di accessibilità che di personalizzazione dell‘ambiente di lavoro. Una opportunità che tuttavia non convince pienamente gli intervistati che vi intravvedono anche qualche rischio. “La solitudine e l’isolamento rappresentano, si legge nel rapporto, il rischio più temuto posto dall’accelerazione digitale (68,0%). Una preoccupazione particolarmente sentita poiché investe un ambito, quello della relazionalità, che costituisce uno dei tratti più qualificanti e di maggiore soddisfazione della esperienza lavorativa. Meno condivisi, ma sintomatici di una certa vulnerabilità, i dubbi manifestati circa la propria capacità di stare al passo con le nuove tecnologie e dunque di sapersi orientare, in un futuro sempre più digitale, nell’accesso alle informazioni ed ai servizi (38,0%). Il 27,3% scorge nella progettazione e nell’uso improprio di algoritmi e IA il potenziale rischio di un’accentuazione delle discriminazioni, mentre il 26,6% evidenzia come la sicurezza e la salute sul posto di lavoro possano essere messe in pericolo dall’adozione di procedure digitali complesse e non facilmente accessibili”. L’indagine L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – che verrà presentata in occasione del Festival del Lavoro 2026 (Roma, 21-23 maggio, Centro Congressi La Nuvola) – è stata realizzata da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini e composto da Gianfranco Cataldi e Lorenzo Pardini per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e per ANFFAS NAZIONALE APS-ETS Rete Associativa dal team di lavoro sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo coordinato da Giandario Storace. Giovanni Caprio
May 12, 2026
Pressenza
Un primato italiano: la ministra contro le disabilità
Umberto Franchi ragiona sulla giornata mondiale della cpnsapevolezza sull’autismo. 2 APRILE: NIENTE  DA FESTEGGIARE . Come molti sanno in Italia l’autismo  riguarda oltre 500.000 persone fra bambini, adolescenti e adulti.   Chi ne viene colpito manifesta  una forte compromissione  nell’iterazione sociale, diversità comportamentale (verbale e non verbale), con interessi e attività ristretti,  ripetitivi, ecolalia  e stereotipati.  In loro vi sono profili
Salute mentale e disabilità: alla Camera il Manifesto per abbattere le barriere all’accesso alla terapia
Secondo i dati dell’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal CENSIS in collaborazione con Lundbeck Italia, l’importanza della prevenzione nella salute mentale è affermata dal 90,3% degli italiani che ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale e del cervello. Nella gamma di interventi di prevenzione per tutte le malattie del cervello (cioè, dei disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici) ritenuti più efficaci si enfatizza la dimensione sociale e la necessità di agire su fronti molteplici, come la promozione del benessere psicologico nella scuola (48,6%) e la presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%) tra cui quelli di lavoro. Una quota simile (il 44,0%) indica il rilevamento precoce attraverso gli screening sulla popolazione e richiede il potenziamento dell’attività dei servizi dedicati alla salute mentale e del cervello (il 43,2%). Il giudizio sull’azione di prevenzione e presa in carico messa in atto dal Servizio Sanitario Nazionale è piuttosto critico: il 40% circa pensa che la prevenzione sia insufficiente per tutte le malattie del cervello, mentre per il 29% lo è solo per alcune. Anche in merito alla capacità del Sistema Sanitario italiano di dare risposte di cura, prevalgono le valutazioni negative: il 56,9% pensa che l’azione del SSN sia poco o per nulla efficace con riferimento ai disturbi neurologici, il 58,2% per quelli del neurosviluppo e il 65,6% per quelli psichiatrici (https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/01/Sintesi-del-Rapporto-Lundbeck-Censis-.pdf). In tema di salute mentale molte persone con disabilità e i loro caregiver incontrano barriere fisiche, logistiche e culturali. Eppure, spesso la loro salute mentale viene messa in secondo piano rispetto agli aspetti clinici e assistenziali. Per cercare di affrontare concretamente questo problema è stato presentato di recente alla Camera dei deputati il Manifesto per l’accesso  alla psicoterapia promosso da Serenis (https://www.serenis.it/),  centro medico online per il benessere mentale e fisico, e FISH, Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie (https://fishets.it/). Il documento nasce dai risultati di una survey congiunta che mette in luce dati che meritano attenzione: quasi il 25% delle persone con disabilità intervistate ha dichiarato di aver rinunciato a intraprendere un percorso psicologico. Le ragioni risiedono in barriere fisiche, logistiche, comunicative e culturali che di fatto negano il diritto fondamentale alla salute mentale. Anche lato caregiver emerge un’urgente necessità di supporto: infatti circa la metà dei rispondenti (43%) ritiene che il supporto psicologico fornito non sia adeguatamente offerto o accessibile. Un segnale chiaro, che viene confermato dal fatto che il 50.4% dei caregiver, pur non avendo mai usufruito di un servizio di psicoterapia online, dichiara di volerlo provare. Un problema che potenzialmente potrebbe coinvolgere 2,9 milioni di persone con disabilità in Italia e i 12,7 milioni di caregiver tra i 18 e i 64 anni (34,6% della popolazione) che si prendono cura dei figli minori di 15 anni o di parenti malati, disabili o anziani. Il cuore del Manifesto presentato è il principio di autodeterminazione. L’obiettivo è sollecitare le istituzioni a garantire percorsi di assistenza personalizzati, scelti liberamente dalla persona e integrati nel proprio progetto di vita. Non si tratta solo di accessibilità architettonica per le persone affette da disabilità, ma di una rivoluzione culturale che possa rimuovere ogni forma di pregiudizio e disparità nel sistema di cura. “Non può esserci vera salute senza un adeguato benessere psicologico, ha sottolineato Vincenzo Falabella, presidente di FISH Ets. Eppure, oggi, l’accesso alla psicoterapia è ancora un privilegio per pochi, non un diritto garantito per tutti. Il Manifesto condiviso con Serenis mette in luce una realtà allarmante: il 25% delle persone con disabilità rinuncia alla psicoterapia a causa di barriere fisiche, economiche e culturali. Il supporto psicologico deve, invece, diventare parte integrante del Progetto di Vita, come strumento concreto di autodeterminazione e piena partecipazione sociale. Senza un sostegno adeguato, infatti, il diritto all’autonomia resta incompleto. Garantire un accesso equo e universale alla psicoterapia significa rafforzare non solo le persone, ma l’intera comunità. Vuol dire investire nella coesione sociale, prevenire situazioni di maggiore fragilità, sostenere il benessere di milioni di cittadini”. E Daniele Francescon, co-founder di Serenis ha aggiunto: “Per una persona con disabilità il nodo non è solo trovare uno psicoterapeuta: è trovare il professionista giusto, con competenze specifiche e strumenti di comunicazione adeguati. II digitale può abbattere barriere territoriali e logistiche, ma solo se è progettato in modo accessibile e se facilita l’incontro con terapeuti specializzati. Con FISH, attraverso questo Manifesto, vogliamo mettere a sistema soluzioni concrete, perché la psicoterapia diventi una possibilità reale per persone con disabilità e caregiver.” Qui il Manifesto: https://www.serenis.it/manifesto-fish#1. Giovanni Caprio
March 7, 2026
Pressenza
La morbida durezza del tatami. Come affrontare la differenza della disabilità
Quando il tatami diventa un luogo di cura, crescita e inclusione per bambini e adolescenti Oggi utilizziamo la giornata internazionale delle persone con disabilità per parlare di un’iniziativa che riflette molto bene l’attività quotidiana del lavoro sul territorio campano, un fare costante e continuo che avvicina la fragilità e le neurodivergenze. In particolare, ci riferiamo al progetto Katautism appena partito all’interno dell’Istituto Comprensivo “De Amicis” a Succivo. Il paese campano accoglie la proposta della Federazione Nazionale Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) e osa un percorso innovativo e sperimentale avvalendosi di interventi psicologici specialistici: la disciplina judoka offre, quindi, alla comunità l’arte di alimentare, all’interno dell’individuo, una mentalità solidale e attenta al senso dell’essere giusti e del diritto alla libera scelta, tenta lo sviluppo della capacità di simbolizzare psichicamente la pratica dello stare in relazione con l’altro, creando, gradualmente e attraverso la guida dei maestri, un cambiamento nell’individuo e nel suo mondo interno, una trasformazione nel suo sé che, ad un certo livello, può definirsi profonda e strutturale. Il judo, in questo senso, ha molti punti in comune con la cura psicologica. La lotta sul tatami, tappeto da combattimento utile come superficie sicura per l’allenamento e le competizioni, è la conquista di un’esperienza di fiducia e di incontro con l’altro e insegna che imparare a cadere può diventare un vissuto di valore. La caduta, cioè, viene colta nel suo significato intrinseco dell’imparare-a-cadere-per-rialzarsi e, in tal senso, l’arte marziale del judo esprime la capacità di sollevarsi dalla caduta attraverso lo sguardo dell’altro avversario che tiene vivo l’atleta messo al tappeto condividendo con lui il vissuto di impotenza, in questo modo lo aiuta in un momento di sconcerto e fragilità. Potremmo pensare che il tatami, come base sufficientemente morbida su cui cadere, esprime la forza, il coraggio e il senso del giusto, insomma, con il judo c’è la possibilità di vivere un’esperienza di morbida durezza, ossimoro che ci porta ad immaginare il rapporto stretto che questa disciplina ha con l’essere umano e la sua comunità. Soprattutto, il progetto mette in evidenza molto bene la forte relazione tra l’Arte Marziale, la Psicologia e la Politica come rete necessaria affinché si possa creare un ambiente stabile, solido e affidabile, fonte di sviluppo e vera crescita nei bambini e negli adolescenti. L’obiettivo è di poter pensare, dentro un microcosmo qual è la scuola, ad esempio il dojo, luogo della “pratica marziale” come crescita e miglioramento personale, una modalità nuova di stare in relazione con l’altro e fare in modo che l’individuo possa esprimere le regole valoriali, apprese nella tecnica judoka, all’interno della società e dell’ambiente in cui vive. Lo scopo più lungimirante è provare a sviluppare, in ciascuno, il senso della cura per l’altro e, contemporaneamente, per sé. Manifestare, insomma, la necessità di proteggere i diritti dei più deboli e sentirne l’impegno e il dovere, e costruire una comunità in cui la vera forza è sentirsi meno spaventati ed esprimere, perciò, la libertà delle differenze nella loro molteplicità. Il progetto ricorda, e sottolinea, che il divertimento e il piacere sono ingredienti fondanti per poter imparare a vivere e a lottare per la conquista del diritto dello stare insieme in pace che non è assenza di conflitti, ma, al contrario, è renderli vivi e animati. Antonella Musella
December 3, 2025
Pressenza
UNICEF Italia: 3 dicembre, ‘Giornata internazionale delle persone con disabilità’
UNICEF Italia evidenzia che la disabilità colpisce un bambino su dieci della popolazione mondiale e il 4,5% degli scolari italiani. “In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre), dedicata quest’anno al tema Promuovere società inclusive nei confronti delle persone con disabilità per favorire il progresso sociale, l’UNICEF ricorda che un bambino su dieci nel mondo, ovvero quasi 240 milioni di bambini, ha una disabilità” ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Nicola Graziano. In Italia, l’UNICEF ha individuato la situazione dei bambini e degli adolescenti con disabilità tra le priorità sulle quali le istituzioni, la società civile, l’opinione pubblica dovrebbero essere più attente, per sostenere le famiglie e garantire i diritti di questi minorenni. A partire dalla mancanza di dati sui i bimbini più piccoli, alle discriminazioni che bambini e adolescenti vivono in tutti gli ambiti della vita: dalla scuola (il numero di insegnanti di sostegno non è adeguato, la loro formazione da migliorare), agli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (non garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale), alla partecipazione, al diritto al gioco, allo sport. “Per questo chiediamo che nel lavoro in corso sui Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), da ultimo presente nella legge di bilancio in discussione, venga introdotta un’attenzione permanente ai diritti delle persone con disabilità, compresi ovviamente i minorenni. Abbiamo ricevuto dai Comitati ONU indicazioni chiare: auspico che, grazie alla collaborazione con la Ministra della Disabilità e con la neo istituita Autorità di Garanzia per le persone con disabilità, operando in rete con l’associazionismo, si possa agire per ottenere un’attenzione costante ai diritti dei bambini e degli adolescenti con disabilità nelle norme, nelle politiche e nelle pratiche. Dobbiamo promuovere il loro pieno coinvolgimento, così come previsto anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia che, insieme a quella sui diritti delle persone con disabilità che oggi ricordiamo, forniscono un quadro di riferimento certo, al quale ispirarsi per ottenere il necessario cambiamento”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Nicola Graziano. Nell’anno scolastico 2023/2024 sono quasi 359mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole di ogni ordine e grado (il 4,5% degli iscritti, fonte MIM), circa 21mila in più rispetto all’anno precedente (+6%). La quota di alunni con disabilità è più alta nella scuola primaria e secondaria di primo grado, dove si attesta al 5,5%, mentre diminuisce nella scuola dell’infanzia e nella secondaria di secondo grado, rispettivamente il 3,2% e il 3,5% (Report ISTAT, Inclusione scolastica degli alunni con disabilità – marzo 2025). In coerenza con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e la Convenzione ONU sui diritti per le persone con disabilità, l’UNICEF Italia lavora per garantire che i bambini e le bambine con disabilità e le loro famiglie abbiano pari opportunità rispetto ai loro coetanei, in tutti i contesti di vita quotidiana ovunque vivano, sia in condizioni di stabilità che in situazioni di emergenza umanitaria. L’UNICEF Italia, in coerenza con le indicazioni internazionali, promuove politiche e leggi adeguate a favore dei bambini e delle bambine con disabilità, oltre ad investimenti adeguati per la conseguente attuazione dei loro diritti. UNICEF
December 2, 2025
Pressenza
Pietro Rosenwirth nella grotta Norma Cossetto: prima discesa speleologica accessibile in Friuli Venezia Giulia riuscita con successo
Trieste, 18 ottobre 2025 – Il triestino Pietro Rosenwirth, persona con disabilità motoria, ha portato a termine con successo una complessa discesa nella grotta Norma Cossetto, situata sul Carso triestino. L’impresa, realizzata con il supporto di una squadra di 12 speleologi del Club Alpinistico Triestino (CAT) coordinati da Clarissa Brun, membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), rappresenta la prima operazione di questo genere mai portata a termine nella regione Friuli Venezia Giulia. L’accesso alla cavità è stato già di per sé impegnativo: il tratto boschivo che conduce al pozzo d’ingresso, sconnesso e privo di sentiero, ha richiesto il trasporto di Rosenwirth a braccia, con numerose soste per permettere alla squadra di gestire le difficoltà di deambulazione e affaticamento e garantire la massima sicurezza. L’intera operazione è stata impostata come un vero e proprio recupero organizzato di un infortunato lieve all’interno di una grotta, seguendo le tecniche normalmente adottate dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Per affrontare la prima verticale, situata subito dopo l’ingresso, è stata utilizzata la tecnica del paranco, sia in discesa (calata) che in risalita (recupero), con due corde: una per demoltiplicare il carico e una di sicurezza. Nel successivo pozzo verticale di circa cinque metri nel vuoto, la squadra ha impiegato la tecnica del contrappeso, nella quale un operatore utilizza il proprio peso per bilanciare il carico da sollevare sulla corda. Anche in questo caso, Rosenwirth era assicurato a due corde indipendenti: una di carico e una di sicurezza. Lungo il piano inclinato che conduce alla caverna terminale, è stata predisposta una teleferica con una corda guida portante e una corda di sicurezza, permettendo a Rosenwirth di progredire sospeso e controllato in ogni fase. Durante tutta la discesa, Pietro è stato accompagnato costantemente da cinque operatori, che ne garantivano la stabilità e la sicurezza attraverso l’uso di un imbrago speciale adatto alle sue esigenze fisiche. La grotta Norma Cossetto, situata nei pressi di Sgonico, si apre a quota 350 m s.l.m. e presenta uno sviluppo complessivo di circa 95 metri, con un dislivello negativo di 52 metri. L’ambiente interno, caratterizzato da temperature di circa 12 °C e umidità prossima al 100%, è tipico delle cavità carsiche triestine. La progressione è avvenuta interamente su corde statiche con ancoraggi multipli in acciaio inox e frazionamenti intermedi. L’intera operazione — discesa, permanenza e risalita — si è svolta nell’arco di oltre cinque ore, senza inconvenienti tecnici. Raggiunta la sala terminale, ricca di concrezioni e suggestive colate calcitiche, Rosenwirth ha letto alcuni brani di Silo, suo riferimento spirituale, condividendo con i compagni un momento di intensa partecipazione e riflessione. A rendere l’atmosfera ancora più emozionante è stato l’intervento musicale di Sergio Dolce, che ha fatto risuonare una grande colata calcitica come un vero e proprio organo naturale, amplificando la magia del luogo. Il rientro in superficie si è svolto in piena sicurezza e in un clima di entusiasmo condiviso. La giornata si è conclusa con una cena conviviale in una tipica osmiza triestina, occasione per festeggiare il successo dell’impresa e la coesione del gruppo. L’esperienza è stata documentata dal regista e cineoperatore Paolo Forti che ha realizzato un breve documentario, e verrà presentata dallo stesso Rosenwirth e dal Club Alpinistico Triestino durante il prossimo Convegno Nazionale di Speleologia in programma a Volta Mantovana a fine ottobre, dove saranno illustrate nel dettaglio le fasi preparatorie e le tecniche operative adottate. Con questa discesa, Rosenwirth — già noto per i suoi lunghi viaggi in trike attraverso l’Europa con l’associazione “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere” — aggiunge una nuova, straordinaria tappa al proprio percorso umano. “E’ con profonda gratitudine nei confronti degli speleologi del CAT che ho affrontato questa prova” – ha detto Pietro Rosenwirth a operazioni concluse – “mi hanno aiutato ad abbattere una barriera estremamente fortificata in me: l’affidarmi completamente e consapevolmente a loro. E’ stata una delle esperienze più intense e significative che io abbia mai sperimentato”. Un risultato che dimostra come determinazione, competenza e spirito di squadra possano superare ogni barriera, aprendo nuove prospettive per l’esplorazione speleologica inclusiva in Friuli Venezia Giulia. Le immagini dell’impresa a cura di Paolo Forti, Sergio Dolce e Riccardo Kriscjak e le interviste realizzate una volta giunti sul fondo sono disponibili a questo link: https://www.swisstransfer.com/d/6c58fc94-1aee-4c92-a830-5d4ad2f6a72e CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS Redazione Friuli Venezia Giulia
October 21, 2025
Pressenza
Brescia, avventure accessibili: un progetto per chi viaggia con una disabilità
Un viaggio per abbattere le barriere, non solo architettoniche. Con una startup nata dall’esperienza diretta, Cristina Casali trasforma le difficoltà in uno strumento concreto per l’inclusione. GAMBARA (BS) – Può una piccola località della Bassa Bresciana diventare il punto di partenza per una rivoluzione nel mondo del turismo? La risposta è sì, e porta il nome di Avventure Accessibili, una startup che parte da Gambara, ma guarda al mondo. Ideatrice del progetto è Cristina Casali, viaggiatrice instancabile, mamma e persona con disabilità, che ha deciso di trasformare un’esperienza di vita – fatta di ostacoli, ma anche di scoperte – in un’opportunità per molti. Avventure Accessibili è più di una piattaforma turistica: è un’idea radicale, un cambio di paradigma nel modo in cui si pensa – e si pratica – il viaggio per le persone con disabilità. Non solo consulenze personalizzate, ma un sito completamente accessibile, un podcast settimanale, e soprattutto una voce autorevole che parla con autenticità e competenza a chi, finora, si è spesso sentito escluso dal mondo del turismo. Un progetto nato da un bisogno reale Tutto nasce da una storia vera. «Viaggiare è sempre stato parte della mia vita – racconta Cristina – ma la sfida è diventata doppia da quando ho cominciato a viaggiare anche con mia figlia, che ha la mia stessa disabilità.» In uno dei suoi primi viaggi a Londra, la compagnia aerea le perse il passeggino, e la vacanza iniziò tra incertezze e soluzioni di emergenza. «L’anno dopo abbiamo viaggiato con la sedia a rotelle, ed ero terrorizzata che potessero perdere anche quella. Nessuno mi sapeva dare informazioni chiare su cosa fare in caso di problemi. Ho cominciato a cercare, a informarmi… e ho capito che mancava tutto: dati certi, esperienze condivise, strumenti affidabili.» È in quel vuoto che nasce Avventure Accessibili: una startup pensata per chi ha bisogno non solo di sapere dove andare, ma come farlo in sicurezza, con dignità, con la certezza di essere considerato. Consulenze su misura, niente soluzioni copia-incolla Cristina ha scelto di non proporre pacchetti preconfezionati, ma percorsi costruiti su misura. «Ogni persona ha esigenze diverse: c’è chi viaggia con un accompagnatore, chi no; chi ha una disabilità motoria, chi sensoriale; chi può affrontare certi ritmi, chi ha bisogno di più tempo. Il turismo accessibile non può essere standard.» Le consulenze includono tutto: dalla verifica dell’accessibilità reale degli hotel, agli itinerari personalizzati, dalla prenotazione di voli alle strategie per gestire imprevisti legati alla disabilità, fino a consigli pratici che solo chi ci è passato può conoscere davvero. E dove Cristina non è mai stata, prima ci va lei in persona. «Non voglio consigliare nulla che non conosco. Non sarebbe corretto. Preferisco essere trasparente: se non so aiutarti, te lo dico.» Tecnologia e ascolto: un sito accessibile, un podcast per tutti La startup è già online con un sito web completamente accessibile anche a persone con disabilità sensoriali. Ma non finisce qui: ogni giovedì, dal giugno 2025, Cristina pubblica un podcast dedicato al turismo accessibile, un format pensato per chi preferisce ascoltare piuttosto che leggere, ma anche per raggiungere un pubblico ampio, trasversale, inclusivo. Il podcast racconta esperienze, raccoglie testimonianze, dà voce a chi viaggia in modo diverso e spesso viene ignorato dal racconto dominante del turismo. Un messaggio chiaro in vista della Giornata Mondiale del Turismo In vista della Giornata Mondiale del Turismo, il 27 settembre, Cristina Casali rilancia con forza il messaggio alla base della sua impresa: «L’inclusione è possibile anche nel viaggio. Basta cominciare ad ascoltare davvero, a progettare tenendo conto delle differenze, a smettere di pensare che accessibile significhi solo ‘rampe e ascensori’.» Con Avventure Accessibili si afferma una visione diversa del turismo: non più come esperienza riservata a chi può muoversi senza ostacoli, ma come diritto di tutti, da realizzare con responsabilità, trasparenza e cura. Un impegno che parte dal basso e guarda lontano Cristina non si ferma alla consulenza. Lavora sui social, fa divulgazione e informazione, risponde ogni giorno a domande complesse con semplicità e precisione. Nei prossimi mesi porterà la sua esperienza anche nelle scuole, per sensibilizzare le nuove generazioni a un’idea di mondo più aperta, accogliente e concreta. Avventure Accessibili è un progetto piccolo nella struttura, ma grande nell’impatto: un laboratorio di futuro, che parte da un piccolo paese come Gambara ma parla al mondo. E soprattutto, parla a chi finora ha dovuto rinunciare a viaggiare per mancanza di informazioni, di supporto, di fiducia. «È questo il mio scopo – conclude Cristina –: accompagnare le persone dalla paura di partire alla gioia di arrivare. Perché ogni viaggio è un’esperienza di libertà, e tutti hanno il diritto di viverla». Per maggiori informazioni: www.avventureaccessibili.it Simona Duci
September 26, 2025
Pressenza
“Parole per capire”: un glossario minimo sulla violenza contro le donne con disabilità
L’Associazione Olympia de Gouges (https://www.olympiadegouges.org/#) prende il nome dalla donna che durante la rivoluzione francese lottò per ottenere pari diritti per donne e uomini ed ha l’obiettivo di promuovere concretamente una politica di parità di genere e di empowerment per le donne che subiscono una qualsiasi forma di violenza (fisica, sessuale, psicologica, economica, stalking). Non ha fini di lucro ed è operativa dal 1999, dando vita a due Centri Antiviolenza, a Grosseto e a Orbetello e a quattro Punti di Ascolto a Follonica, Amiata, Capalbio e Manciano, una casa rifugio ad indirizzo segreto e una casa di seconda accoglienza. L’Associazione Olympia de Gouges fa parte dell’Associazione Nazionale D.i.Re. (Donne in Rete https://www.direcontrolaviolenza.it/)  e della rete di Tosca (Centri Antiviolenza della Toscana https://www.facebook.com/CentriAntiviolenzaTOSCA/?locale=it_IT). L’Associazione conta ad oggi 229 Socie di cui 80 attive con compiti di operatrici, responsabili e referenti di unità funzionali, mediatrici culturali, educatrici a cui vanno aggiunte professioniste quali avvocate, psicologhe e mediche. Nei giorni scorsi si è tenuto a Grosseto “Parole per capire”, l’evento conclusivo di un progetto, finanziato dal Comune,  che l’Associazione ha portato avanti sulla violenza di genere contro le donne con disabilità. Durante l’evento è stato distribuito anche il glossario minimo Parole per capire sulla violenza contro le donne con disabilità, un agile strumento elaborato dall’Associazione per sensibilizzare la popolazione su questo importantissimo tema a partire da concetti quali la violenza, la doppia discriminazione, l’invisibilità, l’ascolto, la rete, la consapevolezza e i diritti. La violenza di genere è un fenomeno universale e trasversale: colpisce donne di tutte le età, estrazioni sociali, religioni, etnie, in ogni parte del mondo. Anche le donne con disabilità quindi subiscono violenza. Le donne con disabilità, fisica sensoriale e/o motoria, incorrono in un duplice processo di discriminazione, che le vede discriminate in quanto disabili e in quanto donne (https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-12/la_violenza_contro_le_donne_con_disabilita.pdf).  “La violenza contro le donne, si legge nel glossario, è un fenomeno complesso, trasversale e diffuso. Quando coinvolge donne che vivono una condizione di disabilità, assume spesso forme meno visibili, ma non per questo meno gravi”. Secondo il Forum Europeo sulla Disabilità, queste donne sono esposte alla violenza da due a cinque volte più delle altre. Una violenza che può manifestarsi nell’ambiente domestico, nei luoghi di cura, nelle relazioni affettive o professionali, e che si nutre spesso di silenzi, stereotipi e isolamento. Sui 113 Centri che hanno partecipato alla rilevazione dell’Associazione Nazionale D.i.Re. per il suo ultimo Report annuale 2024, sono stati 49 che in totale hanno accolto donne con disabilità, di cui 43 hanno accolto donne “nuove”. Complessivamente 348 donne si sono rivolte a un centro antiviolenza, di cui la maggior parte donne “nuove” (261).  I centri che hanno sostenuto maggiormente donne con disabilità sono dislocati principalmente al nord in Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Piemonte, Trentino Alto Adige, a seguire il centro con Marche, Toscana, Lazio e Umbria e le isole Sardegna e Sicilia. Il sud è rappresentato dall’Abruzzo. Quasi tutti i centri (oltre 82%) sono accessibili alle donne con disabilità motoria che nel 2024 sono il 32% del totale delle nuove con disabilità. Si sono rivolte ai centri anche donne con disabilità intellettiva (20%) e donne con disabilità sensoriale (10%), mentre il 38% ha un’altra tipologia disabilità. “Tra le donne con disabilità che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza rivolgendosi ai centri antiviolenza della rete D.i.Re, si legge nel Report, il 91,5% ha subito violenza da una persona con cui hanno un legame affettivo importante. Nel 56,3% dei casi si tratta del partner, nel 17,2% si tratta di un ex partner, nel 18% un altro parente”. Il GREVIO, il Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa (https://www.coe.int/en/web/istanbul-convention/grevio), nel suo Rapporto sull’applicazione della Convenzione di Istanbul ha segnalato come persistano enormi difficoltà anche rispetto alla fuoriuscita dalla violenza: per le donne con disabilità è difficile riconoscere e denunciare la violenza subita; persiste il rischio di essere stigmatizzate e non credute a causa di una generale mancanza di comprensione della loro esposizione alla violenza; manca una formazione specifica degli operatori, in particolare nel sistema della giustizia, tra le forze dell’ordine e nei servizi sociali; mancano informazioni accessibili e materiale informativo adeguato sui diritti delle vittime e sui servizi di supporto disponibili. E per invertire questa situazione, il GREVIO ha raccomandato al governo italiano di: sviluppare e migliorare l’accessibilità dei servizi di protezione e di sostegno per questi gruppi di donne, compresi i materiali informativi relativi; sostenere la ricerca e inserire indicatori specifici sulle discriminazioni multiple e intersezionali nella raccolta di dati relativi alla violenza contro le donne; assicurare l’effettiva applicazione dell’obbligo di dovuta diligenza (due diligence) per prevenire, indagare, punire e risarcire adeguatamente le vittime appartenenti a questi gruppi di donne; garantire che sia prestata particolare attenzione – da parte di tutte le istituzioni e servizi pubblici – alle esigenze delle donne vittime di violenza che sono o possono essere esposte anche a discriminazioni multiple o che sono rese vulnerabili da circostanze particolari, comprese, ma non solo, le donne e ragazze con disabilità. Qui il Report con i dati 2024 dell’Associazione Nazionale D.i.Re.: https://www.direcontrolaviolenza.it/wp-content/uploads/2025/07/REPORT-Dati-D.i.Re-2024_07.2025_.pdf.  Qui il Glossario minimo Parole per capire: https://informareunh.it/wp-content/uploads/Olympia-de-Gouges-Parole-per-capire-glossario-minimo-2025-settembre.pdf.  Giovanni Caprio
September 25, 2025
Pressenza