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Primo maggio: voci da Bagnoli@0
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@1
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@3
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@2
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Primo maggio: voci da Bagnoli@4
“1 maggio a Bagnoli: casa, salute, lavoro, spiaggia e mare. No a guerre, America’s Cup e grandi eventi”. Queste le parole d’ordine del corteo che il primo maggio ha visto riunite la lotta della popolazione di Bagnoli, dei Campi Flegrei e di tutta la città di Napoli. In questo ultimo anno, il quartiere partenopeo, e le questioni che lo attraversano, sono tornate al centro delle lotte locali. Le mobilitazioni contro l’America’s Cup hanno visto una partecipazione popolare importante, con migliaia di persone per le strade. Oltre all’opposizione ai cantieri, le piazze, i blocchi e i cortei sono l’occasione di un confronto allargato contro il governo Meloni, guerre e genocidio, bassi salari e necessità territoriali di casa, salute e servizi. Il corteo del primo, quindi, vede arrivare in piazzale Tecchio striscioni e bandiere di tante realtà politiche e sindacali. Non mancano bandiere palestinesi e i simboli di nuove campagne che mettono insieme lotta alla turistificazione, all’inquinamento e al transito di armi sul territorio, come Block the boat target MSC promossa da BDS Napoli. Anche il movimento studentesco richiama l’attenzione su tagli welfare e repressione, rilanciando i prossimi scioperi: “guerra contro Meloni l’unica guerra”. Si attraversano le strade del quartiere nominando l’ennesimo round di attacchi che sta subendo, vista la sottrazione di spazi e diritti alla cittadinanza. Nel mentre, dai marciapiedi, alcune persone commentano solidali, contro le politiche di Manfredi. Negli interventi non mancano i riferimenti a quello che insieme si può fare, e alle altre lotte contro speculazioni e grandi opere sul piano nazionale. A metà mattinata il corteo entra nell’area ex Italsider. Era da 10 anni che non succedeva. Si richiama al “sopralluogo popolare”, camminando inizialmente in un area che alterna i nuovi scavi ad alti pini, per poi cercare di proseguire in direzione dell’Altoforno. La polvere ed il caldo non fermano l’entusiasmo. Si Cobas Napoli ci offre alcuni ragionamenti su come questo sopralluogo si leghi alle lotte di lavoratori e lavoratrici. I settori più presenti sono quelli della logistica e dei porti, che stanno subendo un attacco gravissimo attuato dal governo attraverso la commissione di garanzia per lo sciopero. Paolo Nicchia, di Bagnoli Informazione, ci racconta questi ultimi mesi di mobilitazione e i dettagli della partita per il futuro del quartiere. Il blocco di potere a cui bisogna far fronte, ci racconta, è fortissimo, con grandi forze finanziarie e politiche alle spalle. La lotta deve continuare ad evolvere di conseguenza, con più fronti e strategie. Paolo spiega anche alcuni aspetti dei progetti costieri, in particolare il probabile porto per mega yacht. Senza bonifica. Il Laboratorio Politico Iskra è una delle realtà al centro della chiamata di questo primo maggio. A fine giornata è una compagna del laboratorio che, con una riflessione politica più ampia, ci propone una serie di collegamenti tra lotta contro la speculazione e la devastazione, lotta per la casa e contro l’economia di guerra. Ragiona su come si possano tenere insieme, in modo sempre più evidenti, queste lotte, a partire dalle specificità di questo territorio, e oltre.
Cuba, Trump firma nuove sanzioni: “Dopo Teheran ne prenderò il controllo”
Mentre a Cuba milioni di cubani sfilavano in tutta l’isola per il 1° maggio e in oltre 6 milioni hanno firmato, da alcune settimane a questa parte, l’appello per la pace e la difesa della patria, Trump, e il suo regime, in un impeto di ira, odio di classe e imperialismo, perché Cuba non si è arresa (delirio trumpiano), ha deciso di firmare un ordine esecutivo contro Cuba con cui amplia le illegali sanzioni e inasprisce El Bloqueo. Il presidente americano ha rilanciato i suoi propositi di conquista e annuncia nuove sanzioni «contro Cuba che continua a rappresentare una minaccia straordinaria» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non contento, si è lasciato andare alle solite dichiarazioni psichiatriche in cui ha delirato che prenderà il governo di Cuba. Questo ordine esecutivo rappresenta un ulteriore inasprimento della politica di “massima pressione” già riavviata nei mesi precedenti per isolare economicamente l’isola. In sintesi i punti principali dell’ampliamento delle sanzioni  (come riportano i media e fonti del regime di Trump). Le sanzioni troveranno applicazione subito (tempi tecnici permettendo) e prevedono di sanzionare: * direttamente le istituzioni governative e costituzionali dell’isola; * i partner commerciali  dell’isola e affiliati; * le istituzioni finanziarie  con l’intento di limitare ulteriormente l’accesso alle risorse finanziarie internazionali; Inoltre sono contenute sanzioni sul petrolio diretto a Cuba (già applicato a inizio anno) e nuove restrizioni sui visti, incluse limitazioni specifiche per i medici cubani inviati in missioni all’estero, e sono stati revocati permessi di protezione per migliaia di persone già residenti negli USA. L’ordine esecutivo limita ulteriormente la capacità di Cuba di operare attraverso il sistema bancario statunitense, bloccando quelle poche e diverse tipologie di transazioni finanziarie che Cuba faceva (pagamenti merci in esenzione alle esenzioni e su licenza del Ministero del Tesoro USA). Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha respinto oggi con fermezza le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti contro il suo Paese, ritenendo che dimostrino la volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano. In una dichiarazione diffusa tramite il sito web del Ministero degli Affari Esteri (Minrex), il Ministro degli Esteri ha sottolineato che non è una coincidenza che tali misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Rodríguez Parrilla ha sostenuto che tali misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite; gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza, ha avvertito. Ha dichiarato Ministro degli Affari Esteri di Cuba tramite il suo account su X:    Condanniamo fermamente le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti. Tali azioni dimostrano la sua volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano.    Non è un caso che queste misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Mentre il governo statunitense reprime la propria popolazione nelle strade, cerca di punire la nostra, che resiste eroicamente agli attacchi dell’imperialismo statunitense.    Queste misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza. Il 2 maggio Trump ha minacciato nuovamente Cuba. Nonostante la scadenza dei 60 giorni previsti dalla legge Usa entro i quali un presidente può condurre operazioni militari senza un voto del Congresso, Donald Trump sembra intenzionato ad andare avanti nella guerra contro l’Iran e anzi rilancia preannunciando una possibile nuova operazione militare anche a Cuba. “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba” ha dichiarato infatti il Presidente statunitense durante il suo intervento come relatore principale a una cena privata in Florida. “Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi a Cuba” ha detto Trump un po’ scherzando e un po’ serio nel corso dell’evento aggiungendo che gli Stati Unti prenderebbero il controllo di Cuba quasi immediatamente. L’esternazione di Trump specifica di voler prendere Cuba «quasi immediatamente». Il presidente Usa Donald Trump ha detto di nuovo che sta valutando la possibilità di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln a 100 metri dalle coste cubane dopo la soluzione della crisi con l’Iran. “Forse sulla via del ritorno dall’Iran, quando avremo finito quella situazione, se volete farne una dopo l’altra, fermeremo la portaerei Abraham Lincoln, la portaerei più splendida che abbia mai visto. Fermeremo la Abraham Lincoln a un paio di centinaia di yard dalla costa e li guarderemo se vorranno fare qualcosa” – ha detto Trump all’emittente Salem News, parlando di Cuba. Trump aveva già formulato una minaccia analoga la scorsa settimana. Parole di una gravità inaudita che sottolineano ancora una volta una dichiarazione di guerra al diritto internazionale da parte di Trump attraverso la Dottrina Rubio, variante più spietata della Dottrina Monroe.   Ulteriori info: https://www.fanpage.it/esteri/guerra-iran-trump-ignora-il-congresso-e-rilancia-dopo-teheran-prendero-il-controllo-di-cuba/ > Cuba nel mirino di Trump: dialogo, minacce e nuova Dottrina Monroe https://www.rsi.ch/info/mondo/Cuba-torna-nel-mirino-di-Trump–3711993.html https://www.ilsole24ore.com/art/la-minaccia-trump-cuba-portaerei-usa-100-metri-costa-AIalPDqC > Trump minaccia di inviare una portaerei al largo di Cuba Lorenzo Poli
May 5, 2026
Pressenza
Il diritto di manifestare vale anche per Biella
Il teorema della “area grigia” a sostegno di Askatasuna, espresso dal Procuratore Generale Lucia Musti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, in cui si accusa la borghesia colta torinese di tollerare e assecondare le condotte violente del centro sociale, sta diventando l’arma della destra al potere, per attaccare e stigmatizzare chi un confronto democratico e non violento sta invece cercando di metterlo in pratica. In questo tritacarne mediatico è stata coinvolta anche Pressenza, in un articolo de “Il Giornale” del 20 aprile, assieme ad altre realtà che, come noi, tentano di riflettere, approfondire e problematizzare le dinamiche del conflitto sociale e della repressione del dissenso. E prima di noi docenti universitari e un intero dipartimento dell’Università di Torino, all’avanguardia sui temi del disagio sociale e del crimine organizzato. Non stupisce quindi, ma preoccupano i toni e il tentativo di screditare, l’attacco violento al dottor Leone, medico che esercita a Biella, che durante gli scontri del primo maggio a Torino ha provato a interporsi in modo pacifico tra polizia e manifestanti. La vicenda del consigliere regionale di Fratelli d’Italia che ha criticato Francesco Leone, primario di oncologia dell’ospedale di Biella, per la partecipazione al corteo del Primo Maggio a Torino e prospetta addirittura interrogazioni per “lesa dignità dell’ospedale” meriterebbe di essere seppellita da una risata, come si diceva un tempo. Ma qualche considerazione è opportuno farla. Siamo di fronte a questo: un personaggio politico di estrema destra finito nella bufera della società “Cinque Forchette” insieme ad alcuni compagni di partito che invece di starsene zitto come la figuraccia fatta consiglierebbe ne aggiunge un’altra. I fatti parlano chiaro, uno stimato medico che esercita il suo diritto costituzionale partecipando come libero cittadino ad una manifestazione pacifica. Zappalà lo dipinge come attivo partecipante agli scontri. Insomma, per Zappalà un sovversivo violento e doppiamente censurabile in quanto medico del servizio pubblico. In realtà è esattamente il contrario: come già mesi fa il corteo è stato pacifico e sono stati marginali i tafferugli nati ancora una volta dalla cattiva gestione del caso Askatasuna mesi fa da parte delle autorità. Le immagini restituiscono una verità ben diversa, Leone è filmato con le mani alzate mentre cerca di mediare tra poliziotti e manifestanti proteggendo ad un certo punto anche un poliziotto finito a terra. Leone rivendica il suo diritto a manifestare pacificamente e giustamente ricorda che i fondi pubblici impiegati da sei mesi per fare presidiare da parte della polizia il centro sociale Askatasuna sono risorse sottratte ad altre finalità, anche alla sanità.  Un caso quindi creato da Zappalà a suo uso e consumo. Meglio farebbe l’esponente dell’estrema destra biellese a rileggere per bene la Costituzione e a comprendere che non siamo più nel ventennio. Giuseppe Paschetto
May 4, 2026
Pressenza
Primo maggio a Torino e in Vanchiglia
Abbiamo chiesto a una compagna di Askatasuna di raccontarci lo svolgimento del corteo del Primo maggio torinese visto dallo spezzone sociale “Torino partigiana”. Dopo la prima parte del percorso per il centro cittadino, lo spezzone si è diretto verso il quartiere Vanchiglia. Il Comitato di quartiere Vanchiglia, infatti, aveva chiesto formalmente al Comune di smilitarizzare il quartiere per la giornata del Primo maggio e di poter utilizzare i giardini dell’Askatasuna e dell’asilo adiacente. La richiesta però non era stata accolta da Prefetto e Questore, che hanno schierato un ingente numero di poliziottx e veicoli anti sommossa intorno ai locali dell’ex Centro sociale Askatasuna. Nonostante abbiano effettuato cariche e usato lacrimogeni e idranti contro lx manifestanti, il cancello del cortile di Aska è stato simbolicamente aperto.
Primo maggio a torino – dirette dal corteo cittadino@1
Abbiamo seguito in diretta dagli studi di via Cecchi 21/a la giornata internazionale di lotta del primo maggio, focalizzandoci principalmente su quanto stava avvenendo in città. Abbiamo dato aggiornamenti dagli spezzoni di corteo in contestazione della tradizionale sfilata organizzata dai sindacati confederali, anche tramite registrazioni degli interventi al microfono e aggiornato su quanto si sta muovendo a livello di mobilitazioni in ambito lavorativo. Sul finale ci siamo collegati con l’organizzazione del secondo dei “Due giorni di fuoco” per farci raccontare l’iniziativa e il dibattito sul progetto del nuovo data center a Lucento, Torino. Buon ascolto Partenza spezzone sociale: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione spezzone operaio: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione spezzone antimilitarista: -------------------------------------------------------------------------------- Aggiornamento con lo spezzone sociale: -------------------------------------------------------------------------------- Intervento del Sicobas dal palco di Piazza Castello: -------------------------------------------------------------------------------- Intervento operaio dal palco di Piazza Castello: -------------------------------------------------------------------------------- Collettivo COLPO su inchiesta lavoratori ristorazione: -------------------------------------------------------------------------------- Giulia CUB scuola università e ricerca su prossime mobilitazioni: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione dibattito e iniziative alla due giorni di fuoco: