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Morte Ramy Elgaml, una nuova perizia smentisce la versione dei carabinieri
L’auto dei carabinieri che inseguiva il motorino a bordo del quale viaggiava Ramy Elgaml la notte del 24 novembre 2024, avrebbe deviato due volte in direzione dello scooter. A sostenerlo è un’indagine di Index, ONG francese specializzata nella ricostruzione di modelli 3D e nell’analisi di video, spesso impegnata nella documentazione di casi di violenza della polizia. La perizia dell’ONG è stata commissionata dai genitori del ragazzo ed è stata acquisita agli atti del procedimento. Ramy Elgaml perse la vita dopo che lo scooter su cui viaggiava si schiantò contro un palo del semaforo all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, a Milano. L’incidente fu l’epilogo di una fuga lunga otto chilometri, durante la quale i due furono inseguiti da un’autovettura della compagnia Radiomobile dell’Arma. I carabinieri hanno sempre sostenuto che il conducente dello scooter avesse tentato di svoltare a sinistra all’incrocio, tagliando loro la strada e provocando l’impatto con la loro vettura, ma Index contesta tale ricostruzione. «È stata l’auto a sterzare bruscamente verso lo scooter, per ben due volte». È questa la conclusione dell’analisi di Index, pubblicata ieri dalla ONG in collaborazione con il quotidiano francese l’Humanité e il Manifesto. Per svolgere la propria perizia, Index ha innanzitutto effettuato una serie di rilievi sul posto mediante l’utilizzo di droni, che hanno permesso di ricostruire in tre dimensioni l’incrocio in cui è avvenuto l’incidente. L’ONG ha inoltre analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza acquisite agli atti del procedimento e impiegato la tecnica del frame matching per «ricollocare ogni telecamera nel modello 3D nel punto esatto da cui ha ripreso». L’integrazione delle immagini nel modello 3D «permette di riportare, fotogramma per fotogramma, la posizione reale dei veicoli nella scena e di ricostruirne le traiettorie». Le posizioni rilevate sono state poi incrociate con le tracce lasciate dallo pneumatico posteriore dello scooter e con i segni prodotti dalla caduta sull’asfalto. Ogni misurazione, precisa l’ONG, «è corredata da un margine di incertezza quantificato». La ricostruzione di Index stabilisce che l’auto dei carabinieri avrebbe deviato due volte verso sinistra, in direzione dello scooter, mentre lo seguiva a meno di un metro di distanza e a una velocità superiore ai 50 km/h. La prima deviazione sarebbe avvenuta in via Ripamonti, prima di raggiungere l’incrocio. «Diversi indizi concordanti portano Index a ritenere altamente probabile che un primo contatto tra i due veicoli sia avvenuto in quel momento, destabilizzando lo scooter». Nonostante il presunto contatto, lo scooter avrebbe proseguito lungo una traiettoria «sostanzialmente rettilinea»: né le immagini né le tracce al suolo mostrerebbero una svolta a sinistra verso via Quaranta. «Le dichiarazioni degli agenti risultano incompatibili con le misurazioni di Index», scrive la ONG. Giunti all’incrocio con via Quaranta, si sarebbe verificata una seconda deviazione della vettura dei carabinieri, effettuata, secondo la ricostruzione, all’interno dell’incrocio. Index ritiene che sia stata proprio la seconda deviazione a portare la vettura dei carabinieri «a passare sopra il corpo di Ramy Elgaml, prima di terminare la corsa contro un palo del semaforo». La ONG sostiene inoltre che le posizioni dei veicoli emerse dalle proprie analisi differiscano di quasi tre metri da quelle indicate dal perito della Procura. Secondo il gruppo, tale discrepanza avrebbe portato «a sovrastimare la distanza tra l’auto e lo scooter e, di conseguenza, a non prendere in considerazione l’ipotesi di un primo contatto prima dell’incrocio». Le immagini e le analisi del gruppo sono state depositate agli atti del procedimento. Il processo è previsto per il prossimo anno e coinvolgerà sette agenti accusati di omicidio stradale e reati contro la pubblica amministrazione. La morte di Ramy Elgaml è diventata sin da subito un caso nazionale, dando luogo a numerose manifestazioni a Milano e in altre città italiane; dopo l’incidente, il governo ha rilanciato l’ipotesi di uno scudo penale per le forze dell’ordine – in parte concretizzatasi nell’istituzione di un nuovo registro per gli agenti sottoposti a procedimento penale, distinto dal registro degli indagati – e ha introdotto il reato di fuga pericolosa per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine. The post Morte Ramy Elgaml, una nuova perizia smentisce la versione dei carabinieri appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 15, 2026
L'INDIPENDENTE
Il Vaticano copre i preti pedofili con la prescrizione
di Federica Tourn. Con un aggiornamento, a proposito di Matteo Zuppi. A seguire link ripresi dalla «Rete L’abuso» Il Dicastero per la Dottrina della Fede salva il “mendicante d’amore” don Valentino Salvoldi, prete della diocesi di Bergamo, nonostante decine di testimonianze di abusi sessuali a suo carico Federica Tourn Come ha detto Leone XIV l’8 gennaio 2026 chiudendo il concistoro
RAMY ELGAML: LA PROCURA CHIEDE IL PROCESSO PER SETTE CARABINIERI
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” per il carabiniere alla guida della volante che, la notte del 24 novembre 2024, urtò lo scooter sul quale viaggiavano Ramy Elgaml, poi deceduto, e l’amico Fares Bouzidi, dopo averlo inseguito per 8 lunghissimi chilometri, fino a viale Ripamonti. I pm hanno chiesto il processo, per concorso il omicidio stradale, anche per Fares Bouzidi – che guidava lo scooter – e per altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy. “Il depistaggio aggrava il quadro – commenta su Radio Onda d’Urto il giornalista Nello Trocchia – perché conferma che ogni qualvolta pezzi di Stato commettono degli illeciti, o delle violazioni, c’è chi non va lì a ricostruire la verità ma a coprire e blindare nel silenzio e nell’omertà quanto accaduto… e questo è gravissimo”. “Perché non succeda più dovremmo cominciare a occuparci di formazione delle forze dell’ordine, e anche di un cambio culturale rispetto all’approccio a vicende come queste”, aggiunge ai nostri microfoni il giornalista che per il Domani si è occupato dei depistaggi dei carabinieri nelle indagini sulla morte di Ramy Elgaml. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Nello Trocchia, giornalista del quotidiano Domani, per il quale segue la vicenda della morte di Ramy Elgaml. Ascolta o scarica.
April 2, 2026
Radio Onda d`Urto
RAMY ELGAML: “ABBIAMO BRUTALIZZATO IL TESTIMONE”, INTERVISTA A NELLO TROCCHIA CHE SVELA I DEPISTAGGI DEI CARABINIERI
Omicidio stradale, ma con l’attenuante dell’”eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Cambia così l’imputazione, prima solo di omicidio stradale, per il carabiniere alla guida dell’ultima macchina che a Milano inseguì, il 24 novembre 2024, lo scooter guidato da Fares Bouzidi e con in sella Ramy Elgaml, che morì nello schianto al termine dell’inseguimento per 8 chilometri lungo mezza Milano, fino alla morte. Il cambiamento del capo di imputazione emerge da una nuova chiusura indagini sul caso, notificata nelle scorse ore, mentre sul quotidiano “Il Domani” sono riportati gli audio delle intercettazioni di altri carabinieri presenti quella sera in viale Ripamonti: uno dei carabinieri, chiedendosi da dove salti fuori un nuovo testimone che ha appena sentito sui mass media, afferma esplicitamente di “aver brutalizzato un testimone” assieme a un collega, intimidendolo e facendo cancellare le prove sul suo cellulare affinché non costituisse un problema per i colleghi sotto accusa. Ora è pure lui sotto accusa, per depistaggio. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Nello Trocchia, giornalista de “Il Domani” e autore dell’articolo che riporta le carte inedite sulla morte di Ramy Elgaml. Ascolta o scarica
February 17, 2026
Radio Onda d`Urto