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Solidarietà agli attivisti di Pax Christi fermati a Roma dalla polizia
Il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi a Roma, avvenuto domenica 12 aprile, come scrive Peacelink, ci riporta indietro nel tempo, quando, nel continente latino-americano, venivano rapiti e uccisi preti e attivisti cattolici di base per mano dei battaglioni della morte legati ai latifondisti e alle dittature locali. E quei regimi dittatoriali erano espressione degli interessi statunitensi. Con le debite differenziazioni, contestualizzando gli avvenimenti e con tutte le cautele del caso, ancora oggi una parte forse minoritaria del cattolicesimo viene vista come nemica dell’ordine costituito, perché schierata, con istanze radicali, contro le disuguaglianze e la guerra. A margine dell’Assemblea nazionale di Pax Christi a Roma, un gruppo di attivisti e attiviste è stato fermato prima di arrivare in piazza San Pietro, dove avrebbe partecipato ad una preghiera per la pace convocata dal Papa. Forse per il Governo Meloni e i suoi ministri erano lo striscione o le magliette che riportavano il testo de l’art. 11 della Costituzione a rappresentare una minaccia per l’ordine? O semplicemente ricordare che la guerra viene alimentata dalla produzione e dall’invio di armi equivale a una minaccia contro gli interessi nazionali rappresentati magari dall’export di armi made in Italy? Chi ci conosce sa bene la nostra critica storicamente fondata a come i principi costituzionali più avanzati siano stati aggirati nel corso degli anni, vale per il ripudio della guerra come per i principi che attestano la necessità di puntare sullo stato sociale. Del resto, il ripudio della guerra non ha impedito al nostro Paese di partecipare direttamente a vari conflitti o a sostenerli politicamente e dalle retrovie, aggirando la legge 185/1990 che proprio da Pax Christi e dal suo presidente don Tonino Bello fu voluta. Eppure, evocare certi principi sembra ancora oggi un atto sovversivo, in aperta violazione dell’ordine pubblico, come se una marcia nonviolenta di cattolici potesse rappresentare qualche minaccia. Attivisti e attiviste di Pax Christi hanno riportato queste notizie preoccupanti, evidenziando come proprio il ripudio della guerra sia considerato alla stregua di un “intento politico”, giudicato altamente pericoloso per l’ordine pubblico. L’episodio dovrebbe far riflettere, tra l’altro, sulla gestione dell’ordine pubblico nelle nostre città, su come la economia di guerra abbia influenzato anche il legislatore tra pacchetti sicurezza, che oggi vengono bocciati da CSM (leggi qui la notizia), e intenti repressivi che colpiscono ormai tutte le forme di dissenso. Per questi motivi, ci pare molto preoccupante il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi, come anche la repressione scatenata da qualche maglietta con stampate delle frasi che dovrebbero rappresentare il faro guida dell’operato delle forze dell’ordine. Al contempo, potremmo anche dedurre che in tempi di guerra sta diventando un pericoloso ostacolo denunciare guerre, genocidi, commerci di armi, ingiustizie sociali ed economiche. Forse tanto sdegno dovrebbe indurci a guardare con maggiore preoccupazione al restringersi degli spazi di libertà e di democrazia nel nostro Paese, al ritorno alla leva che si accompagnerà ad un’incessante propaganda di guerra. Esprimiamo, dunque, la nostra solidarietà agli attivisti e alle attiviste di Pax Christi, nella consapevolezza che questo episodio non arresti la protesta, e il contrasto alla guerra e ai processi di militarizzazione. Di seguito la maglietta accusata di essere uno “slogan politico” dalla polizia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Fermati dalla polizia a San Pietro alla preghiera per la pace del Papa
Una delegazione di Pax Christi aveva una spilletta per la Palestina. E una maglietta su cui era scritto «L’Italia ripudia la guerra» (articolo 11 della Costituzione). Sabato sera una delegazione di Pax Christi è stata fermata dalla polizia ai controlli sotto il colonnato di San Pietro mentre stava entrando alla […] L'articolo Fermati dalla polizia a San Pietro alla preghiera per la pace del Papa su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
Un gruppo di Pax Christi fermato dalla polizia a Roma
Ci scrivono i diretti partecipanti all’episodio ” La convocazione fatta da Papa Leone di una Veglia per la Pace da celebrare nella Basilica di San Pietro l’11 aprile è apparsa come una chiamata irrinunciabile per gli aderenti al Movimento Pax Christi, che proprio in quei giorni erano a Roma per la loro assemblea annuale. Una delegazione si è quindi mossa dalla sede dell’assemblea per recarsi a San Pietro, portando con sé lo striscione, tolto dal tavolo della presidenza, con il logo di Pax Christi e la scritta “Movimento cattolico internazionale per la Pace”: lo striscione doveva essere un muto segnale della particolare partecipazione e dell’impegno per la Pace da parte del Movimento. Ma per poter entrare nella Piazza e nella Basilica di San Pietro è necessario passare il controllo della polizia e lo striscione è stato requisito perché non si possono portare “simboli politici”; anche una maglietta gialla con le scritte che richiamano l’articolo 11 della Costituzione (“chi manda le armi ripudia la pace” e “l’Italia ripudia la guerra”) è stata considerata un simbolo politico e chi l’indossava ha dovuto togliersela. Alla fine, essendo stati sequestrati i potenziali “corpi del reato”, la delegazione è potuta arrivare solo in Piazza, perché ormai non era più possibile entrare nella Basilica, e ha potuto solo sventolare delle sciarpe con i colori della pace davanti al Papa venuto in Piazza per ringraziare e benedire i tanti partecipanti rimasti fuori dalla Basilica di San Pietro. In realtà almeno uno striscione che auspicava la pace in Congo e una bandiera ucraina sono riusciti a passare e hanno potuto essere esposti dentro la Basilica di San Pietro. Ci piace pensare che il Papa li abbia visti e li abbia particolarmente apprezzati; non è per caso che il regista della diretta televisiva li abbia fatti riprendere più volte; la Pace non è un concetto astratto: è una realtà da costruire e da incarnare nei luoghi dove oggi ci sono guerre – che è importantissimo ricordare -, dal Congo all’Ucraina, da Gaza alla Cisgiordania, dal Libano all’Iran e in tutti gli altri luoghi dove si combattono “guerre dimenticate”. Lo striscione di Pax Christi voleva contribuire ad affermarlo.” Redazione Italia
April 14, 2026
Pressenza
“(d)istruzione a Gaza” in mostra a Porto Valtravaglia, Luino e Germignaga
Il racconto dello scolasticidio in Palestina si snoda e prende forma attraverso le fotografie di Dahman Eyad esposte nella mostra itinerante realizzata da Pax Christi nell’ambito della campagna “Ponti non muri” insieme alla rete Docenti per Gaza e al Movimento di cooperazione educativa, inoltre grazie alla collaborazione del gruppo locale dell’associazione ACR – Azione Cattolica dei Ragazzi, delle Parrocchie della Valtravaglia, del Tavolo per la pace dell’Alto Verbano, del Liceo Sereni di Luino e dei Comuni di Germignaga, Luino, Porto Valtravaglia. Le immagini di scuole colpite e distrutte dai bombardamenti evidenziano la frattura profonda tra il diritto all’istruzione e la realtà di uno sterminio sistematico che ha pianificato la distruzione del 90% di tutte le scuole della Striscia di Gaza e lo smantellamento dell’intero sistema educativo palestinese. Le immagini di Dahman Eyad – fotografo, video-maker ed editor palestinese di Gaza che da due anni documenta il genocidio nella Striscia di Gaza – testimoniano dunque non solo la perdita di edifici, ma anche quella di spazi di crescita, di sogni e di futuro per migliaia di bambini e ragazzi; si tratta di un viaggio visivo che invita a riflettere su quanto fragile e prezioso sia il diritto universale all’educazione. La mostra – inserita anche nelle giornate globali di azione sulle spese militari GDAMS 2026 – sostiene Fonti di Pace ODV e il progetto “Scuola Tenda” a Gaza, che dal gennaio 2025 offre supporto educativo a bambini e adolescenti prima nel campo profughi di El Shaty e Nuseirat. Grazie alla collaborazione con Social Media Club Palestine, questo spazio permette ad alcuni bambini che non hanno mai frequentato la scuola di avere un primo approccio all’insegnamento e per gli altri studenti mantenere e migliorare le conoscenze acquisite. Nelle diverse sedi espositive sarà possibile contribuire al progetto con offerte libere, che possono essere donate anche tramite bonifico bancario a Fonti di Pace IT45N0103001656000002624683. Inoltre saranno disponibili articoli e libri per poter leggere in silenzio, per informarsi e approfondire, per meditare. “(d)istruzione a Gaza” sarà in esposizione: – da mercoledì 1° aprile a domenica 5 (Pasqua), dalle 10 alle 18 nella chiesa di San Rocco a Porto Valtravaglia, dove da alcuni anni arde la lampada per la pace che invita tutti, indipendentemente dalla professione religiosa, a pregare per la pace; – da mercoledì 8 a venerdì 10 presso la Biblioteca civica di Luino (l’apertura segue gli orari della biblioteca ovvero 8:30-14 mercoledì e venerdì, anche nel pomeriggio nella giornata di giovedì); – sabato 11 e domenica 12 aprile dalle 10 alle 18 alla ex colonia elioterapica di Germignaga; – da lunedì 13 a mercoledì 15 aprile al Liceo scientifico Sereni di Luino, con un’apertura riservata agli studenti. Per informazioni: 347.2266935 – acr.valtravaglia@gmail.com Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza
Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele
Il 20 novembre è stata lanciata la campagna “In nome della legge. Giù le armi, Leonardo”, costruita intorno alla citazione in giudizio della Leonardo S.p.A e dello Stato italiano davanti al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il procedimento è […] L'articolo Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele su Contropiano.
November 23, 2025
Contropiano