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Le aziende coinvolte nei crimini israeliani a cui l’Italia affida il fotovoltaico
Dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Sardegna, alcune delle società che stanno investendo centinaia di megawatt nel fotovoltaico italiano conducono o controllano anche attività economiche nei territori occupati da Israele: gruppi come Shikun & Binui e Doral Energy, attivi attraverso una rete di società controllate e progetti agrivoltaici già realizzati o in fase di autorizzazione. Il primo compare nella banca dati delle Nazioni Unite sulle imprese coinvolte nell'occupazione israeliana in Cisgiordania; il secondo sviluppa impianti energetici anche sulle Alture del Golan occupato. Int... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Le aziende coinvolte nei crimini israeliani a cui l’Italia affida il fotovoltaico appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Presidio a Biella il 25 settembre contro l’agrivoltaico israeliano
Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro. A proporlo è un’impresa controllata dalla società israeliana Econergy Renewable Energy Ltd. Su questo progetto sono state presentate osservazioni critiche sia per gli aspetti tecnici-ambientali (area riso DOP, impatti paesaggistici, connessione alla rete, ecc.) ancorché sulla origine dei capitali e caratteristiche degli investitori, ossia una società co-partecipata da altre società che hanno attività economiche nei territori occupati, interessi nel settore della difesa e produzione di armi, o sostengono direttamente o indirettamente i crimini imputati ad Israele dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). Insieme al circolo Tavo Burat, parliamo dei possibili impatti di questo progetto e di come abbiano scoperto degli investimenti israeliani che ne costituiscono le fondamenta. Visto la recente approvazione del ddl nucleare, ci soffermiamo anche su come  nella propaganda cucita ad hoc per fare breccia sul tema ecologico il nucleare venga costantemente accoppiato al tema delle fonti rinnovabili.
September 24, 2026
Radio Blackout - Info
Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa
Di nuovo la Palestina ci dà la possibilità di conoscere il nostro sistema più a fondo, e di vederlo per quello che è. In questo caso è un abuso colto in flagrante, il progetto di un impianto agrivoltaico a Ribolla, … Leggi tutto L'articolo Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“La banalità del male”: il caso Econergy e il progetto SolarPark3 nel Biellese.
Un progetto di parco agrivoltaico di 46,49 MWp, su un’area di 117 ha, in regione Brianco tra Santhià e Cavaglià; valore dell’investimento 32,5 milioni di euro. Eichmann, funzionario nazista, ha sempre e solo sostenuto di aver eseguito degli ordini, di essere stato semplicemente uno zelante burocrate. Hannah Arendt ha sottolineato come la “banalità del male” si manifesta nell’incapacità o nel rifiuto di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni all’interno di un sistema organizzato. La Provincia di Biella deve decidere nella conclusiva Conferenza dei Servizi della procedura di V.I.A. in programma a settembre se il proprio ruolo: è solo quello dello zelante burocrate, la mera verifica se l’istanza di una controllata di Econergy Renewable Energy Ltd – impresa israeliana del green-business, è tecnicamente e normativamente valida o se: autorizzando il progetto di Econergy, contribuirà al sostegno dell’economia di uno Stato sotto accusa da parte della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) per presunta violazione della Convenzione sul Genocidio del 1948, convenzione ratificata dall’Italia le leggi 11 marzo 1952, n. 153. e 9 ottobre 1967, n. 962. Gli Stati firmatari del trattato hanno l’obbligo giuridico vincolante di prevenire il genocidio e di non esserne complici, il che richiede una revisione e la potenziale sospensione del sost egno economico, politico e soprattutto militare che possa agevolare tali atti. La Provincia di Biella deve dunque scegliere se, nell’ingranaggio del genocidio e dei crimini di guerra imputati ad Israele, vuole contribuire con del “lubrificante” o con un “granello sabbia”, se vuole esserne in qualche misura complice o se intende rispettare le indicazioni di un trattato internazionale che il nostro Governo e la UE continuano ad ignorare. Nel parere del 19/07/2024 la CIG, oltre a dichiarare illegale l’occupazione israeliana nei territori palestinesi, dispone anche «agli Stati terzi di non consentire investimenti di capitali frutto delle operazioni illecite nell’ambito dell’occupazione». Una condizione minima per procedere all’autorizzazione dell’impianto proposto da Econergy sarebbe dunque la verifica della provenienza dei capitali investiti, ben 32,5 milioni di euro. Si tenga presente che Econergy Renewable Energy Ltd è partecipata da Phoenix Financial: questa società è attenzionata presso l’ONU per la partecipazione azionaria in Elbit Systems (società israeliana settore armi e difesa) e gli investimenti in diverse società che operano negli insediamenti illegali in Cisgiordania, Gerusalemme Est e sulle Alture del Golan. Il socio di maggioranza di Phoenix Financial è Affinity Partners, un fondo sovrano del Golfo, soggetto coinvolto nel “Board of Peace”, il programma di ricostruzione della striscia possibile solo con la cacciata dei Palestinesi da Gaza. Essendo una multinazionale tale verifica potrebbe non essere semplice e, in caso di mancanza di prove che i capitali di Econergy non siano frutto di operazioni illecite, la Provincia di Biella potrebbe, in via cautelativa orientata all’osservanza del parere della CIG, sospendere il giudizio di compatibilità ambientale e il rilascio di titoli autorizzativi rimettendo la questione in sede governativa. Ovvero disporre, per ragioni etiche e morali, il diniego dell’autorizzazione rimettendo così al Governo le responsabilità in caso di annullamento della determina dirigenziale. Il “Circolo Tavo Burat – Pro Natura” e il coord. “Biellesi per la Palestina Libera” chiedono dunque alla Provincia di Biella scelte coraggiose, di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni all’interno di un sistema organizzato non autorizzando investimenti israeliani nel territorio provinciale. In occasione della Conferenza dei Servizi conclusiva il procedimento di VIA programmata per il 25 settembre alle ore 9,15 è organizzato, di fronte al palazzo della Provincia di Biella, un presidio per informare e sensibilizzare la cittadinanza sul tema. Biella 15 settembre 2026 Circolo Tavo Burat – Pro Natura Biellesi per la Palestina Libera Redazione Piemonte Orientale
September 15, 2026
Pressenza
Grosseto: centinaia in piazza contro il mega impianto fotovoltaico israeliano
Centinaia di persone hanno riempito le strade di Ribolla, frazione del comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, per dire no a un mega impianto agrivoltaico che una società riconducibile al colosso israeliano Shikun & Binui intende realizzare nell’area. La protesta, organizzata dal Collettivo Diritti in Palestina, ha unito in un unico fronte la difesa del territorio dalla speculazione e la denuncia delle violazioni dei diritti umani commesse dall’azienda nei territori palestinesi occupati, con un’ampia rappresentanza civica e politica. Nello specifico, si prevede l’installazione di oltre 36mila pannelli su una superficie di circa 30 ettari, per una produzione di oltre 19 megawatt. Il progetto ha già superato la valutazione d’impatto ambientale, ma deve ancora ottenere l’autorizzazione definitiva. Bandiere palestinesi e cartelli hanno riempito la frazione grossetana, in cui sono giunti manifestanti da Massa Marittima, dall’Argentario, dall’Amiata e da altre località della provincia. Alla manifestazione sfociata dalla mobilitazione, tenutasi nel weekend, hanno partecipato circa 400 persone, riunite in un network di associazioni, comitati e forze politiche. Alla protesta hanno aderito, tra gli altri, il Movimento 5 Stelle regionale e grossetano, Rifondazione comunista Toscana e Alleanza Verdi e Sinistra. L’area divenuta oggetto del contendere si trova nel Parco nazionale delle Colline Metallifere, in una zona di rilevanza storica legata alla tragedia mineraria del 1954, nella quale morirono 43 lavoratori. Durante l’evento, il Collettivo Diritti in Palestina di Ribolla ha contestato sia la dimensione del parco sia il coinvolgimento del gruppo, accusato di contribuire all’occupazione dei territori palestinesi. Durante la manifestazione è stata denunciata la «speculazione energetica» nelle aree meno abitate. I partecipanti intendono ora avviare tavoli di lavoro tra realtà ambientaliste e movimenti per la Palestina, chiedendo alla Regione Toscana di respingere il progetto. Come ricostruito già negli scorsi mesi dagli attivisti, la società proponente, SPV Energy 3 Srl, con sede a Milano, che vede un capitale sociale di soli 2.500 euro e nessun dipendente, è posseduta al 100% da Shikun & Binui Energy Europe B.V., con sede ad Amsterdam, a sua volta controllata dal gruppo israeliano Shikun & Binui. Il colosso, specializzato in edilizia e infrastrutture, è inserito nel database di Who Profits come azienda che «ha un ruolo significativo nella costruzione ed espansione degli insediamenti e delle infrastrutture di occupazione nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est» e ha «partecipato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza assediata». Il gruppo figura anche nella banca dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Il progetto ha già ottenuto a maggio l’autorizzazione ambientale, nonostante i Comuni interessati avessero espresso parere contrario. A ottobre si terrà la conferenza dei servizi decisiva per il via libera definitivo. Alla manifestazione era presente l’assessora comunale Marcella Fiorenti, che ha letto una lettera del sindaco Francesco Limatola, assente perché impegnato a Firenze. Il primo cittadino ha ricordato che l’amministrazione ha già formalizzato il proprio parere contrario durante la conferenza dei servizi sulla valutazione d’impatto ambientale e manterrà la stessa posizione quando sarà esaminata l’autorizzazione definitiva. Sul fronte politico, il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Regione Toscana, Lorenzo Falchi, ha annunciato il deposito di un’interrogazione alla Giunta per chiedere verifiche sui legami societari e sul rispetto del diritto internazionale. «Siamo assolutamente favorevoli alla transizione energetica – ha dichiarato –. Tuttavia, la transizione non può avvenire calpestando il diritto internazionale». Anche il Partito Democratico di Roccastrada ha espresso posizioni analoghe, ribadendo che la transizione energetica deve essere «anche etica» e non può tradursi in speculazione. Gli attivisti, nel frattempo, hanno lanciato una raccolta firme con lo slogan «Impediamo la colonizzazione della Maremma» che ha già raccolto oltre 12mila adesioni, e annunciano nuove iniziative per i prossimi mesi. The post Grosseto: centinaia in piazza contro il mega impianto fotovoltaico israeliano appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 8, 2026
L'INDIPENDENTE
RIBOLLA, TOSCANA: LA COMUNITÀ SI RIBELLA AL PROGETTO ISRAELIANO DI AGRIVOLTAICO PER MANO DI UN’AZIENDA COINVOLTA NELL’APARTHEID
Il territorio grossetano si mobilita “contro il fotovoltaico israeliano di Ribolla“. Queste le parole d’ordine che lanciano un presidio per il prossimo sabato, 5 settembre, presso via del Parco. Il maxi progetto per l’impianto di agrivoltaico di Ribolla, nel comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, consiste in un parco fotovoltaico di circa 20 megaWatt, promosso da una società riconducibile alla multinazionale Shikun & Binui, “coinvolta nelle politiche genocidiarie dello Stato di Israele” come sottolinea Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Un “enorme progetto industriale che comprende 35mila pannelli fotovoltaici e di più di 30 ettari di territorio agricolo coinvolto“, presentato quest’anno da una piccola azienda, la Spv Energy. Attraverso approfondite indagini portate avanti dagli abitanti del territorio e dal Comitato Diritti in Palestina è emerso come la Spv Energy sia “un’azienda prestanome di un capitale sociale di 2.500 euro, una scatola cinese tipica per questi progetti di speculazione energetica”, sottolinea Sante, che fa capo alla enorme impresa israeliana Shikun & Binui. Da qui, “si è scoperto che questa azienda ha una lunga storia di costruzione di infrastrutture soprattutto per conto del Governo israeliano“. Tra le altre, nello storico industriale dell’azienda israeliana si annoverano la costruzione di agrivoltaico nel deserto del Negev dove sono state sgomberate centinaia di famiglie della zona, la partecipazione alla costruzione del muro attorno a Gaza per conto di Israele e molteplici collaborazioni economiche, di progetti energetici e non, all’interno delle colonie illegali nei territori palestinesi della Cisgiordania occupata. Shikun & Binui è annoverata all’interno della lista delle aziende da boicottare nelle campagne di BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di infrastrutture che consolidano l’apartheid e l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Con queste motivazioni gli abitanti e le realtà di Ribolla e Grosseto lanciano l’iniziativa in programma sabato 5 settembre a Ribolla, alle ore 17 in via del Parco. L’intervista completa a Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina. Ascolta o scarica.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Il sole insanguinato del Biellese
Nel Basso Biellese, l’ombra lunga di Econergy Solar Park 3 si fa sempre più ingombrante. Questo progetto, che intende installare impianti fotovoltaici su terre agricole, ha appena avviato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ma il rischio che si tramuti in un greenwashing colossale è più che concreto. La domanda che ci dovremmo porre non è tanto se i pannelli solari possano “salvare” il nostro futuro, ma quanto costeranno in termini di paesaggio, tradizione e giustizia sociale. Il nostro territorio, quello del riso DOP Baraggia Biellese, ha una storia millenaria, ma la promessa di “energia pulita” rischia di cancellarla in un batter d’occhio. Questi terreni non sono solo campi agricoli: sono il nostro passato, la nostra cultura, il nostro futuro. La VIA non può essere un semplice passaggio burocratico: deve diventare un atto di difesa, di tutela contro l’ennesimo saccheggio mascherato da progresso. Parliamo di “transizione ecologica”, certo, ma sappiamo davvero cosa significa? La transizione ecologica non può ridursi a un’operazione di maquillage che nasconde interessi economici che nulla hanno a che fare con la sostenibilità. È facile parlare di energie rinnovabili quando queste non intaccano i bilanci delle grandi multinazionali, ma che dire quando, dietro la facciata verde, si nascondono speculazioni che travolgono la terra e le comunità locali? Come possiamo accettare che il nostro paesaggio sia sacrificato in cambio di promesse vuote di un futuro che non esiste se non per pochi? E qui arriva il colpo di grazia: Econergy Solar Park 3 è finanziato da capitali internazionali legati a un colosso israeliano. Una multinazionale che, tra guerre e violazioni dei diritti umani, ha ben poco a che fare con la nostra visione di sostenibilità. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte al fatto che investimenti che arrivano fino al Biellese possano essere legati a sofferenze e ingiustizie lontane. La nostra terra non può essere il terreno di scontro di interessi globali. Le scelte che facciamo qui, in fondo, sono scelte che rimbalzano su tutto il pianeta, e non possiamo più permetterci di ignorare le connessioni tra le nostre azioni locali e le tragedie che accadono nel mondo. Non basta più parlare di energia pulita e transizione ecologica quando si continua a ignorare l’eticità e la giustizia delle decisioni. La terra, quella vera, non può essere svenduta per una misera promessa di energia rinnovabile. Perché alla fine, a conti fatti, la terra non è solo un luogo dove produrre energia, ma un patrimonio da difendere con ogni mezzo. Lo sapevate che dietro a questo progetto c’è il rischio che il nostro territorio venga trasformato in una gigantesca centrale fotovoltaica? È l’ennesimo colpo alla nostra identità agricola, un altro passo verso l’annientamento di quella che è una delle eccellenze del Biellese. E tutto questo in nome di una sostenibilità che non è altro che un’illusione, un’etichetta verde attaccata sopra un’operazione che non tiene conto della vera sostanza. Abbiamo il dovere di resistere. Non si tratta solo di fermare un progetto di agrivoltaico, ma di opporsi a un modello che pensa di poter trasformare la terra in merce, di svendere il nostro paesaggio per un po’ di energia che non farà mai bene né all’ambiente né a noi. Non possiamo continuare a cadere nel tranello del “greenwashing”: è il momento di chiedere un futuro che rispetti davvero la terra, le persone e la giustizia sociale. Solo così, davvero, possiamo parlare di un mondo più sostenibile. La vera transizione ecologica passa dalla difesa dei territori, dalla resistenza contro chi cerca di approfittare della nostra voglia di cambiamento per alimentare speculazioni senza scrupoli. E se davvero vogliamo un futuro migliore, dovremo iniziare a lottare per qualcosa che sia più di un miraggio verde: dovremo lottare per un futuro giusto, etico e davvero sostenibile. Ettore Macchieraldo
November 20, 2025
Pressenza