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Grosseto: centinaia in piazza contro il mega impianto fotovoltaico israeliano
Centinaia di persone hanno riempito le strade di Ribolla, frazione del comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, per dire no a un mega impianto agrivoltaico che una società riconducibile al colosso israeliano Shikun & Binui intende realizzare nell’area. La protesta, organizzata dal Collettivo Diritti in Palestina, ha unito in un unico fronte la difesa del territorio dalla speculazione e la denuncia delle violazioni dei diritti umani commesse dall’azienda nei territori palestinesi occupati, con un’ampia rappresentanza civica e politica. Nello specifico, si prevede l’installazione di oltre 36mila pannelli su una superficie di circa 30 ettari, per una produzione di oltre 19 megawatt. Il progetto ha già superato la valutazione d’impatto ambientale, ma deve ancora ottenere l’autorizzazione definitiva. Bandiere palestinesi e cartelli hanno riempito la frazione grossetana, in cui sono giunti manifestanti da Massa Marittima, dall’Argentario, dall’Amiata e da altre località della provincia. Alla manifestazione sfociata dalla mobilitazione, tenutasi nel weekend, hanno partecipato circa 400 persone, riunite in un network di associazioni, comitati e forze politiche. Alla protesta hanno aderito, tra gli altri, il Movimento 5 Stelle regionale e grossetano, Rifondazione comunista Toscana e Alleanza Verdi e Sinistra. L’area divenuta oggetto del contendere si trova nel Parco nazionale delle Colline Metallifere, in una zona di rilevanza storica legata alla tragedia mineraria del 1954, nella quale morirono 43 lavoratori. Durante l’evento, il Collettivo Diritti in Palestina di Ribolla ha contestato sia la dimensione del parco sia il coinvolgimento del gruppo, accusato di contribuire all’occupazione dei territori palestinesi. Durante la manifestazione è stata denunciata la «speculazione energetica» nelle aree meno abitate. I partecipanti intendono ora avviare tavoli di lavoro tra realtà ambientaliste e movimenti per la Palestina, chiedendo alla Regione Toscana di respingere il progetto. Come ricostruito già negli scorsi mesi dagli attivisti, la società proponente, SPV Energy 3 Srl, con sede a Milano, che vede un capitale sociale di soli 2.500 euro e nessun dipendente, è posseduta al 100% da Shikun & Binui Energy Europe B.V., con sede ad Amsterdam, a sua volta controllata dal gruppo israeliano Shikun & Binui. Il colosso, specializzato in edilizia e infrastrutture, è inserito nel database di Who Profits come azienda che «ha un ruolo significativo nella costruzione ed espansione degli insediamenti e delle infrastrutture di occupazione nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est» e ha «partecipato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza assediata». Il gruppo figura anche nella banca dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Il progetto ha già ottenuto a maggio l’autorizzazione ambientale, nonostante i Comuni interessati avessero espresso parere contrario. A ottobre si terrà la conferenza dei servizi decisiva per il via libera definitivo. Alla manifestazione era presente l’assessora comunale Marcella Fiorenti, che ha letto una lettera del sindaco Francesco Limatola, assente perché impegnato a Firenze. Il primo cittadino ha ricordato che l’amministrazione ha già formalizzato il proprio parere contrario durante la conferenza dei servizi sulla valutazione d’impatto ambientale e manterrà la stessa posizione quando sarà esaminata l’autorizzazione definitiva. Sul fronte politico, il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Regione Toscana, Lorenzo Falchi, ha annunciato il deposito di un’interrogazione alla Giunta per chiedere verifiche sui legami societari e sul rispetto del diritto internazionale. «Siamo assolutamente favorevoli alla transizione energetica – ha dichiarato –. Tuttavia, la transizione non può avvenire calpestando il diritto internazionale». Anche il Partito Democratico di Roccastrada ha espresso posizioni analoghe, ribadendo che la transizione energetica deve essere «anche etica» e non può tradursi in speculazione. Gli attivisti, nel frattempo, hanno lanciato una raccolta firme con lo slogan «Impediamo la colonizzazione della Maremma» che ha già raccolto oltre 12mila adesioni, e annunciano nuove iniziative per i prossimi mesi. The post Grosseto: centinaia in piazza contro il mega impianto fotovoltaico israeliano appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 8, 2026
L'INDIPENDENTE
RIBOLLA, TOSCANA: LA COMUNITÀ SI RIBELLA AL PROGETTO ISRAELIANO DI AGRIVOLTAICO PER MANO DI UN’AZIENDA COINVOLTA NELL’APARTHEID
Il territorio grossetano si mobilita “contro il fotovoltaico israeliano di Ribolla“. Queste le parole d’ordine che lanciano un presidio per il prossimo sabato, 5 settembre, presso via del Parco. Il maxi progetto per l’impianto di agrivoltaico di Ribolla, nel comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, consiste in un parco fotovoltaico di circa 20 megaWatt, promosso da una società riconducibile alla multinazionale Shikun & Binui, “coinvolta nelle politiche genocidiarie dello Stato di Israele” come sottolinea Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Un “enorme progetto industriale che comprende 35mila pannelli fotovoltaici e di più di 30 ettari di territorio agricolo coinvolto“, presentato quest’anno da una piccola azienda, la Spv Energy. Attraverso approfondite indagini portate avanti dagli abitanti del territorio e dal Comitato Diritti in Palestina è emerso come la Spv Energy sia “un’azienda prestanome di un capitale sociale di 2.500 euro, una scatola cinese tipica per questi progetti di speculazione energetica”, sottolinea Sante, che fa capo alla enorme impresa israeliana Shikun & Binui. Da qui, “si è scoperto che questa azienda ha una lunga storia di costruzione di infrastrutture soprattutto per conto del Governo israeliano“. Tra le altre, nello storico industriale dell’azienda israeliana si annoverano la costruzione di agrivoltaico nel deserto del Negev dove sono state sgomberate centinaia di famiglie della zona, la partecipazione alla costruzione del muro attorno a Gaza per conto di Israele e molteplici collaborazioni economiche, di progetti energetici e non, all’interno delle colonie illegali nei territori palestinesi della Cisgiordania occupata. Shikun & Binui è annoverata all’interno della lista delle aziende da boicottare nelle campagne di BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di infrastrutture che consolidano l’apartheid e l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Con queste motivazioni gli abitanti e le realtà di Ribolla e Grosseto lanciano l’iniziativa in programma sabato 5 settembre a Ribolla, alle ore 17 in via del Parco. L’intervista completa a Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina. Ascolta o scarica.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Il sole insanguinato del Biellese
Nel Basso Biellese, l’ombra lunga di Econergy Solar Park 3 si fa sempre più ingombrante. Questo progetto, che intende installare impianti fotovoltaici su terre agricole, ha appena avviato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ma il rischio che si tramuti in un greenwashing colossale è più che concreto. La domanda che ci dovremmo porre non è tanto se i pannelli solari possano “salvare” il nostro futuro, ma quanto costeranno in termini di paesaggio, tradizione e giustizia sociale. Il nostro territorio, quello del riso DOP Baraggia Biellese, ha una storia millenaria, ma la promessa di “energia pulita” rischia di cancellarla in un batter d’occhio. Questi terreni non sono solo campi agricoli: sono il nostro passato, la nostra cultura, il nostro futuro. La VIA non può essere un semplice passaggio burocratico: deve diventare un atto di difesa, di tutela contro l’ennesimo saccheggio mascherato da progresso. Parliamo di “transizione ecologica”, certo, ma sappiamo davvero cosa significa? La transizione ecologica non può ridursi a un’operazione di maquillage che nasconde interessi economici che nulla hanno a che fare con la sostenibilità. È facile parlare di energie rinnovabili quando queste non intaccano i bilanci delle grandi multinazionali, ma che dire quando, dietro la facciata verde, si nascondono speculazioni che travolgono la terra e le comunità locali? Come possiamo accettare che il nostro paesaggio sia sacrificato in cambio di promesse vuote di un futuro che non esiste se non per pochi? E qui arriva il colpo di grazia: Econergy Solar Park 3 è finanziato da capitali internazionali legati a un colosso israeliano. Una multinazionale che, tra guerre e violazioni dei diritti umani, ha ben poco a che fare con la nostra visione di sostenibilità. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte al fatto che investimenti che arrivano fino al Biellese possano essere legati a sofferenze e ingiustizie lontane. La nostra terra non può essere il terreno di scontro di interessi globali. Le scelte che facciamo qui, in fondo, sono scelte che rimbalzano su tutto il pianeta, e non possiamo più permetterci di ignorare le connessioni tra le nostre azioni locali e le tragedie che accadono nel mondo. Non basta più parlare di energia pulita e transizione ecologica quando si continua a ignorare l’eticità e la giustizia delle decisioni. La terra, quella vera, non può essere svenduta per una misera promessa di energia rinnovabile. Perché alla fine, a conti fatti, la terra non è solo un luogo dove produrre energia, ma un patrimonio da difendere con ogni mezzo. Lo sapevate che dietro a questo progetto c’è il rischio che il nostro territorio venga trasformato in una gigantesca centrale fotovoltaica? È l’ennesimo colpo alla nostra identità agricola, un altro passo verso l’annientamento di quella che è una delle eccellenze del Biellese. E tutto questo in nome di una sostenibilità che non è altro che un’illusione, un’etichetta verde attaccata sopra un’operazione che non tiene conto della vera sostanza. Abbiamo il dovere di resistere. Non si tratta solo di fermare un progetto di agrivoltaico, ma di opporsi a un modello che pensa di poter trasformare la terra in merce, di svendere il nostro paesaggio per un po’ di energia che non farà mai bene né all’ambiente né a noi. Non possiamo continuare a cadere nel tranello del “greenwashing”: è il momento di chiedere un futuro che rispetti davvero la terra, le persone e la giustizia sociale. Solo così, davvero, possiamo parlare di un mondo più sostenibile. La vera transizione ecologica passa dalla difesa dei territori, dalla resistenza contro chi cerca di approfittare della nostra voglia di cambiamento per alimentare speculazioni senza scrupoli. E se davvero vogliamo un futuro migliore, dovremo iniziare a lottare per qualcosa che sia più di un miraggio verde: dovremo lottare per un futuro giusto, etico e davvero sostenibile. Ettore Macchieraldo
November 20, 2025
Pressenza