Tag - Ai&Sorveglianza

La tua auto ti spia e le aziende israeliane sono in testa alla corsa alla sorveglianza
(Fonte) Omer Benjakob – 16 febbraio 2026 Negli ultimi anni diverse aziende israeliane hanno sviluppato e commercializzato strumenti avanzati di cyber intelligence in grado di penetrare i sistemi digitali delle automobili connesse, trasformando i veicoli in potenti fonti di raccolta informativa. Questa nuova frontiera, nota nel settore come CARINT (car intelligence), consente non solo di tracciare in tempo reale i movimenti di un’auto, ma anche di incrociare dati provenienti da molteplici fonti per identificare un obiettivo tra decine di migliaia di veicoli. In alcuni casi, la tecnologia permette perfino di accedere da remoto ai microfoni e alle telecamere installate a bordo, intercettando conversazioni o immagini senza che il conducente ne sia consapevole. Le automobili moderne sono ormai veri e propri computer su ruote, dotati di decine di sistemi digitali e di connessioni Internet o cellulari permanenti tramite SIM integrate. Questa connettività migliora navigazione, sicurezza e comfort, ma espone anche a rischi significativi per la privacy e per la sicurezza nazionale. I dati generati dai veicoli – posizione, percorsi, comunicazioni Bluetooth e wireless – possono essere raccolti, fusi e analizzati grazie a sistemi basati sull’intelligenza artificiale, capaci di elaborare milioni di informazioni in tempo reale. Un’inchiesta di Haaretz ha rivelato che almeno tre aziende israeliane operano nel settore CARINT. Tra queste figura Toka, cofondata dall’ex primo ministro Ehud Barak e dal generale Yaron Rosen, inizialmente specializzata nell’hacking di telecamere di sicurezza e poi approdata all’intelligence automobilistica. Secondo fonti del settore, Toka avrebbe sviluppato un prodotto offensivo in grado di violare sistemi multimediali di specifici modelli di auto, localizzarli e attivare microfoni o telecamere di bordo. Il Ministero della Difesa israeliano ne aveva autorizzato la commercializzazione, anche se l’azienda sostiene di non venderlo più in vista della roadmap 2026. Anche Rayzone ha introdotto un prodotto CARINT, commercializzato tramite la consociata TA9, che integra i dati dei veicoli con altre fonti informative per offrire ai governi una “copertura di intelligence completa”. Il sistema sfrutta SIM installate nelle auto, controlli incrociati con telecamere stradali e database governativi, inserendosi in una più ampia tendenza alla fusione dei dati. In parallelo, Ateros – affiliata a Netline – ha presentato GeoDome, una piattaforma che collega informazioni provenienti da targhe, comunicazioni cellulari e sensori, inclusi identificatori unici presenti negli pneumatici, creando una sorta di impronta digitale del veicolo. Il fenomeno non è limitato a Israele. Negli Stati Uniti, agenzie come FBI e NSA richiedono regolarmente dati ai produttori di automobili, mentre aziende come Palantir, Berla e Cellebrite integrano informazioni veicolari in sistemi di analisi per clienti governativi e militari. In Cina, i produttori sono obbligati a trasmettere dati dei veicoli alle autorità, e le Forze di Difesa Israeliane hanno limitato l’uso di auto elettriche cinesi per motivi di sicurezza. Le conferenze ISS World, soprannominate “Souk degli Spettri”, mostrano come il mercato dell’intelligence stia evolvendo verso sistemi sempre più integrati e potenziati dall’intelligenza artificiale. L’IA consente di trasformare enormi quantità di dati non correlati – video, audio, tracciamenti GPS – in intelligence operativa rapida ed efficace. Questo segna un passaggio dai tradizionali strumenti altamente invasivi, come gli spyware per smartphone, verso un modello fondato sulla raccolta e fusione massiva di dati. Nonostante le potenzialità, l’hacking diretto delle auto resta tecnicamente complesso: ogni modello ha sistemi differenti e la connettività rende più facile essere individuati. Per questo, secondo alcune fonti, la fusione dei dati tramite IA risulta spesso più efficiente dell’intrusione diretta. Tuttavia, la crescente digitalizzazione dei veicoli amplifica i rischi. Ricercatori e hacker etici avvertono da anni che i dati generati dalle auto possono essere sfruttati per identificare abitudini, spostamenti o persino per prendere il controllo remoto del veicolo. Alcuni governi, secondo fonti del settore, non si accontentano più di localizzare un’auto, ma desiderano poterla disattivare a distanza. Più le automobili diventano connesse e intelligenti, maggiore diventa il potenziale impatto sulla nostra sicurezza fisica. The post La tua auto ti spia e le aziende israeliane sono in testa alla corsa alla sorveglianza first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.
Palantir e l’algoritmo delle espulsioni
(Fonte)  Osservatorio Repressione – 2 febbraio 2026 Palantir Technologies, azienda di software fondata da Peter Thiel e guidata da Alex Karp, è al centro di polemiche negli Stati Uniti. Attivisti e osservatori accusano la società di fornire all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) strumenti digitali che rafforzano un sistema di sorveglianza avanzato per individuare, tracciare ed espellere immigrati irregolari. In particolare, è contestato un contratto da 30 milioni di dollari, valido fino al 2027, per lo sviluppo della piattaforma ImmigrationOS, pensata per automatizzare e “ottimizzare” l’intero processo di espulsione, dall’identificazione delle persone alla pianificazione degli arresti e dei rimpatri. Il sistema Elite: l’intelligenza artificiale applicata alle espulsioni Secondo quanto riportato da 404 Media, Palantir sta sviluppando per l’ICE il modulo Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), un sistema che integra dati provenienti da sanità pubblica, agenzie federali e fonti commerciali trasformandoli in “piste operative” utilizzabili sul campo. La piattaforma funziona come un sistema di intelligence predittiva: crea mappe geospaziali, costruisce dossier individuali e attribuisce a ogni indirizzo un punteggio di probabilità sulla presenza della persona ricercata. Incrociando dati sanitari, amministrativi, di geolocalizzazione e database pubblici e privati, consente di pianificare arresti mirati o operazioni di rastrellamento su larga scala. Questa evoluzione si basa sull’uso intensivo dell’IA e sull’integrazione dei dati pubblici avviata negli USA dopo l’11 settembre con il Patriot Act. Dall’ICM a ImmigrationOS: un’infrastruttura centrale per l’Ice L’uso dei software Palantir da parte dell’ICE non è una novità. Dal 2014 l’agenzia utilizza il sistema Investigative Case Management (ICM), basato sulla piattaforma Gotham di Palantir, come archivio centrale per la gestione dei casi investigativi. ImmigrationOS rappresenta però un salto di scala: non più solo supporto alle indagini, ma un vero e proprio “sistema operativo” dell’espulsione, con l’obiettivo di velocizzare l’intero flusso operativo, dalla raccolta dei dati alla gestione della logistica dei rimpatri. Falcon e Raven: la tecnologia sul campo Un’inchiesta del The Guardian ha ricostruito nel dettaglio come gli strumenti Palantir siano stati integrati per anni nelle operazioni quotidiane dell’Ice.Tra questi spicca Falcon, un’app desktop e mobile sviluppata nel 2014 per il braccio investigativo Homeland Security Investigations (HSI). Falcon, ora sostituita da Raven ma con la stessa architettura tecnologica, forniva agli agenti dell’ICE un ambiente informativo integrato. L’app permetteva di consultare in tempo reale database governativi e privati, monitorare la posizione di colleghi e soggetti indagati e registrare sul campo dati operativi (interviste, documenti, scansioni di patenti). Consentiva inoltre ricerche su persone, veicoli, luoghi e passaporti interrogando sistemi federali come l’Enforcement Integrated Database, che raccoglie dati biometrici e personali di chiunque sia entrato in contatto con le agenzie della Sicurezza interna statunitense. Le tensioni di Minneapolis e il ritorno sotto i riflettori La collaborazione tra ICE e Palantir è tornata al centro dell’attenzione in un clima già molto teso negli Stati Uniti. A Minneapolis, l’uccisione nel giro di poche settimane di due civili statunitensi — Renée Good e il trentasettenne Alex Pretti, colpito durante un’operazione legata all’immigrazione — ha provocato proteste diffuse e richieste bipartisan di un’indagine indipendente. Gli episodi hanno riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte delle agenzie federali e sul ruolo delle tecnologie di sorveglianza nelle operazioni di controllo migratorio, alimentando polemiche politiche e audizioni al Congresso. I timori degli attivisti e la critica alla “sorveglianza totale” Le organizzazioni per i diritti civili accusano Palantir di essere l’infrastruttura tecnologica centrale di un sistema di controllo migratorio sempre più aggressivo. Attivisti della campagna No Tech for ICE sostengono che i suoi strumenti permettano all’agenzia di tracciare relazioni, movimenti e attività delle persone con capacità senza precedenti, con effetti intimidatori su libertà di organizzazione e dissenso. Le critiche riguardano anche altri impieghi dell’azienda — dalla sorveglianza militare alla guerra in Ucraina e all’uso da parte delle forze israeliane — interpretati da molti osservatori come parte di un modello di business che favorisce la costruzione di un’infrastruttura di controllo sempre più estesa e privatizzata. La posizione di Palantir Dal canto suo, Palantir respinge le accuse di complicità diretta. La portavoce Lisa Gordon ha ribadito che l’azienda collabora con il Dipartimento per la Sicurezza Interna dal 2012 e che il suo ruolo si limita a fornire supporto tecnologico alle indagini, dalla lotta ai cartelli della droga allo smantellamento delle reti di traffico di esseri umani. Ma per i critici, la distinzione tra “elaboratore di dati” e attore operativo appare sempre più sottile. Con ImmigrationOS e sistemi come Elite, la tecnologia non si limita più ad assistere le decisioni: le orienta, le anticipa e, in alcuni casi, le automatizza. Il caso Palantir–Ice solleva una questione più ampia: fino a che punto uno Stato democratico può delegare funzioni di controllo, sicurezza e governance a infrastrutture algoritmiche private? L’integrazione massiccia di database federali, l’uso di intelligenza artificiale predittiva trasformano il controllo dell’immigrazione: da apparato amministrativo a sistema paramilitare di intelligence, dove il confine tra sicurezza, sorveglianza e diritti civili diventa sempre più sottile. The post Palantir e l’algoritmo delle espulsioni first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.
La polizia europea vuole che l’intelligenza artificiale combatta la criminalità. Sostiene che la burocrazia sia un ostacolo.
(Fonte) Ellen O’Regan – 7 novembre 2025 Negli ultimi anni Europol ha ampliato significativamente le proprie capacità tecnologiche, soprattutto nell’uso di big data e nella decifratura delle comunicazioni criminali, in risposta alla criminalità informatica alimentata dall’IA. La Commissione Europea, con Ursula von der Leyen, punta a trasformare Europol in un attore molto più potente, con personale raddoppiato e una proposta legislativa prevista per il 2026. Tuttavia, accademici e attivisti sollevano forti preoccupazioni sul rischio di concedere alle autorità un uso incontrollato dell’intelligenza artificiale. Durante un incontro a Malta, il responsabile della polizia Ebner ha chiesto procedure accelerate che permettano di impiegare strumenti IA in situazioni di emergenza senza dover attendere i lunghi processi di valutazione richiesti da GDPR e AI Act, che possono durare fino a sei-otto mesi. Ebner sostiene che tali procedure rapide non violerebbero i divieti fondamentali, come quelli sulla profilazione o sul riconoscimento facciale in tempo reale. Nonostante restrizioni e tutele dell’AI Act, le forze dell’ordine godono già di alcune eccezioni, inclusa la possibilità per gli Stati membri di autorizzare l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale per reati particolarmente gravi. I legislatori e i gruppi per i diritti digitali hanno espresso preoccupazione riguardo a queste eccezioni, garantite dai paesi dell’UE durante la negoziazione della legge. Le indagini di polizia hanno ormai quasi sempre una componente digitale e le forze dell’ordine investono molto in tecnologie costose come IA, piattaforme di decrittazione e, in futuro, computazione quantistica. Europol discute con le polizie nazionali la propria espansione e il ruolo crescente nell’innovazione tecnologica e nella cooperazione con soggetti privati, anche attraverso l’invio di analisti specializzati nelle indagini locali. Nonostante la spinta ad accrescere le capacità digitali europee, i paesi dell’UE restano riluttanti a cedere maggiore potere operativo alla dimensione sovranazionale. Europol ribadisce che il rafforzamento dell’agenzia non comporterà poteri diretti di polizia, come arresti o perquisizioni: tali prerogative resteranno esclusivamente agli Stati membri, poiché conferirele all’agenzia non sarebbe né necessario né utile. The post La polizia europea vuole che l’intelligenza artificiale combatta la criminalità. Sostiene che la burocrazia sia un ostacolo. first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.
L’ICE, l’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione, ha appena acquistato un bot per la sorveglianza dei social media
(Fonte) Katya Schwenk – 23 ottobre 2025 Secondo i registri degli appalti federali,l’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement (ICE) avrebbe speso 5,7 milioni di dollari per un software di sorveglianza dei social media basato sull’intelligenza artificiale. Il contratto quinquennale con l’intermediario tecnologico governativo Carahsoft Technology fornisce licenze all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) per un prodotto chiamato Zignal Labs, una piattaforma di monitoraggio dei social media utilizzata dall’esercito israeliano e dal Pentagono. Il software analizza oltre 8 miliardi di post al giorno per fornire analisi e allerte in tempo reale, permettendo alle forze dell’ordine di individuare “minacce” con maggiore rapidità. Le licenze saranno destinate alla divisione di intelligence dell’ICE, Homeland Security Investigations, per supportare indagini penali. Si tratta del primo contratto noto che garantisca all’ICE accesso diretto a Zignal, che va ad aggiungersi a un ampio arsenale di strumenti di monitoraggio online basati su IA. L’espansione di queste capacità solleva preoccupazioni per il potenziale uso della sorveglianza dei social media come strumento di controllo e repressione dell’immigrazione, una tendenza già rafforzata durante l’amministrazione Trump. Negli Stati Uniti, diversi attivisti filo-palestinesi — tra cui Mahmoud Khalil — sono stati presi di mira e arrestati dalle autorità per l’immigrazione dopo essere stati esposti da siti di destra filo-israeliani come Canary Mission. Recenti incursioni dell’ICE contro venditori ambulanti a New York sono seguite alla pubblicazione di video online da parte di alcuni influencer. Parallelamente, sindacati hanno intentato una causa contro l’uso crescente della sorveglianza dei social media da parte del governo, denunciando un “programma di sorveglianza di massa basato sulle opinioni politiche”. Secondo Wired, l’ICE intende espandere queste attività con un team di monitoraggio attivo 24 ore su 24, anche grazie all’uso di strumenti come quelli di Zignal Labs. Gruppi per i diritti civili, come l’ACLU, denunciano che tali tecnologie di analisi automatica dei social media minacciano la libertà di espressione e vengono implementate senza trasparenza né controllo pubblico. Zignal Labs, azienda fondata nella Silicon Valley nel 2011 per il monitoraggio dei media e delle campagne politiche, ha progressivamente spostato il proprio focus verso il settore della difesa e dell’intelligence. Dal 2021 collabora con enti militari, tra cui l’esercito israeliano — per il quale fornisce “intelligence tattica” a Gaza — i Marines statunitensi e il Dipartimento di Stato. La società, che non ha commentato il suo contratto con l’ICE, è parte di un più ampio ecosistema di strumenti di sorveglianza digitale utilizzati dal governo statunitense. Una causa promossa da sindacati denuncia l’uso di questi strumenti da parte dell’ICE, già dotato di software come ShadowDragon e Babel X, capaci di tracciare l’attività online e collegare dati personali e sociali dei bersagli. Secondo l’avvocata Julie Mao di Just Futures Law, i contratti di sorveglianza dell’ICE sono in costante aumento, sollevando gravi preoccupazioni per la privacy e i diritti civili. L’ICE ha firmato un contratto da 7 milioni di dollari con SOS International LLC (SOSi) per servizi di skip tracing, cioè il tracciamento degli spostamenti di individui. L’accordo segue di pochi mesi l’assunzione da parte di SOSi di Andre Watson, ex dirigente dell’intelligence dell’ICE, per ampliare le attività dell’azienda nel campo della sicurezza. Nel frattempo, l’ICE ha anche stretto un contratto con Carahsoft per l’uso delle licenze Zignal Labs, il cui software di sorveglianza potenziato dall’intelligenza artificiale consente di analizzare dati digitali globali in tempo reale per identificare potenziali “minacce”. Secondo i sindacati e gruppi per le libertà civili, come l’Electronic Frontier Foundation e la Yale Media Freedom Clinic, l’impiego di IA e strumenti automatizzati per la sorveglianza online rappresenta una grave minaccia alla privacy e alla libertà di espressione, rafforzando il rischio di un controllo di massa basato sulle opinioni politiche. The post L’ICE, l’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione, ha appena acquistato un bot per la sorveglianza dei social media first appeared on Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica.