
Palantir e l’algoritmo delle espulsioni
Lavoratrici e Lavoratori Aci Informatica - Wednesday, February 11, 2026(Fonte) Osservatorio Repressione – 2 febbraio 2026
Palantir Technologies, azienda di software fondata da Peter Thiel e guidata da Alex Karp, è al centro di polemiche negli Stati Uniti. Attivisti e osservatori accusano la società di fornire all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) strumenti digitali che rafforzano un sistema di sorveglianza avanzato per individuare, tracciare ed espellere immigrati irregolari. In particolare, è contestato un contratto da 30 milioni di dollari, valido fino al 2027, per lo sviluppo della piattaforma ImmigrationOS, pensata per automatizzare e “ottimizzare” l’intero processo di espulsione, dall’identificazione delle persone alla pianificazione degli arresti e dei rimpatri.
Il sistema Elite: l’intelligenza artificiale applicata alle espulsioni
Secondo quanto riportato da 404 Media, Palantir sta sviluppando per l’ICE il modulo Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), un sistema che integra dati provenienti da sanità pubblica, agenzie federali e fonti commerciali trasformandoli in “piste operative” utilizzabili sul campo. La piattaforma funziona come un sistema di intelligence predittiva: crea mappe geospaziali, costruisce dossier individuali e attribuisce a ogni indirizzo un punteggio di probabilità sulla presenza della persona ricercata. Incrociando dati sanitari, amministrativi, di geolocalizzazione e database pubblici e privati, consente di pianificare arresti mirati o operazioni di rastrellamento su larga scala. Questa evoluzione si basa sull’uso intensivo dell’IA e sull’integrazione dei dati pubblici avviata negli USA dopo l’11 settembre con il Patriot Act.
Dall’ICM a ImmigrationOS: un’infrastruttura centrale per l’Ice
L’uso dei software Palantir da parte dell’ICE non è una novità. Dal 2014 l’agenzia utilizza il sistema Investigative Case Management (ICM), basato sulla piattaforma Gotham di Palantir, come archivio centrale per la gestione dei casi investigativi. ImmigrationOS rappresenta però un salto di scala: non più solo supporto alle indagini, ma un vero e proprio “sistema operativo” dell’espulsione, con l’obiettivo di velocizzare l’intero flusso operativo, dalla raccolta dei dati alla gestione della logistica dei rimpatri.
Falcon e Raven: la tecnologia sul campo
Un’inchiesta del The Guardian ha ricostruito nel dettaglio come gli strumenti Palantir siano stati integrati per anni nelle operazioni quotidiane dell’Ice.Tra questi spicca Falcon, un’app desktop e mobile sviluppata nel 2014 per il braccio investigativo Homeland Security Investigations (HSI). Falcon, ora sostituita da Raven ma con la stessa architettura tecnologica, forniva agli agenti dell’ICE un ambiente informativo integrato. L’app permetteva di consultare in tempo reale database governativi e privati, monitorare la posizione di colleghi e soggetti indagati e registrare sul campo dati operativi (interviste, documenti, scansioni di patenti). Consentiva inoltre ricerche su persone, veicoli, luoghi e passaporti interrogando sistemi federali come l’Enforcement Integrated Database, che raccoglie dati biometrici e personali di chiunque sia entrato in contatto con le agenzie della Sicurezza interna statunitense.
Le tensioni di Minneapolis e il ritorno sotto i riflettori
La collaborazione tra ICE e Palantir è tornata al centro dell’attenzione in un clima già molto teso negli Stati Uniti. A Minneapolis, l’uccisione nel giro di poche settimane di due civili statunitensi — Renée Good e il trentasettenne Alex Pretti, colpito durante un’operazione legata all’immigrazione — ha provocato proteste diffuse e richieste bipartisan di un’indagine indipendente.
Gli episodi hanno riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte delle agenzie federali e sul ruolo delle tecnologie di sorveglianza nelle operazioni di controllo migratorio, alimentando polemiche politiche e audizioni al Congresso.
I timori degli attivisti e la critica alla “sorveglianza totale”
Le organizzazioni per i diritti civili accusano Palantir di essere l’infrastruttura tecnologica centrale di un sistema di controllo migratorio sempre più aggressivo. Attivisti della campagna No Tech for ICE sostengono che i suoi strumenti permettano all’agenzia di tracciare relazioni, movimenti e attività delle persone con capacità senza precedenti, con effetti intimidatori su libertà di organizzazione e dissenso. Le critiche riguardano anche altri impieghi dell’azienda — dalla sorveglianza militare alla guerra in Ucraina e all’uso da parte delle forze israeliane — interpretati da molti osservatori come parte di un modello di business che favorisce la costruzione di un’infrastruttura di controllo sempre più estesa e privatizzata.
La posizione di Palantir
Dal canto suo, Palantir respinge le accuse di complicità diretta. La portavoce Lisa Gordon ha ribadito che l’azienda collabora con il Dipartimento per la Sicurezza Interna dal 2012 e che il suo ruolo si limita a fornire supporto tecnologico alle indagini, dalla lotta ai cartelli della droga allo smantellamento delle reti di traffico di esseri umani.
Ma per i critici, la distinzione tra “elaboratore di dati” e attore operativo appare sempre più sottile. Con ImmigrationOS e sistemi come Elite, la tecnologia non si limita più ad assistere le decisioni: le orienta, le anticipa e, in alcuni casi, le automatizza.
Il caso Palantir–Ice solleva una questione più ampia: fino a che punto uno Stato democratico può delegare funzioni di controllo, sicurezza e governance a infrastrutture algoritmiche private? L’integrazione massiccia di database federali, l’uso di intelligenza artificiale predittiva trasformano il controllo dell’immigrazione: da apparato amministrativo a sistema paramilitare di intelligence, dove il confine tra sicurezza, sorveglianza e diritti civili diventa sempre più sottile.
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