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Pressenza: “In fila per tre”: la militarizzazione delle scuole in provincia di Ancona
DI LEONARDO ANIMALI SU PRESSENZA DEL 6 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Leonardo Animali, pubblicato su Pressenza il 6 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. Un processo che risponde a protocolli tra i ministeri dell’Istruzione, della Difesa e degli Interni in atto da diversi anni. Sotto l’aspetto di educazione e prevenzione, gli attivisti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, evidenziano una malcelata azione di marketing militarista, tesa al reclutamento dei giovani nelle forze armate. Oltre a sottolineare che queste attività, fatte da personale in divisa, dovrebbero al contrario appartenere alle competenze certificate di professionisti civili dell’educazione, della formazione e dei servizi-socioassistenziali…continua a leggere su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Al Liceo Rinaldini di Ancona una scuola aperta e orizzontale: la voce degli studenti e delle studentesse
Dall’11 al 14 febbraio, al Liceo di Stato “Carlo Rinaldini” di Ancona si è svolto un progetto di cogestione delle attività scolastiche tra studenti, studentesse e docenti, che ha visto la partecipazione di oltre sessanta esperti esterni. Questi hanno affiancato ragazzi e professori nella gestione dei laboratori, organizzati sia durante la mattina sia nel pomeriggio. Il progetto, denominato “Settimana del Benessere”, aveva l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di scuola aperta, attraverso un metodo di insegnamento orizzontale volto a sviluppare il pensiero critico degli studenti. Le attività proposte hanno affrontato temi non sempre presenti nei programmi scolastici tradizionali, come l’educazione affettivo-sessuale ed emotiva e l’approfondimento di dinamiche storiche e geopolitiche di stretta attualità. Nell’aula magna dell’istituto sono stati anche proiettati cortometraggi realizzati dagli studenti e dalle studentesse del Rinaldini, all’interno di un laboratorio dedicato al cinema. Durante i quattro giorni del progetto si sono svolte anche diverse attività di educazione alla prevenzione della violenza, con particolare attenzione a quella di genere. Sono intervenute la Dott.ssa Marianna Lombardi, ostetrica iscritta all’albo FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), e la Dott.ssa Margherita Carlini del Centro Antiviolenza di Ancona, che hanno condotto laboratori sulla prevenzione della violenza di genere. Inoltre, due istruttori di Jujitsu affiliati alla FIJLKAM hanno tenuto un corso di difesa personale. Alcuni laboratori erano dedicati all’insegnamento del valore della pace, come la mostra interattiva che affrontava i più di cinquanta scenari bellici attualmente in corso, all’approfondimento di tematiche storiche antiche e contemporanee e all’introduzione ad alcune attività sportive, come il Calisthenics e le arti marziali. Gli studenti e le studentesse del Liceo Rinaldini hanno sottolineato come momenti di confronto e di didattica orizzontale riescano a creare spazi di dialogo e partecipazione attiva, che nel contesto nazionale e internazionale si pongono in antitesi e in contrapposizione alla cultura securitaria e repressiva portata avanti dal governo e in particolare dal Ministro dell’Istruzione con l’ultima riforma. Un rappresentante d’Istituto del Rinaldini, Tommaso, appartenente al Collettivo Studentesco Metropolis, ha dichiarato: «La cogestione avvenuta tra l’11 e il 14 febbraio è stata un momento di unione tra gli studenti, ma soprattutto ha permesso una maggiore coesione tra alunni e professori. La formula dei laboratori organizzati volontariamente ha consentito anche a noi studenti di proporre delle lezioni, mettendoci alla pari dei professori, che spesso hanno partecipato, favorendo così uno scambio più autentico. In un’epoca in cui rispetto e sottomissione sembrano essere sinonimi, la cogestione ha permesso di superare questa convinzione.» Queste, invece, le parole di Pietro, studente dell’indirizzo musicale del Liceo Rinaldini: «L’autogestione avvenuta la settimana scorsa è stata una grande opportunità per tutti gli studenti del Rinaldini. Ha infatti dato la possibilità a questi ultimi di esprimersi e parlare di argomenti per loro importanti, condividendoli con tutta la scuola. In questa settimana si è realizzato un approfondimento di molti temi spesso trascurati durante le lezioni scolastiche, come l’attualità e la geopolitica. Durante l’autogestione, inoltre, sono state conferite agli studenti responsabilità importanti all’interno della scuola.» Così, infine, Damiano, Rappresentante d’Istituto del Collettivo Metropolis: «L’autogestione avvenuta nel nostro istituto è stata segno di un’organizzazione collettiva ben strutturata, nata dall’impegno dei docenti e degli alunni. Le giornate offrivano una vasta gamma di laboratori, con il fine di coinvolgere più studenti possibile, che esploravano e approfondivano tematiche come la politica, l’antropologia e le varie arti, per citarne alcune. L’obiettivo di queste giornate era dimostrare che noi studenti siamo abbastanza maturi da assumerci queste responsabilità, affiancati dai docenti, per garantirci maggiore libertà per i prossimi progetti.»   Teodoro Palpacelli
February 19, 2026
Pressenza
Tutti possiamo smettere di fare la guerra ogni giorno
LO SCIOPERO, IGNORATO DAI GRANDI MEDIA, CHE PER 24 ORE HA BLOCCATO I PRINCIPALI PORTI DEL MEDITERRANEO E DEL NORD EUROPA, DOVE SI CARICANO ARMI DESTINATI AI TEATRI DI GUERRA, HA MOSTRATO COME OVUNQUE CI SIANO MIGLIAIA DI PERSONE CHE NON VOGLIONO ESSERE L’INGRANAGGIO DI UNA CATENA DI MONTAGGIO CHE PRODUCE MORTE. I PORTUALI CI DICONO CHE LA RESPONSABILITÀ NON È UN CONCETTO ASTRATTO E CHE NON ESISTE UN “GESTO TECNICO” INNOCENTE SE QUEL GESTO ARMA UNA MANO CHE UCCIDE Ancona, 6 febbraio. Foto Glomeda -------------------------------------------------------------------------------- Edward Said scriveva che il compito degli intellettuali – e di ogni cittadino responsabile – è dire la verità, anche quando è scomoda, anche quando costa. Non è un gesto eroico: è un dovere. Oggi, quel dovere lo sentono i portuali. Lo sciopero internazionale dei portuali di venerdì 6 febbraio parte esattamente da qui. Per ventiquattro ore, i principali porti del Mediterraneo e del Nord Europa si sono fermati. Navi cariche di armi, destinate ai teatri di guerra, sono rimaste al largo di Livorno, Genova e Venezia. I lavoratori hanno detto di non voler essere l’ultimo ingranaggio di una catena di montaggio che produce morte. Mentre l’Unione Europea discute di riarmo e i governi parlano di “sicurezza”, i portuali ricordano al mondo che la neutralità è una finzione. Dire “non lavoriamo per la guerra” non è uno slogan: è il riconoscimento che dietro ogni documento di transito c’è la responsabilità verso un altro essere umano. La realtà delle macerie Mentre le navi restano al largo per lo sciopero, a Gaza la distruzione sistematica della vita civile continua. A febbraio 2026, il bilancio ha superato i 72.000 morti. Tra questi, si contano già almeno undici bambini morti per ipotermia nelle tendopoli di fortuna. Non ci sono più rifugi: il 95 per cento dell’acqua è imbevibile e il freddo uccide quanto le schegge. Le demolizioni quotidiane a Gaza City e Khan Yunis non sono “operazioni militari”, sono la cancellazione sistematica dello spazio vitale di un popolo. Famiglie intere perdono in pochi secondi l’unico riparo rimasto. Accade durante quella che viene chiamata “tregua”: una tregua che, nei fatti, consiste in raid aerei e vite palestinesi che si consumano nel silenzio. Il buio dell’informazione In Cisgiordania, l’arresto di giornalisti come Bushra Al Tawil e la sospensione delle attività di 37 Organizzazioni non governative sono i mattoni di un muro di silenzio. Quando si impedisce di guardare, il dolore diventa invisibile. E l’invisibile smette di esistere per chi sta a guardare da lontano. Di queste notizie i giornali parlano appena: preferiscono la cronaca asettica di una pace che non c’è. Il paradosso della responsabilità È qui che lo sciopero dei portuali smette di essere una vertenza e diventa un fatto democratico. Se un portuale si ferma, viene subito accusato di fare politica, di interferire con l’economia, di tradire il proprio ruolo. Se carica armi, allora viene considerato un semplice gesto “tecnico”, un ordine eseguito, una neutralità di facciata che non disturba nessuno. Se un cittadino protesta, viene accusato di essere un ideologo che ostacola i piani del governo. Se un intero quartiere viene raso al suolo, la si chiama “sicurezza”, una necessità militare, una procedura burocratica che scivola via nel silenzio. I portuali, con i loro corpi, rompono questa narrazione. Ci dicono che la responsabilità non è un concetto astratto. Sostengono che non esiste un “gesto tecnico” innocente se quel gesto arma una mano che uccide. Non fermeranno la guerra da soli. Ma impediscono alla distruzione di diventare normale. E oggi, in un tempo che vorrebbe abituarci all’orrore, scegliere di non abituarsi è l’unica forma di resistenza rimasta. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Tutti possiamo smettere di fare la guerra ogni giorno proviene da Comune-info.
February 8, 2026
Comune-info
I portuali disertano la guerra
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Immaginati la guerra non come violenza generica, ma morte su grande scala pianificata nel dettaglio; una enorme macchina di propaganda, logistica, produttiva. Dove in particolare è fondamentale la capacità di dislocare armi nel mondo. La protesta dei portuali contro guerra e traffico di armi di questo 6 febbraio è fondamentale (in coda gli appuntamenti in Italia): coinvolgerà almeno 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, (Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno…). È un’azione internazionale che indica la via, anche nel posizionamento del movimento sindacale rispetto al riarmo. Non abbiamo accettato il ricatto ambiente/lavoro, non accetteremo quello morte/salario, l’idea che il contenuto del lavoro sia neutro e indifferente, purché produca qualche forma di occupazione. Il riarmo è morte, impoverimento, tagli allo stato sociale. Può produrre momentaneamente un salario diretto per te, ma è tutta la tua classe a venirne indebolita. E anche tu, con ogni probabilità, perderai in salario indiretto quello che una commessa bellica sembra portarti nell’immediato. Ma se l’economia di guerra è la nuova normalità, impossibile fermare a oltranza l’intera economia senza una alternativa alla fonte: nella produzione. La lotta alla logistica di guerra si unisce a quella contro la produzione di guerra, per una riconversione radicale di tutte le produzione belliche e inquinanti a favore di produzioni di pace ed ecologiche. Questo piano di conversione ecologica si compone di ragioni, dati, statistiche, dimostrazioni della propria superiorità per il benessere generale. Ma, come ci ha dimostrato la flotilla, un esempio concreto vale più di mille parole per lo sviluppo del movimento reale. Per questo riteniamo chiave buttare giù il muro di gomma che oggi boicotta la possibile reindustrializzazione ecologica della ex Gkn. Per quello abbiamo fatto appello all’azionariato popolare: per salpare anche solo con un piccolo pezzo di fabbrica socialmente integrata. -------------------------------------------------------------------------------- Appuntamenti in Italia del 6 febbraio: Genova, ore 18,30: Varco San Benigno Livorno, ore 17,30: Piazza 4 Mori Trieste, ore 17,30: Via K. Ludwig Von Bruck (Autorità portuale) Ravenna, ore 15: Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona, ore 18: Piazza del Crocifisso Civitavecchia, ore 18: Piazza Pietro Gugliemotti Salerno, ore 17: Varco principale al porto Bari, ore 16: Terminal Porto Crotone, ore 17,30: Piazza Marinai d’Italia (c/o entrata del porto) Palermo, ore 16,30: Varco Santa Lucia Cagliari, ore 17: Via Roma lato porto -------------------------------------------------------------------------------- [Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI STEFANO ROTA: > Il vento di Genova -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I portuali disertano la guerra proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
Quel rap nel quartiere in cui viviamo
UN BRANO RAP IL 31 GENNAIO, NEL GIORNO DELLA PROTESTA DI TORINO, HA PROVOCATO A JESI L’AZIONE DI POLIZIA PIÙ IMPONENTE CHE LA CITTADINA ABBIA MAI CONOSCIUTO, CON 60 AGENTI E NUMEROSI MEZZI COINVOLTI. GRAN PARTE DEGLI ABITANTI DELLO STORICO QUARTIERE POPOLARE SAN GIUSEPPE, DOVE È STATO GIRATO IL VIDEOCLIP DEL BRANO, SONO STATI SVEGLIATI DAL RUMORE DELLE PALE DI UN ELICOTTERO MILITARE, DECOLLATO A PESCARA. AUTORI E PROTAGONISTI DEL VIDEO UNA DECINA DI GIOVANI TRA I 17 E I 25 DELLA CITTÀ, PERLOPIÙ TUNISINI DI SECONDA GENERAZIONE, CHE VIVONO IN QUEL QUARTIERE. UNO DEI GIOVANI RAPPER DEL VIDEO, SI È RESO DISPONIBILE A PARLARE DEL CONTENUTO DEL VIDEOCLIP. C’È ANCORA SPAZIO PER CITTÀ NON MILITARIZZATE? “Nascondi i soldi nel cuscino di casa. E tu dov’eri quando il freddo qua passava. Questa è una street, una street puttana…”. È un passaggio del testo del videoclip rap BOARIO#1, pubblicato dal 15 gennaio su Youtube, e ricondiviso su canali official Instagram e Spotyfy, e i cui primi fotogrammi circolavano già sui social del 4 gennaio. Un brano rap che sabato 31 gennaio, poco dopo l’alba, ha provocato a Jesi probabilmente l’azione di polizia più imponente che la città abbia a memoria (coinvolti 60 agenti e diversi mezzi). Gran parte degli abitanti dello storico quartiere popolare San Giuseppe sono stati svegliati dal rumore delle pale di un elicottero militare, decollato a Pescara, che sorvolava a bassa quota la zona. Jesi è una città marchigiana di poco meno di 40.000 abitanti. Nota per aver dato i natali a Federico II di Svevia, al musicista Giovanni Battista Pergolesi, ad attrici del calibro di Valeria Moriconi e Virna Lisi, all’ex ct della nazionale di calcio Roberto Mancini, e a diversi campioni olimpici della scherma. Una realtà in cui si vive bene, con problemi comuni a tante città di provincia. Il videoclip dal titolo BOARIO#1 è stato girato proprio in una zona del quartiere, il Campo Boario. Autori e protagonisti del video una decina di giovani tra i 17 e i 25 della città, perlopiù tunisini di seconda generazione, che vivono in quel quartiere. Da anni i generi rap e trap, sono diventati espressione di un sentire e di raccontare la vita di una gran parte del mondo giovanile. È un linguaggio artistico con il quale si può diventare famosi, uscire dal ghetto e finire a Sanremo, oppure rimanere nell’oblio dello stigma sociale. BOARIO#1 è a forte impatto, come lo sono quasi sempre le narrazioni e i linguaggi della musica rap e trap. Impressiona sicuramente l’uso di repliche di armi, che in un qualsiasi set cinematografico vengono utilizzate come “materiali di scena”. Anche la presenza di un cane (vivo) come comparsa. Indubbiamente BOARIO#1 evidenzia l’utilizzo di tecniche di ripresa professionali, e ha avuto come set di posa, proprio il quartiere di vita, se non di nascita per alcuni, di queste persone. In particolare il Campo Boario, originariamente destinato a funzioni agricole o di mercato, è stato da tempo riconvertito a zona polifunzionale, caratterizzata da aree verdi, strutture per lo sport (calcio, basket, pattinaggio) e spazi di socializzazione. Uno dei giovani rapper del video, si è reso disponibile a parlare del contenuto del videoclip. Come sei arrivato a utilizzare il linguaggio rap? Penso che l’unico modo per esprimerti è far sentire la tua voce, e il rap è la chiave per dar sfogo a tutta la tua creatività senza nessun danno, cosa che invece non è successa. Qual è il messaggio che vuoi dare a chi vede il video Boario #1? Perché è stato girato proprio in quel luogo della città? Non voglio dare nessun messaggio, voglio che nessuno segua il mio esempio. Il messaggio è proprio questo: l’esempio da non seguire. È stato girato lì perché è il quartiere in cui viviamo. Spesso la musica rap viene criticata perché usa riferimenti alla violenza. Non pensi che possa accadere anche a chi vede Boario #1? Boario #1 è una canzone che non mostra violenza. C’è un artista rap noto a cui ti ispiri? Ti piacerebbe diventare un rapper professionista? Ascolto Samara, Lacrim e un po’ di rapper italiani, ma non mi inspiro a nessuno. Diventare un artista professionista? Sì, mi piacerebbe, ma con i piedi per terra. So che non basta un video o un momento virale, servono studio, costanza e anche responsabilità. So che nel video non sembriamo responsabili, ma una persona dovrebbe conoscerci dal vivo prima di giudicarci. Lo strascico che lascia in città questa vicenda, un sedime che sarà difficile da rimuovere, da una parte è quello del riacutizzarsi di una ferita non trattata, e dall’altra l’odio social, scatenato non tanto dal fatto in sé, ma dalla narrazione che l’informazione mainstream marchigiana ha reso immediatamente sulla vicenda. Alla magistratura spetterà di giudicare i reati contestati nell’azione delle forze dell’ordine di sabato 31 gennaio. Compito però delle istituzioni civili sarà tentare una ricomposizione nel tessuto cittadino, tra gli abitanti del quartiere San Giuseppe, compresi i protagonisti del video rap che lì vivono, e il resto della città. Spetta alla città, se vuole pensarsi ancora come comunità, scegliere se vuole lavorare in un percorso di riconnessione civile e sociale, oppure cedere definitivamente alle conseguenze di un avvelenamento culturale dei pozzi che è in corso anni, e che potrebbe però fargli scoprire che il vento di Minneapolis è arrivato a soffiare fino alle nostre latitudini. Alla fine BOARIO#1 è solamente un prodotto musicale. Nel suo genere, sicuramente, di buona fattura. -------------------------------------------------------------------------------- A PROPOSITO DI PERIFERIE E MUSICA RAP: > I ponti rap di Librino -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quel rap nel quartiere in cui viviamo proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
USR Marche, Polizia di Stato e CONI ad Ancona sul coraggio e…Dante Alighieri?
Un gruppo di duecento studenti e studentesse, in totale, dal Liceo classico “Rinaldini”, il Liceo scientifico “Galileo Galilei”, il Liceo artistico “Mannucci”, l’IIS “Savoia Benincasa” e l’IIS “Volterra Elia” hanno assistito all’incontro dal titolo “CORAGGIO… un viaggio ideale nel tempo dal pensiero di Dante fino ai giorni nostri” nell’auditorium della Mole Vanvitelliana, suggestivo complesso monumentale costruito su un’isola artificiale a forma pentagono.  Il fine dichiarato di questa mattinata era introdurre una riflessione collettiva sul valore del coraggio, in contrapposizione al fenomeno del bullismo e dell’indifferenza sociale. Una sola relatrice ha parlato del sommo poeta, a pieno titolo, considerata la sua appartenenza alla Società Dante Alighieri di Ancona. I restanti erano tutte figure di grande peso delle istituzioni locali di Polizia: il Presidente e il Vicepresidente dell’ANPS (Associazione Nazionale della Polizia di Stato) di Ancona; il Comm. Capo della Polizia di Stato della Questura di Ancona, il Questore di Ancona. È intervenuta anche una grafologa forense. Tanti ospiti per una sola mattinata. E c’erano ancora una rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale Marche, il Presidente del CONI Marche e l’atleta delle Fiamme Oro Carlo Macchini. Legalità, spirito civico e impegno agonistico, rigorosamente in divisa! Una schiera istituzionale, come tante descritte nei canti della Divina Commedia dell’Alighieri.  Iniziative di questo tipo non costituiscono una novità per noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Il nostro scopo come comitato è quello di dimostrare articolo dopo articolo l’imponente ingerenza del Sistema Difesa e della cultura securitaria nelle scuole italiane. Il carattere strutturale degli accordi tra Ministero della Difesa e Ministero dell’Istruzione produrrà effetti oscurantisti per lo spirito democratico del nostro Paese. Per questo continuiamo a tenere traccia del crescente militarismo della sfera civile, ad analizzarlo insieme a voi, e a parlarvene. Per tenere viva la libertà in tutte le sue espressioni, sostanza dolcissima che profuma l’aria di ambrosia. Vi ricordiamo che è possibile mettersi in contatto con noi per segnalare eventi che prevedono la presenza nelle scuole di forze armate e di corpi di sicurezza scrivendo a osservatorionomili@gmail.com Il nostro è un impegno politico volontario. Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ancona: Mobilitazione sabato 11 ottobre ore 17,30 presso FIGC
TIFIAMO PALESTINA TIFIAMO RESISTENZA  In vista della partita della vergogna in programma martedì prossimo a Udine tra le nazionali Italia e Israele, i Centri Sociali delle Marche hanno indetto la mobilitazione per sabato 11 ottobre ore 17,30 alla sede FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio di Ancona (Via S. Schiavoni – zona Baraccola). Non è accettabile che venga disputata la partita che vuole far passare per normalità il genocidio a Gaza con giocatori israeliani che hanno sostenuto lo sterminio dei gazawi. Anche dalle Marche viene rilanciata la campagna per chiedere l’esclusione di Israele da ogni competizione sportiva internazionale. Scendiamo in piazza per ribadire la nostra avversità a uno Stato genocida e colonizzatore, e urlare ancora una volta che siamo dalla parte della Palestina, la sua libertà, la sua autodeterminazione, e la sua voglia di giustizia.   Centri Sociali delle Marche Redazione Italia
October 10, 2025
Pressenza
Stato di agitazione permanente: Ancona, Sabato 27 settembre 16.30, Piazza Roma
Per Gaza e con la resistenza palestinese a fianco della Global Sumud Flotilla Lunedì 22 settembre una straordinaria giornata di mobilitazione ha attraversato l’Italia, centinaia di migliaia di persone si sono astenute dal lavoro, hanno invaso le piazze, paralizzando le principali arterie stradali delle città, le tangenziali, le autostrade, le stazioni ferroviarie, i porti. Anche ad Ancona, migliaia di persone hanno assediato lo scalo dorico, bloccando i varchi in ingresso e in uscita, interrompendo ogni operazione di sbarco, costringendo cinque navi a rimanere ferme al largo o alle banchine. Giovani e giovanissimi, intere famiglie, bambini ed anziani, molti alla loro prima esperienza di manifestazione: una grande azione diretta di massa, che ha deciso di agire collettivamente al di fuori della legalità ma portando dentro e rispondendo a un senso di giustizia e umanità. In queste ore a Gaza City proseguono i pesanti bombardamenti da parte dell’esercito israeliano occupante, che bersaglia deliberatamente la popolazione civile, uccidendo e mutilando innocenti. I gruppi armati riuniti nelle forze della resistenza combattono per respingere l’avanzata dei militari sionisti, sacrificandosi per difendere la popolazione dalla barbarie del genocidio. La flotta di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla è stata nuovamente colpita e denuncia un imminente minaccia di attachi ancora più gravi da parte dello stato illegittimo di Israele, che potrebbero provocare affondamenti, morti e feriti. Ogni attacco alla Flotilla, simbolo globale della solidarietà con il popolo palestinese, non rimarrrà senza risposta. Quelle centinaia di migliaia di persone che hanno scioperato e sono scese in strada lunedì lo hanno dimostrato e gridato al mondo: non siamo più disposti ad assistere impotenti a tutto questo, vogliamo agire per fermare il genocidio, per rimouovere l’occupazione militare israeliana, e insieme a chi resiste, liberare la Palestina. Dopo le 80 piazze dello sciopero generale, questo fine settimana in tutta Italia prenderanno forma le 100 piazze dell’agitazione permanente per Gaza e con la Resistenza Palestinese. Appuntamento sabato 27 settembre alle ore 16.30 in Piazza Roma.   Usb – Unione Sindacale di Base Centri Sociali Marche Redazione Italia
September 26, 2025
Pressenza
Educazione Fisica o Militarizzazione? La controversa scelta del Comune di Fabriano
Nelle Marche si fa a gara a chi si militarizza di più, tra chi riesce ad inculcare nei giovani e giovanissimi il culto del suprematismo, dell’autodifesa personale contro nemici sempre dietro l’angolo: dopo il Comune di Ancona a guida fascio-leghista, ora è il turno di Fabriano a guida PD con “Sport in Comune” (clicca qui per il post su Facebook). Si tratta di una kermesse dove si esalta la capacità di autodifesa della singola persona spacciandola per fiducia in sé stessi. La lista dei patrocinatori e dei finanziatori è lunghissima, ma in primo piano figura anche “Sport e Salute”, il programma pubblico che punta al movimento, all’educazione fisica, come leva per la prevenzione delle malattie solo che in questo caso, invece di proporre sport di gruppo che esaltino e sviluppino la solidarietà e la convivenza pacifica, prende una rotta diametralmente opposta. Insomma, soldi pubblici sperperati inseguendo un obiettivo di militarizzazione delle menti, ma anche dei corpi in movimento – il riferimento alla Ginnastica Dinamica Militare Italiana è d’obbligo – che passa attraverso il culto di una autoconsapevolezza che va in direzione di una fiducia in sé talmente sovrabbondante che non può che sfociare in un dominio prevaricatore sul prossimo attraverso appunto le discipline per l’autodifesa In questo caso la fascia di età privilegiata e non a caso quella più delicata dai 13 ai 18 anni quella porzione di vita che vede i giovani in fase di transizione verso l’età adulta. Mentre per i bambini più piccoli si fa leva sulla figura femminile, accudente, materna oppure al rappresentante delle forze dell’ordine o armate, difensore dei più deboli veicolando la simbologia e un “setting valoriale” legalitario, qui si punta direttamente a sviluppare il protagonismo, energico e competitivo più nelle corde degli adolescenti. L’individualismo quindi non conosce barriere e partitiche e anche attraverso gli sport dell’autodifesa inculca nei giovanissimi il concetto del “fai da te” anteposto a quello della solidarietà. MEMENTO AUDERE SEMPER è lo slogan dell’ ASD Tiger e la scuola primaria Allegretti Di Nunzio e l’istituzione che apre le porte della proprie palestra ai nostalgici del fascismo. POSSIBILE CHE UNA SCUOLA PRIMARIA ACCETTI DI ACCOGLIERE ISTRUTTORI ED EDUCATORI IL CUI SCOPO – SI LEGGE SUL SITO WEB – È DI PROMUOVERE UN MODELLO SANO DI SPORT E COMPETIZIONE. LA TECNICA E LA DISCIPLINA SONO DA SEMPRE IL NOSTRO MARCHIO DI FABBRICA COME LO E’ LA COMPETIZIONE, ASPETTO MOLTO IMPORTANTE NELLA FORMAZIONE DI UN ATLETA MARZIALE? Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Lab sociale Fabbri e Leoncavallo: due città diverse, una storia comune
IL 21 AGOSTO, MENTRE VENIVA SGOMBERATO IL LEONCAVALLO, A FABRIANO UNA DIRIGENTE COMUNALE SI È PRESENTATA ALL’INGRESSO DEL LAB SOCIALE FABBRI, IN SPIAZZI SAN NICOLÒ, PER “LA RICONSEGNA DELL’IMMOBILE E LA RESTITUZIONE DELLE CHIAVI”. QUESTO, NONOSTANTE LA SINDACA AVESSE DETTO DUE GIORNI PRIMA A CHI SI PRENDE CURA DI QUELLO SPAZIO CHE SE NE SAREBBE RIPARLATO A SETTEMBRE. IL LAB FABBRI È UNO SPAZIO STORICO DEL TERRITORIO, LA SOLA VOCE DISSONANTE IN UNA CITTÀ RICCA MA IN CRISI E REMISSIVA DA DECENNI AL COSIDDETTO “MERLONISMO”. AL LAB SOCIALE FABBRI SI SONO SUCCEDUTE DUE GENERAZIONI E OGGI È UNA REALTÀ MOLTO GIOVANE, CAPACE DI PROMUOVERE NUMEROSE ATTIVITÀ CULTURALI E DI RICOMPORRE LE RELAZIONI SOCIALI Milano e Fabriano sono palesemente realtà diverse sotto molti aspetti. Eppure, c’è un filo che nel corso dei decenni, fino ad oggi, le mette in relazione. Negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, Fabriano aveva il Pil più alto della città di Milano; era chiamata, questa realtà di poco meno di trentamila abitanti, la “Svizzera delle Marche”: il distretto industriale dell’elettrodomestico, della storica cartiera Miliani (poi Gruppo Giano Fedrigoni), il capitalismo familistico e padronale concentrato perlopiù nelle mani dei fratelli Merloni, hanno fatto di Fabriano una realtà con un elevato livello di benessere. La famiglia Merloni è stata per decenni, e in parte lo è ancora, potere economico e politico monocratico della città; ha espresso, direttamente o indirettamente, i sindaci fino all’attuale Daniela Ghergo del PD; con una sola anomala eccezione tra il 2017 e il 2022, quando hanno vinto le elezioni i Cinque Stelle. Rispediti a casa subito, per loro limiti sicuramente, ma anche per il formarsi di un cartello omogeneo e monolitico del “tutti contro uno”; con il PD coalizzato a diverse liste civiche personali, la sinistra più radicale con un proprio candidato, e con la desistenza fattuale della destra, che ha messo in campo un poco spendibile ex sindaco del PD. Ma nel 2008, la “Svizzera delle Marche”, viene travolta dalla crisi. Fallisce l’Antonio Merloni industrie (per quindici anni sindaco di Fabriano), Indesit di Vittorio Merloni (ex presidente di Confindustria), all’epoca secondo gruppo europeo di elettrodomestici, passa a Whirlpool nel 2014 e poi successivamente alla turca Beku; i terzisti iniziano a saltare. La Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, gestita con le solite modalità feudali e politiche italiane, finisce nel vortice delle crisi bancarie e passa ad Intesa. Rimane ancora presente sul territorio, ma gran parte della produzione è altrove, l’Ariston; oggi di Paolo Merloni, erede di Francesco (che fu ministro dei Lavori Pubblici). Da qualche mese Beku ha annunciato 226 esuberi solo a Fabriano, e il gruppo Giano Fedrigoni 195, andando ad acuire una crisi economica e sociale da cui dal 2008, la città non è più riuscita a riprendersi. Basta vedere i dati del Centro per l’Impiego e della Caritas cittadina. La città di provincia marchigiana e la metropoli milanese sono tornate ad vedersi accomunate nuovamente il 21 agosto. A Milano è stato sgomberato, con un’azione tipicamente squadrista e con un imponente apparato poliziesco e militare, lo storico centro sociale Leoncavallo, che per anni ha segnato un’idea opposta di socialità, di abitare e di cultura, rispetto alla metropoli delle inchieste sulla cementificazione selvaggia, e dello strapotere dei fondi finanziari e immobiliari (leggi anche Giù le mani dalla città. Giù le mani dal Leoncavallo). A Fabriano proprio il 21 agosto alle ore 11, la dirigente comunale Silvia Campanella, si è presentata, come annunciato nella lettera del 7 agosto, all’ingresso del Lab Sociale Fabbri, in spiazzi San Nicolò, per “la riconsegna dell’immobile e la restituzione delle chiavi”. Questo, nonostante la sindaca Daniela Ghergo avesse detto due giorni prima a chi si prende cura di quello spazio che se ne sarebbe riparlato a settembre, dopo gli approfondimenti legali del Comune. Finito il conciliabolo davanti all’ingresso del centro sociale, la funzionaria, senza più entrare, ha chiesto di inviare un’email al Comune per chiedere dilazione per l’ispezione sullo stato dell’immobile; una situazione degna della letteratura di Ennio Flaiano. L’immobile è un ex asilo comunale dalla storia molto controversa, che parte da dopo il terremoto del 1997, e che vede molti omissis dai tempi della giunta del sindaco Roberto Sorci del PD che amministrò la città dal 2002 al 2012. Per la costruzione in un altro quartiere cittadino di un nuovo asilo con le norme antisismiche post sima ’97, l’ex asilo venne annoverato nel capitolato d’appalto come parte del pagamento alla ditta Sava & C srl, che si era aggiudicata la gara per la costruzione del nuovo asilo. L’impresa, però si trovò l’immobile con una destinazione d’uso pubblica, di cui da subito non ha saputo che farsene; per valorizzarlo da un punto di vista residenziale privato o commerciale, sarebbe dovuta intervenire una variante urbanistica che non fu mai (se pur probabilmente informalmente promessa da qualcuno) approvata dal Consiglio Comunale, per evidenti contrasti politici. Per cui la Sava & C. srl, in tutti questi anni non si è mai intestata l’immobile, non è mai stato fatto il passaggio di proprietà, e la proprietà è rimasta sempre al Comune. La ditta, che per la “sòla” avuta, ha anche attraversato problematiche finanziarie, ha intentato causa al Comune, ancora in corso. La sindaca, rispetto al ministero dell’Interno per il Leoncavallo, ha per ora scelto una via più morbida, forse preoccupata dalle imminenti elezioni regionali, per cacciare via le giovani persone del centro sociale autogestito, che da anni animano l’ex asilo comunale. Quella del Lab Fabbri è una realtà storica di Fabriano, uno spazio della città che ha segnato dal punto di vista della presenza civile e politica, la sola voce dissonante in una città remissiva da decenni al cosiddetto “merlonismo”. Al Lab Sociale Fabbri si sono succedute due generazioni, ed oggi è una realtà molto giovane, che promuove attività culturali e sociali, andando spesso, obtorto collo, anche in surroga di compiti che spetterebbero all’Amministrazione Comunale. Come la festa della Liberazione di Fabriano (città medaglia di Bronzo per la Resistenza), il 13 luglio; che dal suo insediamento nel 2022 la giunta Ghergo non ha mai celebrato. Sono stati proprio i giovani del Fabbri, il mese scorso, a promuovere un evento per ricordare la ricorrenza democratica, con un partecipato evento itinerante, conclusosi allo spazio di San Nicolò. Nel 2013 il Lab Sociale Fabbri ha occupato l’immobile dell’ex asilo, non potendo più restare in un’altra sede. Il “pugno duro” pensò di utilizzarlo il sindaco Giancarlo Sagramola del PD, quando proprio in quell’anno fece un’ordinanza di sgombero (poi mai eseguita) al Lab Sociale Fabbri. L’immobile rimase occupato fino al 2019, quando il sindaco Cinque Stelle, Gabriele Santarelli, sanò la situazione, stipulando con il Lab Sociale Fabbri, tramite l’aps “Camminare Domandando e Ascoltando”, un regolare contratto di comodato d’uso gratuito di cinque anni, prevedendone il rinnovo o la proroga (non tacite). La situazione a Fabriano ha avuto un’escalation istituzionale il 7 agosto scorso quando il Comune ha inviato una lettera di diffida, di restituzione dell’immobile e delle chiavi al Lab Sociale Fabbri. Sapendo della scadenza contrattuale del 2024, per rispettare le condizioni dell’atto vigente, dal centro sociale avevano inviato come previsto un’email protocollata al Comune già nel 2023, per chiedere il rinnovo del contratto, alla quale non hanno mai avuto risposta. Da mesi, in particolare dall’inverno di quest’anno, quando il Comune ha staccato senza alcun preavviso l’utenza elettrica nell’immobile, i portavoce del Fabbri hanno chiesto di interloquire con la sindaca per chiedere il rinnovo del contratto di comodato d’uso, ma non sono stati mai ricevuti. Si è arrivati così alla “sorpresa” della lettera di diffida di inizio agosto, a seguito della quale, dopo esser corsi in Comune, agli attivisti è stato concesso un appuntamento con la sindaca lo scorso 19 agosto. Un fatto normale, si direbbe, che un amministratore pubblico riceva nella casa municipale i propri cittadini. Ma invece, il normale è oramai straordinario, eccezione. Non atto dovuto, ma concessione, elargizione. Il 19 agosto le tre giovani portavoce del Fabbri, nel recarsi all’appuntamento, hanno trovato il piazzale del Comune presidiato ai due accessi da polizia e carabinieri, e sotto l’ingresso Digos e polizia municipale. Si saranno sentite accolte, rispettate, o mal sopportate? Ma è questa la dinamica delle post democrazie, anche quelle locali. Intimorire, incutere subalternità, far pensare che chi è in difetto, colpevole, in torto, è chi si prende cura di un bene comune. In generale è proprio questa generazione disarmata e disarmante, che spaventa i decisori politici, detentori di un potere adulto e gerontocratico, terrorizzati dal trovarsi di fronte persone inermi, che li mettono di fronte alla propria inazione. Ma la potenza di questa generazione è l’essere talmente mite, che il potere sbanda, evita, non riceve, rinvia, mistifica, mente. E quando proprio non può evitare il confronto, si militarizza. E sempre più spesso, opprime e reprime. All’incontro, quelle del Fabbri si sono trovate “circondate” dalla sindaca, dagli assessori Giombi, Comodi e Serafini, dal segretario comunale Trojani e dalla dirigente Campanella. Assente, “convitato di pietra” di molte criticate scelte amministrative fabrianesi, l’unico assessore titolato a dare spiegazioni, come scritto nella lettera al Fabbri, sulle “comprovate esigenze di interesse pubblico” relative all’immobile: quello al patrimonio Pietro Marcolini; assessore esterno, maceratese, e eminenza del PD regionale, “importato” a Fabriano dopo una lunga carriera istituzionale in Regione. L’incontro, in cui le ragazze raccontano di aver trovato un clima piuttosto ostile, si è svolto con un nulla di fatto, tra affermazioni dette e ritrattate da parte degli amministratori, incalzati dalle prove evidenti di quanto è accaduto nell’ultimo anno e mezzo. Una cosa è certa e non confutabile in tutto questo tempo: che il Comune è rimasto, ed è tutt’oggi proprietario dell’immobile. La sentenza di appello, per la causa intentata dall’impresa Sava & C srl, e che ha visto già affermare le ragioni del Comune in primo grado, è prevista nel maggio 2026. Si chiede quindi all’Amministrazione Comunale perché al Lab Sociale Fabbri non sia stato prorogato, come richiesto, il contratto almeno fino al giorno dell’udienza di appello. Poi, se quel contratto sottoscritto nel 2019 fosse ritenuto illegittimo, perché l’attuale giunta non ha proceduto a revocarlo al suo insediamento nel giugno 2022? E soprattutto, quali sono le taciute motivazioni di “interesse pubblico” avanzate dal Comune? La giunta ha intenzione di utilizzare quell’immobile e lo spazio per altri progetti? Intende concederne l’uso ad altri soggetti? Sono queste le risposte pubbliche che l’Amministrazione Comunale dovrebbe dare per primo alla città, e per fare anche chiarezza sul comportamento tenuto in questi mesi verso le persone del Lab Sociale Fabbri. Il presidio pacifico delle decine di persone che il 19 agosto si sono radunate sotto il Comune per sostenere il Fabbri, è il segno che questa nuova generazione che ha preso in carico il valore di uno spazio storico (e la memoria dell’anarchico fabrianese Luigi Fabbri, perseguitato dal fascismo), non sarà sola nella lotta per far vivere a Fabriano un’indispensabile laboratorio di democrazia; il solo rimasto. Murales esterno Laboratorio di danzaterapia Loredana Lipperini al Lab sociale Fabbri il 22 agosto Presidio del 19 agosto -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Lab sociale Fabbri e Leoncavallo: due città diverse, una storia comune proviene da Comune-info.
August 24, 2025
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