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Ponte sullo Stretto, si allarga l’inchiesta per corruzione: acquisiti documenti al Ministero
Continuano le indagini della Procura di Roma, impegnata da mesi nel seguire una pista corruttiva dietro al Ponte sullo Stretto. I magistrati hanno delegato i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) ad acquisire diversi documenti presso le sedi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), delle strutture di supporto DIPE-CIPESS, della società Stretto di Messina e del Consorzio Eurolink. Nello specifico, i pm capitolini puntano a far luce su alcune carte predisposte e inviate da questi soggetti alla Corte dei conti. L’obiettivo è rilevare eventuali anomalie e allargare il registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta culminata in una serie di perquisizioni effettuate a giugno. Afferiscono a due atti precisi le carte acquisite dal ROS: la delibera CIPESS n. 61/2025 e il decreto n. 190 del 1 agosto 2025. Prevedono infatti delle attività di controllo che coinvolgono la Corte dei conti, dando luogo a una corrispondenza su cui i magistrati intendono ora far luce, cercando prove a sostegno della pista della corruzione. «L’attività investigativa — scrivono dalla Procura di Roma — fa seguito alla precedente del 9 giugno, con l’esecuzione di un decreto di perquisizione finalizzato all’acquisizione di documentazione e dei dispositivi elettronici in uso alle persone sottoposte alle indagini», tra cui Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Vincenzo Virgiglio, imprenditore, e Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del consiglio d’amministrazione della società Stretto di Messina e fedelissimo del ministro Salvini. Secondo l’accusa, i tre indagati avrebbero agito per condizionare gli esami di legittimità condotti dalla Corte dei conti e necessari per l’approvazione del progetto. Nello specifico, Virgiglio e Saccomanno avrebbero avvicinato Miele per convincerlo a dare il via libera al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto e a fornire informazioni riservate; in cambio, i due avrebbero offerto future cariche pubbliche al magistrato contabile. Con l’attività investigativa svolta nelle scorse ore, i magistrati romani puntano ad allargare l’inchiesta e aggiornare la lista degli indagati. Dal MIT fanno sapere che tutti gli uffici «si sono resi immediatamente disponibili ad esibire l’intera documentazione, indicata dagli inquirenti, nella consapevolezza della regolarità amministrativa dell’iter procedimentale», aggiungendo che «ogni step è necessario per arrivare quanto prima alla realizzazione dell’opera». Presentato come uno dei cavalli di battaglia del governo Meloni, il Ponte sullo Stretto sta facendo i conti con una spesa costantemente ritoccata al rialzo (le ultime stime parlano di un investimento da 14,4 miliardi di euro, il 248% in più rispetto alle previsioni iniziali), preoccupazioni ambientali irrisolte e modifiche al cronoprogramma. L’ultima promessa di Salvini è l’inaugurazione dei cantieri entro la fine dell’anno, un appuntamento irrealistico visti i tanti nodi irrisolti e le piste giudiziarie attive. The post Ponte sullo Stretto, si allarga l’inchiesta per corruzione: acquisiti documenti al Ministero appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
La scienza sotto tutela della politica: dal Ponte sullo Stretto alla Commissione scientifica della Regione Siciliana
Prima della vicenda siciliana, un caso nazionale aveva già mostrato quanto possa farsi labile il confine tra competenza scientifica, interessi del proponente e indirizzo politico. Nel settembre 2023 il ministro Salvini nominò il Comitato scientifico della società Stretto di Messina, coordinato da Alberto Prestininzi: nove esperti incaricati di consulenza tecnica alla stessa società concessionaria e di pareri sul progetto definitivo, esecutivo e sulle varianti. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Prestininzi e gran parte degli altri componenti avevano già lavorato al progetto o collaborato con la società, non necessariamente un’incompatibilità giuridica individuale, ma una questione istituzionale ineludibile: può dirsi indipendente un organismo composto in larga misura da chi ha già partecipato alla storia tecnica dell’opera che è chiamato a valutare? L’indipendenza non dipende solo dall’assenza formale di incompatibilità, ma anche dalla distanza critica rispetto al soggetto valutato e dalla trasparenza dei pregressi rapporti professionali: non basta che il controllore sia competente, deve poter agire senza vincoli capaci di alimentare dubbi ragionevoli sulla sua terzietà. A ciò si è aggiunto, nel luglio 2026, il rinnovo anticipato del Consiglio superiore dei lavori pubblici, disposto dal ministro Salvini prima della scadenza naturale di dicembre, proprio mentre l’organo era chiamato a pronunciarsi su aspetti complessi del progetto del Ponte. Tra i nuovi componenti figuravano Mauro Dolce, già membro del Comitato scientifico della Stretto di Messina, e Giuseppe Roberto Tomasicchio, firmatario di un appello favorevole all’opera. Il ministro ha escluso conflitti d’interesse; resta però una questione di opportunità e credibilità istituzionale. La successione temporale è eloquente: prima si riattiva per legge un progetto voluto dal Governo; poi si costituisce un Comitato scientifico formato in larga parte da chi conosce l’opera per avervi lavorato; infine, si rinnova anticipatamente un organo tecnico dello Stato alla vigilia di un pronunciamento decisivo. Anche quando ogni atto, isolatamente, rientra nelle prerogative formali dell’autorità competente, il loro concatenarsi produce un ambiente tecnico-istituzionale allineato alla decisione politica già assunta, problema che il parere favorevole del Consiglio superiore, espresso il 6 agosto 2026 con numerose prescrizioni, non cancella, imponendo anzi di distinguere legittimità formale e piena autorevolezza sostanziale dell’organo. È in questo precedente nazionale che va collocata la vicenda della Commissione tecnica specialistica (Cts) della Regione Siciliana: non un episodio isolato, ma lo stesso processo degenerativo. La politica decide preventivamente ciò che vuole realizzare e, invece di sottoporre la scelta a un controllo scientifico indipendente, sceglie, rinnova o ricompone gli organismi tecnici da cui quel controllo dovrebbe provenire. La scienza non viene abolita: resta come apparato di legittimazione, gli esperti restano, i pareri vengono prodotti, ma rischia di scomparire la funzione critica della conoscenza, la possibilità che un organismo tecnico contraddica il decisore o concluda che un progetto non è sicuro, sostenibile o maturo. La trasformazione della Cts siciliana in una casella da assegnare secondo il manuale Cencelli è la versione regionale della stessa patologia: la Commissione entra nella dinamica del sottogoverno insieme a enti e presidenze da spartire tra i partiti di maggioranza. La competenza si subordina all’appartenenza; l’indipendenza è percepita come ostacolo; il controllo tecnico come intralcio. Quando la politica sceglie non solo gli obiettivi ma anche chi ne certifica la correttezza scientifica, il controllo si trasforma in auto convalida: non si decide più sulla base della conoscenza, ma si seleziona quella più utile a giustificare una decisione già presa, la deriva emersa dalle tensioni interne alla maggioranza del governo Schifani, dove la funzione tecnico-scientifica rischia di diventare una posizione di potere da distribuire secondo gli equilibri di coalizione, anziché un presidio di legalità, precauzione e tutela ambientale. La Cts non è un ente da spartire La Commissione non va assimilata agli organismi con cui il governo regionale attua il proprio programma: la sua funzione è istruttoria e valutativa, propedeutica alle decisioni dell’amministrazione, su progetti capaci di produrre effetti profondi e talvolta irreversibili su territorio, salute, ecosistemi, paesaggio ed economie locali. Proprio questa natura tecnica rende indispensabile la sua autonomia: il decisore deve poter decidere sulla base di un quadro conoscitivo affidabile, non di un parere predisposto per compiacerlo. Sottoporla alla spartizione significa alterare il luogo in cui si valutano gli impatti dei progetti, le alternative localizzative, gli effetti su biodiversità, i rischi per salute e sicurezza, il consumo di suolo e la coerenza con la pianificazione territoriale: valutazioni che non appartengono alla maggioranza del momento, ma sono un bene pubblico della collettività: “la natura non si lascia ingannare” (Richard Feynman, Disastro dello Space Shuttle Challenger, 1986). Il pericoloso equivoco della “produttività” La riunione plenaria della nuova Commissione tecnico scientifico con la presenza del presidente della Giunta Schifani Il presidente uscente ha insistito sul numero delle pratiche evase, sulla velocità raggiunta e sull’alta percentuale di pareri favorevoli, dati rilevanti (la Cts è passata dal 2022 da 30 a 60 componenti, senza che la produzione media di pareri per componente sia cresciuta), ma che non provano da soli la qualità del lavoro svolto. Una commissione ambientale non va giudicata per la rapidità con cui “sblocca” gli investimenti: il verbo stesso, spesso usato per autoelogio, tradisce l’idea che la valutazione ambientale sia un ostacolo allo sviluppo, anziché lo strumento per verificare se un’opera sia realmente sostenibile e a quali condizioni. La velocità è positiva solo se frutto di un’amministrazione competente; diventa pericolosa quando comprime l’analisi o crea una corsia preferenziale per il proponente. Un’alta percentuale di pareri favorevoli, allo stesso modo, non dimostra da sola qualità scientifica: occorre valutarne la solidità delle motivazioni e il rispetto del principio di precauzione (l’incertezza scientifica non giustifichi mai di procedere comunque, ma imponga semmai maggiore cautela (Dichiarazione di Rio de Janeiro (1992), senza i quali l’autorizzazione diventa una formalità. Misurare una Cts dal numero dei dossier conclusi equivale a giudicare un ospedale dalle dimissioni, senza verificare diagnosi ed esiti delle cure. Le valutazioni ambientali come bene comune L’ambiente non è una variabile residuale dello sviluppo economico, ma la base materiale da cui dipendono salute, sicurezza e possibilità delle generazioni future: le valutazioni ambientali tutelano perciò interessi costituzionali e collettivi, non un interesse settoriale. Una valutazione carente produce costi che ricadono sulla società: perdita di biodiversità; dissesto idrogeologico; inquinamento e compromissione del paesaggio, spesso irreversibili. Se l’organismo istruttorio viene catturato dalla politica o dagli interessi economici, viene meno la capacità delle istituzioni di rappresentare chi non siede ai tavoli delle trattative: cittadini, comunità locali, generazioni future ed ecosistemi privi di voce. L’invadenza di una politica senza conoscenza, la cattura preventiva del controllo La politica che teme l’autonomia tecnico-scientifica confessa la propria debolezza: un governo autorevole non ha bisogno di commissari compiacenti, ma di valutazioni rigorose per decidere conoscendo rischi e conseguenze. Non si tratta di invocare una tecnocrazia sottratta alla democrazia, la scienza non sostituisce la decisione politica, ma di lasciarle delimitare ciò che è scientificamente sostenibile, rendendo esplicite le incertezze e impedendo che convenienze elettorali e pressioni economiche siano spacciate per dati oggettivi. La lottizzazione della Cts non richiede peraltro ordini espliciti: il condizionamento più efficace è preventivo. Se nomina e permanenza dei componenti dipendono dal gradimento politico, si genera conformismo istituzionale, il valutatore conosce le aspettative del decisore e vi si adegua anche senza direttive formali; basta scegliere chi difficilmente formulerà un parere sgradito. Le conseguenze sono profonde: i pareri perdono credibilità, aumenta il contenzioso, i tecnici indipendenti vengono scoraggiati e gli investimenti restano esposti a instabilità amministrativa e giudiziaria. La cattura politica della valutazione tecnica non accelera i processi economici: produce decisioni più fragili e costi pubblici più elevati. Un declino istituzionale, prima ancora che ambientale Il dato più allarmante non è che diversi partiti aspirino a controllare presidenza e composizione della Commissione, ma che questa pretesa venga descritta come componente ordinaria della “partita dei sottogoverni”: un organismo di valutazione tecnico-scientifica su opere di enorme rilievo, equiparato alle altre nomine da distribuire per gli equilibri di coalizione. È il segno di un declino in cui la competenza non legittima più l’incarico, ma deve risultare compatibile con la spartizione. La Sicilia, territorio di straordinari valori naturali ma anche di elevata vulnerabilità climatica e forti pressioni speculative, avrebbe bisogno di una Cts particolarmente autorevole e indipendente: trasformarla in pedina del risiko politico significa disarmare la Regione proprio mentre crescono complessità e irreversibilità delle decisioni. Non basta dunque sostituire un nome con un altro. Occorre sottrarre strutturalmente la Commissione alla lottizzazione, rendendo pubblici e verificabili criteri di selezione, curricula, incompatibilità, conflitti d’interesse e risultati dell’attività svolta, disciplinando durata degli incarichi e revoche affinché la continuità della funzione non dipenda dal gradimento politico. La questione decisiva non è chi controllerà la Cts, ma se debba essere controllata da qualcuno oppure messa nelle condizioni di esercitare, con responsabilità e trasparenza, il controllo tecnico-scientifico che l’ordinamento le affida. Se anche la valutazione ambientale diventa materia di spartizione, non viene occupata solo una presidenza: viene sottratta alla collettività una garanzia fondamentale. Una politica che, per non incontrare ostacoli, abolisce nei fatti l’indipendenza della conoscenza non diventa più forte. Diventa semplicemente più cieca, più arrogante e più pericolosa. Occorre che, per la disposizione delle cose, il potere arresti il potere (Montesquieu, De l’esprit des lois (1748) Aurelio Angelini
September 10, 2026
Pressenza
La maledizione del Ponte: il mito che divora il Mezzogiorno. Una macchina mangiasoldi sempre attiva senza tregua
Il Ponte sullo Stretto è una maledizione. Non perché sia proibito immaginare un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, ma perché da oltre un secolo il potere trasforma una questione territoriale complessa in un oggetto magico. Il mito promette di cancellare con una campata il divario Nord-Sud; intanto sottrae attenzione e risorse alle ferrovie siciliane e calabresi, ai porti, alla continuità territoriale, alla manutenzione, alla sanità e ai servizi sociali. Il manufatto eccezionale prende il posto della politica ordinaria, meno spettacolare ma verificabile. Il governo Meloni ha confermato 13,5 miliardi dal 2026 con il tono di chi annuncia un’opera già collaudata, non un progetto che deve ancora dimostrare di poter essere costruito e gestito in sicurezza. Ogni euro immobilizzato in questa scommessa non è disponibile per scuole, ospedali, trasporto pubblico, reti idriche, difesa del suolo e adattamento climatico. L’articolo 81 della Costituzione impone sostenibilità e responsabilità della spesa; gli articoli 9, 41 e 97 esigono tutela ambientale, utilità sociale e buon andamento. La propaganda della “grande opera” non sospende la Costituzione. UN PARERE TECNICO TRASFORMATO IN COMIZIO Il parere dell’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, trasmesso il 6 agosto 2026 dopo il lavoro di 76 tecnici, è stato venduto da Matteo Salvini come un “via libera”. Il dispositivo dice altro: il processo progettuale “possa proseguire” nel rispetto delle prescrizioni, delle considerazioni conclusive e delle raccomandazioni. Non certifica che il progetto sia esecutivo né autorizza a considerare imminenti i cantieri dell’opera principale. La distinzione è giuridicamente decisiva. Il Consiglio impone una Fase A del progetto esecutivo, una verifica di ottemperanza e soltanto dopo la valutazione delle condizioni per la Fase B. Definisce questa interfaccia “fondamentale quanto ineludibile” e prescrive passaggi successivi e verifiche intermedie. Il condizionale tecnico è stato trasformato in indicativo ministeriale. Si può consentire di continuare a progettare; non si può fingere che gli accertamenti mancanti siano stati compiuti.   SOTTO IL TITOLO E NELL PAGINA, LA FIERA DEI RENDERING, L’ATTIVITÀ A GETTO CONTINUO CHE SFORNA SUGGESTIONI E SPRECHI SISMA, VENTO E CORROSIONE: LA SICUREZZA ANCORA DA DIMOSTRARE Nell’area dello Stretto sono censite 24 faglie attive e capaci, sulle quali persistono rilevanti incertezze. Il progetto definitivo risale al 2011; gli aggiornamenti bibliografici non apportano sufficienti dati acquisiti ad hoc. Il Consiglio chiede nuove indagini sul terreno, moderni studi geo-sismotettonici e simulazioni fisiche dello scuotimento. Non è accademia: dislocazioni e variazioni altimetriche possono interessare i terreni destinati alle torri, alte circa 399 metri, nell’area del terremoto e maremoto del 1908. Il parere rileva inoltre che non sono esplicitati compiutamente i criteri della domanda sismica, l’affidabilità perseguita e conseguita e il comportamento post-elastico. Chiede nuove verifiche sugli effetti combinati di sisma, vento, temperatura e traffico; sulla stabilità dell’impalcato e del sistema di sospensione; sulla perdita di pendini; su incendi ed esplosioni. Manca una dimostrazione adeguata della tolleranza a fenomeni di corrosione estesi o localizzati. Per una struttura senza precedenti per luce della campata, la sicurezza va provata, non proclamata sui social. IL MARE SALE, LE NAVI CRESCONO La Stretto di Messina aveva sostenuto di non avere studiato il futuro innalzamento del livello medio marino perché mancherebbero dati scientifici consolidati. Il Consiglio giudica l’affermazione “non condivisibile”: il fenomeno è in atto, le conoscenze sono robuste e gli scenari ragionevoli devono essere considerati lungo la vita dell’opera. Il cambiamento climatico non è un’opinione da espellere dal progetto quando disturba il cronoprogramma. Il problema incide sul franco navigabile: i 72 metri dichiarati valgono in determinate condizioni e il margine operativo può ridursi, mentre aumenta il gigantismo navale. Occorre stimare gli sviluppi delle flotte per evitare un collo di bottiglia permanente ai traffici mercantili e crocieristici. Anche il vento può imporre riduzioni di velocità e chiusure, come sui ponti Vestbroen e Øresund. Senza quantificare frequenza e durata delle interruzioni, previsioni di traffico, pedaggi e piano economico-finanziario sono costruiti solo sulla carta. PAESAGGIO E BIODIVERSITÀ NON SONO MATERIALE DI RISULTA Torri, cavi, svincoli, gallerie e opere di adduzione incidono su coste, fondali, aree protette, rotte migratorie dell’avifauna e su uno dei paesaggi più identitari del Mediterraneo. L’articolo 9 tutela ambiente, biodiversità, ecosistemi e future generazioni: non è una clausola ornamentale da compensare a cantiere deciso. Le osservazioni VIA avevano già segnalato impatti cumulativi e carenze che oggi riemergono nel parere tecnico. Un governo che invoca l’identità nazionale dovrebbe ricordare che anche lo Stretto è patrimonio nazionale, non uno spazio vuoto consegnato al cemento. APPROVAZIONE A SALAMINO, GARANZIE PUBBLICHE E RENDITA PRIVATA Il punto politicamente più grave è il metodo. La possibilità di sviluppare e approvare il progetto esecutivo per “fasi costruttive” spezza l’unità dell’opera: si possono avviare segmenti, attività preliminari ed espropri prima che sia dimostrata la fattibilità complessiva. È un’approvazione a salamino: una fetta dopo l’altra, ogni decisione crea costi irrecuperabili, aspettative contrattuali e pressioni per procedere. Quando emergerà un ostacolo decisivo, lo Stato sentirà ripetere che fermarsi costerebbe più che continuare. È il classico meccanismo con cui un progetto dubbio diventa inevitabile non perché sia utile, ma perché è già costato troppo. Questa frammentazione avvantaggia la Stretto di Messina S.p.A., che governa tempi e passaggi, e soprattutto il contraente generale Eurolink, guidato da Webuild. Il decreto-legge n. 35 del 2023, convertito dalla legge n. 58, ha resuscitato per via legislativa rapporti caducati ex lege nel 2013 e derivanti dalla gara del 2005, invece di ricorrere a una nuova procedura competitiva. L’Anac aveva segnalato i vincoli europei, i rischi finanziari e la necessità di evitare un eccessivo rafforzamento della parte privata. Il beneficiario non è emerso da una gara aggiornata ai costi, alle tecnologie e alle condizioni di oggi: è stato rimesso in sella dalla legge. È capitalismo senza mercato, con il rischio pubblico e la posizione contrattuale privata protetta. Gli espropri possono intanto colpire centinaia di famiglie e attività, mentre la realizzabilità dell’intero ponte resta da provare. Il cittadino perde casa, terreno o prospettiva; il contraente consolida la commessa. Questa asimmetria è socialmente intollerabile e giuridicamente pericolosa, perché converte l’incertezza progettuale in danno certo per i territori.   Le mappe predisposte dalla società hanno coinvolto almeno 450 famiglie, circa 300 sul versante siciliano e 150 su quello calabrese, oltre a terreni e fabbricati produttivi. Non sono numeri astratti: sono comunità sospese, immobili svalutati, progetti di vita congelati. L’“urgenza” proclamata dal governo opera, dunque, in una sola direzione: è rapidissima quando deve comprimere diritti ed espropriare; diventa elastica quando occorre fornire dati sismici, verifiche strutturali e garanzie economiche. Ai cittadini si chiede certezza del sacrificio; alla società e al contraente si concede il beneficio del dubbio, contro cui ha annunciato un ricorso alla Corte di giustizia europea, Angelo Bonelli, di Avs, denunciando che si stanno forzando regole e procedure proprio attraverso questa autorizzazione per fasi costruttive, che consente di procedere a pezzi senza attendere la certezza sulla realizzabilità dell’opera.   COSTI CERTI, BENEFICI IPOTETICI Un’analisi costi-benefici è attendibile solo se include ritardi, varianti, extracosti, manutenzione, limitazioni operative, domanda reale e alternative. Se il traffico è sovrastimato e i costi sottostimati, il beneficio attualizzato evapora. Pedaggi elevati riducono gli utenti; pedaggi bassi non coprono gestione e capitale. In entrambi i casi il rischio torna allo Stato. I contribuenti pagano società, progettazione e apparato amministrativo; potrebbero poi pagare revisioni dei prezzi, contenziosi, varianti e deficit di esercizio. La macchina produce costi certi mentre l’opera e i benefici restano eventuali. La Corte dei conti, con la deliberazione n. 19/2025, ha negato visto e registrazione alla delibera Cipess n. 41/2025, contestando passaggi rilevanti sotto i profili europeo, ambientale e procedurale. Il controllo contabile non invade la politica: ricorda che la politica è soggetta alla legge. Il principio di precauzione, l’obbligo di motivazione e la valutazione ambientale effettiva non sono intralci burocratici da aggirare per decreto. Il danno sociale comincia oggi: il Ponte assorbe anche risorse di coesione destinate a ridurre i divari, mentre prestazioni essenziali e infrastrutture diffuse restano indietro.   SPEZZARE LA MALEDIZIONE L’alternativa non è tra Ponte e isolamento, ma tra politica simbolica e politica territoriale. Una frazione dei 13,5 miliardi consentirebbe di completare doppio binario ed elettrificazione, rinnovare il trasporto regionale, modernizzare porti e traghetti a basse emissioni, mettere in sicurezza strade e versanti, rafforzare reti idriche, ospedali, scuole e servizi di cura. Interventi meno fotogenici, ma capaci di distribuire accessibilità, lavoro e diritti. Il Ponte è il dispositivo con cui il centro promette al Sud una scorciatoia e rinvia l’eguaglianza sostanziale. La sua maledizione consiste nel far credere che al Mezzogiorno manchi una campata, quando mancano investimenti continui, servizi universali e manutenzione. Fermare l’approvazione a salamino non significa rifiutare la modernità: significa impedire che l’incertezza privata diventi debito pubblico e danno sociale. Prima si dimostrino sicurezza, utilità, sostenibilità e compatibilità paesaggistica; soltanto dopo si decida se costruire. Il resto non è politico infrastrutturale: è un azzardo di Stato. Aurelio Angelini
August 18, 2026
Pressenza
In migliaia hanno manifestato contro il Ponte sullo Stretto di Messina
Non solo lo stop ai lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto. La marea No Ponte si spinge oltre e, dalla piazza, emana un «decreto popolare» di chiusura di Stretto di Messina Spa, la società incaricata della realizzazione dell’opera. Lo hanno sottoscritto, simbolicamente, le migliaia di persone che questo finesettimana si sono ritrovate a Messina per portare in corteo la loro rabbia contro la grande opera. Sono stati circa cinquemila i partecipanti che si sono uniti alla manifestazione, provenienti per lo più dalla Calabria e dalla Sicilia. Il corteo arriva a pochi giorni dal parere tecnico favorevole rilasciato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che permette di dare il via libera finale al progetto. Anche se, specifica, sono necessarie ulteriori verifiche. Se la volontà politica di portare avanti il progetto permane, lo fanno anche le innumerevoli criticità che segnano la grande opera. Le ha messe nero su bianco anche la Corte dei Conti, che alla fine dello scorso anno ha bocciato in pieno il progetto. Tra i motivi: violazioni delle normative nazionali, costi esorbitanti, impatto su habitat naturali e ambiente. La Commissione tecnica VIA-VAS aveva infatti dato parere negativo per l’incidenza dell’opera su tre siti protetti della rete Natura 2000. La decisione del governo di procedere comunque, approvando la direttiva IROPI, (Imperative Reasons of Overriding Public Interest, ovvero motivi imperativi di prevalente interesse pubblico), è stata definita dalla Corte «viziata alla base». Così, nell’ultimo Consiglio dei ministri il governo ha fatto sapere che si scanserà il problema grazie a «misure di compensazione idonee a garantire la coerenza globale della rete». Quei siti, insomma, verranno devastati, ma si porrà rimedio attraverso qualche intervento da qualche altra parte. Gino Sturniolo, rappresentante dell’Assemblea No Ponte, ha definito le decisioni del governo «meramente politiche». «Il parere positivo espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici alla prosecuzione della progettazione e l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della Delibera IROPI attestano la decisione politica da parte dell’attuale esecutivo di insistere nella prosecuzione dell’iter riguardante la progettazione del ponte sullo Stretto» ha commentato, sottolineando la necessità di mobilitarsi e agire ora, prima che si prendano decisioni che possano essere «vincolanti». Per evitarlo, in primo luogo, la Stretto di Messina Spa va chiusa, «dal basso». Il «decreto popolare di chiusura» è stato emesso simbolicamente durante il corteo. Un’azione, per l’Assemblea No Ponte, funzionale a interrompere «un meccanismo che da decenni consente di spendere risorse pubbliche per mantenere in vita un’opera che non risponde alle priorità dei territori». The post In migliaia hanno manifestato contro il Ponte sullo Stretto di Messina appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 10, 2026
L'INDIPENDENTE
Ponte sullo Stretto: il governo accelera per avviare i cantieri
Il Ministro dei Trasporti Salvini procede ostinato al servizio di Stretto di Messina SpA per spianare la strada all’approvazione del progetto del ponte sullo stretto. Dopo aver messo mano alla commissione della Valutazione di Impatto Ambientale – che si era permessa di porre delle prescrizioni ambientali e di salvaguardia – […] L'articolo Ponte sullo Stretto: il governo accelera per avviare i cantieri su Contropiano.
August 8, 2026
Contropiano
Ponte sullo Stretto: via libera UE al vecchio appalto mentre il governo ignora i pericoli ambientali
Si riaccendono i motori sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina con una doppia accelerazione, evidentemente coordinata tra Roma e Bruxelles. Da un lato la Commissione Europea ha aperto al mantenimento del vecchio contratto di appalto, nonostante il sostanziale incremento dei costi, dall’altro il Consiglio dei Ministri ha approvato […] L'articolo Ponte sullo Stretto: via libera UE al vecchio appalto mentre il governo ignora i pericoli ambientali su Contropiano.
August 6, 2026
Contropiano
Ponte sullo Stretto. La corruzione è arrivata ancora prima dei cantieri
Non è ancora stato posato un solo pilone. Non è stato scavato un solo metro di cantiere. Eppure sul Ponte sullo Stretto si parla già di corruzione, favori e tentativi di condizionare gli organismi di controllo. Le notizie emerse dall’inchiesta della Procura di Roma, che dovrà naturalmente accertare ogni responsabilità, […] L'articolo Ponte sullo Stretto. La corruzione è arrivata ancora prima dei cantieri su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
Furundulla 324 – Demo Crazia
…la nostra DEMO ha dimostrato che questo tipo di CRAZIA non funziona, non regge il mercato. Torniamo alla sana e collaudata ARISTO-CRAZIA di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ——————————- more ———————– Quorum Il baro Basta TG!! Prima vennero… “Il male
Indagini per corruzione sul Ponte sullo Stretto, prima ancora che inizino i lavori
La Procura di Roma ha avviato un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, intorno all’approvazione del progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro dell’inchiesta ci sono tre figure chiave: un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in pensione da febbraio scorso), un avvocato […] L'articolo Indagini per corruzione sul Ponte sullo Stretto, prima ancora che inizino i lavori su Contropiano.
June 10, 2026
Contropiano