Tag - ponte sullo stretto

Sull'Operazione NoPonte e l'Operazione Ipogeo
Con una compagna facciamo un aggiornamento riguardo l'Operazione NoPonte che vede coinvoltx diversx compagnx per il corteo avvenuto il 1 Marzo 2025 del "Carnevale No Ponte" e sull'Operazione Ipogeo riguardante il corteo del 17 Maggio a Catania contro il DDL Sicurezza.  Dai microfoni di Radio Onda Rossa massima solidarietà verso le persone arrestate, recluse e coinvolte nelle operazioni.  Rilanciamo l'11 Febbraio a Messina, data in cui si svolgerà la prossima udienza per i fatti del Carnevale No Ponte e rinnoviamo l'invito a portare solidarietà organizzando benefit, scrivendo alle persone detenute o mandando contributi alla cassa anticarceraria. Qui sotto tutte le informazioni utile al riguardo: "Per scrivere allx compagnx reclusx Luigi Calogero Bertolani C/o casa circondariale Piazza Lanza 11 95123 Catania Gabriele Maria Venturi -Bak C/o Casa Circondariale Via Appia 131 72100 Brindisi Per il sostegno economico  allx arrestatx e lx inguaiatx per l’operazione Ipogeo è possibile mandare dei contributi alla cassa anticarceraria alla Postepay numero 4023601012012746 intestata a Daniele Giaccone (causale:  solidarietà noponte\ipogeo) Per scriverci: vumsec@canaglie.net"
February 5, 2026
Radio Onda Rossa
La frana di Niscemi è lo specchio del Paese
Il versante argilloso della collina su cui è costruita Niscemi scivola lentamente a valle. È il 12 ottobre del 1997. Intere famiglie sono costrette a lasciare le loro case, perdendo tutto. Da allora tutti i programmi di prevenzione e consolidamento della zona, che pure furono programmati, sono rimasti sulla carta. Il primo progetto avviato dalla Regione e dal Dipartimento della Protezione civile stanziava un investimento di 14,5 milioni di euro, ma furono eseguiti solo alcuni terrazzamenti, poi «per gravi ritardi dell’azienda appaltatrice» tutto fu abbandonato. Nel 2014, dopo che da quasi un decennio l’area era stata dichiarata a «rischio idrogeologico molto elevato», un’altra frana spinse la Regione a stanziare altri 9 milioni di euro Anche qui, dopo una serie di contenziosi, il progetto fu ritirato. Tra il 2020 e il 2024 altri 8 milioni di euro vennero messi a disposizione per interventi di drenaggio. Denaro che rimase sempre un’ipotesi, così come lo rimase l’ultimo atto ufficiale della regione Sicilia dell’agosto 2025 su Niscemi: un progetto di consolidamento della frana avvenuta trent’anni prima! > E poi sono arrivati i fondi del PNRR, che prevedevano circa 1,64 miliardi di > euro per il contrasto al dissesto idrogeologico. Il 40% delle risorse veniva > destinato al Mezzogiorno. Si è deciso però che si potevano dirottare altrove e > parte di questi fondi sono stati stralciati per una rimodulazione del Piano. Alla regione Sicilia erano destinati circa 99 milioni di euro per 46 progetti contro il dissesto, ma sono molti i casi di mancato utilizzo di tali fondi su zone ad alto rischio, come Niscemi, nonostante le esigenze territoriali. Esiste una stima di quanto serve per risolvere il problema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese? Finora gli Enti locali hanno registrato sulla piattaforma RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) gestita dall’ISPRA la richiesta di 7.811 interventi per un totale di 26,58 miliardi di euro. Cifra enorme, ma non deve stupirci sapendo che il 15% della popolazione italiana vive in zone a medio e alto rischio idrogeologico. > Così come non deve stupirci che il 25 gennaio 2026 più di quattro chilometri > della collina su cui giace Niscemi sia franata creando uno strapiombo che ha > inghiottito edifici, strade e auto, costringendo oltre 1.500 persone ad > abbandonare le proprie case. Intanto la conta dei danni nella regione è impressionante. Case, strade, ponti, attività commerciali, è crollato tutto. È crollata anche la ferrovia nell’hinterland messinese, con questo binario sospeso nel vuoto che bloccherà per chissà quanto tempo i servizi per i pendolari. Su un territorio così fragile e compromesso il 20 gennaio si è abbattuto il ciclone Harry, una tempesta che ha colpito non solo la Sicilia, ma anche la Sardegna e la Calabria, provocando danni ovunque. Il cambiamento climatico (un ciclone alle nostre latitudini è indicativo!) aggrava criticità esistenti, rendendo maggiormente distruttivi eventi sempre più frequenti. Proprio di fronte a queste trasformazioni bisognava agire in fretta per realizzare una rete di convogliamento delle acque e il consolidamento della frana. Nulla è stato fatto! «Quello che è successo è il risultato di decenni di assenza di prevenzione sul territorio, in un contesto in cui i cambiamenti climatici amplificano l’energia dei fenomeni meteomarini, rendendoli sempre più distruttivi» – scrive nel comunicato l’Assemblea No Ponte e continua: «In questo quadro drammatico, la prima cosa che il governo dovrebbe fare è dirottare le risorse che dovrebbero essere sperperate per l’inutile e dannoso ponte di Salvini alla realizzazione di tutte le opere necessarie a far rialzare la Sicilia e [le sue e, ndr] i suoi abitanti». > Sono più di 13 miliardi di euro le risorse per la costruzione del ponte e chi > in questi giorni è stato colpito dalla furia di quello che si ostinano a > chiamare “maltempo” è naturale che chieda l’utilizzo immediato di quei fondi. > Per ricostruire, ma ripensando al modo per farlo. La situazione di Niscemi è da anni oggetto delle lotte del Comitato No Muos, che ha evidenziato la militarizzazione del territorio, con la costruzione di una delle più grandi basi militari statunitensi in Italia, all’interno della quale è stato installato un sistema di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti. Contro questa installazione, collocata nella Sughereta di Niscemi, area naturale protetta, si sono battute le realtà territoriali denunciando l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di quelle dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica. Che si fosse a conoscenza della fragilità del territorio lo dimostra anche l’annuncio fatto tempo fa dalla Marina militare statunitense dell’esecuzione di lavori di messa in sicurezza della base, interessata da possibili smottamenti. Intanto continua a piovere a Niscemi. Un immobile di tre piani rimasto in bilico sul ciglio della frana è crollato. La città si sgretola e il ministro Musumeci ha firmato il decreto di costituzione di una Commissione di studio con il compito di approfondire le cause e l’evoluzione del movimento franoso, la velocità del relativo movimento e le condizioni di rischio. Ricomincia l’iter dal quale siamo partiti. Vedremo ancora studi, progetti, programmi di prevenzione e consolidamento della zona che resteranno sulla carta, mentre il territorio ferito provocherà altre tragedie. Si pensa davvero a prevenire queste catastrofi oppure si resta in attesa pensando ai soccorsi? Come dice il ministro Salvini difendendo la sua opera: «col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente». La copertina è di Gianfrancodp (Wikicommon) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La frana di Niscemi è lo specchio del Paese proviene da DINAMOpress.
February 3, 2026
DINAMOpress
Corteo a Messina: contro il ponte, l’economia di guerra e il genocidio
La lunga storia del Ponte di Messina, che abbiamo raccontato qui, si è riaccesa negli ultimi giorni con il parere della Corte dei Conti che ha negato il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Stretto di Messina S.p.A.. In precedenza era stata bocciata anche la delibera Cipess. A detta della Corte dei Conti la delibera appare più una ricognizione istituzionale che una valutazione istruttoria completa, inoltre mancano analisi approfondite sui costi, i rischi e altri elementi fondamentali per valutare l’opera. «C’è poi la procedura completamente cambiata rispetto alla prima fase» – ci racconta Gino attivista del comitato No Ponte  – «allora si trattava di project financing con finanziamento a lungo termine in cui il debito viene rimborsato principalmente con i flussi di cassa generati dall’opera stessa, oggi il piano finanziario è completamente a carico dello Stato». Ma non basta poiché l’ammontare della gara d’appalto è aumentato più del 50%  e dovrebbe essere espletata di nuovo. > Il governo insiste: Il ponte si farà! Insistono però anche i tanti comitati > che da trent’anni si oppongono a quest’opera tanto costosa quanto inutile e > dannosa per i territori. Ancora una volta, dopo le mobilitazioni estive, manifesteranno a Messina il 29 novembre con un corteo che partirà da piazza Castronovo alle 14, perché nonostante la mancata concessione del visto di legittimità abbia fermato l’avvio dei lavori, non c’è nessuna garanzia che l’opera programmata subisca un arresto definitivo, che è quello che chiedono le associazione e tanti abitanti delle due sponde. L’enorme cifra stanziata per la costruzione del ponte, 13,5 miliardi di euro, potrebbe essere utilizzata per realizzare scuole, ospedali, infrastrutture di mobilità sostenibile, messa in sicurezza idrogeologica e sismica, riammodernamento della rete idrica. «Si potrebbe fare tutto e subito», dicono gli attivisti. dalla No Ponte (Fb) Dal 2003 la Società Stretto di Messina è la concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento viario e ferroviario fra la Sicilia e la Calabria. «Un’opera strategica di preminente interesse nazionale» la definiscono.  Ad agosto scorso, dopo l’approvazione del progetto definitivo, l’appalto per la costruzione è stato aggiudicato al consorzio Eurolink. in cui Webuild detiene una quota del 45%.   > È proprio la Società Stretto di Messina che continua a drenare risorse > pubbliche senza che in vent’anni sia stata posta la prima pietra più volte > annunciata dai governi che si sono succeduti. «Il governo guidato da Mario > Monti aveva stabilito che la società fosse posta in dismissione, cosa che non > è mai avvenuta con i sette governi di ogni schieramento che si sono > succeduti», dice ancora Gino. «Siamo soddisfatti della bocciatura, ma non ci facciamo illusioni: lo sperpero di denaro pubblico e le minacce al territorio cesseranno solo con la cancellazione definitiva dell’iter e delle strutture di governance legate al ponte, a partire dalla Stretto di Messina S.p.A.». «In questi ultimi 40 anni di stop e ripartenze ne abbiamo viste tante. Abbiamo visto annunciare tante volte la posa della prima pietra e indicare la data certa della fine lavori. Sarà così anche questa volta. Diranno che aggiusteranno le cose e che quest’altra volta sarà quella buona. Per loro, alla fine, va bene così. Il loro vero obbiettivo non è costruire il ponte, ma tenere aperto all’infinito il suo iter». Sabato sarà una grande giornata di mobilitazione contro le grandi opere che devastano i territori, con la stessa logica che vuole estrarre valore perfino dalla guerra e dal genocidio. > «Non è un caso, infatti, che, con un genocidio ancora in corso, il grande > business della ricostruzione – da oltre 80 miliardi – bussi già alle porte di > Gaza. Un affare su cui sembra pronta a lanciarsi anche Webuild: la stessa del > ponte sullo Stretto». Un filo rosso lega la lotta No Ponte alle altre lotte territoriali, ma anche all’opposizione all’economia di guerra e al genocidio. Il corteo di sabato è molto di più di una battaglia ambientale e sociale, vuole essere il simbolo di un sud che rimette al centro se stesso, i propri bisogni la propria dignità e vuole farlo in  continuità con il corteo nazionale contro la finanziaria di guerra che si terrà nello stesso giorno a Roma, nella giornata di solidarietà con il popolo palestinese. La manifestazione avrà una doppia conclusione a piazza Duomo con gli interventi finali e a piazza Municipio con concerti e socialità. La copertina è di No Ponte (Fb) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Corteo a Messina: contro il ponte, l’economia di guerra e il genocidio proviene da DINAMOpress.
November 26, 2025
DINAMOpress
Ponte a chi? Assemblea radiofonica sullo Stretto
Apriamo i microfoni su uno dei temi centrali nel dibattito pubblico odierno: lo Stretto e il Ponte. Negli ultimi giorni la Corte dei Conti ha riposto un ulteriore freno all’iter del progetto: la Sezione centrale di controllo di legittimità non ha ammesso al visto il “terzo atto aggiuntivo” della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la concessionaria Stretto di Messina S.p.A., bloccando di fatto la registrazione del decreto n. 190 del 1 agosto 2025. Questa decisione segue quella della fine di ottobre, quando la Corte aveva già negato il visto di legittimità alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) che approvava il progetto esecutivo e le risorse destinate all’opera. Mentre Salvini e la maggioranza sono alle prese con le beghe legali su un progetto già fallito più volte negli ultimi 30 anni, sul territorio i movimenti si riorganizzano contro grandi e piccole opere. Una lotta che unisce non solo le due sponde dello Stretto ma che indirettamente guarda al resto del Paese. Il Ponte è la cartina da tornasole di un tema ben più ampio, che attraversa lo stivale da Nord a Sud: quello delle grandi opere come costo-opportunità. Ogni euro destinato anche solo all'ideazione di un’infrastruttura così complessa viene sottratto ad alternative possibili: mobilità locale, messa in sicurezza del territorio, scuola, sanità, infrastrutture già esistenti. E' un meccanismo che si autoalimenta: più l’opera è enorme, più diventa irrimediabile, anche quando dubbi tecnici, scientifici o economici crescono. Nel frattempo, territori più e meno fragili restano senza finanziamenti. Si crea così il paradosso: la promessa di sviluppo futuro finisce per uccidere il presente. La discussione comincia qui. Buon ascolto!  
November 23, 2025
Radio Onda Rossa