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Fallita la presa di possesso di casa Perino a San Giuliano
Questa mattina dalle ore 8 l* presidianti di San Giuliano hanno iniziato una colazione resistente contro la presa di possesso della quarta casa della borgata, sacrificata sull’altare del progresso. Solo […] The post Fallita la presa di possesso di casa Perino a San Giuliano first appeared on notav.info.
April 22, 2026
notav.info
DL “SICUREZZA”: TILT ISTITUZIONALE E MAGGIORANZA IN CONFUSIONE SUL PROVVEDIMENTO ULTRALIBERTICIDA
Governo e maggioranza, bacchettati persino dal Quirinale, corrono affannati per convertire in legge l’ultimo e cosiddetto “dl sicurezza”, voluto in pompa magna a febbraio 2026, pochi giorni dopo la manifestazione di 50mila persone contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino. Dentro il testo c’è un pacchetto molto ampio di misure in materia di sicurezza pubblica, immigrazione, cortei, ordine pubblico, tutele e poteri per le forze di polizia. Ne abbiamo parlato su Radio Onda d’Urto Federica Resta, ricercatrice in diritto penale e avvocata; Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe e Nicoletta Dosio, storica compagna del movimento No Tav in Val di Susa Partiamo dal tema delle ultime ore, l’emendamento della maggioranza che introduce un compenso, dello stato, per il legale che offre consulenza e informazioni a chi presenta domanda di rimpatrio volontario, anzichè difenderne i diritti, a partire da quello di rimanere dove vive, cioè in Italia. La mancetta è di circa 600 euro, ma solo per ognuno degli assistiti effettivamente rimpatriati. Il Consiglio nazionale forense ha chiesto al Parlamento di eliminare ogni riferimento al proprio coinvolgimento, mai avvenuto secondo l’organo di rappresentanza degli avvocati. Federica Resta, ricercatrice in diritto penale e avvocata. Ascolta o scarica Sempre nel nuovo pacchetto sicurezza c’è il capitolo che riguarda le sostanze. Forum Droghe esprime una netta condanna l’approvazione dell’emendamento presentato dal senatore Lisei alla legge di conversione del decreto sicurezza, che introduce una nuova stretta repressiva mascherato da intervento tecnico. Si tratta di un ulteriore e grave peggioramento della legislazione sulle droghe, che va nella direzione opposta rispetto a quanto sarebbe necessario: ridurre il ricorso al carcere, limitare la repressione penale, contrastare il sovraffollamento e riportare razionalità e proporzionalità in un sistema sanzionatorio da anni segnato da automatismi ideologici e da effetti socialmente devastanti. “Siamo di fronte all’ennesimo irrigidimento repressivo”, dichiara a Radio Onda d’Urto Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. Ascolta o scarica C’è poi il capitolo più corposo, quello espliticamente pensato contro le manifestazioni, il conflitto e il dissenso. Nel testo viene dettagliato il “divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico, con la sentenza di condanna per uno dei reati” indicati, una ventina. Viene anche introdotta l’ipotesi di arresto in flagranza differita. Sanzione amministrativa da un minimo di 413 euro a un massimo di 10mila euro per i promotori di manifestazioni che non ne danno avviso, almeno tre giorni prima, al questore.  Il commento ai nostri microfoni di Nicoletta Dosio storica del movimento No Tav in Val di Susa. Ascolta o scarica In chiusura c’è anche il capitolo che amplia a dismisura i poteri investigativi della polizia penitenziaria per reati commessi in carcere. Agenti di polizia penitenziaria potranno entrare in carcere con un’identità falsa, mescolarsi tra i detenuti e raccogliere informazioni sui reati compiuti dentro le mura.Non solo: gli agenti possono anche istigare i reati stessi. In pratica i poliziotti, fingendosi detenuti, potranno comprare o vendere droga, cellulari o far girare soldi sporchi perché saranno “finalizzate all’acquisizione di prove”. Con un’aggiunta su cui giuristi e difensori penalisti hanno espresso importanti dubbi: uno scudo penale che mette gli agenti al riparo da conseguenze giudiziarie per gli atti compiuti durante l’operazione sotto copertura.
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
7 APRILE 1979: QUARANTASETTE ANNI FA L’ATTACCO ALL’AUTONOMIA OPERAIA
7 aprile 1979 – 7 aprile 2026: quarantasette fa, l’ondata repressiva contro l’Autonomia Operaia. Il teorema del pm Pietro Calogero della Procura della Repubblica di Padova, morto il 6 aprile 2026 alla vigilia dell’anniversario, partiva dall’assunto che l’Autonomia fosse il volto “presentabile” di una più presunta organizzazione occulta, rappresentante – addirittura – la “direzione delle direzioni” del lottarmatismo rivoluzionario, partendo – ca va sans dire – dalle Brigate Rosse. A sostegno di quest’ipotesi che già nell’immediatezza dei fatti fu giudicata surreale da chiunque avesse un minimo di conoscenza dei movimenti italiani del periodo, il magistrato padovano  nei suoi ordini di cattura accusava gli arrestati  di reati come la “formazione e partecipazione di banda armata” e “l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato“, sostenendo che dalle pubblicazioni di Autonomia Operaia e da altri documenti, oltre che da sedicenti testimonianze, erano affiorati “sufficienti indizi di colpevolezza“. Risultato: centinaia di mandati di cattura spiccati, gogna mediatica e il collegamento, offerto in pasto all’opinione pubblica del post-affaire Moro, tra l’Autonomia Operaia (e l’ex formazione di Potere Operaio) e le esperienze delle organizzazioni combattenti. L’impianto accusatorio, che riguardava complessivamente un centinaio di persone, cadrà comunque miseramente negli anni successivi. Uno dei compagni contro cui furono spiccati i mandati di cattura, Pietro “Pedro” Greco, non vedrà però la fine del processo. Il 9 marzo 1985 fu giustiziato davanti al portone di casa, a Padova,  da Nunzio Maurizio Romano, agente del Sisde (i Servizi Segreti), Giuseppe Guidi, viceispettore della Digos, Maurizio Bensa e Mario Passanisi, agenti della Digos. I quattro diranno poi di avere “confuso” l’ombrello di Pedro per un’arma. Gli assassini di Pedro rimasero impuniti, mentre il pm Calogero, legato al Pci, proseguirà indisturbato la sua carriera giudiziaria. Di seguito, la trasmissione speciale di Radio Onda d’Urto realizzata nel 2019 a 40 anni dal 7 aprile 1979. Ascolta o scarica
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto
SIGONELLA (CT): AUMENTATO IL TRAFFICO AEREO NELLA BASE USA, MA “L’ATTIVITÀ BELLICA DOVREBBE ESSERE AUTORIZZATA DAL PARLAMENTO”
Il ministero della Difesa Guido Crosetto ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella, in provincia di Catania, ad alcuni bombardieri provenienti dalla Gran Bretagna. Il governo ha rivendicato la decisione, rimandando ai trattati semi segreti siglati con gli Stati Uniti a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Tuttavia la questione è più ampia e lo dimostrano numerosi siti internet specializzati che riportano un aumento consistente del traffico aereo militare sull’area nell’ultimo mese. Proprio in concomitanza con l’inizio dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran, la Naval Air Station di Sigonella. Il caso dell’aereo bloccato da Crosetto potrebbbe dunque essere soltanto la punta di un iceberg. Sigonella è denominata anche “The hub of the Med, uno snodo fondamentale per le operazioni USA” verso il Medio Oriente. “Droni, aerei di pattugliamento e di rifornimenti diretti verso il Golfo” e mostrati dai siti che mappano le rotte dei mezzi militari, sono al centro delle attenzioni dei movimenti anti militaristi siciliani, che chiedono alle istituzioni la legittimità di tali operazioni. Qual’è il quadro giuridico nel quale si iscrive la base alla quale il Ministero della Difesa ha recentemente negato il passaggio di alcuni bombardieri? E cosa sta succedendo nelle basi militari statunitensi in Sicilia da quando Israele e Stati Uniti hanno iniziato a bombardare l’Iran? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Sebastiano Papandrea legale del movimento No Muos e a Alfonso Di Stefano del comitato No Muos – No Sigonella di Catania. Ascolta o scarica
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
8-9 maggio marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino mugellano
Nelle scorse settimane si è tenuta una passeggiata sui crinali tra Mugello, Casentino e Valdisieve per esplorare i territori coinvolti nel nuovo progetto eolico industriale che vorrebbe realizzare 6 torri […] The post 8-9 maggio marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino mugellano first appeared on notav.info.
April 1, 2026
notav.info
IL CRIMINALE ISRAELIANO WINTER RINUNCIA ALLA CONFERENZA IN CILENTO, AVREBBE RISCHIATO L’ARRESTO
Uno dei generali responsabili e promotori del genocidio del popolo palestinese, non solo oggi ma almeno dell’ultimo decennio, Ofer Winter, ha dichiarato via social che non verrà in Italia. Secondo un esposto presentato alla Procura di Roma dalla Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, Ofer Winter sarebbe dovuto intervenire il 31 marzo all’Hotel Ariston di Capaccio, in Cilento, a un evento organizzato dalla Pastoral Tourism, compagnia turistica israeliana. La biografia di Ofer Winter non lascia dubbi sul personaggio in questione. Il sito Global Justice 4 Palestine lo ricorda al comando della Brigata Givati quando “guidò uno dei più grandi massacri e crimini di guerra commessi a Gaza”. Era il 2014 e durante l’operazione “Margine di Protezione” l’esercito israeliano “uccise oltre duemila palestinesi, tra i quali 500 minori, macchiandosi di crimini di guerra secondo le Nazioni Unite”. Winter è descritto anche come responsabile di “crimini secondo lo Statuto di Roma” per aver diretto “attacchi intenzionali contro obiettivi civili e edifici non militari, tra cui città, villaggi, abitazioni, luoghi religiosi, scuole, ospedali e monumenti storici, lanciando attacchi sapendo che avrebbero causato perdite civili, danni eccessivi o gravi e duraturi danni all’ambiente naturale”. Anche per queste ragioni la Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, appena appresa la notizia della partecipazione di Ofer Winter ad una conferenza in Cilento, hanno presentato un esposto alla Procura di Roma.  L’Italia ha infatti l’obbligo di intervenire poiché dispone di leggi quali la legge Moro del 1965, che riguardano il crimine di genocidio e la sua punibilità. La legge in questione, all’articolo 8, afferma che “chiunque pubblicamente istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti negli articoli da 1 a 5 – inclusa la deportazione a fini di genocidio – è punito, per il solo fatto della istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di alcuno dei delitti preveduti nel comma precedente”. Le organizzazioni che hanno presentato l’esposto ricordano anche la ratifica dello Stato Italiano dello Statuto di Roma, che istituisce la Corte Penale Internazionale, le 4 convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli Addizionali del 1977, secondo i quali è d’obblico “intervenire ed impedire che sospetti criminali di guerra entrino e circolino indisturbati per il nostro paese”. L’esposto in Procura delle associazioni palestinesi e solidali ne chiede l’arresto immediato in caso metta piede in Italia: per questo il criminale di guerra israeliano ha fatto sapere, con un video, che non sarà in Cilento. Ne parliamo con Domenico Negro di Bds Salerno e con Nives Monda di BDS Napoli. Ascolta o scarica A margine dell’intervista Nives Monda ci ha raccontato della campagna “No room for genocide”, lanciata da BDS per favorire un turismo etico. La campagna è indirizzata a chi utilizza Booking o AirBnb durante i propri viaggi, ma anche a chi gestisce un hotel, un B&B, un trekking o un caffè. Potete leggere gli obiettivi e aderire all’iniziativa “No room for genocide”, cliccando su questo link.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
ENI RINUNCIA AL GAS PALESTINESE: SODDISFATTI EXTINCTION REBELLION E BDS, “MA E’ SOLO L’INIZIO”
L’Eni non parteciperà alle attività di ricerca di gas naturale all’interno della zona economica esclusiva palestinese davanti alla striscia di Gaza. L’azienda italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è ritirata dal consorzio che in pieno genocidio, nell’ottobre 2023, si era aggiudicato sei licenze di esplorazione per giacimenti di gas nelle acque antistanti Gaza. La decisione dell’azienda italiana del cane a sei zampe è stata comunicata dal quotidiano finanziario israeliano Globes e confermata anche da Eni. In seguito al ritiro dal consorzio, la multinazionale italiana dell’energia sarà tenuta a pagare un risarcimento, non ancora quantificato. Soddisfatte ReCommon, Extinction Rebellion e Bds, che insieme alle organizzazioni palestinesi per i diritti umani Al Mezan Center for Human Rights, Al Haq, Palestinian Centre for Human Rights e Adalah, avevano seguito la questione fin dall’inizio e messo al corrente l’opinione pubblica. Le organizzazioni solidali con la Palestina aggiungono che questa decisione “non assolve l’Eni. Tra novembre 2023 e ottobre 2025, l’Italia ha fornito a Israele 310.000 tonnellate di petrolio. Rimane attivo l’accordo con Ithaca Energy, controllata dall’israeliana Delek Group coinvolta nello sfruttamento di risorse nei territori occupati palestinesi”. Andreina Parogni, attivista di Extintion Rebellion, ci racconta  le azioni e le proteste che hanno preso di mira il colosso energetico e che hanno portato alla decisione di Eni di ritirarsi dal consorzio che vorrebbe il gas dei palestinesi. Ascolta o scarica
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto