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Doppio appuntamento a Milano con la campagna ‘Free Marwan Barghouti’
Sabato 7 marzo alla Casa della Cultura (via Borgogna 3) nel pomeriggio si svolgerà un incontro con l’Ambasciatrice Palestinese Mona Abuamara e alla sera verrà proiettato “Tomorrow’s Freedom”, il film delle sorelle Georgia e Sophia Scott. L’iniziativa, che si inserisce nel programma della campagna internazionale lanciata nel novembre scorso, è promossa dal Comitato di Milano per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi per ribadire la richiesta di liberazione di colui che è stato da più parti definito il “Mandela della Palestina” e, insieme a lui, delle migliaia di uomini e donne che sono prigionieri nelle carceri israeliane in detenzione amministrativa, che non prevede alcuna accusa specifica, raramente permette un qualche accesso alla difesa di un avvocato e può essere rinnovata per anni, senza alcuna possibilità di contatto con i familiari. Una situazione di totale illegalità e abuso, più volte denunciata da Amnesty International e da varie organizzazioni attive sul fronte dei diritti umani all’interno della stessa Israele (HaMoked, Gisha, Physicians for Humans Rights) e che neppure il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) è in grado di monitorare in violazione della Terza e Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 e del Diritto Internazionale Umanitario.   SABATO 7 MARZO 2026 MILANO / CASA DELLA CULTURA (VIA BORGOGNA, 3) H 15:30 – INCONTRO CON L’AMBASCIATRICE PALESTINESE MONA ABUAMARA H 20:30 – PROIEZIONE DEL FILM “TOMORROW’S FREEDOM” DI GEORGIA E SOPHIA SCOTT   All’incontro del pomeriggio parteciperanno Khader Tamimi in rappresentanza della Comunità Palestinese di Milano e l’attore/attivista Moni Ovadia, che insiema ai referenti del Comitato Milanese per Marwan Barghouti, Anna Camposampiero e Massimo Amato, accoglieranno l’Ambasciatrice di Palestina in Italia, Mona Abuamara, portatrice di una soluzione diplomatica del conflitto mediorientale fondata su principi di pari uguaglianza e dignità, fine dell’occupazione e dell’apartheid e giuste sanzioni per le continue incursioni da parte dei coloni in Cisgiordania. In dialogo con lei ci saranno Lorenza Ghidini (Direttrice di Radio Popolare) e Danilo De Biasio (Direttore della Fondazione Diritti Umani), mentre da Tel Aviv è previsto un contributo di Gideon Levy, giornalista del quotidiano Haaretz e tra le voci più critiche dell’operato del governo israeliano nei confronti del popolo palestinese. Inoltre, prima di dialogare con il pubblico milanese, l’ambasciatrice palestinese inconterà i consiglieri regionali Onorio Rosati (Alleanza Verdi Sinistra), Lisa Noja (Italia Viva), Paolo Romano e Simone Negri (Partito Democratico) e Paola Pollini (Cinque Stelle) e Francesca Cucchiara (consigliera comunale Verdi) e Anita Pirovano (Presidente del Municipio 9). All’evento pomeridiano, che è previsto terminare alle 17:30, segue quello serale, che inizierà alle 20:30, e propone la proiezione del film Tomorrow’s Freedom (La libertà di domani) che le sorelle Georgia e Sophia Scott hanno finito di montare nel 2022 dopo cinque anni di ricerche e riprese in stretta collaborazione con la famiglia di Marwan Barghouti, alternando testimonianze ed interviste esclusive ai materiali d’archivio e alla documentazione dell’occupazione in Cisgiordania nell’arco di oltre trent’anni. Tra le testimonianza più toccanti quella di Fadwa Barghouti: moglie di Marwan oltre che avvocatessa attiva sul fronte dei diritti umani, da oltre vent’anni impegnata nella campagna in difesa del marito, che recentemente ha fatto tappa anche in Italia, ospite della Camera dei Deputati, dove ha potuto leggere un breve brano di una recente lettera inviata al marito: > So che l’unica cosa che può scuoterti è ciò che senti del dolore del tuo > popolo, e l’unica cosa che ti ferisce è l’incapacità di proteggere i bambini > palestinesi. Tu sei del popolo, e ovunque tu sia, sei in mezzo a loro, sei di > loro e parte di loro; il tuo destino è legato al popolo. Così eri, e così > rimarrai. Ricordiamo che il governo israeliano di Benjamin Netanyahu si è opposto all’inclusione di Barghouti nella lista dei prigionieri da liberare nell’ambito dell’accordo per il cessate il fuoco dello scorso ottobre; inoltre, come non smettono di denunciare i suoi familiari, la sua vita è in pericolo a causa delle continue aggressioni da parte dei carcerieri israeliani. Sostenitore degli Accordi di Oslo, membro del Parlamento Palestinese negli anni ’90, Barghouti venne arrestato nel 2002 con l’accusa di essere il mandante di attentati terroristici in Israele, e dopo 1000 giorni di assoluto isolamento e un processo marcato da gravi irregolarità è stato condannato a cinque ergastoli. Barghouti resta oggi una delle figure più accreditate come possibile futuro leader palestinese, in grado di mettere d’accordo le diverse anime della resistenza tra Gaza e Cisgiordania, e ancor più in grado di dialogare con quei settori della società israeliana che, in dissenso con le scelte del governo Netanyahu, sarebbe orientata a ravvivare le condizioni di un processo di riconciliazione, per un futuro di pace duraturo e sostenibile nel tempo. E su questo tema avranno modo di pronunciarsi la parlamentare europea Cecilia Strada e lo scrittore ed ex membro del parlamento israeliano Avrum Burg, che interverranno con contributi preregistrat e trasmessi prima della proiezione del film. > Quando vi verrà chiesto da che parte stare, scegliete sempre la parte della > libertà e della dignità contro l’oppressione, dei diritti umani contro la > negazione dei diritti, della pace e della convivenza contro l’occupazione e > l’apartheid. > > Solo così si può servire la causa della pace ed agire per il progresso > dell’umanità. > > Marwan Barghouti Comitato di Milano per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi Al Comitato di Milano hanno aderito, ad oggi, le seguenti realtà: * ANPI COMITATO PROVINCIALE MILANO * APS SCIGHERA * ARCI MILANO * ASSOCIAZIONE 99% * ASSOPACE PALESTINA MILANO * ASSOCIAZIONE ITALIA CUBA comitato Milano * BRIGATE ROSA PIACENZA * BLOOM COOPERATIVA SOCIALE VISCONTE DI MEZZAGO * CASA DELLE DONNE * CINEMA RONDINELLA SESTO SAN GIOVANNI * COLLETTIVO KASCIAVIT * COMUNITA’ PALESTINESE DI LOMBARDIA CPL * COOPERATIVA CIRCOLO MATTEOTTI * COOPERATIVA BARONA E. SATTA * COSTITUZIONE BENI COMUNI * CSA BARAONDA * DIEM25 * ESSERE UMANI A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE * FABBRICA ESPERIENZA FE * FONDAZIONE DIRITTI UMANI * FONDAZIONE ROBERTO FRANCESCHI * GAZA FREE STYLE * LIBERA – COORDINAMENTO PIACENZA * LIBERTA’ e GIUSTIZIA * MEDICINA DEMOCRATICA * MOVIMENTO GIUSTIZIA E PACE IN MEDIO ORIENTE * PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA * PAX CHRISTI * PROGETTO REC.PALESTINA * RETE RADIE RESCH * RETE RADIE RESCH (Lecco) * SINISTRA ITALIANA + EUROPA VERDI * TEATRO FE FABBRICA ESPERIENZA * UN PONTE PER (Monza e Milano) * WANTED CINEMA/WANTED CLAN Le adesioni sono aperte, e-mail di contatto: freemarwan.milano@proton.me Redazione Milano
March 3, 2026
Pressenza
FREE MARWAN BARGHOUTI: AUDIO DEL WEBINAR “PRIGIONIERE POLITICHE. LE DONNE PALESTINESI NELLE CARCERI DI ISRAELE”
Il “Comitato Nazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi“ ha organizzato giovedì 19 febbraio 2026 l’interessante webinar ‘Prigioniere politiche: le donne palestinesi nelle carceri di Israele’. Al webinar era annunciata la partecipazione di Khalida Jarrar, già parlamentare palestinese dell’FPLP ed ex prigioniera, attualmente ricercatrice all’università di Birzeit sulle condizioni delle donne palestinesi detenute. Non ha potuto tuttavia essere presente perché ricoverata in ospedale, a causa dei lunghi periodi detentivi a cui è stata sottoposta, che hanno lasciato segni ancora oggi, a oltre un anno dall’ultimo rilascio, a inizio 2025. “Le carceri israeliane – ha spiegato in apertura Luisa Morgantini, portavoce italiana del Comitato – sono pensate per negare sistematicamente l’umanità dei prigionieri palestinesi, per romperne il corpo e lo spirito. In questo sistema disumano e disumanizzante, le donne non solo subiscono vessazioni e torture comuni a tutti i detenuti, ma anche violenze specifiche in quanto donne”, per minare anche il loro rientro attivo in società, come tentato con la Jarrar. All’incontro c’erano comunque due autorevoli ex prigioniere politiche palestinesi: Manal Tamimi, attivista del villaggio di Nabi Saleh, voce autorevole della resistenza popolare palestinese e oggi coordinatrice sul campo di Faz3a, campagna internazionale che coordina l’arrivo di volontari internazionali in Cisgiordania per opporsi, con la propria presenza, alle angherie di coloni e soldati d’occupazione. Oltre alla Tamimi, al webinar è intervenuta anche l’avvocata Diala Ayesh, oggi legale di diversi prigionieri e osservatrice – da vicino – della situazione dentro le carceri, da dove è uscita l’ultima volta solo nel gennaio 2025, a seguito dell’ennesimo arresto su base amministrative. Con Tamimi e Ayesh hanno dialogato, grazie alla traduzione di Hatem Sabdra, Massimo Amato e Luisa Morgantini, del Comitato Nazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Ascolta o scarica.
February 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Le ‘audizioni’ di Maoz Inon, Aziz Abu Sarah e Fadwa Barghouti in diretta
Il Comitato permanente sui diritti umani nel mondo istituito presso la Commissione Esteri della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impegno dell’Italia nella Comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni, svolge * mercoledì 21 gennaio, alle ore 15:30, l’audizione di Maoz Inon e Aziz Abu Sarah; * giovedì 22 gennaio, alle 8:30, l’audizione di Fadwa Barghouti. Gli appuntamenti vengono trasmessi in direttawebtv.   COMITATO PERMANENTE SUI DIRITTI UMANI NEL MONDO Redazione Italia
January 20, 2026
Pressenza
Cisgiordiania e Gaza: Netanyahu fa il bello e cattivo tempo… ma nessuno lo ferma
Un gruppo di coloni armati di mitra hanno arato i terreni agricoli con i trattori, distruggendo tutto il raccolto. È avvenuto all’alba di oggi a Beit Dajan e Foreik, vicino a Nablus. La presenza dell’esercito a protezione dei coloni durante lo scempio compiuto dimostra un piano di colonizzazione guidato dall’alto, e non un’azione di estremisti. In Cisgiordania le forze di occupazione israeliane hanno arrestato, stamattina all’alba, 22 giovani palestinesi durante diverse operazioni di rastrellamento a Dora, Tabka e campo di Al-Fawwar, nella provincia di el-Khalil. E l’esercito di occupazione israeliano continua a violare l’accordo di cessate il fuoco: bombardamenti aerei e di artiglieria hanno colpito varie parti della Striscia di Gaza. I nostri contatti in loco hanno riferito che questa mattina, martedì 23 dicembre, aerei da guerra israeliani hanno aperto il fuoco sulle zone orientali di Gaza City e sul quartiere di Hayy Tuffah. Aerei da guerra israeliani hanno lanciato attacchi a est di Deir al-Balah e a est di Khan Younis. Dall’accordo di Sharm Sheikh, dell’11 ottobre, il numero delle vittime è caloclato di 1˙115 feriti e 649 corpi recuperati. L’ultimo rapporto del ministero della sanità informa di 12 palestinesi uccisi nella giornata di ieri. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i diritti umani ha denunciato che “L’occupazione sta trasformando l’inverno in un’arma di morte contro la popolazione di Gaza attraverso il blocco e il divieto di accesso ai rifugi temporanei”. Avvertendo che “I civili sono costretti a scegliere tra due opzioni mortali: case sull’orlo del crollo o tende che non offrono alcuna protezione dal freddo e dalla pioggia. La politica di impedimento degli alloggi fa parte di un approccio sistematico allo sfollamento forzato e alla negazione del diritto della popolazione a un alloggio sicuro”, l’Osservatorio ha dichiarato: “Chiediamo alla comunità internazionale e al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto a un Alloggio Dignitoso di fare pressione sulla potenza occupante affinché revochi immediatamente il divieto, poiché la sua prosecuzione durante l’inverno equivale a un omicidio volontario”.   Lanciata alla vigilia della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese indetta dall’ONU il 29 novembre di ogni anno, la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, il Mandela palestinese entrerà nel vivo a gennaio prossimo, quando in Italia arriverà suo figlio per partecipare ad un serie di eventi centrali nelle principali città. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio – Dall’avvio della campagna Digiuno x Gaza lanciata a maggio da Anbamed sono passati 7 mesi e 8 giorni. Oggi, martedì 23 dicembre… ANBAMED, notizie dal Sud Est del Mediterraneo ANBAMED
December 23, 2025
Pressenza
Pace, disarmo, smilitarizzazione: salvare le vite è il primo dovere
Martedì 16, sabato 20 e lunedì 22 dicembre presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” si sono svolti tre incontri di studio e di testimonianza per la pace in Medio Oriente. Gli incontri facevano parte di una serie che si protrae dalla fine del 2023 per approfondire la conoscenza del conflitto israelo-palestinese, degli altri conflitti in Medio Oriente e del contesto globale in cui si situano. Ciascuno è stato dedicato particolarmente alla presentazione e al commento di due libri: * martedì 16 dicembre Storia dell’Olp di Alain Gresh (Edizioni Associate, Roma – 1988) e Arafat di Alan Hart (Frassinelli, Milano – 1985), ancora oggi due tra i migliori lavori sui rispettivi argomenti; * sabato 20 dicembre Alla ricerca di Fatima di Ghada Karmi (Atmosphere, Roma – 2013) e Un giorno nella vita di Abed Salama di Nathan Thrall (Neri Pozza, Vicenza – 2024/2025); * lunedì 22 dicembre Laboratorio Palestina di Antony Loewenstein (Fazi, Roma – 2024) e Torri d’avorio e d’acciaio Maya Wind (Edizioni Alegre, Roma – 2024). Ancora una volta è stato rinnovato l’appello a tutte le istituzioni democratiche a sostenere la tregua in Medio Oriente; ad adoperarsi affinché cessino tutte le uccisioni e siano soccorsi tutti i sopravvissuti; a sostenere il riconoscimento da parte di tutti gli stati rappresentati nell’Onu sia dello stato di Israele che dello stato di Palestina entro i confini precedenti la guerra dei sei giorni del 1967 e quindi smantellando tutte le colonie illegali in Cisgiordania; a chiedere la liberazione immediata e senza condizioni di Marwan Barghouti, il Nelson Mandela palestinese che può dare un contributo fondamentale al processo di pace e di riconciliazione. Pace, disarmo, smilitarizzazione: affinché cessino definitivamente la strage a Gaza e le violenze in Cisgiordania, e nasca immediatamente lo stato di Palestina a fianco di quello di Israele nei confini precedenti la guerra dei sei giorni del 1967. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà: per agire concretamente ed efficacemente contro tutte le guerre e le uccisioni; per solidarizzare con tutte le vittime ed opporsi a tutti i carnefici; per cogliere la complessità di tutti i conflitti ed opporsi a tutti i fanatismi; per opporsi alla violenza con la forza della verità e della misericordia, con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza che sola può salvare l’umanità dalla catastrofe. Nel corso degli incontri è stato ancora una volta confermato pieno sostegno all’appello di padre Zanotelli, Luisa Morgantini e tante altre persone amiche della nonviolenza Per la pace nel cuore d’Europa. Parlamento e governo finalmente ascoltino la voce della ragione; ascoltino l’appello del papa per la pace disarmata e disarmante; ascoltino il dettato della legalità costituzionale e del diritto internazionale. Si torni al rispetto dell’articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Si torni al rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che all’articolo 2 recita: “Ogni individuo ha diritto alla vita”. Si torni al rispetto della Carta delle Nazioni Unite che si apre con le parole: “Noi, popoli delle nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra”. Si torni al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, che all’articolo 3 recita: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Occorre abolire la guerra che sempre e solo consiste dell’uccisione di esseri umani. Occorre realizzare la pace disarmata e disarmante che sola salva tutte le vite. La guerra è nemica dell’umanità. Ogni vittima ha il volto di Abele. Ogni essere umano ha diritto alla vita. Salvare le vite é il primo dovere. Redazione Italia
December 23, 2025
Pressenza
Meloni strumentalizza Abu Mazen
Una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista ha incontrato questa mattina il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen. “Nel rimarcare la nostra incondizionata solidarietà alla causa palestinese – hanno commentato Maurizio Acerbo e la responsabile esteri Anna Camposampiero – con franchezza abbiamo espresso il nostro giudizio critico sulla strumentalizzazione da parte del governo Meloni della sua partecipazione alla festa di Atreju. Il governo italiano  non ha ancora riconosciuto lo Stato di Palestina, si astiene all’ONU sull’UNRWA, l’Agenzia che dal 1949 si occupa dei rifugiati, non interrompe le forniture belliche a Israele. Comprendiamo le esigenze diplomatiche dell’Anp in un momento in cui il governo e il parlamento israeliano minacciano, dopo aver raso al suolo Gaza, di annettere la Cisgiordania. Il Presidente Abu Mazen ha ringraziato Rifondazione Comunista per il costante impegno di lunga data a sostegno del popolo palestinese e ha espresso l’auspicio che l’Italia partecipi alla forza multinazionale per passare alla seconda fase della tregua a Gaza. Abbiamo ribadito al Presidente il giudizio negativo sull’azione del governo di Meloni, Tajani e Salvini per la loro plateale vicinanza a Netanyahu e la nostra convinzione che lo stesso invito ad Atreju sia stato un modo per fronteggiare l’indignazione di milioni di italiani per la complicità con il genocidio. Da questo punto di vista lo riteniamo una vittoria del movimento di solidarietà. Abbiamo per questo espresso al presidente Abu Mazen la volontà di continuare la nostra azione di critica al governo – che abbiamo anche denunciato alla Corte Penale Internazionale – e la mai interrotta attività di solidarietà internazionalista con il popolo palestinese e lo abbiamo informato sul nostro impegno nella campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.  Saremo in Piazza Vittorio oggi pomeriggio alle 14,30 a Roma e ci saremo sempre, dovunque sventolerà una bandiera palestinese, simbolo della lotta per il diritto di autodeterminazione dei popoli.” Partito della Rifondazione Comunista Redazione Italia
December 14, 2025
Pressenza
La nuova Nakba
Rifiuti L’accumulo dei rifiuti attorno ai campi di sfollati è un pericolo per la salute della popolazione. Il municipio di Gaza ha denunciato gli attacchi dell’artiglieria israeliana contro gli operatori impegnati a rimuovere i cumuli di rifiuti. “Oltre ad aver chiuso gli accessi alle discariche che ricadono nella zona sotto l’occupazione, i caccia e l’artiglieria prendono di mira i nostri mezzi”. La politica israeliana mira a rendere impossibile la vita a Gaza, per facilitare la deportazione “volontaria” della popolazione. Il responsabile del municipio di Gaza città addetto all’ambiente ha affermato, in un collegamento con Anbamed, “il significato di una determinazione di Israele a rendere la vita impossibile è quello di costringerci a partire. Vogliono ripetere la cacciata del 1948. Nella sola città di Gaza si sono accumulati 350 mila metri cubi di rifiuti e non abbiamo i mezzi per rimuoverle, anche a causa del blocco di rifornimento di carburanti”. Rifugiati L’Assemblea generale dell’ONU ha innovato l’incarico all’Unrwa per i prossimi 3 anni. 151 a favore, 10 contrari e 14 astenuti. I tentativi israeliani di annientare la memoria storica della Nakba sono falliti. L’attacco frontale del governo di Tel Aviv contro l’Unrwa mira infatti alla cancellazione degli strumenti internazionali che garantiscono i diritti storici dei palestinesi: il diritto al ritorno, lo status di rifugiati, il risarcimento. L’esercito israeliano ha deportato tutti gli abitanti dei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nour Shams, per cancellare la memoria delle deportazioni del 1948. Per ammettere il loro ritorno, i militari hanno proposto la rinuncia allo status di “rifugiato” e il non ritorno degli uffici e scuole dell’Unrwa. Ostaggi La vita di Marwan Barghouti è in pericolo.  Ieri, il figlio del leader incarcerato Marwan Barghouti ha diffuso il seguente grido: “Stamattina mi sono svegliato con una telefonata da un prigioniero rilasciato. Mi ha detto: ‘Tuo padre è stato maltrattato fisicamente. Gli hanno rotto denti e costole, gli hanno tagliato via parte di un orecchio e gli hanno rotto le dita a più riprese per divertimento’. Cosa dovrei fare? Con chi dovrei parlare? A chi dovrei rivolgermi? Viviamo in questo incubo ogni giorno… Mio padre ha 66 anni ormai, oh Dio, da dove prenderà la forza?” La famiglia ha tentato di appurare la veridicità delle informazioni e la reale identità del relatore del messaggio. Ma le autorità carcerarie israeliane non ammettono visite e non forniscono informazioni e respingono ogni richiesta delle istituzioni internazionali di visitarlo. Libertà per Marwan Barghouti Sono oltre 30 gli ospedali che parteciperanno mercoledì 10dicembre alla giornata di mobilitazione “La sanità non si imprigiona” per chiedere la liberazione degli oltre 90 sanitari palestinesi detenuti nelle carceri palestinesi. Da Trento a Palermo si terranno dei flashmob che, ricordiamo, sono aperti a tutti i cittadini. Per leggere tutto l’elenco degli ospedali coinvolti: La sanità non si imprigiona – Anbamed È in corso in Italia ed a livello internazionale, la campagna in favore della liberazione dei prigionieri politici palestinesi e in particolare per mettere fine alle torture e maltrattamenti. Al centro di tale campagna vi è l’obiettivo di salvare il Mandela palestinese, Marwan Barghouti, da 23 anni in carcere.  La campagna viene lanciata alla vigilia della giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese indetta dall’ONU: Campagna internazionale per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi – Anbamed ANBAMED
December 6, 2025
Pressenza
La NATO si prepara alla guerra contro la Russia. Attacchi di Israele a Gaza, in Cisgiordania e Siria. Intanto in Sudan…
Le informazioni raccolte e divulgate oggi, 2 dicembre, da ANBAMED. Sono passati tre anni, 9 mesi e 7 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare NATO, ha dichiarato al Financial Times che l’alleanza sta valutando di intensificare la sua risposta alla guerra ibrida di Mosca e ha affermato che un “attacco preventivo” potrebbe essere considerato una ”azione difensiva”. Per spiegare la sua neolingua, ha aggiunto: “Siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando”. GAZA – Le operazioni militari israeliane conto i civili sono intensificate ultimamente, dopo la consegna degli ultimi corpi di ostaggi israeliani uccisi dagli stessi bombardamenti dell’esercito di occupazione. L’aviazione di Tel Aviv ha colpito duramente a Khan Younis e Rafah. Elicotteri hanno bersagliato i campi di sfollati a ovest di Khan Younis. L’artiglieria ha bombardato a Zeitoun, a sud di Gaza città. Il rapporto del ministero della sanità palestinese informa dell’uccisione di 9 civili, nella giornata di ieri, i corpi dei quali sono arrivati negli ospedali. Mentre le violazioni israeliane della tregua non trovano eco sulla stampa scorta mediatica del genocidio e non vengono condannate dalle cancellerie dei paesi colonialisti di Stati uniti e Ue, la situazione umanitaria si aggrava. Le operazioni di ricerca dei dispersi palestinesi sotto le macerie vanno a rilento, a causa del blocco israeliano dell’ingresso di macchinari di movimento terra. Ogni giorno vengono recuperati decine di corpi, ma il numero totale si aggira tra i 10 e i 15 mila vittime dei bombardamenti israeliani sulle zone residenziali. È un dramma per molte famiglie che non riescono a dare una degna sepoltura ai loro cari, caduti vittime dei bombardamenti israeliani. Migliaia di famiglie stanno cercando di estrarre i corpi dei loro cari da sole, in assenza di risorse. “Alcune ci riescono, altre falliscono, ma la realtà è che migliaia di vittime sono ancora oggi sepolte sotto le macerie – ha detto il portavoce della protezione civile, Al-Basal  – Ci sono corpi che possono essere identificati direttamente, ma molte vittime che potranno essere identificate solo attraverso test di laboratorio (DNA)”, sottolineando che la Protezione Civile ha recuperato centinaia di corpi negli ultimi mesi di persone senza nome e che sono stati sepolti nelle ‘tombe non identificate’ nel cimitero dei numeri a Deir al-Balah. CISGIORDANIA – Il 17enne Muhannad Taher Zaghir è stato assassinato dalle truppe israeliane a el-Khalil (Hebron). È stato colpito dalle pallottole dei soldati israeliani mentre era nell’auto del padre. All’ambulanza della Mezzaluna rossa è stato impedito di soccorrerlo e poi il suo corpo è stato preso in ostaggio dall’esercito di occupazione. Anche a nord di Ramallah, le truppe israeliane di occupazione hanno impedito il soccorso ad un ragazzo ferito dalle pallottole dei soldati nel villaggio di Omm Safa. A nord di Gerusalemme, un gruppo di coloni ebrei, arrivati da ogni dove, ha issato costruzioni provvisorie per la realizzazione di una nuova colonia nel villaggio palestinese, Mikhmas. L’esercito ha accompagnato i colonizzatori e allontanato, con la minaccia delle armi, i contadini nativi dalle loro terre. SIRIA – Truppe di Tel Aviv avanzano verso nord nella provincia siriana di Quneitra. È la terza incursione israeliana in territorio siriano, sempre più vicino alla capitale Damasco. I soldati di Tel Aviv hanno eretto posti di blocco, compiuto azioni di rastrellamento e distrutto infrastrutture e demolito case. In una zona rurale hanno sradicato alberi, per costringere i contadini alla deportazione. Gruppi di coloni ebrei israeliani hanno tentato di creare degli insediamenti nelle zone occupate militarmente da Israele all’interno del territorio siriano, ma sono stati rispediti indietro dallo stesso esercito israeliano, con la motivazione che l’area non è ancora sicura e non sarebbe possibile garantire l’incolumità dei cittadini israeliani. LIBANO – Una tregua silente per la visita del papa. Ma la pressione sul governo e l’esercito libanesi da parte degli “intermediari” statunitensi è sempre più sfacciatamente a fianco di Israele. La rappresentante Usa nella commissione di supervisione sulla tregua pretende la restituzione ad Israele di un missile inesploso lanciato su Beirut. Gli Stati Uniti hanno chiesto urgentemente al governo libanese di recuperare la bomba intelligente GBU-39 lanciata da Israele durante l’assassinio del comandante militare di Hezbollah Haytham Ali Tabatabai, ma che non è esplosa ed è rimasta intatta sul luogo dell’attacco. La Casa Bianca teme che la bomba sofisticata, di fabbricazione USA, finisca nelle mani di Hezbollah che poi potrebbe consegnarla all’Iran, Russia o Cina. SUDAN – Le milizie hanno affermato di aver conquistato la caserma dell’esercito governativo a Babmusa. La scena militare sudanese sta assistendo a una rapida escalation dopo che le Forze di Supporto Rapido hanno preso il controllo della città di Babnusa nel Kordofan occidentale, aprendo un nuovo capitolo nel conflitto e ristabilendo un nuovo equilibrio di potere tra le due parti. Il risultato più drammatico della guerra civile sudanese è il prezzo pagato dalla popolazione civile costretta alla fuga ed a subire le angherie di milizie senza controllo. Sono state denunciate dai superstiti violenze indicibili che vanno dallo stupro fino alla richiesta di riscatto alle famiglie delle persone prese in ostaggio. ALEGERIA – Aumento del salario minimo e reddito di disoccupazione. Il governo algerino ha approvato due decreti per la lotta contro la povertà. Secondo una dichiarazione del Consiglio dei ministri, il salario minimo è stato aumentato da 20˙000 dinari (circa 155 dollari) a 24˙000 dinari (circa 185 dollari) a partire dall’inizio del prossimo anno. Come riportato dalla televisione di Stato e da una dichiarazione del consiglio, il presidente Tebboune ha deciso di aumentare l’indennità di disoccupazione da 15˙000 dinari (115 dollari) a 18˙000 dinari (circa 140 dollari).   INIZIATIVE Libertà per Marwan Barghouti : È in corso la campagna italiana in favore della liberazione dei prigionieri politici palestinesi e in particolare per mettere fine alle torture e maltrattamenti. Al centro di tale campagna vi è l’obiettivo di salvare il Mandela palestinese, Marwan Barghouti, da 23 anni in carcere. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio – Sono passati 6 mesi e 17 giorni di sciopero della fame a staffetta, dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, martedì 02 dicembre, il digiuno a staffetta prosegue. Il digiuno a staffetta prosegue fino alla conclusione vera dell’aggressione militare. Si propone di devolvere il costo di un pasto a favore di una raccolta fondi per la Palestina: “Oltre il digiuno, Gaza nel cuore” (https://gofund.me/4c0d34e2c). La petizione BDS chiede di cancellare il gemellaggio Milano-Tel Aviv e le collaborazioni economiche del Comune con Israele e un appello implora per la liberazione dei medici in ostaggio nei campi di concentramento israeliani. Il 13 dicembre a Milano, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione della fiaba illustrata, “Strega!”, di Mia Lecomte – edizione bilingue italiano-arabo di Mesogea – Messina. Una pubblicazione per finanziare i progetti dell’associazione palestinese Al-Najdah a Gaza. Le maestre di Al-Najdah dopo averla ricevuta in formato digitale hanno detto: “Così coniugheremo istruzione e intrattenimento”. La presentazione sarà presso la sede dell’associazione ChiAmaMilano alla presenza di autrice, curatrici e illustratori e illustratrici. Per informazioni e adesioni al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza scrivere a anbamedaps@gmail.com     ANBAMED
December 2, 2025
Pressenza
A Milano corteo per la Palestina e non solo
E’ il 29 novembre 2025, Giornata Mondiale della Solidarietà col popolo palestinese e mi avvio a piedi da Piazza del Duomo a Piazza XXIV maggio in pieno quartiere Ticinese a Milano; arrivato in corso di Porta Ticinese mi rendo subito conto che la partecipazione al corteo è numerosa proprio come lo sventolio delle bandiere palestinesi ed i cartelli che gridano “Libertà per Marwan Barghouti”, l’unico palestinese veramente temuto dal governo d’Israele e dai capi di Hamas, perché in grado di mettere fine al genocidio in atto a Gaza ed ai crimini dei coloni appoggiati dall’esercito israeliano nei confronti delle famiglie palestinesi in Cisgiordania. Tanti gli striscioni e i cartelli per la liberazione dell’imam Shahin, attualmente prigioniero nel Cpr di Caltanissetta, che rischia di essere consegnato all’Egitto, con il quale il dialogo del nostro Paese continua a essere più che aperto, nonostante i pianti per l’assassinio di Giulio Regeni. Almeno in 15mila sfilano per le strade della città; non mancano numerose sigle dei sindacati di base, che oltre a gridare “Free Palestine” non tacciono sul governo Meloni e sulle condizioni sempre peggiori di lavoro, sulla precarietà, sui morti del lavoro, sulla schiavitù e sullo sfruttamento. Come ai vecchi tempi ricompaiono anche i “volantinatori” e di conseguenza i volantini fronte e retro scritti fitto fitto perché tutto stia su un foglio di carta. (avete letto bene …..di carta!). Uno di questi “piccolino nel formato” titola “Contro il piano di Trump su Gaza e i sacrifici per la guerra, per l’embargo a Israele e per buttare giù il governo Meloni con la piazza!” Su un altro volantino si legge “Contro lo sfruttamento e il riarmo! Per l’unità d’azione dei sindacati e dei lavoratori” ed io non posso che continuare a sperare che i sindacati facciano “pace con il cervello” e comincino a capire che prima dei loro piccoli interessi ci sono quelli degli sfruttati, dei poveri e della gente comune che chiede lavoro e dignità. L’unità d’azione sarebbe già un gran bel segnale! Redazione Milano
November 29, 2025
Pressenza
Sciopero generale, Milano attraversata da un grande corteo
Si sapeva che i numeri non sarebbero stati quelli di fine settembre, e non sappiamo neppure quanta sia stata la percentuale di scioperanti, ma la manifestazione di Milano è venuta molto bene. Appuntamento alle nove e mezza, giornata serena, ma molto fredda. Come spesso avviene all’inizio si è in pochi e gli umori sono piuttosto bassi. Ma alla partenza il corteo è fitto e durante la prima parte del percorso si riempie, settemila? Ottomila? La componente studentesca è maggioritaria, ma ciò significa anche che la forza, il colore e l’energia sono tante. Parte dal centro e va verso la periferia; diversi i camion che mandano musica, da cui partono interventi forti e ascoltati. La causa palestinese si incrocia sempre meglio con una militarizzazione diffusa, una repressione che cresce, investimenti in spese militari da paura, tagli alla spesa sociale che producono rabbia ogni giorno di più, stipendi al palo. Vengono poi ricordate le parole di ministri sempre più impresentabili. “Governo Meloni, dimissioni” grida la piazza. Striscioni, bandiere, cartelli, la giornata si intiepidisce e si cammina si cammina. Si dovrebbe finire alla stazione ferroviaria di Lambrate, ma probabilmente la questura non è d’accordo, c’è pure un elicottero che vola tutto il tempo sulla testa dei manifestanti. Dall’alto hanno deciso che alla stazione non ci si avvicina e così cominciano dei muri di camionette e agenti antisommossa che deviano il corteo, una, due, tre volte. Il corteo è compatto, non si cercano tensioni, gli idranti sopra un enorme camion non devono essere attivati. E così il corteo va avanti, avanti. Alla fine si saranno fatti quasi dieci chilometri, si finisce alle due del pomeriggio, l’anfiteatro della Martesana accoglie coloro che hanno resistito fino alla fine. Viene anche composta una grande scritta “Free Marwan Barghouti” a ricordare che domani inizia una campagna internazionale per la liberazione del leader palestinese e per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi. La pace è ancora molto lontana. Bisogna continuare. E domani altro corteo alle 14 da piazza 24 Maggio, ma stavolta si finisce in piazza Duomo. Foto di Andrea De Lotto e Fiorella Socci Andrea De Lotto
November 28, 2025
Pressenza