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La tragedia curda che l’Occidente nasconde
un articolo di Mario Sommella. A seguire link e aggiornamenti. Il popolo kurdo tra guerra permanente e negata:la tragedia che l’Occidente finge di non vedere Ci sono guerre che fanno rumore e guerre che vengono tenute apposta nel silenzio. La questione kurda appartiene a questa seconda categoria: un dolore lungo, stratificato, quasi “normale” per chi guarda da lontano, e quindi
Camminare accanto ai nomi di Gaza
Da Brescia a Cremona, la memoria civile che prende forma Ci sono giorni in cui una città continua la sua vita come sempre e, nel frattempo, senza interrompersi, accoglie qualcosa che la attraversa e la rende diversa. Il 29 novembre, Brescia ha visto passare un corteo silenzioso, un fiume bianco di memoria che ha portato in cammino ventimila nomi, i bambini e le bambine uccisi a Gaza. Quando queste righe arrivano al lettore, siamo già a metà dicembre. Entrambe le iniziative di cui si parla si sono compiute. La prima a Brescia, in un sabato pomeriggio di fine novembre. La seconda a Cremona, l’8 dicembre, nel cuore della piazza del Comune, dall’alba fino a sera. È passato qualche tempo, ma ciò che è accaduto non appartiene a una data soltanto. Appartiene a una coscienza collettiva che continua a muoversi, a interrogare, a chiedere pace, anche quando l’attenzione pubblica si è già spostata altrove. La vita cittadina proseguiva, negozi aperti, famiglie in uscita, persone in movimento. Eppure, ovunque il corteo è passato, gli sguardi si sono posati su di noi con rispetto, con un’attenzione che non aveva bisogno di parole. Quello sguardo, più di qualsiasi silenzio totale, ha dato forza al cammino. Dal Mo.Ca a Campo Marte: la memoria che cambia forma L’iniziativa nasce come naturale prosecuzione dell’installazione esposta al Mo.Ca, coordinata da Francesca Di Modica insieme alle insegnanti dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali di Brescia, dove fino al 23 novembre erano state raccolte ventimila strisce bianche, ventimila nomi e ventimila vite spezzate. Dopo giorni trascorsi sulle pareti del museo, quei nomi avevano bisogno di uscire dal chiuso, di essere affidati alle persone, di camminare sulle nostre gambe. Di ritrovare l’aria, il cielo, lo spazio aperto. Campo Marte: il miracolo di un gesto perfetto All’inizio, nel prato di Campo Marte, sembravamo pochi. Le strisce bianche erano adagiate sull’erba verde come un grande respiro trattenuto. Ci chiedevamo se saremmo riusciti a portarle tutte, senza confusione. Poi il segnale: sollevatele. E in un solo istante è accaduto qualcosa che non si può spiegare, ma solo vedere. Centinaia di mani, senza prove, senza comandi, hanno sollevato insieme ventimila nomi da terra. Il sole illuminava le dita che tiravano i fili verso l’alto. Avrei voluto lì accanto il più grande regista del mondo: la scena era perfetta, di una delicatezza e una bravura che non si fingono. È stato un brivido collettivo, uno di quei momenti che non si dimenticano. Da quel gesto è nato il corteo, un serpentone bianco, ordinato, lunghissimo, guidato da un’armonia naturale.  Un corteo laico, un rito civile Il corteo è avanzato come un rito antico, come un funerale laico. Una processione civile che ricordava i Venerdì Santo del Sud, non per religiosità, ma per la gravità del passo, per il dolore condiviso che veniva portato sulle spalle. Le forze dell’ordine, polizia, carabinieri, Digos, accompagnavano l’iniziativa con una protezione solenne e rispettosa. Una scorta che solitamente si riserva alle autorità. E quel giorno, le personalità importanti erano loro, i nomi. La città che guarda La città non si è fermata del tutto, e non era necessario che lo facesse. È bastato che ci vedesse. Attraversando il centro storico, le vie strette, le piazze luminose, le pietre antiche, la vita quotidiana si intrecciava al nostro passaggio. Persone che rallentavano, che si voltavano, che seguivano con lo sguardo quel bianco in cammino. Qualcuno si è fermato, qualcuno si è unito per un tratto, qualcuno si è fatto serio. È stato un silenzio diverso, un silenzio di rispetto, quello che nasce quando si comprende, anche solo per un istante, che ciò che passa riguarda l’umanità intera. La foto che resta: la mano della bambina Tra tutte le immagini, una continua a tornarmi alla mente. Una mamma che avanza tenendo la mano della sua bambina, e accanto a loro un papà che spinge la carrozzina. Insieme sorreggono la striscia da cui pendono i nomi. In quella mano piccola custodita in una mano grande c’è tutto, la vita che cresce, la vita che guida, la vita che non c’è più. Una famiglia viva che cammina tra le famiglie spezzate. Un’immagine che non si dimentica. Piazza Duomo: un Hallelujah inatteso All’ingresso in Piazza Duomo, la luce del pomeriggio si piegava sul marmo e la luna era già visibile. Un chitarrista, lì per conto suo, ha iniziato a cantare Hallelujah. Un canto non previsto, nato per caso, ma perfetto. Le note si sono intrecciate al corteo come se fossero state attese. Dopo il canto sono intervenuti Francesca Di Modica, Emanuela De Rocco e Sara Girelli della rete La Scuola per la Palestina, Lyas Ashkar, Consigliere comunale di Brescia, e un rappresentante del Movimento Nonviolento. Interventi brevi, misurati, rispettosi.  Il ritorno nel buio: piegare la memoria Finito il corteo, nessuno è andato via. Siamo tornati insieme verso Campo Marte. La notte era scesa, i lampioni illuminavano il prato. Le maestre, gli educatori, i volontari ripiegavano le strisce una a una, con lentezza e cura. Un gesto semplice, quasi materno: rimettere al sicuro ciò che fragile è e fragile rimane. Le scatole, a quel punto, erano pronte a partire. L’installazione sarebbe diventata itinerante, richiesta da altre città. Perché la memoria deve camminare, non restare ferma. Non lasciarli soli Nell’annuncio della manifestazione c’era scritto: «Li accompagneremo idealmente per le vie del centro, per non lasciarli soli ancora una volta». E così è stato. Abbiamo camminato accanto ai loro nomi per dire che non erano numeri, non erano statistiche, non erano un elenco. Erano bambini. Erano persone. Erano futuro negato. Brescia Cremona, 8 dicembre: le scarpe, il “mare immobile”, la stessa urgenza A distanza di pochi giorni, l’8 dicembre, un’altra città lombarda ha raccolto quel gesto e lo ha tradotto in una forma diversa. A Cremona, in Piazza del Comune, è stata allestita un’installazione collettiva intitolata “Quanti sono 20.000 bambini?” visibile dalle 8 del mattino fino alle 19.30. Lì non sono stati i nomi a camminare. Sono state le scarpe a parlare. Centinaia di paia disposte con ordine sul selciato, un “mare immobile” che rendeva visibile l’assenza. Anche questa iniziativa è stata promossa dal gruppo di docenti La Scuola per la Palestina, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e la collaborazione della Tavola per la Pace e di altre realtà associative del territorio, tra cui ALAC – Associazione Latinoamericana di Cremona. L’idea, maturata nel lavoro di rete, è stata resa possibile anche grazie all’impegno di insegnanti come Chiara Beccari, Josita Bassani e Luisa Zanacchi, insieme ad altri volontari. Dal Bresciano sono arrivate 1.593 scarpette, raccolte in punti diversi, tra la Casa della Sinistra, il Lago di Garda, la Franciacorta, i Missionari Saveriani e Ospitaletto. Scarpe di ogni tipo e misura: stivaletti da pioggia, scarpette da montagna, calzine, scarpe per i bambini più piccoli. Ogni paio, un bambino o una bambina uccisi. Al termine della giornata, le scarpe sono state destinate alla beneficenza. Un modo per provare a trasformare la memoria in gesto concreto, senza confondere il simbolo con la soluzione, ma senza rinunciare alla responsabilità. Quando questo reportage esce, il tempo delle festività rischia di rendere tutto più lontano. E invece le notizie che arrivano dai conflitti in corso non sono incoraggianti. Si soffre ancora in Palestina e a Gaza, in Ucraina, in Sudan. L’inverno si aggiunge al dramma delle guerre. Non è il tempo delle illusioni. È però il tempo della lucidità. Anche perché il mondo è attraversato oggi da quasi sessanta conflitti armati, e questa cifra, da sola, dovrebbe impedirci ogni assuefazione. Brescia ha camminato accanto ai nomi. Cremona ha reso visibili le assenze. Due gesti diversi, un’unica responsabilità: non normalizzare, non voltarsi, non lasciare soli i bambini, nemmeno dopo. Restano, più vere di tutto, le parole della maestra e amica Francesca Di Modica: «Non sono solo numeri. Sono bambini, bambine, ragazzi, ragazze, famiglie, persone». E questo, oggi come allora, riguarda tutti. Cremona Redazione Italia
Brescia, Valle Sabbia nel cuore dell’uccellagione: viaggio dentro un sistema illegale
In una zona di campagna apparentemente tranquilla, tra un giardino curato e un terreno agricolo della bassa Valle Sabbia, si nascondeva un meccanismo ben più complesso di quanto l’occhio potesse cogliere. Un sistema di cattura illegale di uccelli, ben strutturato, che i Carabinieri Forestali del Nucleo di Gavardo hanno riportato alla luce dopo un’operazione di bonifica durata ore. A finire al centro delle indagini è un uomo di 79 anni, allevatore iscritto alla Federazione Ornicoltori Italiani. Una figura che, almeno sulla carta, appartiene al mondo dell’ornitologia ufficiale e regolamentata. Ma tra le pertinenze della sua abitazione e il terreno antistante i militari hanno scoperto ben quattro siti di uccellagione: installazioni nascoste con cura, mimetizzate tra vegetazione e strutture domestiche, progettate per attirare e catturare piccola fauna selvatica. Non si trattava di trappole improvvisate. In ogni punto erano presenti reti tese e richiami acustici a funzionamento elettromagnetico, dispositivi capaci di riprodurre canti e versi per attirare gli uccelli in volo. Una tecnologia che, nelle mani di bracconieri esperti, diventa un mezzo micidiale: non seleziona, non distingue specie protette da altre, richiama indiscriminatamente tutto ciò che sorvola l’area. Durante il sopralluogo i Forestali hanno trovato anche la parte più evidente del danno: venti uccelli imprigionati, incapaci di liberarsi dalle reti o costretti in gabbie come richiami vivi. Pettirossi, capinere, passere scopaiole. Specie che popolano boschi e giardini, e che ogni anno finiscono nelle maglie dell’uccellagione clandestina, alimentando un mercato grigio ancora radicato in alcune aree del Nord Italia. Il bilancio dell’operazione è imponente: sequestrate 27 reti — dieci delle quali già in uso e distribuite su circa 120 metri di lunghezza — oltre a 37 trappole a scatto “SEP” e 80 anellini identificativi. Piccoli dettagli che compongono un mosaico ben preciso: un’attività di prelievo non occasionale, ma organizzata e sistematica. Al 79enne è stata contestata la cattura indiscriminata di fauna selvatica mediante mezzi non selettivi, un reato che colpisce direttamente il patrimonio faunistico dello Stato. Le sue responsabilità dovranno ora essere accertate in sede giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza. Ma l’indagine apre uno squarcio su un fenomeno che continua a riaffiorare, nonostante anni di controlli e campagne di sensibilizzazione. Per i Carabinieri Forestali si tratta dell’ennesima conferma: l’uccellagione, sebbene proibita da decenni, sopravvive grazie a pratiche consolidate e a una domanda che non si è mai spenta del tutto. E ogni episodio come questo è un monito sulla fragilità del patrimonio naturale e sulla determinazione necessaria per difenderlo.   Simona Duci
Brescia, la città dell’accoglienza si prepara a respingere il razzismo
BRESCIA — Mentre le luci della decima Marcia per l’Accoglienza e la Cittadinanza si spengono, lasciando nelle vie del centro il passo di duemila persone che il 18 ottobre hanno sfilato per una società di pace e fraternità, sulla città si addensa una nuova ombra: una riunione pubblica sulla cosiddetta “remigrazione”, prevista per il 15 novembre. Dietro l’apparente neutralità del termine, si cela una delle più radicali teorie della destra estrema europea: quella secondo cui l’Occidente sarebbe vittima di una “sostituzione etnica”, e che i migranti — giudicati “non assimilabili” alla cultura nazionale — dovrebbero essere rimpatriati forzatamente. A dar voce a questa ideologia, destinata a scuotere il dibattito pubblico, sono esponenti di gruppi e movimenti noti per la loro matrice neofascista: da CasaPound Italia alla Rete dei Patrioti, dai Veneto Fronte Skinheads al locale Brescia ai Bresciani. Tra i relatori annunciati, anche Francesca Totolo, collaboratrice del Primato Nazionale e autrice per la casa editrice Altaforte, legata allo stesso ambiente politico.   LA RISPOSTA DELLA CITTÀ La reazione del fronte civico bresciano non si è fatta attendere. Sotto lo slogan “Razzisti, Brescia non vi accoglie!”, la rete di associazioni riunite nel movimento #IoAccolgo Brescia ha diffuso un comunicato fermo e senza ambiguità: «Razzismo e xenofobia non devono avere cittadinanza nella nostra città». Il documento — firmato da numerose organizzazioni del terzo settore, del volontariato e della società civile — ricorda come Brescia abbia già dato prova di compattezza contro le derive xenofobe. Un anno fa, infatti, la città aveva risposto con un corteo imponente alla marcia di alcuni gruppi neofascisti nei pressi della stazione ferroviaria, riaffermando i principi di solidarietà e convivenza sanciti dalla Costituzione. UN MOSAICO DI CULTURE I numeri parlano chiaro: al 31 dicembre 2023, i nuovi residenti stranieri nel comune di Brescia sono 38.000, e 155.000 in tutta la provincia, provenienti da 140 Paesi diversi. Una realtà che, lungi dal rappresentare una minaccia, costituisce una delle forze vitali della città: «Brescia è bella anche grazie a chi viene da altri Paesi del mondo: vogliamo che rimanga bella e giusta», recita il comunicato. Proprio per questo le associazioni promotrici della marcia hanno chiesto un incontro con il Prefetto, che ha garantito una pronta disponibilità. L’obiettivo è chiaro: sollecitare le istituzioni a vigilare affinché gli spazi pubblici non diventino palcoscenico di ideologie che negano i valori democratici e il rispetto della persona. La storia di Brescia, ferita nel 1974 dalla strage di Piazza della Loggia, pesa come un monito collettivo contro ogni rigurgito di odio. Non è solo questione di ordine pubblico, ma di identità civile. Nel linguaggio dei promotori di #IoAccolgo, si avverte la consapevolezza che l’accoglienza non è mera tolleranza, bensì una scelta culturale e politica: un argine contro la barbarie, una riaffermazione del principio di umanità. La città dei diritti, della solidarietà e del lavoro si prepara dunque a un nuovo banco di prova. «Ci stiamo preparando ad accoglierli — scrivono ironicamente gli organizzatori — ma Brescia non accoglie il razzismo».   Redazione Sebino Franciacorta
Sapiens Festival 2025: alle soglie di un mondo nuovo
Dal 18 novembre al 2 dicembre, Bergamo, Brescia e il lago d’Iseo ospitano la sesta edizione del Sapiens Festival, la rassegna che interroga il nostro tempo e cerca risposte per il futuro. In un mondo attraversato da crisi geopolitiche, trasformazioni tecnologiche, fratture generazionali e fragilità crescenti, il Sapiens Festival 2025 torna con una domanda urgente: “Dove stiamo andando?” Dal 18 novembre al 2 dicembre, il festival animerà sei comuni delle province di Bergamo e Brescia e del lago d’Iseo con una serie di incontri gratuiti che riuniranno pensatori, scienziati, filosofi, economisti e insegnanti: menti “sapiens” chiamate a tracciare una bussola per orientarsi nel mondo che cambia. Una bussola per il futuro Organizzato dall’associazione Reading – Voci dal lago, il Sapiens Festival si conferma come uno spazio di riflessione e dialogo, capace di unire cultura, scienza e impegno civile. «Ancora una volta ci mettiamo sulle spalle dei giganti per intravedere cosa ci aspetta all’alba di un mondo che ci sembra del tutto nuovo» – spiega Claudia Mangili, presidente dell’associazione. «Guarderemo alla geopolitica, alla tecnologia, alla psiche, ma anche ai giovani, che quel mondo dovranno viverlo e costruirlo». Il festival, sostenuto dai Comuni di Treviglio, Costa Volpino, Sulzano, Darfo Boario Terme, Lovere e Bergamo con il contributo di Fedabo, Comisa e Monaco Boat Service, propone un viaggio attraverso conoscenza e consapevolezza. Gli incontri di Sulzano e Costa Volpino sono realizzati con il contributo di Regione Lombardia.   Il programma degli incontri 18 novembre – Treviglio, Spazio Hub (ore 20.45) Marcello Veneziani – “Profeti del ‘900. Nietzsche e Marx hanno visto il mondo di oggi?” Giornalista, filosofo e scrittore, Veneziani apre il festival con un viaggio nel pensiero di due giganti del Novecento, rileggendo le loro visioni alla luce delle crisi contemporanee. Un dialogo tra filosofia e attualità per comprendere il presente attraverso gli occhi dei “profeti” del passato. 20 novembre – Costa Volpino, Auditorium comunale (ore 20.45) Sebastiano Barisoni – “Orizzonte Economia, un focus” Vicedirettore di Radio 24 e voce autorevole di Focus Economia, Barisoni analizzerà gli scenari geopolitici e finanziari globali, offrendo strumenti per decifrare le instabilità del sistema economico internazionale e le sfide che attendono l’Europa. 22 novembre – Sulzano, Palestra comunale (ore 20.45) Enrico Galiano – “Meglio veri che perfetti” L’insegnante e scrittore più amato dai giovani italiani riflette sul mondo dell’educazione, sulle fragilità e i sogni delle nuove generazioni. Una lezione-spettacolo per riscoprire il valore dell’imperfezione e la forza dell’autenticità in un’epoca di apparenze. 26 novembre – Darfo Boario Terme, Teatro San Filippo (ore 20.45) Federico Faggin – “Dal microchip all’invisibile. L’uomo che ha inventato il presente” Padre del microchip e protagonista della rivoluzione digitale, Faggin racconterà il legame tra scienza e coscienza, materia e spirito. Dalla Silicon Valley al mistero dell’intelligenza umana, una riflessione profonda sull’evoluzione tecnologica e sul futuro dell’uomo. 27 novembre – Lovere, Teatro Crystal (ore 11.00) Amalia Ercoli Finzi e Elvina Finzi – “Le ragazze della Luna. Andremo su Marte?” Madre e figlia, scienziate e pioniere dell’aerospazio, incontrano gli studenti per parlare di scienza, sogni e parità di genere. Dalla cometa Rosetta a Marte, le Finzi testimoniano come la conoscenza e la curiosità possano davvero cambiare il mondo — e renderlo più inclusivo. 2 dicembre – Bergamo, Circolino di Città Alta (ore 20.45) Emi Bondi – “Perché le nuove generazioni sono così vulnerabili?” Psichiatra e già presidente della Società Italiana di Psichiatria, Bondi chiude il festival affrontando un tema cruciale: la fragilità emotiva dei giovani. Un incontro per comprendere le radici del disagio contemporaneo e per costruire nuove strade di ascolto e cura. La filosofia dei Sapiens Ogni edizione del Sapiens Festival si fonda su una convinzione semplice ma rivoluzionaria: la conoscenza è il vero strumento di libertà. In un tempo che corre veloce, tra intelligenze artificiali, guerre e mutamenti sociali, il festival invita a fermarsi, ascoltare e pensare. Perché, come i filosofi antichi, anche i “sapiens” di oggi – scienziati, insegnanti, pensatori – hanno il compito di illuminare la via, ricordando che solo comprendendo il mondo possiamo davvero trasformarlo. Sapiens Festival 2025 Dal 18 novembre al 2 dicembre – Bergamo, Brescia e Lago d’Iseo Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito. Info e aggiornamenti: https://www.sapiensfestival.it/ Redazione Sebino Franciacorta
Per non essere indifferenti, evento per Gaza a Palazzolo sull’Oglio
Per non essere indifferenti. Un evento per portare aiuto e speranza a Gaza Domenica 16 novembre, in Piazza Zamara & Parco delle Tre Ville, a Palazzolo sull’Oglio Una giornata per incontrarsi, informarsi e sostenere chi ogni giorno cura in mezzo al dolore. I proventi saranno donati a Palmed Italia, Associazione dei Medici Palestinesi in Italia Dal mattino in Piazza Zamara Gazebo informativo con tè marocchino, bevande senegalesi e dolci Dalle 16:00 a Villa Küpfer – Centro Diurno Orsatti (Parco delle Tre Ville) Musica live, talk, mostra e aperitivo solidale. Intervengono: 
Dott. Muhannad Abuhilal e Dott. Raed Almajdalawi, Palmed Italia DONA ORA – Via Paypal: https://bit.ly/4hAcKK0 – Via bonifico Destinatario: Palmed Italia Onlus IBAN: IT75M0501811200000020000952 Causale: Palmed Italia Palazzolo Per chi cura. Per chi resiste. Per non restare indifferenti. Evento organizzato da una rete di associazioni locali Al Ikram | A.N.P.I Palazzolo | Associazione Pensionati Palazzolo s/O | Associazione dei Senegalesi di Palazzolo | Base Palazzolo | Centro Zero | Le Donne del Terzo Paradiso | Wave Skatepark Con il patrocinio del Comune di Palazzolo sull’Oglio Con il sostegno di molte realtà del territorio Pizzeria Asporto Più | GAS Palazzolo s/O | Cooperativa Il Girasole | Azienda Agricola Ramisaglia | Enoteca Vranesi e molte altre realtà Redazione Sebino Franciacorta
Moda etica e inclusione: a Brescia un progetto che cuce futuro e sostenibilità
In una delle province più produttive d’Italia, dove le fabbriche hanno fatto la storia del lavoro ma la disoccupazione femminile resta ancora una ferita aperta, un piccolo laboratorio sartoriale prova a cambiare il destino di molte donne. Si chiama Atelier Bebrél, e dietro a un semplice ago e filo si cela una rivoluzione silenziosa: un modello di inclusione sociale e sostenibilità che intreccia storie, competenze e nuove opportunità professionali. Dalla fragilità alla rinascita: la forza di un progetto Nato a Rodengo Saiano, nel cuore del bresciano, Atelier Bebrél è più di un laboratorio di sartoria creativa. È un luogo dove le donne in situazioni di fragilità – vittime di violenza, migranti, disoccupate di lunga durata – trovano una seconda possibilità attraverso la formazione e il lavoro. Il progetto prende forma grazie alla sinergia tra Fondazione Punto Missione e Associazione Casa Betel 2000 Onlus, due realtà impegnate nell’accoglienza di donne sole e madri con figli. Qui la sartoria diventa strumento di autonomia, ma anche terapia, riscatto e comunità. «La consapevolezza che il lavoro è la chiave per costruire una nuova identità e un’integrazione sociale reale – spiega Silvia Daminelli, coordinatrice dell’Atelier – ci ha spinto a creare percorsi formativi aperti non solo alle nostre ospiti, ma anche alle donne del territorio, spesso escluse dal mercato del lavoro perché prive di competenze spendibili». Un modello formativo a cascata Oggi Atelier Bebrél ha compiuto un passo in più. Con il sostegno della Fondazione Marcegaglia (Fondo Robi) e la consulenza di Mending for Good, ha avviato un innovativo percorso di formazione in moda sostenibile e upcycling. Il progetto è partito da un workshop intensivo rivolto a cinque professioniste dell’Atelier – una stilista e quattro sarte – che hanno acquisito competenze avanzate in riuso creativo e design circolare. Sono poi loro, in un modello “a cascata”, a formare oggi 15 donne in situazioni di vulnerabilità, moltiplicando così conoscenze, opportunità e autonomia. Non si tratta solo di corsi, ma di un percorso completo che include tirocini retribuiti e mentoring individuale, con l’obiettivo di un inserimento concreto nel settore della moda etica. «Vogliamo costruire un sistema di valore – spiega Alberto Fascetto, responsabile partnership per la Fondazione Marcegaglia – dove la formazione diventa un trampolino per l’indipendenza economica e la dignità personale». (Fotografia di Simona Duci)   Cucire per ricucire: il valore dell’upcycling Accanto al valore sociale, c’è una visione ambientale forte. Grazie alla collaborazione con Mending for Good, società specializzata in upcycling e design circolare, Atelier Bebrél impara a trasformare scarti tessili e materiali dimenticati in nuovi capi unici, di alta qualità e dal forte impatto etico. «Parliamo di rammendo nel senso più ampio del termine – spiegano Alessandra Favalli e Barbara Guarducci, fondatrici di Mending for Good –. Riparare un sistema significa considerare la responsabilità ambientale e sociale, rispettare le persone e il pianeta, creando circoli virtuosi tra artigianato e moda». Storie che diventano tessuti Dietro ogni cucitura, ci sono storie di vita. Come quella di Olga, arrivata a Brescia da Kiev nel marzo 2022, in fuga dalla guerra insieme alla nonna novantaduenne. A casa sua gestiva una sartoria, qui, grazie ad Atelier Bebrél, ha potuto ricominciare. Oggi coordina la linea creativa del laboratorio e guida altre donne nella produzione. «A Brescia ho trovato una nuova stabilità – racconta –. Lavorare di nuovo con ago e filo mi ha permesso di ricostruire la mia vita». O quella di Isabella, che dopo un lutto devastante ha ritrovato nel cucito una forma di rinascita: «Mi ha salvata. Lavorare in gruppo, creare qualcosa di bello insieme ad altre donne, mi ha ridato fiducia e voglia di vivere». (Fotografia di Simona Duci)   Un futuro che si cuce insieme A fine novembre, Atelier Bebrél inaugurerà la sua nuova sartoria nel centro di Rodengo Saiano: un punto d’incontro per la comunità dove portare abiti da riparare o richiedere creazioni su misura. Un luogo dove la moda si fa strumento di solidarietà e rete con le realtà tessili locali. In un territorio industriale che oggi cerca nuove forme di sviluppo, questo progetto dimostra che la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale. E che si può davvero “ricucire” il tessuto dell’economia con fili di dignità, competenza e speranza. Perché, a volte, un abito non è solo un abito: è una storia che riprende forma, una vita che ricomincia. Simona Duci
Moda etica e inclusione: a Brescia un progetto che cuce futuro e sostenibilità
In una delle province più produttive d’Italia, dove le fabbriche hanno fatto la storia del lavoro ma la disoccupazione femminile resta ancora una ferita aperta, un piccolo laboratorio sartoriale prova a cambiare il destino di molte donne. Si chiama Atelier Bebrél, e dietro a un semplice ago e filo si cela una rivoluzione silenziosa: un modello di inclusione sociale e sostenibilità che intreccia storie, competenze e nuove opportunità professionali. Dalla fragilità alla rinascita: la forza di un progetto Nato a Rodengo Saiano, nel cuore del bresciano, Atelier Bebrél è più di un laboratorio di sartoria creativa. È un luogo dove le donne in situazioni di fragilità – vittime di violenza, migranti, disoccupate di lunga durata – trovano una seconda possibilità attraverso la formazione e il lavoro. Il progetto prende forma grazie alla sinergia tra Punto Missione Onlus e Associazione Casa Betel 2000 Onlus, due realtà impegnate nell’accoglienza di donne sole e madri con figli. Qui la sartoria diventa strumento di autonomia, ma anche terapia, riscatto e comunità. «La consapevolezza che il lavoro è la chiave per costruire una nuova identità e un’integrazione sociale reale – spiega Silvia Daminelli, coordinatrice dell’Atelier – ci ha spinto a creare percorsi formativi aperti non solo alle nostre ospiti, ma anche alle donne del territorio, spesso escluse dal mercato del lavoro perché prive di competenze spendibili». Un modello formativo a cascata Oggi Atelier Bebrél ha compiuto un passo in più. Con il sostegno della Fondazione Marcegaglia e la consulenza di Mending for Good, ha avviato un innovativo percorso di formazione in moda sostenibile e upcycling. Il progetto è partito da un workshop intensivo rivolto a cinque professioniste dell’Atelier – una stilista e quattro sarte – che hanno acquisito competenze avanzate in riuso creativo e design circolare. Sono poi loro, in un modello “a cascata”, a formare oggi 15 donne in situazioni di vulnerabilità, moltiplicando così conoscenze, opportunità e autonomia. Non si tratta solo di corsi, ma di un percorso completo che include tirocini retribuiti e mentoring individuale, con l’obiettivo di un inserimento concreto nel settore della moda etica. «Vogliamo costruire un sistema di valore – spiega Alberto Fascetto, responsabile del progetto per la Fondazione Marcegaglia – dove la formazione diventa un trampolino per l’indipendenza economica e la dignità personale». Fotografia di Simona Duci Cucire per ricucire: il valore dell’upcycling Accanto al valore sociale, c’è una visione ambientale forte. Grazie alla collaborazione con Mending for Good, società specializzata in upcycling e design circolare, Atelier Bebrél impara a trasformare scarti tessili e materiali dimenticati in nuovi capi unici, di alta qualità e dal forte impatto etico. «Parliamo di rammendo nel senso più ampio del termine – spiegano Alessandra Favalli e Barbara Guarducci, fondatrici di Mending for Good –. Riparare un sistema significa considerare la responsabilità ambientale e sociale, rispettare le persone e il pianeta, creando circoli virtuosi tra artigianato e moda». Storie che diventano tessuti Dietro ogni cucitura, ci sono storie di vita. Come quella di Olga, arrivata a Brescia da Kiev nel marzo 2022, in fuga dalla guerra insieme alla nonna novantaduenne. A casa sua gestiva una sartoria, qui, grazie ad Atelier Bebrél, ha potuto ricominciare. Oggi coordina la linea creativa del laboratorio e guida altre donne nella produzione. «A Brescia ho trovato una nuova stabilità – racconta –. Lavorare di nuovo con ago e filo mi ha permesso di ricostruire la mia vita». O quella di Isabella, che dopo un lutto devastante ha ritrovato nel cucito una forma di rinascita: «Mi ha salvata. Lavorare in gruppo, creare qualcosa di bello insieme ad altre donne, mi ha ridato fiducia e voglia di vivere». Fotografia di Simona Duci   Simona Duci
Il discorso di Franco Castrezzati prima dello scoppio della bomba
Il 14 ottobre 2025 è deceduto Franco Castrezzati, sindacalista bresciano che stava parlando nel momento dell’esplosione della bomba in Piazza Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974. Castrezzati è stato un volto fondamentale dell’antifascismo militante e divenne la voce simbolo della strage di piazza Loggia. Franco Castrezzati aveva compiuto 99 anni lo scorso 21 aprile. Nato a Cellatica nel 1926, partigiano con le Fiamme Verdi in Valle Camonica, iniziò il suo impegno sindacale nel 1948 nella Libera Cgil. Dopo la nascita della CISL nel 1950 fu prima operatore della Fim e poi dell’ufficio formazione. Nel 1958 venne eletto segretario generale dei metalmeccanici CISL , incarico che ricoprì per vent’anni; dal 1965 al 1972 fece parte anche della Segreteria nazionale della categoria. Dal 1978 al 1981 fu Segretario generale dell’Unione Sindacale Provinciale CISL di Brescia.  Ecco il discorso che Franco Castrezzati recitò dal palco prima che, alle 10.12, la bomba, esplodesse provocando 8 morti e 102 feriti. «Amici e compagni lavoratori, studenti. Siamo in piazza perché, in questi ultimi tempi, una serie di attentati di marca fascista ha posto la nostra città e la nostra città provincia all’attenzione preoccupata di tutte le forze antifasciste. E le preoccupazioni sono tante più acute ove si tenga conto che la macchina difensiva delle istituzioni democratiche della repubblica sia messa in moto solo dopo che alcune fortuite circostanze hanno rivelato l’esistenza di un’organizzazione eversiva ampiamente finanziata e dotata di mezzi micidiali sufficienti comunque a creare il terrore e sbandamento. Il drammatico episodio di Piazza Mercato ha imposto un colpo di acceleratore nelle indagini sulle trame nere. Sono così venuti alla luce uomini di primo piano, già legati alla Repubblica di Salò che hanno rapporti con gli attentatori di Piazza Fontana e del direttissimo Torino-Roma, con il disciolto gruppo di ordine nuovo risolto poi sotto la sigla di Ordine Nero, con le squadracce d’azione Mussolini e con il Movimento d’Azione Rivoluzionaria, con le organizzazioni “La Rosa dei Venti” e “Riscossa” e con lo stesso Movimento Sociale Italiano. Si scopre così un fortino alla periferia della città, una sorta di campo di addestramento messo a disposizione dall’ingegnere di Collebeato, ufficialmente povero in canna, ma in realtà accasato una villa principesca. Vengono pure alla luce bombe, ami, tritolo, esplosivi di ogni genere, perfino cannoncini, anche se rudimentali. Qualcosa di più di quanto non sappiano mettere insieme quattro ragazzini esaltati dalla droga di ideologie assurde, ai quali viene cinicamente affidata l’esecuzione di attentati che spesso falliscono e si ritorcono come boomerang contro gli inesperti bombardieri. Ci troviamo di fronte a trame intessute segretamente da chi ha mezzi ed obiettivi precisi. Si vogliono, cioè, sovvertire le istituzioni democratiche della nostra Repubblica nate dalla Resistenza. A questo fine si strumentalizzano i giovani, le loro menti vengono imbottite di droga che sconvolge ogni valore universalmente accolto. Così si attenta alla vita umana che è un diritto naturale, si innescano ordigni esplosivi contro le sedi di partiti, di sindacati, di cooperative col proposito di intimidire. Il propellente per queste imprese banditesche è ancora una volta l’ideologia fascista. All’insegna del nazionalismo e del razzismo, la Repubblica di Salò ha intruppato nelle brigate nere giovani, spesso ancora adolescenti, inviandoli alla carneficina mentre deliranti e farneticanti urlavano slogan insensati. Oggi ancora si insiste su questa strada approfittando dell’inesperienza; ed è così che i mandanti, i finanziatori dell’eversione possono seminare distruzione e morte senza scoprirsi, possono camuffare le loro trame con tinte diverse da quella nera, come avvenuto per l’attentato di Piazza Fontana o del treno Torino-Roma, oppure, come avviene in ogni parte del mondo quando si vogliono soffocare le aspirazioni di progresso, di giustizia e di democrazia dei popoli. i titoli dei giornali dell’immediato dopoguerra mettevano ripetutamente in evidenza che a pagare per le colpe, per i misfatti, per i crimini del Fascismo erano normalmente i meno responsabili. Gli stracci così venivano definiti punto ed è a me che sembra che la storia si ripeta e cioè che anche oggi si scavi, non si scavi in profondità, che non si affondi il bisturi risanatore fino alla radice del male. La nostra Costituzione, voi lo sapete, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; eppure il movimento sociale italiano vive e vegeta. Almirante, che con i suoi lugubri proclami in difesa degli ideali nefasti della Repubblica Sociale Italiana ordiva fucilazioni e ordinava spietate repressioni, oggi ha la possibilità di mostrarsi sui teleschermi come capo di un partito che è difficile collocare nell’arco antifascista e perciò costituzionale. A Milano» [scoppio della bomba – ore 10,12]   https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/brescia/il-discorso-di-franco-castrezzati-prima-dello-scoppio-della-bomba-1.12818696? https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/addio-franco-castrezzati-voce-simbolo-strage-piazza-loggia-qmfz9q61 https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/brescia/e-morto-franco-castrezzati-sua-la-voce-dal-palco-quando-scoppio-la-bomba-in-piazza-loggia-1.12818676 Redazione Sebino Franciacorta
Offlaga, Dario Selleri: “Nuovo impianto per rifiuti? Brescia è già la vera Terra dei Fuochi d’Italia”
Il 23 aprile 2025 è stato presentato il progetto d’insediamento di un impianto di compostaggio di rifiuti e fanghi industriali che occuperebbe una superficie di 420.000 mq ubicata nella Provincia di Brescia, sul suolo agricolo pregiato DOP, nel comune di Offlaga. Progetto che non solo risulta inutile, ma che nasconde la speculazione territoriale da parte dell’industria dei rifiuti. Più di 9 comuni della Bassa Bresciana oggi sono uniti nella lotta contro questo progetto che andrebbe a sovraccaricare ulteriormente, a livello ambientale, il territorio bresciano. Di questo ne abbiamo parlato con Dario Selleri, attivista della Rete 100%Bassa. Quando è stato presentato il progetto e come vi siete accorti? Il 23 aprile di quest’anno è stato presentato un progetto di impianto di trattamento/compostaggio di rifiuti e fanghi industriali dalla società GEOBET srl presso la Provincia di Brescia in qualità di Autorità Competente del procedimento in oggetto. Ci siamo accorti perché, come Rete 100%Bassa, teniamo monitorato il Sistema Informativo Lombardo per la Valutazione di Impatto Ambientale (SILVIA) , sito dove vengono pubblicati tutti i progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il progetto in oggetto è stato depositato in 200 file e coinvolgerebbe un’are di 42 ettari di territorio. Come attivisti ed esperti teniamo monitorato il SILVIA perché ad oggi è l’unico modo per sapere quali nuove “sorprese” ci attendono. La Lombardia importa già rifiuti da altre regioni per bruciarli o trattarli in loco e questo è solo un ulteriore fattore di rischio ambientale ed epidemiologico che va a sovraccaricare un territorio già compromesso come quello bresciano. Quale è il rischio epidemiologico già presente nella Provincia di Brescia? Partendo dalla storia è giusto ricordare il disastro ambientale, oltre che per la salute, dei veleni della Caffaro e l’inquinamento delle falde acquifere fino a 60 metri di profondità dell’Ex-cava Vallosa a Passirano, in Franciacorta, causato dai PCB sepolti della Caffaro stessa. Le zone delle province di Bergamo e Brescia, tra le più industrializzate e inquinate d’Italia, sono invase dalle monoculture intensive e dalla zootecnia intensive – nella Provincia di Brescia ci sono circa 1.366.000 suini contro circa 1.244.000 abitanti – ovvero insostenibili da ogni punto di vista e ciò ci espone sempre di più a rischio di spillover con focolai di legionella e aviaria. In Lombardia esistono 14 impianti di incenerimento rifiuti funzionanti che garantiscono l’autosufficienza dei rifiuti trattati, compresi quelli provenienti da fuori regione e bisogna sottolineare che 4 inceneritori sono presenti tra le province di Brescia e Bergamo: inceneritori di Filago, Dalmine, Tavernola e l’ex-ASM di Brescia. In tutto ciò, nel Comune di Montello (BG), si sta parlando di un ulteriore progetto di inceneritore che andrebbe ad aggravare ulteriormente la situazione. Non dimentichiamo che Brescia è una delle città con la peggior qualità dell’aria, mentre Offlaga e Manerbio risultano i paesi della Provincia di Brescia con la peggior qualità dell’aria dell’area a causa della presenza di svarianti inquinanti come PM10, PM2.5, ammoniaca e ozono oltre all’inquinamento odorigeno. La Bassa Bresciana è, inoltre, martoriata dall’ampliamento a dismisura della logistica e dalla questione cave, che diventano fondamentali quando non si sa dove rimpiazzare i rifiuti. La Provincia di Brescia è già la vera Terra dei Fuochi d’Italia. Il progetto di trattamento di rifiuti ad Offlaga è solamente un altro fattore di rischio ambientale che si aggiunge al nostro territorio già sovraccaricato. La Bassa Bresciana ha vissuto anche il Caso WTE negli ultimi quindici anni… Nel 2019 scoppia il caso WTE, l’azienda bresciana con sede a Quinzano d’Oglio, è finita al centro di un’inchiesta per uno sversamento di circa 150mila tonnellate di fanghi di depurazione tossici spacciati per fertilizzante smaltiti su circa 3mila ettari di terreni agricoli sul territorio bresciano (31 comuni), così come anche in altre province in Lombardia Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Le aziende agricole che hanno ricevuto i fanghi contaminati si trovano a Bagnolo Mella, Bedizzole, Botticino, Brescia, Calcinato, Calvisano, Dello, Fiesse, Gambara, Ghedi, Isorella, Leno, Lonato del Garda, Manerbio, Mazzano, Montirone, Nuvolera, Offlaga, Orzinuovi, Ospitaletto, Pavone Mella, Poncarale, Pontevico, Pralboino, Remedello, Rezzato, Roccafranca, San Paolo, Verolanuova e Visano. Fu un disastro ecologico. I fanghi di depurazione dovevano essere trattati, igienizzati e trasformati in fertilizzanti ma, alle acque reflue di impianti civili ed industriali, sarebbero stati aggiunti altri rifiuti pericolosi e sostanze chimiche inquinanti e poi il tutto veniva venduto ad agricoltori – alcuni compiacenti e altri no – che li utilizzavano nei loro terreni. Per chi ha condotto le indagini si trattava di «una consapevole strategia aziendale» per ridurre al minimo i costi e massimizzare il profitto. Nel 2021 vennero chiuse le indagini. Furono 23 gli indagati e 17 i rinviati a giudizio. Le prime segnalazioni dei cittadini risalgono al 2011, le indagini si svolsero tra il 2018 e il 2019, il sequestro dell’azienda avvenne due anni dopo e il processo nel 2024 non era ancora entrato nel vivo della questione. Solo nel febbraio 2025, il giudice Angela Corvi ha condannato Giuseppe Giustacchini, titolare dell’azienda, a un anno e quattro mesi (pena sospesa) e 77mila euro di multa per l’azienda con revoca dell’autorizzazione all’esercizio di impresa. Quindi, per motivi ambientali, non c’è bisogno che in Lombardia nascano nuovi impianti del genere… Nelle nostre zone è già presente Ecopol, un impianto di compostaggio di medio-piccole dimensione che tratta FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) ed è un’eccellenza nel bresciano e gestisce il conferimento di alcuni paesi della Bassa. Ciò non nega il fatto che la Bassa Bresciana sia una zona sotto attacco, da questo punto di vista. Anni addietro i comuni di Manerbio, Offlaga, Leno e Bagnolo Mella condussero una battaglia di tre anni contro il progetto di una mega-centrale elettrica a turbo gas. Finalmente dopo ricorsi al Tar, manifestazioni e schieramenti importanti, si è riusciti ad impedirlo. Tutti progetti che sarebbero un surplus rispetto a quello che servirebbe al territorio. Non solo non c’è bisogno che questo progetto della GEOBET Srl nasca per motivi ambientali, ma non risulta giustificato da nessuna esigenza di pubblica utilità. Se andiamo a leggere il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti, i periodici monitoraggi di Regione Lombardia e il Rapporto Annuale ISPRA 2023, si può notare che tutti evidenziano l’ampia autosufficienza di trattamento dei rifiuti organici regionali. Il monitoraggio del Programma Regionale di Gestione Rifiuti per l’anno 2017-2018 indica che i rifiuti trattati da 78 impianti risultano pari a 945.907 t/anno. Per meglio comprendere, consideriamo che il progetto dell’impianto prevede di accogliere oltre il 43% dei rifiuti attualmente trattati nell’intera regione e di cui fanno parte una percentuale considerevole extraregionale. Inoltre non si capisce perché dovrebbe partire un progetto di queste dimensioni, quando a Bedizzole da anni non riescono ad avviare un impianto di A2A – per fanghi industriali del settore siderurgico – di dimensione molto più piccole. Oltre ai presupposti, cosa non torna in questo progetto? Il progetto proposto non risulta essere la miglior soluzione alternativa possibile, e la sua ideazione non risulta condotta secondo le linee guida di riferimento SNPA 28/2020 punto 2.3.1. Ciononostante, abbiamo condotto valutazioni tecniche, condivise con gli enti, e sono emerse carenze progettuali ed elementi di palese incompatibilità ambientale. Nei contenuti obbligatori relativi allo SIA mancano sia un’analisi con misurazioni dello stato della qualità ambientale esistente, riferito alle diverse componenti ambientali impattate, sia una valutazione degli impatti diretti, indiretti e indotti e cumulativi riferiti al progetto. Si tratta di elementi fondamentali per valutare i reali effetti cumulativi delle diverse sorgenti antropiche presenti o incidenti con le proprie emissioni nell’area. Ma un’ulteriore elemento che fa comprendere l’insussistenza del primo requisito di incompatibilità ambientale di un progetto VIA (consistente nella reale necessità dell’opera a fronte di impatti altrimenti non giustificabili), risulta essere la reale capacità impiantistica di trattamento dei rifiuti organici presente in Regione Lombardia, che risulta ampiamente superiore e sovradimensionata rispetto alle quantità trattate anche nelle ipotesi di sviluppo futuro (Rapporto Annuale ISPRA 2023 pag 96). Il progetto dunque non solo viola la normativa in materia di VIA, ma risulta anche in contrasto con gli obiettivi fissati dal PRGR di Regione Lombardia. Infine, dalla visura camerale la società GEOBET risulta essere una SRL costituita a fine 2023 da tre soci, priva di una reale capacità tecnica-organizzativa e nel contempo, per il previsto utilizzo di fanghi industriali nel sistema di recupero e per le finalità inserite nella ragione sociale, non appare attività destinata ad integrarsi con il tessuto agricolo locale, pertanto comportando un rischio potenziale degli inquinanti contenuti nei rifiuti nel suolo e nelle falde e, da lì, alla filiera alimentare. Questo progetto potrebbe comportare ricadute economiche ed ambientali locali? Anche la Provincia di Brescia ha già fatto considerazioni sul progetto tramite un comunicato pubblicato il 29 agosto, in cui si riportano le dichiarazioni critiche dei consiglieri provinciali delegati, Paolo Fontana per la Sicurezza stradale, Tommaso Brognoli per l’Agricoltura e Marco Togni per l’Ambiente, i quali assicurano che da parte degli uffici compenti sarà posta la massima attenzione a tutte le valutazioni di competenza della Provincia. Brognoli ha dichiarato: “Dal punto di vista dell’attività agricola l’impianto andrebbe a consumare 42 ettari di suolo agricolo oggi destinato a produzioni di eccellenza riconosciute e tutelate ai vari livelli normativi (ad esempio Grana Padano DOP e produzioni di quarta gamma). Un danno irreparabile per il comparto agroalimentare bresciano, che rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy”. Chi si sta mobilitando oggi in contrarietà al progetto? Come 100%Bassa abbiamo già organizzato due flashmob. L’ultimo, il 30 agosto, ha visto la mobilitazione di 200 manifestanti a cui hanno partecipato associazioni ambientaliste e civiche, cittadini e agricoltori con 30 trattori. Oltre al settore agricolo, che è molto preoccupato per la realizzazione di questo progetto, in sostengo alla causa si sono schierate anche molte amministrazioni comunali: il comune di Offlaga in primis, nella figura del sindaco Mazza, seguito da 11 altri comuni della Bassa Bresciana tra cui Capriano del Colle, Verolanuova e Verolavecchia. Le amministrazioni locali temono un peggioramento della qualità della vita a causa di inquinamento e aumento del traffico di mezzi pesanti. Come ha dichiarato il consigliere provinciale Paolo Fontana: “Il progetto comporterebbe un incremento significativo in merito al traffico pesante lungo la SS45 bis e lungo la SP668 nonché sulle arterie secondarie circostanti.” I sindaci manifestano il loro dissenso contro l’idea di trasformare la Bassa Bresciana in una “terra dei rifiuti”. Cosa ti senti di dire apertamente? Vi è un business tale sotto l’argomento rifiuti che ci deve preoccupare. Dobbiamo far capire che non si può andare avanti con la costruzione di questi impianti minando la vivibilità, già compromessa, del nostro territorio. Sappiamo benissimo che, con questi impianti, prima si parla di rifiuti organici e poi immancabilmente diventano lavatrici per pulire i “panni” industriali con conseguente contaminazione delle falde acquifere con inquinamento da metalli pesanti. E’ ora di dire basta perché la Bassa Bresciana ha bisogno di essere valorizzata e non di essere compromessa. Speriamo vivamente che la Conferenza dei Servizi, che si terrà il 30 settembre 2025, prenda in considerazione le nostre osservazioni.   Per ulteriori informazioni: https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/bassa/l-ira-dei-sindaci-e-degli-agricoltori-l-impianto-dei-rifiuti-a-offlaga-va-fermato-1.12776129 https://www.quibrescia.it/provincia/bassa-bresciana-2/2025/08/29/nuovo-impianto-di-compostaggio-a-offlaga-la-provincia-avvia-le-valutazioni/780642/ https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/protesta-impianto-dei-rifiuti-a-offlaga-xqolkhu9 https://www.lamescolanza.com/2025/08/26/maxi-impianto-rifiuti-a-offlaga-il-no-deciso-di-agricoltori-e-politici/ https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/bassa/offlaga-no-all-impianto-rifiuti-nasce-il-fronte-dei-9-sindaci-1.12767665 https://www.radiondadurto.org/2025/08/28/bassa-bresciana-manifestazione-contro-impianto-di-trattamento-rifiuti-e-impattante-e-consuma-suolo-agricolo/ https://www.lavocedelpopolo.it/bassa-bresciana/ecco-le-ragioni-del-no-sull-impianto-organico? https://www.quibrescia.it/ambiente/2025/08/27/maxi-impianto-rifiuti-ad-offlaga-girelli-pd-la-provincia-tuteli-il-territorio/780354/? https://www.quibrescia.it/ambiente/2025/08/27/offlaga-no-al-mega-impianto-rifiuti-la-protesta-si-allarga-anche-alla-politica/780296/? https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/bassa/offlaga-trattori-in-corteo-contro-il-cimitero-di-rifiuti-organici-1.12772658? Redazione Sebino Franciacorta