Tag - premio nobel

Furundulla 342- Nooo…bel colpo…
…Navi Pillay non è in buona compagnia ma… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) “Se applaudite un po’ più forte” Telemorte “La Corte Penale Internazionale? Penalizziamola internazionalmente!” Mondo pacco     L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente:
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Il Premio Nobel per la Pace va all’investigatrice dell’ONU che ha accusato Israele di genocidio a Gaza
dalla Redazione del Palestine Chronicle,  The Palestine Chronicle, 10 ottobre 2026.   Navi Pillay vince il Premio Nobel per la Pace dopo aver guidato un’indagine storica delle Nazioni Unite sul genocidio commesso da Israele a Gaza, scatenando l’indignazione israeliana. La giurista sudafricana Navi Pillay ha presieduto una commissione delle Nazioni Unite la quale ha concluso che Israele ha commesso un genocidio contro i palestinesi a Gaza, ha vinto venerdì il Premio Nobel per la Pace 2026. Il Comitato norvegese per il Nobel ha premiato l’ottantacinquenne ex Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per il suo lavoro pluridecennale volto a promuovere la giustizia internazionale e a rafforzare le istituzioni giuridiche. L’agenzia di stampa Reuters ha riferito che il comitato ha sottolineato l’importanza di difendere il diritto internazionale, in un momento in cui le istituzioni che indagano su crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio devono affrontare crescenti pressioni politiche. Pillay stava partecipando a un convegno giuridico a Norimberga, in Germania, quando è stato annunciato il premio. La cerimonia di premiazione si terrà a Oslo il 10 dicembre. Questo riconoscimento corona una carriera che l’ha vista difendere gli attivisti anti-apartheid in Sudafrica, diventare la prima donna non bianca nominata all’Alta Corte del paese e ricoprire il ruolo di giudice e presidente del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa si è congratulato con Pillay, descrivendo il premio come un riconoscimento della sua dedizione di una vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana. «Ha servito l’umanità con saldi principi e con la convinzione che il mondo possa e debba essere un posto migliore», ha affermato Ramaphosa in una dichiarazione riportata dalla Deutsche Welle. Ha elogiato il suo operato giuridico durante l’apartheid e i successivi contributi alla giustizia internazionale. Pillay si unisce ai precedenti vincitori sudafricani del Premio Nobel per la Pace: Albert Luthuli, Desmond Tutu, Nelson Mandela e Frederik Willem de Klerk. Le conclusioni dell’ONU sul genocidio a Gaza suscitano la condanna israeliana Pillay ha presieduto la Commissione Internazionale Indipendente di Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, che nel settembre 2025 ha concluso che le autorità israeliane e le forze di occupazione avevano commesso un genocidio contro i palestinesi a Gaza. La commissione ha accertato che Israele aveva commesso quattro dei cinque atti di genocidio definiti dalla Convenzione sul Genocidio del 1948. Tali atti includono l’uccisione di palestinesi, l’inflizione di gravi danni fisici o mentali, l’imposizione di condizioni di vita volte a provocarne la distruzione e l’attuazione di misure intese a impedire le nascite. La Commissione ha inoltre concluso che le dichiarazioni di alti funzionari israeliani, considerate insieme alla condotta delle forze israeliane, dimostrano l’intenzione genocida. «La Commissione ritiene che Israele sia responsabile del genocidio a Gaza», ha affermato Pillay al momento della pubblicazione delle conclusioni. «È chiaro che vi sia l’intento di distruggere i palestinesi a Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul Genocidio», ha aggiunto. La Commissione ha esortato Israele e gli altri stati ad adempiere ai propri obblighi per porre fine al genocidio e assicurare i responsabili alla giustizia. La reazione furiosa di Israele Il Ministero degli Esteri israeliano ha condannato l’annuncio del Premio Nobel di venerdì, attaccando Pillay e accusandola di strumentalizzare le istituzioni internazionali contro Israele. «Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le calunnie sanguinose, Navi Pillay non sarebbe solo una candidata. Sarebbe la favorita», ha affermato il ministero in una dichiarazione riportata dalla Deutsche Welle. Ha descritto la decisione come una «grottesca strumentalizzazione» del premio. Israele ha respinto le conclusioni della commissione. Anche Amnesty International, B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel hanno concluso che Israele ha commesso un genocidio a Gaza. Il caso separato intentato dal Sudafrica contro Israele è ancora pendente dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia. La Corte ha emesso misure provvisorie ma non ha ancora pronunciato una sentenza definitiva nel merito. I leader internazionali e le organizzazioni per i diritti umani accolgono con favore il premio La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore il riconoscimento a Pillay, elogiando il suo lavoro a difesa delle comunità vulnerabili e perseguitate. «Ha guardato dritto negli occhi la brutalità dell’ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo», ha scritto von der Leyen su X, come riportato dalla Deutsche Welle. Ha citato l’impegno di Pillay nella lotta contro l’apartheid in Sudafrica e il genocidio in Ruanda, sottolineando il suo attaccamento allo stato di diritto. La segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha definito il premio una «scelta ispirata». «In un momento in cui sia il diritto internazionale che la giustizia sono sotto attacco, in cui troppi stati tentano di svuotarli di significato, il suo Premio Nobel per la Pace non poteva arrivare in un momento migliore», ha scritto Callamard. Anche l’ONU ha accolto con favore l’annuncio come riconoscimento della continua importanza dei diritti umani. Ramaphosa ha affermato che il premio offre l’opportunità di celebrare i contributi di Pillay alla pace, alla dignità umana e alla speranza per le persone di tutto il mondo. (PC, DW, Reuters) https://palestinechronicle.substack.com/p/nobel-peace-prize-goes-to-un-investigator?utm_source=post-email-title&publication_id=4128877&post_id=219644438&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=false&r=2xiwfl&triedRedirect=true&utm_medium=email Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
October 13, 2026
Assopace Palestina
Nobel alla sbarra
di Marco Boccitto,  Il Manfesto, 11 ottobre 2026.   Nobel per la pace a Navi Pillay, una vita contro la legge del più forte in ogni caso, dal Sudafrica al Ruanda fino a Gaza. L’ira di Israele: Goebbels plaude dall’inferno. L’ira di Trump: sanzioni contro la Corte penale internazionale. E sotto accusa finiscono la giurista e il tribunale. Ginevra, Navi Pillay presenta il suo rapporto sulla Palestina – foto Ep Di inspiegabile, nell’annuncio di ieri che il Nobel per la pace va alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, c’è solo il fatto che l’anno prima la scelta era caduta sull’oppositrice venezuelana María Corina Machado. La quale, universalmente giudicata a corto di titoli per meritarsi il riconoscimento, verrà poi definitivamente screditata dal principale dei suoi sponsor, il presidente Trump, una volta che aveva capito quanto più conveniente fosse asservire al disegno di dominio USA su Caracas l’attuale “presidenta ad interim” Delcy Rodriguez. PERALTRO IL TYCOON non ha cambiato idea su quanto il premio spetti di diritto a lui, per il numero considerevole di guerre terminate. Né sono cambiati i cinque membri del comitato norvegese che assegna il Nobel. O forse sì, una qualche metamorfosi nelle loro coscienze deve essere intervenuta, per spiegare due scelte così agli antipodi. Per giungere alla conclusione che se la pace migliore è quella “giusta”, non poteva esserci un profilo più adatto a ricevere il premio, nell’anno in cui si vorrebbe mettere proprio la giustizia internazionale sul banco degli imputati. Nata nel 1941 in una famiglia di origini tamil della Durban “indiana”, Navi Pillay aprirà – prima donna non bianca a farlo – un suo studio legale dopo un percorso di studi giocoforza a ostacoli, nel Sudafrica delle leggi segregazioniste che impattano anche sul sistema educativo. Seguono 28 anni di esercizio della professione nel difficile contesto dell’apartheid, durante i quali si batte per garantire il diritto alla difesa per i militanti anti-apartheid detenuti a Robben Island, l’isola-prigione in cui è rinchiuso anche Nelson Mandela. Capisce che una proiezione internazionale della lotta, anche sul piano giuridico, può essere un punto di forza. IN QUESTA DIREZIONE va il dottorato in scienze giuridiche conseguito nel 1988. Sono gli anni in cui insieme alla stella polare del diritto internazionale brilla l’impegno sulle questioni di genere: la creazione dell’Advice Desk for the Abused e i rifugi per le vittime di violenza domestica sono atti propedeutici al contributo che da membro della Women’s National Coalition darà alla futura Costituzione “arcobaleno” del paese, in particolare alla clausola che proibisce la discriminazione per motivi di razza, religione e orientamento sessuale. Sempre di respiro internazionale è il gruppo per i diritti delle donne Equality Now, che Pillay contribuisce a fondare. Nel 1995, poco dopo la caduta dell’apartheid, Mandela la vuole come giudice della nuova Corte Suprema sudafricana. Da avvocata, in quanto non bianca, le era precluso anche entrare nella stanza di un giudice. Per la prima volta, quella stanza era la sua. Ma sempre su indicazione di Mandela, poco dopo viene nominata dall’Assemblea Generale ONU al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, di cui sarà presidente dal 1999 al 2003. Tra i diversi procedimenti che la vedono protagonista spicca quello contro Jean-Paul Akayesu, in cui per la prima volta viene sancito il principio che lo stupro non può più essere considerato «un trofeo di guerra» e che anzi le violenze sessuali possono essere inquadrate come atti di genocidio. DAL 2003 AL 2008 Pillay si sposta alla Corte Penale Internazionale (CPI), dopo aver contribuito alla sua fondazione codificando i diritti delle donne e sostituendo il termine «sesso» con «genere». Poi va a dirigere l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, che interpreta come una permanente «voce delle vittime». Nel tempo Pillay ha difeso con le ragioni di WikiLeaks e di Edward Snowden, criticato lo Sri Lanka per i massacri di civili Tamil e la comunità internazionale per l’inazione nella guerra civile siriana; ha spinto per togliere le sanzioni allo Zimbabwe di Mugabe e non ha fatto sconti neanche al civile Canada quando il governo del Quebec ha ristretto il diritto a manifestare degli studenti. È stata anche giudice ad hoc della Corte di Giustizia Internazionale, occupandosi delle accuse di genocidio dei Rohingya formalizzate dal Gambia nei confronti del Myanmar. NEL SUO PERSEGUIRE una «pace giusta» ha scatenato però la reazione di USA e Israele, di cui le sanzioni annunciate ieri da Marco Rubio per la CPI sono un’esibizione plastica. L’ultima sfida è stata la pubblicazione, il 16 settembre 2025, delle conclusioni cui è giunta la Commissione d’Inchiesta, ravvisando nella condotta di Israele a Gaza almeno quattro dei cinque atti che configurano il genocidio. Apriti cielo. «Comprendo il significato della parola “genocidio” e non la uso con leggerezza», ha scritto quello stesso giorno sul New York Times, spiegando in parole povere le conclusioni del rapporto. Nel combinato disposto della giudice paladina del diritto internazionale che ha parlato di genocidio a Gaza e del suo paese che per questo ha denunciato Israele alla Corte di Giustizia Internazionale c’è abbastanza materia per incrudelire le reazioni scomposte di Washington e Tel Aviv. A dire che Pillay «ha servito l’umanità con integrità e con la convinzione che il mondo possa e debba essere un posto migliore» ci pensa il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa. «IL DIRITTO INTERNAZIONALE e le sue istituzioni sono la pietra angolare di un mondo più pacifico», ha detto il presidente del Comitato Norvegese per il Nobel, Jorgen Watne Frydnes. Salvo poi precisare che il premio non significa condividere l’accusa di genocidio nei confronti di Israele. Nel timore forse che dopo la CPI i giustizieri del diritto internazionale non puniscano anche il Comitato di Oslo. https://ilmanifesto.it/navi-pillay-un-premio-per-la-pace-giusta-alla-giudice-di-durban
October 12, 2026
Assopace Palestina
Il Nobel per la Pace a Pillay e le ringhianti reazioni dei sionisti
L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay continua un indirizzo delle scelte che è chiaramente visibile dal 2022, ovvero dall’escalation bellica in Ucraina: il premio entra nel merito di alcuni degli scenari più delicati della geopolitica globale, e questa volta è toccato alla Palestina. A […] L'articolo Il Nobel per la Pace a Pillay e le ringhianti reazioni dei sionisti su Contropiano.
October 10, 2026
Contropiano
LETTERATURA: L’INTERVISTA A RADIO ONDA D’URTO (2013) AL NEO PREMIO NOBEL LAZLO KRASZNAHORKAI
Il Nobel per la letteratura 2025 va allo scrittore ungherese Lazlo Krasznahorkai per, spiega l’Accademia di Svezia, “la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”. Nato a Gyula nel 1954, Krasznahorkai è uno dei maggiori scrittori ungheresi viventi, già vincitore del Man Booker Prize nel 2015 e finalista al Premio Strega Europeo 2017. Tra i suoi libri ci sono Satantango, Melancolia della resistenza, Il ritorno del barone Wenckheim, Guerra e guerra e Seiobo è discesa quaggiù. Alcuni dei suoi lavori sono stati trasposti – a partire dall’esordio, Satantango – in opere cinematografiche, in particolare dal regista ungherese Béla Tarr. Dopo l’annuncio del Nobel, a Krasznahorkai sono arrivati i complimenti del premier magiaro di estrema destra, Viktor Orbán. “Lo ringrazio – la replica dello scrittore – per le sue congratulazioni, ma mi opporrò sempre alle sue idee e azioni politiche. Rimango uno scrittore libero”. Un ritratto della figura e della poetica di Krasznahorkai, su Radio Onda d’Urto, con Francesco Cataluccio, critico e autore, esperto di letteratura est-europea e magiara, già direttore dei Tascabili Feltrinelli, ex docente di Letterature comparate alla facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano e collaboratore della Fondazione Gariwo – La foresta dei Giusti. Ascolta o scarica Nel 2013 Radio Onda d’Urto aveva intervistato lo scrittore ungherese Lazlo Krasznahorkai , in occasione del Festival Letteratura di Mantova. Ascolta o scarica.
October 10, 2025
Radio Onda d`Urto