Tag - pistoia

Pistoia: ancora una celebrazione della Folgore per una scuola superiore
Cultura della difesa e guerra cognitiva. La propaganda delle Forze Armate nelle nostre scuole non si arresta e anzi assume i connotati di un fenomeno giorno dopo giorno sempre più sistematico e inquietante. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo da tempo questa indebita invasione di campo e la trasformazione dei nostri istituti in megafoni di una propaganda militarista alla quale è ormai tempo di opporre una risoluta azione collettiva di rifiuto. L’ultima segnalazione arriva dall’Istituto Professionale di Stato “Barone C. de Franceschi – A. Pacinotti” di Pistoia dove, come da circolare allegata, venerdì 23 ottobre 2026 alcune classi «parteciperanno alla celebrazione della Festa della Brigata Paracadutisti Folgore che si celebrerà a Pistoia presso lo stadio Melani a partire dalle ore 10:00» con «l’opportunità di assistere all’aviolancio del Tricolore nei cieli di Pistoia». In un passaggio successivo la circolare precisa poi che «per l’occasione nei pressi dello stadio sarà allestito il Villaggio Folgore, mostra espositiva di mezzi e materiali dove poter apprezzare dal vivo i nostri strumenti e le tecnologie a nostra disposizione». Le domande che ci poniamo e che poniamo all’opinione pubblica sono sempre le stesse: perché tutto questo? Perché le scuole devono prestare il fianco alla propaganda militarista? In un contesto da terza guerra mondiale combattuta a pezzi perché i/le docenti dovrebbero accompagnare i propri studenti e le proprie studentesse a iniziative di questo genere? Che valore didattico-pedagogico può mai avere assistere alle attività di aerei militari? Per tale motivo invitiamo genitori e genitrici a presentare presso l’Istituto la richiesta di esonero per i propri figli e le proprie figlie da questa giornata utilizzando quanto messo a disposizione sul nostro sito (clicca qui); chiediamo ai/alle docenti di ripensare la loro decisione data l’importanza del problema che l’Osservatorio evidenzia da anni, nonché agli studenti e alle studentesse di rifiutarsi di partecipare all’iniziativa in questione utilizzando quanto previsto nel nostro prezioso Vademecum. Chiediamo inoltre a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail: osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo infine chiunque abbia voglia di contribuire alle attività dell’Osservatorio aderendo alla nostra associazione al seguente link: https://osservatorionomilscuola.com/contatti/. Fonte: https://www.defranceschipacinotti.edu.it/circolare/073_festa-brigata-folgore-23-ottobre-2026/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Anche a Pistoia nessuno è straniero
Si è svolto stamattina di fronte al liceo scientifico di Pistoia un flash mob, organizzato dal collettivo studentesco della scuola e da alcuni docenti, per protestare contro il Decreto Legge 30 settembre 2026, n.170[1], recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, che introduce norme discriminatorie nei confronti degli alunni stranieri della scuola italiana. Alunni e studenti del liceo pistoiese, di cui molti con indosso una maglietta bianca con la scritta “qui nessuno è straniero”, hanno esposto all’ingresso della scuola un drappo bianco di pari contenuto. Nella notte, paradossalmente e forse non a caso, Azione Studentesca (movimento giovanile di estrema destra, oggi vicino a Fratelli d’Italia) aveva incollato sulla parete appena riverniciata della scuola, uno striscione con la scritta “+ integrazione – immigrazione”. Una rappresentante del collettivo studentesco ha letto il seguente comunicato “Il 24 Settembre il consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge d’urgenza che prevede un massimo di 30% di studenti stranieri per classe e il divieto di indossare il burqa all’interno degli edifici scolastici. La mattina dopo in una scuola di Genova è apparso uno striscione come quello da noi esposto che è stato tolto da due agenti di polizia. Come collettivo studentesco, insieme ai nostri professori e professoresse, oggi siamo qui per ribadire che la scuola non sarà mai un luogo di discriminazione e che il nuovo decreto legge è l’ennesima dimostrazione di come il nostro governo sia distante dai problemi reali degli istituti. Nella scuola nessuno è straniero”. Il riferimento è a quanto è successo il 25 settembre scorso davanti alla scuola primaria Daneo di Genova[2] ove due agenti in borghese della Digos hanno rimosso, senza dare spiegazione alcuna, uno striscione appena appeso dai bambini sulla facciata dell’edificio, con la scritta in molte lingue “Nessuno è straniero”. L’episodio ha suscitato grande sdegno in molte parti del paese, tanto che davanti a diverse scuole si sono svolte iniziative di protesta. Per capire però le ragioni della protesta è opportuno analizzare la norma in questione. Il Decreto Legge, immediatamente vigente, da convertire poi in legge entro 60 giorni, all’articolo 12 prevede che i Dirigenti Scolastici segnalino ai servizi sociali territoriali i genitori di minori stranieri che non abbiano una sufficiente conoscenza della lingua italiana. I servizi sociali sono tenuti ad avviare tali genitori a un percorso di alfabetizzazione obbligatoria, finalizzata al raggiungimento del livello linguistico A2; il mancato assolvimento dell’obbligo comporta una sanzione fino a 1000€. La conoscenza della lingua è fondamentale, innanzitutto per lo stesso adulto immigrato. Raggiungere però tale obiettivo in modo coercitivo, sotto minaccia di una sanzione e su segnalazione del Dirigente Scolastico (fatta sulla base di non si sa quale criterio di valutazione della conoscenza linguistica) palesa il carattere discriminatorio della norma, con effetto respingente nei confronti degli interessati. Nello stesso articolo 12 si dispone il divieto di indossare a scuola burka e niqāb, pena una sanzione fino a 1000€ per le famiglie delle ragazze interessate. Fortunatamente burka e niqāb sono indumenti estremamente rari da vedere, non solo a scuola, ma anche nelle nostre strade. E’ ragionevole immaginare che i casi concreti si possano ridurre in Italia a qualche decina o al massimo a poche centinaia, riguardanti ovviamente famiglie iper integraliste che nel concreto, invece di togliere il burka alle figlie, per paura della sanzione, potrebbero essere tentate di ritirarle dalla scuola, con un effetto opposto a quello che la norma si proporrebbe. Da segnalare al riguardo che in Italia esistono già norme anti travisamento, che proibiscono di indossare tali indumenti. All’articolo 13 il decreto dispone poi che, a partire dall’anno scolastico 2027-28 nelle classi prime della scuola primaria, non superi il 30% il numero degli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia; ciò ad eccezione degli alunni stranieri che hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle classi prime della scuola secondaria di primo e di secondo grado è introdotto il medesimo limite per gli studenti stranieri, ad eccezione di coloro che hanno già frequentato con esito positivo, per almeno tre anni la scuola italiana. Il tema è ovviamente ancora la mancata conoscenza della lingua, in questo caso degli alunni, che genererebbe bisogni educativi speciali, il cui soddisfacimento assorbirebbe risorse per l’istruzione degli italiani; vediamo però quali sono i numeri reali del fenomeno. Secondo i dati più aggiornati del Ministero, relativi all’anno scolastico 2022/23[3], su un totale di circa 330.000 classi statali (esclusa la scuola dell’infanzia), considerando tutti gli alunni con cittadinanza non italiana, il 7,6% (circa 25.080 classi) superava il tetto previsto del 30%. La maggioranza degli alunni non italiani sono però nati in Italia e quindi hanno frequentato scuole italiane, parlano la lingua e non rientrano nelle fattispecie del decreto. Considerando invece soltanto gli alunni con cittadinanza non italiana nati all’estero, e che quindi probabilmente non hanno frequentato scuole italiane e possono avere problemi di lingua, la percentuale scendeva allo 0,6% delle classi totali (circa 1.980 classi). Queste ultime però sono spalmate su tutti gli anni dei tre gradi di istruzione, mentre le previsioni del decreto riguardano solo le prime, che sono circa 75.407, di cui lo 0,6% corrisponde a circa 452 classi. In pratica il Governo ha ritenuto di procedere con una norma (il decreto legge), la cui emanazione richiede il presupposto dell’urgenza, per intervenire su un numero davvero risibile di alunni. La norma appare poi di difficile applicazione, specialmente nelle periferie o nei piccoli centri, dove le varie scuole sono distanti tra loro. Chi accompagnerà infatti gli alunni indirizzati a scuole con meno immigrati, ma che sono distanti? Gli alunni che saranno costretti a frequentare scuole lontane dalla residenza saranno penalizzati dal disagio del trasporto e dalla difficoltà di frequentare i compagni. Tali criticità sono peraltro state segnalate anche dai Dirigenti Scolastici[4], che, in generale, hanno espresso comunque un parere non negativo sul complesso del Decreto. Da segnale al riguardo la circolare della Ministra Gelmini[5] che nel 2010 già prevedeva il suddetto limite del 30%, rimanendo però in gran parte disattesa. Meglio sarebbe stato prevedere, per i casi specifici di criticità, un rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano L2, col potenziamento dell’organico dei docenti specificatamente formati. Tale vicenda evidenzia semmai che nella scuola italiana ci sono circa 600 mila alunni nati in Italia e perfettamente integrati, soprattutto grazie ad anni di frequenza scolastica, che però non hanno la cittadinanza. Nel complesso quindi il Decreto, tanto sbandierato dalla Meloni e da Valditara come misura a favore dell’integrazione e a difesa della formazione degli alunni italiani, visti gli effetti, per certi aspetti risibili, per altri fortemente negativi, appare come l’ennesimo spot elettorale, fatto stavolta a carico della scuola, che avrebbe bisogno di ben altro. . [1] https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-09-30&atto.codiceRedazionale=26G00190&elenco30giorni=false [2] https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2026/09/digos-rimuove-striscione-contro-tetto-stranieri-a-scuola-polemica-a-genova-94e9de82-4264-4871-a281-e5d073599781.html [3] https://www.tecnicadellascuola.it/wp-content/uploads/2024/08/NOTIZIARIO_Stranieri_2223.pdf?utm_source=chatgpt.com [4] https://www.orizzontescuola.it/decreto-scuola-i-presidi-anp-bene-alcune-misure-ma-restano-dubbi-su-integrazione-tecnici-e-latino/ [5] https://www.istruzione.it/archivio/web/ministero/cs080110.html Enrico Campolmi
October 2, 2026
Pressenza
Dalla parte di chi viene legato
La campagna «Date i numeri» per chiedere che le Regioni superino la contenzione meccanica. Il comunicato del Collettivo Artaud e la reticenza della Regione Toscana. DATE I NUMERI! Per un reale superamento della contenzione meccanica. A partire dalla Regione Toscana «» […] Dopo un brevissimo, direi quasi inutile, colloquio con il medico di turno, uscii dalla stanza convinta di dover
September 25, 2026
La Bottega del Barbieri
Confermata la rimozione di Don Massimo Biancalani, il parroco dell’accoglienza. E Salvini esulta
Dopo dieci anni che i migranti trovavano accoglienza in quella chiesa-rifugio, come don Massimo Biancalani aveva chiamato la sua parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), il 1° luglio del 2025 era arrivata la polizia. Eseguendo l’ordinanza di sgombero emessa per “gravi criticità igienico-sanitarie e sovraffollamento”, i reparti mobili in tenuta antisommossa, insieme alla Questura di Pistoia, ai carabinieri e ai vigili del fuoco (quanta grazia), avevano allontanato con la forza… gli ultimi sei migranti, quelli rimasti dopo la chiusura del centro nei giorni precedenti, quando erano state condotte fuori un centinaio di persone.  Così oggi don Massimo descrive quell’episodio: «Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi – gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali – ammucchiate davanti alla chiesa».  A essere obiettivi, la “ferita alla comunità cittadina” ha riguardato e riguarda solo pochi. Altri hanno tirato un sospiro di sollievo. Vuoi per dei problemi autentici di tipo sanitario e fatti di microcriminalità, vuoi per intolleranza di chi di fronte alla povertà ha paura del contagio, tanti si erano lamentati, avevano smesso di partecipare alla messa, avevano addirittura creato un comitato cittadino imputando all’accoglienza dei migranti problemi come spaccio, degrado, miasmi a causa dei rifiuti accumulati, e naturalmente l’allontanamento dei fedeli dalla chiesa. Don Massimo aveva cercato di provvedere, insieme a dei volontari, ma non era bastato. E quando gli abitanti di Ramini avevano appreso della sua intenzione di fare della chiesa della loro città una “seconda Vicovaro”, erano insorti in via preventiva pure loro.  Al parroco dell’accoglienza era stato proposto, nel 2024, il trasferimento all’Ufficio missionario diocesiano (visto il suo amore per i poveracci…), ma lui aveva rifiutato, ed era iniziato il procedimento canonico. Attenzione: non per violazioni disciplinari nell’esercizio del suo ministero, bensì per motivi di “opportunità”. Rimosso, don Massimo aveva continuato a combattere, presentando ricorso, e siamo alla fine (forse) della storia: una settimana fa, il nuovo vescovo di Pistoia, Augusto Mascagna, ha confermato la rimozione e l’allontanamento dalle due parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini. La soluzione transitoria, in attesa di un nuovo parroco, vede alla guida delle chiese monsignor Patrizio Fabbri, che subito, nella sua prima messa, è stato salutato da una chiesa finalmente piena, e che ha dichiarato che il suo compito è «accompagnare una comunità che ha bisogno di ripartire», come se l’accoglienza dei migranti avesse messo a ferro e fuoco l’intera città, portato devastazione e rovine. Secondo il codice canonico, don Massimo ha sessanta giorni per ricorrere ancora, questa volta al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e c’è da scommetterci che lo farà. Intanto, pubblica sui social innervosendo la Santa Sede e i cittadini “timorati”: prima la foto della Pietà di Michelangelo con un migrante tra le braccia di Maria al posto di Cristo, con la didascalia «Morto come suo figlio, ucciso dalla malvagità e dall’indifferenza», e poi un lungo appello agli «amici di Vicofaro» e ai tanti che «conoscono o hanno conosciuto l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti».  Il primo pensiero va ai ragazzi a cui è stata trovata una sistemazione: «Oggi stanno meglio» riconosce. «Era questo il nostro obiettivo e ne siamo felici». Ma «il prezzo di quella chiusura è stato lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione e non potranno più contare sulla nostra casa aperta».  Il passaggio più duro riguarda le autorità della Chiesa e il loro rapporto con la politica: «La nostra Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica … Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura». Esagerazioni, vittimismo, mentalità complottista? Guarda caso, subito è arrivato, sempre via social, il commento compiaciuto del vicepremier Matteo Salvini  – « Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo» -, in cui, come ormai è prassi, “clandestini” viene usato come sinonimo di “delinquenti”. Evidentemente non si sa che se dall’Africa sono pochissimi i migranti che arrivano con i documenti, non è certo perché siano criminali. Ma questa è un’altra questione, che molti preferiscono ignorare. Susanna Schimperna
August 27, 2026
Pressenza
Un appello agli amici di Vicofaro
-------------------------------------------------------------------------------- Un appello alle tante amiche e ai tanti amici che conoscono — o hanno conosciuto — l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti. Abbiamo accolto molte persone, le abbiamo soccorse e curate, le abbiamo accompagnate nel difficile cammino verso la ricostruzione di una vita. Insieme a tanti amici siamo riusciti a costruire una grande comunità solidale, composta da credenti nella giustizia e nella dignità di ogni essere umano. Dobbiamo essere orgogliosi di questo lavoro. Sappiamo che non è stato inutile. Questo straordinario percorso, vissuto insieme per dieci anni, è stato interrotto violentemente l’anno scorso dall’intervento della Polizia. Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi — gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali — ammucchiate davanti alla chiesa. Per un intero anno, insieme alla nostra equipe di volontari, abbiamo lavorato per cercare di salvare questa esperienza. Non ci siamo riusciti. Certamente molti ragazzi sono stati ricollocati e oggi stanno meglio: era questo il nostro obiettivo, e ne siamo felici. Ma il prezzo di quell’operazione è stato la chiusura e lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione non potranno più contare nella nostra casa aperta. Devo dirlo con coraggio: nel nostro caso la Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica. Vicofaro, questa chiesa-rifugio, doveva essere chiusa e il suo parroco reso non operativo. E così è stato. Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura. «Vogliamo un vero parroco», gridavano. Sono stati accontentati; di più, gli è stata consegnata la Parrocchia. Ho cercato giustizia attraverso i ricorsi, ma non ci sono riuscito. Ora sono anch’io un parroco rimosso, “bocciato”, messo da parte, delegittimato. Potete immaginare il mio stato d’animo e la mia preoccupazione per tutti quei ragazzi che oggi si trovano a Ramini e rischiano di finire in strada. Non è necessario dirvi che farò tutto il possibile per proteggerli. Penso anche a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. So che molti sono delusi e indignati. Eppure non siamo sconfitti. Viviamo in un momento storico molto difficile, nel quale valori fondamentali come la giustizia, la solidarietà e l’umanità sono messi in discussione. Ma il cammino compiuto a Vicofaro non è stato inutile. Dieci anni di accoglienza, di cura e di condivisione non possono essere cancellati da una decisione o da una chiusura. Dobbiamo accettare che, in alcuni percorsi, possano esserci degli stop. Ma uno stop non significa necessariamente la fine. Significa anche che il testimone può essere raccolto da altri, in altri luoghi e in altri contesti. A Vicofaro abbiamo dimostrato che si possono realizzare cose importanti anche con pochi mezzi, quando esistono la volontà, il coraggio e la disponibilità a mettersi in gioco. Questo stile, questo modo di essere ha disturbato molto. Ha disturbato tutti coloro che concepiscono il servizio come una professione. Ha disturbato un modo dove corrono tanti soldi. Alle persone che oggi hanno preso possesso di Vicofaro voglio dire questo: quando entrerete in quella chiesa, ricordatevi di rivolgere una preghiera ai tanti poveri che sono passati di lì. In tanti hanno dormito tra quelle panche. Quante storie, quante paure e quante speranze hanno trovato riparo sotto quel tetto. Quella chiesa è stata benedetta dalla loro presenza. Lì i poveri, i migranti — i prediletti di Dio — hanno dormito e trovato rifugio. Chi entrerà in quella chiesa dovrà sentirsi davvero benedetto, perché entrerà in un luogo speciale. Quando, la domenica, celebrerete la Messa, guardate verso l’alto, verso quel matroneo un tempo gremito di poveri. Spero che possiate vedere ciò che io ho avuto la grazia di sperimentare: quelle braccia di Cristo che sembravano toccarli e proteggerli. Quei poveri che sono entrati con la veste bianca degli invitati alle nozze. Possano accogliervi e benedirvi. Carissimi, dobbiamo avere pazienza. Anche la Chiesa è fatta di uomini e di donne, portatori di fragilità, limiti e incertezze. Sinceramente, non riesco a non volerle bene, anche così, perché anche noi siamo fragili. Ma io vado avanti: con i poveri, con determinazione e senza paura. C’è ancora del buon seme in giro. Noi abbiamo seminato bene. Ma dobbiamo essere consapevoli di quanto Gesù ci ricorda: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Avanti, insieme, con coraggio, nonostante tutto. -------------------------------------------------------------------------------- Don Massimo, Pistoia 21 Agosto 2026 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un appello agli amici di Vicofaro proviene da Comune-info.
August 22, 2026
Comune-info
Vicofaro a Pistoia non muore
A Pistoia, il 1° luglio del 2025 sarà ricordato come il giorno della vergogna delle istituzioni, sia civili che religiose. A un manipolo di una ventina di tutori dell’ordine, scomodati addirittura da Taranto, è stato ordinato di dare l’assalto … Leggi tutto L'articolo Vicofaro a Pistoia non muore sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Pistoia. Basta file disumane per ritirare permessi di soggiorno in Questura
È mai possibile che a Pistoia una persona immigrata per rinnovare o semplicemente ritirare il Permesso di Soggiorno debba mettersi in coda davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura dalle 15.00 del giorno precedente? È mai possibile che debba trascorrere, nel … Leggi tutto L'articolo Pistoia. Basta file disumane per ritirare permessi di soggiorno in Questura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.