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Confermata la rimozione di Don Massimo Biancalani, il parroco dell’accoglienza. E Salvini esulta
Dopo dieci anni che i migranti trovavano accoglienza in quella chiesa-rifugio, come don Massimo Biancalani aveva chiamato la sua parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), il 1° luglio del 2025 era arrivata la polizia. Eseguendo l’ordinanza di sgombero emessa per “gravi criticità igienico-sanitarie e sovraffollamento”, i reparti mobili in tenuta antisommossa, insieme alla Questura di Pistoia, ai carabinieri e ai vigili del fuoco (quanta grazia), avevano allontanato con la forza… gli ultimi sei migranti, quelli rimasti dopo la chiusura del centro nei giorni precedenti, quando erano state condotte fuori un centinaio di persone.  Così oggi don Massimo descrive quell’episodio: «Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi – gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali – ammucchiate davanti alla chiesa».  A essere obiettivi, la “ferita alla comunità cittadina” ha riguardato e riguarda solo pochi. Altri hanno tirato un sospiro di sollievo. Vuoi per dei problemi autentici di tipo sanitario e fatti di microcriminalità, vuoi per intolleranza di chi di fronte alla povertà ha paura del contagio, tanti si erano lamentati, avevano smesso di partecipare alla messa, avevano addirittura creato un comitato cittadino imputando all’accoglienza dei migranti problemi come spaccio, degrado, miasmi a causa dei rifiuti accumulati, e naturalmente l’allontanamento dei fedeli dalla chiesa. Don Massimo aveva cercato di provvedere, insieme a dei volontari, ma non era bastato. E quando gli abitanti di Ramini avevano appreso della sua intenzione di fare della chiesa della loro città una “seconda Vicovaro”, erano insorti in via preventiva pure loro.  Al parroco dell’accoglienza era stato proposto, nel 2024, il trasferimento all’Ufficio missionario diocesiano (visto il suo amore per i poveracci…), ma lui aveva rifiutato, ed era iniziato il procedimento canonico. Attenzione: non per violazioni disciplinari nell’esercizio del suo ministero, bensì per motivi di “opportunità”. Rimosso, don Massimo aveva continuato a combattere, presentando ricorso, e siamo alla fine (forse) della storia: una settimana fa, il nuovo vescovo di Pistoia, Augusto Mascagna, ha confermato la rimozione e l’allontanamento dalle due parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini. La soluzione transitoria, in attesa di un nuovo parroco, vede alla guida delle chiese monsignor Patrizio Fabbri, che subito, nella sua prima messa, è stato salutato da una chiesa finalmente piena, e che ha dichiarato che il suo compito è «accompagnare una comunità che ha bisogno di ripartire», come se l’accoglienza dei migranti avesse messo a ferro e fuoco l’intera città, portato devastazione e rovine. Secondo il codice canonico, don Massimo ha sessanta giorni per ricorrere ancora, questa volta al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e c’è da scommetterci che lo farà. Intanto, pubblica sui social innervosendo la Santa Sede e i cittadini “timorati”: prima la foto della Pietà di Michelangelo con un migrante tra le braccia di Maria al posto di Cristo, con la didascalia «Morto come suo figlio, ucciso dalla malvagità e dall’indifferenza», e poi un lungo appello agli «amici di Vicofaro» e ai tanti che «conoscono o hanno conosciuto l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti».  Il primo pensiero va ai ragazzi a cui è stata trovata una sistemazione: «Oggi stanno meglio» riconosce. «Era questo il nostro obiettivo e ne siamo felici». Ma «il prezzo di quella chiusura è stato lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione e non potranno più contare sulla nostra casa aperta».  Il passaggio più duro riguarda le autorità della Chiesa e il loro rapporto con la politica: «La nostra Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica … Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura». Esagerazioni, vittimismo, mentalità complottista? Guarda caso, subito è arrivato, sempre via social, il commento compiaciuto del vicepremier Matteo Salvini  – « Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo» -, in cui, come ormai è prassi, “clandestini” viene usato come sinonimo di “delinquenti”. Evidentemente non si sa che se dall’Africa sono pochissimi i migranti che arrivano con i documenti, non è certo perché siano criminali. Ma questa è un’altra questione, che molti preferiscono ignorare. Susanna Schimperna
August 27, 2026
Pressenza
Un appello agli amici di Vicofaro
-------------------------------------------------------------------------------- Un appello alle tante amiche e ai tanti amici che conoscono — o hanno conosciuto — l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti. Abbiamo accolto molte persone, le abbiamo soccorse e curate, le abbiamo accompagnate nel difficile cammino verso la ricostruzione di una vita. Insieme a tanti amici siamo riusciti a costruire una grande comunità solidale, composta da credenti nella giustizia e nella dignità di ogni essere umano. Dobbiamo essere orgogliosi di questo lavoro. Sappiamo che non è stato inutile. Questo straordinario percorso, vissuto insieme per dieci anni, è stato interrotto violentemente l’anno scorso dall’intervento della Polizia. Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi — gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali — ammucchiate davanti alla chiesa. Per un intero anno, insieme alla nostra equipe di volontari, abbiamo lavorato per cercare di salvare questa esperienza. Non ci siamo riusciti. Certamente molti ragazzi sono stati ricollocati e oggi stanno meglio: era questo il nostro obiettivo, e ne siamo felici. Ma il prezzo di quell’operazione è stato la chiusura e lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione non potranno più contare nella nostra casa aperta. Devo dirlo con coraggio: nel nostro caso la Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica. Vicofaro, questa chiesa-rifugio, doveva essere chiusa e il suo parroco reso non operativo. E così è stato. Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura. «Vogliamo un vero parroco», gridavano. Sono stati accontentati; di più, gli è stata consegnata la Parrocchia. Ho cercato giustizia attraverso i ricorsi, ma non ci sono riuscito. Ora sono anch’io un parroco rimosso, “bocciato”, messo da parte, delegittimato. Potete immaginare il mio stato d’animo e la mia preoccupazione per tutti quei ragazzi che oggi si trovano a Ramini e rischiano di finire in strada. Non è necessario dirvi che farò tutto il possibile per proteggerli. Penso anche a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. So che molti sono delusi e indignati. Eppure non siamo sconfitti. Viviamo in un momento storico molto difficile, nel quale valori fondamentali come la giustizia, la solidarietà e l’umanità sono messi in discussione. Ma il cammino compiuto a Vicofaro non è stato inutile. Dieci anni di accoglienza, di cura e di condivisione non possono essere cancellati da una decisione o da una chiusura. Dobbiamo accettare che, in alcuni percorsi, possano esserci degli stop. Ma uno stop non significa necessariamente la fine. Significa anche che il testimone può essere raccolto da altri, in altri luoghi e in altri contesti. A Vicofaro abbiamo dimostrato che si possono realizzare cose importanti anche con pochi mezzi, quando esistono la volontà, il coraggio e la disponibilità a mettersi in gioco. Questo stile, questo modo di essere ha disturbato molto. Ha disturbato tutti coloro che concepiscono il servizio come una professione. Ha disturbato un modo dove corrono tanti soldi. Alle persone che oggi hanno preso possesso di Vicofaro voglio dire questo: quando entrerete in quella chiesa, ricordatevi di rivolgere una preghiera ai tanti poveri che sono passati di lì. In tanti hanno dormito tra quelle panche. Quante storie, quante paure e quante speranze hanno trovato riparo sotto quel tetto. Quella chiesa è stata benedetta dalla loro presenza. Lì i poveri, i migranti — i prediletti di Dio — hanno dormito e trovato rifugio. Chi entrerà in quella chiesa dovrà sentirsi davvero benedetto, perché entrerà in un luogo speciale. Quando, la domenica, celebrerete la Messa, guardate verso l’alto, verso quel matroneo un tempo gremito di poveri. Spero che possiate vedere ciò che io ho avuto la grazia di sperimentare: quelle braccia di Cristo che sembravano toccarli e proteggerli. Quei poveri che sono entrati con la veste bianca degli invitati alle nozze. Possano accogliervi e benedirvi. Carissimi, dobbiamo avere pazienza. Anche la Chiesa è fatta di uomini e di donne, portatori di fragilità, limiti e incertezze. Sinceramente, non riesco a non volerle bene, anche così, perché anche noi siamo fragili. Ma io vado avanti: con i poveri, con determinazione e senza paura. C’è ancora del buon seme in giro. Noi abbiamo seminato bene. Ma dobbiamo essere consapevoli di quanto Gesù ci ricorda: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Avanti, insieme, con coraggio, nonostante tutto. -------------------------------------------------------------------------------- Don Massimo, Pistoia 21 Agosto 2026 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un appello agli amici di Vicofaro proviene da Comune-info.
August 22, 2026
Comune-info
Vicofaro a Pistoia non muore
A Pistoia, il 1° luglio del 2025 sarà ricordato come il giorno della vergogna delle istituzioni, sia civili che religiose. A un manipolo di una ventina di tutori dell’ordine, scomodati addirittura da Taranto, è stato ordinato di dare l’assalto … Leggi tutto L'articolo Vicofaro a Pistoia non muore sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Pistoia. Basta file disumane per ritirare permessi di soggiorno in Questura
È mai possibile che a Pistoia una persona immigrata per rinnovare o semplicemente ritirare il Permesso di Soggiorno debba mettersi in coda davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura dalle 15.00 del giorno precedente? È mai possibile che debba trascorrere, nel … Leggi tutto L'articolo Pistoia. Basta file disumane per ritirare permessi di soggiorno in Questura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.