Tag - Marwan Barghouthi

Gli ex leader mondiali esortano Trump a fare pressione su Israele affinché rilasci Marwan Barghouti
di Patrick Wintour,  The Guardian, 29 ottobre 2025.   Il gruppo ‘The Elders’ fondato da Mandela e presieduto dall’ex presidente colombiano afferma che il leader palestinese svolgerebbe un ruolo “unificante”. Soldati israeliani passano davanti a un murale che ritrae il leader di Fatah Marwan Barghouti, attualmente in carcere Fotografia: Nasser Shiyoukhi/AP Un gruppo di ex politici e diplomatici di alto livello ha affermato che Donald Trump dovrebbe esercitare pressioni su Israele affinché rilasci il leader palestinese Marwan Barghouti dalla prigione israeliana, come passo importante verso il rilancio di una soluzione duratura a due stati, dopo una riunione del consiglio di amministrazione tenutasi martedì a Londra. Il gruppo The Elders, fondato da Nelson Mandela nel 2007, è presieduto da Juan Manuel Santos, ex presidente colombiano e premio Nobel per la pace. Tra i suoi membri figurano l’ex presidente irlandese Mary Robinson, l’ex primo ministro neozelandese Helen Clark e Graça Machel, ex ministro del Mozambico e combattente per la libertà. Il gruppo ha anche condannato gli ultimi attacchi israeliani sulla città di Gaza come “una flagrante violazione dell’accordo di cessate il fuoco”. In una dichiarazione, hanno proposto di esercitare una pressione molto maggiore su Israele affinché consenta l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, avvertendo che la situazione umanitaria rimane catastrofica. La richiesta di rilascio di Barghouti, a un certo punto sostenuta in via provvisoria da Trump, è ampiamente appoggiata dai paesi europei che cercano un modo per rilanciare la politica palestinese divisa e garantire che l’attuale vuoto non venga colmato da Hamas. Tutte le parti hanno convenuto che Hamas non può svolgere un ruolo nel futuro della governance, compresa la leadership di Hamas. Ma il rilascio di Barghouti, da tempo sostenitore di una soluzione pacifica a due stati, è visto come un modo per impedire un’inversione di rotta nell’approccio di Hamas al suo futuro ruolo politico. Barghouti è costantemente il leader palestinese più popolare nei sondaggi di opinione. Gli Anziani nella loro dichiarazione “condannano i maltrattamenti, compresa la tortura, inflitti a Barghouti e ad altri prigionieri palestinesi, molti dei quali sono detenuti arbitrariamente. Le autorità israeliane devono rispettare le loro responsabilità ai sensi del diritto internazionale per proteggere i diritti umani dei prigionieri“. Hanno aggiunto: ”Solo il popolo palestinese ha il diritto di scegliere la propria leadership. Accogliamo con favore l’impegno del presidente Mahmoud Abbas a tenere elezioni libere ed eque sotto l’egida internazionale entro i prossimi 12 mesi per ringiovanire la governance palestinese“. La dichiarazione fa riferimento al fatto che molti palestinesi si riferiscono a Barghouti come al ”loro Mandela”. “Egli ha un ruolo fondamentale da svolgere come figura unificante, la cui reputazione di sostenitore della soluzione dei due stati è cresciuta nei suoi 23 anni di prigionia. L’arcivescovo Desmond Tutu, presidente fondatore degli Elders, ha chiesto per la prima volta il suo rilascio nel 2013”. Il gruppo ha sottolineato che il rilascio di Barghouti è sostenuto da molte figure politiche e di sicurezza israeliane, tra cui un ex direttore dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet. Barghouti è stato condannato in un processo nel 2004 dopo la seconda intifada, quando Israele lo ha accusato – lui era allora capo di Fatah in Cisgiordania – di essere il leader delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, il raggruppamento non ufficiale di gruppi armati legati a Fatah che hanno compiuto attacchi contro gli israeliani. Barghouti non ha mai commentato i suoi legami con le Brigate. Pur avendo espresso il suo obiettivo di uno stato palestinese che coesista pacificamente con Israele, ha affermato che i palestinesi hanno il diritto di reagire di fronte alla crescita degli insediamenti israeliani e alla violenza militare contro i palestinesi. È stato condannato a cinque ergastoli, ma non si è mai difeso in tribunale, affermando di non riconoscerne l’autorità. https://www.theguardian.com/world/2025/oct/29/israel-release-marwan-barghouti-former-world-leaders-urge-trump Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
Il figlio di Marwan Barghouti: «Tony Blair a Gaza è una follia. L’ANP va riformata. Mio padre presto uscirà»
di Greta Privitera,  Corriere della Sera, 29 settembre 2025.   Arab Barghouti: «È triste che l’Italia non abbia ancora riconosciuto la Palestina; Ben Gvir è un bullo». A sinistra il figlio Arab Barghouti, al centro il padre Marwan e a destra il fratello Non lo ha riconosciuto. Chi è quell’uomo dal volto scarno, dalla postura fragile, si è chiesto Arab Barghouti, guardando il video delpadre Marwan umiliato in cella dal ministro della Sicurezza israeliano,l’estremista di destra Itamar Ben-Gvir. «Poi ho ritrovato il suo sguardo vivo – nonostante lo vogliano fantasma -, persino un accenno di sorriso», racconta dalla sua casa di Ramallah. Arab, 35 anni, è l’ultimo dei quattro figli del «Mandela di Palestina», il prigioniero più temuto da Benjamin Netanyahu perché ancora amatissimo leader: l’unico che potrebbe riunire il popolo palestinese. Da 23 anni è chiuso nelle carceri israeliane, condannato a cinque ergastoli con l’accusa di aver pianificato tre attacchi terroristici durante la Seconda intifada. Lui si è sempre dichiarato innocente. Il ministro israeliano Ben Gvir in cella dal palestinese Barghouti: «Non vincerete, vi spazzeremo via» Non lo vedeva dal 2022.
 «È stato doloroso guardare quel video, ma ci siamo ricordati le sue parole: “Useranno ogni tattica per demolirmi, ma non preoccupatevi mai per me, sono 50 anni che combatto l’oppressore”. Ben-Gvir è un bullo; papà ha affrontato decine di Ben-Gvir nella sua vita. È stato picchiato e torturato fino allo svenimento, preso a calci nei genitali, denigrato. Umiliano il leader per umiliare il popolo che invece festeggia nel vederlo vivo». Come commenta il discorso di Netanyahu all’Onu? «Non mi aspettavo niente di meglio da un criminale di guerra. È incredibile che gli diano ancora il microfono. Penso che il doppio standard con cui Europa e Stati Uniti si stanno muovendo sia vergognoso». Spieghi.
 «La Russia è duramente sanzionata per l’Ucraina, qui si muovono indisturbati: se sei bianco la tua vita vale di più di quella di un nero o di un mediorientale». Ne fa una questione di razzismo?
 «Sì, anche. Penso che la stessa creazione dello Stato di Israele si basi sul razzismo, ma le cose stanno cambiando. I riconoscimenti della Palestina sono un passo positivo. È triste che l’Italia non lo abbia fatto». Giorgia Meloni vuole la certezza che Hamas sia escluso da futuri governi. «È solo una scusa. Tra palestinesi e italiani c’è amore e rispetto. Esecutivi di sinistra e di destra sono sempre stati vicini alla nostra causa. Meloni così è complice di genocidio, ma la vostra gente ci dimostra in tanti modi il suo sostegno: dalla piazza alla Global Sumud Flottilla». Nel piano post-guerra di Trump, Gaza sarebbe gestita da un comitato con a capo Tony Blair. «È un’idea molto pericolosa. Hamas è disposto a cedere il potere, tocca ai palestinesi governare la loro terra. Non abbiamo più bisogno di leader occidentali. Tony Blair è responsabile di molte catastrofi, come quella irachena. I nostri politici e l’ANP devono guidare il passaggio». Quindi vede l’ANP a capo?
 «Accolgo con favore le parole di Abu Mazen all’ONU: entro 12 mesi dalla fine del genocidio è disposto a indire le elezioni. Certo, l’ANP di oggi non funziona: governa la Cisgiordania da quasi 20 anni, in questo tempo abbiamo perso tantissimi territori e il terrorismo dei coloni è aumentato. Va riformata, ma può traghettare la Palestina verso un processo democratico». Nel piano di Trump c’è anche la scarcerazione dei prigionieri palestinesi. Anche suo padre? «Sento che siamo vicini a riabbracciarlo. Mia madre e noi figli non vediamo l’ora che sia libero: non ha mai potuto tenere in braccio i suoi nipoti. Un israeliano che vuole la pace dovrebbe sostenere un leader palestinese che crede nella soluzione dei due Stati, amato e scelto dal popolo. Non dovrebbe temere mio padre». Che uomo è Marwan? «Forte, saggio e determinato. Si allenava due ore e mezza al giorno. Leggeva decine di libri al mese: è lui che ci ha spronato a laurearci; grazie alle sue parole ho fatto un master in America.  Dalla cella insegnava storia e lingua ebraica ai prigionieri, molti dei quali hanno preso la laurea. Papà sostiene che per trovare una soluzione con gli israeliani sia importante conoscerli. Peccato che è in isolamento dal 7 ottobre e tramite il suo avvocato sappiamo di torture e umiliazioni vergognose: all’inizio della guerra gli sparavano l’inno di Israele a tutto volume in cella, giorno e notte». https://www.corriere.it/esteri/25_settembre_29/intervista-figlio-marwan-barghouti-4a9a24aa-5739-4c24-8651-5620ecad1xlk_amp.shtml