Il governo ha risposto alle proteste con l’ennesimo decreto repressivoCome da programma, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto
Sicurezza per rispondere alle proteste del fine settimana. Il pacchetto,
l’ottavo del suo genere, introduce un’ulteriore stretta sui minori, intervenendo
sulla disciplina della responsabilità penale dei giovani tra i 14 e i 18 anni,
sulle norme processuali che li riguardano, e ampliando la possibilità di
ricorrere al fermo preventivo. Tra le altre misure figurano nuove aggravanti per
i reati commessi durante le manifestazioni, l’introduzione di una fattispecie di
reato specifica per la «partecipazione violenta» alle proteste e uno snellimento
delle procedure di convalida degli arresti. In continuità con i precedenti
interventi, l’ennesimo pacchetto Sicurezza del governo Meloni introduce misure
che si sovrappongono a fattispecie e strumenti giuridici già esistenti,
rafforzando le sanzioni nei confronti di chi esercita il proprio diritto al
dissenso. Le disposizioni si rivolgono in particolare ai giovani e ai movimenti
di protesta, già destinatari di provvedimenti ad hoc, come la nuova disciplina
penale del blocco stradale, raramente applicato contro organizzazioni diverse
dai gruppi ambientalisti o dai movimenti per la Palestina.
Domani il governo Meloni compirà ufficialmente quattro anni. Con il
provvedimento approvato ieri, la collezione di interventi sulla sicurezza
dell’esecutivo arriva a quota otto, superando la media di due pacchetti
all’anno. Per approvarlo sono bastate 48 ore, durante le quali è andato in scena
l’ormai tradizionale valzer governativo, con una gara a chi proponesse la misura
più dura. Contrariamente a quanto era stato diffuso nelle ore precedenti alla
riunione del Consiglio dei ministri, il pacchetto approvato mantiene tutte le
misure più radicali, anche quelle riguardanti i minori.
Per i giovani tra i 14 e i 18 anni, il decreto introduce una «presunzione di
imputabilità», dando per assunta, fino a prova contraria, la capacità di
intendere e di volere dei minori che abbiano compiuto 14 anni e commesso un
reato; il provvedimento estende inoltre ai minorenni l’arresto in differita e
modifica le norme processuali che li riguardano, anche in materia di misure
cautelari. Sono previste anche sanzioni amministrative a carico dei genitori dei
minori coinvolti in reati, indipendentemente dalla loro imputabilità, salvo che
questi dimostrino di non aver potuto impedire il fatto; la sanzione va dai 500
ai 1.000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione. Sempre nell’ambito delle
misure riguardanti i minori, il decreto estende loro il fermo preventivo e
attribuisce al questore la facoltà di vietarne la riunione in «luoghi
specificamente individuati». Il fermo preventivo viene esteso in via generale
anche alle operazioni di polizia che si svolgono in luoghi «caratterizzati da un
consistente afflusso di persone».
Il decreto introduce poi il nuovo reato di «violenza organizzata nelle
manifestazioni pubbliche», che punisce chi, durante una manifestazione,
«partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato,
anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici
pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone»;
viene inoltre introdotta una fattispecie autonoma, punita con la reclusione da 4
a 12 anni, per chiunque organizzi o promuova tali gruppi, anche attraverso
strumenti telematici. Come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo
Nordio, il reato di «violenza organizzata» riguarda anche chi impiega o lancia
gli stessi oggetti contro infrastrutture e servizi di pubblica utilità, come
quelli di trasporto o di fornitura di energia, circostanza per la quale è
previsto un aumento della pena. La nuova fattispecie di reato, insomma, rischia
di sovrapporsi a reati già previsti dall’ordinamento, come la devastazione e il
saccheggio. Per le condotte che non rientrano nel nuovo reato, il governo ha
previsto un intervento specifico, introducendo un’aggravante per il
danneggiamento commesso «da un gruppo organizzato di almeno cinque persone».
Per tutti i reati elencati viene prevista la possibilità di procedere
all’arresto in differita, analogamente a quanto già disposto per le lesioni
personali ai danni di un agente o ufficiale commesse durante o a causa
dell’adempimento delle sue funzioni. Più in generale, il decreto semplifica le
procedure per le richieste di risarcimento e, soprattutto, per la convalida
degli arresti. Qualora, nel corso di una manifestazione, venisse fermato un
numero «rilevante» di persone, si legge nel comunicato del Consiglio dei
ministri, «è prevista una procedura accelerata per l’applicazione di magistrati
agli uffici giudiziari interessati».
All’inizio della presentazione del pacchetto, Nordio ha affermato che «questo
provvedimento, lungi dal costituire una limitazione alle libere manifestazioni
del pensiero, ne costituisce una garanzia, tipicizzando reati e aggravanti che
rendono pienamente comprensibili i limiti entro i quali la libera manifestazione
del pensiero costituzionalmente garantita può e deve esplicarsi». Tra le varie
misure, tuttavia, il decreto estende strumenti come il fermo preventivo e il
divieto di assembramento anche ai giovanissimi e rischia di esporre a sanzioni i
genitori di minori rei di essersi trovati in mezzo a contesti ressa;
parallelamente, introduce fattispecie dai contorni potenzialmente sfumati, che
rischiano di colpire anche chi, finito accidentalmente nell’area calda di un
corteo, impugna una bandiera durante uno scontro di piazza, magari nel tentativo
di difendersi da una carica della polizia.
Il decreto, per usare le parole di Nordio, «tipicizza» le condotte punibili, ma
lo fa introducendo misure che colpiscono in modo particolare i movimenti di
protesta e i più giovani, analogamente a quanto fatto con i precedenti
interventi in materia di sicurezza che hanno interessato le mobilitazioni
ambientaliste e quelle a sostegno della Palestina: del resto, il reato di blocco
stradale potrebbe trovare applicazione anche nelle proteste di agricoltori e
trasportatori del Sud Italia, che contestano il caro vita e misure che giudicano
inefficaci di affrontare i problemi reali; eppure non succede. Dopo otto decreti
in meno di quattro anni, il governo continua a rispondere al dissenso dei
giovani con nuove misure punitive, senza che ciò sembri sufficiente a contenere
la loro rabbia; ieri, ancora una volta, ha preferito evitare di interrogare le
ragioni del malcontento piuttosto che reprimerne il sintomo.
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